2004

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ISRAELE: BARBECUE IN CARCERE CONTRO SCIOPERO FAME DETENUTI
16/08/2004 – 12:57

Gerusalemme, 16 ago. (Ap) – Le autorità carcerarie israeliane stanno valutando di ricorrere anche a misure psicologiche per piegare lo sciopero della fame iniziato ieri da circa 1.600 detenuti palestinesi, che potrebbe coinvolgere entro la fine della settimana altri 7.500 detenuti. Tra queste, anche l’organizzazione di barbecue all’aperto nei cortili delle prigioni, con carne cucinata alla brace per invogliare i detenuti a mangiare. Lo ha detto il portavoce dell’amministrazione penitenziaria di Israele, Ofer Lefer.

I detenuti vogliono ottenere migliori condizioni di vita e chiedono la rimozione dei vetri divisori nelle sale dove si svolgono gli incontri con i familiari e la possibilità di usare telefoni pubblici. Le autorità israeliane hanno risposto allo sciopero imponendo ulteriori restrizioni: sono state tolte radio e televisioni dalle celle, è stata sospesa la distribuzione di giornali e sigarette e sono state cancellate le visite dei parenti dei detenuti. Lo sciopero è stato organizzato da Hamas, Jihad islamica e al Fatah.

Circa 3.000 persone sono scese intanto in strada a Gaza City, nella Striscia di Gaza, per esprimere la loro solidarietà ai detenuti. Abu Mohammed, portavoce delle Brigate dei martiri di al Aqsa, ha detto che il suo gruppo intende rapire soldati israeliani per scambiarli con i prigionieri palestinesi, mentre Nabil Abu Rdeneh, un assistente del presidente palestinese, Yasser Arafat, ha promesso “una forte iniziativa diplomatica” in favore dei detenuti all’Onu. L’Autorità Nazionale Palestinese sostiene lo sciopero, e ha indetto per mercoledì una giornata di solidarietà.

 

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una più del diavolo (o di Hitler?)

Il governo israeliano dimostra semre più di essere caposcuola

nell’incentivare e perpetrare ogni forma di tortura (psicologica e fisica)
nei confronti dei prigionieri palestinesi, per lo più detenuti per reati di opinione.

Mentre si attiva la protesta in tutte le carceri in Israele, da parte dei prigionieri politici palestinesi,
iniziano ad affiorare realtà così scioccanti da far passare in secondo piano le improssionanti carneficine
del carcere iracheno gestito dagli statunintensi di Abu Ghraib.

Mentre i prigionieri palestinesi dimostrano di aver imparato la lezione di Ghandi
sulla lotta non violenta,
ecco che i loro carcerieri, le guardie israeliane, mosse dall’esercito dipendente direttamente dal governo israeliano,
mostrano al mondo intero come i metodi del nazismo posso essere una fonte di ispirazione per uno stato che si autodefinisce “democratico”.

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amnesty int. denuncia le carceri israeliane

FAMIGLIE SEPARATE DA POLITICHE DISCRIMINATORIE
Inviato da: goretta il 06 Ago 2004 – 10:44 AM 
4 Letture
E’ ciò che succede in Israele e territori occupati.
Lo denuncia Amnesty International

 


‘Dopo 14 anni di matrimonio, mio marito nonche’ padre dei miei figli non ha
alcun diritto di dormire nella nostra casa, alcun diritto di dare il bacio
della buonanotte alle sue figlie, alcun diritto di vegliare su di loro se si
sentono male nottetempo? Che logica c’e’ nel costringere una famiglia a
vivere questo inferno ogni giorno, anno dopo anno?’
(Terry Bullata, 38 anni, preside in una scuola di Gerusalemme)
A migliaia di palestinesi e’ negato il diritto fondamentale di vivere in un
nucleo familiare, grazie a una legislazione israeliana il cui riesame e’
previsto per la fine di questo mese. Si tratta della Legge sulla
cittadinanza e l’ingresso in Israele, che impedisce agli israeliani sposati
con palestinesi dei Territori Occupati di vivere in Israele con il loro
consorte.

In un rapporto pubblicato oggi, ‘Separati: famiglie divise da politiche
discriminatorie’, Amnesty International chiede a Israele di ritirare la
legge sulle unioni familiari, che e’ fonte di discriminazione nei confronti
dei palestinesi di Cisgiordania e Gaza nonche’ dei palestinesi con
cittadinanza israeliana o residenti a Gerusalemme che li sposano.

‘La legge istituzionalizza la discriminazione razziale contravvenendo alle
disposizioni del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto
umanitario. Senza il diritto all’unione familiare, migliaia di palestinesi
con cittadinanza israeliana o residenti a Gerusalemme si trovano nella
condizione di avere accanto il proprio coniuge in condizione di illegalita’
e a rischio quotidiano di espulsione, oppure di dover lasciare il paese per
poter vivere in un nucleo familiare’.

Uno dei casi citati nel rapporto di Amnesty International e’ quello di Salwa
Abu Jaber, 29 anni, che lavora in un asilo nido ad Umm al-Ghanam, nel nord
di Israele: ‘Al ministero dell’Interno mi hanno detto che o divorziavo o
andavo a vivere in Cisgiordania. Ma io amo mio marito e lui ama me, non
vogliamo divorziare e io non voglio che i miei figli vivano in Cisgordania,
in mezzo alla guerra e all’ insicurezza’.

Le procedure per esaminare le richieste di unione familiare dei palestinesi
dei Territori Occupati sposati con cittadini o residenti di altri paesi sono
state sospese dall’esercito israeliano alla fine del 2000.

Il governo israeliano ha giustificato il divieto di unione familiare con
‘motivi di sicurezza’, sostenendo che la legge ha l’obiettivo di ridurre le
potenziali minacce di attacchi condotti da palestinesi all’interno di
Israele. Tuttavia, ministri e funzionari israeliani hanno ripetutamente
affermato che la percentuale di palestinesi con cittadinanza israeliana
rappresenta una ‘minaccia demografica’ e una minaccia al carattere ebraico
dello Stato. Cio’ lascia supporre che la legge faccia parte di una
consolidata politica volta a limitare il numero di palestinesi cui viene
concesso di vivere in Israele e a Gerusalemme Est.

Amnesty International chiede alle autorita’ israeliane di:
– ritirare la Legge sulla cittadinanza e l’ingresso in Israele;
– riprendere l’esame delle richieste di unione familiare secondo criteri non
discriminatori;
– esaminare le migliaia di richieste che si sono accumulate e riesaminare
quelle respinte prima della sospensione delle procedure;
– fornire le motivazioni di ogni richiesta respinta per consentire al
richiedente di fare ricorso.

FINE DEL COMUNICATO
Roma, 13 luglio 2004

Con un futile pretesto, nel l982, l’esrcito israeliano invase il Libano. Lo scopo reale era quello di dare un colpo mortale alla resistenza armata palestinese presente in Libano, togliendo, quindi, ai palestinesi, una delle ultime carte a loro disposizione nella lotta contro Israele.
In quel periodo Naji Al-Ali si trovava a Beirut. Quando l’esercito israeliano raggiunse la cittadina di Sidone, Naji vi si trasferì ritenendo doverosa la sua presenza in prima fila per combattere gli invasori. Non usò mai le armi. La sua presenza sul campo di battaglia ebbe più che altro il valore morale di sostenere chi lottava contro gli aggressori. A Sidone Naji rimase per circa un mese. Di questa sua esperienza successivamente raccontò:

“Quando gli israelia- ni hanno invaso Sidone, ero li. Con gli altri abbiamo affrontato il terrore e la paura. Per giorni e giorni eravamo il bersaglio delle artiglierie e dei raids aerei. Con i miei occhi ho visto la distruzione, la morte… Sotto la minaccia dei fucili israeliani siamo rimasti senz’acqua e senza cibo per due giorni sulla spiaggia sotto il sole cocente. I barbari ci dovevano controllare per arrestare chi ritenevano opportuno. A Sidone sono rimasto per un mese. In quei giorni non ho disegnato affatto. Anche se avessi potuto farlo, non avrei saputo fare arrivare le vignette ai giornali. Quando gli invasori hanno assediato Beirut, mi sono trasferito li, nella capitale” (“Al-Arabi”, N. 297, agosto l983).

Arrivato a Beirut, Naji era sempre in prima fila per difendere la città e per proteggere i libanesi e i palestinesi dalla barbarie degli israeliani. L’assedio di Beirut durò per più di tre mesi.
Naji disegnò tantissimo incitando, attraverso le vignette, la gente a combattere e a resistere fino alla vittoria o al martirio. In un’intervista all’ascia’b Al-Urduniyyeh del l0/l2/l984, Naji descrisse così quel periodo:

“In quei giorni non c’era differenza fra la vita e la morte. I palazzi e le mura crollavano come degli scatoloni di carta. Nonostante tutto il morale della gente era altissimo. Nessuno cedeva. Anzi, moltissimi hanno fatto dei propri corpi barricate e dighe contro gli invasori.”

In coerenza con le sue idee e consapevole della vera natura del nemico, si dichiarò subito contrario alle trattative, sponsorizzate dagli USA, tra la leadership palestinese e gli israeliani. Anzi, andò oltre.
Attraverso le vignette incitò i combattenti a non deporre le armi e a non farsi illudere dalle promesse americane. Era conscio dei pericoli che correvano i campi profughi palestinesi una volta disarmati e lasciati alla mercé degli israeliani e dei falangisti libanesi. Dopo nemmeno una settimana dalla partenza dei guerriglieri palestinesi (come sancito dagli accordi firmati tra le parti), l’esercito israeliano occupò tutta la parte Ovest di Beirut (dove risiedeva la popolazione palestinese nonché la resistenza nazionale palestinese).
I falangisti, appoggiati dai sionisti, consumarono uno dei massacri più orribili dei nostri tempi, quello di “Sabra e Chatila”. In tal modo, conquistarono il pieno controllo di tutta la parte Ovest di Beirut.
Quindi, ebbe inizio, casa per casa, la caccia all’uomo. Nel mirino c’erano tutti gli attivisti libanesi e palestinesi. Il quotidiano degli Emirati Arabi “Al-Fajr” del ll/7/l983, riferisce che Naji Al-Ali passò, in quei giorni, in clandestinità, trascorrendo circa sette mesi nei sotterranei della capitale libanese.
A maggio di quell’anno, lo stesso Centro di Informazione, legato al quotidiano “Assafir”, pubblicò un secondo libro di Naji Al-Ali che conteneva 250 vignette e mise in evidenza l’ulteriore evoluzione dell’opera di Naji; la maggior parte delle vignette era senza commenti.
Presentando il libro sulle pagine del suo giornale, Talal Salman, il direttore di “Assafir”, scrisse:

“Per Naji Al-Ali non esistono le soluzioni intermedie. Per lui esistono solo il bianco e il nero. Non c’e posto per il grigio. Ciò che si trova tra questi due estremi, per Naji e un campo di battaglia eterno tra ciò che c’è e ciò che ci dovrebbe essere”.

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sciopero della fame: perchè?

SCIOPERO DELLA FAME DEI PRIGIONIERI POLITICI PALESTINESI

Prigionieri politici palestinesi nelle prigioni israeliane
Comunicato delle famiglie dei prigionieri politici e dei detenuti nella
West Bank – agosto 2004

 

I prigionieri politici palestinesi nelle prigioni israeliane sono soggetti
ad inumane condizioni in violazione delle leggi israeliane ed
internazionali.
7500 prigionieri politici palestinesi ( tra di essi ci sono circa 100
donne e 475 bambini al di sotto dei 16 anni ), attualmente nelle prigioni
israeliane, inizieranno uno sciopero della fame nella seconda metà di
agosto per protestare nei confronti delle seguenti violazioni dei loro
Diritti e per richiedere che Israele si adegui alle norme di legge
riguardanti il trattamento dei prigionieri.
1. Si esige che le guardie carcerarie cessino immediatamente di percuotere
i prigionieri nelle loro celle, nei cortili e durante il trasporto da una
prigione all’altra. Si richiede che le guardie carcerarie cessino
immediatamente di lanciare gas lacrimogeni nelle celle dei prigionieri,
all’interno dei cortili e durante il trasporto da una prigione all’altra.
2. Si esige che cessi immediatamente l’uso di sottoporre i prigionieri a
ricerche sull’intero corpo ogni volta che essi entrano o escono dalle loro
celle.
3. Si esige la cessazione immediata dell’uso di tenere i prigionieri in
isolamento per lunghi periodi di tempo, talvolta di mesi o perfino di
anni.
4. Si esige che cessi immediatamente l’uso di sequestrare il denaro dei
prigionieri, di annullare le visite e di infliggere una reclusione
prolungata nelle celle per “crimini” quali il cantare o parlare a voce
troppo alta.
5. Si esige che ai prigionieri ammalati sia concesso un adeguato
trattamento medico e che cessi immediatamente l’interdizione dalle
medicazioni indispensabili.
6. Si esige che a tutti i prigionieri siano permesse le visite famigliari.
Inoltre si esige che siano agevolati ai famigliari dei prigionieri i
viaggi per e dalle prigioni. Attualmente i famigliari fanno viaggi di 16 o
17 ore per una visita di 45 minuti, anche se la distanza è data da soli
pochi chilometri. Si esige che cessi l’uso abituale di far spogliare i
famigliari per la perquisizione e che ai prigionieri sia concesso ricevere
più di un visitatore ogni due settimane.
7. Si esige che migliori il modo di comunicare tra prigionieri e
famigliari durante le visite. Attualmente i prigionieri sono separati dai
visitatori da due pareti, una di vetro e una di rete metallica, per cui è
difficile intravedere e quasi impossibile udire qualcosa da una parte
all’altra.
8. Si esige che le diete dei prigionieri siano adatte a conservare la salute.
9. Si esige che le regole sulle notizie che i prigionieri possono ricevere
dai famigliari siano costanti da visita a visita e che non siano possibili
cambiamenti a seconda del capriccio della guardia.
10. Si esige che i bambini prigionieri siano tenuti separati dai
prigionieri adulti e che ci sia una divisione tra prigionieri politici e
criminali.

 

Queste condizioni violano la legge israeliana, le regole che sono
all’origine delle prigioni israeliane, così come la legge internazionale.

I familiari dei Prigionieri Politici Palestinesi vi chiedono di unirvi
solidali con i loro figli, figlie, padri, madri, fratelli e sorelle per
intervenire in aiuto facendo pressione sullo Stato d’Israele perché
cessino le violazioni della legge e perché i prigionieri palestinesi
vengano trattati umanamente.

 

Vi domandiamo di appoggiare la nostra campagna inviando lettere, fax,
email, o telefonando al governo israeliano per protestare sul trattamento
dei prigionieri politici palestinesi e per esigere che le richieste dei
prigionieri in sciopero siano accolte.

 

CONTATTI GOVERNATIVI ISRAELIANI

Primo Ministro,Ariel Sharon Ufficio del Primo Ministro 3 Kaplan Street, P
O Box 187 Jerusalem 91919, Israel Telegram:Prime Minister, Jerusalem
Israel fax: +972 2 6705475 E-mail : pmeng@pmo.gov.il
Ministro della Giustizia, Yosef Lapid Ministero della Giustizia 29 Salah
al –Din Street Jerusalem 91919, Israel Telegram: Justice Minister,
Jerusalem Israel Fax : +972 2 6285438 E-mail : sar@justice.gov.il


Ministro della Polizia, Tzahi Hanegbi Ministero della Pubblica Sicurezza
Kiryat Hamemshala P.O.B. 18182 Jerusalem 91181 tel. +972 2 5309999 Fax :
+972 2 5847872 e-mail : sar@mops.gov.il

 

Ministero della Difesa 37 Kaplan Street Tel-Aviv 61909 Israel E-mail :
mailto:sar@mod.gov.il mailto:pniot@mod.gov.il Fax : +972 3 6962757 / +972
3 6916940

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Sciopero della fame

Prigionieri in sciopero della fame


Sono circa 4000 su 7500 i prigionieri palestinesi reclusi nelle carceri israeliane che hanno iniziato, da qualche giorno, lo sciopero della fame.
Lo sciopero, iniziato in diverse prigioni del paese, serve a porre l’accento sulle disumane condizioni in cui versano i prigionieri. Una della principali richieste e’ la liberazione delle quasi cento donne recluse e dei 475 minori al di sotto dei 16 anni.

Numerose le azioni di solidarieta’ previste per il mese di Agosto. La prima ha avuto luogo il 18 agosto giorno in cui ricorre l’annuale giornata di solidarieta’ con i prigionieri.
Contemporaneamente culmina al check point di Kalandia la Freedom March iniziata a Jenin tre settimane fa, per protestare contro l’inesorabile costruzione del muro dell’Apartheid

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USA contro processo di pace

M.O./ ABU ALA: NUOVI INSEDIAMENTI “DISTRUGGEREBBERO ROAD MAP”
22/08/2004 – 16:17


Premier scioccato dal presunto appoggio Usa alle costruzioni


Roma, 22 ago. (Apcom) – Il premier palestinese Abu Ala si è detto scioccato dall’apparente decisione dell’amministrazione del presidente Usa George W. Bush di approvare la costruzione di nuovi insediamenti in Cisgiordania, sostenendo che questo “distruggerebbe il processo di pace”.

“Non posso credere che l’America sostenga che gli insediamenti possono essere allargati – ha dichiarato Abu Ala -questo impedirebbe e distruggerebbe il processo di pace”. La Road map prevede la sospensione di tutte le nuove costruzioni negli insediamenti israeliani nei Territori occupati, dove vivono circa 230.000 persone.

Nabil Abu Rdeneh, un consigliere di primo piano del leader palestinese Yasser Arafat, ha invitato la Casa Bianca a “chiarificare” la sua posizione, perché l’attuale incertezza potrebbe “incoraggiare il governo israeliano a continuare ed aumentare l’intensità della sua guerra contro il popolo palestinese”. Anche il segretario generale della Lega Araba, Amr Moussa, ha criticato l’apparente decisione degli Usa, sostenendo che essa rappresenta “uno sviluppo molto grave” nella situazione mediorientale.

Nel frattempo il ministero dell’Interno israeliano ha annunciato il congelamento di un finanziamento di 13 milioni di dollari verso gli insediamenti in Cisgiordania e Striscia di Gaza. Un portavoce ha riferito che la decisione è motivata da esigenze di bilancio e non è correlata al ritiro israeliano da Gaza previsto nel 2005. Il taglio potrebbe essere annullato dal Commissione finanze del parlamento, ha aggiunto.

Ieri il New York Times, citando funzionari Usa e israeliani, aveva rivelato il cambio di posizione statunitense. Il quotidiano ha affermato che, sebbene non sia stata annunciata pubblicamente, la nuova politica americana è stata illustrata nella risposta inviata martedì scorso ai progetti di appalto presentati dal governo israeliano.

Il premier israeliano Ariel Sharon ha approvato gli appalti per la costruzione di 1.001 nuovi appartamenti, provocando le accese proteste dei laburisti all’opposizione. Un portavoce della Casa Bianca ha precisato che gli appalti saranno esaminati da una squadra di periti tecnici, guidata da un alto funzionario del Dipartimento di Stato, che sarà inviata in Israele il prossimo mese.

Giovedì scorso lo stesso Consigliere presidenziale per la Sicurezza Nazionale, Condoleezza Rice, ha dichiarato che “ciò che abbiamo chiesto al governo israeliano è di permetterci di conoscere cosa stanno facendo”, aggiungendo che “l’espansione dell’insediamento non è significativa rispetto a quanto previsto dalla Road map”, il piano di pace per il Medio Oriente messo a punto dal Quartetto, composto da Usa, Ue, Onu e Russia.

Altri funzionari Usa hanno inoltre ammesso che il presidente Bush sarebbe riluttante a criticare la politica israeliana in piena campagna elettorale per le presidenziali di novembre, puntando a mantenere l’appoggio dei sostenitori di Israele.

Nell’incontro previsto per il prossimo mese alle Nazioni Unite, gli altri tre partner del Quartetto (Onu, Ue e Russia) dovrebbero ribadire al Segretario di Stato Usa, Colin Powell, la richiesta di fermare la costruzione israeliana di nuovi edifici nei Territori occupati.

 

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è una buona notizia???

C’è chi vorrebbe ancora sgarbi al ministero della cultura….

 

FURTO MUNCH/ SGARBI: RUBATO L’URLO? UNA BUONA NOTIZIA
22/08/2004 – 13:17


“Un quadro che è dentro di noi come la Gioconda”


Roma, 22 ago. (Apcom) – “E’ una buona notizia perchè è il quadro più angoscioso della modernità e perchè il furto avviene nella civilissima Norvegia, nel profondo Nord dell’Europa, e questo dimostra che la mafia e la criminalità esistono anche lì”. Vittorio Sgarbi, critico d’arte, commenta sul filo del paradosso, il clamoroso furto de “L’urlo”, il celebre dipinto di Edvard Munch, rubato questa mattina nella Galleria Nazionale di Oslo.

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onore all’africa

Da Ciampi medaglia d’oro al senegalese annegato
19/08/2004 – 18:21


Per aver sacrificato la propria vita per salvare un bagnante
(ANSA) – ROMA, 19 AGO – Il presidente della Repubblica Ciampi ha conferito motu proprio la medaglia d’oro alla memoria al merito civile al senegalese Sarr Cheikh. L’uomo, 27 anni, e’ annegato a Marina di Castagneto dopo aver salvato un bagnante in difficolta’. Il suo corpo e’ stato ritrovato il 16 agosto a Seggio di Donoratico, a poca distanza dal luogo dove era scomparso il sabato precedente.

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esprimere desiderio?

GB/ DONNA COLPITA DA METEORITE MENTRE STENDEVA IL BUCATO (SUN)


22/08/2004 – 17:07


Ha avvertito un forte dolore al braccio
Roma, 22 ago. (Apcom) – Stava stendendo il bucato nel giardino della sua casa nel Suffolk, nel sud dell’Inghilterra, quando ha sentito un forte dolore al braccio. Paulina Aguss, 76 anni, secondo il tabloid britannico The Sun, potrebbe essere vittima di un incidente rarissimo: colpita da un meteorite.

Il marito Jack ha trovato una piccola roccia metallica di colore marrone nel luogo dove si trovava la moglie. Secondo Neil Bone dell’Associazione astronomica britannica, “è possibile” che sia stato un meteorite, ma ha messo le mani avanti aggiungendo: “sono piuttosto rari e le probabilità di essere colpiti sono infinitesimali”. Secondo il Sun l’ultimo caso di meteorite andato a colpire un essere vivente fu in Egitto “a un certo punto del secolo scorso”, quando morì un cane.

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idoli mostruosi

Musica: e’ un orecchio il naso di Michael Jackson

22/08/2004 – 18:47
Chirurgo tedesco svela segreti plastiche pop star
(ANSA) – NEW YORK, 22 AGO – Michael Jackson, grazie alla cartilagine di un orecchio, ha il naso salvo da cedimenti strutturali dopo le operazioni compiute in anni. A rivelare i dettagli e’ Werner Mang, autore degli ultimi ritocchi sul volto della pop-star alla fine degli anni ’90: ‘Il naso di Michael Jackson – ha ha detto al tabloid Daily News – adesso e’ a posto. Non e’ stato usato silicone, solo cartilagine di un orecchio’, dopo che aveva iniziato a cedere, in seguito ad una mezza dozzina di interventi.copyright @ 2004 ANSA

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Palestina alle olimpiadi di Atene

PALESTINE IN ATHENS:

JUNICHI SEMITSU

For June, Naomi, Dima & Suheir, who first introduced me to the people of Palestine

For opening ceremonies
I want athletes from Palestine in line
between those from Pakistan & Panama
waiting to enter the gates of the Coliseum
the only security checkpoint they know


I want Muhammad Ali to light
the Olympic torch & burn
every security fence in Gaza Strip


I want Bela Karolyi to carry
the next Keri Strug from Nabulus
the first Palestinian girl to need crutches
for reasons unrelated to war


I want every government
that ignored UN Resolution 242
to watch that red black green & white flag
rise so many times
they can’t help humming the Anthem of the Intifada


I want the Flo-Jo of Jenin
sporting a hijab on a box of Wheaties
a hockey team sporting kuffiyehs
on the cover of Sports Illustrated
& Teen People pre-occupied with pole vaulters
from a post-occupied Palestine


I want Yassir Arafat to look into luge


I want airport security to suspect every Palestinian
of being a world record holder
& march them through gold medal detectors


I want to watch the Jesse Owens of Jerusalem
leave more smoke than a M203 grenade
the Randy Barnes of Bethlehem
fire shot puts farther than forty F16 missiles
the Marion Jones of Jericho
jump hurdles the height of 100 apartheid walls
for total Palestinian track & field domination
bringing home so much gold
the West Bank becomes the Bank of the West
& Fort Knox gets jealous


So let the Games begin
when the occupation ends
because I want the Olympic congregation
to recognize a nation
named
Palestine

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Gino Strada ricorda Terzani

Tiziano era apparso come in una visione, nei giardini dell’ospedale di
Emergency a Kabul: era l’inverno del 2001. Con la sua veste di cotone
bianco come la barba, i sandali e una borsa di cuoio a tracolla, noi
con giacche a vento e maglioni. Veniva dal Pakistan.
Ha voluto girare subito per le corsie: salutava, chiedeva “come stai?”
a gente sconosciuta, sorrideva ai bambini, ascoltava.
Cenammo insieme quella sera, a “casa mia”. E parlammo a lungo,
dell’India – “dovresti venire a trovarmi nel mio rifugio vicino
all’Himalaya”, un’altra promessa che non ho mantenuto – del nostro
lavoro e delle sofferenze della gente dell’Afghanistan, che lui amava.
E soprattutto parlammo, con molta tristezza, della follia della guerra
e dei suoi perché. Ascoltavo i suoi pensieri. Sulla incapacità di
molte persone di diventare esseri “umani”, sulla ricchezza talmente
ricca da non avere più senso né uso possibile, sul razzismo, anche
quello “democratico”, che sembra dilagare ovunque, sulla necessità –
per Tiziano un bisogno fisico – di ricominciare a studiare, a pensare,
a riconoscere sé stessi per ritrovarci tutti con un qualche sogno,
speranza, progetto comune.
Quando riuscii a rintracciarlo per telefono, nel settembre 2002, per
proporgli di unirsi a noi nel lanciare la campagna “Fuori l’Italia
dalla guerra”, Tiziano non esitò un attimo: “Ci sarò, ci vediamo a
Roma per la conferenza stampa”.

E per mesi fu un appassionato ambasciatore di pace, con la sua unica
capacità di affascinare le coscienze e di riempirle di onestà e di
verità. So che a Tiziano è costato molto quel periodo, togliendogli
tempo alla meditazione che lo ha sempre accompagnato.
“Per colpa tua – mi disse scherzando un giorno – sono rimasto
prigioniero per troppo tempo in Italia. Parto per l’India la settimana
prossima, ma sarò lo stesso con voi”.
Ed è stato così. In molti momenti, nei più belli e in quelli più
difficili dell’impegno di questi anni, Tiziano era lì, è venuto in
mente a me e a tantissimi di noi. Un esempio, una certezza, un uomo
che sapeva dare umanità, “curare” altri uomini proprio perché si era
sempre curato di tutti, nel sua vita e nel suo lavoro di straordinario
uomo di pensiero.
Pochi mesi fa ho cercato di contattarlo: avevo bisogno delle sue
parole e dei suoi pensieri. Non è stato possibile, e il perché ora lo
sappiamo tutti. Stava scrivendo, ancora una volta cose importanti,
forse le più importanti.
Un giorno mi è arrivato un regalo da Tiziano: il suo ultimo libro. Con
una dedica che mi ha fatto piangere allora e non smette di farlo oggi.
Finisce così: “…e questo per spiegarti alcune mie assenze. Ma non
preoccuparti, io ci sono nella lotta per la pace. Ci sono! E ci sarò
sempre!”

Gino Strada
Khartoum, Sudan, 29 luglio 2004
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verità nascoste

“Ci voglio far credere che sia una guerra di religione, di culture…Ma qua è una guerra di petrolio!

Ora vi faccio vedere quanti sono i petrolieri nel governo di Bush, SEI Sono petrolieri!

Ora dovete sapere che negli Stati Uniti hanno l’1% del petrolio e consumano il 30% di tutte le risorse del resto del mondo… ma ne hanno solo l’1% e… da qualche parte dovranno pur andarlo a prendere. Il Caspio è il regno del petrolio. Il 65% del petrolio è lì nel Mar Caspio e i caspiti o caspidi consumano solo l’1%…

Dovevano andarselo a prendere, gli americani! Dovevano fare qualcosa.
Già a marzo si parlava di guerra in Afghanistan.

Il vice direttore dell’FBI O’Neil faceva delle indagini in Arabia perché pensava che il terrorismo fosse lì, e infatti… i fatti gli han dato ragione, perché su 19 terroristi 15 erano arabi e 4 egiziani. E noi cosa facciamo? Bombardiamo l’Afghanistan.

O’Neil sapeva, ma tutte le sue indagini venivano insabbiate dai petrolieri americani.., allora lui s’è dimesso e per premio, per il lavoro che aveva fatto, Bush gli ha dato un bell’ufficio all’82° piano delle due torri”

 

Beppe Grillo Discorso all’Umanità 31\12\2001

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referendum

Per la libertà di ricerca scientifica

Per il diritto a concepire con responsabilità e amore, anche in provetta

In Italia circa una coppia su 5 è sterile, non può avere figli. La fecondazione assistita riusciva ad aiutare circa la metà di queste coppie ad avere un bambino. Con la nuova legge l’accesso alla fecondazione assistita è in certi casi vietato, negli altri limitato fino a diminuire di molto le probabilità di riuscita.

La ricerca sulle cellule staminali embrionali rappresenta una speranza di cura per circa 10 milioni di malati. Potrebbe un giorno curare infarti, ictus, diabete, Parkinson e Alzheimer, distrofie e molte altre malattie oggi incurabili. La nuova legge sulla fecondazione assistita ha vietato questo tipo di ricerca.

Per la Chiesa cattolica l’embrione è una persona ed è peccato avere relazioni sessuali se non all’interno del matrimonio e con il solo scopo di mettere al mondo bambini. La legge sulla fecondazione assistita è una legge confessionale che tenta di imporre a tutti i principi morali di una confessione religiosa.
«Come libero cittadino di un libero Paese, mi auguro che il Parlamento, superando steccati ideologici, riveda una legge che nella sua applicazione può arrivare a costringere una donna a farsi impiantare contro la propria volontà tutti gli ovuli fecondati, anche se portatori di una malattia genetica. Non resta che essere d’accordo con il referendum abrogativo di una legge ingiusta e giuridicamente non in linea con lo statuto di un Paese democratico».

Umberto Veronesi

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fallaci scritti

LA PAROLA ALL’ESPERTA
Oriana Fallaci, tornata in pompa magna sul Corriere, 29 settembre: “…gli esperti dell’Islam non fanno che cantarmi le lodi di Maometto. Spiegarmi che il Corano prédica la pace e la fratellanza e la giustizia… Ma allora come la mettiamo con la storia dell’Occhio-per-Occhio-Dente-per-Dente? Come la mettiamo con la faccenda del chador… come la mettiamo con la poligamia…” Forse la mettiamo che la storia dell’Occhio-per-Occhio-Dente-per-Dente è leggermente nella Bibbia (Esodo, XXI,23-25: “Ma se segue una disgrazia, allora pagherai vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, bruciatura per bruciatura, ferita per ferita, livido per livido”).

 

L’IMPORTANTE È LA COERENZA
Oriana Fallaci, tornata con fanfara e cimbali sul Corriere, 29 settembre: “Quando mi trovo nei loro [dei musulmani] paesi non dimentico mai d’essere un’ospite e una straniera. Sto attenta a non offenderli con abiti o gesti o comportamenti che per noi sono normali e per loro inammissibili.”
Eppure, qualche riga prima, Guru Fallaci non dimentica l’esatto contrario: “Io non dimentico mai quello che mi accadde all’ambasciata iraniana di Roma quando chiesi il visto per recarmi a Teherean, per intervistare Khomehini, e mi presentai con le unghie laccate di rosso. Per loro, segno di immoralità. Mi trattarono come una prostituta da bruciare sul rogo. Mi ingiunsero di levarlo immediatamente quel rosso. E se non gli avessi detto anzi urlato cosa gradivo levare, anzi tagliare a loro… ” Sempre, ovviamente, all’insegna nel non offenderli e del non dimenticarsi d’essere ospite.

 

-perroni&morlistudio-

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