Rapporto Annuale 2004
Israel and the Occupied Territories (the State of Israel)
Stato d’Israele
Capo di Stato: Moshe Katzav
Capo del governo: Ariel Sharon
Pena di morte: abolizionista per i reati ordinari
Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne: ratificata con riserve
Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne: non firmato
L’esercito israeliano ha ucciso circa 600 palestinesi, compresi più di 100 bambini. Per la maggior parte sono stati uccisi illegalmente, in sparatorie irresponsabili, sotto colpi di mortaio e bombardamenti in zone residenziali abitate da civili, in esecuzioni extragiudiziali e in seguito all’uso eccessivo della forza.
Gruppi armati palestinesi hanno ucciso circa 200 israeliani, almeno 130 civili di cui 21 bambini, in attentati suicidi e in altri attacchi deliberati. Restrizioni sempre più frequenti imposte ai palestinesi dall’esercito israeliano in tutti i Territori Occupati hanno causato povertà, disoccupazione e problemi sanitari senza precedenti. L’esercito israeliano ha demolito diverse centinaia di case palestinesi e distrutto grandi appezzamenti di terreni coltivati e centinaia di proprietà commerciali e di altro tipo. Israele ha intensificato la costruzione di una recinzione/muro che s’incunea profondamente per lo più in Cisgiordania. Di conseguenza, centinaia di migliaia di palestinesi sono stati costretti in enclave e tagliati fuori dalle loro terre e dai servizi essenziali delle città e dei villaggi vicini. È proseguita l’espansione di insediamenti illegali nei Territori Occupati da parte di Israele, privando in tal modo ulteriormente l’accesso dei palestinesi a risorse naturali come terreni e acqua. Migliaia di palestinesi sono stati detenuti dall’esercito israeliano. La maggior parte sono stati rilasciati senza accuse, centinaia sono stati incriminati per reati contro la sicurezza di Israele e almeno 1.500 sono stati trattenuti in detenzione amministrativa senza accuse né processo. I processi davanti ai tribunali militari non hanno rispettato gli standard internazionali. Vi sono state diffuse denunce di torture e maltrattamenti di detenuti palestinesi e i soldati israeliani hanno usato palestinesi come “scudi umani” durante le operazioni militari. Determinati abusi commessi dall’esercito israeliano sono da considerarsi crimini di guerra, incluse le uccisioni illegali, lo sbarramento all’assistenza medica e la presa di mira di personale sanitario, le distruzioni estese e arbitrarie di proprietà, la tortura e l’uso di “scudi umani”. Gli attacchi deliberati contro civili da parte di gruppi armati palestinesi costituiscono crimini contro l’umanità. Decine di obiettori di coscienza israeliani che si sono rifiutati di prestare servizio militare nei Territori Occupati sono stati incarcerati e alcuni sono stati sottoposti alla corte marziale.
Contesto
A giugno un piano di pace appoggiato da Stati Uniti, Nazioni Unite, Unione Europea e Federazione Russa, conosciuto come “road map” è stato accettato da Israele e dall’Autorità Palestinese (AP). L’accordo prevedeva la creazione di uno Stato palestinese entro il 2005 ma non conteneva alcun mezzo per garantire il rispetto degli obblighi delle parti secondo il diritto internazionale. Veniva richiesto ai palestinesi di porre fine agli attacchi contro gli israeliani e ad Israele di bloccare l’espansione degli insediamenti e di evacuare e smantellare quelli recentemente stabiliti, di cessare la distruzione di case palestinesi e l’assassinio di palestinesi, di allentare le chiusure e i blocchi nei Territori Occupati. A giugno i principali gruppi armati palestinesi, le Brigate dei Martiri di al-Aqsa (una frangia di Fatah), Hamas e la Jihad islamica, hanno dichiarato un cessate il fuoco unilaterale. Israele ha rilasciato circa 600 detenuti palestinesi, la maggior parte dei quali avevano comunque quasi finito di scontare la loro pena. I negoziati relativi al piano di pace “road map” sono falliti a settembre e in novembre sono stati fatti alcuni tentativi per riprendere i negoziati quando il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione che approvava la “road map”. A dicembre l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione che chiedeva una consulenza legale alla Corte internazionale di Giustizia sulla legalità della costruzione da parte di Israele della recinzione/muro all’interno della Cisgiordania.
Uccisioni ed attacchi da parte dell’esercito israeliano
Circa 600 palestinesi, la maggior parte dei quali disarmati, compresi 100 bambini, sono stati uccisi dall’esercito israeliano in sparatorie, colpi di mortaio o bombardamenti casuali e irresponsabili oppure come risultato di un uso eccessivo della forza. Circa 90 palestinesi sono stati uccisi in esecuzioni extragiudiziali, compresi più di 50 passanti casuali, di cui 9 erano bambini. Altri sono stati uccisi in scontri armati con soldati israeliani.
*Il 25 giugno, Nivin Abu Rujaila, di 19 anni, è stata uccisa quando un elicottero israeliano ha sparato un missile che ha colpito il taxi in cui viaggiava. Il tassista, Akranm Ali Farhan, è morto assieme a lei. L’obiettivo dell’attacco viaggiava in un’altra auto.
*Il 12 giugno, Islam Taha, che era incinta, e sua figlia di 18 mesi sono state uccise nella città di Gaza da razzi lanciati da un elicottero dell’esercito israeliano contro la loro macchina allo scopo di assassinare suo marito, Yasser Taha, che era nell’auto ed è stato ucciso. Quattro passanti sono rimasti uccisi e altri venti, inclusi diversi bambini, sono rimasti feriti. In altri tre attacchi analoghi da parte dell’esercito israeliano nei due giorni precedenti, erano stati uccisi 11 passanti e decine feriti, compresi più di 10 bambini.
Diversi attivisti internazionali affiliati all’International Solidarity Movement (ISM), giornalisti e operatori sanitari stati uccisi o feriti da soldati israeliani.
*A marzo l’attivista dell’ISM, Rachel Corrie, cittadina statunitense, è stata schiacciata da un bulldozer dell’esercito israeliano a Rafah, a sud della Striscia di Gaza. Ad aprile gli attivisti Tom Hurndall, cittadino britannico, e Brian Avery, statunitense, sono stati colpiti alla testa da soldati israeliani rispettivamente a Rafah e Jenin. Entrambi sono rimasti gravemente feriti. A maggio il giornalista James Miller è stato colpito al collo e ucciso da soldati israeliani a Rafah.
Soldati israeliani hanno continuato ad usare palestinesi come “scudi umani” durante le operazioni militari, costringendoli a portare a termine compiti che mettevano a repentaglio la loro vita.
La maggior parte dei soldati e dei membri delle forze di sicurezza israeliani hanno continuato a godere dell’impunità. Raramente sono stati avviati indagini, processi e condanne per violazioni dei diritti umani. Secondo l’esercito israeliano, dall’inizio dell’intifada (sollevazione), nel settembre 2000, erano stati incriminati 61 soldati. Di questi, 17 sono stati riconosciuti colpevoli di violenza, due di uso improprio di armi, e 22 di saccheggio o di danneggiamento di proprietà. Nella stragrande maggioranza dei migliaia di casi di uccisioni illegali e di altri gravi violazioni dei diritti umani commesse da soldati israeliani dall’inizio dell’intifada, non risultano essere state avviate indagini.
Uccisioni e attacchi da parte di gruppi armati palestinesi
Almeno 130 civili israeliani, compresi 21 bambini, sono stati uccisi da gruppi armati palestinesi. Quasi la metà delle vittime sono state uccise in attacchi suicidi e gli altri in sparatorie. Circa 70 soldati israeliani sono stati uccisi in attacchi analoghi da parte di gruppi armati palestinesi. La maggior parte dei civili israeliani sono stati uccisi entro i confini israeliani mentre la maggior parte dei soldati nei Territori Occupati.
*Lilah Kardi, una donna di 22 anni, è stata uccisa assieme ad altri 19 civili, compresi alcuni bambini, da un attentatore suicida palestinese su un autobus a Gerusalemme il 19 agosto. L’attentato sarebbe stato rivendicato sia da Hamas che dalla Jihad islamica.
*Il 5 ottobre, due donne una bambina della stessa famiglia – Bruria, Keren e Noya Zer-Aviv, rispettivamente dell’età di 54, 29 e un anno – e altri due loro parenti sono stati tra le vittime di un attacco suicida che ha ucciso 20 civili israeliani e provocato decine di altri feriti. L’attacco, che è stato portato a termine da una donna palestinese in un ristorante di Haifa, è stato rivendicato dalla Jihad islamica.
Gruppi armati palestinesi hanno sparato ripetutamente colpi di mortaio dalla Striscia di Gaza verso città israeliane vicine e verso insediamenti israeliani nella Striscia di Gaza. Gli attacchi non hanno in genere causato feriti tra gli israeliani.
Attacchi da parte di coloni israeliani contro palestinesi nei Territori Occupati
Coloni israeliani nei Territori Occupati hanno ripetutamente attaccato palestinesi e le loro proprietà. Tali attacchi sono aumentati a ottobre, durante la raccolta delle olive, quando coloni israeliani hanno distrutto e danneggiato alberi di proprietà di palestinesi in vari villaggi della Cisgiordania. Nella maggior parte dei casi, gli attacchi da parte di coloni israeliani ai palestinesi e le loro proprietà non sono stati indagati e i responsabili non sono stati portati in giudizio.
*Il 27 ottobre coloni israeliani hanno attaccato un gruppo di attivisti per i diritti umani israeliani che stavano aiutando contadini palestinesi a raccogliere le loro olive vicino al villaggio di Einabus, in Cisgiordania. Il rabbino Arik Asherman, direttore di Rabbis for Human Rights (rabbini per i diritti umani), e il giornalista John Ross, di 66 anni, erano tra le persone attaccate dai coloni israeliani.
A ottobre, tre coloni israeliani sono stati condannati da 12 a 15 anni di reclusione per avere tentato di fare esplodere una scuola femminile palestinese nel 2002.
Distruzione di proprietà palestinesi nei Territori Occupati
L’esercito israeliano ha distrutto diverse centinaia di case palestinesi e decine di strutture commerciali e pubbliche e ha distrutto o danneggiato infrastrutture per l’acqua, l’elettricità e le comunicazioni in tutti i Territori Occupati. Spesso le distruzioni sono state portate a termine dall’esercito israeliano come forma di punizione collettiva sulla popolazione locale in seguito ad attacchi eseguiti da gruppi armati palestinesi che avevano operato, o si sospettava avessero operato, direttamente dalle zone o nei pressi delle zone prese di mira.
L’esercito israeliano ha intensificato la distruzione delle case di parenti dei palestinesi noti o sospettati per aver compiuto attacchi contro civili o soldati israeliani.
Spesso anche le case limitrofe sono state distrutte o danneggiate dalle grandi cariche esplosive solitamente usate dai soldati per fare saltare le case, e in alcuni casi gli abitanti sono stati uccisi o feriti. L’esercito di solito non ha lasciato il tempo agli abitanti di raccogliere i loro beni prima di distruggere le case.
*Il 3 marzo, Noha Makadmeh, madre di 10 bambini e incinta di nove mesi, è stata uccisa nel suo letto nel crollo della sua abitazione dopo che un soldato israeliano aveva fatto saltare una casa vicina a notte fonda nel campo profughi di Bureij nella Striscia di Gaza. Sua marito e la maggior parte dei figli sono stati feriti, alcuni seriamente. Altre sei case limitrofe sono state distrutte dall’esplosione, lasciando circa 90 persone senza casa.
*La notte del 9 settembre l’esercito israeliano ha fatto saltare un edificio residenziale di otto piani a Hebron, lasciando 68 persone senza casa, 53 delle quali erano donne e bambini. I soldati hanno evacuato gli abitanti senza permettere loro di portare via alcuna proprietà e in seguito hanno ucciso due uomini armati palestinesi che erano entrati nell’edificio mentre fuggivano dai soldati. Dopo che i corpi dei due militanti erano stati rimossi dall’edificio i soldati lo hanno fatto saltare. Tartil Abu Hafez Ghaith, una studentessa di 18 anni che viveva in un edificio limitrofo è stata gravemente ferita e un suo vicino, Tha’ir Muhammad al-Suri, di nove anni, è stato ucciso dalle schegge di un mortaio sparato da un carro armato israeliano durante l’attacco.
*A ottobre l’esercito israeliano ha distrutto più di 100 case e danneggiato decine di altre in un campo profughi a Rafah, lasciando centinaia di palestinesi senza tetto. L’esercito israeliano ha dichiarato che aveva portato a termine le distruzioni per scoprire tre tunnel sotterranei usati da gruppi armati palestinesi per contrabbandare armi dall’Egitto alla Striscia di Gaza.
*Durante un’incursione prolungata a nord della Striscia di Gaza nel mese di giugno l’esercito israeliano ha distrutto decine di edifici oltre a ponti, strade ed altre infrastrutture. Tra le proprietà distrutte, la fabbrica di laterizi Abu Ghaliun, la fabbrica più grande e sofisticata in questo settore di tutti i Territori Occupati. I soldati israeliani hanno distrutto tutti i macchinari e il magazzino dei prodotti finiti, causando danni per circa 6 milioni di dollari americani.
Punizioni collettive, chiusure e violazione dei diritti economici e sociali
Restrizioni crescenti imposte dalle autorità israeliane sul movimento dei palestinesi nei Territori Occupati hanno causato difficoltà senza precedenti per i palestinesi, rendendo difficile o impedendo totalmente il loro accesso al lavoro, all’istruzione, alle cure mediche, le visite familiari e altre attività della vita quotidiana. Chiusure, posti di blocco militari, coprifuochi e una miriade di altre restrizioni hanno confinato i palestinesi alle loro case o nelle immediate vicinanze per la maggior parte del tempo.
Le restrizioni sono state una delle principali cause del collasso di fatto dell’economia palestinese e hanno determinato un drammatico aumento della disoccupazione, che è arrivata a sfiorare il 50%, e povertà, con i due terzi della popolazione palestinese che vivono sotto la soglia della povertà e un numero sempre maggiore di persone che soffrono di malnutrizione o di altri problemi di salute.
Centinaia di posti di blocco dell’esercito israeliano e sbarramenti hanno impedito ai palestinesi di servirsi delle strade principali e di molte altre strade secondarie che sono tranquillamente usate dai coloni israeliani che vivono in insediamenti illegali nei Territori Occupati. Le chiusure e le restrizioni al movimento sono state via via aumentate quale rappresaglia per gli attacchi compiuti da gruppi armati palestinesi.
Le restrizioni al movimento dei palestinesi hanno subito un ulteriore incremento con la costruzione da parte di Israele di una recinzione/muro nella parte occidentale della Cisgiordania e attorno a Gerusalemme. Secondo Israele la recinzione/muro, costituita da recinzioni, muri di cemento, profondi fossati e strade costellate da carri armati, dovrebbe servire ad impedire ai palestinesi di entrare in Israele e portare a termine degli attacchi. Tuttavia, la recinzione/muro è in costruzione soprattutto su terre palestinesi all’interno della Cisgiordania, tagliando fuori centinaia di migliaia di palestinesi dai servizi essenziali delle città e dei villaggi vicini e dalle loro terre coltivate, una fonte importante di sussistenza per i palestinesi in questa regione. L’esercito israeliano ha dichiarato zone militari chiuse le porzioni della Cisgiordania tra la recinzione/muro e Israele e ha preteso che i palestinesi che vivono o possiedono terreni in quelle zone ottenessero permessi speciali per entrare e uscire dalle loro case e le loro terre. Soldati israeliani hanno negato frequentemente il passaggio a residenti e contadini in queste zone, impedendo loro di recarsi al lavoro o di tornare a casa.
Per imporre le chiusure o i coprifuochi, i soldati israeliani hanno fatto spesso uso di munizioni cariche, gas lacrimogeni e granate stordenti, hanno detenuto o maltrattato palestinesi e confiscato veicoli e carte di identità. I soldati israeliani hanno spesso rifiutato o ritardato il passaggio attraverso i posti di blocco di ambulanze palestinesi o di pazienti che viaggiavano in veicoli privati o a piedi, costringendo alcune donne a partorire presso il posto di blocco.
*Il 28 agosto, Rula Ashtiya, di 29 anni, del villaggio di Salem, si è vista rifiutare il passaggio da parte di soldati israeliani al posto di blocco di Beit Furik che separa il suo villaggio dalla città di Nablus. Ha partorito sulla strada sterrata vicino al posto di blocco. La sua bambina è morta poco dopo e solo allora i soldati hanno permesso a Rula Ashtiya di transitare a piedi attraverso il posto di blocco per andare in ospedale a Nablus.
Obiettori di coscienza
Decine di ebrei israeliani che si erano rifiutati di prestare servizio militare o di servire nei Territori Occupati sono stati condannati a periodi di reclusione fino a 6 mesi. Altri sei che erano stati deferiti alla corte marziale per avere rifiutato di servire nell’esercito israeliano erano in attesa di sentenza. Tutti sono prigionieri di coscienza.
Trasferimenti forzati
A ottobre l’esercito israeliano ha ordinato il trasferimento forzato dal loro paese d’origine in Cisgiordania alla Striscia di Gaza di almeno 18 palestinesi sotto detenzione amministrativa senza accuse né processo. A fine anno erano stati tutti trasferiti forzatamente.
Preoccupazioni di organismi delle Nazioni Unite
Ad agosto il Comitato delle Nazioni Unite sull’eliminazione della discriminazione razziale e il Comitato diritti umani delle Nazioni Unite hanno chiesto a Israele di abrogare una legge, passata a luglio, che proibiva il ricongiungimento familiare per gli israeliani che sposano palestinesi dei Territori Occupati. Il Comitato diritti umani ha chiesto inoltre ad Israele di fermare la costruzione della recinzione/muro all’interno dei Territori Occupati e di permettere la libertà di movimento, di porre fine alle demolizione delle abitazioni, smettere di usare palestinesi come “scudi umani” e di indagare sulle denunce di torture, uccisioni illegali o altre violazioni.
Amministrazione della giustizia
Movimenti per i diritti umani hanno inoltrato istanze alla Corte Suprema israeliana in merito a questioni riguardanti l’uso da parte di soldati israeliani di palestinesi come “scudi umani”, l’esecuzione extragiudiziale di palestinesi, la costruzione della recinzione/muro all’interno dei Territori Occupati, la legge che vieta il ricongiungimento familiare per israeliani sposati con palestinesi, la mancanza di indagini nelle uccisioni da parte dell’esercito israeliano di civili palestinesi e l’esistenza di un centro di detenzione israeliano segreto, conosciuto come “facility 1391”. A fine anno tutte le istanze erano pendenti.
Rapporti e missioni di AI
Israel/Occupied Territories: Surviving under siege – the impact of movement restrictions on the right to work (AI Index: MDE 15/001/2003)
Israel/Occupied Territories: Israel must end its policy of assassinations (AI Index: MDE 15/056/2003)
Delegazioni di AI hanno visitato Israele e Territori Occupati nei mesi di maggio e tra agosto e settembre. Delegati di AI hanno incontrato esponenti del governo israeliano e hanno esposto le preoccupazioni dell’organizzazione