2006

Aminata Fofana: una candidata “abbronzata”

le due facce dell’Italia alle urne, la bellezza del cambiamento?

La scrittrice Aminata Fofana candidata con i Verdi CONTRO il razzismo.

Calderoli e la giornalista “abbronzata”

 

 Queste elezioni propongono la possibilità di  una radicale sterzata della cultura di fare politica in Italia. 

E’ ridicolo continuare proporre la tesi per cui comunque non cambierà niente chiunque vince.   

E’ ora di ribaltare un paese ferito dall’arroganza dei suoi ultimi governanti, senza etica ne morale.

andiamo a votare.
 
g.r.

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Come una malattia, la maggioranza sta (andando via…)

“Alta sui naufragi
dai belvedere delle torri
china e distante sugli elementi del disastro
dalle cose che accadono al disopra delle parole
celebrative del nulla
lungo un facile vento
di sazietà di impunità

Sullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al calar della sera
la maggioranza sta la maggioranza sta
recitando un rosario
di ambizioni meschine
di millenarie paure
di inesauribili astuzie

Coltivando tranquilla
l’orribile varietà
delle proprie superbie
la maggioranza sta
come una malattia
come una sfortuna
come un’anestesia
come un’abitudine …”


Fabrizio De Andrè

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(M. K. Gandhi, Harijan, 26 gennaio 1938)

“La Palestina appartiene agli arabi come l’Inghilterra appartiene agli inglesi e la Francia appartiene ai francesi. È ingiusto e disumano imporre agli arabi la presenza degli ebrei. Cio’ che sta avvenendo oggi in Palestina non puo’ esser giustificato da nessun principio morale. La cosa corretta e’ di pretendere un trattamento giusto per gli ebrei, dovunque siano nati o si trovino. Non intendo difendere gli eccessi commessi dagli arabi. Vorrei che essi avessero scelto il metodo della nonviolenza per resistere contro quella che giustamente considerano un’ingiustificabile aggressione del loro Paese. Ma in base ai canoni universalmente accettati del giusto e dell’ingiusto, non puo’ essere detto niente contro la resistenza degli arabi di fronte alle preponderanti forze avversarie.”

 

M. K. Gandhi

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Ehud Olmert, degno successore di Ariel Sharon…

Elezioni in Israele: Ehud Olmert vincente,
In Palestina il risultato non cambia.
 
Le dichiarazioni di intenti di questi ultimi giorni
e la passata porcata di Gerico,
dimostrano come Olmert voglia continuare di pari passo
la politica genocida del suo predecessore genocida,
ora in stato comatoso, Ariel Sharon.
(guerrilla radio scommette che ora gli staccheranno le spine…)
 
Una “politica” che consolida l’illegale occupazione militare della Cisgiordania,
che pretende di disegnare i confini israeliani,
con il sangue dei civili palestinesi come inchiostro,
che dichiara di voler portare a termine il muro dell’apartheid,
costruirlo con le pietre delle nuove case palestinesi distrutte,
sopra  chilometri e chilometri di terreno palestinese ulteriormente illegalmente confiscato.
Una politica fatta di attentati “mirati” e il bombardamento di città palestinesi:
un vero e proprio terrorismo di stato.
 
Prende sempre più piede,
a questo punto
che l’accordo di pace non debba essere effettuato in nome della giustizia e dei diritti umani,
ma bensì con una scelta unilaterale
dell’esercito più forte, a scapito di un popolo da decenni tragicamente sofferente.
 
E la comunità internazionale latita,
seppellita la memoria sulle
73,
ripeto SETTANTATRE’
risoluzioni Onu
mai rispettate da Israele.
 
 
 Non sarà hamas ad impedire  a Israele il compimento del suo piano sionista,
 ma ogni singolo palestinese,
sino alla fine delle sue forze.
 
guerrilla radio.

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Il finale del caimano di Moretti, Berlusconi e i miei presentime

Le ultime allarmanti dichiarazioni di Martino e Berlusconi, fanno seguito ai miei foschi presentimenti che un mese fa espressi
chiudendo una lettera  aperta  agli amici di Piazza Liberazione,
e coincidono con il finale che Nanni Moretti ha previsto per il suo film:

E oggi il ministro Castelli ha rincarato la dose di indizi:
“in caso di attentato in Italia vincerebbe il centrodestra perche’ i cittadini darebbero fiducia a chi cerca di dare ordine a questo Paese”
 
Vigiliamo,
 Vigiliamo tutti.
 
guerrilla radio
 
come finisce il film di nanni moretti, quale fine per il caimano, silvio orlando, de capitani,
Qual è il Paese che affida il conteggio elettronico dei voti alla società americana protagonista dello scandalo in Florida?

Qual è il Paese in cui il figlio del ministro dell’Interno è un dirigente di quella società?

Qual è il Paese in cui tutto ciò avviene nel silenzio e a trattativa privata?

Qual è il Paese che sostituisce i prefetti con le miracolose «chiavette» elettroniche in mano a 18 mila neoassunti?

Qual è il Paese in cui il premier accusa preventivamente l’opposizione di brogli e schiera ai seggi 121 mila «Legionari azzurri»?

È l’Italia, Paese in cui c’è da scommettere che il voto del 9 aprile non sarà tranquillo
 

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FENOMENO TIZIANO TERZANI (ma lui non sarebbe d’accordo!!!)

Appena uscito il libro postumo del giornalista scritto con il figlio
è in testa alle classifiche e viaggia verso il milione di copie vendute
Di vita, morte e nuovi inizi
viaggio nel fenomeno Terzani


Siti Internet con migliaia di fan, ressa alle presentazioni del volume
Folco: “Ma per me resta sempre e solo il mi’ babbo”
di DARIO OLIVERO

 


Tiziano Terzani con il Dalai Lama

ROMA – L’anno scorso a Milano sfondarono le porte per entrare a vedere la proiezione del documentario Anam, il senzanome. Erano persone normali, alcune anziane, racconta chi c’era. Che non potevano tollerare l’idea di restare fuori perché in sala i posti erano tutti occupati. Qualche sera fa a Roma al Teatro Ambra Jovinelli, per la serata di presentazione del suo libro postumo, La fine è il mio inizio, la gente che non è riuscita a entrare era altrettanto inferocita. Che cosa spinge le persone a questo? Che cosa porta centinaia di migliaia di lettori a comprare i suoi libri? A consigliarseli, a passarseli di mano, a riunirsi in una community su Internet con quasi 13 mila iscritti? Che cosa rappresenta per tutta questa gente Tiziano Terzani?

E’ il grande giornalista salgariano che attraversò l’Oriente? L’uomo che per dare retta a un indovino non prese l’aereo per un anno salvandosi così da un incidente? L’intellettuale disilluso che aveva visto la Cina trasformarsi da utopia socialista a dittatura? Che aveva intuito il crollo dell’Unione Sovietica e l’aveva descritto prima degli altri? Il pacifista? Il grande cronista che raccontò come in una grande inchiesta la sua malattia e i mille tentativi per guarire prima di scoprire la grande opportunità di crescita interiore che questa rappresentava?

Fenomeno. Tante domande per un fenomeno che è già grande e destinato a crescere ancora: il fenomeno Terzani, sulla cui definizione probabilmente lui per primo si sarebbe fatto una risata. Ma non si può definire in un altro modo. Cifre: quando La fine è il mio inizio (Longanesi, 18,60 euro) è uscito il 16 marzo scorso, nello stesso giorno è partita la ristampa. Ne sono state tirate 350 mila copie ed è in programma un’altra ristampa. Ancora prima di uscire, solo con le prenotazioni online, il libro era già virtualmente in testa alla classifica e lo è tuttora. Tanto che l’amministratore delegato della casa editrice Longanesi Stefano Mauri può dire: “Non sarò soddisfatto finché non raggiungeremo il milione”.
 

Il penultimo libro, Un altro giro di giostra, è arrivato in questi giorni a mezzo milione di copie, ma è uscito nel 2004 e ha avuto un’impennata di vendite dopo la morte dell’autore il 28 luglio di quell’anno. Se si pensa allo sprint iniziale che ha vuto invece quest’ultimo, la cifra di un milione è realistica. Dalla casa editrice non lasciano trasparire nulla, ma il caso Terzani non è soltanto una questione di copie vendute: raggiungere cifre simili con un libro così profondo è motivo di orgoglio civile.

Community. Oltre ai numeri in libreria, ci sono quelli meno visibili, ma altrettanto pesanti della Rete. Il sito di Terzani vanta una newsletter con 12.600 iscritti, gli ultimi 500 solo negli ultimi giorni: è la più grande community dedicata a uno scrittore italiano. Il forum di discussione è sempre affollatissimo e non è moderato. “Non ce n’è bisogno – spiegano i curatori – è tutta gente molto educata, sono brave persone”.

Le tappe. Il fenomeno Terzani inzia sostanzialmente in due diverse fasi. Mentre i suoi primi libri erano reportage di grandi viaggi, erano i racconti del grande inviato in Asia, con Lettere contro la guerra del 2002, il grande giornalista dà voce ai pacifisti polemizzando duramente con la sua conterranea Oriana Fallaci, il suo pamphlet post 11 settembre e la chiamata alle armi contro la minaccia islamica. Il secondo tassello fu appunto Un altro giro di giostra, un lungo viaggio dentro la malattia che lo aveva colpito dagli Stati Uniti e l’Occidente fino alla pace delle montagne dell’Himalaya. Fu la svolta che trasformò Terzani in qualcosa di più grande. Ora La fine è il mio inizio è il proseguimento ideale di quel libro: un lungo racconto di Terzani al figlio Folco, il resoconto di una vita.

“E’ solo il mi’ babbo”. E lo stesso Folco è il primo a stupirsi del fenomeno Terzani. “Per me resta sempre il mi’ babbo – dice – e non sono ancora riuscito a capire perché tanta gente è così affascinata. Dire che sono interessati al viaggio interiore che fece mio padre è riduttivo. Credo che senza volerlo, il babbo (lo chiama sempre così ndr) abbia intercettato qualcosa di cui si sente il bisogno. Lui è diventato un grande minestrone di culture e idee diverse e le ha rielaborate con un linguaggio occidentale, le ha semplificate. Sono idee antiche che tutti conosciamo ma che abbiamo perso: la vita, la paura della morte, le domande che un uomo si pone e alle quali cerca una risposta senza ricorrere alla religione tradizionale. Parla di queste grandi domande rimaste coperte dal rumore di questi tempi”.

Domande semplici. “Rumore” è una parola chiave per capire il fenomeno Terzani. Anche Max De Martino, uno dei responsbaili del sito tizianoterzani.com la usa: “Tiziano ha toccato le corde dell’animo umano che in questi tempi sono nascoste sotto tutti i rumori che ci circondano”. Detta così sembra facile, ma occorre tener presente il talento di Terzani nella scrittura, la sua credibilità come giornalista e il lavoro sul linguaggio, aggiunge l’altro curatore del sito Alen Loreti, “che ha reso semplici domande complesse, reso comuni parole difficili come morte, malattia, ricerca”.

Come un film. Quindi è questo il segreto del fenomeno Terzani? Così semplice? Parlare dell’avventura, di una vita intensa, piena di gusto per la ricerca, di curiosità anche per capire l’ultimo grande mistero, quello della malattia e della morte e confessare al figlio che ormai, liberandosi da ogni attaccamento e identità non vi è più nulla da temere? “Il babbo ha vissuto gli ultimi tre mesi durante i quali abbiamo parlato ore intere e registrato questa lunga conversazione. Si dice che un attimo prima di morire ti passa davanti il film della tua vita. Lui ha dilatato quell’attimo e ha scritto quello che si vede”, dice ancora Folco.

Guru. In mezzo a tanto successo, le persone che volevano bene a Terzani sono consapevoli di un rischio, che la figura di Tiziano diventi quella di un santone, un mistico. E sarebbe un bel paradosso sapendo quanto lo stesso Terzani sia rimasto scettico nei confronti dei cosiddetti grandi uomini che pure incontrò e dei quali, con l’eccezione di un vecchio eremita indiano, non salvò nessuno. “C’è qualcuno che scrive al nostro forum lamentandosi del fatto che non si insiste abbastanza sul carattere new age e misticheggiante di Tiziano – dice ancora Loreti – ma noi stiamo bene attenti a ricordare a tutti che lui era semplicemente una persona che si poneva domande che tutti si pongono e che mai aveva dato una risposta a nessuna di queste”. “In effetti c’è poco da diventare seguaci – aggiunge Folco – il babbo ha sempre e solo ripetuto una cosa: lavora su te stesso, interrogati su te stesso e usa solo le tue forze. Era ed è sempre rimasto laico”. Mica poco come segreto. 

www.corriere.it

 

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VIVA MANGANO!!! E BERLUSCONI GLI DA’ DEL COGLIONE

Marcello dell’Utri, condannato a 9 anni in primo grado 
a Palermo  per concorso esterno nell’associazione mafiosa Cosa nostra,
è responsabile della campagna elettorale di Forza Italia (forse proprio per i meriti acquisiti in Sicilia).
E’ tornato ieri  sull’argomento Berlusconi-Vittorio Mangano dalla pagine de il (loro) Giornale.

Le sue parole, dichiarate con una tranquillità disarmante,
suscitano in noi una evidente inquetudine:


Gira e rigira, viene sempre evocato Vittorio Mangano, il famoso stalliere di Arcore.
«Per me era una brava persona».
Come lo conobbe?
«Incontrai Mangano sul campo del Bacigalupo, la squadra di Palermo che avevo fondato a 16 anni e di cui ero direttore sportivo».
Ma lui che c’entrava?
«Era un tifoso. Uno dei tanti».
Da tifoso a stalliere?
«Aspetti. Venni a Milano. Nel 1974 Silvio Berlusconi, che aveva appena comprato la villa di Arcore, aveva bisogno di uno stalliere».
E lei da bravo segretario selezionò proprio Mangano?
«Silvio aveva visto molte persone. Poi si fece avanti Mangano. Era perfetto per quel ruolo».
Perché?
«Perché allevava cani ed era esperto di cavalli».
———————

Leggi l’ultima intervista di Paolo Borsellino, in cui descrive quanto Vittorio Mangano fosse una “brava persona”

                                                      
Nel giorno della grande mobilitazione nazionale
contro tutte le mafie,
il presidente del consiglio ha voluto partecipare a suo modo:
Mentre si recava a Palazzo Ducale dopo il comizio al Teatro Carlo Felice, Berlusconi è stato accolto dalle proteste di alcuni giovani, tenuti a distanza dalla polizia. Ma quando uno dei contestatori ha gridato “Viva Mangano! Viva Mangano!”, il premier è tornato sui suoi passi e si è rivolto direttamente al giovane.

Non ti permettere di dire cose del genere a una persona perbene come me – ha detto Berlusconi – e tu sei solo un coglione“.

(FONTE ANSA)

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80 anni per il giullare Dario Fo.

AUGURI DARIO!

“Il premio Nobel per la Letteratura viene assegnato allo scrittore italiano Dario Fo, perché, seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo dignità agli oppressi”.

(Con queste parole nel 1997 l’Accademia svedese motivava l’assegnazione del Nobel all’autore-attore Dario Fo.)

 

siete grandi ma non troppo

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GIUSEPPE PINELLI: REVISIONISMO ACCIDENTALE DELLA STORIA

Milano, Albertini ha ‘ritoccato’ la targa dedicata a Pinelli

“A Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico ucciso innocente nei locali della Questura di Milano il 15-12-1969. Gli studenti e i democratici milanesi”
(l’epitaffio in ricordo di Pinelli posto in Piazza Fontana)

Nella notte tra il 17 e il 18 marzo il sindaco di Milano ha reso ufficiale la targa che ricorda l’assassinio di Giuseppe Pinelli collocata in Piazza Fontana.
Il buon uomo ha ritenuto che fosse giunto il momento di rendere omaggio sia alla memoria del ferroviere anarchico, che a quella del commissario Luigi Calabresi, ufficializzando la targa di Piazza Fontana con una modifica: la sostituzione della parola “ucciso” con quella “morto”.
Questa forma di sciacallaggio storico secondo Albertini si è resa necessaria per riabilitare la memoria di Calabresi, prosciolto dall’accusa di avere ucciso Pinelli dal giudice Gerardo D’Ambrosio nel 1975. L’uccisione di Pinelli dunque sarebbe una menzogna e i responsabili della morte di Calabresi, avvenuta nel maggio del 1972, sarebbero stati accertati.
La targa in memoria di Pinelli fu collocata in Piazza Fontana nel 1976 da un gruppo di compagni.
A 37 anni dalla strage neofascista di Piazza Fontana, rimasta impunita, c’è ancora chi sente l’esigenza di falsificare la storia per coprire le reali responsabilità e i mandanti della strategia della tensione e dello stragismo nero.
In questo paese di***** non è sostanzialmente cambiato nulla: Rauti partecipa ancora alla ‘vita democratica’ presentandosi alle urne e Merlino, relatore nel 1999 ad un convegno della Casa delle Libertà svoltosi a Roma, insegna filosofia.
Gli USA tengono ancora in ostaggio la nostra storia e i nostri destini con la complicità di tutte le forze dell’arco istituzionale, di tutti i falsi antifascisti in doppiopetto che proseguono la caccia alle streghe contro antifascisti anarchici e comunisti.

Per approfondire il contesto in cui maturò l’omicidio del commissario Calabresi e conoscere le ipotesi più attendibili sulla sua uccisione potete leggere il dossier “1972: Ricordi della strategia della tensione” di Claudia Cernigoi .

LA BALLATA DEL PINELLI

Quella sera a Milano era caldo
ma che caldo, che caldo faceva.
«Brigadiere, apra un po’ la finestra»
ad un tratto Pinelli cascò.

«Signor questore, io gliel’ho già detto,
lo ripeto che sono innocente:
anarchia non vuoI dire bombe,
ma giustizia, amor, libertà».

«Poche storie, confessa Pinelli,
il tuo amico Valpreda ha parlato:
è l’autore del vile attentato
e il suo socio, sappiamo, sei tu».

«Impossibile – grida Pinelli –
un compagno non può averlo fatto
e l’autore di questo misfatto
tra i padroni bisogna cercar».

«Stiamo attenti, indiziato Pinelli,
questa stanza è già piena di fumo;
se tu insisti apriam la finestra
quattro piani son duri da far».

Quella sera a Milano era caldo
ma che caldo, che caldo faceva.
«Brigadiere, apra un po’ la finestra»
ad un tratto Pinelli cascò.

L’hanno ucciso perchè era un compagno
non importa se era innocento;
«era anarchico e questo ci basta».
disse Guida, il feroce questor.

C’è una bara e tremila compagni
stringevamo le nostre bandiere
in quel giorno l’abbiamo giurato
«non finisce di certo così».

Calabresi e tu Guida assassini
che un compagno ci avete ammazzato
l’anarchia non avete fermato
ed il popolo alfin vincerà .

Quella sera a Milano era caldo
ma che caldo, che caldo faceva.
«Brigadiere, apra un po’ la finestra»
ad un tratto Pinelli cascò.

COME E’ MORTO GIUSEPPE PINELLI

NE RIPORTA LO SCANDALO ANCHE IL TIMES:

Death of an anarchist is accidental – yet again
By Richard Owen in Rome

“Inspector, keep me here with you or I’ll throw myself out the window. What floor are we on? Fourth? Well, it’s almost standard practice: I’ll jump! I’ll jump and when I’m lying down there dying, splattered all over the pavement and giving the death-rattle. . . I’ll look up and say — it was him, the inspector! He threw me out. Inspector Bertozzo did! And I take a long time to die. I’m not fragile like the anarchist.”
– From Accidental Death of an Anarchist by Dario Fo

DARIO FO, the Nobel prize-winning Italian playwright, accused the Milan authorities of “turning lies into history” yesterday after a plaque recording the death of an anarchist — the subject of his most famous play — was altered overnight.

The death of Giuseppe Pinelli at Milan police headquarters in December 1969 became a cause célèbre and the subject of Fo’s play Accidental Death of an Anarchist.

Pinelli died after falling from a fourth-floor window while being interrogated by police three days after a bomb explosion that killed sixteen people. The Left blamed Luigi Calabresi, then the Milan police commander, for Pinelli’s death. A plaque put up by leftwingers described Pinelli as an innocent man who had been killed.

However, Gabriele Albertini, the centre-right Mayor of Milan, who is stepping down in May, said that he had ordered the plaque to be replaced with an official one declaring that Pinelli had “died tragically”.

Signor Albertini said that Calabresi — who was murdered in 1972 in an apparent act of revenge by the far Left — had long ago been cleared of any involvement. He had promised Calabresi’s widow, Gemma, that he would alter the plaque before leaving office to “remove any stain of the accusation of murder from her husband’s memory”.

Gerardo D’Ambrosio, the judge who acquitted Calabresi of murder, said: “Why do this now, shortly before the general election in April and the local elections in May?” A week ago, a Milan election rally was marred by violent clashes between far-left protesters and neo-Fascist activists. Signor D’Ambrosio said that although the riots were not on the scale of the street battles that formed the background to Pinelli’s death, “history is unfortunately repeating itself”.

Fo, who stood unsuccessfully in primaries to be the centre-left mayoral candidate in the forthcoming Milan election, said that whether the new plaque stayed was “up to us, the Left. If we can sleep in peace it will stay. Otherwise not”.

The playwright said that this was “not an incitement to revolt” and that Pinelli’s death was “clearly the responsibility of those who detained him in that room without any reason”.

Bruno Ferrante, who defeated Fo to become the centre-left mayoral candidate, said that he was “astonished that such an historically sensitive decision could be taken without reference to the council as a whole or the people of the city”.

Yesterday anarchists stuck a piece of paper with the word “killed” (ucciso) over the word “dead” (morto) on the new plaque and draped a black and red anarchist flag over it.

THE PLAYERS
On December 12, 1969, a Milan bomb killed 16 people and wounded 84. Pinelli was held for three days before his death

Murder charges against Luigi Calabresi, the police commander, were dropped

Three neo-Fascists were convicted in 2001 over the bombing; cleared in 2004

Calabresi was shot dead in 1972

Adriano Sofri, of Far Left, was sentenced to 22 years for ordering the killing. Now an author, he maintains his innocence

Dario Fo won the Nobel Prize for Literature in 1997

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Via Fabrizio Quattrocchi: strada a fondo cieco

Torniamo a ripostare qui ciò che avevamo scritto
a proposito del rifiuto del comune di Genova
all’idea di intitolare una via al mercenario Fabrizio Quattrocchi,
caduto in Iraq. 

Ciampi oggi gli ha conferito una medaglia d’oro alla memoria.
Noi avremmo preferito che Quattrocchi fosse ancora vivo,
lontano lui dall’Iraq
e lontani i suoi fucili dai civili iracheni.

Così come troviamo scandaloso un guerra
 condotta da migliaia di soldati mercenari,
non possiamo che provare vergogna oggi
per chi ha premiato un uomo che non si è certo distinto nell’elevare i valori d’Italia
repubblica democratica che ripudia la guerra.

 

 

Genova ha detto No! a “Via Quattrocchi”.

La sorella del mercenario,
pardon,
del contractor (che è la stessa cosa ma suona meglio)ucciso,
ennesima vittima di una guerra illegale,
ha dichiarato che  «Così si tradiscono gli italiani».

Io non so in che cosa dovrei sentirmi tradito dalla giunta comunale di centrosinistra genovese,
forse sì,
per non aver preso ferma  posizione al fianco dei manifestanti
massacrati dalla polizia durante il G8,
quando era d’obbligo morale farlo.
Per aver cancellato così in fretta dalla memoria
il sangue fresco di Carlo Giuliani sull’asfalto di piazza alimonda.

Posso capire il lutto dei familiari di Quattrocchi,
e come ci tengano a elevare il ricordo del parente scomparso,
ma non bisognerebbe dimenticare che la nostra legge vieta
ai cittadini italiani di prestare impiego come mercenari, (articolo 288 del Codice penale)
e Quattrocchi era alle dipendenze di quel Gaetano Saya
al centro di indagini da cui emergono sordidi retroscena nell’estrema destra nostrana
mescolata ai soliti servizi deviati.

Cosa era a fare Fabrizio Quattrocchi in Iraq armato sino ai denti lo immaginiamo tutti,
non certo a fare il Gino Strada,
nemmeno il Baldoni che organizzava missioni per la croce rossa,
tanto meno il Calipari.

Enzo Baldoni e Nicola Calipari
hanno di fatto mostrato all’intero mondo come muore un italiano.

Morire esportando la morte a pagamento
non credo sia una morte dignitosa,
tantomeno da merita una via con la scritta:
Quattrocchi
mercenario in Iraq ucciso dalla resistenza.


Guerrilla radio

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9 APRILE / IL CHI E’ DEI CANDIDATI INQUISITI

Gli impresentabili

Peter Gomez e Marco Lillo

 

Truffe. Tangenti. Peculato. Associazione mafiosa. Estorsione. Lesioni. Falso. Molestie sessuali. Ecco l’elenco di accusati, condannati e prescritti

Forza Italia In questa speciale classifica il partito del premier merita il posto d’onore. Il suo leader, Silvio Berlusconi, vanta nel proprio palmares un’amnistia (bugie sulla P2), sei prescrizioni, un reato depenalizzato da lui stesso (falso in bilancio All Iberian), un processo abolito per legge (l’appello Sme-Ariosto), due procedimenti in corso (diritti Mediaset e caso Mills) e uno sospeso addirittura in Spagna (violazione delle norme antitrust per Telecinco). Quanto basta per ricandidarsi alla presidenza del Consiglio e ritrovarsi in Parlamento accanto agli amici di sempre: il due volte condannato in appello per corruzione Cesare Previti, e il ‘definitivo’ Marcello Dell’Utri (fatture false Publitalia), ora in attesa di due processi di secondo grado (dopo le condanne per concorso esterno in associazione mafiosa e tentata estorsione) e della conclusione di quello in cui è imputato per calunnia. Se questi sono i vertici del partito c’è poco da meravigliarsi se tra i candidati spuntano i nomi di Gaspare Giudice (sotto processo per concorso in associazione mafiosa); Giuseppe Firrarello (imputato per concorso esterno in associazione mafiosa, turbativa d’asta e corruzione); Enrico La Loggia (indagato per un presunto finanziamento illecito da 100 mila euro ricevuto da Calisto Tanzi, mascherato da consulenza legale); Giampiero Catone (ex braccio destro di Buttiglione, passato con la Dc di Rotondi, imputato a Roma per bancarotta e truffa per i finanziamenti miliardari del ministero al polo industriale di Barzano); Maurizio Tomeo (candidato in Piemonte, sotto processo per presunte molestie sessuali a danno di due impiegate del comune di cui era sindaco); Pietro Franzoso (imputato in Puglia per voto di scambio); Pasquale Nessa (ricandidato a Bari nonostante fosse stato chiesto dai pm il suo arresto per concorso in concussione); di Mauro Pili (ex presidente della Regione Sardegna indagato per peculato) o di Sandro Balletto, ex presidente della provincia di Cagliari (paracadutato al Senato in Emilia Romagna): la scorsa settimana è stata chiesta la sua condanna per abuso d’ufficio e danneggiamento per il rifacimento della spiaggia storica di Cagliari, il Poetto, devastata per una sequenza di errori tecnici. A maggio Balletto andrà sotto processo per un secondo abuso d’ufficio (avrebbe contribuito a far nominare la figlia Veronica nel collegio dei revisori di una Asl) e infine sarà alla sbarra anche per una furibonda scazzottata con il suo ex capo di gabinetto. Nelle liste di Forza Italia è nascosto un partito nel partito: i sopravvissuti di Mani pulite. Si va da Giampiero Cantoni, l’ex presidente della Bnl arrestato negli anni Novanta per corruzione e bancarotta che poi ha patteggiato una pena di due anni, fino agli uomini della maxi-tangente Enimont: Egidio Sterpa, Giorgio La Malfa (finanziamento illecito, pena patteggiata), Carlo Vizzini (prescritto), Antonio Del Pennino (patteggiamenti per Enimont e Metropolitana milanese). A loro si aggiungono altri protagonisti minori come Mario Malossini, ex presidente della Provincia di Trento condannato per ricettazione (e prescritto per corruzione) per le tangenti sull’AutoBrennero; e il sottosegretario alle Riforme Aldo Brancher, ex uomo Publitalia, arrestato nel ’93 per finanziamento illecito e falso in bilancio. Poi c’è Franco Malvano, in corsa alla Camera, sotto inchiesta per concorso esterno in associazione camorristica.

Alleanza nazionale Un tempo Gianfranco Fini invitava gli indagati del vecchio Pds a dimettersi. Oggi candida i suoi in seggi sicuri. Apre la lista il ministro Gianni Alemanno, indagato per 47 mila euro di finanziamenti concessi dal solito Tanzi ad ‘Area’, la rivista della sua corrente. Segue il suo vicecapogabinetto Antonio Buonfiglio, candidato in Puglia e indagato a Roma per presunta corruzione nell’inchiesta sui crediti della Federconsorzi. Sempre in quella regione si segnalano l’onorevole Giuseppe Gallo, condannato in primo grado a un anno e tre mesi per abuso edilizio e l’assessore di Trani Luigi Simone, per il quale il pm ha chiesto il giudizio per una turbativa d’asta. Capolista in Piemonte sarà il viceministro Ugo Martinat, sotto inchiesta per concorso in turbativa d’asta e abuso d’ufficio. Capolista in Calabria è il sottosegretario alla Giustizia Giuseppe Valentino, al vaglio della Procura di Reggio “con riferimento a condotte attinenti gli interessi della criminalità organizzata nel settore dei finanziamenti pubblici, degli appalti, delle infiltrazioni nelle istituzioni e nella pubblica amministrazione”. Capolista in Sicilia è Domenico Nania, condannato in primo grado per gli abusi edilizi della sua villa di Barcellona. Ben piazzato è anche Giuseppe Buzzanca, l’ex sindaco di Messina al quale l’uso privato dell’auto blu è costato una condanna per peculato d’uso.

Udc A ‘L’espresso’ il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini aveva garantito: “Non candiderò nessun indagato, tranne Cuffaro”. Bisognerebbe aggiungere a quel tranne una dozzina di altri nomi. Dall’ex vicepresidente della Regione Molise, Aldo Patriciello, indagato dal 2004 per una frode negli appalti; al sottosegretario Teresio Delfino, candidato in Piemonte nonostante un avviso di garanzia nell’inchiesta sui fondi dell’Enoteca d’Italia. In Sicilia il ‘tranne’ di Casini diventa quasi una regola. Oltre a Salvatore Cuffaro, imputato per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e indagato per rivelazione di segreto nell’inchiesta su ‘Messina ambiente’, spicca Saverio Romano, sottosegretario al Welfare, inquisito per concorso esterno. Il pentito Francesco Campanella ha detto: “La cosca di Villabate lo ha votato alle politiche”. Torna anche Calogero Mannino: arrestato per collusione con la mafia, assolto in primo grado, ma condannato in appello, ha visto la Cassazione annullare la sentenza. Il nuovo processo potrebbe saltare grazie alla legge Pecorella. Candidato anche il sottosegretario Giuseppe Drago, condannato a 3 anni e 3 mesi per peculato e abuso. Nel 1998, quando era presidente della Regione Sicilia prelevò 230 milioni di lire dai fondi riservati del governatore. “Li ho spesi in beneficenza”, disse. Nella lista del Senato compare al quarto posto in Veneto Settimio Gottardo, l’ex sindaco di Padova che ha patteggiato una pena di 17 mesi per l’accusa di corruzione per una tangente sulla costruzione del nuovo palazzo di giustizia. Il deputato veronese Annamaria Leone ne chiese la sospensione “per gravi violazioni dei doveri morali”. Non è stata ricandidata. E si è dimessa dal partito guidato dal segretario Lorenzo Cesa, arrestato nel 1993. Cesa ammise di aver ricevuto centinaia di milioni per gli appalti Anas, fu condannato nel 2001 a 3 anni e 3 mesi per corruzione ma la Corte d’appello di Roma annullò la sentenza perché lo stesso magistrato aveva svolto prima la funzione di pm e poi di giudice. Cesa è stato prescritto.

Lega e autonomisti Non ci sono solo le vecchie condanne di Umberto Bossi (8 mesi per la maxitangente Enimont) e di Roberto Maroni (4 mesi e 20 giorni) per resistenza a pubblico ufficiale durante la perquisizione della polizia in via Bellerio nel 1996. Nell’albo degli inquisiti leghisti troviamo anche l’avvocato di Bossi: Matteo Brigandì, arrestato nel 2003 quando era assessore alla Regione Piemonte e tuttora sotto processo per una presunta truffa legata agli indennizzi per le alluvioni. Poi c’è il caso di Matteo Bragantini, in Veneto. Condannato in primo grado nel dicembre 2004 per violazione della legge anti-razzismo a sei mesi di carcere e all’interdizione dall’attività politica per tre anni (pene sospese), Bragantini si trova ora alleato dei movimenti autonomisti del Centro-Sud. Diversi ma simili nella poca attenzione ai carichi pendenti. Come nel caso di Vittorio Cecchi Gori, sotto processo a Catania per voto di scambio. Il produttore corre nella lista del Movimento per l’Autonomia come Giuseppe Brizio, ex direttore della Asl Taranto 1, indagato per associazione a delinquere, truffa, falso, peculato e corruzione. Nella stessa lista, stavolta alla Camera, è candidato il figlio, Simone Brizio, anche lui indagato nell’inchiesta del padre.

Democratici di Sinistra Sotto la Quercia spicca in Campania il nome di Vincenzo De Luca, deputato fedelissimo di Massimo D’Alema (anche lui prescritto a Bari per un mini-finanziamento illecito). De Luca è indagato a Salerno per il piano regolatore e gli appalti della centrale termoelettrica. Il pm ne ha chiesto l’arresto per associazione per delinquere, truffa, minacce a pubblico ufficiale, ma il gip ha detto no. Anche l’ex sindaco di Enna Mirello Crisafulli, sarà candidato anche se è sotto inchiesta insieme con Cuffaro per violazione di segreto d’ufficio nell’inchiesta su ‘Messina Ambiente’. Se sarà eletto si troverà in parlamento al fianco di Cesare De Piccoli, accusato nei primi anni Novanta di aver ricevuto su tre conti a lui riferibili un finanziamento illecito dalla Fiat, ma uscito dall’inchiesta grazie alla prescrizione. E a Vincenzo Visco (abuso edilizio).

Udeur In Abruzzo non poteva mancare Rocco Salini, l’ex presidente della Regione condannato a un anno e 7 mesi per falso e dichiarato ineleggibile. Non per il Senato, dove lo ha portato nel 2001 Forza Italia. Stavolta corre con Mastella assieme a Pietro Pittalis, un ex assessore della Sardegna, indagato per peculato. Anche Sergio Stancato, ex Psi calabrese, è dei loro: arrestato nel 1998 per corruzione, è ancora sotto processo a Paola. Mentre in Sicilia è candidato Nuccio Cusumano, il sottosegretario al Tesoro del governo Amato arrestato nel 1998 e ora sotto processo per corruzione.

Margherita A parte i casi storici, come quello di Enzo Carra (un anno e 4 mesi per falsa testimonianza su Enimont), si segnalano Andrea Rigoni, senatore uscente che ci riprova in Toscana alla Camera nonostante una condanna a 8 mesi in primo grado per abuso edilizio all’isola d’Elba. Giuseppe Vallone, ricandidato al Senato, ma sotto inchiesta per tentata estorsione ai danni di un’azienda che fa formazione professionale. Michele Pelillo, candidato in Puglia alla Camera, indagato a Taranto per la presunta svendita del patrimonio immobiliare del Consorzio agrario di cui era commissario liquidatore. Mentre in Calabria la Margherita punta sul consigliere regionale più votato a Crotone, Enzo Sculco, imputato per concorso in truffa e frode nelle pubbliche forniture assegnate quando era vicepresidente della Provincia. In Liguria candidato anche Romolo Benvenuto, condannato in primo grado per percosse nei confronti dell’ex moglie, una vicenda che si è estinta con un risarcimento. Anche Augusto Rollandin, senatore uscente del centro-sinistra, è stato ricandidato in Val d’Aosta nell’Union Valdotaine. Ex presidente della giunta regionale, più volte inquisito per vari scandali, Rollandin è stato condannato a 16 mesi di reclusione per abuso d’ufficio. Nel 1998 è stato dichiarato decaduto in quanto “ineleggibile”. Ma quello era il consiglio Regionale. In Parlamento c’è posto anche per lui.

Neri e sovversivi

Sono tanti i candidati con un passato pesante nell’estremismo di destra. A partire da Marcello De Angelis. Il direttore di ‘Area’, la rivista della corrente di Gianni Alemanno, è secondo in lista per An in Abruzzo. Tanti anni fa è stato condannato per associazione sovversiva perché faceva parte di Terza Posizione. Dopo la latitanza e la perdita del fratello Nanni, è rientrato in Italia per scontare la condanna. Una volta in libertà, ha creato una band che prende nome dall’articolo del codice per cui è stato condannato. Corre invece col partito di Alessandra Mussolini Pasquale Guaglianone, numero due della lista di Alternativa Sociale in Lombardia. Tanti anni fa, Guaglianone è stato condannato per i suoi rapporti con i Nar (Nuclei armati rivoluzionari). Il leader della Fiamma Tricolore, Luca Romagnoli, ha candidato invece in Veneto Piero Puschiavo, il leader storico del Fronte Skin, processato e assolto per incitamento all’odio razziale, e in Trentino un altro leader degli skinhead, Paolo Motta, indagato e prosciolto per gli incidenti della partita Brescia-Roma del 1994. Ben altri problemi angustiano invece la Mussolini, imputata a Bolzano per falso ideologico per le firme delle elezioni regionali. Una militante del suo partito, Monia Caramma, è indagata anche per corruzione: un cancelliere avrebbe incassato 4 mila euro in cambio dell’autentificazione. I pm le hanno chiesto chi le avesse dato quei soldi, ma la militante si è rifiutata di rispondere. L’udienza preliminare è fissata il 5 aprile, alla vigilia delle elezioni.

I dieci ex di Andreotti

Basta un confronto tra le liste dei candidati e i ministri dell’ultimo governo Andreotti in carica dall’aprile 1991 all’esplosione di Tangentopoli per scoprire che il tempo si è fermato. Si candidano (e probabilmente saranno eletti) dieci ministri di 15 anni fa. Paolo Cirino Pomicino (indimenticato ministro del Bilancio) ritrova oggi nella lista Dc-Psi gli ex colleghi Carmelo Conte (Aree urbane) e Gianni De Michelis (Esteri). Calogero Mannino (Mezzogiorno) corre invece con l’Udc insieme a Francesco D’Onofrio (Affari regionali) mentre Vincenzo Scotti (Interni) ha creato Il terzo polo; l’ex liberale Egidio Sterpa (rapporti col Parlamento) torna in campo con Forza Italia dove ritrova l’ex Psdi Carlo Vizzini (Poste) e la craxiana Margherita Boniver (Italiani all’estero). A sinistra troviamo solo un candidato della Margherita: Franco Marini (Lavoro).

 

9 APRILE / IL CHI E’ DEI CANDIDATI INQUISITI Leggi l'articolo »

U2 Vs Forza Italia, Bono contro Berlusconi

DICHIARAZIONE DI BONO

La lettera
«Mister Berlusconi, ho visto il suo album e mi sento sfruttato»
Bono, leader degli U2, al Cavaliere: non è vero che aiutate i Paesi poveri. L’Italia è ultima
 
.

Mr Berlusconi, per quanto lusingato possa sentirmi nel comparire nella Sua brochure, mi sento anche un po’ sfruttato. Le scrivo per cercare di precisare la posizione mia e del Suo governo riguardo i Paesi più poveri e quello che tutti noi potremmo ancora fare per aiutarli. A pagina 79 sono ritratto al telefono mentre mi congratulo con Lei per «le attività promosse dal Governo italiano in aiuto dei Paesi poveri».
Ricordo una nostra conversazione in cui Lei si impegnava a sostenere e a implementare le decisioni del G8 per la cancellazione del debito dei Paesi che necessitavano di quel denaro per la salute e l’istruzione dei loro cittadini più bisognosi. La campagna per la cancellazione del debito, lanciata da Giovanni Paolo II unitamente ad altri, è stata uno dei grandi movimenti degli ultimi 50 anni e sono felice di poter constatare che, malgrado tutte le carenze nella realizzazione, circa 290 milioni di persone ora hanno una speranza. Il denaro proveniente dalla cancellazione del debito sta già portando grandi cambiamenti: in Uganda il numero di bambini che frequentano la scuola è quasi triplicato; in Tanzania è raddoppiato e in Mozambico milioni di bambini sono stati vaccinati.
La cancellazione del debito, tuttavia, non risolve i problemi di quel miliardo di persone che vivono con un dollaro al giorno. È solo un inizio. Per sradicare veramente la povertà estrema è necessario un approccio più completo su più fronti. È necessario intervenire sugli squilibri commerciali; occorre garantire l’accesso a farmaci meno costosi per combattere l’Aids, la più grave crisi sanitaria degli ultimi 600 anni (6500 decessi e 9000 nuovi casi al giorno in Africa). La malaria, malattia mortale causata dalla puntura di zanzara (in Africa 3000 decessi al giorno, soprattutto bambini), è oggi un problema di facile soluzione. Nella regione del Lubombo, in Africa meridionale, gli aiuti del Global Fund, a sostegno delle misure governative locali, riscuotono successo nella lotta contro questa malattia. Ora occorre estendere iniziative di questo genere all’intero continente.
Queste persone muoiono per il motivo più stupido, Signor Presidente. Muoiono per mancanza di denaro. Tragicamente, negli ultimi anni sotto questo governo, l’Italia è diventata l’ultima della classe tra le 22 nazioni più ricche del mondo, per la spesa pro capite a favore del Terzo Mondo. So che gli italiani non gradiscono arrivare ultimi. E di certo non piace nemmeno a Lei, Signor Presidente. Questa non è l’Italia che conosco e che amo. Gli italiani sono il popolo più generoso che io abbia mai conosciuto; come pubblico, come amici, sanno essere calorosi e generosi come nessun altro. C’è un accordo, firmato al G8 a Gleneagles, in Scozia, che stabilisce un’inversione di rotta in questo mare di indifferenza (non parlo solo dell’ indifferenza dell’Italia, ma di quella del mondo intero): l’Europa ha promesso di aumentare gli aiuti ai Paesi poveri fino allo 0,5% del Pil entro il 2010 e allo 0,7% entro il 2015, cioè meno di 1 centesimo per ogni euro, in dieci anni. Per l’Italia significherebbe più che raddoppiare l’attuale entità degli aiuti entro il 2010. In questo modo milioni di vite saranno salve. La Sua firma, accanto a quelle di Chirac, Blair e Bush appare su quel comunicato dello scorso anno.
Se l’impegno è reale e la Sua firma attendibile, allora il mondo vuole capire come l’Italia intende raggiungere questo obiettivo. Sarei profondamente onorato di vedere il mio nome nel manifesto di un leader con programmi chiari per mantenere le sue promesse fatte ai Paesi più poveri. Per ora Lei non ha offerto nessun chiarimento, anche se fortunatamente c’è ancora tempo. In mancanza di programmi chiari, queste restano promesse vane. E mentre per me questo è solo un dispiacere, per le persone che io e tanti altri sosteniamo, è una questione di vita o di morte. In attesa di una Sua cortese risposta,
(traduzione a cura dell’Università Iulm)
Bono

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UN MORTO UN VOTO: come si vincono le elezioni in Israele

La campagna elettorale israeliana marcia spedita
come i cingoli dei suoi carri armati sopra la Palestina occupata.

I votanti ebrei chiamati a decidere per il nuovo parlamento il prossimo 28 marzo
infileranno nell’urna una scheda ulteriormente bacata di sangue, dopo ieri.

Invocare la sicurezza, a cosa potrà mai  servire,
se continuamente l’autorità palestinese viene delegittimata
da continue violazioni alla sua autorità.

La distruzione del carcere di Gerico,
è l’ennesimo attacco terroristico israeliano
che rivela ulteriormente
chi impedisce il raggiungimento di un accordo di pace,
sempre più distante.

Le immagini televisive che mostrano palestinesi costretti a denudarsi,
poi ammanettati e  bendati presi in consegna dall’esercito di Tel Aviv
sono una ennesima umiliazione per tutti quegli arabi
collegati in mondovisione.

Oltre a questa onta subita,
due le guardie carcerarie uccise,
quale colpa hanno avuto,
se non cercare di portare a casa qualche soldo con un lavoro sicuro,
in una economia messa in ginocchio dall’occupazione israeliana.

Chi lo spiega ai loro padri? e ai loro figli?

Come si può pensare ad un tregua,
mentre le truppe di Tel Aviv quasi quotidianamente subentrano alle città palestinesi
provocando distruzione e morte???

Diversi politologhi affermavano come queste elezioni israeliane
sarebbero state condizionate da un attacco kamikaze palestinese,
rendendosi conto che ciò non avveniva,
Ehud Olmert ha deciso allora di dispiegare ulteriormente i suoi blindati in Palestina
e andare ad affiggere i suoi cartelli elettorali sulla schiena degli innocenti morti.


Infine,
complimenti al governo Blair
che ha pienamente collaborato con l’esercito israeliano
(ovviamente oltre agli usa)
stendendo il tappeto rosso all’avanzata dei carri armati di Tel Aviv.

guerrilla radio

la nostra solidarietà al Fronte Popolare di Liberazione della Palestina.

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the battle of Milan: una normale giornata di guerriglia

L’apologia del fascismo è un reato previsto dalla legge 23 giugno 1952, n. 645 (contenente “Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione”), anche detta “Legge Scelba”, che all’art. 4 sancisce il reato commesso da chiunque “fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità” di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure da chiunque “pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”.

La “riorganizzazione del disciolto partito fascista”, già oggetto della XII disposizione transitoria della costituzione italiana, si intende (ai sensi dell’art. 1 della citata legge) riconosciuta “quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista.”

La legge prevede per il delitto di apologia sanzioni reclusive, più severe se il fatto riguarda idee o metodi razzisti.

11 marzo 2006, Milano:

 

Abbiamo rabbiosamente constatato,  che questa manifestazione del Movimento Sociale-Fiamma Tricolore,  era stata regolarmente autorizzata dalla prefettura di Milano.

Quella “antifascista” che poi è sfociata in violenze (passata in primo piano su tutti i media,) al contrario, non era autorizzata.

Il nostro profondo disgusto esula da qualsiavoglia lasciapassare concesso da un prefetto poco avvezzo ai principi della nostra costituzione.

guerrilla radio 

antifascismi:                             http://www.anpi.it/   ECN

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TOM FOX MORTO

Baghdad, trovato il corpo dell’ostaggio americano Tom Fox

di red

È stato trovato il corpo di Tom Fox, uno dei quaranta cittadini occidentali rapiti o dispersi in Iraq. Tom Fox era un volontario americano dell’ong Christiasn Peacemaker Teams. Il suo cadavere è stato trovato avvolto da una coperta, gettato in una scarpata in un terreno vicino alla ferrovia alla periferia ovest di Baghdad, nel quartiere di Al Mansur. Prima di sparargli, sembra – dai segni notati sulle mani e da tagli e bruciature sulla schiena– che sia stato legato e torturato.

Tom Fox era stato rapito il 26 novembre scorso a Baghdad insieme a tre compagni, tre canadesi tuttora nelle mani dei sequestratori, un gruppo della guerriglia autoproclamatosi “Brigate delle Spade della Rettitudine”. Il suo cadavere è stato trovato giovedì pomeriggio e da un primo esame pare che la morte sia recente.

Fox (nella foto a una dimostrazione contro il Muro in Palestina), 54 anni, originario di Clearbrook in Virginia, lavorava per la stessa organizzazione umanitaria degli altri tre: i canadesi James Loney di 41 anni e Harmeet Singh Sooden di 32; e Briton Norman Kember di 74 anni. L’identificazione è stata effettuata da specialisti dell’Fbi che probabilmente si aspettava il macabro ritrovamento. Fox infatti non compariva nel video trasmesso martedì scorso da Al-Jazira nel quale gli altri tre ostaggi imploravano i rispettivi governi e quelli dei paesi del Golfo Persico di intervenire per salvarli. I parenti del pacifista assassinato sono stati avvertiti venerdì. Una portavoce dell’ambasciata degli Stati Uniti in Iraq, Elizabeth Colton, ha reso noto che la salma sta già rientrando in patria per le esequie.

Nel frattempo sabato mattina a Baghdad uomini armati non identificati hanno ucciso a colpi di arma da fuoco Amjad hamid Hassan, dirigente dell’emittente nazionale irachena Iraqiya. L’uccisione, avvenuta a metà mattinata è stata annunciata dal canale televisivo di Stato e confermata dal capitano della polizia della capitale Ahmed Abdullah.

Amjad Hamid Hussein è il secondo giornalista assassinato in Iraq nel giro di una settimana. Sposato e padre di tre figli, il giornalista era appena uscito di casa quando sconosciuti hanno bloccato la sua vettura, in pieno centro di Baghdad, e gli hanno sparato alla testa. Anche il suo autista è stato ucciso. Al Iraqiya, i cui editoriali hanno una linea di appoggio ai partiti sciiti alla guida del governo ad in interim, ha interrotto le trasmissioni per dare la notizia e trasmettere versetti del Corano in segno di lutto.

www.unità.it

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Invito (hanno fatto tutto loro)

La cooperativa equosolidale Effetto Terra
via Mentana 13, Lissone
 
vi invita
sabato 8 aprile, ore 17
 
incontro con
VITTORIO ARRIGONI
pacifista lecchese
 
 
Vittorio è stato arrestato, lo scorso dicembre, al suo arrivo in Israele: aveva un invito per partecipare a una conferenza internazionale sulla nonviolenza, che si svolgeva a Betlemme, nei Territori Palestinesi.
Incarcerato per una settimana e picchiato, senza che avesse compiuto il benchè minimo reato, Vittorio è sulla “black list” delle persone a cui viene sistematicamente impedito l’ingresso in Israele e Palestina.
http://www.ilmanifesto.it/g8/dopogenova/43b56b1334b6d.html
http://guerrillaradio.iobloggo.com/

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