2006

NAZARETH: IL PADRE DEI BIMBI UCCISI ACCUSA IL PREMIER ISRAELIANO

2 FRATELLINI NAZARETH PRIME VITTIME ARABO-ISRAELIANE

Due bambini di Nazareth sono le prime vittime arabo-israeliane della guerra in Libano.
Un razzo sparato da Hezbollah ha centrato la strada in cui stavano giocando, di fronte alla loro casa. Rabia Abed Taluzi, che aveva appena tre anni, e suo fratello Mahmoud, che ne aveva sette, non hanno neppure tentato di mettersi in salvo: l’allarme antiaereo a Nazareth non ha suonato perche’ le citta’ arabe non hanno sirene, ne’ rifugio.

Un cratere nel terreno segna il luogo dove ieri due bambini sono stati uccisi, per un missile lanciato dagli Hezbollah. Ora il padre punta il dito contro il governo israeliano. “Accuso Ehud Olmert e il suo ministro della Difesa. Sono loro i responsabili di quello che è successo. Olmert dice che si sta difendendo Olmert dice che si sta difendendo. E che cosa fanno gli Hezbollah?  Se lui si difende con i raid aerei ei carri armati, gli altri si difendono con i razzi”.

(euronews)

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Quella faccia di ….. (tolla o caxxo?) di Ehud Olmert

Mentre la Croce Rossa disperatamente urla,
ai sordomuti ministri degli esteri di tutto il mondo,
denuncia la catastrofe umanitaria causata dai bombardamenti israeliani,
700 mila sfollati…
 
La comunità internazionale se da una parte chiede un cessate il fuoco immediato,
dall’altra ripete a pappagallo le condizioni dettate da Israele per dare fine alle ostilità.
 
E vediamo,
queste condizioni,
fra le altre,
il premier israeliano Olmert va ripetendo:
 
“il disarmo dei miliziani sciiti, in applicazione della risoluzione 1559 Onu”.
 
Israele e l’applicazione delle risoluzioni Onu…
 
Bene,
leggetevi questo numero:
 
73     73   73  
73    73
             73    73   
 73 73                   73 73   73 73
73      73
 
letto bene?
 
sono SETTANTRE!
 
Settantatre (73) risoluzioni dell’Onu di condanna a Israele

Nessun ispettore, Nessuna guerra per farle rispettare.

Principali risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che esprimono condanna all’operato di Israele. Le risoluzioni sono citate per numero e data; se ne indicano inoltre degli estratti che ne illustrano il contenuto.
 
1) RISOLUZIONE N. 93 (18 MAGGIO 1951)
Il CS decide che ai civili arabi che sono stati trasferiti dalla zona smilitarizzata dal governo di Israele deve essere consentito di tornare immediatamente nelle loro case e che la Mixed Armistice Commission deve supervisionare il loro ritorno e la loro reintegrazione nelle modalita’ decise dalla Commissione stessa.
 
2) RISOLUZIONE N. 101 (24 NOVEMBRE 1953)
Il CS ritiene che l’azione delle forze armate israeliane a Qibya del 14-15 ottobre 1953 e tutte le azioni simili costituiscano una violazione del cessate-il-fuoco (risoluzione 54 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU); esprime la più forte censura per questa azione, che può pregiudicare le possibilità di soluzione pacifica; chiama Israele a prendere misure effettive per prevenire tali azioni.
 
3) RISOLUZIONE N. 106 (29 MARZO 1955)
Il CS osserva che un attacco premeditato e pianificato ordinato dalle autorità israeliane e’ stato commesso dalle forze armate israeliane contro le forze armate egiziane nella Striscia di Gaza il 28 febbraio 1955 e condanna questo attacco come una violazione del cessate-il-fuoco disposto dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
 
4) RISOLUZIONE N. 111 (19 GENNAIO 1956)
Il CS ricorda al governo israeliano che il Consiglio ha già condannato le azioni militari che hanno rotto i Trattati dell’Armistizio Generale e ha chiamato Israele a prendere misure effettive per prevenire simili azioni; condanna l’attacco dell’11 dicembre 1955 sul territorio siriano come una flagrante violazione dei provvedimenti di cessate-il-fuoco della risoluzione 54 (1948) e degli obblighi di Israele rispetto alla Carta delle Nazioni Unite; esprime grave preoccupazione per il venire meno ai propri obblighi da parte del governo israeliano.
 
5) RISOLUZIONE N. 127 (22 GENNAIO 1958)
Il CS raccomanda ad Israele di sospendere la “zona di nessuno” a Gerusalemme.
 
6) RISOLUZIONE N. 162 (11 APRILE 1961)
Il CS chiede urgentemente ad Israele di rispettare le decisioni delle Nazioni Unite.
 
7) RISOLUZIONE N. 171 (9 APRILE 1962)
Il CS riscontra le flagranti violazioni operate da Israele nel suo attacco alla Siria.
 
8) RISOLUZIONE N. 228 (25 NOVEMBRE 1966)
Il CS censura Israele per il suo attacco a Samu, in Cisgiordania, sotto il controllo giordano.
 
9) RISOLUZIONE N. 237 (14 GIUGNO 1967)
Il CS chiede urgentemente a Israele di consentire il ritorno dei nuovi profughi palestinesi del 1967.


 

10) RISOLUZIONE N. 248 (24 MARZO 1968)
Il CS condanna Israele per il suo attacco massiccio contro Karameh, in Giordania.
 
11) RISOLUZIONE N. 250 (27 APRILE 1968)
Il CS ingiunge a Israele di astenersi dal tenere una parata militare a Gerusalemme.
 
12) RISOLUZIONE N. 251 (2 MAGGIO 1968)
Il CS deplora profondamente la parata militare israeliana a Gerusalemme, in spregio alla risoluzione 250.
 
13) RISOLUZIONE N. 252 (21 MAGGIO 1968)
Il CS dichiara non valido l’atto di Israele di unificazione di Gerusalemme come capitale ebraica.
 
14) RISOLUZIONE N. 256 (16 AGOSTO 1968)
Il CS condanna gli attacchi israeliani contro la Giordania come flagranti violazioni.
 
15) RISOLUZIONE N. 259 (27 SETTEMBRE 1968)
Il CS deplora il rifiuto israeliano di accettare una missione dell’ONU che verifichi lo stato di occupazione.
 
16) RISOLUZIONE N. 262 (31 DICEMBRE 1968)
Il CS condanna Israele per l’attacco all’aeroporto di Beirut.
 
17) RISOLUZIONE N. 265 (1 APRILE 1969)
Il CS condanna Israele per gli attacchi aerei su Salt in Giordania.
 
18) RISOLUZIONE N. 267 (3 LUGLIO 1969)
Il CS censura Israele per gli atti amministrativi tesi a cambiare lo status di Gerusalemme.
 
19) RISOLUZIONE N. 270 (26 AGOSTO 1969)
Il CS condanna Israele per gli attacchi aerei sui villaggi del Sud del Libano.
 
20) RISOLUZIONE N. 271 (15 SETTEMBRE 1969)
Il CS condanna Israele per non aver obbedito alle risoluzioni dell’ONU su Gerusalemme.
 
21) RISOLUZIONE N. 279 (12 MAGGIO 1969)
Il CS chiede il ritiro delle forze israeliane dal Libano.
 
22) RISOLUZIONE N. 280 (19 MAGGIO 1969)
Il CS condanna gli attacchi israeliani contro il Libano.
 
23) RISOLUZIONE N. 285 (5 SETTEMBRE 1970)
Il Cs chiede l’immediato ritiro israeliano dal Libano.
 
24) RISOLUZIONE N. 298 (25 SETTEMBRE 1971)
Il CS deplora che Israele abbia cambiato lo status di Gerusalemme.
 
25) RISOLUZIONE N. 313 (28 FEBBRAIO 1972)
Il CS chiede che Israele ponga fine agli attacchi contro il Libano.
 
26) RISOLUZIONE N. 316 (26 GIUGNO 1972)
Il CS condanna Israele per i ripetuti attacchi sul Libano.
 
27) RISOLUZIONE N. 317 (21 LUGLIO 1972)
Il CS deplora il rifiuto di Israele di rilasciare gli Arabi rapiti in Libano.
 
28) RISOLUZIONE N. 332 (21 APRILE 1973)
Il CS condanna i ripetuti attacchi israeliani contro il Libano.
 
29) RISOLUZIONE N. 337 (15 AGOSTO 1973)
Il CS condanna Israele per aver violato la sovranità del Libano.
 
30) RISOLUZIONE N. 347 (24 APRILE 1974)
Il CS condanna gli attacchi israeliani sul Libano.
 
31) RISOLUZIONE N. 425 (19 MARZO 1978)
Il CS ingiunge a Israele di ritirare le sue forze dal Libano.
 
32) RISOLUZIONE N. 427 (3 MAGGIO 1979)
Il CS chiama Israele al completo ritiro delle proprie forze dal Libano.
 
33) RISOLUZIONE N. 444 (19 GENNAIO 1979)
Il CS deplora la mancanza di cooperazione di Israele con il contingente di peacekeeping dell’ONU.
 
34) RISOLUZIONE N. 446 (22 MARZO 1979)
Il CS determina che gli insediamenti israeliani sono un grave ostacolo alla pace e chiama Israele al rispetto della Quarta Convenzione di Ginevra.
 
35) RISOLUZIONE N. 450 (14 GIUGNO 1979)
Il CS ingiunge a Israele di porre fine agli attacchi contro il Libano.
 
36) RISOLUZIONE N. 452 (20 LUGLIO 1979)
Il CS ingiunge a Israele di smettere di costruire insediamenti nei territori occupati.
 
37) RISOLUZIONE N. 465 (1 MARZO 1980)
Il CS deplora gli insediamenti israeliani e chiede a tutti gli stati membri di non sostenere il programma di insediamenti di Israele.
 
38) RISOLUZIONE N. 467 (24 APRILE 1980)
Il CS deplora con forza l’intervento militare israeliano in Libano.
 
39) RISOLUZIONE N. 468 (8 MAGGIO 1980)
Il CS ingiunge a Israele di annullare le espulsioni illegali di due sindaci e un giudice palestinesi, e di facilitare il loro ritorno.
 
40) RISOLUZIONE N. 469 (20 MAGGIO 1980)
Il CS deplora con forza la non osservanza da parte di Israele dell’ordine di non deportare Palestinesi.
 
41) RISOLUZIONE N. 471 (5 GIUGNO 1980)
Il CS esprime grave preoccupazione per il non rispetto da parte di Israele della Quarta Convenzione di Ginevra.
 
42) RISOLUZIONE N. 476 (30 GIUGNO 1980)
Il CS ribadisce che le rivendicazioni israeliane su Gerusalemme sono nulle.
 
43) RISOLUZIONE N. 478 (20 AGOSTO 1980)
Il CS censura con la massima forza Israele per le rivendicazioni su Gerusalemme contenute nella sua “Legge Fondamentale”.
 
44) RISOLUZIONE N. 484 (19 DICEMBRE 1980)
Il CS formula l’imperativo che Israele riammetta i due sindaci palestinesi deportati.
 
45) RISOLUZIONE N. 487 (19 GIUGNO 1981)
Il CS condanna con forza Israele per l’attacco alle strutture nucleari dell’Iraq.
 
46) RISOLUZIONE N. 497 (17 DICEMBRE 1981)
Il CS dichiara nulla l’annessione israeliana delle Alture del Golan e chiede ad Israele di annullare immediatamente la propria decisione.
 
47) RISOLUZIONE N. 498 (18 DICEMBRE 1981)
Il CS ingiunge a Israele di ritirarsi dal Libano.
 
48) RISOLUZIONE N. 501 (25 FEBBRAIO 1982)
Il CS ingiunge a Israele di interrompere gli attacchi contro il Libano e di ritirare le sue truppe.
 
49) RISOLUZIONE N. 509 (6 GIUGNO 1982)
Il CS chiede che Israele ritiri immediatamente e incondizionatamente le sue forze dal Libano.
 
50) RISOLUZIONE N. 515 (19 GIUGNO 1982)
Il CS chiede che Israele tolga l’assedio a Beirut e consenta l’entrata di rifornimenti alimentari.
 
51) RISOLUZIONE N. 517 (4 AGOSTO 1982)
Il CS censura Israele per non aver ubbidito alle risoluzioni dell’ONU e chiede ad Israele di ritirare le sue forze dal Libano.
 
52) RISOLUZIONE N. 518 (12 AGOSTO 1982)
Il CS chiede ad Israele piena cooperazione con le forze dell’ONU in Libano.
 
53) RISOLUZIONE N. 520 (17 SETTEMBRE 1982)
Il CS condanna l’attacco israeliano a Beirut Ovest.
 
54) RISOLUZIONE N. 573 (4 OTTOBRE 1985)
Il Cs condanna vigorosamente Israele per i bombardamenti su Tunisi durante l’attacco al quartier generale dell’OLP.
 
55) RISOLUZIONE N. 587 (23 SETTEMBRE 1986)
Il CS ricorda le precedenti richieste affinché Israele ritirasse le sue forze dal Libano e chiede con urgenza a tutte le parti di ritirarsi.
 
56) RISOLUZIONE N. 592 (8 DICEMBRE 1986)
Il CS deplora con forza l’uccisione di studenti palestinesi dell’Università’ di Birzeit ad opera delle truppe israeliane.
 
57) RISOLUZIONE N. 605 (22 DICEMBRE 1987)
Il CS deplora con forza le politiche e le pratiche israeliane che negano il diritti umani dei Palestinesi.
 
58) RISOLUZIONE N. 607 (5 GENNAIO 1988)
Il CS ingiunge a Israele di non deportare i Palestinesi e gli chiede con forza di rispettare la Quarta Convenzione di Ginevra.
 
59) RISOLUZIONE N. 608 (14 GENNAIO 1988)
Il CS si rammarica profondamente che Israele abbia sfidato l’ONU e deportato civili palestinesi.
 
60) RISOLUZIONE N. 636 (14 GIUGNO 1989)
Il CS si rammarica profondamente della deportazione di civili palestinesi da parte di Israele.
 
61) RISOLUZIONE N. 641 (30 AGOSTO 1989)
Il CS deplora che Israele continui nelle deportazioni di Palestinesi.
 
62) RISOLUZIONE N. 672 (12 OTTOBRE 1990)
Il CS condanna Israele per violenza contro i Palestinesi a Haram al-Sharif/Tempio della Montagna.
 
63) RISOLUZIONE N. 673 (24 OTTOBRE 1990)
Il CS deplora il rifiuto israeliano di cooperare con l’Onu.
 
64) RISOLUZIONE N. 681 (20 DICEMBRE 1990)
Il CS deplora che Israele abbia ripreso le deportazioni di Palestinesi.
 
65) RISOLUZIONE N. 694 (24 MAGGIO 1991)
Il CS deplora la deportazione di Palestinesi ad opera di Israele e ingiunge ad Israele di assicurare loro un sicuro e immediato ritorno.
 
66) RISOLUZIONE N. 726 (6 GENNAIO 1992)
Il CS condanna con forza la deportazione di Palestinesi ad opera di Israele.
 
67) RISOLUZIONE N. 799 (18 DICEMBRE 1992)
Il CS condanna con forza la deportazione di 413 Palestinesi da parte di Israele e chiede il loro immediato ritorno.
 
68) RISOLUZIONE N. 904 (18 MARZO 1994)
Il CS: sconcertato dallo spaventoso massacro commesso contro fedeli palestinesi nella Moschea Ibrahim di Hebron il 25 febbraio 1994, durante il Ramadan; gravemente preoccupato dai conseguenti incidenti nei territori palestinesi occupati come risultato del massacro, che evidenzia la necessità di assicurare protezione e sicurezza al popolo palestinese;
prendendo atto della condanna di questo massacro da parte della comunità internazionale; riaffermando le importanti risoluzioni sulla applicabilità della Quarta Convenzione di Ginevra ai territori occupati da Israele nel giugno 1967, compresa Gerusalemme, e le conseguenti responsabilità israeliane.
Condanna con forza il massacro di Hebron e le sue conseguenze, che hanno causato la morte di oltre 50 civili palestinesi e il ferimento di altre centinaia e ingiunge ad Israele, la potenza occupante, di applicare misure che prevengano atti illegali di violenza da parte di
coloni israeliani, come tra gli altri la confisca delle armi.
 
69) RISOLUZIONE N. 1402 (30 MARZO 2002)
Il CS alle truppe israeliane di ritirarsi dalle città palestinesi, compresa Ramallah.
 
70) RISOLUZIONE N. 1403 (4 APRILE 2002)
Il CS chiede che la risoluzione 1402 (2002) sia applicata senza ulteriori ritardi.
 
72) RISOLUZIONE N. 1405 (19 APRILE 2002)
Il CS chiede che siano tolte le restrizioni imposte, soprattutto a Jenin, alle operazioni delle organizzazioni umanitarie, compreso il Comitato Internazionale della Croce Rossa e l’Agenzia dell’ONU per l’Assistenza e il Lavoro per i Profughi Palestinesi in Medio Oriente (Unrwa).
 
73) RISOLUZIONE N. 1435 (24 SETTEMBRE 2002)
Il CS chiede che Israele ponga immediatamente fine alle misure prese nella città di Ramallah e nei dintorni, che comprendono la distruzione delle infrastrutture civili e di sicurezza palestinesi; chiede anche il rapido ritiro delle forze di occupazione israeliane dalle città palestinesi e il loro ritorno alle posizioni tenute prima di settembre 2000.
 
Fonti:
1. Paul Findley, Deliberate Deceptions: Facing the Facts about the US/Israeli Relationship (Chicago: Lawrence Hill, 1993)

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Nazi-Israel?: la storia che ritorna

Nazi-Israel?: la storia che ritorna
18/07/2006
 

 

 

by latuff

 
….Nel 1942 i nazisti massacravano civili inermi come vendetta per i loro ufficiali morti…
 
….Gli insegnamenti migliori non si scordano…….
.
———
.
17 lug 16:50  Medioriente: missile israeliano centra bus, 12 civili mortiSIDONE (Libano) – 12 civili libanesi sono morti in un attacco dell’aviazione israeliana. E’ accaduto a Rumailah, localita’ alle porte della citta’ di Sidone, nel sud del paese. Il missile ha colpito in pieno un piccolo autobus mentre attraversava un cavalcavia. Tra le vittime ci sarebbero due donne e tre bambini. Lo ha reso noto l’agenzia France Press. (Agr)

 

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Iacopo Venier: Israele è terrorista

Come spesso è successo, guerrilla radio concorda pienamente con il pensiero di Iacopo Venier, (che in passato anche per noi si è mobilitato) e quindi qui si propaga:

L’AZIONE DEL GOVERNO DI ISRAELE E’ TERRORISMO

L’Italia abbia la stessa “Equi-Distanza” con chi pratica il terrorismo

Nel Governo di Israele come in quello Palestinese, accanto chi vuole soluzioni politiche, ci sono forze che teorizzano e praticano il terrorismo.

Terrorista è chi si propone di attaccare le scuole uccidendo bambini ma terrorista è anche  chi bombarda bambini sulle spiagge; terrorista è chi mette bombe sugli autobus ma  terrorista è anche chi manda missili sulle case; terrorista è chi uccide un ministro ma terrorista è anche chi sequestra e tortura i membri del parlamento e del governo avversario; terrorista è chi minaccia l’esistenza di uno stato ma terrorista è anche chi affama e asseta un intero popolo distruggendo ospedali e centrali elettriche.

Se l’Italia ha deciso di isolare internazionalmente il Governo di Hamas per le sue posizioni politiche e le sue pratiche di lotta ora l’Italia deve fare la stessa cosa con il di governo di Israele. Come ha detto Prodi dobbiamo essere equi-vicini con i due popoli e per la nascita dello Stato di Palestina accanto a quello di Israele. Per farlo però dobbiamo essere al contempo distanti nello stesso modo da chi alimenta l’odio e pratica il terrorore.

Di fronte ad un crimine contro l’umanità stare fermi significa essere complici

from:

http://www.iacopovenier.it/

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130 persone macellate da Olmert

Macelleria Olmert,
c’è gente,
e pure qualcuno che passa per questo blog
che afferma che il suo è un governo di sinistra…
.
g.r.

 
 
Da www.aljazeera.net

Nuovi raid aerei israeliani contro il sud del Libano uccidono 25 civili e ne feriscono 33.
Libano, 16/07/2006
Questa sera, un raid aereo israeliano ha ucciso almeno 10 persone nella città costiera di Tiro.  Un altro ha distrutto numerose abitazioni vicino ai confini con Israele e ucciso almeno 16 civili.

Da mercoledì sono stati uccisi 130 persone.

La maggior parte delle vittime di oggi è stata colpita da missili mentre si trovava in casa.

 
 

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Olmert che fa meglio di Sharon

Olmert, che è riuscito nell’arduo compito
di far rimpiangere Ariel Sharon, ultrasionista e criminale di guerra,
continua nell’impressionate escalation di violenza ora estesa a tutto il Libano,
a decine  i civili morti,
chiudendone ogni spazio di movimento,
distruggendo infrastrutture civili,
rendendo in pratica tutto il paese un ulteriore enorme striscia di Gaza.
 
Inutili perchè troppo flebili le reazioni di alcuni stati europei, compreso miracolosamente il governo italiano,
 che denunciano “reazione spropositata e pericolosa”.
 
Guerriglieri dell’Hesbollah hanno rapito due soldati israeliani durante duri scontri.
 
Olmert ora detta le condizioni per la tregua,
fra le altre,
l’applicazione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza sul disarmo dei guerriglieri sciiti.
 
Buffo.
 
Cosa c’è di buffo in una tragedia assurda come questa?
 
Di buffo c’è che i due guerriglieri israeliani non sono stati rapiti in Israele,
ma bensì in quella striscia di terra di poco oltre l’attuale confine meridionale libanese (le Fattorie di Shebaa)
che appartiene agli arabi ed è anch’esso come buona parte della Palestina occupato ILLEGALMENTE da Israele.
 
Chi lo afferma?
 
Proprio l’Onu.
(territorio di proprietà siriana)

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IDF: L’organizzazione terroristica D’Israele

Le lancette dei destini del mondo,
corrono in queste ore verso la definitiva autodistruzione.
 
Il terrorismo belligerante di Israele non conosce remora ne freno osceno alla barbaria.
 
Bisogna a questo punto qui distinguere ciò che è atto di guerra e atto di terrorismo.
 
Gruppi armati palestinesi che rapiscono un soldato israeliano,
durante una violenta battaglia,
si detona chiaramente come un atto di guerra.
 
Tanto è vero,
che gli stessi rapitori considerano l’israeliano rapito come prigioniero di guerra,
e perciò garantito dai diritti sanciti dalla convenzione di Ginevra.
 
I guerriglieri palestinesi,
inoltre aprono subito una trattativa,
scambiare il loro prigioniero con alcuni fra i diecimila prigionieri politici illegalmente detenuti entro i confini di Israele.
 
Israele come reagisce?
Disconoscendo a priori qualsiasi canale diplomatico,
atipico per una non-democrazia,
ricorre all’uso, pardon
al massiccio abuso di armi,
indiscriminatamente.
 
Ecco che colpisce la striscia di Gaza, dal cielo, da terra, dal mare,
ma non attacca chirurgicamente i guerriglieri,
come ha dimostrato di saper fare in passato con precisione impressionante,
l’esercito di Tel Aviv distrugge le centrali elettriche,
lasciando completamente al buio quasi due milioni di persone,
compresi gli ospedali,
i cui reparti di rianimazione vedono via via spegnersi i macchinari che tengono in vita i feriti e i malati.
Distrugge ponti di grande comunicazione,
università, decine e decine,
centinaia fra case e infrastrutture civili.
 
Questo contro ogni convenzione sui diritti umani,
che esplicitamente proibiscono le Punizioni collettive ai danni dei civili.
 
Questo è
CHIARAMENTE,
un atto terroristico.
E sempre secondo la convenzione di Ginevra,
si identifica come Crimine di Guerra.
 
Consigliamo vivamente all’Unione Europa di inscrivere l’esercito d’Israele fra le “organizzazioni terroristiche” e bandirlo da ogni rapporto.
 
guerrilla radio

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IL TERRIFICANTE GENOCIDIO OPERATO DA ISRAELE

Bollettino della guerra delle forze di occupazione israeliane contro la popolazione della Striscia di Gaza: da questa mattina, 23 morti.
Gaza, 12/07/2006
 
 

Il numero di morti palestinesi è in costante aumento: i raid e i bombardamenti aerei israeliani non cessano. Molte aree della popolosa Striscia di Gaza sono stati colpiti.  

 

 

 

 

Massacro

 

I massacri si stanno svolgendo dopo la minaccia di Israele a continuare le operazioni militari contro Gaza, dichiarando di aver preso di mira il capo dell’ala militare del movimento di resistenza islamica Hamas, Mohammad Deif.

 

 

La distruzione della palazzina di tre piani fa tornare alla mente l’uccisione del capo militare di Hamas, Salah Shahadah, nel 2002, quando Israele ha lanciato una bomba di una tonnellata contro la sua casa uccidendo 14 persone.

 

Il portavoce di Hamas, Mushir Al-Masri ha dichiarato ad Aljazeera che l’occupante mira all’escalation per indebolire la volontà palestinese, dopo aver fallito davanti alla fermezza della resistenza.  

 

E ha confermato che quella del soldato israeliano sequestrato è diventata una questione araba dopo l’entrata in scena di Hezbollah, che oggi ha rapito due soldati israeliani.

 

(Fonte: www.aljazeera.net)

 
  

Attuale bilancio delle recenti aggressioni israeliane: 57 palestinesi uccisi, 121 feriti (di cui 31 bambini), decine di case distrutte e terreni divelti.
Gaza, 11/07/2006
 
 

Da www.mezan.org/site_en/press

L’incursione israeliana contro la Striscia di Gaza ha finora provocato 57 morti, mentre il numero di feriti ha raggiunto i 121, inclusi 31 bambini. 103 case sono state danneggiate, di cui 14 completamente distrutte. 265 dunums di terreni agricoli divelti.

33 pazienti sottoposti a cure mediche in Egitto sono trattenuti dentro il terminal di Rafah. 5 pazienti sono stati rimandati indietro negli ospedali egiziani a causa del deterioramento delle loro condizioni di salute, mentre un anziano, Fahmi Dawood, 70 anni, e il sedicenne Mohammed Shorrab, sono morti a seguito della chiusura dello stesso terminal.

939 palestinesi evacuati si trovano ora nelle scuole dell’UNRWA che hanno iniziato a essere usate come riparo per 190 famiglie che vi si sono recate per ricevere razioni di cibo da quando il militari israeliani hanno rafforzato l’assedio all’area di Ash-Shouka, a est di Rafah.

Le forze di occupazione israeliane continuano a colpire le centrali elettriche e i trasformatori: la gente sta abbandonando le proprie case perché manca la luce e l’acqua (le cui pompe sono azionate elettricamente).

Inoltre, le forze di occupazione hanno proibito alle compagnie elettriche di riparare i trasformatori e le centrali, localizzate vicino all’aereoporto internazionale di Gaza, occupato da una base di sorveglianza israeliana.

(…)

IL TERRIFICANTE GENOCIDIO OPERATO DA ISRAELE Leggi l'articolo »

Beppe Grillo: Israele ci precipita nella barbarie

Quello che andavo a fare io è quello che l’Onu non è ancora riuscita a fare, interposizione.
Civile o militare sempre d’interporsi si tratta,

è necessario.

g.r.

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Religioni, guerra e petrolio

Non mi interessa sapere chi ha torto o ragione: gli hezbollah, i palestinesi o gli israeliani. In Medio Oriente si sta consumando una miccia da decine di anni, una miccia che potrebbe far saltare una polveriera. Una terza guerra mondiale. Si dice che Israele abbia le atomiche, forse 100, puntate sui Paesi arabi. Se venisse messa in pericolo la sua esistenza non esiterebbe ad usarle. L’Iran avrà, o forse ha già, l’atomica. Chi controlla il Golfo Persico controlla i flussi di petrolio e l’economia mondiale. La Cina ha un disperato bisogno di petrolio per sostenere il suo sviluppo. La Cina ha un atteggiamento benevolo verso l’Iran che è accusato di armare il gruppo degli hezbollah in Libano insieme alla Siria.
Nel frattempo Israele distrugge la sede del governo palestinese e prende in ostaggio un po’ di ministri, bombarda Beirut e impone il blocco aeronavale.
E l’Italia è qui, in mezzo al mare, portaerei americana sempre più armata, come sta avvenendo a Vicenza. Io sono preoccupato, e voi?
Se c’è una situazione in cui l’Onu deve intervenire è questa. Vanno create zone cuscinetto tra Palestina, Libano, Siria e Israele presidiate dai caschi blu. Israele avrà tutte le ragioni a sentirsi in pericolo, ma se ogni nazione bombardasse un paio di Stati confinanti il mondo precipiterebbe nella barbarie. Accetto che Israele sia più a rischio di altri, l’Olocausto e tutto il resto. Ma ora il problema è mondiale, siamo tutti in pericolo. Credo che sia necessaria una nuova Conferenza per la pace in Medio Oriente per trovare una soluzione. Stare a guardare è troppo pericoloso.


www.beppegrillo.it

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“LA FUGA DEI SENZA PATRIA”

Rainews24. L’inchiesta “La fuga dei senza patria”. In onda giovedì 13 alle 7,40 su Rai3.

 
In Iraq continua nel silenzio l’uccisione mirata dei palestinesi dopo la caduta di Saddam Hussein. Misteriose uccisioni messe in atto da squadroni della morte mai visti prima in Iraq. Uccisi solo perchè palestinesi.

Su Rainews24 l’inchiesta “La fuga dei senza patria” di Flaviano Masella a cura di Maurizio Torrealta, denuncia, attraverso numerose testimonianze l’intollerabile situazione in cui si trovano le centinaia di persone che cercano di sfuggire ad un massacro simile alle grandi pulizie etniche del secolo scorso.

L’inchiesta andrà in onda giovedì 13 luglio alle ore 7.40 in chiaro anche su Raitre.

Le interviste sono state realizzate in Giordania nel campo profughi di Ruwayshed collocato in una zona desertica lungo la strada che collega Amman a Bagdad.

Il campo profughi, gestito dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, ospita centinaia di palestinesi in una tendopoli dove d’estate la temperatura raggiunge i 50 gradi e d’inverno scende a zero.

Donne, uomini, bambini e anziani bloccati nel campo in un’attesa infinita di un ritorno alla vita normale.

L’inchiesta “La fuga dei senza patria” andrà in onda giovedì 13 luglio alle ore 7.40 e alle 13.12 – venerdì 14 alle ore 11.42 – sabato 15 alle ore 13.42 e 18.12 – domenica 16 alle ore 5.12 e 9.12 – lunedi 17 alle ore 23.12. Sarà inoltre visibile sul sito internet www.rainews24.it

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Mondiali: un milione di festanti e un coglione (il solito)

«Vittoria della nostra identità, una squadra che ha schierato lombardi, campani, veneti o calabresi, ha vinto contro una squadra che ha perso, immolando per il risultato la propria identità, schierando negri, islamici, comunisti.»

L’ex ministro del governo Berlusconi,
Calderoli
(è un bene ricordarlo come ministro,
a pro-memoria di quanti credono che un governo vale l’altro…)
dovrebbe uscire dall’anacronistico in cui lui e tutte le camice verdi son calate.
Magari leggendosi a proposito cosa dicono di dati dell’Istat
sull’incremento delle nascite in Italia,
dovuta per lo più a parti di madri extracomunitarie.

Quando fra tre-quattro mondiali i cannavaro,
i del piero e i totti che si giocheranno trofei mondiali con la casacca azzurra,
saranno di un colorito più abbronzato del pallido leghista,
speriamo che i politici in divisa verde siano da tempo retrocessi dalla politica al rango da dove provengono,
il populismo da bar varesino.
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guerrilla radio

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Gooooodbye Syd

11-07 E’ morto Syd Barrett


La notizia è stata confermata solo pochi minuti fa da un portavoce dei Pink Floyd aggiungendo che la morte sarebbe avvenuta venerdì a causa di complicazioni dovute al diabete.

Syd è stata una figura fondamentale nello sviluppo di quella che sarebbe poi diventata la psichedelia, un musicista le cui doti sono state celebrate infinite volte e infinite volte è stato il suo apporto alla musica, sia come attore principale, sia come ‘semplice’ figura ispiratrice.

Per molti Syd è morto a metà degli anni ’70, nel momento in cui il suo cervello non ha retto i viaggi chimici e si è ritirato nella casa della madre; per altri la pazzia sarebbe arrivata comunque, era destinato, e la sua musica è stata solo la lingua con la quale dialogava.

L’ultimo mito, colui che ha inventato i Pink Floyd e la psichedelia; un tributo infinito arriverà da tutti gli addetti ai lavori, dagli ascoltatori, dai fan, dai colleghi.

Le ultime notizie su Syd si riferiscono ad Aprile, costantemente recluso in casa, seduto dietro a una finestra murata a fissare la porta posteriore, pochissimi contatti ed escursioni tranne che per il suo viaggio quotidiano in tabaccheria, ma gentile e amichevole nelle chiacchiere di tutti i giorni con le pochissime persone che incontrava.

Un finale completamente differente dall’inizio quando un uomo da solo sul palco dell’UFO di Londra inventava un nuovo suono.

Non sembrava dovesse morire mai.

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Coi beati a supportare la voglia di pace del Congo

COOPERAZIONE:AEREO GOVERNO PER OSSERVATORI ITALIANI IN CONGO

 MISSIONE DEI ‘BEATI I COSTRUTTORI DI PACE’ PER ELEZIONI 30/7
 (ANSA) – MILANO, 13 LUG – Anche il viceministro degli Affari
Esteri Patrizia Sentinelli parteciperà alla delegazione di 65
volontari italiani che monitoreranno le elezioni della
Repubblica democratica del Congo, le prime dopo oltre quarant’
anni.
   Il Consiglio dei Ministri ha messo a disposizione di questi
osservatori, coordinati dall’associazione ‘Beati i costruttori
di pace’ un aereo, che partirà alla volta del Congo il prossimo
23 luglio. La missione durerà fino al 3 agosto, al termine
degli scrutini delle consultazioni che si terranno il 30 luglio.
   La destinazione dei volontari italiani, provenienti da tutta
Italia, è il Kivu, la regione orientale dei laghi, al confine
con Burundi e Ruanda, ricca di miniere d’oro. “E’ la regione
più turbolenta – ha spiegato don Albino Bizzotto, il presidente
di ‘Beati i costruttori di pace – perche’ le milizie ancora non
vogliono entrare nell’esercito nazionale. In alcune aree non ci
sono nemmeno le strade e per raggiungere alcuni seggi dovremo
prendere l’elicottero”. Questa regione è stata una delle più
martoriate dalla guerra che dal 1998 al 2003 ha fatto oltre 4
milioni di vittime.
   La missione è stata chiesta dalla stessa popolazione civile
congolese, da anni in contatto con l’associazione cattolica
guidata da don Bizzotto, ed è stata riconosciuta dalle Nazioni
Unite e dall’associazione Carter. Il compito dei volontari sarà
di incoraggiare la popolazione al voto, fungere da deterrente
contro chi vuole mettere a repentaglio le elezioni e monitorare
gli scrutini contro eventuali tentativi di broglio.
   L’operazione  è stata presentata oggi alla Provincia di
Milano, che assieme alle Regioni Veneto e Toscana e altri 13
enti locali sostiene quest’iniziativa di cooperazione
internazionale. “Questa missione rientra nella filosofia della
Provincia, come ente impegnato impegnato in politiche di pace e
favorevole a forme di diplomazia dal basso”. Il consiglio
provinciale potrebbe votare già oggi un ordine del giorno a
favore della missione, sbloccando così un aiuto finanziario.
   “Apprezzo questa risposta politica – ha detto don Bizzotto –
perché oltre a sostenere la nostra missione, tenta di mettere
l’ Africa al centro della politica internazionale e dell’
attenzione dell’opinione pubblica occidentale”.
(ANSA).
 
Beati quei costruttori di pace in Congo
di Joshua Massarenti
13/07/2006  
 
63 volontari dell’associazione Beati i costruttori di pace, sostenuti dalla Provincia di Milano, pronti a partire in Congo per una missione di monitoraggio delle prossime elezioni del 30 luglio  

63 volontari provenienti da tutta Italia partiranno il 24 luglio alla volta della Repubblica Democratica del Congo per una missione lanciata da Beati i Costruttori di Pace e Chiama l’Africa per sostenere il percorso verso la democrazia della popolazione congolese, martoriata dalla “prima guerra mondiale africana” che dal 1998 al 2003 ha causato quattro milioni di morti e che da allora si è avviata sulla strada di una difficile transizione verso la pace.
 
Quest’ultima dovrà consolidarsi proprio attraverso le elezioni che si terranno il 30 luglio (le prime democratiche e multipartitiche da quarant’anni) e alle quali i volontari italiani parteciperanno un qualità di osservatori elettorali della società civile, parificati a tutti gli effetti con quelli ufficiali dell’Unione Europea e della Fondazione Carter. Quelle che si terranno in Congo sono le prime elezioni democratiche da oltre 40 anni.
 
“In solidarietà con il popolo congolese che costruisce la democrazia e la pace – ha sottolineato stamane Don Albino Bizzotto, presidente dei Beati costruttori di pace durante la conferenza stampa che si è tenuta poco fa nella sede della Provincia di Milano – vorremmo offrire la nostra presenza per sottolineare quanto crediamo sia importante la costruzione di istituzioni democratiche nell’impegno per la pace. La nostra missione sarà composta da rappresentanti di associazioni e comitati, enti locali, gruppi religiosi, sindacati e singoli amici dell’Africa. Ci coordineremo con le missioni istituzionali, in particolare dell’Unione Europea e collaboreremo con la Commissione Elettorale Indipendente, espressione della società civile congolese, dalla quale abbiamo ottenuto il riconoscimento che ci parifica a tutti gli effetti con gli osservatori elettorali internazionali”.
 
Irma Dioli, assessora alla partecipazione, pace e cooperazione della Provincia di Milano ha giustificato così il sostegno dell’ente pronviciale milanese alla missione: “Il nostro è un appoggio politico a una missione delicatissima che si svolgerà in un paese devastato da un conflitto armato tra i più sanguinosi degli ultimi dieci anni. Era importante per la Provincia di Milano dare un segnale forte di partecipazione a un’iniziativa totalmente in linea con i nostri principi, ovvero il sostegno alla pace, impegno a favore della società civile attraverso una diplomazia dal basso”. Senza precisare l’ammontare complessivo dell’appoggio finanziario da parte del suo assessorato e dalla presidenza della Provincia di Milano, la Dioli ha sottolineato “che come minimo stiamo parlando di 20mila euro”. Ma la Dioli ha voluto altresì ricordare che “questa iniziativa è solo il primo passo per un percorso politico e civile che vorremmo concretizzare attraverso un gemellaggio con un ente locale congolese da individuare”.
 
Molto dipenderà dall’esito del processo elettorale congolese. Di sicuro c’è un motivo in più per giustificare la missione dei Beati costruttori di Pace.
 
Rep. Congo: elezioni, ucciso un giornalista

di Redazione (redazione@vita.it)

10/07/2006

 




Bapuma Mwamba, freelance per alcuni giornali nazionali, è l’ultima vittima di un clima locale sempre più ostile ai massmedia




 
 
Bapuma Mwamba, 64 anni, è stato ucciso da tre uomini armati che si erano introdotti nella residenza privata di Matete, un quartiere popolare della capitale Kinshasa. Il crimine è stato immediatiamente condanato dalla stampa ciongolese che da mesi denuncia un clima di intimidazione nei confronti dei giornalisti locali.

Sulle modalità dell’accaduto, l’organizzazione congolese per la libertà di stampa Giornalisti in pericolo
(Jed) sottolinea che Mwamba “non ha avuto il tempo di fuggire ai sicari mentre il suo nipote è riuscito a scappare per allertare la polizia”. Mwamba “è morto nel corso di una corsa disperata dell’ambulanza verso il centro ospedaliero più vicino”.

Il giornalista, ex corrispondente del settimanale panafricano Jeune Afrique a Parigi, era rientrato su Kinsahsa nell’ottobre 2005 per collaborare con alcuni giornali della stampa locale, in particolare il quotidiano dell’opposizione “Le Phare”.

A meno di un mese dalle elezioni presidenziali e legislative, la Jed denuncia “il clima intimidatorio che si sta abbatendo sui giornalisti congolesi”, in particolar modo “l’intolleranza politica e le intimidazioni della polizia”.

Da parte sua, Reporter sans frontieres ha espresso la sua “costernazione” chiedendo al “governo congolese di fornire il massimo degli sforzi per garantire sicurezza ai media, mentre la campagna elettorale si apre con l’omicidio di un giornalista”.
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R.d. Congo: osservatori italiani alle prime elezioni libere
Beati i Costruttori di Pace
sabato, 24 giugno, 2006

Beati costruttori di Pace in una precedente missione in R.d.Congo
Il 30 luglio nella Repubblica Democratica del Congo si svolgeranno, per la prima volta dal 1962, elezioni libere a cui presenzierà anche una nutrita delegazione di osservatori della società civile italiana. I congolesi, attendono con trepidazione questo momento a cui si preparano da tre anni, da quando cioè funziona un governo di transizione dopo una tragica guerra che, per lunghi tratti, ha assunto le caratteristiche di un conflitto continentale, causando ben quattro milioni di morti. L’associazione italiana “Beati i costruttori di pace”, invitata dalla Società civile congolese, sta organizzando una missione di osservazione elettorale nella zona più turbolenta del Paese, il Kivu, nella regione dei Grandi Laghi.

«La nostra volontà è di essere accompagnatori cordiali e non semplici ispettori» dicono i 60 volontari che, provenienti da tutta Italia, lo scorso fine settimana si sono ritrovati a Padova per il loro quarto appuntamento di preparazione. Non sono professionisti delle elezioni ma persone qualunque (molti gli studenti universitari) che da mesi si preparano a questa missione: hanno seguito corsi di formazione e saranno parificati a tutti gli effetti – tranne che per la paga, essendo volontari – agli incaricati dell’Unione europea o della Fondazione Carter, che abitualmente vigilano sulle urne. Un compito importante, non esente da difficoltà e qualche rischio, soprattutto nelle zone “calde” dove però i Bcp sono presenti da anni e nelle quali la loro presenza è stata espressamente richiesta della société civile e delle Ong locali.

Nel lungo cammino nonviolento dei Bcp (in Italia ma anche nei martoriati Balcani e in Palestina) la svolta africana avviene nel 2000, quando da Bukavu (Sud Kivu) arriva un grido disperato: «Di quanti milioni di morti avete ancora bisogno perché i vostri giornalisti si accorgano del dramma del Congo?». Nel febbraio-marzo 2001, si verifica l’«impossibile»: una grande assemblea di pace in zone di guerra, con centinaia di migliaia di donne e uomini congolesi a cui si aggiungono 300 persone di pace provenienti dall’Italia e da altri paesi europei: 300 bianchi, né soldati, né missionari, né capi-progetto con la sola voglia di aiutare il dialogo inter-congolese che faticosamente cercava di decollare.

«Abbiamo continuato ad appoggiare il processo di transizione e ora vogliamo dare il nostro piccolo contributo a questa nuova fase» spiegano Lisa Clark e Albino Bizzotto, portavoce dei Bcp, appena tornati da un viaggio di ricognizione in Congo: «Osservatori elettorali nelle zone turbolente dell’Est possono essere importanti per prevenire brogli e intimidazioni. Gli uomini e donne del Congo sono consapevoli che il voto è solo il primo passo verso una pace duratura, ma hanno aspettato da tanto e con pazienza questa occasione e sanno che essa, seppur fra tante difficoltà, non va sprecata».

 

 
http://unimondo.oneworld.net/article/view/135518/1/










 
Congo, in ostaggio delle violenze
Continuano le violenze in Kivu, a poco più di un mese dalle elezioni
 
 
Mentre la Repubblica Democratica del Congo  si avvicina alle prime elezioni libere da oltre 40 anni (il voto per la scelta di presidente e assemblea nazionale è previsto per il 30 luglio), nell’est del paese la popolazione continua a vivere nella paura. Saccheggi, abusi sessuali e rapimenti sono quotidiani.
 
Non paghi di derubare abitazioni e negozi diroccati, i signori del terrore se la prendono ora anche con la chiesa. Nel villaggio di Ciherano, ad una cinquantina di chilometri da Bukavu (provincia del Sud Kivu), il 25 maggio una banda di uomini armati ha fatto irruzione nella parrocchia, rubando tutto ciò che c’era di valore. “Ci hanno selvaggiamente picchiato, fatto sdraiare per terra e portato via soldi, telefoni e vestiti”, racconta un addetto. Dalle testimonianze raccolte sul posto non si può stabilire con certezza chi fossero i banditi: vestiti in modo strano (qualcuno con i pantaloni dell’uniforme, altri con la sola camicia, altri ancora in pantaloncini), si sono espressi in francese, swahili e lingala (due delle quattro lingue nazionali) prima di dileguarsi nella notte a bordo di un veicolo. Secondo gli abitanti, potrebbe trattarsi di ex soldati dell’esercito congolese (Fardc) che al momento della smobilitazione non hanno consegnato le armi.
 
Nell’incomprensibile mosaico di ribelli, milizie e truppe armate che terrorizzano la provincia, potrebbe però anche trattarsi dei ribelli delle Forze Democratiche di Liberazione del Ruanda, attive nel Sud Kivu, o, come detto prima, di soldati dell’esercito repubblicano. Le Fardc non sono per nulla affidabili: l’ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (Ocha) a Kinshasa rileva che i peggiori crimini sono proprio quelli commessi dai soldati dell’esercito. 
Anche nel villaggio di Ibanda, a pochi chilometri dalla parrocchia, le violenze si susseguono. “Da circa tre settimane, il clima di insicurezza si è accentuato e la popolazione è costantemente vittima delle scorribande di uomini armati di fucile”, afferma un responsabile della comunità civile. “Il 27 maggio hanno stuprato una donna incinta di 8 mesi e alcuni giorni prima hanno sequestrato dei residenti per 72 ore, prima di rilasciarli a decine di chilometri di distanza”. Il modus operandi è lo stesso che in altre regioni orientali del paese: irrompono nelle abitazioni, solitamente di notte, picchiano e stuprano a loro piacimento e ripartono con una o più persone. Poi costringono qualcuno a ritornare al villaggio per cercare del denaro per il riscatto.
 
Neppure la scuola di Ibanda è stata risparmiata: i vetri delle finestre sono spariti, così come tutto il materiale di base. A rischio di saccheggio è anche il centro sanitario. Finora, gli unici due poliziotti del villaggio (che si dividono una sola arma) sono riusciti a far desistere i banditi. “Dormo da parecchi giorni nelle piantagioni di banani o nella foresta, siccome ho paura di finire nelle loro mani”, riferisce il responsabile del dispensario. Come lui, numerose famiglie del villaggio trascorrono la notte all’aperto. A causa di questa situazione, gli addetti sanitari (due medici e un’infermiera) si attendono un aumento delle epidemie. La popolazione deve già affrontare la malaria, per la quale mancano sufficienti trattamenti, la lebbra e gli effetti della malnutrizione. 
Con una lettera a noi consegnataci – siamo i primi giornalisti a recarci in questa zona – la comunità chiede all’autorità provinciale maggiore protezione. Nonostante le ricorrenti malefatte dei soldati, gli abitanti di Ibanda vogliono il ritorno dell’esercito, partito qualche mese fa. Il clima di paura è tangibile: al rumore della jeep, molte donne e bambini che camminano lungo la strada fuggono a nascondersi tra i cespugli. Soltanto quando la giornalista congolese che ci accompagna si rivolge loro in swahili, un’espressione di scampato pericolo e un timido sorriso si dipinge sul loro viso. 
http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=&idart=5713
 

 
Firenze: la provincia sostiene le elezioni libere del congo   
 


 
 
23/06/2006 12:41

Firenze, 23 giu. (Adnkronos) – Il Consiglio della Provincia di Firenze, ha approvato all’unanimita’ la mozione dei consiglieri di Rifondazione Comunista a sostegno delle prossime elezioni libere e democratiche nel Congo. La mozione sostiene la “Missione di Osservatori della Societa’ Civile italiana” dedicata alla memoria di Rino Serri, ex sottosegretario agli Esteri, che vedra’ la partecipazione, tra gli altri, di studenti del Corso di Laurea dell’Universita’ di Firenze “Operazioni di pace, gestione e mediazione dei conflitti”.


 
 
27 giugno 2006 | 11:30
“Urne, no armi” a Bologna il 30 giugno
Bolonga. Tre bolognesi, che aderiscono a Bcp (Beati i costruttori di pace), racconteranno il loro viaggio come “osservatori elettorali” alle elezioni presidenziali del 30 luglio nella Repubblica demoìcratica del Congo. Occasione imperdibile visto che è la prima volta che in un importante appuntamento elettorale volontari della società civile vengono equiparati ai “professionisti” dell’Unione europea o della fondazione Carter.
I volontari italiani andranno nelle zone considerate più difficili (nord e sud Kivu) perché lì è stata richiesta la loro presenza dalla “società civile congolese”.
E’ bene ricordare che i Congo sono due: quello di cui si parla è la Rdc con capitale Kinshasa: 2 milioni e 300 mila kmq, 8 volte e mezzo l’Italia, con circa 55 milioni di abitanti ma un vero censimento è pressoché impossibile. Le grandi ricchezze del Congo che hanno portato a una trentennale dittatura, poi a una serie di conflitti civili e con altri Paesi africani, nelle quale avrebbero perso la vita (stime O.N.U.) quasi quattro milioni di persone.
L’appuntamento è per venerdì 30 giugno, ore 10, al centro Donati di via Sigismondo 7 di Bologna.
http://www.sabatoseraonline.it/index.php?n=articles&category_id=16&article_id=101084&l=it

 
 
22/06/2006 17.47.38



R.D. CONGO: I VESCOVI CHIEDONO UN VOTO CONSAPEVOLE



KINSHASA, 22 giu. 06 – “È importante che ciascun elettore prenda coscienza del valore del suo voto, dal momento che le elezioni sono la strada più adeguata se non vogliamo continuare a girare intorno in modo indefinito, andando da una transizione all’altra, da una ribellione all’altra”. lo scrivono i vescovi dell’est della Repubblica democratica del Congo in un messaggio diffuso in vista delle presidenziali e legislative del prossimo 30 luglio, il primo voto dopo oltre 40 anni. “Sarebbe irresponsabile – si legge nel documento – rimanere in un’attitudine di passività, di lamentela e di interminale rassegnazione”. Che fare dunque?, si chiedono i vescovi di Bukavu, Goma, Uvira, Kasongo e Butembo-Beni. Nel dare prova di “vigilanza particolarmente acuta, di sacrificio e perseveranza”, scrivono i responsabili delle diocesi orientali dell’ex-Zaire, gli elettori sono chiamati a “scegliere uomini e donne che possano realmente promuovere i valori umani e cristiani di verità, solidarietà, giustizia, pace e lavoro e che si dedichino allo sviluppo integrale nel nostro paese”. Il documento si chiude con un’esortazione a non perdere altro tempo: “In questo momento – scrivono i presuli delle province orientali – le tergiversazioni e i conciliaboli interminabili non servono più”.
Misna – MANCINI
Nino Rocca , Rosalba Sterzi, Katia Mazzuccato, Maurizio Donadelli, Ivana Milanesio, StefaniaPavese, Valetina fevero, ismaele Ridolfi, Enrico Pili,Marta Clementi, Annachiara la Greca, Mamadou Sene, Michela Coss, Chiara Maggio, Nicola beat, Paolo Pennati, Noemi Dalmonte, Mirko Costa, Andrea Bagarella, Marco Pasini,Roberto Orlando, Daniele Danese, Massimo lambertini, Daniele Allara, Paolo Finozzi, Giampaolo Bertagia, Vittorio Arrigoni, Silvia De Metazama, Loretta Manzato, Cristina Armellin, Chiara Donadelli, Lisa Maracani, Nevio Mini, Valter Lazzari, Maurizio d’Este, Erika Cecarelli, Andrea Rossi, Daniele Barbieri, Donata Frigerio, Elisabetta d’Agostino,Daniela Marassi, Federico Dessì, Vania Anguelova, Fabiana Bruschi, Michele Telaro, Enrico Falda, Roberta Magliano, Patrizia Damiano, Mariangela Zecchini, Marco Bianchin, Enrico Pili,
 

Beati i costruttori di pace”

Associazione Nazionale di Volontariato – Onlus

Iscritta al Registro Regionale delle OO.VV. (L. Reg. Veneto n° 40/93)
con D.P.G.R. n° 46 del 12/2/98 (N° Classificazione PD0331)

Associata al Dipartimento di Pubblica Informazione delle Nazioni Unite

 COMUNICATO STAMPA

 

IL  VICEMINISTRO AGLI ESTERI PATRIZIA SANTINELLI ACCOMPAGNA LA MISSIONE DEGLI OSSERVATORI DELLA SOCIETA’ CIVILE ITALIANA ALLE PRIME LIBERE ELEZIONI NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO

 

Milano, 13 luglio 2006. Il Governo Prodi sostiene la missione elettorale di 63 volontari italiani che a fine mese saranno nell’est della Repubblica Democratica del Congo in qualità di osservatori della società civile italiana alle prime elezioni democratiche e multipartitiche, dopo più di quarant’anni, tappa di prima importanza sulla strada di una pace duratura in un paese nel quale le guerre dal ’98 hanno causato quattro milioni di morti.

Lo ha annunciato stamane a Milano nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Isimbardi don Albino Bizzotto, presidente di Beati i Costruttori di Pace, l’associazione che assieme a Chiama l’Africa e su invito della società civile congolese ha organizzato la missione. Quest’ultima ha lo scopo di favorire, in particolare nell’est del paese dove sono ancora presenti gruppi ribelli, lo svolgimento regolare delle elezioni (primo turno delle presidenziali e legislative), che si terranno il 30 luglio.

“Non solo il Governo appoggia questo delicato compito che si è assunta la società civile italiana – ha spiegato don Bizzotto –,  la Viceministra agli Esteri Patrizia Santinelli accompagnerà il nostro viaggio a Bukavu previsto per il 23 luglio e l’aereo di Stato su cui viaggerà porterà in Congo 45 degli osservatori elettorali”.

I volontari, provenienti da diverse regioni italiane, per lo più giovani, saranno in tutto parificati agli osservatori internazionali, eccetto che per il fatto di non ricevere alcun compenso. Per poter svolgere questo delicato compito si sono preparati con molteplici appuntamenti formativi. Vengono dalla Lombardia, dal Veneto, dall’Emilia Romagna, dalla Liguria, dalla Toscana, dal Friuli Venezia Giulia, ma anche dalla Sicilia e dalla Sardegna. Non sono “professionisti” delle elezioni, ma studenti, dirigenti, impiegati e professionisti che hanno scelto di dedicare parte delle proprie vacanze alla popolazione congolese per garantire che possa partecipare ad un voto libero e democratico. 

“In solidarietà con il popolo congolese che costruisce la democrazia e la pace – afferma ancora don Bizzotto – vorremmo offrire la nostra presenza per sottolineare quanto crediamo sia importante la costruzione di istituzioni democratiche nell’impegno per la pace. La nostra missione sarà composta da rappresentanti di associazioni e comitati, enti locali, gruppi religiosi, sindacati e singoli amici dell’Africa. Ci coordineremo con le missioni istituzionali e collaboreremo con la Commissione Elettorale Indipendente, espressione della società civile congolese, che sta preparando le elezioni”.  

L’iniziativa è appoggiata anche da un gruppo di enti locali, fra cui le Regioni Veneto e  Toscana, la Provincia di Firenze, i Comuni di Bologna e Forlì. La prossima settimana un ordine del giorno di  appoggio sarà discusso anche nella seduta del Consiglio Provinciale di Milano: nel corso della conferenza  di stamane Irma Dioli, Assessora  provinciale alla partecipazione, pace e cooperazione ha annunciato che la Provincia di Milano è intenzionata a sostenere la missione con un significativo contributo economico.

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IPOCRISIA DEL MONDO

Il mondo si desta e protesta, per il soldato israeliano rapito da guerriglieri palestinesi durante una battaglia.

Il mondo dorme beato, sopra i 10000 prigionieri politici palestinesi rinchiusi illegalmente nelle carceri israeliane (e catturati nelle loro case).

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SONDAGGIO: VOTA IL TERRORISTA

Chiuso il sondaggio sul peggiore dei peggiori,
fra i nuovi ministri del governo prodi,
ecco l’esito:
 
[242 voti]
Clemente Mastella [55.4%]

Massimo D´Alema [14.5%]

Alfonso Pecoraro Scanio [7.9%]

Francesco Rutelli [5.8%]

Giuliano Amato [5.8%]

Giuseppe Fioroni [2.9%]

Paolo Ferrero [2.9%]

Tommaso Padoa Schioppa [2.5%]

Livia Turco [0.8%]

Alessandro Bianchi [0.8%]

Antonio Di Pietro [0.8%]

Fabio Mussi [0%]
Pierluigi Bersani [0%]
Arturo Parisi [0%]
Paolo Gentiloni [0%]
Cesare Damiano [0%]
Paolo De Castro [0%
 
Visto il risultato piuttosto plebiscitario abbiamo avuto l’accortezza di inviare l’esito
direttamente al vincitore:
il sindaco di Ceppaloni.
 
Invitiamo i visitatori di queste pagine a dire la loro sull’operato del neo-ministro della giustizia tramite la sua mail di sindaco:
 
sindaco@comune.ceppaloni.bn.it
 
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Chiuso un sondaggio,
vien da sè se ne apre un altro (qui a fianco-destra)
e questo verte sul riconoscimento di quale sia lo stato che più si fa promotore di terrorismo nel mondo,
certi che,
oltre allE ben propagandate azioni terroristiche di gruppi armati palestinesi, ceceni e iracheni,
non ci si copra gli occhi sul quotidiano genocidio perpetrato dall’esercito israeliano oltre i suoi confini,
ne tantemeno di chi a ridotto a macerie la città di Grozny,
e ancora,
nessuna hai mai saputo cosa s’insegnava
alla SCUOLA DELLE AMERICHE???
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guerrillaradio

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Vacanzieri indecisi? quest’anno tutti a Guantanamo!

“Vivono ai Tropici, sono ben nutriti, hanno tutto ciò che vogliono, sono trattati benissimo e si trovano in installazioni nuove di zecca, per le quali abbiamo speso un mucchio di denaro.

 Vengono trattati benissimo”

(Dick Cheney, Vice Presidente degli Stati Uniti)

 

Tentati suicidi e duri scontri nella prigione di Guantanamo

Amnesty esprime preoccupazione per le violenze

Rapporto Onu: gli Usa chiudano Guantanamo e ogni prigione illegale

aggiornamenti:

GUANTANAMO: CORTE SUPREMA USA DA’ TORTO A BUSH
 »STORIA E NUMERI DELLA PRIGIONE USA A CUBA
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha bocciato le scelte del presidente George W.Bush sui tribunali militari speciali per i detenuti di Guantanamo. La decisione della Corte, resa pubblica proprio alla vigilia della consueta pausa estiva di tre mesi, tratta del caso piu’ atteso di tutto l’anno giudiziario Usa e destituisce di legittimita’ i tribunali speciali istituiti dall’amministrazione Bush a Guantanamo.

I giudici si sono espressi con un voto di 5-3 sul caso dello yemenita Salim Ahmed Hamdan, un detenuto di Guantanamo che è stato l’autista di Osama bin Laden e ha sfidato la legittimità delle ‘Commissioni militari’ create dall’amministrazione Bush. Il presidente della Corte, John Roberts, non ha votato perché si era già pronunciato in precedenza. La Corte ha ordinato di rinviare il caso Hamdan a una Corte d’appello federale.

VIOLATA CONVENZIONE GINEVRA
Nel decidere l’istituzione di una giustizia militare speciale per i detenuti di Guantanamo, l’amministrazione Bush ha violato la Convenzione di Ginevra. E’ una delle indicazioni che emergono dalla sentenza del massimo organo giudiziario americano sul caso Hamdan, che obbliga ora Casa Bianca e Pentagono a ripensare l’intera procedura, ritenendola illegittima. Le motivazioni della sentenza sono state scritte dal giudice John Paul Stevens, il più ‘liberal’ tra i membri della Corte.

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Caccia israeliani invadono spazio aereo della Siria.

La gratuite provocazioni di israele verso un conflitto su ampia scala.

Dove sono le reazioni dei gendarmi del mondo? e le denunce dall’Europa ?

Israele si pone sempre più come il paese che pone più a rischio la sicurezza mondiale.

g.r.

F-16 israeliani sulla Siria. Damasco risponde
Quattro caccia di Tel Aviv hanno sorvolato il palazzo del presidente Bashar el Assad. La contraerea reagisce
 
 

TEL AVIV – Quattro aerei F16 israeliani hanno sorvolato a bassa quota il palazzo del presidente Bashar el Assad presso Lattakya (Siria settentrionale). Lo ha rivelato la televisione israeliana Canale 10. Assad si trovava nel suo palazzo. Secondo quanto precisato dalle forze di difesa israeliane, l’azione aveva lo scopo di premere sulla leadership siriana affinché decida l’espulsione da Damasco del leader di Hamas Khaled Mashaal, che secondo Israele ha orchestrato il sequestro del soldato Gilad Shalit.
In risposta allo sconfinamento israeliano alcuni caccia siriani si sono levati in volo, costringendo quelli della stella di David ad abbandonare lo spazio aereo di Damasco. Lo ha riferito un comunicato della presidenza siriana , nel quale si precisa che i quattro F-16 di Gerusalemme sono stati costretti a rientrare in Israele sorvolando il Mediterraneo.
 
 
www.corriere.it

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L’EMERGENCY DEL MANIFESTO

La rivoluzione non paga.
Allora ci pensano i piccoli rivoluzionari.
Guerrilla Radio ha versato 20 euri per il Manifesto,
tramite :
 
 bonifico bancario sul conto corrente: Banca Popolare Etica – Agenzia di Roma ABI 05018 – CAB 03200 – C/C 000000535353 – CIN K, intestato a Emergenza Manifesto.
 
ma altri sistemi di versamento sono possibili.
 
Siamo alla resa dei conti,
se loro rischiano la pelle,
noi che ci si restringono le orbite degli occhi,
qualora quelle critiche pagine vengano sbiancate,
e l’udito,
se una voce fuori dal coro zittisce i suoi assoli.
 
Il manifesto che  rischia di chiudere,
rappresenta il venire meno di un bene comune,
la conservazione di un “mostro” non comune,
fuoriluogo e controcorrente,
(perchè sempre fuori dai palazzi che contano).
Deve essere priorità per tutti coloro che parteggiano
per l’idea “originale”,
che è sempre libera,
che questa abbia appunto modo di MANIFESTARSI.
 
Ci aspettiamo che i tanti amici che passano per questo blog
avvertano l’emergenza
di non lasciare ancora una volta che la rivoluzione si suicidi
per motivi venali.
 

 
Solo questo riteniamo giustifichi il nostro piccolo contributo:
 
«Come si chiama quel giornale lì?… È carta abbastanza buona per pulirsene…».
«Ma neanche, perché le rimane poi sempre il nero su per il culo… l’inchiostro non è un buon inchiostro».
V.  «Sono proprio degli stronzi… No, di avere questo anti-americanismo…»
 
( dalle intercettazioni a Vittorio Emanuele II)
 
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http://guerrillaradio.iobloggo.com/
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http://www.ilmanifesto.it/sottoscrizione2006/start.html
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La mobilitazione di fydaije
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Io sto con il Manifesto

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L’ITALIA SALVA SE STESSA: DIFESA LA COSTITUZIONE

REFERENDUM. SCALFARO: MAGGIORANZA POPOLO HA DIFESO COSTITUZIONE

Roma, 26 giu – “Questo risultato e’ segno di una maggioranza di popolo che ha voluto difendere la Carta del ’48 come valore fondamentale”. E’ quanto dichiara l’ex presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, commentando i dati piu’ recenti sul risultato del referendum costituzionale.
“Mi sento di salutare chi ha votato ‘si’ e adesso invito a mettersi al tavolo per discutere e cambiare con parsimonia.
Nessuno si faccia prendere dalla fregola di cambiamento, basterebbe un’adesione dei due terzi del Parlamento per evitare un referendum”. Certo e’, osserva Scalfaro che “il tavolo dove ci si puo’ incontrare e’ pulitissimo se i dati sono definitivi. Non ci sara’ sopra niente. ‘Tamquam non esset’
Raccogliamo l’esito del referendum come un segno dei tempi.

Ancor più che la volontà di cambiar registro di governo,

la volontà di battere sulla testa di un piccolo presidente che si sognava duce:
 

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