Il Michael Moore russo: Andrei Nekrasov

Il Michael Moore russo: Andrei Nekrasov

Com’è stato accolto il suo film, Disbelief,  in Russia?
In due maniere completamente opposte: c’è chi ha elogiato il coraggio di sfidare il muro di omertà che copre questi argomenti, e c’è chi mi ha chiamato traditore, amico dei terroristi ceceni, nemico della Russia, servo degli oligarchi e degli Stati Uniti. Insomma, tutte le classiche accuse che vengono mosse a chi osa mettere in dubbio le verità ufficiali del Cremlino. Non sono mancate nemmeno le minacce.

Ha subito qualche forma di censura?
Beh, formalmente no, ma nei fatti sì. Hanno lasciato che proiettassi Disbelief solo in un piccolo teatro di Mosca, senza nessuna pubblicità, e già questo la dice lunga. Ma soprattutto mi è stato impedito di portarlo in televisione: nessun network russo ha voluto trasmettere il mio documentario, perché non esiste più in Russia un’emittente televisiva che non sia controllata dal governo.
 
Pensa che il suo film avrà qualche effetto concreto sulla società russa?
Lo spero tanto. Ma sono realista: solo le cose che passano in televisione, e quindi arrivano a tutti, riescono a  influenzare l’opinione pubblica. Avendolo visto in pochi, dubito che il mio documentario riuscirà mai a scalfire le certezze propagandate dal governo. 

Qual è la tesi centrale del suo film?
Disbelief non accusa il governo russo di aver commesso gli attentati del ’99. Lo accusa però di non aver fatto quello che qualsiasi governo democratico avrebbe dovuto fare al suo posto: cercare la verità su una tragedia che ha colpito il suo popolo, indagare a fondo in maniera chiara e trasparente. Invece, come racconta il documentario, le autorità non hanno fatto altro che ostacolare le indagini e insabbiare le prove, tappando la bocca a chiunque osasse mettere in dubbio la verità ufficiale.

E perché il governo si comporterebbe così?
Per proteggere se stesso. Oggi in Russia comandano i cosiddetti ‘siloviki’, uomini appartenenti ai servizi segreti e all’esercito. Sono loro la nuova classe dirigente giunta al potere con l’avvento al Cremlino dell’ex ufficiale del Kgb Putin. La Russia oggi è governata dall’Fsb, l’ex Kgb. Quindi, se, come probabile, agenti dell’Fsb hanno delle responsabilità negli attentati del ’99, il governo li protegge a qualsiasi costo. In Russia, da sempre, i servizi segreti assomigliano più a una setta segreta, con un suo rigido codice d’onore che non contempla il tradimento di un compagno, per nessun motivo al mondo. 

Cosa ne pensa del terrorismo ceceno e della questione cecena?
Non penso, come alcuni mi hanno accusato di fare, che il terrorismo ceceno non esista. Esiste eccome, ma forse fa comodo a qualcuno. Forse qualcuno lo manipola per trarne vantaggi politici, questo sì.
Penso invece che la guerra in Cecenia sia un orrore, come ogni guerra. Ma questa in particolare ha risvolti tremendi perché l’esercito russo prende di mira i civili, considerandoli tutti potenziali terroristi. Così non si combatte il terrorismo: così lo si alimenta.

E cosa ne pensa mediamente la gente in Russia?
Purtroppo la propaganda del governo a riguardo è molto efficace. Proprio in virtù degli attentati del ‘99, tutti pensano che la guerra sia una giusta guerra di legittima autodifesa contro un popolo di pericolosi criminali e terroristi. Quegli attentati sono stati il nostro 11 settembre: i russi si sono sentiti attaccati in casa propria, avevano paura, e quando Putin si è eretto a loro difensore dichiarando guerra ai ceceni, tutti lo hanno appoggiato. E continuano a farlo. 

Secondo lei Putin, senza quegli attentati, sarebbe arrivato al Cremlino?
No. O quantomeno non così velocemente. E’ innegabile: chi ha tratto vantaggio da quei tragici eventi fu lui. Non voglio dire con ciò che sia stato lui a orchestrarli, ma di certo ha saputo bene come sfruttarli. Diciamo che per lui è stata una fortunata coincidenza. A cui ne sono seguite molte altre in questi anni: ogni elezione, ogni importante votazione alla Duma è stata preceduta da attentati che hanno portato l’opinione pubblica impaurita a stringersi attorno al suo capo.

L’hanno definita il Michael Moore russo: è d’accordo?
Beh, per certi versi è vero: le similitudini tra i nostri lavori ci sono. Ma c’è anche un’enorme differenza: lui negli Stati Uniti è circondato e sostenuto da un ambiente culturale e politico forte, quello dei democratici che si oppongono alla guerra e alle politiche di Bush. Io, in Russia, sono praticamente solo, una delle poche voci fuori da un coro in cui tutti cantano le lodi di Putin. Nella Russia di oggi non esiste opposizione.

Quale futuro vede per una svolta democratica al Cremlino?
Nessun futuro, purtroppo, almeno a breve termine. Sono molto pessimista.

Le uniche deboli forze d’opposizione al governo sono tutte di matrice estremista e ultranazionalista, di sinistra o di destra che siano. Le forze liberaldemocratiche sono rimaste vittime della guerra che il Cremlino ha scatenato contro gli oligarchi dell’era eltsinaiana. Putin oggi è rimasto solo al centro della scena politica russa, che lui domina con la sicurezza di chi sa di non avere rivali. Non esiste nella Russia di oggi un uomo politico che possa sfidarlo. Speriamo che venga fuori prima delle elezioni del 2008. 
 
thanx to Borboleta Livre

Torna in alto