Addis Abeba, capitale dell’Etiopia e terra promessa dei rastafariani, il movimento religioso di cui era seguace e profeta Bob Marley, ha ospitato un imponente concerto gratuito in sua memoria, in occasione di quello che sarebbe stato il 60° compleanno del leggendario re del reggae, morto nel 1981.
C’erano non meno di 250 mila persone di ogni continente sull’immensa piazza dove un tempo si tenevano le parate di regime. E nella capitale dell’Africa, come Addis Abeba è considerata, in onore di Bob Marley sono arrivati musicisti da ogni angolo del globo.
Presentati da Harry Belafonte, hanno cantato e suonato molti artisti del continente, tra cui Angelique Kidjo, Yvonne Shaka Shaka e Teddy Afro, l’idolo di casa. Rappresentata anche l’Italia, con Carmen Consoli: la cantautrice siciliana è stata invitata a partecipare all’evento grazie alla collaborazione tra il promoter Nicola Zaccardi e la famiglia Marley.
Ed era stata proprio la famiglia di Marley a scegliere Addis Abeba per i festeggiamenti del sessantesimo anniversario della nascita, perchè la città è la capitale spirituale della fede rasta e Hailè Selassiè, l’ultimo imperatore di Etiopia, era il loro messia. Rita Marley aveva manifestato l’intenzione di traslare proprio qui la salma del marito ma di fronte alle polemiche e alle proteste che si sono scatenate ha dovuto fare marcia indietro, almeno per ora.
Il concerto, evento clou di una serie di manifestazioni comprendenti anche seminari sulla religione rastafariana, è iniziato alle 12 in punto con una esibizione della banda dei Tamburi reali del Burundi.
Poi dal palco sono piovuti saluti, ricordi, slogan per la libertà dell’Africa e moniti contro il flagello dell’Aids. Ma la protagonista assoluta è stata la musica, e il variopinto pubblico di ‘rasta’ e di semplici fan non si è fatto pregare due volte ed ha risposto alla grande senza fermarsi mai un minuto: sono state ore indimenticabili di puro ritmo, in un ondeggiare continuo, inarrestabile, ubriacante.
Uno dei momenti più commeventi è stato quando sul palco è salita Rita Marley, la vedova del cantante, che con tre dei cinque figli della coppia e altri coristi ha cantato alcuni dei pezzi forti del repertorio di Bob: No Woman No Cry, Jammin’, Africa Unite.
Di quest’ultimo pezzo, che ha prestato il titolo allo storico evento, riporto la traduzione del testo.
essequ
“Africa unite” di Bob Marley
Africa unisciti
Perché ce ne stiamo andando da Babilonia
E ci dirigiamo alla terra paterna
Come sarebbe bello e dolce
Davanti a Dio e all’uomo
Vedere l’unità di tutti gli africani
Come è sempre stato detto
Fate che avvenga ora
Noi siamo i figli del Rastaman
Noi siamo i figli dell’Altissimo
Quindi, Africa unisciti, Africa unisciti, sì
Africa unisciti
Perché ce ne stiamo andando da Babilonia
E siamo diretti alla terra paterna
Come sarebbe bello e dolce
Davanti a Dio e all’uomo
Vedere l’unità di tutti i Rastaman
Come è stato detto, fate che avvenga
Vi dirà chi siamo noi sotto il sole
Noi siamo i figli del Rastaman
Noi siamo i figli dell’Altissimo
Quindi, Africa unisciti, Africa unisciti, sì
Africa unisciti, perché i figli vogliono
Tornare a casa, Africa unisciti, Africa unisciti
E’ più tardi, più tardi di quanto si pensi
E’ più tardi, più tardi di quanto si pensi
Unisciti per il bene del tuo popolo
Unisciti per gli africani all’estero
Unisciti per gli africani a casa