2005

Saida, my second home (inshallah n.s.t.r.e.t.q.c.c.)

SPARATORIA A TULKAREM 
  ,,    Televideo DUE MORTI, UN ARRESTO 
                                        
                                        
 Un palestinese e un soldato israeliano 
 sono rimasti uccisi in un conflitto a  
 fuoco avvenuto nel villaggio di Saida, 
 presso Tulkarem, in Cisgiordania. Lo   
 riferiscono fonti militari israeliane. 
                                        
 Un’unità militare israeliana è penetra-
 ta nel villaggio e nello scontro che ne
 è seguito, l’israeliano e il palestine-
 se, un dirigente locale della Jihad i- 
 slamica evaso giorni fa da un carcere, 
 sono rimasti uccisi.                   
                                        
 Nel raid gli israeliani hanno arrestato
 un militante della Jihad. Il villaggio 
 di Saida è attualmente sotto coprifuoco

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guerrilla radio con l’anpi in difesa della costituzione

L’ANPI in difesa della Costituzione 

Mercoledì 23 marzo la maggioranza di centrodestra che regge il governo Berlusconi ha definitivamente approvato in Senato la riforma che distrugge in un sol colpo tutti gli equilibri democratici della nostra Costituzione: quelli che nell’organizzazione dello stato conducono e reggono i rapporti tra maggioranza e minoranza; quelli che disciplinano e controllano i rapporti tra poteri e contro-poteri del governo; quelli che garantiscono il mantenimento di condizioni di armonia e di solidarietà tra unità e pluralismo territoriale.
Con una procedura convulsa, che ha fortemente limitato i diritti dell’opposizione, la maggioranza di governo in Senato ha costruito un nuovo regime politico, nel quale un Primo ministro elettivo avrà il potere di gestire, senza necessità di investiture istituzionali o di fiducia, una sua maggioranza in Parlamento, che, in caso di dissenso, può congedare quando vuole.
La Costituzione del 1948 ci ricorda che la libertà non ha senso e non si materializza davvero se non ha la base in un patto condiviso, a partire dal quale vi sono l’orgoglio dell’appartenenza a un grande paese, il senso civico che impronta le relazioni tra i cittadini, una tavola di valori cui ancorare le scelte politiche concrete, una “realistica utopia” che presiede alle relazioni con il resto del mondo.
Per andare avanti su questa strada devono essere cancellate le norme con le quali in prima lettura, alla Camera e al Senato, sono state manomesse le regole democratiche fissate dalla nostra Costituzione per l’agire democratico e partecipativo delle nostre istituzioni.
L’ANPI dovrà essere in prima linea per opporsi, con lo strumento referendario, alla riforma della nostra Costituzione, al fine di conservare al nostro Paese e alla nostra comunità nazionale tutto il patrimonio etico e politico sorto dalla Resistenza, per una Patria autenticamente democratica nella quale riconoscersi con orgoglio, che sia di esempio nel contesto internazionale.
Le celebrazioni del 60° anniversario della Liberazione saranno il primo appuntamento per rinnovare unitariamente, senza nessuna distinzione, l’impegno dei cittadini italiani a difesa di quella bandiera di libertà, di uguaglianza e di giustizia che si chiama Costituzione.

Il Comitato Nazionale dell’ANPI

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from hitler youth to papa NAZI

Dalla gioventù hitleriana… a papa Ratzi

 

Morto un papa, se ne fa un altro.

Evidentemente non possiamo proprio farne a meno .

Branco di pecore, necessitiamo continuamente di un pastore.

 

Purtroppo lo spirito santo si assopisce sempre in conclave,

e l’unico buono stampo era il ventitreesimo,

e dopo non ne sono più venuti fuori bene.

 

Ma Ratzinger, siamo sicuri, sarà un buon papa,

   se non siete gay

   non vivete in una coppia di fatto

   odiate una chiesa dogmatica e conservatrice

   non desiderate usufruire della ricerca scientifica per mettere al mondo un figlio

o per guarire da una grave malattia

   usate quegli strumenti del demonio che sono i profilattici

   abitate in qualche sperduto villaggio africano o sulle ande

 dimenticati da dio e quindi dal papato

   siete cristiani e credete ad una chiesa più aperta e vicino ai problemi del mondo

    siete laici e dichiarate libero stato e libera chiesa

è rimasto contento qualcuno?

guerrilla radio

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RATZINGER: UN PAPA NAZISTA???

IL PASTO NUDO

PAPA BENEDETTO XVI IN TENUTA NAZISTA.

RATZINGER: L’OMBRA DEL NAZISMO CHE PESA SU DI LUI
I media britannici ricordano il suo passato nella Gioventu’ Hitleriana e il suo servizio nell’esercito del Terzo Reich

Roma ha un nuovo papa, il cardinale Ratzinger, che ha scelto il nome di Benedetto XVI. Se ancora si dovra’ capire come si comportera’ il nuovo pontefice, i media internazionali, soprattutto quelli britannici, ne fanno pero’ gia’ un ritratto impietoso. La televisione olandese Nederland 1 parla di lui come di un conservatore e rigorista. Senza affetto lo descrive certamente anche l’autorevole Times. Cosi’ come il The Guardian o la BBC. Di Ratzinger vengono sottolineati soprattutto la durezza dogmatica, la chiusura mentale, l’intransigenza che lo hanno sempre caratterizzato, e che gli hanno guadagnato diversi nomignoli come ‘the enforcer’ – l’impositore – il cardinale panzer, dal nome dei famosi carriarmati tedeschi, o il Rottweiler di dio. Inoltre su Benedetto XVI si stendono le ombre della sua adesione al nazismo. Ratzinger entro’ nella Gioventu’ Hitleriana nel 1941, quando aveva 14 anni. Nel 1943 fu’ arruolato nella contraerea a Monaco per difendere gli stabilimenti della BMW. Un anno dopo si ritrova al confine austro-ungarico a costruire barriere anticarro. Il buon Ratzinger, con la Germania sconfitta, invasa e duramente bombardata, decise allora, nel maggio del 1945, di disertare dall’esercito del Terzo Reich e ritornare alla sua casa di Traunstein, dove, quando vi arrivo’, fu’ prontamente arrestato dagli americani come prigioniero di guerra. Si riporta anche la dolorosa testimonianza della signora Elizabeth Lohner, 84 anni, di Traunstein, il cui cognato e’ stato spedito al campo di Dachau in quanto obiettore “Era possibile resistere, e queste persone sono state di esempio per gli altri (…), ma i fratelli Ratzinger hanno fatto una scelta diversa”. E questo fa’ concludere al Times che “benche’ non ci sia nulla che suggerisca che Ratzinger abbia preso parte ad atrocita’, la sua adesione (al nazismo) potra’ essere messa in contrasto dagli oppositori con l’attitudine di Giovanni Paolo II, che prese parte ad una recita teatrale antinazista nella nativa Polonia e che nel 1986 fu’ il primo papa a visitare la sinagoga di Roma”. Di certo quello di Benedetto XVI non sara’ un pontificato facile.

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L’ARCIVESCOVO SUDAFRICANO TUTU DESMOND DELUSO DAL NUOVO PAPA

Sud Africa, Tutu deluso dalla scelta del nuovo Papa


JOHANNESBURG (Reuters) – L’arcivescovo anglicano del Sud Africa Desmond Tutu ha manifestato oggi delusione per la scelta di Joseph Ratzinger come nuovo Papa, definendolo un “rigido conservatore” fuori passo coi tempi.

Tutu, che sperava in un pontefice africano, ha detto alla radio sudafricana SABC che il fatto che Ratzinger sia europeo è meno importante delle sue opinioni conservatrici.

“Avremmo sperato in qualcuno più aperto ai più recenti sviluppi nel mondo, alla questione del ministero delle donne e a una posizione più ragionevole rispetto ai preservativi e all’Hiv/Aids”, ha detto Tutu.

Nel più povero continente del Globo, i cattolici avevano sperato nell’elezione del 72enne cardinale nigeriano Francis Arinze.

Tutu, premio Nobel per la pace, che ha contributo ad attirare l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale sul regime dell’apartheid in Sud Africa, aveva detto la scorsa settimana a Reuters che un Papa africano o latino-americano avrebbe riflesso la crescita del cattolicesimo nei paesi in via di sviluppo.

Tutu ha anche detto di sperare che Papa Benedetto XVI tolga il divieto sull’uso dei preservativi, considerato da molti governi africani ed esperti uno dei migliori mezzi per fermare la diffusione dell’epidemia di Hiv/Aids nel continente.

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IL PANZERCARDINALE RATZINGER (OPUS DEI, I LEGIONARI DI CRISTO)

L’ultra destrorso Joseph Ratzinger sarà il nuovo papa
L’ex membro della Gioventù Hitleriana governerà la Chiesa Cattolica con il nome
di Benedetto XVI

Fonte: El Mundo/BBC/Rebelión
20 aprile 2005
 
La elezione del nuovo pontefice è venuta alla quarta votazione, durante la
seconda giornata della conclave. La fumata bianca è fuoriuscita dalla Cappella
Sistina alle 17.50. Pochi minuti dopo, le campane hanno cominciato a suonare in
Piazza San Pietro confermando la attesa notizia.

Non si sono avute sorprese, Govanni Paolo II ha lasciato la sua successione ben
chiusa, molto ben chiusa, visto che la conclave ha eletto colui che era stato
il suo braccio destro durante il suo mandato, il cardinale Joseph Ratzinger,
ideologo della reazione ecclesiastica dopo il Concilio Vaticano II.


Ratzinger è nato nel 1927 in seno ad una famiglia bavarese tradizionale. Suo
padre era un poliziotto ed era una persona molto religiosa.


Ratzinger dovette interrompere i suoi studi allo scoppio della Seconda Guerra
Mondiale, durante la quale venne assegnato ad una unità antiaerea a Monaco di
Baviera essendo lui membro della gioventù hitleriana, anche se – secondo lui –
a tutto questo venne obbligato.


I suoi simpatizzanti dicono che la sua esperienza sotto il regime nazista lo
convinse che il Vaticano dovesse adottare una forte posizione nei confronti
della verità e della libertà.


Dopo essere stato ordinato sacerdote, Ratzinger appoggiò il Concilio Vaticano II
negli anni 60 e il suo spirito di convertire la chiesa in una istituzione più
aperta.


Più tardi, rivestendo la carica di professore nella città tedesca di Tubinga,
Ratzinger visse a stretto contatto con le proteste studentesche e alcuni dicono
che fu in quel periodo che si andarono definendo la maggior parte delle sue
posizioni successive.


Per esempio, durante una delle sue dissertazioni si verificò un incidente che
finì per segnarlo, questo secondo un testimone: gli studenti si alzarono e
presero il microfono in violazione delle norme universitarie, cosa che irritò
Ratzinger.


Il Panzercardinale, come lo chiamano a Roma, fu uno dei collaboratori più
stretti del Papa e, spesso, considerato come l’autentico numero due della
Chiesa, al di sopra anche del Segretario di Stato, il cardinale Angelo Sodano.
Profondamente associato al pontificato del Papa polacco, la figura di Ratzinger
passerà alla Storia come quella del teologo che lo aiutò a mettere ordine alla
Chiesa e prima a decapitare e poi ad addomesticare la Teologia della
Liberazione.


Nel 1984, le condanne formali della Teologia della Liberazione introdotte per il
cancerbero della fede permisero alla destra cattolica di lasciar fuori dal gioco
tutta una corrente innovatrice in campo pastorale, teologico, catechistico e
sociale, distruggendo quasi interamente l’idea di una Chiesa più popolare e
maggiormente fedele al Vangelo dei poveri.


Ratzinger impose una totale rigidità dottrinale a tutta la vita intellettuale
della Chiesa e una dinamica del controllo a oltranza sui teologi. E la paura
andò instaurandosi nelle sue fila. Ammoniti, perseguitati, controllati, in una
istituzione intellettualmente inabitabile, i pensatori della Chiesa optarono
per andarsene (Leonardo Boff), chiudere la bocca (Gustavo Gutiérrez) o spezzare
la catena (Hans Küng).


Il culmine della repressione teologica venne raggiunta con la pubblicazione del
“Catechismo della Chiesa Cattolica” e soprattutto, con la “Dominus Iesus”, un
documento di Ratzinger,nel quale si attribuisce in esclusiva alla Chiesa
Cattolica il possesso della verità e della salvezza. Il ritorno dell’assioma
tridentino che “fuori dalla Chiesa non c’è salvezza”. Un documento tanto
infelice che contro di esso si levarono le proteste di numerosi cardinali.


Oltre a questo, Ratzinger ridusse al silenzio con metodi autoritari tutte le
questioni teologiche dibattute: il celibato dei preti, lo statuto del teologo,
il foglio dei laici, la prassi della penitenza, la comunione per i divorziati,
il preservativo per difendersi dall’AIDS e la fecondazione artificiale.


Impose la tesi del romanocentrismo, tolse sostanza alla collegialità e al potere
delle Conferenze Episcopali, riducendole a mere succursali della Curia, e definì
quasi come dogmatico l’eventuale accesso della donna al sacerdozio. In
definitiva, Ratzinger disattivò il Concilio.


E questo lui che all’epoca del Vaticano II (1962-65) era parte dell’ala
progressista della Chiesa, anche se molto velocemente era poi passato nelle
fila della fazione conservatrice. Nella conclave ha diretto il partito della
Restaurazione, del tradizionalismo legalista, alleato ad una serie di movimenti
neoconservatori (Opus Dei, Comunione e Liberazione, i Legionari di Cristo.). Il
wojitilismo senza Wojitila.


A 78 anni il Panzercardinale conserva l’incanto di essere una grande
personalità. Altri, tuttavia, lo descrivono come un Jano bifronte. A Ratzinger
non piace l’ottimismo e neppure la fede nella bontà umana del Vaticano II. La
sua ossessione è per il peccato, e come il suo compatriota Lutero, è
“ipnotizzato dal male”.


 

Note:

citazione del pensiero di Radzinger sul pacifismo
Negli ultimi decenni abbiamo visto ampiamente nelle nostre
strade e sulle nostre piazze come il pacifismo possa deviare verso un
anarchismo distruttivo e verso il terrorismo.

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papa karol wojtyla subito santo??? (4)

Sotto il balcone di questo palazzo,
in cui questo papa da santificare sul sangue degli innocenti
incontrava uno dei mostri del nostro secolo,
in uno dei tanti garage olimpo sparsi per tutto il cile,
tutti sapevano
che cosa facevano:
“Collegavano fili elettrici ai genitali, mettevano topi nelle vagine delle donne, addestravano i cani a stuprare le donne. E poi sapemmo della carovana della morte, del generale che andava di città in città ordinando esecuzioni a caso, 30.000 persone furono assassinate, 30.000”
non credo che nessun Dio, seppur magnanimo all’inverosimile
possa mai perdonare un tale orrore,
e la complicità di questo santo padre,
è un ulteriore oltraggio all’umanità intera,
quel crocifisso d’oro che pendava dal suo collo
quei giorni di cortese visita al dittatore,
fu la bestemmia più blasfema che sia mai stata pronunciata.
 
guerrilla radio

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papa karol wojtyla subito santo??? (3)

C’è chi lo ha soprannominato Il Grande, chi già gli attribuisce miracoli, ma c’è anche chi prega il Signore di non perdonare Giovanni Paolo II.

Sono le Madri di Plaza de Mayo. 
Nel febbraio del 1999, la madri di Plaza de Mayo scrivono una lettera al pontefice, dura, durissima, in risposta alle prese di posizione del papa a difesa di Pinochet.
Nel 1999, Pinochet viene infatti arrestato in Inghilterra su mandato internazionale del giudice spagnolo Baltasàr Garzon. L’imputazione è di tortura ed omicidio di cittadini spagnoli.
Il papa fa sapere alla Camera dei Lord la propria preferenza perché l’estradizione dell’ex dittatore in Spagna non venga concessa e, sempre nel 1999, fa una richiesta di perdono per i crimini commessi dal generale cileno.

C’è chi lo ha soprannominato Il Grande, chi già gli attribuisce miracoli, ma c’è anche chi prega il Signore di non perdonare Giovanni Paolo II.

Sono le Madri di Plaza de Mayo. 
Nel febbraio del 1999, la madri di Plaza de Mayo scrivono una lettera al pontefice, dura, durissima, in risposta alle prese di posizione del papa a difesa di Pinochet.
Nel 1999, Pinochet viene infatti arrestato in Inghilterra su mandato internazionale del giudice spagnolo Baltasàr Garzon. L’imputazione è di tortura ed omicidio di cittadini spagnoli.
Il papa fa sapere alla Camera dei Lord la propria preferenza perché l’estradizione dell’ex dittatore in Spagna non venga concessa e, sempre nel 1999, fa una richiesta di perdono per i crimini commessi dal generale cileno.

Buenos Aires 23 febbraio 1999

Sig Giovanni Paolo II

Ci è costato diversi giorni assimilare la richiesta di perdono che Lei, Sig. Giovanni Paolo II, ha inoltrato in favore del responsabile di genocidio Pinochet.
Ci rivolgiamo a Lei come cittadino comune, perchè ci sembra aberrante che dalla sua poltrona di Papa in Vaticano, senza conoscere, senza avere sofferto sulla sua pelle la tortura con scariche elettriche, le mutilazioni e le violenze sessuali, abbia il coraggio di chiedere, in nome di Gesù Cristo, clemenza per l’assassino Pinochet.
Gesù è stato crocifisso e la sua carne è stata lacerata dai Giuda come Lei che oggi difende gli assassini.
Sig. Giovanni Paolo II, nessuna madre del Terzo Mondo che ha dato alla luce, allattato e curato con amore un figlio che è stato mutilato dalle dittature di Pinochet, Videla, Banzer, Stroessner, accetterà con rassegnazione la sua richiesta di clemenza.
Noi Madri ci siamo incontrate con Lei in tre occasioni, ma Lei non ha impedito i massacri, non ha alzato la voce in difesa delle nostre migliaia di figli durante quegli anni di terrore.
Adesso non abbiamo più dubbi su da quale parte sta Lei, ma sappia che malgrado il suo potere immenso, non potrà arrivare nè a Dio nè a Gesù
Molti dei nostri figli si sono ispirati a Gesù nel loro impegno per il popolo.
Noi Membri dell’Associazione delle Madri di Plaza de Mayo, attraverso una preghiera immensa che arriverà al mondo, chiediamo a Dio che non perdoni Lei, Sig. Giovanni Paolo II, perchè Lei denigra la Chiesa del popolo che soffre. Lo facciamo in nome dei milioni di esseri umani che morirono e continuano a morire ad opera degli assassini che Lei difende e sostiene.

DICIAMO: SIGNORE NON PERDONARE GIOVANNI PAOLO II

Associazione Madri di Plaza de Mayo
Hebe Bonafini

presidentessa

(seguono firme)

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papa karol wojtyla subito santo??? (2)

Quando Giovanni paolo ii si recava in visita di cortesia dall’amico Pinochet…

 

per le nozze d’oro del dittatore chileno il papa scriveva:

«Al generale Augusto Pinochet Ugarte e alla sua distinta sposa, Signora Lucia Hiriarde Pinochet, in occasione delle loro nozze d’oro matrimoniali e come pegno di abbondanti grazie divine», scrive senza imbarazzo il Sommo Pontefice, «con grande piacere impartisco, così come ai loro figli e nipoti, una benedizione apostolica speciale. Giovanni Paolo II.»

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papa karol wojtyla subito santo? (quando il papa santificava i f

Nessun ritegno, nessun pudore.
Il Papa beatifica 233 fra sacerdoti e cristiani morti durante la Guerra di Spagna, caso strano, lottando contro la Repubblica ed a fianco di Francisco Franco.

Non ha più nessun ritegno, il vescovo di Roma. Lui e chi lo manovra sono riusciti, in tempi di revisionismo storico dilagante, anche nel beatificare di botto i 233 religiosi morti durante la guerra civile spagnola. “Sacerdoti, suore e laici che morirono nel 1936 in Spagna, tutti in odio alla fede, senza essere implicati in lotte politiche o ideologiche” ha detto il Papa, in disprezzo alla storia ed alla decenza.

Solo di fronte ad un popolo di ignoranti, si può affermare che il clero spagnolo non sia stato complice, nel 1936, del ‘pronunciamento’ dei colonnelli fedeli a Franco, insorti contro la Repubblica ed il suo governo democraticamente eletto. 

Solo chi è in malafede, oppure si fa consigliare da Navarro, può, tra le altre cose, legare le violenze dell’ETA alle tragiche vicende della Guerra di Spagna.

Chi conosce la Storia sa come si sono svolti i fatti, e nessuno nega che l’esercito repubblicano si sia lasciato andare a gravi atti nei confronti del clero. Ma clero, è giusto ricordarlo, che stava attivamente a fianco dei fascisti e dei falangisti spagnoli nella lotta contro la Repubblica, clero che ha benedetto le orde di nazisti e fascisti europei accorsi a combattere contro la libertà, clero che ha sostenuto senza nessuna remora il franchismo e che lo ha aiutato a dominare la Spagna fino al non lontano 1975. 

Dunque, un clero militante, antipopolare, nelle forme e nei modi che solo chi conosce la storia spagnola del ‘900 può sapere. Ma quello di pretendere che in Vaticano si racconti la storia seguendo un criterio di verità, specie quando si toccano pagine ingloriose per esso come la guerra di Spagna, è un pio desiderio. Quello che più preoccupa è che erano in 30 mila imbecilli a sentirsi dire che, come l’ETA, l’Esercito Repubblicano era composto solo una masnada di terroristi senza dio.

La vergogna, alle volte, è un sentimento troppo nobile per gente simile.

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dai buchi filtra la luce

somewhere in Palestine, maggio 2003

 

 Dai buchi filtra luce

 

Dai buchi filtra luce,

la mattina i raggi del sole
perlustrano la stanza, ci ispezionano

Temiamo il buio.
e’ di notte che di solito arrivano,
Ma anche del sole non ci si puo’ fidare
perche’ anche di giorno vige il coprifuoco.

Allora  imboccare la strada che dalla casa conduce alla moschea o alla fattoria
puo’ voler dire muovere gli ultimi passi incontro ad un tank o una jeep supercorazzata.
dritti incontro alla morte.

Siamo a Seida, a due passi da Turkalerem,   tremila anime di un paesino immerso in una splendida campagna fitta di uliveti e viti
Capace di sfornare diversi martiri consacrati alla jihad islamica.

E il nostro compito quaggiu’ e’ di vegliare nelle case dei ricercati la notte,
Quando i mezzi militari iniziano a girarci in tondo
Su e giu’ le colline di questo paese.

Durante il giorno stiamo a fianco di chi conta a livello di resistenza.

“O ci consegni tuo figlio entro 48 ore o torniamo e ti demoliamo la casa”
..questa la versione israeliana di attacco preventivo.

E inizia a raccontarci la sua storia questo vecchio baba  rugoso,
Dopo vent’anni trascorsi a sgobbare come muratore alle dipendenze entro i confini di Israele,
“mi hanno ammazzato il figlio dinnanzi agli occhi,
ora vogliono l’altro, che dovrei fare io???
Che male abbiamo fatto tutti noi???
Vogliamo soltanto vivere in pace,
Perche’ non ci lasciano in pace???”

Per lo piu’ questi martiri-guerrieri sono ragazzini di 20anni con la faccia troppo dura per esser vera
ritratti nelle foto ai lati delle strade coi kalashinikov in braccio.
Gia’ diversi di questi giovani partigiani sono stati uccisi a sangue freddo durante le retate dei soldati israeliani.

Io ho legato con la famiglia di Joseph,
intimamente, fraternamente, tristemente.


      “Sono arrivati a novembre in pieno ramadam….
verso le 22 mentre stavano cenando tutti assieme.
Qualcuno, qui i muri hanno mille occhi e mille orecchi,   ha avvertito i soldati che A. era tornato a trovare la famiglia.
..”hanno iniziato a sparare tutt’intorno come dei dannati…

il ragazzo ricercato allora riesce a saltare dalla finestra e cerca la fuga fra i campi
ma dopo meno di venti passi lo colpiscono in pieno,
lui cade ferito
ma vivo.
Un’altro soldato gli si avvicina
Lui a terra, disarmato e ferito
Il soldato gli punta il fucile alla testa,
E lo finisce sfigurandolo.

Poi questo killer in divisa chiama Joseph,
Che si avvicina,   e l’ebreo, in arabo stentato gli dice:
“Guarda, questo e’ tuo fratello, l’ho ucciso io.”

A pochi metri di distanza,
tutta la famiglia e’ ora schierata contro un freddo muro,
sottoshock
Ci sono 15 persone
la meta’ sono bambini.

Arrivano i bulldozer, che si portano via  meta’ della casa.

E’ la fine di novembre e fa molto freddo a Seida,    dalle 22 alle 4 di mattina la famiglia e’ costretta a rimanere in piedi immobile,
Coi fucili puntati sui volti,    anche delle donne e dei bambini.   (che rimarrano per sempre traumatizzati, la madre e’ folle e ripete continuamente la storia di quella sciagura, i bimbi avrebbero bisogno di anni e anni di  psicoterapia intensiva per ricucire quel che quella notte ha infierito per sempre nelle loro coscienze…tremano come foglie  e piangono continuamente anche quando inocontrano noi, temono che siamo soldati israeliani)

Neanche due stracci per coprirsi nella notte gelida,   i soldati hanno concesso loro di poter raccogliere, prima di obbligarli ad assistere alla distruzione di tutti i loro averi.
Anche l’automobile, parcheggiata li’ a fianco, non viene risparmiata dall’ira meccanica dei bulldozer, che la schiacciano triturandola, la sollevano e la sbattono sul tetto dell’unica ala della casa ancora in piedi..

Alla fine sembran essere stanchi  ed appaghati della loro carneficina, fanno per andar via ma prima,
Ordinano ad un altro fratello di Joseph di rientrare nelle rovine delle casa
“why?”
“GO INSIDE YOUR HOUSE!!!!”
lui si gira fa per rientrare
un soldato gli spara ad una gamba.

Storie di ordinaria tirannia,
fra loro tutte simili eppure che da ogni ascolto creano sempre tremendi spasmi di angoscia e convulsioni di rabbia.

Joseph ha un occhio celeste e l’altro piu’ scuro,
non glielo mai domandato, ma sono convinto che e’ da quella notte che qualcosa si e’ spento per sempre in lui,   e se non pass ail confine di filo spinato e si fa saltare per aria in qualche discoteca o centro commerciale di  tel aviv,   e’ solo perche’ ha una moglie e 5 splendidi bimbi a cui pensare.

Ci sentiamo onorati di poter in qualche modo assistere questo straordinario popolo,
cosi’ generoso e amichevole verso di noi, cosi’ pieno di dignita’ e di onore e di eroismo.
Anche ora che la nostra immunita’ da internazionali viene a mancare, dopo 3 omicidi di membri dell’organizazzione, dopo che il nostro coordinatore e’ gia’ stato arrestato 2 volte (l’ultima insieme ad un italiano) nel periodo di nostra permanenza qui a tulkarem,
dopo che Osama e’ stato ferito ad un occhio nell’ultima incursione nel campo profughi.
E l’altro giorno ad un check point i soldati hanno sparato SICURI di non esser sicuri di non ferirci.

Siamo palestinesi anche noi ora,
e l’immagine straripante di emozioni che preservero’ indissolubilmente sempre dentro di me
e’ stato il veder comparire tra gli ulivi e le viti di Seida la figura del ragazzo ricercato (R., il fratello di A. barbaramente ucciso)
che tornava a casa dopo tanto tempo,   fra i gridolii di gioia dei bambini festanti,
la madre che alzava le braccia al cielo ringraziando Dio,
e il babbo con gli occhi lucidi con cui l’ho visto poi appartarsi per pregare assieme,
in un innumerevole susseguirsi di inchini riverenti ad Allah. E ho sgranato gli occhi sul continuo ciondolare sulla cinta del ragazzo di una rivoltella e una bomba a mano,
a svelare l’assurdita’ del mondo e di questa vita.
Allah akbar
Allah akbar
Allah akbar

E allora sono tornato indietro in Italia di una sessantina d’anni,
I partigiani nascosti sulle montagne , pronti a morire in battaglia contro l’occupazione nemica,
Le famiglie disperate piu’ a valle, alla ricerca di informazioni o di un contatto col parente disperso.

Non e’ per religione ne’ per ideale politico che questi ragazzi di campagna si sono convertiti in guerriglieri,
Non si sognavano neppure di invadere israele per compiere attentati,
Ma la disperazione di chi si trascina dietro una serie infinta di lutti e disperazioni crea soldati pronti al martirio,    
E una occupazione estenuante e terribile come quella israeliana ha reso temibili combattenti dei  semplici contadini ineruditi.


Gia’ tre volte R. e’ tornaio a far visita ai familiari durante la settimana in cui siamo stati a proteggere casa sua, ma e’ tutto il paese a sentirsi piu’ sicuro.

A. e’ una ragazzone dale spalle larghe e la barba lunga,
arriva sempre coi vestiti pesanti e le scarpe lerce di chi ha passato la notte alla macchia,
l’ultima volta sedutici fianco a fianco , e’ entrata nella stanza la madre e indicandoci ci ha spiegato quanto ci assomigliassimo.
Non so quanto questo corrisponda a verita’ in termini fisioniomici,
Certo e’
che se fossi nato quaggiu’ e avessi visto morire la mia gente e martoriata la mia terra,
durante tutta la mai breve esistenza,  non avrei esitato un istante neanch’io a imbracciare un Kalashnikov e a giurare battaglia in difesa della mia gente.

E da un dio qualsiasi avrei fatto benedire la mai anima.

 


5 mesi sono rascorsi da quella notte di sangue e acciaio bruciato,
10 giorni fa i soldati sono tornati a fare il tiro a segno verso le finestre della casa di Joseph,
che nel frattempo e’ stata ricostruita quasi per intero,
solo la stanza in cui dormiamo e ancora ridotta un gruviera,
da quando lanciarono in un armadio al suo interno una granata.
Fori sul soffito, alle pareti ovunque.

All’alba penetra la luce
E ferisce
perche’ risveglia all’incubo di questa vita.

 

peaceloveemapty

Vik “Nasser”

-la mia stagione all’inferno

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bateau ivre

L’odissea oscura si svela
dinnanzi ai prossimi giorni,
ho un battello ebbro come taxi per il non ritorno,
nessun testamento se non il mio ricordo sepolto
nelle coscienze di coloro che ho amato.
 
i miei ideali sconvolti si fanno brace
e brucia onnipresente il richiamo al dovere
il volere primo della mia anima errante,
Lasciarsi alle spalle ogni scrupolo di conforto
 
per la passione della compassione
della connivenza con la tragedia,
della ricerca di un medicamento
contro ogni orrore del mondo.
 
Sarò in Palestina,
entro poco
se le stelle mi saranno compiacenti
e brillerò anche per coloro che non hanno osato,
perchè non è una resa schivare i domini della morte,
ma è per la mia anima offesa un richiamo alla non abdicazione.
 
Quella strada che il fato mi fece svoltare
che è presto mutata nella mia causa utopica 
e mi perdoni la mia musa,
la mia famiglia certificata
e quella atavica che cercai ricomporre
tutti e tutte coloro che son stati sfiorati dai miei  tentacoli d’emozione
chiedo perdono
per non aver osato guardare uno specchio
e scoprirmi reso alla ricerca dell’assurdo.

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cielo spinato

CIELO SPINATO

La terra era di Dio e Dio la rese agli uomini.
Mohammed Gesu’ e Moshe predicavano il cielo calpestando lo stesso suolo.
Gli spazi allora erano infiniti e privi di barriera alcuna,
e infiniti erano pure gli sguardi che si perdevano all’orizzonte ricongiungendosi con Dio.

Ora,
le montagne son ridotte a fortini
le colline zone di caccia per i cecchini,
I fiumi condotti ad una foce fantasma da una mano straniera.

Il mare a Gaza era un fresco manto cristallino.
Ogni giorno riversava generoso
i suoi frutti sugli abitanti che ne affolano le  rive.

2 miglia dalla costa,
e’ ora il limite inviolabile imposto da israele,
entro cui i malconci pescherecci palestinesi possono svolgere la lorto attivita’ di pesca.
Si accalcano uno sull’altro arando un lembo di mare oramai carente di vita.

Ogni tanto uno sprazzo di vento spinge un po’ piu’ in largo una di queste bagnarole come tutte fatte di legno d’ulivo,
Allora interviene una delle tante navi da guerra battenti bandiera israeliana che pattugliano la costa,
e l’affondano a suon di cannonate.
E’ successo che questi pescherecci venissero affondati anche mentre navigavano nell’esile lembo di mare a loro concesso, cosi’ solo perche’ ritenuti “sospetti”.

2 miglia a Gaza segnano un confine invisibile fra la vita e la morte

10 chilometri invece a tel aviv
consigliano piu’ che delimitano
il limite oltre il quale non e’ piu’ favorevole praticare il windsurf per gli israeliani…….

Gaza e tel aviv distano fra loro meno di cinquanta chilometri.
ma quanto immensa e la distanza morale fra chi subisce la tirannia di uno stato arrogante e chi la perpetra con freddezza omicida???

Ancora, c’era un tempo in cui un abitante di Gerusalemme per andare a trovare un parente a Gaza impiegava si’ e no qualche ora di macchina, ora ci vogliono minimo 2  giorni,
si corre a tel aviv, si prende un aereo per il cairo, e dall’Egitto ci si sposta alla frontiera con cercando un sistema per entrare.
Senza check points da Tulkarem a Qulquilia  sono 25 minuti se ti va male
abbiamo salutato Khaled alle 1330  alle 0100 am ci ha chiamato per rassicurarci di esser arrivato a destinazione sano e salvo.
Un continuo ebreferico zigzagare fra campi e strade improvvisate  tutto per evitare i posti di blocco che in caso di coprifuoco non permettono ne a persone ne a materie ed alimenti di varcare le barriere.

Mi sono mosso un paio di giorni fa verso Nablous, giunto innanzi alle porte della citta’,
ho vedtuo una fila di 200 persone sotto un sole cocente che soffrivano e soffocavano per il caldo impietoso nel tentativo di tornare a casa.
Io ultimo della fila, mi preoccupavo del rischio disidratazione che le ore di attesa sotto trentacinque gradi e nessuna possibilita’ di irifocillazione li attorno mi avrebbe potuto ben presto riguardare,
quando qualcuno mi ha messo a braccetto il piu’ anziano e malato di tutti.
“tu puoi passare, tu puoi passare, tu puoi far passare quest’uomo”
Allora ho baciato la mano tremante di questo vecchio arabo,
e sussurandogli le poche parole che conosco della sua lingua tanto per tranquillizzarlo,
ci siamo incamminati verso il filo spinato e il cannone del carroarmato sembrava riprenderci come in un film.
Ho percorso 150 metri fra bambini piangenti, carozzelle con infanti e carretti cosparsi di alimenti che si sfaldevano al sole, e verdura e frutta che veniva depradata da sciami di insetti.
donne disperate pregavano sotto vesti soffocanti,
uomini tristi e solitari stavano accovacciati in attesa del loro turno.
Di fronte al gabbiotto dove il mio passporto veniva sfogliato con dovizia di domande
ho recitato per benino la parte del turista capitato li per caso ( per caso a Nablous sotto coprifuoco???) e mi sono stupito ancora una volta nella poca arguzia di questi ragazzini vestiti da soldati.
Sono scivolato via senza problemi con il baba sottobraccio che mormorava incessatemente parole di benedizione in mio favore.

“I check point sono una misura di restriozione della vita palestinese necessaria per prevenire gli attacchi suicidi a Israele” (parole di un soldato di tel aviv  originario belga incontrato l’altro giorno).
Eppure io che sono giovane e forte a costo di camminare anche quattro ore senza sosta o di viaggiare tutta la giornata a bordo di un pulmino sfasciato, sono sempre riuscito a tagliare tutti i loro posti di controllo, e ogni cinque sei giorni apro il giornale e leggo dell’ennesimo attacco su territorio israeliano da parte di hamas o jihad islamica.

Spesso i check points lasciano passare solo le donne, o gli uomini aldisopra i 40anni
uno dei nostri compiti era quello di cercare di far passare  quante piu’ persone possibili dialogando coi soldati.

Oppure sostiamo li’ vicino come osservatori, senza internazonali attorno, gli israeliani non esitano a commettere crimini  contro i piu’ elementari diritti umani, come arrivare a far spogliare completamente di fronte alla folla, i vecchi uomini di modo da umiliare pubblicamente tutta la famiglia, o legare mani e piedi giovani sospetti, farli attendere sdraiati sotto il sole anche dieci ore senza cibo ne acqua.
A volte il check point chiude improvvisamente, allora intere famiglie sono costrette a dormire per strada in attesa che i pigri ufficiali israeliani di servizio decidano di riaprire le imposte la mattina seguente.
Un dottore di Ramallah mi ha mostrato tebelle e dati che  segnano le morti durante le lunghe attese in fila ai punti di controllo, un centinaio di persone sotto cura di dialisi decedute nei primi due anni di intifada, senza aver mai potuto raggiungere l’ospedale e le cure che consentivano loro di restare in vita.
E quante madri con un bimbo in grembo in attesa di un cesareo urgente sono morte al dila’ del filo spinato???
Diversi parti si registrano l’anno, nella lunga fila di miserabili che conduce verso un check point.
Queste madri coraggio mettono tristemente al mondo creauture le quali assorbono come prima luce nei loro occhi, nient’altro oltre il verde militare delle jeep e dei tank che li circondano.

Quali prospettive di vita attendono bimbi che fin dal primo istante della loro nascita avvertono sofferenza e urla di disgrazia?

Non  succede solo di rado  che queste donne in preda ai lancinanti dolori preparto si lanciano oltre le barriere senza controllo,

tristemente la cronaca racconta come ai soldati non è parso vero poter utilizzare un proiettile per mettere fine a due vite.

Anziani muoiono d’infarto sotto il sole o il vento invernale.

 

Di notte mi è capitato di scortare l’ambulanza nei giri di pronto soccorso , spesso i militari ci hanno fermato,

e fatto attendere infiniti minuti per il controllo dei documenti, anche quando la nostra vettura  risuonava piena dei lamenti di un ferito grave a bordo.

A Tulkarem l’anno scorso, un autista di un’ambulanze è morto, e l’ infermiera che gli stava accanto è rimasta seriamente ferita,

colpiti entrambi da una scarica di mitragliatore partita da un carroarmato che si era messo di traverso  in modo da bloccargli la strada.

 

Il suolo è solido e puo’ esser fortificato, il mare è liquido e viene delimitato da costanti pattugiamenti navali, ma il cielo è ancora qualcosa che neanche israele riesce a pienamente a governare. Sebbene non esista nessun aeroplano in tutta la Palestina , e gli ultimi elicotteri di Arafat furono distrutti circa un anno fa,  l’estate scorsa a Nablous mi sono reso conto puntando gli occhi in aria di quale potenza di suggestione sia la fantasia dei bambini..

 

Costretta al coprifuoco quindi chiusa da mesi e mesi, la città si presenta sfiancata nel morale e nelle forze, le strade semideserte e le  le piazze ridotte a cumoli di macerie dalle continue incursioni dei cingolati israeliani. In aria allora  si scorgeva la sfida affrontata dai bambini contro ogni check point e i mesi di occupazione violenta ed estenuante.

Gurdata verso l’alto,

Nablous appariva allora come un città in festa,

Centinai e centinai di aquiloni  ne colorovan il suo cielo in vortici di volo, come a dichiarare al mondo un segno di libertà a cui tutti questi uomini in miniatura da sempre agognano.

” i  soldati sparano spesso contro gli aquiloni, sono il primo bersaglio dopo i lampioni per strada di notte.

Ma ad ogni aquilone distrutto, il giorno dopo se ne presentano di nuovi più belli e colorati.

possono rinchiuderci, toglierci il cibo l’acqua e anche la luce, ma non potranno mai privarci dell’aria, del cielo e della nostra voglia di sognare.”   mi mormorò un bambino impegnato a sciogliere la matassa dei suoi sogni impigliati  su un insegna arruginita.

 

Il cielo è di Dio e Dio chiama i bambini come suoi ospiti.

ogni giorno, occupati e reclusi, questi bimbi rapiti e resi prigionieri nella prorpia terra,

vanno a trovarlo attraverso un filo di esile speranza e sogni di pace e di libertà rinchiusi in fragile triangolo di carta.

che nessun filo spinato potrà mai rinchiudere dentro.

 

 

 

peaceloveempaty

Vittorio “Nasser” est.

 

-la mia stagione all’inferno-

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rachel corrie corre in noi

Rachel Corrie
corre in noi
e noi correremo presto incontro all’inferno
quello stesso  inferno
che anche a noi non potrà impedire
(inshallah)
di tramutarci in altrettanti scudi
di carne che si vuole lasciata in pace
contro le violenze distruttive
e le semenze della morte
cosparsi da un esercito crudele
tutto intorno a un destino tragico
di anime innocenti palestinesi.
 
g.r
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Il 16 marzo del 2003, Gaza, Rachel Corrie veniva uccisa

mercoledì 16 marzo 2005 (02h47) :
Accade due anni fa – Rachel Corrie

Il 16 marzo del 2003, nella striscia di Gaza, l’esercito israeliano uccise a freddo una pacifista americana di 23 anni. Si chiamava Rachel Corrie, veniva dallo stato di Washington, voleva impedire la distruzione delle case dei palestinesi. Si era seduta davanti ad una di queste case per fermare il buldozer israeliano. Il buldozer non si fermò, la coprì di sabbia, la schiacciò, la uccise. Fu un omicidio volontario.
La lettera della cugina, scritta l’anno scorso…

Un anno di silenzio sulla morte di Rachel Corrie

di Elizabeth Corrie

Solo un anno fa il mese di marzo, per me come per molte altre persone, veniva associato a concetti positivi: la fine dell’inverno, l’avvento della primavera e poi dell’estate. Da quest’anno e per il resto della mia vita, l’inizio di marzo mi porterà alla mente qualcosa di completamente diverso: l’anniversario della brutale morte di mia cugina, Rachel Corrie.

Il 16 marzo 2003 un soldato israeliano e il suo comandante investivano Rachel Corrie con un Caterpillar da nove tonnellate mentre la ragazza – disarmata e chiaramente visibile grazie ad un giubbino fosforescente – proteggeva un’abitazione palestinese per impedire la sua demolizione da parte dell’esercito israeliano. La morte di Rachel Corrie, e le reazioni che sono – o non sono – seguite a questo evento rivelano verità sconcertanti, per la loro immoralità e ingiustizia.

Primo, Rachel è morta cercando di impedire la demolizione di una casa, una pratica comune in Israele e impiegata dall’esercito come punizione collettiva, che ha trasformato più di dodicimila palestinesi in senzatetto a partire dall’inizio della seconda intifada nel settembre 2000. Questa pratica viola la legge internazionale, inclusa la Quarta Convenzione di Ginevra.

Secondo, Rachel è stata travolta da un buldozer della Caterpillar, fabbricato negli Usa e inviato in Israele come parte del regolare pacchetto di aiuti statunitensi, che ammonta tra i 3 e i 4 miliardi di dollari, tutti pagati dai contribuenti americani. L’utilizzo di buldozer Caterpillar per distruggere abitazioni civili, per non parlare poi del fatto di investire attivisti per i diritti umani disarmati, viola le leggi statunitensi, tra le quali il Us Arms Export Control Act (legge sul controllo dell’esportazione delle armi) che proibisce l’uso di aiuti militari contro la popolazione civile.

Terzo, l’auto-assoluzione da parte dell’esercito israeliano per la morte di Rachel e l’opposizione condotta dallo stato di Israele ad un’indagine indipendente su questo caso rivelano sia il desiderio di Sharon di non assumersi le proprie responsabilità per la morte di una cittadina americana sia la vigliaccheria dell’amministrazione Bush nel permettere che una nazione possa impunemente attaccare suoi concittadini.

Quarto, la morte di Rachel ha costituito in realtà solo il primo di numerosi attacchi israeliani contro cittadini stranieri nella West Bank e a Gaza. Brian Avery, originario del New Mexico, è stato colpito al volto il 5 aprile; Tom Hurndall, un cittadino britannico, è stato centrato alla testa l’11 aprile ed è morto il 13 gennaio, e Hames Miller, un altro britannico, è stato colpito ed ucciso in aprile. Finora, solo nel caso di Hurndall il soldato israeliano responsabile dell’attacco verrà giudicato in tribunale, e questo perché il governo della Gran Bretagna, dopo alcuni mesi, finalmente ha riconosciuto l’evidente fondatezza delle prove presentate dalla famiglia di Hurndall.

Poiché ci avviciniamo all’anniversario della morte di Rachel, i cittadini e i residenti degli Stati Uniti dovrebbero chiedersi per quale motivo un cittadino statunitense disarmato possa essere ucciso impunemente da un soldato di una nazione alleata che riceve massicci aiuti dagli Usa, utilizzando per di più un prodotto fabbricato negli Usa da un’impresa statunitense e pagato con i soldi dei contribuenti americani. Quando tre americani furono uccisi in un’esplosione il 15 ottobre 2003, presumibilmente da palestinesi, mentre si muovevano all’interno di Gaza, l’Fbi è giunto in meno di 24 ore per investigare sulle morti. Dopo un anno, né l’Fbi né altra istituzione statunitense ha condotto alcuna indagine sulla morte di una donna americana uccisa da un israeliano.

Perché due pesi e due misure? Forse questa è la verità più sconcertante di tutte.

Elizabeth Corrie è dirigente e insegnante presso una scuola di Atlanta.

Pubblicato dall’International Herald Tribune. Traduzione di Igor Giussani

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