M.O./ ABU ALA: NUOVI INSEDIAMENTI “DISTRUGGEREBBERO ROAD MAP”
22/08/2004 – 16:17
Premier scioccato dal presunto appoggio Usa alle costruzioni
Roma, 22 ago. (Apcom) – Il premier palestinese Abu Ala si è detto scioccato dall’apparente decisione dell’amministrazione del presidente Usa George W. Bush di approvare la costruzione di nuovi insediamenti in Cisgiordania, sostenendo che questo “distruggerebbe il processo di pace”.
“Non posso credere che l’America sostenga che gli insediamenti possono essere allargati – ha dichiarato Abu Ala -questo impedirebbe e distruggerebbe il processo di pace”. La Road map prevede la sospensione di tutte le nuove costruzioni negli insediamenti israeliani nei Territori occupati, dove vivono circa 230.000 persone.
Nabil Abu Rdeneh, un consigliere di primo piano del leader palestinese Yasser Arafat, ha invitato la Casa Bianca a “chiarificare” la sua posizione, perché l’attuale incertezza potrebbe “incoraggiare il governo israeliano a continuare ed aumentare l’intensità della sua guerra contro il popolo palestinese”. Anche il segretario generale della Lega Araba, Amr Moussa, ha criticato l’apparente decisione degli Usa, sostenendo che essa rappresenta “uno sviluppo molto grave” nella situazione mediorientale.
Nel frattempo il ministero dell’Interno israeliano ha annunciato il congelamento di un finanziamento di 13 milioni di dollari verso gli insediamenti in Cisgiordania e Striscia di Gaza. Un portavoce ha riferito che la decisione è motivata da esigenze di bilancio e non è correlata al ritiro israeliano da Gaza previsto nel 2005. Il taglio potrebbe essere annullato dal Commissione finanze del parlamento, ha aggiunto.
Ieri il New York Times, citando funzionari Usa e israeliani, aveva rivelato il cambio di posizione statunitense. Il quotidiano ha affermato che, sebbene non sia stata annunciata pubblicamente, la nuova politica americana è stata illustrata nella risposta inviata martedì scorso ai progetti di appalto presentati dal governo israeliano.
Il premier israeliano Ariel Sharon ha approvato gli appalti per la costruzione di 1.001 nuovi appartamenti, provocando le accese proteste dei laburisti all’opposizione. Un portavoce della Casa Bianca ha precisato che gli appalti saranno esaminati da una squadra di periti tecnici, guidata da un alto funzionario del Dipartimento di Stato, che sarà inviata in Israele il prossimo mese.
Giovedì scorso lo stesso Consigliere presidenziale per la Sicurezza Nazionale, Condoleezza Rice, ha dichiarato che “ciò che abbiamo chiesto al governo israeliano è di permetterci di conoscere cosa stanno facendo”, aggiungendo che “l’espansione dell’insediamento non è significativa rispetto a quanto previsto dalla Road map”, il piano di pace per il Medio Oriente messo a punto dal Quartetto, composto da Usa, Ue, Onu e Russia.
Altri funzionari Usa hanno inoltre ammesso che il presidente Bush sarebbe riluttante a criticare la politica israeliana in piena campagna elettorale per le presidenziali di novembre, puntando a mantenere l’appoggio dei sostenitori di Israele.
Nell’incontro previsto per il prossimo mese alle Nazioni Unite, gli altri tre partner del Quartetto (Onu, Ue e Russia) dovrebbero ribadire al Segretario di Stato Usa, Colin Powell, la richiesta di fermare la costruzione israeliana di nuovi edifici nei Territori occupati.
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