Il Pentagono si autoassolve per le torture

Il pentagono si autoassolve sulle torture e i maltrattamenti compiuti da militari Usa nel carcere iracheno di Abu Ghraib, a Baghdad, nella base militare di Guantanamo Bay, a Cuba, o nelle prigioni dell’ Afghanistan

WASHINGTON – Il Pentagono si autoassolve sulle torture e i maltrattamenti compiuti da militari Usa nel carcere iracheno di Abu Ghraib, a Baghdad, nella base militare di Guantanamo Bay, a Cuba, o nelle prigioni dell’ Afghanistan.
E’ quanto si deduce dalla lettura delle 21 pagine, non riservate, del documento stilato dall’ispettore generale della Navy, il vice ammiraglio Albert Church, che lo ha presentato ieri ed oggi al Congresso, a Washington. In tutto, il rapporto comporta 368 pagine, e non verrà reso pubblico.
Il rapporto Church riconosce però che qualcosa non ha funzionato -riferendosi in particolare agli abusi ad Abu Ghraib e a Guantanamo, che hanno fatto scandalo negli Stati Uniti e nel mondo-, ma non ne attribuisce la colpa ai vertici militari americani, perchè nulla -nelle direttive impartite- incita agli abusi, nè ci sono state pressioni in tal senso da parte di ufficiali di alto livello. Anzi, da quando c’è un nuovo comandante -il generale George Casey- le regole per gli interrogatori sono diventate più rigorose.
VERTICI INNOCENTI, MA CONSEGNE NON RISPETTATE – Church ha riconosciuto in particolare, rispondendo alle domande dei deputati del Congresso, che alcune delle consegne non sono state rispettate, e che il Pentagono ha tardato nel correggere il tiro, il che avrebbe potuto evitare una serie di abusi.
Il vice ammiraglio non ha convinto tutti. Molto critico il senatore democratico Carl Levin, del Michigan, uno di quelli più attivi in seno alla commissione forze armate.
«Il rapporto -ha detto Levin- non colma molte delle voragini aperte dalle precedenti inchieste sulla natura e le cause degli abusi in Iraq, Afghanistan, Guantanamo e in altre parti del mondo».
SCETTICO ANCHE REPUBBLICANO MCCAIN – Scettico anche il repubblicano dell’Arizona John McCain, uno dei senatori più attivi, a cui non piace affatto la decisione americana di non applicare la convenzione di Ginevra, quella sui prigionieri di guerra, ai carcerati di Guantanamo, considerati non meglio definiti «combattenti nemici».
McCain teme in particolare un atteggiamento analogo da parte di paesi stranieri nei confronti di eventuali prigionieri americani.
POCHISSIMI ABUSI SECONDO RAPPORTO CHURCH – A leggere le cifre del rapporto, gli abusi sono stati in realtà pochissimi.
Le autorità militari americane ne hanno riconosciuti 71 in tutto, di cui sei mortali, che hanno riguardato complessivamente 121 vittime, mentre altri 130 casi sono tuttora allo studio.
Gli abusi verificatisi a Guantanamo sono otto, e sono stati tutti giudicati «relativamente minori in termini di violenza fisica». In Iraq, il vice-ammiraglio Church ha detto che i casi sono stati 60, in Afghanistan, tre, di cui uno con esito mortale.
Nessuno, ai vertici militari, è stato sanzionato, ma ci sono state azioni disciplinari contro 115 militari, la maggior parte delle quali piuttosto blande, perchè si è trattato di sanzioni amministrative.
Solo 36 militari sono stati formalmente incriminati e sono finiti di fronte ad una Corte Marziale, come Lynndie England, la soldatessa con un prigioniero al guinzaglio: la famosa foto che ha fatto il giro del mondo ed ha fatto scoppiare lo scandalo delle torture al carcere di Abu Ghraib.
PRIGIONERI RISPETTATI IN INTERROGATORI – Il rapporto Church sottolinea infine che meno di un terzo dei casi accertati di abusi sono legati ad interrogatori: per esempio su un totale di 24.000 interrogatori circa a Guantanamo, ci sono solo tre casi accertati di maltrattamenti.
«La grande maggioranza delle persone detenute dalle Forze Armate americane sono state trattate con umanità «, si afferma, a più riprese nel documento.
VIA DA PROTOCOLLO VIENNA PER PROBLEMI GUANTANAMO – La decisione presa dagli Stati Uniti di ritirarsi dal protocollo della Convenzione di Vienna che garantisce ai detenuti il diritto di vedere le propria autorità consolari sembra essere legata ai casi di Guantanamo.
La decisione, resa nota da una indiscrezione del Washington Post, è stata confermata, al suo arrivo oggi in Messico, dal segretario di Stato Condoleezza Rice.
Gli Stati Uniti non accetteranno quindi più che possa intervenire la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja in casi che riguardano i diritti dei detenuti stranieri negli Stati Uniti.
ANNAN, RISPETTIAMO STATO DI DIRITTO – Per annunciare i ritiro degli Usa dal protocollo, la Rice ha scritto al segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, che non ha reagito subito.
Ma che cosa ne pensi Annan è chiaro a tutti. Da Madrid, dove si trova per il primo anniversario degli attentati dell’11 marzo, il segretario generale ha detto che «in qualsiasi momento lo stato di diritto deve essere rispettato», perchè i terroristi mirano proprio a distruggere le regole che sono alla base degli stati democratici.
Emanuele Riccardi

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