500 prigionieri politici palestinesi liberati da israele
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Guerriglia alla prigionia dell'Informazione. Contro la corruzione dell'industria mediatica, il bigottismo dei ceti medi, l'imperdonabile assopimento della coscienza civile. La brama di Verità prima di ogni anelito, l'abrasiva denuncia, verso la dissoluzione di ogni soluzione precostituita, L'infanticidio di ogni certezza indotta. La polvere nera della coercizione entro le narici di una crisi di rigetto. L'abbuffata di un pasto nudo, crudo amaro quanto basta per non poter esser digerito.
Allora quale Vittorio Arrigoni
anima Guerrilla radio?
“Je est un autre”
soleva dire Rimbaud.
“Lei è Allen Ginsberg?”
“uno dei tanti Allen Ginsberg”
rispondeva il poeta della beat generation a chi lo interrogava sulla sua identità,
intendendo con ciò sottolineare la frammentazione del suo ES
in così tante personalità da poter esser considerate vere e proprie persone a sé stanti.
Dotate quasi di propria indipendenza e libero arbitrio.
Questa premessa fondamentale
per chiarire o meglio
scurire,
a coloro che fisicamente non mi conosco,
chi qui si trovano dinnanzi sfogliando le agguerrite pagine di Guerrilla radio.
E chi non si trovano dinnanzi coloro che hanno avuto l’ardita sorte
di conoscere la carne e le ossa di Vittorio Arrigoni
(lo spirito è stato concesso solo ad una stretta cerchia di persone svestite di abiti abituali).
Guerrillaradio è il VittorioArrigoni che legge Orwell e Burroughs,
Saviano e Travaglio,
Micheal Moore e Noem Chomsky. Questo VittorioArrigoni, e non quello che medita fra le pagine dei discorsi del Dalai Lama, di Nietzsche, o del Mahabharata, fra gli haiku di Ryokan e Tagore, e poco di quello che nonostante tutto, al pub ci va ancora con sottobraccio Vian o i Fante, Bukowsky Keruac Gutierrez o Miller, la miglior compagnia possibile dinnanzi ad una carboazotata.
Il Vittorio Arrigoni che durante più di dieci anni
ha fatto del viaggio una università di vita,
i cui illustri docenti sono i personaggi anonimi che la miseria
ha reso miserables,
ma impreziositi veicoli di arcaici valori umani fondamentali.
Il perchè del Blog guerrillaradio
si fomenta nella mia cella d’isolamento a Tel Aviv,
nella quale fui recluso prima di subire un ingiusto processo
la mia unica colpa essere attivista incoruttibile nel campo dei diritti umani.
Guerriglia alla prigionia dell'Informazione. Contro la corruzione dell'industria mediatica, il bigottismo dei ceti medi, l'imperdonabile assopimento della coscienza civile. La brama di Verità prima di ogni anelito, l'abrasiva denuncia, verso la dissoluzione di ogni soluzione precostituita, L'infanticidio di ogni certezza indotta. La polvere nera della coercizione entro le narici di una crisi di rigetto. L'abbuffata di un pasto nudo, crudo amaro quanto basta per non poter esser digerito.
7500 rimangono invece torturati in carcere…
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16 Febbraio 2005
Stamane un volontario della Comunità Papa Giovanni XXIII è stato ferito in modo grave da coloni israeliani. Attualmente il volontario, che sembra abbia perso conoscenza, è in viaggio verso l’ospedale di Beer Sheva e le sue
condizioni appaiono gravi.
Verso le ore 11 del mattino (ora italiana) 3 volontari italiani dell’Operazione Colomba – Corpo Nonviolento di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII – sono stati aggrediti da un gruppo di 5 coloni israeliani discesi dal vicino insediamento di Ma’on, in Cisgiordania. Uno dei coloni ha esploso alcuni colpi di fucile in direzione dei volontari, in seguito sono accorsi altri coloni che hanno picchiato a sangue i tre volontari, tra cui un obiettore di coscienza in servizio civile come casco bianco.
Il fatto è avvenuto mentre i volontari accompagnavano un piccolo gruppo di pastori palestinesi a pascolare.
Il tutto è avvenuto su un terreno di proprietà palestinese e non soggetto a nessuna restrizione da parte delle autorità militari israeliane che, secondo gli accordi di Oslo, amministrano la zona.
Da giorni nell’area in questione a sud di Hebron, le South Hebron Hills, i coloni scacciano i pastori dai loro pascoli senza che le autorità israeliane ne tutelino il diritto a usufruire dei propri terreni. Due settimane fa due volontarie dell’Operazione Colomba – Corpo Civile di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII – sono state minacciate di morte da parte di coloni dello stesso insediamento di Ma’on.
Nell’ottobre del 2004 un volontario italiano di Operazione Colomba è stato picchiato da coloni di Ma’on durante l’accompagnamento di alcuni bambini a scuola. Nel settembre 2004, in maniera analoga due volontari americani vennero ricoverati in ospedale perche picchiati da coloni di Ma’on.
Operazione Colomba
Corpo Civile di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII
volontario italiano picchiato a sangue da coloni israeliani Leggi l'articolo »
Milano, febbraio – Non c’è Stato che abbia degli istinti suicidi. Nemmeno la Siria. Per questa ragione Damasco con l’assassinio di Rafic Hariri non ha nulla a che fare. Si è trattato di un deliberato attacco per dare fuoco a tutta la regione. Un’opera di piromani che si atteggiano a pompieri, usando a volte slogan islamici deliranti, a volte accattivanti confetti di democrazia occidentale.
Qualche mese fa abbiamo scritto che l’amministrazione Bush preparava diversi dossier medio orientali per un eventuale secondo mandato e avrebbe deciso più tardi quale aprire. Sembra che la scelta sia caduta sulla Siria, che non viene aggredita direttamente, perché era impossibile farlo, ma a tenaglia attraverso l’Iraq e il Libano, perché soprattutto quest’ultimo Paese implica anche l’Iraq, l’Iran, i palestinesi, racchiudendo così in sé tutte le maggiori questioni irrisolte del Medio Oriente.
La Siria è l’unico Paese veramente laico della regione. Ciò non basta agli Stati Uniti, perché è un Paese che ha dei principi dai quali non arretra: rifiuta l’occupazione straniera, non solo in Palestina, ma anche nel Kuwait, e ribadisce da anni l’offerta araba a Israele, pace in cambio di terra, dove si offre tutta la pace in cambio della restituzione di tutte la terre arabe occupate con la forza, il Golan, le fattorie di Shebaa, i territori palestinesi del 1967, Gerusalemme Est inclusa.
Il Libano potrebbe prendere fuoco in qualsiasi momento: un incendio confessionale in cui gli unici vincitori, temporanei, potrebbero essere Stati Uniti e Israele. Temporanei perché il Libano non è immune dall’estremismo religioso, è quello che avviene in Iraq, troverebbe terreno fertile a Beirut per poi diffondersi nelle vicinanze, Siria e Palestina comprese. La presenza siriana in Libano non è solo un freno ai vari gruppi religiosi, ma è anche la barriera che si frappone tra tolleranza e intolleranza religiosa. Chi attacca la Siria in Libano vuole distruggere la coesistenza religiosa a Beirut e nella stessa Siria.
L’attacco alla sovranità libanese sotto lo stendardo sui cui campeggia “fuori l’occupante”, legittimato dalla risoluzione Onu 1559, ha anche addentellati iracheni e iraniani. Anche se si celebra nei media occidentali come trionfo della democrazia il voto del 30 gennaio scorso in Iraq, c’è la forte preoccupazione negli ambienti americani che l’Iraq finisca in mano a formazioni sciite che non hanno nessuna simpatia per la politica statunitense nella regione e tantomeno per Israele. Queste forze hanno legami religiosi e politici con gli sciiti del Libano e gli sciiti del Libano sono i primi che pagherebbero le conseguenze dell’attuazione della risoluzione 1559, perché la garanzia per la loro sopravvivenza in pace è assicurata dalla presenza siriana. Colpire gli sciiti libanesi, assume il valore di un messaggio in codice che viene inviato a quelli iracheni.
Non è un segreto che l’Iran abbia forti legami con Hezbollah. La 1559 chiede esplicitamente di disarmare quelle che vengono chiamate milizie presenti nel Paese dei cedri. Che Hezbollah sia un partito politico, interessa poco, disturba in quanto forza militare organizzata ai confini con Israele. Disarmare Hezbollah o minacciare di farlo prima che finisca l’occupazione da parte di Israele delle terre arabe, porta allo scontro, alla guerra civile. Ma ci sono anche almeno altre due conseguenze, a cui Stati Uniti e Israele assisterebbero volentieri. Il primo, lo spostamento del potenziale militare di Hezbollah dal sud del Libano verso l’interno, per utlizzarlo in uno scontro interlibanese. Il secondo non dover temere una reazione militare di Hezbollah nel caso in cui Israele e Stati Uniti decidessero di attaccare l’Iran anche solo nell’ambito di una singola operazione cosiddetta chirurgica.
Un riferimento è necessario anche ai palestinesi, perché sono tanti quelli che vivono in Libano. Qualcuno teme che in caso di scoppio delle ostilità nel Paese ci possano essere dei nuovi Sabra e Chatila. Non è così. Il progetto è più raffinato. Si vorrebbe ottenere che un nuovo governo libanese filo-occidentale assicurasse a centinaia di migliaia di palestinesi la cittadinanza locale, ponendo così la parola fine all’annosa questione del diritto al ritorno in Palestina. Così si potrebbe definitivamente archiviare anche il capitolo della militanza palestinese nei campi profughi sparsi nel Libano.
Il dialogo tra Sharon e Abu Mazen è una coperta corta e stretta. Lo sanno bene i mediatori. Dopo essere riusciti a creare la falsa sensazione nell’opinione pubblica internazionale, attraverso Sharm el Sheikh, che grandi progressi hanno avuto luogo sulla strada della reciproca comprensione tra israeliani e palestinesi, gli esperti sanno che il tempo stringe, e il trucco potrebbe non funzionare tanto a lungo. Servono quindi anche altri accorgimenti. Inglobare i palestinesi nella popolazione libanese potrebbe costituire un precedente da imporre dopo anche agli altri Paesi arabi nell’ambito del progetto del Grande Medio Oriente a stelle e striscie. Il problema del diritto sarebbe così finalmente risolto.
Infine, un accenno all’Arabia Saudita. L’assassinio di Hariri, rivendicato da un gruppo sconosciuto che ha affermato di aver voluto colpire così la casa reale saudita che con Hariri aveva forti legami, fa venire in mente quanto disse nel maggio 2004 il principe ereditario saudita Abdullah bin Abdelaziz, dopo l’attacco terroristico nella città di Yanbu. “Adesso ci è diventato chiaro che dietro le azioni terroristiche che avvengono nel Regno c’è la mano israeliana. Posso dire di essere sicuro al 95 per cento di quello che dico”. Le parole del principe Abdullah vennero riferite dall’agenzia ufficiale saudita Spa, ma quelle internazionali sostituirono nei loro resoconti la “mano israeliana” con “mani straniere”.
Chi e perchè ha ucciso Rafic Hariri Leggi l'articolo »
Irmã Dorothy Stang, 73 anni, religiosa delle Sorelle di Notre Dame di Namur, è stata uccisa sabato 12 febbraio da due sicari che le hanno sparato a sangue freddo nella cittadina di Anapú nello stato di Pará, in Brasile.
La missionaria della Commissione pastorale della terra (Cpt) aveva denunciato solo una settimana fa al ministero della Segreteria Speciale per i Diritti Umani, d’aver ricevuto minacce di morte. Sorella Dorothy era da sempre impegnata in prima fila al fianco dei più deboli, dei contadini “senza terra” e contro le prevaricazioni dei latifondisti e dei commercianti di legname della regione.
Due giorni dopo l’omicidio la stampa locale riporta la notizia dell’arresto dei due sicari e del presunto mandante, di cui però non viene rivelata l’identità. La missionaria è l’undicesima persona “giustiziata” negli ultimi dodici mesi nello stato brasiliano del Parà, regione della pre-Amazzonia in cui regna la legge dell’interesse privato, tutelato con la violenza, e in cui almeno 30 sindacalisti continuano a essere minacciati di morte.
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Gli americani coi muscoli, Forza Italia con il lardo
Cercando di scimmiottare gli USA, Carlo Pederzoli, detto Bud Spencer, si candida per Forza Italia.
Guardate il fisico e la faccia di Arnold Schwarzenneger.
Guardate quelli di Carlo Pederzoli.
da La Repubblica 15/02/2005
Poche immagini rendono meglio la differenza tra il modello e la sua imitazione, tra Bush e il Portatore Nano di Democrazia, tra gli USA e l’Italia, tra i muscoli e il lardo.
da La Repubblica 15/02/2005
E se fosse una profezia?
Carlo Pederzoli, detto Bud Spencer, candidato per Forza Italia. Leggi l'articolo »
uomo di una immensa generosità assoluta, di spirito di sacrificio,
di fine intelligenza organizzativa,
uomo dai grandi valori pacifisti,
è da giorni rinchiuso nelle carceri israeliane,
L’accusa?
semplicemente di essere “una minaccia alla sicurezza dello stato d’Israele”.
In quale modo?
Sempliecemente essendo stato scomodo testimone dei sopprusi delle forze armate di tel aviv contro gli inermi civili palestinesi,
l’aver organizzato svariate azioni non violente atte alla difesa del popolo palestinese,
aver agito spesso da scudo umano,
aver educato e protetto orfani di guerra,
aver diffuso poi le sue esperienze, ciò che il mondo non mai conosce a fondo.
Pat, è stato arrestato dopo una giornata a piantare alberi d’ulivo a Biddu,
un villaggio che conosciamo molto bene,
Ulivi che rappresentavano una speranza,
l’inerme
pacefica
non violenta barriera alla costruzione del muro dell’apartheid che avanza.
Pat, fratello di guerrilla radio,
Inviamo a te il nostro abbraccio più fratello,
che tu sia presto libero,
ma non tanto da quella cella che sai sopportare bene,
ma libero di tornare alla tua vita di generosa non violenta azione di pace e solidarietà.
inshallah sadik.
guerrilla radio
Patrick O’Connor : Réflexions sur mon audition Par Patrick O’Connor
Le système juridique israélien n’est pas vraiment un département indépendant du gouvernement en servant de contrôle sur les autres secteurs.
Au lieu de cela, il est, pour une grande partie, un cachet pour la politique du gouvernement, et il a approuvé des initiatives du gouvernement sur les colonies, le mur de Ségrégation, les assassinats extrajudiciaires, les démolitions à la maison et le refus du droit des Palestiniens à avoir un procès juste, tout cela en violation du droit international.
La période du mercredi soir au jeudi après-midi de la semaine dernière a été la plus difficile pour moi depuis mon arrestation le 24 janvier. Les autorités israéliennes ont essayé de saper mon recours en appel en essayant de m’expulser dans la soirée du mercredi 2 février.
Depuis 1948, le gouvernement israélien a raffiné ses méthodes de contrôle et d’expropriation, empruntant certaines à d’autres pays et créant également leurs propres innovations. L’attaque contre l’ISM et d’autres groupes non-violents internationaux et israéliens vise à écraser la résistance, à isoler les Palestiniens et à critiquer et expulser les défenseurs internationaux et israéliens des droits nationaux palestiniennes.
Cependant, les histoires au sujet des arrestations d’internationaux doivent être vues dans leur contexte. Elles sont seulement une partie minuscule des efforts globaux du gouvernement israélien pour dominer les Palestiniens.
Mercredi soir, mon avocat Gaby Lasky et moi avons soudainement appris que j’aurais une audition du tribunal le jeudi à 9 h. L’audition ne devait pas aborder ma déportation et la question plus large de mettre des activistes sur une liste noire, mais elle devait déterminer si j’étais autorisé à rester dans le pays jusqu’à ce que mon appel contre mon expulsion soit entendu.
Au moment où j’ai appris l’audition, des représentants du Ministère de l’Intérieur dans la prison ont commencé à me dire que je devais partir dans 30 minutes, à 8 h., pour être expulsé vers l’Irlande. J’ai expliqué que j’avais une audition le lendemain matin à 9 h. Ils ont continué à hurler : “Vous partez.” Donc, de ma concentration sur mon audition, j’ai dû tout faire pour éviter l’expulsion.
Quelques jours plus tôt, les autorités israéliennes dans la prison avaient menacé de me mettre dans un avion, mais lundi matin mon avocat et moi avons reçu un ordre de juge pour l’empêcher. Cependant, cela n’avait pas été communiqué aux fonctionnaires de la prison qui ont refusé de me donner un numéro de fax pour que Gaby faxe l’ordre du juge. Ils m’ont finalement donné un numéro d’un fax dans un autre bâtiment, en disant qu’ils seraient tenus informés des fax reçus. Gaby a envoyé l’ordre par fax.
Mercredi soir, pendant qu’ils essayaient de me faire sortir de ma pièce, ils ont continué à refuser de me donner un numéro de fax où Gaby pourrait faxer l’information de l’audition à l’aéroport. Finalement, j’ai trouvé un des types, croyant que j’étais un israélien palestinien, a commencé à parler avec lui en arabe. Il s’est radouci et m’a donné le numéro de fax à l’aéroport et son numéro de téléphone portable. Gaby a alors envoyé l’ordre du juge par fax à l’aéroport.
Nous étions environ 15 à être entassés dans un camion blindé sans vitres. Après quelques heures à l’aéroport, ils ont reconnu que j’avais une audition et m’ont renvoyé à la prison de Maasiyahu.
A Maasiyahu, j’ai été mis dans une cellule froide et sale de 12h30 jusqu’à 2h30 le lendemain matin. Alors que j’étais enfin ramené dans ma cellule familière, on m’a dit que je devrais partir à 6h pour mon audition à 9h.
Juste avant 6h, un garde a commencé à hurler que je devais partir dans 5 minutes. Fatigué et maintenant en colère, je me suis dépêché. Pendant que je partais, mon téléphone portable m’a été pris. J’avais supposé que je pourrais consulter mon avocat et mes amis au sujet de mon audition par téléphone avant l’arrivée.
J’ai été menotté et mis dans un bus blindé pour être conduit au tribunal de Tel Aviv. À 9 h, j’ai été emmené d’une cellule d’attente à la salle d’audience avec des chaines aux jambes. Le juge a discuté avec le garde de police jusqu’à ce que le garde ait accepté d’enlever les chaines.
Le juge et son équipe se sont assis sur une plateforme quelques centimètres au-dessus de nous, signification de leur grand pouvoir. Comme l’audition avait lieu en Hébreu, je ne pouvais pas suivre toute la discussion. Le juge et Gaby ont parlé presque toujours, avec le juge qui coupait court certains arguments de Gaby. Le juge a dit que s’il était forcé de donner sa décision aujourd’hui, il ordonnerait mon expulsion, et qu’une décision négative d’un juge serait un mauvais point pour mon affaire demandant de ne pas être mis sur liste noire. Il a affirmé que ma seulement option devait être l’expulsion ce qui permettrait la poursuite sans moi de mon affaire. J’étais peu satisfait de cet arrangement, mais j’ai reconnu que c’était le meilleur des mauvais choix qui m’étaient offerts, étant donné ma situation.
Le juge a dit que je pourrais implorer pour être présent à mon audition, toutefois mes chances de succès avec cette requête et avec l’affaire toute entière étaient minimes. En 2003, mes requêtes pour assister à ma propre audition sur mon interdiction d’entrer ont été à plusieurs reprises refusées.
La tentative de mercredi pour m’expulser m’avait laissé très fatigué. Je n’avais dormi que deux heures cette nuit-là et aucune nourriture ne m’avait été donnée le matin. La tentative d’expulsion devait être prévue pour la nuit avant mon audition afin de me déstabiliser. Cela faisait au moins partie d’un effort délibéré pour me mettre en difficulté lors de mon appel. De toute façon, ma fatigue a réduit ma capacité à penser clairement pendant l’audition.
Après l’audition, j’ai été ramené dans une cellule sans fenêtres du tribunal avec 25 autres personnes. La cellule faisait 10 mètres sur 3 mètres et il y avait seulement un banc en béton, des toilettes et un robinet. Nous sommes restés là de 10 h du matin à 14h30. Les gens se sont mis en colère et ils ont commencé à marteler la porte et à hurler. Enfin, nous avons tous été menottés et mis mis dans un bus blindé pour nous ramener.
A la fin de la journée, j’étais très fatigué, et très frustré de l’audition au tribunal. L’emprisonnement répété, les menottes et les chaines, les véhicules blindés, l’attente injustifiée, les cris des gardes et le manque de nourriture décente fut pour moi la pire expérience de prison.
Assis dans une cellule au sous-sol avec 25 autres prisonniers en pensant aux juges assis au-dessus de nous qui rendent des décisions pour soutenir une occupation militaire injuste, j’ai vraiment eu un sentiment d’impuissance face à un système qui impose sa volonté par la force derrière une façade de légalité et de démocratie.
Comme je l’avais appris dans mon affaire en 2003, le tribunal donne un “grand degré de latitude” aux services de renseignements israéliens dans les décisions sur de nombreuses questions.
Le système juridique israélien n’est pas vraiment un département indépendant du gouvernement en servant de contrôle sur les autres secteurs.
Au lieu de cela, il est, pour une grande partie, un cachet pour la politique du gouvernement, et il a approuvé des initiatives du gouvernement sur les colonies, le mur de Ségrégation, les assassinats extrajudiciaires, les démolitions à la maison et le refus du droit des Palestiniens à avoir un procès juste, tout cela en violation du droit international.
Je vois aussi que je bénéficie d’un traitement bien meilleur que les autres menacés d’expulsion, et d’un traitement bien meilleur qu’un Palestinien , en raison de ma peau blanche, ma nationalité, mon origine, mes vêtements, etc..
Si je me sens impuissant face au système israélien, avec tous mes privilèges, je peux seulement imaginer comment un Palestinien doit se sentir.
24 heures plus tard, j’étais de retour dans ma cellule de Maasiyahu, avec mes amis du Togo, du Soudan, de Géorgie et de Thaïlande, avec mon téléphone portable comme lien au monde extérieur, et après un long sommeil, je me suis senti ragaillardi et prêt à continuer.
Les autorités de la prison veulent m’envoyer en Irlande, mais je veux retourner à New York City, où je vis. La résolution de ce conflit déterminera la date à laquelle je partirai d’ici. Je peux certainement m’arranger de quelques jours de prison, si mes collègues palestiniens peuvent continuer à supporter les 37 ans d’occupation.
Traduction : MG pour ISM-France
Irish American Humanitarian Arrested by Israel SubTitle 1/24/2005
FOR IMMEDIATE RELEASE
On Monday January 24, Israeli police arrested 41 year old Irish American ISM activist, Patrick O’Connor, on suspicion that he was carrying a fake passport. O’Connor was on his way to Jerusalem after planting olive tree seedlings with Palestinian, Israeli and international activists in the path of the Wall in the occupied village of Biddu.For the past year, Israeli and international activists have supported the villagers of Biddu through nonviolent protest and legal appeals in their struggle against the destruction of their farmland for the building of the Wall.
Mr. O’Connor resides in New York City and holds both Irish and US citizenship. He legally entered the country on his Irish passport in December, 2004 and has been working as a volunteer with the International Solidarity Movement (ISM), a Palestinian led movement that advocates the use of nonviolence in seeking an end to the Israeli Occupation of the West Bank and Gaza.
Mr. O’Connor has received Masters’ degrees from the Kennedy School of Government at Harvard University and from Yale University. He has worked for the past fourteen years as a tireless advocate for human rights and the health and welfare of children with American and international nongovernmental organizations and has managed humanitarian aid programs in Morocco, Egypt, Mali, and the Gaza Strip.
In 2003, traveling on his American passport, Mr. O’Connor was denied entry into Israel based on “secret evidence” that not even his Israeli attorney was allowed to see. It is likely that he was prevented from entering Israel and the Occupied Palestinian Territories because of his prior work in the West Bank with the ISM which included monitoring human rights abuses and supporting Palestinians in nonviolent protests against the Wall.
Israel routinely targets individuals and organizations through the use of “secret evidence” for deportation or by character assassination, innuendo and phony allegations. As witnesses to the occupation, peace and human rights activists pose a “security threat” to the state of Israel, as do journalists and anyone else who can provide first hand testimony about the Occupation.
Mr. O’Connor’s tourist visa has been cancelled by the Ministry of Interior. He is being held in Masiyahu prison and is facing deportation from Israel.
Patrick O’Connor, Pat, our brother in palestine (ism) Leggi l'articolo »
ROLANDO PÉREZ BETANCOURT
L’industria farmaceutica nordamericana sta vivendo momenti di inquietudine, non solo per i recenti scandali relazionati con alcuni prodotti di uso quotidiano che sono divenuti un’arma a doppio filo per i loro effetti secondari, ma anche perchè un fantasma molesto la sta minacciando.
Il grido di guerra lanciato è : “Dovete vigilare!” Sono le più importanti imprese produttrici di medicinali che avvisano: “L’uomo si maschera e può apparire con un cappellino da giocatore di baseball o vestito in qualsiasi altro modo!”
L’uomo è Michael Moore e l’ordine dei dirigenti farmaceutici, se Moore appare, è estremamente preciso: “Nessuno deve aprire la bocca, nessuno gli deve parlare o rispondere, perchè è una trappola!”
Il panico descritto non è un film e lo garantisce un bollettino interno dell’impresa Pfizer Global Research, nel quale si avvisano i dipendenti sulle tattiche che usa Moore per mascherasi, poichè il cineasta è molto conosciuto “al naturale” dopo il successo di Fahrebnheit 9/11.
Ora si sta infiltrando nel sistema di salute pubblica degli USA.
Moore ha detto: “Non capisco come possiamo essere uno dei paesi più ricchi del mondo e permettere che 4 milioni tra i nostri cittadini non vengano assistiti se si ammalano!”
Il nuovo documentario di novanta minuti di durata, ingloba nello stesso obiettivo critico ospedali, agenzie di assicurazioni e la poderosa industria dei medicinali. E ovviamente la politica del governo che protegge, come dice Moore, una delle più feroci ingiustizie del paese.
In questo contesto, una pennellata: i politici che, coinvolti nelle loro campagne elettorali super milionarie, accettano denaro dai Laboratori di Ricerca e poi, grati “degli aiuti ricevuti”, accettano ad occhi chiusi di approvare i medicinali per il consumo…
Anche se Michael Moore no ha voluto rivelare quale sarà il suo stile
d’attacco poichè sarà difficile che lo lascino giungere sino al suo obiettivo con la cinepresa in mano – come ha fatto il Bolos en Columbine e in Fahrenheit 9/11- egli ha annunciato che il documentario, intitolato provvisoriamente “Sicko”, si concentrerà nella drammatica storia di dieci persone condannate a morire per colpa dell’inefficacia della salute pubblica degli Stati Uniti
Il fatto è che l’arrivo di Moore viene atteso ogni giorno da “obiettivi spaventati” per i suoi filmati, ma sino a questo momento lui non si è fatto vedere… e questo ha alimentato cento e una congetture su cos’ha già tra le mani!
Si dice che per evitare di essere identificato si è sottoposto a una dieta dimagrante terribile che lo sta facendo divenire una silfide, con baffi e capelli biondi. Si dice che usa attori che si fanno passare per venditori di medicinali e che offre “mazzette” ai medici disposti ad introdurre cineprese nascoste nei loro studi.
Che potrebbe riapparire divenuto una specie di Uomo Ragno! Nessuno lo ha ancora segnalato così, ma considerando il panico, non sarebbe neanche strano.
Ridendo, Michael Moore nega tutto e insiste che, come è avvenuto con Fahrenheit 9/11, i volontari disposti ad offrire informazioni e a cooperare sono moltissimi anzi troppi… Tutto gratis, ha sottolineato, pur di porre in evidenza le mancanze del sistema
sicko: Il ritorno di Michael Moore Leggi l'articolo »
L’improvvisa comparsa del video con le immagini di Giuliana Sgrena non fuga assolutamente tutti i dubbi nati col suo rapimento e purtroppo espressi apertamente solo su una piccola parte dei media. La richiesta ormai consueta di un ritiro delle nostre truppe dall’Iraq, condizione pressoché impossibile da ottenere come verificato in tutti i precedenti sequestri, e la stessa sigla dei rapitori “Mujaheddin senza frontiere”, mai apparsa prima, lasciano la porta aperta a considerazioni “alternative” sull’identità del gruppo che tiene prigioniera la giornalista del Manifesto. Non dimentichiamoci che Giuliana (e prima di lei Florence Aubenas di Libération) è stata presa mentre si accingeva ad intervistare i profughi di Falluja, la città sunnita che tra novembre e dicembre è stata prima assediata e bombardata per settimane dai soldati Usa, poi espugnata dopo furiosi combattimenti casa per casa, senza che fosse fornito alcun credibile bilancio delle vittime.
Cos’è successo veramente a Falluja? C’è forse qualcosa di indicibile e vergognoso nascosto sotto le rovine o nelle parole di chi è fuggito dalla città e che non si deve assolutamente far sapere in Occidente? Una possibile ricostruzione dei fatti è che gli Usa abbiano messo in piedi da tempo anche in Iraq una propria rete per operazioni “sporche” e che i sequestri di giornalisti scomodi come la Sgrena e la Aubenas (e si potrebbe citare anche il povero Enzo Baldoni) possano rientrare in queste operazioni.
Certo, non ci sono prove a sostegno di queste affermazioni, ma solo chi è “embedded” dalla testa ai piedi, chi sposa acriticamente ragioni e metodi della sedicente “coalizione dei volenterosi” può ritenere inverosimile un simile scenario: persino uno dei dirigenti della Cnn ha alluso alla possibilità che le truppe Usa in Iraq abbiano deliberatamente attentato all’incolumità dei reporter scomodi (finendo obbligato a dimettersi per aver violato la disinformacija ufficiale).
Il dubbio sulla provenienza dei sequestratori dovrebbe far parte del racconto degli eventi di qualunque giornalista che voglia essere se stesso, cioè un ricercatore di verità e non un megafono delle forze occupanti. Condizione, quest’ultima, che i nostri Tg1 e Tg2 hanno confermato ancora una volta, evitando accuratamente di riprendere le lucidissime parole che il compagno di Giuliana, Pier Scolari, ha affidato al Tg3: “Bisogna ritirarsi dall’Iraq non perché ce lo chiede Giuliana ma perché ce lo chiede l’Iraq: in cima al programma della lista che ha vinto le elezioni c’è il ritiro di tutte le forze d’occupazione straniere, e chi chiedeva la permanenza delle truppe (il premier Allawi, insediato dagli americani, ndr) ha preso solo il 13,8%”.
I tg delle prime due reti del servizio pubblico hanno invece focalizzato l’attenzione sulle prevedibilissime reazioni del centrodestra, che dopo aver manipolato le dichiarazioni del segretario generale dell’Onu Annan trasformandole in un appello al mondo ad unirsi alle truppe d’occupazione, ora gridano all’inaccettabile ricatto dei terroristi e ovviamente assicurano che si sta facendo tutto il possibile per la liberazione dell’ostaggio. Un film già visto, insomma, ma se è impossibile pensare che dalle reti pubbliche asservite al governo arrivi un messaggio diverso, si può sperare che almeno sulla stampa non di regime emerga un vero dibattito su quale sia la cosa giusta da fare per noi in Iraq, se restare asserragliati in una base nel deserto fuori Nassiriya per non darla vinta ai terroristi o preparare il ritiro, anche graduale, lanciando nel contempo in sede Onu un’iniziativa per sostituire americani, inglesi e loro ascari con una vera forza multinazionale di pace.
Il rapimento di Giuliana Sgrana tra dubbi e disinformazione Leggi l'articolo »
Scott Ritter
Secondo qualunque standard di giudizio, l’attuale occupazione americana in Iraq risulta essere un disastro. L’ampiamente decantata macchina militare statunitense, apprezzata ed elogiata per la storica marcia compiuta su Baghdad nel Marzo e nell’Aprile del 2003, si trova oggi ad essere un’armata in rotta, con un attegiamento di difesa in un territorio che può parzialmente occupare ma che non riesce a controllare.
L’attacco a tutto campo messo in atto per eliminare la resistenza a Falluja è fallito, lasciando una città devastata dal fuoco americano, e ancora molto nelle mani dei combattenti anti-americani.
Si può dire lo stesso di Mosul, Samarra, o qualunque altro luogo dove i militari americani abbiano deciso di intraprendere azioni “decisive” contro i combattenti, solo per scoprire che, nel giro di giorni, gli scontri si sono ripresentati, più accesi che mai.
E nonostante ciò, sembra che adesso gli Stati Uniti, nello sforzo di attaccare la resistenza in Iraq, si preparassero ad aggravare gli errori commessi con una nuova serie di azioni legate a parte del più oscuro e imbarazzante periodo della storia americana moderna.
Secondo alcune rivelazioni della stampa, il Pentagono sta considerando l’ipotesi di organizzare, preparare e rifonire le cosidette “squadre della morte”: gruppi di assassini iracheni che dovrebbero essere utilizzati come infiltrati per eliminare la leadership della resistenza irachena.
Battezzato Opzione Salvador, in riferimento ad analoghe squadre della morte sponsorizzate dagli USA che negli anni ’80 terrorizzavano la popolazione del Salvador, il piano proposto attualmente affonda le sue radici nel programma di assisinio Phoenix intrapreso durante la guerra in Vietnam. In questo progetto, dei killer guidati da alcuni americani uccisero migliaia di collaboratori dei Vietcong (presunti o accertati).
Forse è un segno della disperazione interna al Pentagono, oppure una sottolineatura della perversione ideologica di coloro che sono al potere, il fatto che l’esercito americano si appigli ai fallimentari programmi del passato per risolvere insolubili problemi del presente.
L’Opzione Salvador comunque non sarebbe, in Iraq, il primo esempio di utilizzo americano dell’omicidio come mezzo di occupazione.
Nei mesi seguenti all’insediamento di Paul Bremer come CPA (Coalition Provisional Authority), nel Giugno 2003, le strade di Baghdad erano gremite di squadre della morte.
Tra le più brutali ed efficienti unità vi erano i membri della Brigata Badr, la milizia armata del partito politico sciita conosciuto come Consiglio Supremo della Rivoluzione Islamica in Iraq, o SCIRI.
Anche se non è riconosciuto pubblicamente, il ruolo giocato dalle varie milizie anti-Saddam nella guerra contro gli elementi restanti del precedente partito Bath al potere (il partito di Saddam) ha offerto un scorcio di quanto è successo e deve ancora succedere: la politica americana rispetto alla de-bathificazione prevede (in modo non manifesto) che gli iracheni facciano il lavoro sporco.
Lo sforzo dello SCIRI per sterminare i fedeli al partito Baath ancora fedeli a Saddam Hussein, o coloro che presumibilmente abbiano commesso crimini contro lo SCIRI stesso e i suoi simpatizzanti, ha attirato l’attenzione del lato “oscuro” del CPA: si tratta di operazioni clandestine guidate dalla CIA e da unità d’elite delle Operazioni Speciali dell’esercito americano.
Tra tutti i vari attori coinvolti in questo spettacolo mortale, la Milizia Badr si è distinta come la più volenterosa ed abile a combattere contro i restanti baathisti. Protette dagli agenti delle operazioni clandestine del CPA, le squadre della morte hanno ucciso dozzine di baathisti dentro e intorno a Baghdad.
Ma l’omicidio di queste persone non ha portato alla pacificazione dell’Iraq. L’attuale resistenza all’occupazione americana dell’Iraq non è stata fondata sulla formale struttura del partito Baath, ma piuttosto su un complesso intreccio di motivazioni tribali e religiose che, dal 1995, si erano fuse nella cellula segreta del partito Baath. Mentre gli americani e i loro alleati SCIRI sono impegnati a spedire all’inferno i baathisti, la resistenza si è tramutata in un genuino movimento popolare di liberazione nazionale in cui la pianificazione strategica generale può benissimo essere il prodotto di ex-baathisti, ma la tattica quotidiana da adottare viene decisa da Shaki tribali o da religiosi locali. Il crescente successo della resistenza è stato attribuito parzialmente al fallimento della politica di de-baathificazione del CPA.
Nello sforzo di ribaltare questa tendenza Bremer ha bloccato questo programma e ha ordinato alle squadre della morte Badr di fermarsi.
Questo cambio politico non può comunque modificare la realtà sul campo. La resistenza, principalmente formata da sunniti, presa di mira dagli assassini del Badr, si è vendicata. In una campagna di omicidi mirati con autobombe e imboscate, la resistenza ha ingaggiato la sua personale politica di terrore contro gli sciiti, visti dai combattenti sunniti come poco più che semplici collaboratori dell’occupazione americana. Avendo iniziato il gioco dell’omicidio politico, gli Stati Uniti si sono trovati una volta di più bloccati da forze interne all’Iraq che non riescono a comprendere e che non saranno mai capaci di battere.
L’Opzione Salvador non funziona a più livelli: il primo e più importante è quello etico e morale.
Mentre è difficile comprendere e capire, figuriamoci giustificare, la tattica utilizzata dalla resistenza irachena, la storia ha dimostrato che la tattica delle imboscate, invece di una lotta diretta, è sempre stata usata dai combattenti per la libertà quando dovevano fronteggiare un illegittimo occupante straniero che deteneva una schiacciante superiorità militare.
Allo stesso modo, la storia celebra la resistenza dei francesi e dei russi contro l’occupazione nazista durante la seconda guerra mondiale, la resistenza cinese contro l’occupazione giapponese nello stesso periodo, o anche il decennale movimento di liberazione in Vietnam che ha battuto non solo i francesi e gli americani ma anche i governi fantoccio che questi due occupanti avevano tentato di instaurare nel Vientam del Sud.
La storia, d’altro canto, tratta duramente la potenza occupante che usa il terrore per sottomettere la popolazione occupata. Così, mentre è giusto far saltare un treno di militari tedeschi, non è accettabile che i tedeschi per rappresaglia brucino un vilaggio francese.
La storia potrà eventualmente dipingere tutto ciò come lo sforzo legittimo della resistenza irachena di destabilizzare e abbattere le forze di occupazione americana e il governo di collaborazionisti imposto in Iraq.
E la storia condannerà l’immoralità dell’occupazione americana, che ha defraudato i valori e gli ideali del popolo americano legittimando la tortura, la violenza e l’omicidio come mezzo per prolungare un’illegale guerra di aggressione.
Etica a parte, l’Opzione Salvador fallirà semplicemente perchè non può avere successo. Nello sforzo di fronteggiare la resistenza a base sunnita, il Pentagono ha proposto che i membri delle squadre della morte venissero reclutati dalle fila dei movimenti di opposizione kurdi e sciiti.
In 30 anni di dittatura di Saddam, il governo baathista e i suoi organi di sicurezza sono stati molto abili nell’infiltrare agenti nei movimenti di opposizione kurdi e sciiti.
Gli sciiti e i kurdi, d’altro canto, non hanno mai dimostrato storicamente di essere capaci di fare altrettanto con i sunniti. Se qualcosa è diventato chiaro nell’incomprensibile realtà del dopo invasione è che la resistenza irachena conosce infinitamente meglio l’Iraq di quanto non lo conosca l’occupante americano.
Se messa in pratica, l’Opzione Salvador servirà a far crescere la furia di una guerra civile. Così come gli omicidi mirati sponsorizzati dagli americani hanno provocato il rafforzamento e la riorganizzazione della resistenza sunnita, analogamente il tentativo statunitense di creare gruppi kurdi e sciiti spazzerà via ogni ostacolo e permetterà lo scoppio di una guerra civile etnica e religiosa in Iraq.
E’ difficile per un americano accettare il fallimento delle operazioni militari americane in Iraq. Un fallimento che porterà con sè morti e feriti statutinitensi, e ancor più iracheni.
Come americano, ho sperato che ci fosse un modo per l’America di uscire vittoriosa in Iraq, con il nostro onore e la nostra sicurezza nazionale intatti, e l’Iraq stesso una nazione migliore di quella che avevamo “liberato”. Ma è troppo tardi perchè ciò accada. Non abbiamo semplicemente invaso l’Iraq con una scusa, ma abbiamo stravolto il concetto di liberazione rimuovendo Saddam e i suoi scagnozzi dai palazzi del potere e mettendoci occupanti americani. E questi ultimi non solo hanno tenuto aperte le più infami prigioni di Saddam, ma hanno anche messo in atto torture, violenze e abusi che, teoricamente, avremmo dovuto far cessare.
Messi di fronte alla nostra incapacità di gestire una resistenza ben radicata nella popolazione che è cresciuta esponenzialmente nell’ultimo anno, i migliori pianificatori politici americani non sono stati capaci di fare altro che mettere in pratica il proprio programma terroristico: sostenere squadre della morte che non possiamo controllare, che eroderanno ulteriormente il fondamento morale della nostra nazione e che massacreranno ancor più iracheni.
Come americano, spero e prego che il senso comune e la semplice morale prevalgano a Wasghinton D.C., ponendo fine all’Opzione Salvador prima che venga attuata. Se così non fosse, spero che il programma di squadre della morte sponsorizzate dagli americani venga sconfitto. Questo è il massimo del sentimento pro-americano che posso esprimere in questo momento, data la situazione.
Scott Ritter è stato un ispettore senior delle Nazioni Unite in Iraq tra il 1991 e il 1998. Adesso è un consulente indipendente
Opzione Salvador: il programma di squadre della morte usa Leggi l'articolo »
I DS dovrebbero chiudersi in una Beauty Farm per un anno e non comunicare con nessuno.
Così vincerebbero sicuramente le elezioni.
Si può rispondere a Schifani, Bondi o Calderoli? Si può solo guardarli con espressione sgomenta.
Invece COMUNICANO.
Una tipica famiglia: padre, madre e il cinesino, che non è il figlio ma il datore di lavoro
beppe grillo: pubblicità regresso Leggi l'articolo »
La forza della stampaIn Egitto, per la prima volta, un giornale pubblica un dossier sulle
mutilazioni genitali femminili.
Il quotidiano Al Ahram, tiratura di centinaia di migliaia di copie,
dimostra che queste barbare pratiche non sono dettate dai testi sacri
musulmani, ma solo “da tradizioni popolari contrarie alla salute fisica
e psichica della donna, la cui sessualita’ e’ ammessa dal Corano”.
Le mutilazioni genitali femminili, conclude l’inchiesta, potrebbero
essere tranquillamente vietate.
Dalla Conferenza del Cairo del giugno 2003 molte persone si sono mosse.
Capi religiosi sono addirittura andati in televisione, condannando
pubblicamente la circoncisione femminile.
(Fonte: il giornale ideale
contro mutilazioni genitali femminili Leggi l'articolo »
“Il Movimento olimpico – si legge nella Carta Olimpica – s’impegna a promuovere iniziative volte a favorire la pace. Lo scopo del Movimento olimpico è quello di contribuire alla costruzione di un mondo migliore, senza guerre e tensioni”
dal sito ufficiale delle Olimpiadi:
torino2006.org alla voce sponsor ufficiali.Se si clicca su www.finmeccanica.it
scopri il reale spirito olimpico:
Tiziano Terzani diceva che viviamo un epoca
in cui mancano i grandi maestri
da prendere come esempio,
beh mancano anche i piccoli maestri.
IO,
che tendo verso un laicismo esasperato,
che non sono solo un mangiapreti,
ma anche un divoravescovi,
di più uno scannapapi,
ho identificato per la mia vita
uno dei pochi maestri
viventi, del nostro Paese.
E’ paradossalmente quest’uomo è un prete.
E tutta la sua vita è un viatico prezioso per imparare,
un calvario necessario per arrivare alla liberazione.
Quando Alex Zanotelli leva la sua voce,
scuote le coscienze,
quando denuncia, eleva il basso senso di moralità
della società.
Quando Zanotelli dirigeva la sua rivista, Nigrizia,
l’Italia tutta degli imbrogli e dei loschi traffici tremava,
lo minacciava di morte,
il Vaticano lo scaricava in una discarica puzzolente in Africa,
da cui lui è risorgeva.
Quando Alex Zanotelli
ha cominciato a denunciare le olimpiadi di Torino 2006
come un evento cosparso di teschi e ossa,
sponsorizzato nientemeno che dalla messaggera della Morte,
Le mie antenne si sono drizzate.
E come me molto prima si erano mobilitati
decine di movimenti e associazioni,
l’intera rete lilluput,
le cooperative sociali,
il commercio equo e solidale
i sindacati,
Miracolo a milano
parlamentari di rifondazione comunista e dei verdi
mani tese
acli
wwf
legambiente
etcetc
insomma una larga serie di individui chiaramente
dediti all’EVERSIONE.
Infine si era mossa anche Amnesty International scrivendo al presidente del Toroc
per denunciare lo scandalo.
Successo qualcosa?
La fabbrica di armi Finmeccanica è lì presente ai giochi,
con la sa bella esposizione di giocattoli di morte,
a fare dell’incoerenza assoluta con il messaggio olimpico che si vorrebbe di pace.
Ricordiamolo brevemente,
Finmeccanica è l’ottava holding mondiale nel settore della difesa,
e dalla vendita di armamenti ricava il 65% dei suoi profitti.
Non certo un profitto secondario rispetto ad altri isuo investimenti.
E’ stata privatizzata nel giugno del 2000, anche se lo Stato Italiano conserva il 32,3% del capitale.
Il fatto che il ministero dell’economia sia il principale azionista,
è da considerarsi un aggravante, non certo una giustificazione.
Nel suo armadio a tanti di quegli scheletri
che pare difficile districarsi.
Beppe Grillo dal suo blog già denunciava
come Finmeccanica ha l’abitudine di vendere armi a paesi in conflitto,
cosa vietata dalla legge italiana 185/1990.
Ha sempre venduto elicotteri ai Turchi,
che sistematicamente li utilizzava per bombardare villaggi curdi.
Adesso si è messa a commerciare con Gheddafi
prima con la Siria,
ma come non erano stati canaglia???
No problem
Finmeccanica vendeva a suo tempo armi a Saddam Hussein.
Ed ora la BOMBA ATOMICA portata a Torino.
come,
nessuno ne ha parlato ai tg???
Medaglia d’oro alla Norvegia,
per me sono loro i veri campioni di questi Olimpiadi,
quando,
qualche settimana fa hanno stracciato contratti e quote
per milioni di euro
avendo scoperto che Finmeccanica sta costruendo un missile nucleare
per la Francia…
Magari questa bombetta atomica
la faranno esplodere fra i fuochi artificiali alla cerimonia di chiusura
di questi giochi,
sarebbe una degna fine,
la fine di tutto.
guerrilla radio
sapete chi ha portato la bomba atomica alle olimpiadi di Torino? Leggi l'articolo »
CHI C’è C’è
CHI NON CI SARA’ MARCERA’ COL CUORE
GR
sabato 18 febbraio manifestazione nazionale x UNA PALESTINA LIBE Leggi l'articolo »
Israel and the Occupied Territories (the State of Israel)
Stato d’Israele
Capo di Stato: Moshe Katzav
Capo del governo: Ariel Sharon
Pena di morte: abolizionista per i reati ordinari
Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne: ratificata con riserve
Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne: non firmato
L’esercito israeliano ha ucciso circa 600 palestinesi, compresi più di 100 bambini. Per la maggior parte sono stati uccisi illegalmente, in sparatorie irresponsabili, sotto colpi di mortaio e bombardamenti in zone residenziali abitate da civili, in esecuzioni extragiudiziali e in seguito all’uso eccessivo della forza.
Gruppi armati palestinesi hanno ucciso circa 200 israeliani, almeno 130 civili di cui 21 bambini, in attentati suicidi e in altri attacchi deliberati. Restrizioni sempre più frequenti imposte ai palestinesi dall’esercito israeliano in tutti i Territori Occupati hanno causato povertà, disoccupazione e problemi sanitari senza precedenti. L’esercito israeliano ha demolito diverse centinaia di case palestinesi e distrutto grandi appezzamenti di terreni coltivati e centinaia di proprietà commerciali e di altro tipo. Israele ha intensificato la costruzione di una recinzione/muro che s’incunea profondamente per lo più in Cisgiordania. Di conseguenza, centinaia di migliaia di palestinesi sono stati costretti in enclave e tagliati fuori dalle loro terre e dai servizi essenziali delle città e dei villaggi vicini. È proseguita l’espansione di insediamenti illegali nei Territori Occupati da parte di Israele, privando in tal modo ulteriormente l’accesso dei palestinesi a risorse naturali come terreni e acqua. Migliaia di palestinesi sono stati detenuti dall’esercito israeliano. La maggior parte sono stati rilasciati senza accuse, centinaia sono stati incriminati per reati contro la sicurezza di Israele e almeno 1.500 sono stati trattenuti in detenzione amministrativa senza accuse né processo. I processi davanti ai tribunali militari non hanno rispettato gli standard internazionali. Vi sono state diffuse denunce di torture e maltrattamenti di detenuti palestinesi e i soldati israeliani hanno usato palestinesi come “scudi umani” durante le operazioni militari. Determinati abusi commessi dall’esercito israeliano sono da considerarsi crimini di guerra, incluse le uccisioni illegali, lo sbarramento all’assistenza medica e la presa di mira di personale sanitario, le distruzioni estese e arbitrarie di proprietà, la tortura e l’uso di “scudi umani”. Gli attacchi deliberati contro civili da parte di gruppi armati palestinesi costituiscono crimini contro l’umanità. Decine di obiettori di coscienza israeliani che si sono rifiutati di prestare servizio militare nei Territori Occupati sono stati incarcerati e alcuni sono stati sottoposti alla corte marziale.
Contesto
A giugno un piano di pace appoggiato da Stati Uniti, Nazioni Unite, Unione Europea e Federazione Russa, conosciuto come “road map” è stato accettato da Israele e dall’Autorità Palestinese (AP). L’accordo prevedeva la creazione di uno Stato palestinese entro il 2005 ma non conteneva alcun mezzo per garantire il rispetto degli obblighi delle parti secondo il diritto internazionale. Veniva richiesto ai palestinesi di porre fine agli attacchi contro gli israeliani e ad Israele di bloccare l’espansione degli insediamenti e di evacuare e smantellare quelli recentemente stabiliti, di cessare la distruzione di case palestinesi e l’assassinio di palestinesi, di allentare le chiusure e i blocchi nei Territori Occupati. A giugno i principali gruppi armati palestinesi, le Brigate dei Martiri di al-Aqsa (una frangia di Fatah), Hamas e la Jihad islamica, hanno dichiarato un cessate il fuoco unilaterale. Israele ha rilasciato circa 600 detenuti palestinesi, la maggior parte dei quali avevano comunque quasi finito di scontare la loro pena. I negoziati relativi al piano di pace “road map” sono falliti a settembre e in novembre sono stati fatti alcuni tentativi per riprendere i negoziati quando il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione che approvava la “road map”. A dicembre l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione che chiedeva una consulenza legale alla Corte internazionale di Giustizia sulla legalità della costruzione da parte di Israele della recinzione/muro all’interno della Cisgiordania.
Uccisioni ed attacchi da parte dell’esercito israeliano
Circa 600 palestinesi, la maggior parte dei quali disarmati, compresi 100 bambini, sono stati uccisi dall’esercito israeliano in sparatorie, colpi di mortaio o bombardamenti casuali e irresponsabili oppure come risultato di un uso eccessivo della forza. Circa 90 palestinesi sono stati uccisi in esecuzioni extragiudiziali, compresi più di 50 passanti casuali, di cui 9 erano bambini. Altri sono stati uccisi in scontri armati con soldati israeliani.
*Il 25 giugno, Nivin Abu Rujaila, di 19 anni, è stata uccisa quando un elicottero israeliano ha sparato un missile che ha colpito il taxi in cui viaggiava. Il tassista, Akranm Ali Farhan, è morto assieme a lei. L’obiettivo dell’attacco viaggiava in un’altra auto.
*Il 12 giugno, Islam Taha, che era incinta, e sua figlia di 18 mesi sono state uccise nella città di Gaza da razzi lanciati da un elicottero dell’esercito israeliano contro la loro macchina allo scopo di assassinare suo marito, Yasser Taha, che era nell’auto ed è stato ucciso. Quattro passanti sono rimasti uccisi e altri venti, inclusi diversi bambini, sono rimasti feriti. In altri tre attacchi analoghi da parte dell’esercito israeliano nei due giorni precedenti, erano stati uccisi 11 passanti e decine feriti, compresi più di 10 bambini.
Diversi attivisti internazionali affiliati all’International Solidarity Movement (ISM), giornalisti e operatori sanitari stati uccisi o feriti da soldati israeliani.
*A marzo l’attivista dell’ISM, Rachel Corrie, cittadina statunitense, è stata schiacciata da un bulldozer dell’esercito israeliano a Rafah, a sud della Striscia di Gaza. Ad aprile gli attivisti Tom Hurndall, cittadino britannico, e Brian Avery, statunitense, sono stati colpiti alla testa da soldati israeliani rispettivamente a Rafah e Jenin. Entrambi sono rimasti gravemente feriti. A maggio il giornalista James Miller è stato colpito al collo e ucciso da soldati israeliani a Rafah.
Soldati israeliani hanno continuato ad usare palestinesi come “scudi umani” durante le operazioni militari, costringendoli a portare a termine compiti che mettevano a repentaglio la loro vita.
La maggior parte dei soldati e dei membri delle forze di sicurezza israeliani hanno continuato a godere dell’impunità. Raramente sono stati avviati indagini, processi e condanne per violazioni dei diritti umani. Secondo l’esercito israeliano, dall’inizio dell’intifada (sollevazione), nel settembre 2000, erano stati incriminati 61 soldati. Di questi, 17 sono stati riconosciuti colpevoli di violenza, due di uso improprio di armi, e 22 di saccheggio o di danneggiamento di proprietà. Nella stragrande maggioranza dei migliaia di casi di uccisioni illegali e di altri gravi violazioni dei diritti umani commesse da soldati israeliani dall’inizio dell’intifada, non risultano essere state avviate indagini.
Uccisioni e attacchi da parte di gruppi armati palestinesi
Almeno 130 civili israeliani, compresi 21 bambini, sono stati uccisi da gruppi armati palestinesi. Quasi la metà delle vittime sono state uccise in attacchi suicidi e gli altri in sparatorie. Circa 70 soldati israeliani sono stati uccisi in attacchi analoghi da parte di gruppi armati palestinesi. La maggior parte dei civili israeliani sono stati uccisi entro i confini israeliani mentre la maggior parte dei soldati nei Territori Occupati.
*Lilah Kardi, una donna di 22 anni, è stata uccisa assieme ad altri 19 civili, compresi alcuni bambini, da un attentatore suicida palestinese su un autobus a Gerusalemme il 19 agosto. L’attentato sarebbe stato rivendicato sia da Hamas che dalla Jihad islamica.
*Il 5 ottobre, due donne una bambina della stessa famiglia – Bruria, Keren e Noya Zer-Aviv, rispettivamente dell’età di 54, 29 e un anno – e altri due loro parenti sono stati tra le vittime di un attacco suicida che ha ucciso 20 civili israeliani e provocato decine di altri feriti. L’attacco, che è stato portato a termine da una donna palestinese in un ristorante di Haifa, è stato rivendicato dalla Jihad islamica.
Gruppi armati palestinesi hanno sparato ripetutamente colpi di mortaio dalla Striscia di Gaza verso città israeliane vicine e verso insediamenti israeliani nella Striscia di Gaza. Gli attacchi non hanno in genere causato feriti tra gli israeliani.
Attacchi da parte di coloni israeliani contro palestinesi nei Territori Occupati
Coloni israeliani nei Territori Occupati hanno ripetutamente attaccato palestinesi e le loro proprietà. Tali attacchi sono aumentati a ottobre, durante la raccolta delle olive, quando coloni israeliani hanno distrutto e danneggiato alberi di proprietà di palestinesi in vari villaggi della Cisgiordania. Nella maggior parte dei casi, gli attacchi da parte di coloni israeliani ai palestinesi e le loro proprietà non sono stati indagati e i responsabili non sono stati portati in giudizio.
*Il 27 ottobre coloni israeliani hanno attaccato un gruppo di attivisti per i diritti umani israeliani che stavano aiutando contadini palestinesi a raccogliere le loro olive vicino al villaggio di Einabus, in Cisgiordania. Il rabbino Arik Asherman, direttore di Rabbis for Human Rights (rabbini per i diritti umani), e il giornalista John Ross, di 66 anni, erano tra le persone attaccate dai coloni israeliani.
A ottobre, tre coloni israeliani sono stati condannati da 12 a 15 anni di reclusione per avere tentato di fare esplodere una scuola femminile palestinese nel 2002.
Distruzione di proprietà palestinesi nei Territori Occupati
L’esercito israeliano ha distrutto diverse centinaia di case palestinesi e decine di strutture commerciali e pubbliche e ha distrutto o danneggiato infrastrutture per l’acqua, l’elettricità e le comunicazioni in tutti i Territori Occupati. Spesso le distruzioni sono state portate a termine dall’esercito israeliano come forma di punizione collettiva sulla popolazione locale in seguito ad attacchi eseguiti da gruppi armati palestinesi che avevano operato, o si sospettava avessero operato, direttamente dalle zone o nei pressi delle zone prese di mira.
L’esercito israeliano ha intensificato la distruzione delle case di parenti dei palestinesi noti o sospettati per aver compiuto attacchi contro civili o soldati israeliani.
Spesso anche le case limitrofe sono state distrutte o danneggiate dalle grandi cariche esplosive solitamente usate dai soldati per fare saltare le case, e in alcuni casi gli abitanti sono stati uccisi o feriti. L’esercito di solito non ha lasciato il tempo agli abitanti di raccogliere i loro beni prima di distruggere le case.
*Il 3 marzo, Noha Makadmeh, madre di 10 bambini e incinta di nove mesi, è stata uccisa nel suo letto nel crollo della sua abitazione dopo che un soldato israeliano aveva fatto saltare una casa vicina a notte fonda nel campo profughi di Bureij nella Striscia di Gaza. Sua marito e la maggior parte dei figli sono stati feriti, alcuni seriamente. Altre sei case limitrofe sono state distrutte dall’esplosione, lasciando circa 90 persone senza casa.
*La notte del 9 settembre l’esercito israeliano ha fatto saltare un edificio residenziale di otto piani a Hebron, lasciando 68 persone senza casa, 53 delle quali erano donne e bambini. I soldati hanno evacuato gli abitanti senza permettere loro di portare via alcuna proprietà e in seguito hanno ucciso due uomini armati palestinesi che erano entrati nell’edificio mentre fuggivano dai soldati. Dopo che i corpi dei due militanti erano stati rimossi dall’edificio i soldati lo hanno fatto saltare. Tartil Abu Hafez Ghaith, una studentessa di 18 anni che viveva in un edificio limitrofo è stata gravemente ferita e un suo vicino, Tha’ir Muhammad al-Suri, di nove anni, è stato ucciso dalle schegge di un mortaio sparato da un carro armato israeliano durante l’attacco.
*A ottobre l’esercito israeliano ha distrutto più di 100 case e danneggiato decine di altre in un campo profughi a Rafah, lasciando centinaia di palestinesi senza tetto. L’esercito israeliano ha dichiarato che aveva portato a termine le distruzioni per scoprire tre tunnel sotterranei usati da gruppi armati palestinesi per contrabbandare armi dall’Egitto alla Striscia di Gaza.
*Durante un’incursione prolungata a nord della Striscia di Gaza nel mese di giugno l’esercito israeliano ha distrutto decine di edifici oltre a ponti, strade ed altre infrastrutture. Tra le proprietà distrutte, la fabbrica di laterizi Abu Ghaliun, la fabbrica più grande e sofisticata in questo settore di tutti i Territori Occupati. I soldati israeliani hanno distrutto tutti i macchinari e il magazzino dei prodotti finiti, causando danni per circa 6 milioni di dollari americani.
Punizioni collettive, chiusure e violazione dei diritti economici e sociali
Restrizioni crescenti imposte dalle autorità israeliane sul movimento dei palestinesi nei Territori Occupati hanno causato difficoltà senza precedenti per i palestinesi, rendendo difficile o impedendo totalmente il loro accesso al lavoro, all’istruzione, alle cure mediche, le visite familiari e altre attività della vita quotidiana. Chiusure, posti di blocco militari, coprifuochi e una miriade di altre restrizioni hanno confinato i palestinesi alle loro case o nelle immediate vicinanze per la maggior parte del tempo.
Le restrizioni sono state una delle principali cause del collasso di fatto dell’economia palestinese e hanno determinato un drammatico aumento della disoccupazione, che è arrivata a sfiorare il 50%, e povertà, con i due terzi della popolazione palestinese che vivono sotto la soglia della povertà e un numero sempre maggiore di persone che soffrono di malnutrizione o di altri problemi di salute.
Centinaia di posti di blocco dell’esercito israeliano e sbarramenti hanno impedito ai palestinesi di servirsi delle strade principali e di molte altre strade secondarie che sono tranquillamente usate dai coloni israeliani che vivono in insediamenti illegali nei Territori Occupati. Le chiusure e le restrizioni al movimento sono state via via aumentate quale rappresaglia per gli attacchi compiuti da gruppi armati palestinesi.
Le restrizioni al movimento dei palestinesi hanno subito un ulteriore incremento con la costruzione da parte di Israele di una recinzione/muro nella parte occidentale della Cisgiordania e attorno a Gerusalemme. Secondo Israele la recinzione/muro, costituita da recinzioni, muri di cemento, profondi fossati e strade costellate da carri armati, dovrebbe servire ad impedire ai palestinesi di entrare in Israele e portare a termine degli attacchi. Tuttavia, la recinzione/muro è in costruzione soprattutto su terre palestinesi all’interno della Cisgiordania, tagliando fuori centinaia di migliaia di palestinesi dai servizi essenziali delle città e dei villaggi vicini e dalle loro terre coltivate, una fonte importante di sussistenza per i palestinesi in questa regione. L’esercito israeliano ha dichiarato zone militari chiuse le porzioni della Cisgiordania tra la recinzione/muro e Israele e ha preteso che i palestinesi che vivono o possiedono terreni in quelle zone ottenessero permessi speciali per entrare e uscire dalle loro case e le loro terre. Soldati israeliani hanno negato frequentemente il passaggio a residenti e contadini in queste zone, impedendo loro di recarsi al lavoro o di tornare a casa.
Per imporre le chiusure o i coprifuochi, i soldati israeliani hanno fatto spesso uso di munizioni cariche, gas lacrimogeni e granate stordenti, hanno detenuto o maltrattato palestinesi e confiscato veicoli e carte di identità. I soldati israeliani hanno spesso rifiutato o ritardato il passaggio attraverso i posti di blocco di ambulanze palestinesi o di pazienti che viaggiavano in veicoli privati o a piedi, costringendo alcune donne a partorire presso il posto di blocco.
*Il 28 agosto, Rula Ashtiya, di 29 anni, del villaggio di Salem, si è vista rifiutare il passaggio da parte di soldati israeliani al posto di blocco di Beit Furik che separa il suo villaggio dalla città di Nablus. Ha partorito sulla strada sterrata vicino al posto di blocco. La sua bambina è morta poco dopo e solo allora i soldati hanno permesso a Rula Ashtiya di transitare a piedi attraverso il posto di blocco per andare in ospedale a Nablus.
Obiettori di coscienza
Decine di ebrei israeliani che si erano rifiutati di prestare servizio militare o di servire nei Territori Occupati sono stati condannati a periodi di reclusione fino a 6 mesi. Altri sei che erano stati deferiti alla corte marziale per avere rifiutato di servire nell’esercito israeliano erano in attesa di sentenza. Tutti sono prigionieri di coscienza.
Trasferimenti forzati
A ottobre l’esercito israeliano ha ordinato il trasferimento forzato dal loro paese d’origine in Cisgiordania alla Striscia di Gaza di almeno 18 palestinesi sotto detenzione amministrativa senza accuse né processo. A fine anno erano stati tutti trasferiti forzatamente.
Preoccupazioni di organismi delle Nazioni Unite
Ad agosto il Comitato delle Nazioni Unite sull’eliminazione della discriminazione razziale e il Comitato diritti umani delle Nazioni Unite hanno chiesto a Israele di abrogare una legge, passata a luglio, che proibiva il ricongiungimento familiare per gli israeliani che sposano palestinesi dei Territori Occupati. Il Comitato diritti umani ha chiesto inoltre ad Israele di fermare la costruzione della recinzione/muro all’interno dei Territori Occupati e di permettere la libertà di movimento, di porre fine alle demolizione delle abitazioni, smettere di usare palestinesi come “scudi umani” e di indagare sulle denunce di torture, uccisioni illegali o altre violazioni.
Amministrazione della giustizia
Movimenti per i diritti umani hanno inoltrato istanze alla Corte Suprema israeliana in merito a questioni riguardanti l’uso da parte di soldati israeliani di palestinesi come “scudi umani”, l’esecuzione extragiudiziale di palestinesi, la costruzione della recinzione/muro all’interno dei Territori Occupati, la legge che vieta il ricongiungimento familiare per israeliani sposati con palestinesi, la mancanza di indagini nelle uccisioni da parte dell’esercito israeliano di civili palestinesi e l’esistenza di un centro di detenzione israeliano segreto, conosciuto come “facility 1391”. A fine anno tutte le istanze erano pendenti.
Rapporti e missioni di AI
Israel/Occupied Territories: Surviving under siege – the impact of movement restrictions on the right to work (AI Index: MDE 15/001/2003)
Israel/Occupied Territories: Israel must end its policy of assassinations (AI Index: MDE 15/056/2003)
Delegazioni di AI hanno visitato Israele e Territori Occupati nei mesi di maggio e tra agosto e settembre. Delegati di AI hanno incontrato esponenti del governo israeliano e hanno esposto le preoccupazioni dell’organizzazione
amnesty international: rapporto 2004 su israele Leggi l'articolo »
Dopo i Municipi X e XII di Roma, anche il Comune di San Giuliano Terme,
in provincia di Pisa, ha approvato una mozione per eliminare le
sponsorizzazioni Coca Cola.
L’iniziativa istituzionale arriva dopo la visita di Edgar Paez,
Responsabile internazionale del SINALTRAINAL, il sindacato colombiano
che da anni combatte per difendere i diritti dei lavoratori della
multinazionale.
il Comune di San Giuliano Terme bandisce la coca cola Leggi l'articolo »
Quale tregua?
di cosa stiamo parlando???
Nonostante i molto mediatici accordi di Sharm el Sheikh
non si muovo in me un sentimento di nuova speranza.
Sostenuto democraticamente da una forte allenza, civile, motivata, ben intenzionata a raggiungere un reale accordo Abu mazen si sta muovendo molto bene,
ma l’interlocutore dall’altra parte bisogna ricordare è sempre Sharon,
il massacratore di Sabra e Chatila,
il padre ispiratore di tutti i coloni estremisti dell’ultradestra, che ora gli si rivolgono contro auspicando la sua morte ( con più veemenza addirittura dei palestinesi, sembra assurdo)
il feroce mandante di decine e più stratgi a danni di civili indifesi arabi, donne e bambini.
Non mi convince l’idea che quest’uomo possa essere cambiato,
e in effetti, i fatti lo dimostrano.
Il ritiro da Gaza è unilaterale e quindi ovviamente rigettato dai palestinese.
Questa mossa politica si spiega facilmente col fatto che è diventanto assai costoso (in $ e vite umane), mantenere protette colonie infruttifere abitate da poche migliaia di ebrei dinnanzi a due milioni di palestinesi ridotti alla fame disposti a tutto.
Questo atto unilaterale rappresenta un contentino per gli Usa, pressati costantemente questi ultimi da Europa e paesi arabi sulla loro immobilità nel favorire il processo di pace in medioriente.
Quale altro passo è intenzionato ad intraprendere Mr Sharon che dimostri la sua benevola “mutazione”?
Non è grnachè liberare qualche centinaio di prigioniri politici sul finire della pena,
mentre altri migliaia subiscono atroci torture nelle carceri israeliane.
Mentre i due leader si stringevano la mano in Egitto il muro dell’apartheid continuava a venire eretto,
le città palestinesi continuavano a esser sotto assedio (anche se escono da queste e continuano a controllarne la periferia la differenza sostanzialmente è minima), e i civili disarmati a morire sotto i colpi dei corazzati di tel aviv.
Quale tregua si prospetta?
Di cosa stiamo parlando?
Israele sotto Sharon non conosce il vero significato di shalom,
i morti palestinesi di oggi lo testimoniano,
non avevamo dubbi.
guerrilla radio
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M.O.,dopo uccisione di due palestinesi
E’ finita la tregua con Israele: ad annunciarlo sono le Brigate Martiri di Al Aqsa, milizia vicina a Fatah. La decisione, annunciata con un volantino distribuito da uomini armati e col volto coperto per le strade di Ramallah, è stata presa dopo che due miliziani sono stati uccisi dall’esercito israeliano. “A questo punto – dice il volantino – è inutile parlare di una tregua”. I due miliziani sono stati uccisi martedì sera
Martiri Al Aqsa:”Finita la tregua” Leggi l'articolo »
La Repubblica
IL PIANO Campagna all´americana per finanziare Forza Italia. In palio anche un posto a San Siro
Vuoi cenare con il Cavaliere? Prendi la tessera da mezzo milioneCosti a scendere fino a mille euro,con duemila si ha diritto a due pranzi ma con Bondi
04-02-2005
MILANO – Bush invita i suoi finanziatori alla Casa Bianca? Berlusconi li accoglierà nella villa di Arcore. Il Cavaliere all´americana offre ai suoi elettori una tessera gold, la mille miglia di Forza Italia. Una carta di credito prepagata a cinque zeri. Il pezzo forte è infatti quella da 500mila euro. Mica uno scherzo. Soldi che serviranno a finanziare il partito in campagna elettorale. E ai soci a comprare privilegi. Qualche esempio: il generoso finanziatore disposto a scucire il miliardo di lire della tessera Super entra dritto filato nel consiglio dei reggenti, un club esclusivo i cui soci potranno cenare per tre volte l´anno con Berlusconi, a casa sua (Arcore o Palazzo Grazioli). Ma potrà anche utilizzare una delle sale della sede nazionale di Forza Italia, in via dell´Umiltà, «senza che nessuno possa sindacare sui motivi di questi incontri», è la precisazione del regolamento. E assistere alle partite del Milan in tribuna d´onore, nei pressi del Cavaliere. Le supertessere (ci sono anche quelle da 250mila e da 100mila euro) introducono inoltre un principio davvero rivoluzionario: la cooptazione per censo. Con il badge, infatti, si acquista anche il diritto di partecipare alle riunioni del consiglio nazionale di Forza Italia. È tutto scritto nero su bianco nella ventina di cartelle del progetto di riforma organizzativa del partito, predisposto su mandato diretto di Berlusconi da un senatore campano. Si chiama Antonio Girfatti, sta facendo il giro d´Italia per spiegarlo: qualche giorno fa era a Milano e ha stupito più di un collega di partito, uno dei quali ha proposto ironicamente un ulteriore benefit: «A questi benefattori perché non garantiamo anche il ruolo di protagonista in qualche fiction di Mediaset?». Ma il progetto marcia come un treno. Coordinatori e parlamentari sono chiamati a darsi da fare per trovare nuovi facoltosi interlocutori esterni, da avvicinare e allettare con la prospettiva di incontri ravvicinati con il capo. Il ragionamento è basato su una verità che in Forza Italia nessuno osa mettere in discussione: la risorsa principale del partito è Berlusconi. Più il prezzo scende e meno sono i privilegi. La tessera da 250mila euro dà diritto a due cene l´anno in compagnia esclusiva del presidentissimo, quella da 100mila a una sola. C´è anche una tessera da 50mila, ma in questo caso ci si deve accontentare di condividere la tavola berlusconiana con altri iscritti eccellenti, o soltanto molto ricchi. Previste anche le iscrizioni «vorrei ma non posso»: tessera Argento (mille euro), Oro (duemila) e Platino (tremila). Ma non offrono granché: con la Oro, per dire, si vincono due cene l´anno, ma con Sandro Bondi. Sogno comunque irraggiungibile per gli iscritti comuni, quelli che adesso pagano 51,65 euro l´anno.
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