Sulle vignette blasfeme
A Guerrilla radio piacciono le vignette,
sono una piccola forma d’arte,
in un breve tratto di pennarello,
possono tracciare multiformi significati,
hanno la capacità di far sorridere e insieme indignare.
In un millesimo di secondo,
per le vignette migliori, basta uno sguardo sfuggente.
Amo le vignette di Vauro,
porto marchiato nell’animo quelle di Naji Al-ALi,
fumettista palestinese assassinato dai servizi segreti israeliani,
perchè?
per il solo fatto che con la sua arte richiamava consensi alla causa del suo popolo,
risvegliava coscienze sopite.
In Italia abbiamo altri ottimi vignettisti:
Staino, Giannelli, Altan,
Forattini non fa più ridere nessuno, semmai l’avesse fatto prima.
Ma quelle che in questi giorni occupano le prime pagine dei giornali
sono le vignette orrende pubblicate in Danimarca,
orrende perchè stilisticamente brutte e banali,
causa di violente polemiche e sommosse in vari stati di religione a maggioranza musulmana.
Guerrilla radio si pronuncia per l’assoluta libertà di espressione,
contro ogni forma di censura e intimidazione a questo fondamentali diritto.
Ma…
vorrei solo che si ponesse la questione sul fatto che le guerre
che esportiamo hanno come vittime
per lo più islamici,
poi le abu ghraib
le guantanamo sparse per il mondo
e gli innumerevoli attacchi antislamici avvenuti in Europa e Stati Uniti,
tutto questo avrebbe potuto facilmente far prevedere come delle vignette ritenute oltraggiose per la religione
sarebbero state prese come pretesto da qualche estremista per far rivoltare l’odio accumulato da un popolo,
quello musulmano,
mai così oppresso.
Altre semplici considerazioni:
-gli incidenti di rivolta sono stati provocati da una piccolissima minoranza estremista
– il giornale danese Jyllands-Posten, è un giornale indipendente di destra, con un passato di apologia del fascismo, con pubblicazione di vignette antisemite, non mi sento di elevarli a paladini delle libertà….
-Le destre che si sono lanciate a denunciare attacchi alle libertà di espressione
sono le stesse che il diritto di espressione in italia l’hanno sempre soffocato,
nel nostro Bel Paese quante censure hanno dovuto subire i nostri comici?
-bestemmiare in Italia per decenni significava rischiare il carcere
-Indymedia fu sottoposta a sequestro per aver pubblicato un semplice fotomontaggio in cui papa Raztinger vestiva una divisa nazista.
alcuni commenti di addetti al lavoro:
VAURO:
io ogni giorno che passa penso che quelle vignette siano una tragica rappresentazione del cattivo gusto: quel Maometto brutto, barbuto, con la satira non c’entra niente. La satira è gioco, allegria…». Provocazione… «Sì, certo.Mabisogna saperla fare. Quelle vignette mi ricordano invece solo certe altre caricature, di tanti anni fa, quando qualcuno disegnava gli ebrei con il naso adunco…». Quindi lei non le avrebbe pubblicate. «Esatto, non le avrei mai messe in pagina. Emi spiace tanto per Staino…».
GIULIANO:
protagonista della storica striscia dell’Unità: il quale, nonostante ritenga «quei disegni senza alcuna dose di ironia, e anzi osceni e infami», ammette che li avrebbe «comunque pubblicati». Perché, spiega Giuliano, firma di Repubblica e tra le menti perfide e geniali del Male (1978-1982, un giornale di sola satira e sberleffo, strepitoso, irripetibile) «il vignettista satirico di questo vive: di scomodità, di spiacevolezza, di cattiveria». Scusi, Giuliano: ma qui c’è una fatwa lanciata sui disegnatori, per gli integralisti è lecito ucciderli… «Lo so, ed è fantastico… ». Fantastico? Scherza? «Sono, per una volta, serissimo. Perché se ce l’avessi io, una bella fatwa addosso, potrei finalmente farmi pagare le vignette un bel po’ di soldi ».
ElleKappa (Laura Pellegrini) tace e rimanda alla sua vignetta pubblicata ieri da Repubblica: «Uno dice: “Per l’Occidente tra Voltaire e Maometto non c’è partita”. E un altro risponde: “Vince il petrolio”». In realtà, riflette Giannelli del Corriere, «dovrebbe vincere il buon senso. E dovremmo ammettere che quelle vignette offendono il sentimento religioso dei musulmani».
Preoccupato Krancic, vignettista del Giornale e del Secolo d’Italia. «In questa storia, la penso esattamente come Vauro del manifesto. Sarà grave?».
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