2005

Immigrati: Amnesty International accusa l’Italia, diritto inter.

Ci impegnamo ogni giorno a scrutare coi nostri sofisticati satelliti spia
angoli del mondo dove si violano i fondamentali diritti umani,
e inalberati muoviamo il nostro dito accusatorio,
forti dall’alto della nostra ferrea democrazia.
Ma c’è ruggine in Italia,
e se la Costituzione
 che ha costituito il sorgere della nostra Repubblica viene mandata al macero ,
anche i diritti internazionali sono calpestati al pari di un Gheddafi dittatore di turno.
Rigiriamoci i satelliti spia verso le nostre budella,
c’è del marcio dentro i nostri vestiti abbienti.
guerrilla radio
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Immigrati: Amnesty International accusa l’Italia

Quello che sta avvenendo in queste ore a Lampedusa, si chiama respingimento collettivo di stranieri o deportazione, ed è vietato dal Diritto internazionale”.
La responsabile delle relazioni esterne di Amnesty International, Daniela Carboni, ha commentato così le operazioni che il Governo di Berlusconi ha ordinato a Lampedusa. Almeno novanta persone, secondo la sezione italiana dell’organizzazione, sono state “deportate da Lampedusa verso la Libia con un aereo commerciale della compagnia Blue Panorama”.

Il responsabile del coordinamento rifugiati e migranti di Amnesty International Italia, Francesco Messineo, è “estremamente preoccupato”.
“Ancora una volta l’Italia ignora le Convenzioni internazionali in tema di diritti dei rifugiati e delle persone migranti – si legge in un comunicato – ancora una volta c’è il rischio che molte di queste persone subiscano gravissime violazioni dei diritti umani al loro arrivo in Libia”.
Daniela Carboni ha poi aggiunto che “il Governo italiano non può continuare a gestire come ha fatto fino adesso il tema dell’immigrazione e del diritto d’asilo”.
“Non lo può gestire come un affare privato – ha concluso – e non lo può trattare nel deserto della Libia o in una stanza chiusa del Viminale”.

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James Miller: nessun colpevole, Nicola Calipari, colpevoli??????

Nel democratico stato di israele, gli assassini rimangono impuniti,

per la morte di quest’uomo, 

James Miller, la sua famiglia non otterrà giustizia.

Viene allora da pensare se anche l’indagine aperta per l’omicidio di Nicola Calipari

si concluderà con nessun reale colpevole.

Considerando il forte parallelismo fra la struttura “democratica” statunitense

e quella israeliana in questo ambito,

guerrilla radio  scommette

per

“nessun colpevole.”

g.r.

 


 

Medioriente: uccise regista inglese, soldato israeliano non sara’ incriminato

TEL AVIV – Non sara’ incriminato il soldato israeliano che nel 2003 uccise un regista britannico nella Striscia di Gaza. Lo ha annunciato il procuratore generale, Avihai Mandelblitt. Secondo l’esito delle indagini della polizia militare, “il soldato avrebbe aperto il fuoco in violazione delle regole d’ingaggio dell’esercito israeliano, ma non e’ possibile stabilire un collegamento fra questi spari e la ferita patita da Miller”. James Miller venne ucciso a colpi d’arma da fuoco mentre effettuava delle riprese per un documentario sull’impatto della violenza sui bambini nei Territori.

www.corriere.it

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Quando tutti i testimoni saranno stati ammazzati o cacciati via

“Quando tutti i testimoni saranno stati ammazzati o cacciati via, cosa succederà nei Territori Occupati?

Come si farà a sapere se le cose sono passate da meri posti di blocco, demolizioni di case, massacri, distruzione di raccolti, furti di terra, assassini, negazioni di cibo, acqua e medicine a qualcosa di peggiore?

Come si farà a sapere se si verifica un aumento nelle uccisioni, nella fame, nelle espulsioni di massa, o nelle negazioni consistenti di cure mediche?

Cosa succederà allora ai palestinesi?”

(Justin Poder, Znet)

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sforzi compiuti

“Io voglio che gli americani tutti e tutto il mondo sappiano che le forze della coalizione compiranno ogni sforzo possibile per risparmiare la vita dei civili innocenti. “

g.w.bush  (19 Mar 2003)

 

…ogni sforzo…

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kofi annan isn’t ray charles, ciechi alla meta, apartheid wall

mO: Kofi Annan (Onu) e’ giunto a Ramallah

Kofi Annan non è Ray Charles.
Che senso ha allora arrivare in Palestina
e non constatare coi propri occhi l’immane  tragedia.
Quella che il muro illegale innalzato da Israele in territorio palestinese sta provocando giorno dopo giorno.
Pocket-Koffi Annan non è cieco eppure sembra che la vista gli venga a mancare
nel momento che le verità da denunciare in medioriente punterebbe il dito contro gli interessi di Israele e Stati uniti.
La crisi dell’Onu va arrestata inanzitutto pretendendo ai suoi vertici gente competente e imparziale,
soprattutto che non provi nessuna sindrome di sudditanza,
specie nei riguardi  di coloro che sono gli ultimi a finanziare il palazzo di vetro
(quando non sono proprio insolventi)

guerrilla radio

(ANSA) – RAMALLAH, 14 MAR – Kofi Annan e’ giunto a Ramallah dove oggi avra’ colloqui politici con il presidente palestinese Abu Mazen e con il premier Abu Ala. Ieri il segretario generale dell’Onu ha avuto un lungo incontro a Gerusalemme con il premier israeliano Sharon. In corso a Ramallah una manifestazione da parte di attivisti secondo i quali Annan avrebbe dovuto cogliere l’occasione della visita per vedere di persona il Muro di separazione costruito da Israele in Cisgiordania e recarsi in un campo profughi.

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apologia del fascismo: un reato previsto dalla legge 20 giugno 1

Legge n. 645 del 1952 (legge Scelba):

Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione.

Pubblicata nella Gazz. Uff. 23 giugno 1952, n. 143.

 


1. Riorganizzazione del disciolto partito fascista.

-Ai fini della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione, si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista.

2. Sanzioni penali.

– Chiunque promuove, organizza o dirige le associazioni, i movimenti o i gruppi indicati nell’articolo 1, è punito con la reclusione da cinque a dodici anni e con la multa da 2.000.000 a 20.000.000 di lire (3/a) (4). Chiunque partecipa a tali associazioni, movimenti o gruppi è punito con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da 1.000.000 a 10.000.000 di lire (1) (2). Se l’associazione, il movimento o il gruppo assume in tutto o in parte il carattere di organizzazione armata o paramilitare, ovvero fa uso della violenza, le pene indicate nei commi precedenti sono raddoppiate (2). L’organizzazione si considera armata se i promotori e i partecipanti hanno comunque la disponibilità di armi o esplosivi ovunque custoditi (2). Fermo il disposto dell’art.29, comma primo, del codice penale, la condanna dei promotori, degli organizzatori o dei dirigenti importa in ogni caso la privazione dei diritti e degli uffici indicati nell’art.28, comma secondo, numeri 1 e 2, del codice penale per un periodo di cinque anni. La condanna dei partecipanti importa per lo stesso periodo di cinque anni la privazione dei diritti previsti dall’art.28, comma secondo, n. 1, del codice penale. (1) La misura della multa è stata così elevata dall’art.113, quarto comma, L. 24 novembre 1981, n. 689, la sanzione è esclusa dalla depenalizzazione in virtù dell’art.32, secondo comma, della legge sopracitata. (2) Gli attuali commi dal primo al quarto così sostituiscono gli originari primi tre commi per effetto dell’art.8, L. 22 maggio 1975, n. 152.

3. Scioglimento e confisca dei beni.

– Qualora con sentenza risulti accertata la riorganizzazione del disciolto partito fascista, il Ministro per l’interno, sentito il Consiglio dei Ministri, ordina lo scioglimento e la confisca dei beni dell’associazione, del movimento o del gruppo (3). Nei casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo, sempre che ricorra taluna delle ipotesi previste nell’art.1, adotta il provvedimento di scioglimento e di confisca dei beni mediante decreto-legge ai sensi del secondo comma dell’art.77 della Costituzione. (3) Comma così sostituito dall’art.9, L. 22 maggio 1975, n. 152.

4. Apologia del fascismo.

– Chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità indicate nell’articolo 1 è punto con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da lire 400.000 a lire 1.000.000 (1). Alla stessa pena di cui al primo comma soggiace chi pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche. Se il fatto riguarda idee o metodi razzisti, la pena è della reclusione da uno a tre anni e della multa da uno a due milioni (4). La pena è della reclusione da due a cinque anni e della multa da 1.000.000 a 4.000.000 di lire se alcuno dei fatti previsti nei commi precedenti è commesso con il mezzo della stampa (1). La condanna comporta la privazione dei diritti previsti nell’articolo 28, comma secondo, numeri 1 e 2, del c.p., per un periodo di cinque anni (5). (1) La misura della multa è stata così elevata dall’art.113, quarto comma, L. 24 novembre 1981, n. 689. La sanzione è esclusa dalla depenalizzazione in virtù dell’art.32, secondo comma, della legge sopracitata. (4) Comma così sostituito dall’art.4, D.L. 26 aprile 1993, n. 122. (5) Così sostituito dall’art.10, L. 22 maggio 1975, n. 152.

5. Manifestazioni fasciste.

– Chiunque, partecipando a pubbliche riunioni, compie manifestazioni usuali del disciolto partito fascista ovvero di organizzazioni naziste è punito con la pena della reclusione sino a tre anni e con la multa da 400.000 a 1.000.000 di lire (1). Il giudice, nel pronunciare la condanna, può disporre la privazione dei diritti previsti nell’articolo 28, comma secondo, numeri 1 e 2, del codice penale per un periodo di cinque anni (6). (1) La misura della multa è stata così elevata dall’art.113, quarto comma, L. 24 novembre 1981, n. 689. La sanzione è esclusa dalla depenalizzazione in virtù dell’art.32, secondo comma, della legge sopracitata. (6) Così sostituito dall’art.11, L. 22 maggio 1975, n. 152. 5-bis. – Per i reati previsti dall’articolo 2 della presente legge è obbligatoria l’emissione del mandato di cattura (7). (7) Articolo aggiunto dall’art.12, L. 22 maggio 1975, n. 152.

6. Aggravamento di pene.

– Le pene sono aumentate quando i colpevoli abbiano ricoperto una delle cariche indicate dall’art.1 della legge 23 dicembre 1947, n. 1453 (8), o risultino condannati per collaborazionismo ancorché amnistiati. Le pene sono altresì aumentate per coloro che abbiano comunque finanziato, per i fatti preveduti come reati negli articoli precedenti, l’associazione, il movimento, il gruppo o la stampa (9). (8) Recante norme sulla limitazione temporanea del diritto di voto ai capi responsabili del regime fascista. (9) Comma così sostituito dall’art.13, L. 22 maggio 1975, n. 152.

7. Competenza e procedimenti.

– La cognizione dei delitti preveduti dalla presente legge appartiene al tribunale. Per i delitti stessi si procede sempre con istruzione sommaria, salvo che ricorrano le condizioni per procedere a giudizio direttissimo ai sensi dell’art.502 del codice di procedura penale. In questo caso il termine di cinque giorni indicato nello stesso articolo è elevato a quindici giorni.

8. Provvedimenti cautelari in materia di stampa.

– Anche prima dell’inizio dell’azione penale, l’autorità giudiziaria può disporre il sequestro dei giornali, delle pubblicazioni o degli stampati nella ipotesi del delitto preveduto dall’art.4 della presente legge. Nel caso previsto dal precedente comma, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro dei giornali e delle altre pubblicazioni periodiche può essere eseguito dagli ufficiali di polizia giudiziaria, che debbono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, farne denuncia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro si intende revocato e privo di ogni effetto. Nella sentenza di condanna il giudice dispone la cessazione dell’efficacia della registrazione, stabilita dall’art.5, L. 8 febbraio 1948, n. 47, per un periodo da tre mesi a un anno e, in caso di recidiva, da sei mesi a tre anni.

9. Pubblicazioni sull’attività antidemocratica del fascismo.

– La Presidenza del Consiglio bandisce concorsi per la compilazione di cronache dell’azione fascista, sui temi e secondo le norme stabilite da una Commissione di dieci membri, nominati dai Presidenti delle due Camere, presieduta dal Ministro per la pubblica istruzione, allo scopo di far conoscere in forma obiettiva ai cittadini e particolarmente ai giovani delle scuole, per i quali dovranno compilarsi apposite pubblicazioni da adottare per l’insegnamento, l’attività antidemocratica del fascismo. La spesa per i premi dei concorsi, per la stampa e la diffusione è a carico dei capitoli degli stati di previsione della spesa per acquisto e stampa di pubblicazioni della Presidenza del Consiglio e del Ministero della Pubblica istruzione.

10. Norme di coordinamento e finali.

– Le disposizioni della presente legge si applicano senza pregiudizio delle maggiori pene previste dal codice penale. Sono abrogate le disposizioni della L. 3 dicembre 1947, n. 1546, concernenti la repressione dell’attività fascista, in quanto incompatibili con la presente legge. La presente legge e le norme della L. 3 dicembre 1947, n. 1546, non abrogate, cesseranno di aver vigore appena che saranno state rivedute le disposizioni relative alla stessa materia del Codice penale.

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Da che pulpito viene la predica! perchè via la siria dal libano

Lezioni di cosmo-politica

Condoleeza Rice ci insegna perchè la Siria deve ritirarsi dal Libano…

1. Occupare militarmente un paese con il pretesto di salvarlo…

2. …rimanerci malgrado la forte opposizione presente all’interno…

3. …nominare una leadership locale sotto il proprio controllo, svolgere elezioni non rappresentative…

4. …tutto ciò rende inaccettabile la presenza siriana in Libano!

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Stranieri condannati a morte negli Usa, no a diritti inter.

Stranieri condannati a morte negli Usa, gli States contro il diritto internazionale

 di red.

 Gli Usa non vogliono interferenze sulla pena di morte. E lo dimostrano ancora una volta trovando un escamotage per poter giustiziare indisturbati anche gli stranieri che commettono reati nel loro Paese. Gli oppositori della pena di morte in America avranno uno strumento in meno per contrastarla. In una lettera datata 7 marzo – scrive giovedì il Washington Post – il segretario di Stato Condoleeza Rice ha informato il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, del ritiro americano dal Protocollo Facoltativo allegato alla Convenzione di Vienna sui Diritti e sulle Prerogative Consolari. Il Protocollo impegna i paesi firmatari ad interpellare la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja e lasciare che questa abbia l’ultima parola, qualora vi siano contestazioni da parte di cittadini che affermino di essersi visti negare il diritto di incontrare un diplomatico del proprio paese durante il periodo di detenzione all’estero.

 

Paradossalmente, allo scopo di tutelare i propri connazionali, erano stati proprio gli Usa a proporre nel ’63 il Protocollo, che fu poi ratificato sei anni più tardi insieme alla Convenzione vera e propria; e non a caso furono proprio loro anche i primi a servirsene in concreto contro l’Iran, nel ’79, in occasione della crisi degli ostaggi nell’ambasciata americana a Teheran, in piena rivoluzione khomeinista.

La mossa dell’esecutivo di George W. Bush sembra dettata dall’intento di porre fine a una prassi valutata d’intralcio dagli Stati Uniti: specie negli ultimi tempi, il Protocollo viennese era sempre più spesso invocato da governi di altri Paesi, da movimenti per i diritti civili e da singoli individui, spesso anche cittadini statunitensi, onde rivolgersi ai giudici dell’Aja e cercare di ostacolare le esecuzioni di stranieri condannati a morte dalla magistratura Usa. In pratica Bush e Rice hanno inteso porre fine a quelle che consideravano mere e indebite interferenze esterne nell’amministrazione nazionale della giustizia. Salvo il caso inverso, naturalmente. Cioè quando si tratta di cittadini americani, soprattutto militari coinvolti in fatti criminali o di abusi sessuali all’estero, che non debbono in alcun caso essere giudicati da Paesi stranieri. Allora, il ricorso al tribunale dell’Aja è sollecitato da parte americana.

Lo si vede dalla decisione dell’amministrazione americana di ritirarsi dal solo protocollo che riguarda la possibilità di ricorrere alla Corte, pur rispettando il resto della Convenzione di Vienna che impegna i 166 stati firmatari a informare i cittadini stranieri del loro diritto di incontrare un diplomatico del proprio paese quando rinchiusi all’estero.

Ma di fatto gli Usa sono stati accusati di continuo di non aver comunicato ai cittadini stranieri il loro diritto di appellarsi al loro consolato. Il 9 gennaio 2003 il Messico ha avviato un ricorso contro gli Usa dinanzi alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja, relativo al mancato adempimento alle disposizioni della Convenzione (Cvrc) nei confronti di 54 cittadini messicani detenuti nei bracci della morte americani.

In un rapporto del febbraio 2003, Amensty International sosteneva che almeno 49 di essi non sarebbero stati informati successivamente all’arresto o durante la detenzione, del proprio diritto a contattare il consolato messicano per chiedere assistenza; pertanto, sono stati processati e condannati a morte senza il beneficio dell’assistenza consolare che avevano diritto di chiedere.

Dal 1993 al 2003 ben 19 cittadini stranieri sono stati messi a morte negli Usa, di cui 10 messicani. Nei bracci della morte americani nel 2003 si trovavano almeno 114 stranieri (di cui 10 europei) provenienti da 34 paesi, con una netta prevalenza di messicani (appunto 54).

Quella messicana non era la prima iniziativa contro gli Usa: già nel 2001, in seguito a un ricorso presentato dalla Germania, i giudici dell’Aja avevano condannato gli Usa in relazione al caso di due fratelli tedeschi giustiziati in Arizona nel 1999. Secondo la Corte, gli Usa non avevano consentito le relazioni consolari previste dalla Cvrc, violando così i diritti individuali dei due fratelli e quello della Germania a difendere i suoi cittadini. La Corte ha inoltre stabilito l’obbligo degli Usa ad effettuare una revisione dei casi e a porre rimedio in caso di violazione.

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E’ morto Zuhir al-Yahiyawi, blogger perseguitato dalla tunisia

Ai vostri vicini di casa
che dicono che andare in Tunisia in vacanza fa figo,

senza neanche immaginare che laggiù vive un regime opprimente che censura

e imprigina il libero pensiero,

dite di portare un fiore sulla tomba di Zuhir,

o più semplicemente a quelle teste di cemento armato

raccontate la sua storia.

guerrilla radio

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Morire per un blog
E’ morto il blogger perseguitato dal regime tunisino per i suoi articoli sul Web.

[ZEUS News – 16-03-2005]

Zuhir al-Yahiyawi, il piu’ noto blogger tunisino e attivista per i diritti umani, è deceduto ieri all’età di 36 anni. Ricoverato d’urgenza per una crisi cardiaca all’ospedale, i medici non sono riusciti a salvarlo.

Sulle sue condizioni di salute hanno sicuramente influito le sofferenze che gli sono state inflitte negli ultimi anni. Yahiyawi aveva appena finito di scontare due anni di carcere inflittigli per aver criticato il presidente della Tunisia Zinal-Abbedin sul proprio sito.

Sul suo blog Zuhir pubblicava notizie di ogni tipo sulla vita quotidiana in Tunisia; per questo motivo nel giugno del 2002, dopo un processo sommario, fu condannato a tre anni di carcere duro. Ha subito pestaggi e maltrattamenti durante la detenzione e per protesta intraprese uno sciopero della fame a oltranza, fin quasi a morire.

Per lui si sono mobilitate Amnesty International e Reporter senza frontiere. Secondo le organizzazioni dei diritti umani, decine di tunisini che su Internet hanno diffuso le proprie opinioni si trovano ancora in carcere. A seguito di pressioni internazionali, il presidente Zin al-Abbedin ben-Ali l’anno scorso dovette cedere alle richieste e scarcerare Yahiyawi prima della decorrenza dei termini. Suo zio, Muktar Yahiyawi, giudice, è stato licenziato per aver criticato il regime; sua nipote è stata picchiata da sconosciuti per strada.

Nel dicembre 2005 Tunisi ospiterà il Wsis, la conferenza internazionale delle Nazioni Unite sulla società dell’informazione: si parlerà a lungo della libertà nella Rete e per la Rete. Sarebbe bene che un Paese democratico come l’Italia, le sue forze politiche e sindacali, i parlamentari e il governo facessero sentire al governo della Tunisia (Paese dal fortissimo interscambio commerciale e turistico con l’Italia) tutta l’indignazione e la protesta per le violazioni dei diritti umani dentro e fuori la Rete, per non rendere inutile il sacrificio di questo giovane blogger

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Il Pentagono si autoassolve per le torture

Il pentagono si autoassolve sulle torture e i maltrattamenti compiuti da militari Usa nel carcere iracheno di Abu Ghraib, a Baghdad, nella base militare di Guantanamo Bay, a Cuba, o nelle prigioni dell’ Afghanistan

WASHINGTON – Il Pentagono si autoassolve sulle torture e i maltrattamenti compiuti da militari Usa nel carcere iracheno di Abu Ghraib, a Baghdad, nella base militare di Guantanamo Bay, a Cuba, o nelle prigioni dell’ Afghanistan.
E’ quanto si deduce dalla lettura delle 21 pagine, non riservate, del documento stilato dall’ispettore generale della Navy, il vice ammiraglio Albert Church, che lo ha presentato ieri ed oggi al Congresso, a Washington. In tutto, il rapporto comporta 368 pagine, e non verrà reso pubblico.
Il rapporto Church riconosce però che qualcosa non ha funzionato -riferendosi in particolare agli abusi ad Abu Ghraib e a Guantanamo, che hanno fatto scandalo negli Stati Uniti e nel mondo-, ma non ne attribuisce la colpa ai vertici militari americani, perchè nulla -nelle direttive impartite- incita agli abusi, nè ci sono state pressioni in tal senso da parte di ufficiali di alto livello. Anzi, da quando c’è un nuovo comandante -il generale George Casey- le regole per gli interrogatori sono diventate più rigorose.
VERTICI INNOCENTI, MA CONSEGNE NON RISPETTATE – Church ha riconosciuto in particolare, rispondendo alle domande dei deputati del Congresso, che alcune delle consegne non sono state rispettate, e che il Pentagono ha tardato nel correggere il tiro, il che avrebbe potuto evitare una serie di abusi.
Il vice ammiraglio non ha convinto tutti. Molto critico il senatore democratico Carl Levin, del Michigan, uno di quelli più attivi in seno alla commissione forze armate.
«Il rapporto -ha detto Levin- non colma molte delle voragini aperte dalle precedenti inchieste sulla natura e le cause degli abusi in Iraq, Afghanistan, Guantanamo e in altre parti del mondo».
SCETTICO ANCHE REPUBBLICANO MCCAIN – Scettico anche il repubblicano dell’Arizona John McCain, uno dei senatori più attivi, a cui non piace affatto la decisione americana di non applicare la convenzione di Ginevra, quella sui prigionieri di guerra, ai carcerati di Guantanamo, considerati non meglio definiti «combattenti nemici».
McCain teme in particolare un atteggiamento analogo da parte di paesi stranieri nei confronti di eventuali prigionieri americani.
POCHISSIMI ABUSI SECONDO RAPPORTO CHURCH – A leggere le cifre del rapporto, gli abusi sono stati in realtà pochissimi.
Le autorità militari americane ne hanno riconosciuti 71 in tutto, di cui sei mortali, che hanno riguardato complessivamente 121 vittime, mentre altri 130 casi sono tuttora allo studio.
Gli abusi verificatisi a Guantanamo sono otto, e sono stati tutti giudicati «relativamente minori in termini di violenza fisica». In Iraq, il vice-ammiraglio Church ha detto che i casi sono stati 60, in Afghanistan, tre, di cui uno con esito mortale.
Nessuno, ai vertici militari, è stato sanzionato, ma ci sono state azioni disciplinari contro 115 militari, la maggior parte delle quali piuttosto blande, perchè si è trattato di sanzioni amministrative.
Solo 36 militari sono stati formalmente incriminati e sono finiti di fronte ad una Corte Marziale, come Lynndie England, la soldatessa con un prigioniero al guinzaglio: la famosa foto che ha fatto il giro del mondo ed ha fatto scoppiare lo scandalo delle torture al carcere di Abu Ghraib.
PRIGIONERI RISPETTATI IN INTERROGATORI – Il rapporto Church sottolinea infine che meno di un terzo dei casi accertati di abusi sono legati ad interrogatori: per esempio su un totale di 24.000 interrogatori circa a Guantanamo, ci sono solo tre casi accertati di maltrattamenti.
«La grande maggioranza delle persone detenute dalle Forze Armate americane sono state trattate con umanità «, si afferma, a più riprese nel documento.
VIA DA PROTOCOLLO VIENNA PER PROBLEMI GUANTANAMO – La decisione presa dagli Stati Uniti di ritirarsi dal protocollo della Convenzione di Vienna che garantisce ai detenuti il diritto di vedere le propria autorità consolari sembra essere legata ai casi di Guantanamo.
La decisione, resa nota da una indiscrezione del Washington Post, è stata confermata, al suo arrivo oggi in Messico, dal segretario di Stato Condoleezza Rice.
Gli Stati Uniti non accetteranno quindi più che possa intervenire la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja in casi che riguardano i diritti dei detenuti stranieri negli Stati Uniti.
ANNAN, RISPETTIAMO STATO DI DIRITTO – Per annunciare i ritiro degli Usa dal protocollo, la Rice ha scritto al segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, che non ha reagito subito.
Ma che cosa ne pensi Annan è chiaro a tutti. Da Madrid, dove si trova per il primo anniversario degli attentati dell’11 marzo, il segretario generale ha detto che «in qualsiasi momento lo stato di diritto deve essere rispettato», perchè i terroristi mirano proprio a distruggere le regole che sono alla base degli stati democratici.
Emanuele Riccardi

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Il governo di Ankara festeggia l’8 marzo

 marzo Festa delle donne, non in Turchia

 Il governo di Ankara compie l’ennesimo atto di intolleranza reprimendo violentemente una manifestazione pacifica per la Festa della donna

Domenica 6 marzo. Circa 2000 persone, in maggioranza donne, si radunano a Beyazit per effettuare un corteo, con comizio finale (autorizzato dal Governo turco) e divulgare un documento sui diritti delle donne. La polizia turca interviene disperdendo i manifestanti, mediante gas lacrimogeni e manganelli. Il bilancio è gravisimo, 63 arresti ed un numero imprecisato di feriti, alcuni in condizioni gravi. Il presidente dell’Europarlamento Josef Borrell ha condannato fortemente il comportamento del Governo turco ribadendo che la strada che porta in Europa passa in modo indiscutibile dal rispetto dei diritti umani. Di tutti. Non basta il “rincrescimento” espresso dal ministro degli Esteri turco Abdullah Gul, le responabilità di quanto accaduto vanno seriamente accertate ed i colpevoli devono pagare. Intanto il capo dell’associazione turca per i diritti umani Ihd, Lerzan Tascier, ha annunciato per oggi una conferenza stampa per denunciare pubblicamente le violenze della polizia turca.

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Mezzo Libano in manifestazione

un milione e mezzo in piazza

Slogan contro Usa e Israele, Nasrallah ‘grazie Siria’(ANSA) – BEIRUT, 8 MAR – Sono almeno un milione e mezzo i manifestanti scesi in piazza a Beirut con il movimento sciita Hezbollah a sostegno della Siria. E’ una delle piu’ grandi manifestazioni nella storia del Libano. ‘Ringraziamo la Siria e il suo esercito. Beirut era stata distrutta da Sharon e protetta dal presidente al-Assad’, ha detto il leader di Hezbollah Nasrallah chiedendo ‘scusa’ alla Siria per l’ingratitudine’ dell’opposizione e proponendo un ‘governo di unione nazionale e riconciliazione

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