Settembre 2004

via dall’iraq

La Francia chiede il ritiro delle truppe Usa
di Gabriel Bertinetto
 Fu la Francia per prima, già nell’autunno scorso, a proporre una conferenza internazionale sull’Iraq. Ed ora che l’iniziativa viene rilanciata dagli Stati Uniti, Parigi si dice d’accordo. Ma pone condizioni, che a suo giudizio vanno rispettate se si vuole che la conferenza abbia successo.
In primo luogo, si deve inserire all’ordine del giorno il ritiro delle truppe straniere. Secondariamente, devono essere invitati anche i gruppi che si oppongono con le armi alla presenza statunitense. Infine, i lavori devono svolgersi a New York sotto egida dell’Onu, che in quella città ha il suo quartier generale.

 

Tre condizioni, indicate con chiarezza dal ministro degli Esteri Michel Barnier in un’intervista radiofonica all’emittente «France Inter». Tre punti sui quali la divergenza di opinioni con Washington al momento pare difficilmente colmabile.

Per Barnier la questione dello sgombero dei 160mila soldati della Coalizione (in stragrande maggioranza americani) deve essere messa in agenda, «se si vuole che la conferenza abbia luogo».

Del resto, aggiunge il capo della diplomazia francese, «la questione è già posta dalla situazione stessa» dell’Iraq, che è paragonabile ad un «buco nero». Nel paese regnano il caos ed «un’insicurezza generalizzata, persino nella zona verde», cioè l’area di Baghdad in cui si trovano gli edifici del governo ad interim e l’ambasciata degli Stati Uniti. «Bisogna uscire da questo buco nero, da questa spirale di violenza, e avviare negoziati e processi politici».

La conferenza internazionale può essere uno strumento per Barnier, purché si discuta del ritiro e siano ammesse a parteciparvi «l’insieme delle forze politiche irachene, comprese quelle che hanno scelto la via della resistenza armata». Quali? Barnier non lo dice. Si tratta di un nodo intricato, perché occorrerebbe ovviamente distinguere fra milizie guerrigliere che combattono contro gli eserciti occupanti e bande terroristiche che rapiscono e sgozzano i civili.

Non basta. Secondo il governo francese è necessario che l’assise abbia il marchio Onu. Infatti «ci troviamo all’interno di un processo inquadrato da una risoluzione delle Nazioni Unite, la 1546», afferma Barnier riferendosi al testo votato dal Consiglio di sicurezza lo scorso luglio, nel quale si fissano i punti chiave del percorso politico che l’Iraq dovrebbe seguire verso la democrazia e la piena sovranità. Nella risoluzione si auspica tra l’altro lo svolgimento di una conferenza internazionale.

Anche la scelta della sede deve essere coerente con il carattere dell’iniziativa. Dunque non la capitale di qualche paese arabo, ad esempio Amman o Il Cairo, come suggerisce Colin Powell, ma New York, dove si trova il Palazzo di vetro delle Nazioni Unite.

Barnier non solleva problemi invece sui tempi in cui riunirsi. Powell, spalleggiato dal premier ad interim di Baghdad, Iyad Allawi, aveva affermato che «ciò potrebbe avvenire in ottobre, come noi speriamo, oppure all’inizio di novembre». Il segretario di Stato americano aveva aggiunto che «l’importante è avere una conferenza ben organizzata, qualunque sia la data prescelta».

Con quelle connotazioni temporali, così a ridosso delle elezioni presidenziali statunitensi, la proposta americana appare sospetta. Come se Bush volesse rimediare alla sconfitta militare, che matura giorno dopo giorno sul campo in Iraq, con l’apparenza di una vittoria politica e diplomatica, che possa guadagnarli consensi nello scontro con l’avversario democratico, John Kerry.

Barnier ha evitato di toccare l’argomento, limitandosi ad affermare che «l’importante non è sapere se la conferenza avverrà prima o dopo le elezioni presidenziali americane, ma come far sì che abbia successo, come renderla utile».

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political side

MAGGIORANZA E OPPOSIZIONI UNITI NELLA GIOIA, CHIESTO RITIRO TRUPPE (AGI) – Roma, 28 sett. – “L’unita’ del Paese ci ha dato una forza ulteriore per giungere a questo bellissimo risultato”, ha detto il ministro degli esteri Franco Frattini. Non solo. Il capo della Farnesina ha ricordato la straordinaria mobilitazione che c’e’ stata dopo il rapimento di Simona Pari e Simona Torretta.
   “Abbiamo avuto la prova di non essere soli”, ha sottolineato, “e ringrazio nuovamente tutti coloro che nel mondo arabo e islamico ci hanno manifestato la loro solidarieta’, ci hanno sostenuto e aiutato a far comprendere che le due ragazze e i loro colleghi iracheni dovevano essere liberati”. “A nome del governo e- ha detto il ministro per le riforme Roberto Calderoli – esprimo soddisfazione per la notizia e ringrazio l’opposizione per la sensibilita’ dimostrata in questa vicenda. Un atteggiamento che dimostra che anche nel campo del terrorismo si possono raggiungere risultati auspicabili da tutti”. Questa e’ una notizia che ci riempie di gioia, eravamo tutti angosciati per questa situazione”. E’ il commento a caldo del presidente dei Ds Massimo D’Alema alla notizia della liberazione della due ragazze rapite in Iraq. “La notizia della liberazione delle ‘due Simone’ e’ di quelle che riempie il cuore di grande gioia ed anche di speranza per affrontare il dramma iracheno in cui ancora milioni di persone sono prese in ostaggio dalla guerra”. Ad affermarlo e’ il Verde, Paolo Cento. “Siamo felici, la liberazione di Simona Torretta e Simona Pari e’ una bellissima notizia e siamo felici anche perche’ abbiamo dato un piccolo contributo di equilibrio con spirito di collaborazione e di apertura varso quanti nel governo e tra gli operatori italiani hanno lavorato per un esito positivo di questa drammatica vicenda”. Lo dice il capogruppo DS al Senato, Gavino Angius. “Ora -aggiunge – e’ necessario che si tenga quanto prima un dibattito in Parlamento perche’ l’Italia e l’Europa cambino rotta nei confronti della crisi irachena”. Sulla stessa lunghezza d’onda il diessino Fabio Mussi: “La liberazione delle ‘due Simone’ e’ una notizia straordinaria, ora si riprenda il discorso sulla questione irachena, sulla guerra”. Al coro di soddisfazione si associa anche Piero Fassino: “Credo che dobbiamo esprimere tutti una grande gioia e una grande soddisfazione per la liberazione di Simona Torretta e Simona Pari”. “E’ un giorno di gioia e di concordia: di gioia perche’ due ragazze coraggiose, generose, che avevano dedicato il loro impegno ad un popolo che soffre sono state salvate; di concordia perche’ tutti hanno contribuito e io sono lieto anche a nome dell’opposizione di dare atto al governo di aver voluto costruire insieme una soluzione positiva e questa concordia penso faccia bene a quelle ragazze ma alla fine a tutta l’Italia”. E’ quanto ha dichiarato il leader della Margherita Francesco Rutelli.
281955 SET 04

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italia in festa

Campane a festa a Norcia, esultanza a Rimini
Simone libere: scene di gioia in tutta Italia
La notizia della liberazione ha scatenato manifestazioni di giubilo: palazzi illuminati a giorno a Roma
MILANO – La notizia della liberazione di Simona Pari e Simona Torretta, le due volontarie rapite il 7 settembre scorso in Iraq, ha provocato manifestazioni spontanee di giubilo in tutto il Paese.
ROMA – Palazzo Valentini, sede della Provincia di Roma, è illuminato a festa per salutare il ritorno in Italia delle due Simone. E da oggi pomeriggio la scritta «Bentornate» campeggia sulle due fotografie esposte da giorni all’esterno del palazzo. «Finalmente l’ansia è finita, sono tornati in Italia gli angeli della pace», è il commento del presidente della Provincia di Roma Enrico Gasbarra, che annuncia l’intenzione di consegnare alle famiglie delle due italiane le gigantografie di Simona Torretta e Simona Pari, esposte davanti all’ingresso di Palazzo Valentini, rubate e poi recuperate. In segno di festa anche il Colosseo verrà illuminato. Lo ha annunciato il sindaco di Roma Walter Veltroni.
NORCIA – A Norcia, in Valnerina (Umbria) a pochi chilometri da Preci dove vive la famiglia di Enzo Baldoni il freelance che è invece stato ucciso in Iraq dai suoi rapitori, le campane hanno suonato a festa. Nella cittadina c’è gioia ma anche dolore per le scarse notizie che si hanno sul recupero del corpo del giornalista de «Il Diario», anche se ci sarebbero certezze che si sta lavorando in Iraq, a questo scopo. Anche in altre città della regione, l’annuncio della liberazione delle due volontarie italiane ha in breve preso tutti. Nel centro storico di Perugia nei bar e per strada non si parla d’altro; moltissimi i cittadini che si sono piazzati dinanzi alle Tv per seguire le dirette o le edizioni speciali dei vari Tg.
RIMINI – «C’è grande gioia e felicitá da parte di tutti, l’intera la città è in festa. Siamo vicini alla famiglia». Così il sindaco di Rimini Alberto Ravaioli ha commentato la notizia della liberazione.
BOLOGNA – «È la fine di una grande tensione e per festeggiare questa sera alle 20 ci troviamo tutti in piazza Nettuno finalmente per un incontro gioioso»: appena appresa la notizia della liberazione, Sergio Coronica, responsabile di un «Ponte per…» a Bologna e grande amico di Simona Pari, non si è più staccato dal telefono per organizzare la festa della città dove Simona vive e ha studiato. «Lei è ancora in volo per tornare a casa, ma questo è solo un assaggio. Spero di vederla già domani mattina a Roma, se i suoi genitori non l’avranno già portata a Rimini questa notte», dice Coronica, che in questi 21 giorni di prigionia delle sue amiche Simona Pari e Simona Torretta ha seguito ora per ora gli sviluppi della situazione.
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qui casa simona…

Laura Torretta: “Non ce l’aspettavamo oggi. Siamo emozionati contentissimi”. La prima notizia arrivata dal Prefetto Serra A Rimini e Roma esplode la gioia
Una folla sotto casa delle SimoneLuciano Pari: “Stavamo guardando la tv, poi ci hanno chiamato
prima Silvio Berlusconi e subito dopo Gianni Letta”

Il portone di casa Torretta

ROMA – Liberi, liberi dall’angoscia. I familiari di Simona Pari e Simona Torretta piangono, sorridono, si affacciano dal balcone, si abbracciano, salutano la folla di amici, parenti, giornalisti che dal 7 settembre, sostano o passano sotto le loro case. Un occhio a quei balconi con le finestre sempre abbassate. “E’ una cosa meravigliosa. E’ come ritrovare un figlio dopo tanto tempo – ha detto la mamma di Simona Torretta – è come nascere un’altra volta. Ma le ragazze non le ho ancora sentite”.

E’ ancora incredula Laura Torretta, la sorella di Simona. “Non ce l’aspettavamo oggi”, confessa Laura ai microfoni della Rai, confermando la liberazione delle due volontarie italiane. “Ci ha chiamato il prefetto e ci ha detto che ci richiamerà con una bella notizia”. Pochi minuti dopo arriva la conferma della Farnesina e in casa Torretta esplode la gioia.

“Siamo emozionati, contentissimi – ha aggiunto Laura – non vediamo l’ora di riabbracciarle, stiamo piangendo di gioia”. Ancora non ha parlato con la sorella. “Speriamo – ha aggiunto – che ci mettano subito in contatto con lei”.

La gioia esplode anche a casa di Simona Pari, a Rimini. E’ la madre a esprimerla con un solo gesto: per la prima volta, dopo 21 giorni di angosciosa attesa, Donatella Rossi si è affacciata al balcone, ha abbracciato il marito Luciano e ha salutato con la mano i giornalisti in attesa sotto casa. Giornalisti, amici e parenti che hanno fatto scattare l’applauso appena i due coniugi sono usciti sul balcone. Il padre chiamato in diretta dal Tg1 ha detto solo: ”Siamo contentissimi”. Poi ha chiesto tempo, “per riflettere”.

Un’intervista più lunga l’ha rilasciata alla tv panaraba al Jazeera. Lo ha chiamato il capo redattore della tv per dirgli che aveva parlato con la figlia, al telefono. Luciano Pari ha voluto ringraziare l’emittente, ha confermato la liberazione e ha aggiunto che gli hanno assicurato che potrà parlare con la figlia nel giro di un paio d’ore. “Stavamo guardando la tv – ha poi detto a un’altra emittente Luciano Pari – quando ci ha chiamato il premier Silvio Berlusconi e subito dopo il sottosegretario Gianni Lettta”. La famiglia si sta ora preparando per raggiungere Roma. “Ringraziamo tutti, adesso aspettiamo solo che ci vengano a prendere e ci portino via”, ha detto la mamma.

A Roma appresa la notizia della liberazione di Simona Torretta il sindaco Valter Veltroni accompagnato dal prefetto di Roma Achille Serra si è recato a casa della famiglia, al Tuscolano. Non è l’unico. La notizia della liberazione ha messo in moto amici e parenti. Dopo pochi minuti è giunta la zia di Simona, con un regalo, una pianta. “Sono felicissima – ha detto ai giornalisti – ho appena appreso la notizia e questa pianta è per Simona quando tornerà”.

A casa della famiglia Torretta oggi pomeriggio c’era anche Nahoto Takato, la volontaria giapponese sequestrata per otto giorni lo scorso aprile in Iraq. “Ero arrivata molto preoccupata – ha detto – ora sono felicissima. E’ stata una giornata meravigliosa. Stavamo parlando quando è giunta la notizia e mi hanno chiesto se ero un angelo giapponese”.

In pochi minuti sotto casa dei Torretta si è formata una piccola folla, commossa e partecipe della gioia della famiglia. La mamma e le due sorelle si sono affacciate alla finestra ed è esploso un fragoroso applauso. Alcuni automobilisti di passaggio hanno suonato il clacson all’impazzata.

Il traffico, in via dei Salesiani, sotto il portone di casa Torretta è stato bloccato dai vigili. L’area davanti l’abitazione è praticamente “occupata” dai pedoni che tutti, naso all’insù, guardano al sesto piano, le finestre di casa Torretta. Finalmente aperte.

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la certezza di essere liberata

Erano state sequestrate il 7 settembre
Simona Torretta e Simona Pari rilasciate a Baghdad assieme ai due iracheni rapiti con loro
Sono state trovate incappucciate in punti diversi della capitale. Stasera riabbracciano i loro cari. Una delle ragazze: “Ho passato momenti duri e scoraggianti”.
Redazione
Fonte: www.repubblica.it
28 settembre 2004

DUBAI – L’incubo è finito: “Abbiamo passato momenti duri e scoraggianti”. Dopo tre settimane Simona Torretta e Simona Pari sono state liberate e consegnate all’incaricato d’affari dell’ambasciata italiana a Bagdad. La notizia è stata data in prima battuta da Al Jazeera. Nel giro di pochi minuti sono arrivate le varie conferme, dalle famiglie delle due volontarie, da Intersos e dalle autorità. Fino a quella del presidente del Consiglio che ha precisato che le volontarie di “Un ponte per…” stanno bene e sono state prese in consegna dalla Croce rossa italiana. Il premier ha anche annunciato che le due ragazze riabbracceranno i loro cari già stasera. La diplomazia italiana sta accelerando le procedure per il rientro: appena arrivate a Roma, Torretta e Pari saranno sentite dalla magistratura. Le due ragazze sono già in volo per il Kuwait e in nottata saranno a Ciampino. Ad accompagnarle nel viaggio verso l’Italia è Maurizio Scelli, il commissario straordinario della Croce rossa.Con Simona Torretta e Simona Pari sono stati liberati anche i due iracheni sequestrati con loro il 7 settembre: Manhaz, della ong Intersos, e Raed Ali Abdul Aziz. Le tre donne sono state rilasciate in tre posti diversi, incappucciate. A quanto pare, le italiane sono state tenute prigioniere sempre a Bagdad.

Nel susseguirsi vorticoso delle notizie e delle emozioni, è arrivata anche la prima dichiarazione di Simona Torretta. “Ho passato momenti duri e scoraggianti”, ha detto la volontaria di “Un ponte per…” alla madre subito dopo la liberazione. A riferilo è stato il presidente del Municipio X, Sandro Medici, che ha sottolineato come Simona avesse “la certezza di essere liberata”.

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anticipazioni di prossima libertà

Già pagato un riscatto»
Un nuovo articolo uscito stamattina sul sito del giornale kuwaitiano Al Rai Al Aam conferma le speranze e aggiunge dettagli. La traduzione integrale
di Diario
 

“E’ già stata pagata una parte del riscatto”, dice un articolo uscito stamattina sul sito del quotidiano del Kuwait Al Rai al Aaam, che ieri aveva annunciato la prossima liberazione di Simona Pari e Simona Torretta. Non vengono citati gli altri due ostaggi iracheni rapiti insieme a loro, Ra’ad Ali Abdul-Aziz e Mahnaz Bassam.

La possibile liberazione è confermata entro la fine della settimana, cioè sabato nel mondo islamico. Il sito del quotidiano è in arabo, quindi vi proponiamo la traduzione integrale dell’articolo.

Vicinissima la libertà per le due ragazze italiane dopo l’accordo sul loro rilascio dietro pagamento di un milione di dollari

Si affrettano gli eventi nella vicenda di Simona Torretta e Simona Pari, i due ostaggi italiani sequestrati in Iraq e sembra che la vicenda avrà molto presto un lieto fine.
Mentre le richieste dei sequestratori per la liberazione dei due ostaggi consistevano in precedenza nel ritiro tassativo delle forze italiane dall’Iraq, cosa per molti aspetti non illogica, mantenendo segreta la propria identità, fonti affidabili vicine ai movimenti islamici hanno invece annunciato che i sequestratori ed i mediatori giungeranno ad un accordo che comporterà la liberazione dei due ostaggi dietro il pagamento di un riscatto del valore di un milione di dollari USA. Le fonti aggiungono che i sequestratori hanno ricevuto ieri, lunedì, mezzo milione di dollari e che un altro mezzo milione di dollari lo riceverà oggi l’intermediario tra i rapitori e “i rappresentanti delle rapite (lòetteralmente “quelli delle rapirte, ndr)” e le associazioni umanitarie per consegnare la somma e prendere in consegna i due ostaggi italiani. Le fonti prevedono un lieto fine alla vicenda del sequestro delle due italiane e sostengono che nemmeno un eventuale ritardo nella consegna della somma rimanente dovrebbe ritardare il rilascio delle due ragazze italiane. Le fonti hanno ribadito che non vi è alcuna relazione tra i paesi vicini all’Iraq (arabi e non) e il patto raggiunto tra i rapitori e la parte che rappresenta le rapite, e hanno affermato di non sapere se i responsabili italiani rappresentino il governo o meno, ma solo che si trovavano tra i componenti della delegazione che si era formata durante le trattative per la liberazione delle due ragazze italiane. Le fonti segnalano che l’annuncio della liberazione dei due ostaggi italiani avverrà al massimo entro questa settimana (la settimana islamica finisce sabato, ndr) a meno che non emerga qualcosa nell’ambito delle trattative in grado di ritardare tale annuncio.

Traduzione di Michele Maino

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un ponte per …la libertà!!!

LIBERE!!!

 

L’unica notizia che aspettavamo è arrivata.
L’unica notizia che aspettavamo è arrivata.
Ci sarà tempo per ricostruire, ora vogliamo solo ringraziare tutti coloro che hanno collaborato a questa meraviglioso risultato, a partire dal mondo arabo a musulmano che in tutto il mondo, ed in Iraq, si è mobilitato in modo corale. Un ringraziamento alla società civile, alle forze politiche, alle organizzazioni religiose, alle organizzazioni della resistenza irachene.
Un ringraziamento alla società civile e alle forze politiche italiane. Un ringraziamento ai governi, a quello italiano e a quelli dell’area. Molti sono stati partecipi seguendo la linea del dialogo e della collaborazione.
Abbiamo detto all’inizio di questa vicenda che il rapimento dei nostri quattro operatori di pace era una metafora della guerra. Che in Iraq ci sono milioni di altre persone ostaggi, della guerra e della violenza, prigionieri e rapiti. Non ci scorderemo di loro, chiediamo a tutti di non scordarli.
Vorremmo sperare che anche la liberazione delle margherite possa essere una metafora della fine della guerra, e dell’occupazione, che possa prevalere anche per tutti gli iracheni la linea del dialogo e che tacciano le armi.
pubblicato 28 09 2004

 

da www.unponteper.it

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nude alla meta (peta)

Indossando poco piu’ che uno striscione con scritto “Pelle,
meglio mostrarla che indossarla”, due attiviste scozzesi
del Peta hanno sfilato nude lungo via Montenapoleone per
protestare contro il Mipel, la fiera internazionale della
pelletteria in corso a Milano.
Gli animali ringraziano. Turisti e passanti pure.

http://www.peta.org/

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Vino prodotto dai terreni sottratti alla mafia

Circa 18 mesi fa nei dintorni di Monreale vennero
assegnati all’allora sindaco Salvino Caputo (oggi
presidente dell’associazione antiracket “Emanuele Basile”)
circa 30 ettari di terreni confiscati alla mafia, per essere
destinati ad attivita’ agricole e zootecniche. E ieri e’
iniziata la vendemmia da parte di dieci giovani della
cooperativa sociale la “Castellana sicula”: durera’ circa 8
giorni e le uve raccolte confluiranno in una cantina del
comprensorio per creare una nuova etichetta dal titolo
“Vino prodotto dai terreni sottratti a Cosa nostra” ideata
dai ragazzi dell’Istituto statale d’Arte per il mosaico di
Monreale Mario D’Aleo.
La nuova etichetta e’ un altro dei prodotti che si coltivano
sui terreni confiscati alla mafia nel territorio di Monreale.
Alcuni, ad esempio la pasta biologica, si sono gia’ inseriti
nella rete di grande distribuzione nazionale.
(Fonte: www.Greenplanet.net )

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avvocati di strada

Bologna 28 Settembre 2004

 Avvocato di StradaUn progetto dell’ Associazione Amici di Piazza Grande“Let Justice roll down like waters”
(Martin Luther King Jr.)

 
Il progetto “Avvocato di strada”, realizzato nell’ambito dell’ Associazione Amici di Piazza Grande, nasce a Bologna alla fine del 2000. Il progetto ha come obiettivo fondamentale la tutela dei diritti dei senza fissa dimora, che quotidianamente sono costretti a subire soprusi e prevaricazioni di ogni genere senza potersi difendere.
Il progetto nasce dalla necessità, sentita da più parti, di poter garantire un apporto giuridico qualificato a quei cittadini oggettivamente privati dei loro diritti fondamentali. Chi operava nel sociale, infatti, denunciava continuamente un irrigidimento ingiustificato delle istituzioni e dei cittadini nei confronti delle situazioni di emarginazione e di grave disagio sociale.

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Sin dall’inizio il progetto è stato appoggiato dall’associazione bolognese “Nuovamente – persone e progetti per la città”, che ne ha discusso la fattibilità, ne ha curato la presentazione pubblica, e ne ha facilitato la concreta realizzazione, partecipandovi fattivamente tramite gli avvocati iscritti all’associazione.Lo Sportello, coordinato dall’Avv. Antonio Mumolo e diretto dal Dott.Alberto Benchimol, e’ costituito prevalentemente da avvocati e laureati che forniscono gratuitamente consulenza e assistenza legale ai cittadini che versano in gravi situazioni. All’attività dello sportello partecipano a rotazione 25 avvocati del Foro di Bologna. Circa 30 avvocati dello stesso Foro, inoltre, pur non partecipando direttamente all’attività dello sportello, danno la loro disponibilità a patrocinare gratuitamente uno o due casi l’anno riguardanti persone senza fissa dimora.
Le persone senza fissa dimora spesso arrivano sul nostro territorio dopo avere girovagato per tutto il paese. Frequentemente capita che i procedimenti giudiziari nei confronti degli utenti si debbano svolgere in altre città d’Italia. Per queste ragioni lo sportello si avvale di legali del foro competente, presso cui si elegge domicilio, e che di volta in volta vengono individuati anche con l’aiuto di altre organizzazioni presenti sul territorio di riferimento.
Avvocato di Strada riesce quindi ad esercitare la propria azione su tutto il territorio nazionale, fermo restando che la vertenza giuridica viene attivata dal territorio bolognese.

 

***


Le iniziative del 2004

Nel marzo del 2004 avvocato di strada e Nuovamente pubblicheranno un opuscolo contenente le informazioni necessarie alle persone che vivono in strada o che arrivano a Bologna prive di disponibilità economiche. L’opuscolo sarà ditribuito gratutitamente in stazione, nei dormitori, e in tutti i luoghi frequentati dai fissa dimora.

***
Le esperienze del passatoA tutto il 2003 abbiamo affrontato 334 casi di ogni specialità di diritto. Il numero di consulenze effettuate non è stato calcolato ma è di una rilevante consistenza. Tra i casi affrontati, uno in particolare ha assunto notevole importanza per la realizzazione degli obiettivi e della funzione del progetto. Il gruppo dell’Avvocato di strada ha dovuto affrontare una causa pilota contro il Comune di Bologna, per la tutela del diritto alla residenza. L’azione giudiziale si e’ resa necessaria a causa del comportamento tenuto dall’amministrazione comunale che aveva, fino a quel momento, negato ad una persona senza fissa dimora un diritto soggettivo gia’ riconosciuto dalla Costituzione. La causa si e’ conclusa con il riconoscimento del diritto alla residenza in capo all’attore e con la condanna del Comune di Bologna al pagamento delle spese legali. Tale provvedimento, unico in Italia, costituisce un precedente giurisprudenziale fondamentale. A seguito della pronuncia del giudice tutte le persone senza fissa dimora, in tutto il territorio nazionale, oggi possono richiedere e ottenere la residenza anagrafica presso i dormitori, i centri di accoglienza, le associazioni. Il risultato e’ ancora piu’ importante se si pensa che l’iscrizione nei registri anagrafici e’ il presupposto imprescindibile per poter beneficiare dell’assistenza sanitaria nazionale, per esercitare il diritto di voto, per iscriversi alle liste di collocamento, per aprire la partita IVA e, in generale, per godere dei diritti riconosciuti dallo stato sociale.
Un altro problema che è stato affrontato è quello della situazione in cui versano i figli minori delle persone che vivono in strada. Questi bambini vengono inesorabilmente dati in adozione ad altre persone, su consiglio degli assistenti sociali e con decisione del Tribunale dei Minori. Gli assistenti sociali ed il Tribunale dei Minori dimenticano però, spesso, che la persona che vive in strada e che si trova in situazione di grave disagio (alcoolisti, tossicodipendenti o semplicemente poveri) hanno normalmente una famiglia e che sarebbe più giusto affidare i minori temporaneamente a quella famiglia, consentendo ai genitori di intraprendere un percorso di recupero, alla fine del quale potranno tornare a vivere con i propri figli.
Questa strada non solo consente ai genitori di non perdere i figli, ma offre l’ulteriore vantaggio di dare loro uno stimolo in più per uscire dalla situazione in cui si trovano.
In due casi è stata fatta opposizione all’adottabilità di due bimbi ed in ambedue i casi siamo riusciti a fare in modo che i minori venissero affidati a familiari dei genitori (in un caso ai nonni e nell’altro alla sorella della madre). Nel frattempo i genitori sono entrati in comunità, per affrontare un percorso che consentirà loro di ritornare a vivere con i propri figli.

 

 

Lo stato d’arte al 2004 Lo stato d’arte di Avvocato di Strada aggiornato al settembre 2004.
Leggi il file pdfI grafici delle pratiche legali dui Avvocato di Strada
Scarica il file pdf


***


I progetti futuri
Nel prossimo futuro contiamo di aiutare a far nascere iniziative analoghe in altre principali città.
Tra i vari compiti dello sportello vi è anche la costituzione di una rete d’associazioni e servizi che dovrà essere uno strumento di tutela, un contenitore di scambio e raccolta degli episodi di prevaricazione, un luogo di produzione di materiale informativo divulgativo e di costruzione d’iniziative pubbliche contro gli abusi e prevaricazioni che sono commessi quotidianamente tra le persone che non hanno una dimora stabile e che vivono in condizioni d’estrema precarietà.
Tra gli obiettivi, inoltre, vi è quello di raccogliere tutta la normativa e la giurisprudenza rispetto ai temi dell’esclusione, stilare una carta dei diritti e costruire un centro diritti della povertà e del disagio.

 


Riconoscimenti Il progetto Avvocato di Strada è stato premiato dalla Fondazione Italiana per il Volontariato quale miglior progetto in Italia per l’anno 2001 rivolto alle persone senza fissa dimora.

 

Avvocato di Strada nelle altre città
Come gia’ anticipato, tra le nostre prospettive vi è quella di aprire sportelli di Avvocato di Strada anche in altre città italiane. A tal proposito si è già attivata un’iniziativa a Verona, dove dal settembre 2002 è aperto uno sportello di consulenza ed assistenza giuridica alle persone senza fissa dimora. Allo sportello di Verona ruotano circa 20 avvocati di ogni disciplina di diritto. Lo sportello, situato presso il centro diurno della comunita’ dei giovani, in Regaste S.Zeno 7b, riceve tutti i giovedi su appuntamento, e risponde al numero 045/8036739.Mail segreteria@comunitadeigiovani.org.


Contatti Tel. (fax) 051-397971.
Per consigli, suggerimenti, riflessioni, racconti, esperienze, adesioni o quant’altro abbiate voglia di comunicarci potete mandare le vostre e-mail a avvocatodistrada@piazzagrande.it, oppure potete scrivere a Avvocato di Strada, Associazione Amici di Piazza Grande, Via Libia 69, 40138, Bologna. Se desiderate rivolgervi a qualcuno in particolare andate nella sezione contatti della home page.
Emergenze Per le emergenze è sempre attivo un numero di cellulare messo a disposizione dall’Associazione: 3356804274
Gli orari ed i luoghi di ricevimento: Temporaneamente Avvocato di Strada riceve in Via Di VIncenzo 26/f presso gli uffici della Cooperativa La Strada di Piazza Grande
Diritto civile, tutti i mercoledì dalle 15.00 alle 17.00;
Diritto penale, tutti i venerdì dalle 15.00 alle 17.00.

Presso il dormitorio di Via dei Carracci 69
Diritto civile e penale, il secondo e quarto giovedì del mese, dalle 19.00 alle 20.00.

Presso il dormitorio di via Lenin 20
Il quarto giovedì del mese, sia diritto civile che penale, dalle 19.30 alle 20.30. In questo sportello confluiscono anche gli utenti del dormitorio di Via Lombardia

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lotta contro i giganti della produzione di sigarette

Il governo degli Stati Uniti inizia martedi’ un processo
storico contro i produttori di sigarette nella speranza di
recuperare circa 280 miliardi di dollari che
rappresenterebbero mezzo secolo di corposi guadagni
acquisiti ai danni dei fumatori.
I capi d’accusa sono numerosi: secondo la denuncia
depositata dal governo al tribunale federale di
Washington, le multinazionali del tabacco hanno
modificato i dosaggi di nicotina nelle sigarette in modo da
aumentare la dipendenza dei fumatori; condizionato
deliberatamente gli adolescenti a colpi di campagne
pubblicitarie dal valore di miliardi di dollari; venduto
sigarette a basso tasso di catrame con il pretesto che
fossero meno nocive per la salute, mentendo sui relativi
rischi; manipolato o nascosto i risultati di studi scientifici
che provano l’esistenza di questi rischi.
Il processo, la cui sola fase di presentazione dovrebbe
durare fino a marzo 2005, coronera’ cinque anni di lavoro
per raccogliere le prove contro i grandi produttori di
sigarette nel quadro della legge RICO (Racketeer
Influenced and Corrupt Organizations), messa in atto per
lottare contro i giganti del tabacco.
(Fonte: www.italiasalute.it)

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rinvio a giudizio per Beppe Grillo

RINVIO PER BEPPE GRILLO
Il comico genovese è stato rinviato a giudizio nel processo per diffamazione


Il tribunale di Asti ha ordinato un rinvio a giudizio per Beppe Grillo nel processo che lo vede imputato per diffamazione dal parlamentare di Forza Italia Giorgio Galvagno.
Il giudice ha dato un mese di tempo (29 ottobre) alle parti per cercare una conciliazione.
Il tutto è nato durante uno spettacolo del comico genovese al Teatro Alfieri di Asti, durante il quale Grillo parlando di tangentopoli ha fatto nomi e battute che furono ritenute offensive dall’onorevole Galvagno. Il parlamentare chiese così al comico di
devolvere in beneficenza 40 mila euro, praticamente l’incasso della serata. Grillo non rispose neppure alla richiesta e così nel corso delle udienze preliminari, Galvagno formalizzò la richiesta di risarcimento dei danni morali in 600 mila euro.
Dal canto suo Grillo nega di aver pronunciato le frasi ingiuriose riportate dai giornali ed ha affermato che le sue intenzioni non erano quelle di offendere il parlamentare astigiano.

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tutte le cose parlano

Meglio tardi che mai
Washington – Avrebbe dovuto essere il primo, invece e’
l’ultimo museo nato sul Mall, il viale verde che ospita
alcuni dei musei piu’ spettacolari del mondo. Si tratta del
museo dei Nativi Americani: un edificio di 5 piani,
circondato da una foresta artificiale e da una cascata.
Ospita 33mila varieta’ di piante, 40 grandi massi
provenienti dal Canada e oltre 8.000 oggetti artigianali.
Secondo un antico proverbio pellerossa “Tutte
le cose parlano, basta saperne la lingua”.

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trecentottantotto!!!

La settimana scorsa la polizia di Los Angeles ha
sequestrato centinaia armi da fuoco a un solo uomo.
Protagonista della vicenda di Wayne Wright, 56 anni.
Prima in auto e poi in casa gli agenti hanno trovato 388
armi, piu’ di quante ne siano state sequestrate in tutto lo
scorso anno (348).
L’uomo potrebbe essere accusato di traffico illegale di
armi.

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baba rotolante for peace

Baba Mohan Das, indiano, di professione santone, sta
rotolando di fianco dall’India fino al Pakistan (circa 965
chilometri) per ringraziare il presidente Musharraf degli
sforzi fatti per riappacificare i due paesi.
“Ho deciso di rotolare in giro per il mondo in
pellegrinaggio – ha raccontato con orgoglio – per portare la
pace nel mondo, per combattere il terrorismo e per
promuovere relazioni amichevoli tra Pakistan e India”.

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terapie a base di cannabis

Cannabis terapeutica
Sui malati di sclerosi multipla da benefici. E’ quanto
sostiene John Zajicek, fisioterapista inglese della
Peninsula Medical School e autore del primo studio sul
lungo termine, 1 anno (uno studio precedente era durato
15 settimane e i risultati erano inconcludenti).
La somministrazione di derivati della canapa ha fatto
registrare una minore rigidezza dei muscoli e una migliore
mobilita’ dei pazienti.

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Simona e Simona: Facciamo fiorire le margherite

Facciamo fiorire le margherite
Con questa iniziativa, vi chiediamo di far crescere le nostre margherite. Un invito a pensarle ogni giorno per dare una testimonianza di solidarietà, finché non saranno tutte liberate.
L’idea delle margherite non è nostra, ce l’ha suggerita una lettera di Simona pochi giorni prima del sequestro. Pensiamo sia il messaggio più sincero da offrirvi.
Raccoglietele (dal nostro sito) e appendetele in camera, in ufficio, a scuola …, mettetele sul computer, sui vostri siti, sulle vostre biciclette, automobili e ciclomotori, ovunque possano fiorire.
Disegnatele, scrivetele, costruitele (noi le abbiamo fatte con un filo di rame o di ferro), immaginatele e diffondetele.
Aiutiamole a crescere, liberate la pace!

Lunedi’ il sito www.liberatelapace.it ospiterà la nostra campagna, per il momento ve la offriamo sul nostro sito.

ATTENZIONE: alcuni media hanno riportato che le margherite di filo di ferro sarebbero in distribuzione alla nostra sede. NON è così. Vi invitiamo a costruirle da voi e domani forniremo anche delle piccole istruzioni per il fai da te.
pubblicato 25 09 2004

 

da www.unponteper.it

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immigrazione clandestina creativa.

Sport estremi
L’intera nazionale di pallamano dello Sri Lanka sarebbe
sparita.
La squadra si trovava in Germania per il Programma
tedesco di scambi sportivi, ma non si e’ presentata alla
competizione.
Interpellata, la federazione sportiva cingalese ha detto che
una nazionale di pallamano dello Sri Lanka non e’ mai
esistita e che la pallamano e’ uno sport praticamente
sconosciuto.
Potrebbe essersi aperta una nuova frontiera
dell’immigrazione clandestina creativa.

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tangenti per andare in iraq

Militari denunciano: «Per mandarti all’estero a guadagnare il quadruplo chiedono un mese di stipendio. Era così anche per l’Iraq ma ora da lì si scappa». La Difesa: solo un caso isolato

ALESSANDRO MANTOVANI

Spunta un altro po’ di marciume nelle pieghe della missione militare in Iraq e, in generale, nella gestione dei soldati che vanno all’estero. Uomini dell’esercito e delle strutture «territoriali» dei carabinieri parlano di un sistema di «raccomandazioni» con vere e proprie «tangenti», richieste da sottufficiali e ufficiali e pagate dai militari per poter partire. Tangenti per ottenere una raccomandazione. «Fino alla strage di Nassiriya – raccontano carabinieri e soldati che vogliono rimanere anonimi – era proprio così, ci si scannava per andare e molti pagavano. Dopo la strage, invece, alcuni sono stati quasi costretti a partire, mentre in Iraq c’è chi vuole scappare o si fa mettere in osservazione medica per non mettere il naso fuori dalla base.

Hanno paura». Prima di quel maledetto attentato poteva essere una missione come le altre: «Ho sentito di colleghi che hanno pagato un mese di missione per andare in Iraq: vuol dire quattromila e cento euro, l’equivalente di una diaria di 133 per trenta giorni». Così ha riferito un appuntato di un battaglione mobile di una regione del sud che dopo la missione si è rivolto al call center dell’Unac, l’Unione nazionale carabinieri nota anche per l’impegno sul fronte delle morti da uranio impoverito. Il tariffario delle tangenti è variabile: c’è chi parla di due mesi di missione, non uno solo, e chi si è sentito chiedere, anni fa, perfino venti milioni di lire. Altri negano tutto: «Mai sentito». Ma un brigadiere di una altra città meridionale ha fatto persino nomi e cognomi di graduati corrotti (o concussori?): «Due anni fa, ai tempi della missione in Kosovo, io non sono mai potuto partire, venivo sempre bloccato da Roma e non capivo il perché. E invece altri colleghi del mio stesso ufficio partivano direttamente, gente che non aveva fatto né visite mediche né un corso. Perché quelli sono i raccomandati, sono i colleghi che pagavano per partire».

Con parecchi particolari, ricordando il tentativo di andare in Kosovo, il brigadiere ha spiegato di essere stato indirizzato da un maresciallo che chiameremo «Tizio», in servizio nello stesso capoluogo, «uno che alzava la cornetta – racconta – e diceva `questo me lo devi mettere subito in partenza’». In un secondo momento, tramite un colonnello, si è messo in contatto con il maresciallo «Caio», che «è figlio di un appuntato in pensione e stava nella segreteria di un generale a Roma». «Mi ha chiesto venti milioni e so che un altro collega ne ha pagati cinque». Lui no, se n’è tornato a casa. Niente Kosovo: «A quel punto me ne andai e al rientro, all’interno dell’ufficio mio, ho sempre sputtanato questo fatto: `se io pago parto, se non pago non parto’. Dopo un po’ di tempo richiamai quel maresciallo e lui mi disse `no no, con te non voglio più parlare…». Il problema esiste anche nell’esercito, come ha confermato un militare di stanza a Udine e intervistato da Rainews24, che oggi manda in onda un’inchiesta sull’argomento: «Nel ’98, per un trasferimento di reparto, versai cinque milioni a un colonnello, gli feci addirittura un vaglia». Il militare ha conservato il bollettino.

Per l’esercito non sarebbe una novità assoluta. A dicembre del 2003 il colonnello Luciano Marinelli, comandante del«Cimic Group South» impiegato fin dal primo momento anche in Iraq, è stato arrestato a Motta di Livenza (Treviso) con le mani nel sacco, sorpreso dai carabinieri mentre intascava settemila euro, si disse come «prestito», da un tenente al quale avrebbe promesso una missione all’estero. In sette gli avrebbero dato 46 mila euro. Il tribunale militare di Padova, il 5 maggio scorso, l’ha condannato a due anni (pena sospesa) per truffa e peculato, ma l’ufficiale nel frattempo è andato in pensione con il grado di generale.

Allo stato maggiore della difesa non risulta nulla di più, specie in relazione all’Iraq: «C’è stato tempo fa quel caso di cronaca. Altri casi non ci risultano, sarebbe quindi il caso di non parlare genericamente di un fenomeno esteso o di massa». La vede diversamente l’onorevole Edouard Ballaman della Lega nord, firmatario di un’interrogazione al ministro della difesa in cui si chiede «se corrisponda al vero che alcuni militari siano stati soggetti al pagamento di tangenti per poter essere impiegati in missioni». Cadono dalle nuvole anche al comando generale dei carabinieri, con la precisazione che «queste situazioni potrebbero essere trattate a livello di comandi locali, senza alcun interessamento del comando generale. Non si può escludere nulla. Ma di sicuro se da noi c’è qualcuno che sbaglia, la paga cara». Si fa comunque notare che in questo momento, in Iraq, l’Arma utilizza soprattutto personale della II brigata mobile, la brigata «di proiezione» che raggruppa i reggimenti specializzati di Laives e Gorizia e i paracadutisti del Tuscania, mentre l’impiego di carabinieri provenienti dai comuni reparti territoriali è stato «ridimensionato». Furono però loro, non gli specialisti, a pagare il più alto tributo di sangue per l’attentato del 12 dicembre a Nassiriya.

«Le denunce che riceviamo sono tante – dice il presidente dell’Unac, Antonio Savino – Abbiamo anche chiesto un incontro al comandante generale Gottardo, che non ci ha mai risposto. Qualcuno ha presentato esposti alle procure militari, a quanto ne so non sempre in forma anonima». Testimonianze come quelle raccolte dall’Unac sono arrivate anche all’Osservatorio Militare. Domenico Leggiero, ex maresciallo del Cocer esercito e presidente dell’Osservatorio, precisa che «a volte certe cose ci vengono raccontate senza dare neanche a noi la possibilità di verificare». Il clientelismo nelle forze armate c’è, si parla spesso della gestione opaca degli alloggi militari – per alcuni vero e proprio «strumento di ricatto» – o dei trasferimenti nei reparti che offrono possibilità di far soldi e carriera. Tangenti e corruzione sono però un’altra cosa. «Bisogna distinguere le chiacchiere dai fatti concreti. Qualcuno può aver pagato per le missioni all’estero – dice una fonte dell’esercito – ma soprattutto in passato e in particolare per missioni tranquille come a Malta, in Libano o in Antartide, ignorate dai giornalisti e da tutti». Lì si guadagna di più, fino a dodicimila euro al mese per i gradini più bassi della gerarchia.

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