Notte di tenebra
come un cuore spugnoso
inzuppato del fiume Congo.
Cuore di edera,
aggrappato ad un soffitto che è il pavimento di un angelo abbrustolito.
Evacuando Evacuando,
ho sguardi solo per i ciechi
e parole a vanvera per i sordi.
Cuore di tenebra,
come i miei vestiti dismessi che si disperderanno nel fiume Congo.
Non ho nulla da preservare per il mio ritorno
un passato anchilosato da ostracismi e cappi al collo.
Non ho casa,
se non l’altrove.
Il consorzio umano,
almeno questo,
è una vetrina di un negozio cui non mi è mai stato consentito l’acquisto.
Curarmi il mal di vita con il male d’Africa.
A volte la felicità perduta
succhiata fuori dalle sanguisughe di traumi a lungo termine
bisogna andarsela a ripescare nelle paludi belliche di atmosfere elettriche.
Non ci sono domani che non si disvelino oggi.
Non ci sono mani a frugare nelle tenebre un cuore.
.
g.r.