2005

addis abeba: buon compleanno bob marley

Addis Abeba, capitale dell’Etiopia e terra promessa dei rastafariani, il movimento religioso di cui era seguace e profeta Bob Marley, ha ospitato un imponente concerto gratuito in sua memoria, in occasione di quello che sarebbe stato il 60° compleanno del leggendario re del reggae, morto nel 1981.
C’erano non meno di 250 mila persone di ogni continente sull’immensa piazza dove un tempo si tenevano le parate di regime. E nella capitale dell’Africa, come Addis Abeba è considerata, in onore di Bob Marley sono arrivati musicisti da ogni angolo del globo.
Presentati da Harry Belafonte, hanno cantato e suonato molti artisti del continente, tra cui Angelique Kidjo, Yvonne Shaka Shaka e Teddy Afro, l’idolo di casa. Rappresentata anche l’Italia, con Carmen Consoli: la cantautrice siciliana è stata invitata a partecipare all’evento grazie alla collaborazione tra il promoter Nicola Zaccardi e la famiglia Marley.
Ed era stata proprio la famiglia di Marley a scegliere Addis Abeba per i festeggiamenti del sessantesimo anniversario della nascita, perchè la città è la capitale spirituale della fede rasta e Hailè Selassiè, l’ultimo imperatore di Etiopia, era il loro messia. Rita Marley aveva manifestato l’intenzione di traslare proprio qui la salma del marito ma di fronte alle polemiche e alle proteste che si sono scatenate ha dovuto fare marcia indietro, almeno per ora.
Il concerto, evento clou di una serie di manifestazioni comprendenti anche seminari sulla religione rastafariana, è iniziato alle 12 in punto con una esibizione della banda dei Tamburi reali del Burundi.
Poi dal palco sono piovuti saluti, ricordi, slogan per la libertà dell’Africa e moniti contro il flagello dell’Aids. Ma la protagonista assoluta è stata la musica, e il variopinto pubblico di ‘rasta’ e di semplici fan non si è fatto pregare due volte ed ha risposto alla grande senza fermarsi mai un minuto: sono state ore indimenticabili di puro ritmo, in un ondeggiare continuo, inarrestabile, ubriacante.
Uno dei momenti più commeventi è stato quando sul palco è salita Rita Marley, la vedova del cantante, che con tre dei cinque figli della coppia e altri coristi ha cantato alcuni dei pezzi forti del repertorio di Bob: No Woman No Cry, Jammin’, Africa Unite.
Di quest’ultimo pezzo, che ha prestato il titolo allo storico evento, riporto la traduzione del testo.

essequ

“Africa unite” di Bob Marley

Africa unisciti
Perché ce ne stiamo andando da Babilonia
E ci dirigiamo alla terra paterna
Come sarebbe bello e dolce
Davanti a Dio e all’uomo
Vedere l’unità di tutti gli africani
Come è sempre stato detto
Fate che avvenga ora
Noi siamo i figli del Rastaman
Noi siamo i figli dell’Altissimo
Quindi, Africa unisciti, Africa unisciti, sì
Africa unisciti
Perché ce ne stiamo andando da Babilonia
E siamo diretti alla terra paterna
Come sarebbe bello e dolce
Davanti a Dio e all’uomo
Vedere l’unità di tutti i Rastaman
Come è stato detto, fate che avvenga
Vi dirà chi siamo noi sotto il sole
Noi siamo i figli del Rastaman
Noi siamo i figli dell’Altissimo
Quindi, Africa unisciti, Africa unisciti, sì
Africa unisciti, perché i figli vogliono
Tornare a casa, Africa unisciti, Africa unisciti
E’ più tardi, più tardi di quanto si pensi
E’ più tardi, più tardi di quanto si pensi
Unisciti per il bene del tuo popolo
Unisciti per gli africani all’estero
Unisciti per gli africani a casa

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Gup Clementina Forleo: quando per difendersi bisogna attaccare

– 7 FEBBRAIO 2005  Il Giudice Forleo si difende dalle accuse ed annuncia querele REDAZIONE

Il Gup di Milano Clementina Forleo, da numerosi giorni nell’occhio del ciclone a causa della sentenza con la quale ha assolto tre cittadini islamici accusati di aver reclutato dei kamikaze da inviare in Iraq, ha deciso di querelare coloro che hanno aggredito e strumentalizzato il suo lavoro.
Lo ha annunciato l’avvocato Giulia Bongiorno, che tutelerà gli interessi del Magistrato “in sede penale e civile”. Il legale ha in modo particolare fatto riferimento alle “strumentalizzazioni poste in essere da alte cariche istituzionali”.
“Mi è stato conferito questo incarico per reagire a tutte le aggressioni che vi sono state attraverso gli organi di stampa. Non abbiamo nessuna intenzione di assumere iniziative contro le critiche legittime – ha chiarito – quello che però è inaccettabile è che la maggior parte delle critiche sono sfociate in invettive che si fondavano sull’assoluta mancanza di conoscenza della realtà processuale”.

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Diego Cugia è tornato: Jack Folla, versione ZOMBIE su RADIO24

ZOMBIE: CONTRO UN’ITALIA CHE SA IL PREZZO DI TUTTO E IL VALORE DI NIENTE

Mi sono proclamato morto e fatto zombie il 9 Gennaio 2006. L’ho fatto contro la politica di questo Paese, che sa il prezzo di tutto e il valore di niente. Lo considero un gesto assurdo e rivoluzionario, forse l’unico per prendere davvero le distanze dall’Italia di oggi. Lo Stato siamo noi? Allora non resta che zombizzarci in massa, per rinascere a sorpresa quando e dove meno se l’aspettano. A una vita solo virtuale bisogna saper rinunciare attraverso una morte altrettanto virtuale per poter rinascere come cittadini e come Stato. Perché di una cosa l’Italia ha fame come un tempo: di un radioso Rinascimento. Questo è Zombie: rinunciare al presente per opzionare un futuro felice. Morire vecchi per rinascere nuovi. Con tenerezza e rabbia. Forza Zombie!  -Diego Cugia-

 

radio 24 dal lunedì al venerdì alle 14 e alle 22

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GIULIANA SGRANA, ALTRO ARTICOLO

L’Italia resta in Irak. Prorogata la missione
 

L’Iraq sarà il nuovo paradiso dei terroristi. La funesta previsione della Cia non ha indotto Bush a nuove riflessioni, ma nemmeno l’Italia che ieri ha rinnovato (con un decreto) fino al 30 giugno la propria missione in Iraq. (di Giuliana Sgrena)

L’Iraq ha già sostituito l’Afghanistan come campo di addestramento per la prossima generazione di terroristi «professionisti», secondo il rapporto sulle previsioni future («Mapping the global future») elaborato dal National intelligence council, il think tank della Cia. L’Iraq fornisce «un campo di addestramento, un terreno di reclutamento e l’opportunità per migliorare le capacità tecniche», ha spiegato David B. Low, esperto di minacce transnazionali del National intelligence council (Nic). «Vi è persino, nello scenario migliore, la possibilità che alcuni dei jihadisti, che non vengono uccisi, con il tempo faranno ritorno ai loro paesi d’origine, quindi disperdendosi in diversi altri paesi», ha detto l’esperto della Cia illustrando il rapporto ai giornalisti. La storia si ripete, proprio come dopo il jihad contro l’Unione sovietica in Afghanistan, quando gli «afghani» dei vari paesi arabo-islamici addestrati dagli uomini della Cia (Osama bin Laden) tornando a casa aveva creato gruppi di jihadisti (Egitto, Algeria, etc.) per continuare la loro guerra santa in casa. Non solo, i mostri creati dagli Stati uniti alla fine si erano rivoltati contro l’occidente (ancora bin Laden, per citare solo il più noto). Non è bastato, gli Usa hanno ricominciato il gioco con effetto boomerang.

Poco dopo aver archiviato il dossier armi di distruzioni di massa, non trovate in Iraq perché non c’erano ma intanto la guerra in loro nome era già stata consumata, si scopre che il terrorismo – altra causa invocata da Bush per fare la guerra – che non c’era ai tempi di Saddam in Iraq, ora c’è. Non solo, come ammette il rapporto della Cia, il conflitto ha aiutato i terroristi creando un paradiso per loro nel caos della guerra. Dopo la caduta di Saddam centinaia di terroristi sono arrivati in Iraq attraverso le frontiere incustodite. «Al momento, sostiene Robert L. Hutchings, presidente del Nic, l’Iraq «è una calamita per l’attività terroristica internazionale». Non c’è che dire un buon risultato! E l’ammissione fatta mentre la situazione irachena sta precipitando alla vigilia delle elezioni, che gli Usa si ostinano a voler mantenere per fine mese, non fa che aumentare le preoccupazioni persino degli americani che cominciano a chiedere, come ha fatto nei giorni scorsi il New York times, di rinviare la scadenza elettorale.

A denunciare la grave situazione è anche la decisione di non inviare osservatori stranieri al voto e di chiedere ai giornalisti – lo ha fatto Chirac, ma anche la Farnesina – di non andare a Baghdad. Che elezioni saranno senza testimoni? A chiedere di inviare osservatori europei erano stati diversi eurodeputati – Chiesa, Gruber, Morgantini, Santoro, Di Pietro, Duff, Beer e De Keyser. Ma la risposta del presidente Borrel era stata negativa: «non sussistono i requisiti minimi di sicurezza per l’invio di osservatori internazionali». E in queste condizioni si potranno considerare valide le elezioni? «Quest’ammissione formale (di Borrel, ndr) – ha detto Chiesa – non fa che rendere ancora più valida da tesi della necessità di rinviare le elezioni in Iraq, in considerazione dell’impossibilità di esercitare un diritto democratico fondamentale in una situazione di occupazione militare».

Ieri la palla europea è rimbalzata in casa nostra. Gli europarlamentari hanno chiesto di attivare alla camera e al senato un’iniziativa parlamentare affinché il governo chieda il rinvio delle elezioni in Iraq, vista la mancanza di quelle condizioni politiche, di legalità e sicurezza, senza le quali il voto sarebbe svuotato di ogni legittimità e contribuirebbe ad aggravare la situazione». I deputati di Samarcanda hanno annunciato iniziative per chiedere un calendario per il ritiro delle truppe dall’Iraq, come richiesto dai leader sunniti. A cominciare dall’Italia che, ha sostenuto Achille Occhetto, «dovrà impegnarsi in tutte le sedi per dimostrare il suo impegno in tal senso». Ma sulle intenzioni del governo non ci sono dubbi. La risposta è stata immediata e senza mezzi termini, mentre altri contingenti si stanno ritirando, ieri con un decreto legge il governo ha deciso la prosecuzione fino al 30 giugno delle missioni «umanitarie» internazionali cui l’Italia partecipa con contingenti militari e civili, Iraq in testa.

Ieri, giornata di preghiera in Iraq, il tema delle elezioni è entrato nei sermoni degli imam. «Impossibile votare se una comunità viene ignorata», ha detto l’imam sunnita Mahmud al Soumaydai, chiedendo che la consultazione venga ridefinita per motivi di sicurezza. Al contrario, nella città santa sciita di Najaf, sheikh Sadreddin al Kubbanji ha chiesto che la data del voto venga mantenuta. Mentre il leader radicale sciita Muqtada al Sadr, nel sermone letto dal suo rappresentante Nasser al Saadi nella moschea al Mohsen di Sadr city, ha chiesto a Bush, ai paesi vicini e non vicini, che fanno parte delle forze di occupazione o altro, «a non interferire negli affari interni dell’Iraq e in particolare nelle elezioni».

Sul voto iracheno è intervenuto ieri anche il segretario generale dell’Onu Kofi Annan chiedendo alle autorità di fare di più per incoraggiare i sunniti a votare, anche se le elezioni «sono lungi dall’essere ideali». «Ho sempre sostenuto che le elezioni devono essere il più inclusive possibili , se come spero, devono contribuire positivamente alla transizione politica in Iraq». 
(il manifesto, 15.1.05

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Io e jack kerouac

L’ultima volta che mi sono suicidato!

Jack in Tangeri, 1957
 

.
“Tutte  le grandi affermazioni fatte
dimorano nella morte
Tutte le megnifiche e ingegnose
acquisizioni del lettrismo francese
Dimorano nella morte
 
Tutti gli Scultori Romani
di Eroi, tutti i Picasso
e i Micasso e
i Micayo
e i Machado
e i Kerouaco
 
perfino la Gloriosa Affermazione di Asvaghosha
e di Asanga e il sacro Sayada
e tutti i santi buoni e gentili
e gli esseri divini e inestricabili
i sacri e i perfetti
Tutti i Budda e i Dharma
Tutti i Gesù e le Gerusalemmi
E i Giordani e i Come Va
– Niente, nessuno, un sogno,
 
Una bolla scoppia, una briciola di schiuma
nelle immensità del mare
a mezzanotte nel buio
Un poeta é nato
Un poeta è morto
E tutto ciò che si trova in mezzo
siamo noi
e il mondo”
 
(Jack Kerouac-24refrein)

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spataro furioso con pisanu

 – 4 FEBBRAIO 2005   Spataro furioso con Pisanu: “Mai sottovalutato il terrorismo”  REDAZIONE

“Tengo ferma la mia decisione. Non mi pento di averla assunta. La ripresenterei cento volte”. Il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu, dal palco del Consiglio nazionale di Forza Italia, difende la sua decisione di ordinare l’espulsione di Mohamed Daki, il marocchino imputato di terrorismo recentemente assolto dal Giudice di Milano Clementina Forleo. Espulsione bloccata dalla Procura di Milano, che ha ricordato come sia “tassativamente vietato dalla legge” allontanare dal Paese persone accusate di associazione con finalità di terrorismo (i due Pm hanno infatti presentato appello alla sentenza della Dottoressa Forleo).

Una presa di posizione, quella dei due Magistrati, che ha fatto andare su tutte le furie l’inquilino del Viminale, che ha oggi attaccato a testa bassa.
“Chi ha vissuto gli anni di piombo e magari porta ancora qualche cicatrice, sa bene che la storia del terrorismo è spesso una storia di vacue teorizzazioni e tragiche sottovalutazioni – ha affermato – noi comunque continueremo a combattere il terrorismo con tutti i mezzi che la legge ci consente”.
Dichiarazioni rispedite al mittente dal Procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro, per il quale “le accuse di sottovalutazione del terrorismo” devono essere “rivolte altrove, non a chi ha visto cadere al suo fianco colleghi e fratelli come Guido Galli ed Emilio Alessandrini, responsabili solo di strenua fedeltà alla legge”.
“Neppure negli Stati Uniti, che pure hanno vissuto il dramma dell’11 settembre – ha poi aggiunto – l’Amministrazione pensa di polemizzare con quei giudici che hanno affermato il primato dei diritti umani sulle esigenze di sicurezza”.

In difesa del Dottor Spataro è subito sceso in campo il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro, che ha duramente bacchettato Pisanu per le sue esternazioni.
“Una cosa è non condividere e criticare una sentenza, altra cosa è accusare la magistratura di connivenza con il terrorismo – ha dichiarato – altra cosa ancora è se a farlo è il Ministro dell’Interno, non fosse altro che quest’ultimo ha il dovere di ricordare il sacrificio di vite umane che la magistratura e le forze dell’ordine hanno dato negli anni. È deplorevole, pertanto, il comportamento del ministro degli Interni, che dimentica il suo ruolo istituzionale solo per fare polemica politica”.
Nel frattempo il Consiglio Superiore della Magistratura ha aperto una pratica volta a tutelare il Giudice Forleo, finita nel mirino della Casa delle Libertà dopo l’assoluzione di alcuni cittadini stranieri (tra i quali lo stesso Daki) accusati di terrorismo

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giulietto chiesa: da nassirya, vittoria americana

vittoria americana

di giulietto chiesa


Nassirya – Gli sciiti avevano voglia di votare e hanno votato. L’occasione di conquistare una collocazione dominante nella futura politica irachena non se la sono lasciata scappare. Washington gliel’ha offerta, costasse quel che costasse, anche per togliere dal fuoco le proprie castagne, ormai roventi e bruciacchiate. E il Grande Ajatollah Al Sistani ha fatto la sua parte in questo primo tempo di una partita che si annuncia lunga e complicata…

Costasse quel che costasse significa che – come ha scritto efficacemente Thomas Friedman sul New York Times- alla luce di questo esito, potrebbe ora dilatarsi una nuova fase della guerra civile. Chi vivrà. Specie da queste parti, vedrà .

A Nassirya ho potuto vedere e toccare con mano che la gente è andata a votare in massa. Poi vedremo le percentuali finali, sulle quali molti giochi potranno essere fatti. Ma quello che ho visto dice che l’ordine di scuderia è stato rigorosamente rispettato. Non meno del 70-75% degli elettori della città sono effettivamente andati a votare. E l’impressione che ne ho ricavata è stata che la cosa più importante non era, per loro, quella di chi avrebbe vinto tra le 111 liste stampate su schede enormi, lenzuolesche, ma piuttosto quella di far risultare valido il voto, oltre il 50% degli aventi diritto.

Tutti fraternamente d’accordo: dalle diverse componenti sciite, ai capi tribali, ai comunisti, che praticamente sono nati in questa regione e ora riescono allo scoperto dopo avere mantenuto in clandestinità piccoli embrioni organizzativi, tutti decisi a farsi contare, nella speranza di contare in futuro. I dettagli sulla tecnica elettorale, sulla sua democraticità, sono inessenziali e nessuno potrà mai dimostrare che queste elezioni sono state free and fair (libere e corrette), oppure l’esatto contrario, perchè gli osservatori internazionali non c’erano. Non ce n’erano dell’Osce, né dell’Unione Europea, che aveva escluso di mandare i suoi per “l’inesistenza delle condizioni minime di sicurezza”, né delle nazioni Unite, che hanno tirato le stesse conclusioni.

Quindi, tecnicamente, usando i criteri europei e internazionali, queste elezioni erano invalide prima ancora di tenersi, sebbene l’Unione Europea abbia davvero sorprendentemente stanziato la bellezza di 30,5 milioni di euro per formare il personale che le doveva gestire. Anche per questo avevo deciso di venire a vedere di persona, usando la cortesia del governo britannico e quella della baronessa Emma Nicholson, anche lei deputata europea: perchè ero convinto (e lo rimango) che questa partita ha un’importanza cruciale anche per l’Europa. Meglio vedere che sentir raccontare.

L’Italia ha svolto un ruolo essenziale in questo esito. Non ci fosse stata l’imponente presenza militare italiana sul terreno, con oltre mille uomini a pattugliare tutto il territorio della regione, praticamente palmo a palmo, difficilmente gli elettori di Nassirya sarebbero usciti di casa con tanto slancio. A questo va aggiunta la sorveglianza dall’alto del “drone” senza pilota di cui ho visto le gesta dall’interno della sala operativa della Brigata Garibaldi. Su strade rese deserte dal divieto assoluto di movimento motorizzato, l’occhio del nuovo gioiello, che gli americani hanno sperimentato, guidandolo da Tampa, Florida, contro i taliban, è stato l’arma cruciale per bloccare ogni eventuale azione di sorpresa della guerriglia.

E gli oltre diecimila tra soldati e poliziotti iracheni che hanno presidiato letteralmente ogni incrocio cittadino non sarebbero stati nè dislocabili, nè utili, senza essere stati armati, addestrati, coordinati, guidati dal contingente italiano, comandato dal generale Borrini.

L’ordine era di tenere gli stranieri lontani dai seggi e di affidare agl’iracheni il controllo immediato delle operazioni di voto. Sui tetti decine di armati, divise nuove fiammanti, automobili della polizia (una sessantina solo negli ultimi giorni) nuove di zecca. Armi in quantità, luccicanti e bene oliate. Tutto è bene quel che finisce bene. Quando non ci sono morti e feriti – e qui non ci sono stati – è un successo comunque per l’umanità, anche nellla lontana provincia di Nassirya. Altrove il bilancio è stato comunque terribile: oltre 40 morti, quasi duecento feriti, decine di attentati, un aereo britannico caduto a nord di Baghdad. Esultare è fuori luogo.

Ma a Nassirya neanche un attentato in tutta la giornata, salvo due soldati iracheni feriti in un incidente d’auto. E un turnover elettorale più che rispettabile.

Così, tirando le somme, provvisoriamente, si può dire, in prima battuta, che Washington ha vinto e che gli sciiti hanno vinto. E si può dire che hanno vinto, al nord, anche i curdi. Così si può dire, con altrettanta precisione, che i sunniti hanno perduto. Due componenti di un paese hanno vinto contro la terza. E’ uno schema un pò crudo ma che descrive bene la situazione. Avrà ora, Al Sistani, quello che chiede, cioè le chiavi di Baghdad che gli sciiti non hanno mai avuto? Avranno i curdi ciò che chiedono, a loro volta? E , se non lo avranno, cercheranno un’autonomia forte che i turchi, a loro volta, non hanno alcuna intenzione di accettare? E cosa dare ai sunniti, che non accennano a cessare la loro pressione? Le conseguenze di più lunga durata, quelle che contano, sono ancora tutte da misurare.

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beppe grillo a trieste

Durante lo spettacolo a Trieste, con gli oltre 6300 spettatori, abbiamo deciso di inviare una e-mail al Presidente della Repubblica in seguito alla dichiarazione del Presidente della Commissione degli Esteri della Camera Selva, riportate su Libero del 23/01/2005.

La dichiarazione diceva:
“Basta con l’ipocrisia dell’intervento umanitario (…)
Abbiamo dovuto mascherare Antica Babilonia come operazione umanitaria
perché altrimenti dal Colle non sarebbe mai arrivato il via libera”.

Ecco il testo della e-mail inviata al quirinale (presidenza.repubblica@quirinale.it)

“Caro Presidente,
avendo letto della dichiarazione del Presidente della Commissione agli Esteri che questa è una guerra camuffata da missione di pace, io Beppe Grillo e 6300 paganti della città di Trieste Le chiediamo come Capo delle Forze Armate e tutore dell’art. 11 della Costituzione, che dice che l’Italia ripudia la guerra, di far tornare immediatamente i nostri “costruttori di pace” dall’Iraq e di mandare al loro posto questo governo di conta balle.

Beppe Grillo e Trieste”

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Da Chesnot e Malbrunot la verita’ su Baldoni

Da Chesnot e Malbrunot la verita’ su Baldoni?
 

Trasferta in Francia degli inquirenti italiani per far luce sul sequestro e l’omicidio del giornalista italiano Enzo Baldoni, morto in Iraq nell’agosto del 2004. Un magistrato del pool antiterrorismo della Procura di Roma si è recato a Parigi, accompagnato da un funzionario della Digos e da un ufficiale dei Ros dei carabinieri. Scopo del viaggio: ascoltare – nella giornata di oggi – i reporter Christian Chesnot e Georges Malbrunot: il primo corrispondente di Radio France International, l’altro inviato di Figaro.

I due furono rapiti in Iraq il 20 agosto scorso sulla strada da Baghdad a Najaf insieme al loro autista siriano, Mohamed Al Joundi, liberato nel novembre scorso durante l’offensiva nordamericana su Falluja. Chesnot e Malbrunot invece sono stati liberati il 21 novembre scorso dai guerriglieri dell’Esercito islamico in Iraq, la stessa formazione che rapì e uccise Baldoni. Ed è proprio questo l’obiettivo della trasferta Oltralpe: far luce su eventuali connessioni tra il sequestro dei due reporter francesi e quello del giornalista italiano, il cui corpo ancora non è stato riconsegnato all’Italia. Stando a quanto dichiarato da Chesnot e Malbrunot all’indomani della loro liberazione, in una fattoria a sud di Bagdad, uno dei luoghi dove erano stati tenuti prigionieri, c’era anche Enzo Baldoni. Da qui la decisione degli inquirenti italiani di avviare una rogatoria per ascoltare i due reporter, in qualità di testimoni. A inoltrare la richiesta, nel dicembre scorso, il capo del pool antiterrorismo della Procura di Roma, Franco Ionta

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Il Michael Moore russo: Andrei Nekrasov

Il Michael Moore russo: Andrei Nekrasov

Com’è stato accolto il suo film, Disbelief,  in Russia?
In due maniere completamente opposte: c’è chi ha elogiato il coraggio di sfidare il muro di omertà che copre questi argomenti, e c’è chi mi ha chiamato traditore, amico dei terroristi ceceni, nemico della Russia, servo degli oligarchi e degli Stati Uniti. Insomma, tutte le classiche accuse che vengono mosse a chi osa mettere in dubbio le verità ufficiali del Cremlino. Non sono mancate nemmeno le minacce.

Ha subito qualche forma di censura?
Beh, formalmente no, ma nei fatti sì. Hanno lasciato che proiettassi Disbelief solo in un piccolo teatro di Mosca, senza nessuna pubblicità, e già questo la dice lunga. Ma soprattutto mi è stato impedito di portarlo in televisione: nessun network russo ha voluto trasmettere il mio documentario, perché non esiste più in Russia un’emittente televisiva che non sia controllata dal governo.
 
Pensa che il suo film avrà qualche effetto concreto sulla società russa?
Lo spero tanto. Ma sono realista: solo le cose che passano in televisione, e quindi arrivano a tutti, riescono a  influenzare l’opinione pubblica. Avendolo visto in pochi, dubito che il mio documentario riuscirà mai a scalfire le certezze propagandate dal governo. 

Qual è la tesi centrale del suo film?
Disbelief non accusa il governo russo di aver commesso gli attentati del ’99. Lo accusa però di non aver fatto quello che qualsiasi governo democratico avrebbe dovuto fare al suo posto: cercare la verità su una tragedia che ha colpito il suo popolo, indagare a fondo in maniera chiara e trasparente. Invece, come racconta il documentario, le autorità non hanno fatto altro che ostacolare le indagini e insabbiare le prove, tappando la bocca a chiunque osasse mettere in dubbio la verità ufficiale.

E perché il governo si comporterebbe così?
Per proteggere se stesso. Oggi in Russia comandano i cosiddetti ‘siloviki’, uomini appartenenti ai servizi segreti e all’esercito. Sono loro la nuova classe dirigente giunta al potere con l’avvento al Cremlino dell’ex ufficiale del Kgb Putin. La Russia oggi è governata dall’Fsb, l’ex Kgb. Quindi, se, come probabile, agenti dell’Fsb hanno delle responsabilità negli attentati del ’99, il governo li protegge a qualsiasi costo. In Russia, da sempre, i servizi segreti assomigliano più a una setta segreta, con un suo rigido codice d’onore che non contempla il tradimento di un compagno, per nessun motivo al mondo. 

Cosa ne pensa del terrorismo ceceno e della questione cecena?
Non penso, come alcuni mi hanno accusato di fare, che il terrorismo ceceno non esista. Esiste eccome, ma forse fa comodo a qualcuno. Forse qualcuno lo manipola per trarne vantaggi politici, questo sì.
Penso invece che la guerra in Cecenia sia un orrore, come ogni guerra. Ma questa in particolare ha risvolti tremendi perché l’esercito russo prende di mira i civili, considerandoli tutti potenziali terroristi. Così non si combatte il terrorismo: così lo si alimenta.

E cosa ne pensa mediamente la gente in Russia?
Purtroppo la propaganda del governo a riguardo è molto efficace. Proprio in virtù degli attentati del ‘99, tutti pensano che la guerra sia una giusta guerra di legittima autodifesa contro un popolo di pericolosi criminali e terroristi. Quegli attentati sono stati il nostro 11 settembre: i russi si sono sentiti attaccati in casa propria, avevano paura, e quando Putin si è eretto a loro difensore dichiarando guerra ai ceceni, tutti lo hanno appoggiato. E continuano a farlo. 

Secondo lei Putin, senza quegli attentati, sarebbe arrivato al Cremlino?
No. O quantomeno non così velocemente. E’ innegabile: chi ha tratto vantaggio da quei tragici eventi fu lui. Non voglio dire con ciò che sia stato lui a orchestrarli, ma di certo ha saputo bene come sfruttarli. Diciamo che per lui è stata una fortunata coincidenza. A cui ne sono seguite molte altre in questi anni: ogni elezione, ogni importante votazione alla Duma è stata preceduta da attentati che hanno portato l’opinione pubblica impaurita a stringersi attorno al suo capo.

L’hanno definita il Michael Moore russo: è d’accordo?
Beh, per certi versi è vero: le similitudini tra i nostri lavori ci sono. Ma c’è anche un’enorme differenza: lui negli Stati Uniti è circondato e sostenuto da un ambiente culturale e politico forte, quello dei democratici che si oppongono alla guerra e alle politiche di Bush. Io, in Russia, sono praticamente solo, una delle poche voci fuori da un coro in cui tutti cantano le lodi di Putin. Nella Russia di oggi non esiste opposizione.

Quale futuro vede per una svolta democratica al Cremlino?
Nessun futuro, purtroppo, almeno a breve termine. Sono molto pessimista.

Le uniche deboli forze d’opposizione al governo sono tutte di matrice estremista e ultranazionalista, di sinistra o di destra che siano. Le forze liberaldemocratiche sono rimaste vittime della guerra che il Cremlino ha scatenato contro gli oligarchi dell’era eltsinaiana. Putin oggi è rimasto solo al centro della scena politica russa, che lui domina con la sicurezza di chi sa di non avere rivali. Non esiste nella Russia di oggi un uomo politico che possa sfidarlo. Speriamo che venga fuori prima delle elezioni del 2008. 
 
thanx to Borboleta Livre

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Dal 2001 al 2003 sono stati oltre 2 milioni e 700 mila

poco da scherzare con i dati resi noti dal Ministero della
Salute sugli animali usati nelle sperimentazioni farmaceutiche e cosmetiche.
Dal 2001 al 2003 sono stati oltre 2 milioni e 700 mila.
Secondo Legambiente questo avviene perche’ la legge che regola il
settore vivisezione e’ una farsa.
La responsabilita’ dei controlli e’ delegata agli stessi “utilizzatori”.
Scegliete cosmetici, naturali, non testati sugli animali! Costa un po’
di piu’ ma non sarete partecipi di questa gattastrofe.

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Arrivederci Vauro: lascia il manifesto per EMERGENCY

Salutiamo con rinnovata stima la scelta di vita di Vauro,
Guerrilla radio sa bene quali sentimenti si celano dietro il suo gesto,
perchè il sentirsi l’orrore della guerra appiccicato addosso,
dopo averne convissuto le tragedie quotidiane,
è sentire comune da queste parti.
 
Emergency acquista un ulteriore fuoriclasse sotto l’aspetto umano
e Il Manifesto perde la mano del miglior vignettista del nostro paese.
 
Ma siamo sicuri che il Naji Ali italiano  non ci farà mancare della sua
arte distruttiva-costruttiva irriverente-divertente,
nei momenti topoci in cui necessita un sorriso per denunciare un accurata riflessione.
 
Buon Viaggio Vauro!
 
g.r.
——————————————-

Con questa vignetta e una lettera ai lettori del Manifesto, Vauro annuncia il cambio di lavoro, dopo vent’anni: andrà a occuparsi della comunicazione di Emergency, l’organizzazione umanitaria fondata da Gino Strada. Ricorda i frequenti viaggi in Palestina, Afghanistan, Iraq, durante i quali “l’orrore della guerra” gli “si è appiccicato addosso” e gli ha reso “insopportabile una “normalità” che accetta o anche solo tollera che questo orrore non si fermi, anzi si espanda”. Quando Emergency gli ha chiesto di lavorare all’interno dell’organizzazione, ha accettato “con timore ed entusiasmo”. In ogni caso, “la vignetta tornerà a esserci, anche se non tutti i giorni perché collaborerò ancora con il Manifesto, anche per chi spera il contrario”.

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le parole, vocabili, cercati su internet

:Dopo un anno di gestione, di scrittura, di pubblicazione, compartecipazione, e di  incontro entro i confini di questo sito,
e  di migliaia di contatti, mi diverto ora a mettere giù la lista di tutte quelle persone, e quelle voci,
che google ha indicizzato sul mio sito in un gioco casuale, che credo avrà scontentato alquanto coloro che oltre ad una guerrilla radio cercavano ben altro… ne esce un umanità alquanto depravata e morbosa, una ricca categoria umana interessante per qualsiasi antropologo che cerca di carpire il perchè di tanta perversione  umana:
sono entrati sul mio sito, fra gli altri, cercando queste parole chiavi:
 
 
 
categiorie no sense (senza senso per me ovviamente):
leccami la cattolica, donna reagisce a morsi, vagine che urlano!, cosa servono i peli della vagina, vagina degli ufo
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categoria- è chiaro perchè lo cercano…:
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iraq, quali elezioni???

iraq: tempo di elezioni…

elezioni di candidati cui non si conosce il nome (per motivi di sicurezza)

non si conosce il volto (motivi di sicurezza…)

elezioni in cui si dovrebbe allora votare il gruppo politico di appartenenza

che nessuno ha spiegato ai milioni di analfabeti iracheni.

elezioni senza osservatori internazionali,

elezioni senza aver operato prima un censimento per constatare chi e quanti sono gli effettivi elettori,

elezioni con un milione di iraniani già infaltrati pronti a votare

elettori con possibilità di votare quelli che si presentano ai seggi con la tessera alimentare,

vale a dire, solo chi va a votare riceverà poi viveri a prezzi politici.

elezioni sulla cui sicurezza garantiscono i soldati usa,

che non riescono a garantire neanche la loro, di sicurezza.

elezioni boicottate dai sunniti e partecipate in massa dagli sciiti su invito-ordine del grande ayatollah  Al Sistani.

Elezioni che sencondo Bush Blair e Berlusconi sono la priorità ora in Iraq,

ma anche il più minuscolo dei bimbi per le strade di babilonia sa che le priorità

per la gente irachena son ben altre,

sono acqua, energia elettrica, gas,

condizioni fondamentali per una vita minima di sussistenza,

che prima dell’arrivo degli americani erano assicurate e ora non più,

condizioni che neanche quel pazzo  di saddam hussein negava alla sua gente, ben conscio che altrimenti ci sarebbe stata una rivolta di massa,

 

vinceranno gli sciiti, come è logico che sia

e quando questi ultimi  si accorgeranno di non aver nulla del potere promesso loro dagli occupanti,

così come ai curdi non verrà concesso ciò che gli appartiene

scopriremo altri giorni di ancor più sangue in terra irachena,

ancora più violenza, impazzita, rivoltosa,

di un popolo che è stanco di subire la tirannia vuoi di un dittatore sanguinario 

vuoi un mediocre  presidente americano bugiardo e altrettanto omicida. 

 

guerrilla radio

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La Shoah è stata un delitto italiano

La Shoah è stata un delitto italiano   di Salamandra
Che senso ha ricordare oggi, visto che i simboli, i segni del nazifascismo sono sempre più evidenti sui muri, negli stadi e nei comportamenti di tanti personaggi pubblici?Ha più che mai senso soprattutto oggi, mentre sto leggendosi Televideo che il 48% dei tedeschi non si sentono responsabili della Shoah. E’ più che mai d’attualità nel momento in cui Gramazio ( ex-deputato di AN e oggi responsabile dell’azienda sanitaria regionale del Lazio,molto vicino al “governatore” Storace,n.d.r.), nientemeno che da Tel Aviv fa sapere che il fascismo italiano non avrebbe avuto niente a che fare con le persecuzione degli ebrei, facendo pensare che migliaia di ebrei italiani, tra quelli scomparsi e mai più ritornati da Auschwitz, si siano consegnati spontaneamente.

E’ importante porre questa domanda nel giorno in cui un altro fascista romano, Cochi, da un lato elogia la grandezza di Mussolini, e dall’altra sostiene, come ebbe a fare già l’ex-principe ereditario Vittorio Emanuele, che le leggi razziali italiane furono poca cosa.

Evidentemente, c’è un grande bisogno, prima ancora di ricordare, di sapere. E questo è il compito del giorno della em memoria.

C’è una certa confusione anche a sinistra sui gesti, vedi il caso del calciatore laziale Di Canio, né si vede all’opera la giustizia che in qualche modo reprima questi rigurgiti neofascisti.Sono tuttora in vigore le leggi che proibiscono i gesti fascisti e le apologie del fascismo, e rattrista e preoccupa che non siano prontamente applicate. Di nuovo, il giorno della memoria degli eventi che, come si è visto negli ultimi quattro anni, è capace di creare, servirà a informare e svegliare a tanti che il saluto fascista non fanno, ma che non hanno avuto modo di sapere che cosa è accaduto nei terribili anni delle persecuzioni.

Tutto ciò non è avvenuto per caso, ma è avvenuto perché leggi meticolose ed estremamente accurate sono state preparate dal fascismo, sono state approvate all’unanimità dalle Camere di allora, e sono state accolte e assecondate nel silenzio tragico e conformista di moltissimi italiani. Poichè il fascismo esiste ancora vale più che mai la pena di parlarne.

C’è un’altra mistificazione, fascismo uguale a stalinismo e Foibe uguale ai campi di concentramento. La mia risposta è semplice e l’ho già data in Parlamento, quando proposi la legge sull’istituzione della giornata della memoria.  Sono avvenute cose spaventose nel mondo, ma la Shoah è un delitto italiano. Il fascismo è stato l’altro complice, insieme al nazismo, a progettare e realizzare nel modo più accurato possibile lo sterminio degli ebrei. Dunque, l’Italia ha il dovere di ricordare e di riesaminare la colpa gravissima e incancellabile di questo delitto italiano. Abbiamo molte cose  da fare ancora!

Come dimostrano Gramazio, Cochi e Di Canio, abbiamo molto lavoro da fare prima di occuparci di altri orrori del mondo.

Domani l’Unità esce con un supplemento sulla Shoah.Si chiamerà “Le voci della memoria”. E’ una grande raccolta di testimonianze e potrà servire anche da libro di testo per le scuole e contiene anche la riproduzione di due pagine di due giornali italiani nell’agosto del 1938, immediatamente precedenti l’approvazione delle leggi razziali. Uno è “Il popolo d’Italia”, che intitola “il razzismo italiano è radicato nel fascismo”; l’altro, è un numero del giornale “La Stampa”, che apre a piena pagina col titolo virgolettato e firmato da Mussolini “Anche sul razzismo noi tireremo diritti”.

Una buona dimostrazione del rapporto strettissimo tra fascismo e sterminio degli ebrei.

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Rahma Ibraheem Abu Shmass, in memory, lei è la shoah di oggi.

Rahma Ibraheem Abu Shmass,
bimba palestinese di tre anni uccisa dai soldati israeliani mentre si trovava all’interno nella sua casa.

 
Nel giorno della memoria guerrilla radio elegge Rahma a simbolo della shoah.
Affinchè il signor ariel sharon,
oggi dinnanzi ai cancelli di auschwitz,
abbia ben presente che il significato della parola shoah  va  inteso come monito per l’umanità intera, senza possibilità di strumetalizzazione.
mai più”,
non “mai più contro di noi”
ma “mai più” dovunque contro chiunque.
Perchè tutti gli innocenti che muoiono sotto il suo ordinario-sanguinario esercito,
mr sharon,
sono le stesse vittime di quella atroce barbaria
che 60 anni fa a portato al genocidio di milioni ebrei,
oltre che a diverse miglaiai di zingari, sinti e rom, omosessuali, avversari politici o semplici detrattori politici.
 
g.r.

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