Febbraio 2005

sapete chi ha portato la bomba atomica alle olimpiadi di Torino?

“Il Movimento olimpico – si legge nella Carta Olimpica – s’impegna a promuovere iniziative volte a favorire la pace. Lo scopo del Movimento olimpico è quello di contribuire alla costruzione di un mondo migliore, senza guerre e tensioni”

dal sito ufficiale delle Olimpiadi:
torino2006.org alla voce sponsor ufficiali.Se si clicca su www.finmeccanica.it
scopri il reale spirito olimpico:

 
Tiziano Terzani diceva che viviamo  un epoca
in cui mancano i grandi maestri
da prendere come esempio,
beh mancano anche i piccoli maestri.
 
IO,
che tendo verso un laicismo esasperato,
che non sono solo un mangiapreti,
ma anche un divoravescovi,
di più uno scannapapi,
ho identificato per la mia vita
uno dei pochi maestri
viventi, del nostro Paese.
 
E’ paradossalmente quest’uomo è un prete.
E tutta la sua vita è un viatico prezioso per imparare,
un calvario necessario per arrivare alla liberazione.
 
Quando Alex Zanotelli leva la sua voce,
scuote le coscienze,
quando denuncia, eleva il basso senso di moralità
della società.
 
Quando Zanotelli dirigeva la sua rivista, Nigrizia,
l’Italia tutta degli imbrogli e dei loschi traffici tremava,
lo minacciava di morte,
il Vaticano lo scaricava in una discarica puzzolente in Africa,
da cui lui è risorgeva.
 
Quando Alex Zanotelli
ha cominciato a denunciare le olimpiadi di Torino 2006
come un evento cosparso di teschi e ossa,
sponsorizzato nientemeno che dalla messaggera della Morte,
Le mie antenne si sono drizzate.
 
E come me molto prima si erano mobilitati
decine di movimenti e associazioni,
l’intera rete lilluput,
le cooperative sociali,
il commercio equo e solidale
i sindacati,
Miracolo a milano
parlamentari di rifondazione comunista e dei verdi
mani tese
acli
wwf
legambiente
etcetc
insomma una larga serie di individui chiaramente
dediti all’EVERSIONE.
 
Infine si era mossa anche Amnesty International scrivendo al presidente del Toroc
per denunciare lo scandalo.
 
 
Successo qualcosa?
 
La fabbrica di armi Finmeccanica è lì presente ai giochi,
con la sa bella esposizione di giocattoli di morte,
a fare dell’incoerenza assoluta con il messaggio olimpico che si vorrebbe di pace.
 
Ricordiamolo brevemente,
Finmeccanica è l’ottava holding mondiale nel settore della difesa,
e dalla vendita di armamenti ricava il 65% dei suoi profitti.
Non certo un profitto secondario rispetto ad altri isuo investimenti.
 
E’ stata privatizzata nel giugno del 2000, anche se lo Stato Italiano conserva il 32,3% del capitale.
Il fatto che il ministero dell’economia sia il principale azionista,
è da considerarsi un aggravante, non certo una giustificazione.
 
Nel suo armadio a tanti di quegli scheletri
che pare difficile districarsi.
 
Beppe Grillo dal suo blog già denunciava
come Finmeccanica ha l’abitudine di vendere armi a paesi in conflitto,
cosa vietata dalla legge italiana 185/1990.
 
Ha sempre venduto elicotteri ai Turchi,
che sistematicamente li utilizzava per bombardare villaggi curdi.
 
Adesso si è messa a commerciare con Gheddafi
prima con la Siria,
ma come non erano stati canaglia???
 
No problem
Finmeccanica vendeva  a suo tempo armi a Saddam Hussein.
 
Ed ora la BOMBA ATOMICA portata a Torino.
come,
nessuno ne ha parlato ai tg???
 
Medaglia d’oro alla Norvegia,
per me sono loro i veri campioni di questi Olimpiadi,
quando,
qualche settimana fa hanno stracciato contratti e quote
per milioni di euro
avendo scoperto che Finmeccanica sta costruendo un missile nucleare
per la Francia…
 
Magari questa bombetta atomica
la faranno esplodere fra i fuochi artificiali alla cerimonia di chiusura
di questi giochi,
sarebbe una degna fine,
la fine di tutto.

guerrilla radio

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amnesty international: rapporto 2004 su israele

Rapporto Annuale 2004

 

Israel and the Occupied Territories (the State of Israel)

Stato d’Israele


Capo di Stato: Moshe Katzav
Capo del governo: Ariel Sharon
Pena di morte: abolizionista per i reati ordinari
Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne: ratificata con riserve
Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne: non firmato

 
L’esercito israeliano ha ucciso circa 600 palestinesi, compresi più di 100 bambini. Per la maggior parte sono stati uccisi illegalmente, in sparatorie irresponsabili, sotto colpi di mortaio e bombardamenti in zone residenziali abitate da civili, in esecuzioni extragiudiziali e in seguito all’uso eccessivo della forza.

Gruppi armati palestinesi hanno ucciso circa 200 israeliani, almeno 130 civili di cui 21 bambini, in attentati suicidi e in altri attacchi deliberati. Restrizioni sempre più frequenti imposte ai palestinesi dall’esercito israeliano in tutti i Territori Occupati hanno causato povertà, disoccupazione e problemi sanitari senza precedenti. L’esercito israeliano ha demolito diverse centinaia di case palestinesi e distrutto grandi appezzamenti di terreni coltivati e centinaia di proprietà commerciali e di altro tipo. Israele ha intensificato la costruzione di una recinzione/muro che s’incunea profondamente per lo più in Cisgiordania. Di conseguenza, centinaia di migliaia di palestinesi sono stati costretti in enclave e tagliati fuori dalle loro terre e dai servizi essenziali delle città e dei villaggi vicini. È proseguita l’espansione di insediamenti illegali nei Territori Occupati da parte di Israele, privando in tal modo ulteriormente l’accesso dei palestinesi a risorse naturali come terreni e acqua. Migliaia di palestinesi sono stati detenuti dall’esercito israeliano. La maggior parte sono stati rilasciati senza accuse, centinaia sono stati incriminati per reati contro la sicurezza di Israele e almeno 1.500 sono stati trattenuti in detenzione amministrativa senza accuse né processo. I processi davanti ai tribunali militari non hanno rispettato gli standard internazionali. Vi sono state diffuse denunce di torture e maltrattamenti di detenuti palestinesi e i soldati israeliani hanno usato palestinesi come “scudi umani” durante le operazioni militari. Determinati abusi commessi dall’esercito israeliano sono da considerarsi crimini di guerra, incluse le uccisioni illegali, lo sbarramento all’assistenza medica e la presa di mira di personale sanitario, le distruzioni estese e arbitrarie di proprietà, la tortura e l’uso di “scudi umani”. Gli attacchi deliberati contro civili da parte di gruppi armati palestinesi costituiscono crimini contro l’umanità. Decine di obiettori di coscienza israeliani che si sono rifiutati di prestare servizio militare nei Territori Occupati sono stati incarcerati e alcuni sono stati sottoposti alla corte marziale.

 Contesto
A giugno un piano di pace appoggiato da Stati Uniti, Nazioni Unite, Unione Europea e Federazione Russa, conosciuto come “road map” è stato accettato da Israele e dall’Autorità Palestinese (AP). L’accordo prevedeva la creazione di uno Stato palestinese entro il 2005 ma non conteneva alcun mezzo per garantire il rispetto degli obblighi delle parti secondo il diritto internazionale. Veniva richiesto ai palestinesi di porre fine agli attacchi contro gli israeliani e ad Israele di bloccare l’espansione degli insediamenti e di evacuare e smantellare quelli recentemente stabiliti, di cessare la distruzione di case palestinesi e l’assassinio di palestinesi, di allentare le chiusure e i blocchi nei Territori Occupati. A giugno i principali gruppi armati palestinesi, le Brigate dei Martiri di al-Aqsa (una frangia di Fatah), Hamas e la Jihad islamica, hanno dichiarato un cessate il fuoco unilaterale. Israele ha rilasciato circa 600 detenuti palestinesi, la maggior parte dei quali avevano comunque quasi finito di scontare la loro pena. I negoziati relativi al piano di pace “road map” sono falliti a settembre e in novembre sono stati fatti alcuni tentativi per riprendere i negoziati quando il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione che approvava la “road map”. A dicembre l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione che chiedeva una consulenza legale alla Corte internazionale di Giustizia sulla legalità della costruzione da parte di Israele della recinzione/muro all’interno della Cisgiordania.

 Uccisioni ed attacchi da parte dell’esercito israeliano
Circa 600 palestinesi, la maggior parte dei quali disarmati, compresi 100 bambini, sono stati uccisi dall’esercito israeliano in sparatorie, colpi di mortaio o bombardamenti casuali e irresponsabili oppure come risultato di un uso eccessivo della forza. Circa 90 palestinesi sono stati uccisi in esecuzioni extragiudiziali, compresi più di 50 passanti casuali, di cui 9 erano bambini. Altri sono stati uccisi in scontri armati con soldati israeliani.

*Il 25 giugno, Nivin Abu Rujaila, di 19 anni, è stata uccisa quando un elicottero israeliano ha sparato un missile che ha colpito il taxi in cui viaggiava. Il tassista, Akranm Ali Farhan, è morto assieme a lei. L’obiettivo dell’attacco viaggiava in un’altra auto.

*Il 12 giugno, Islam Taha, che era incinta, e sua figlia di 18 mesi sono state uccise nella città di Gaza da razzi lanciati da un elicottero dell’esercito israeliano contro la loro macchina allo scopo di assassinare suo marito, Yasser Taha, che era nell’auto ed è stato ucciso. Quattro passanti sono rimasti uccisi e altri venti, inclusi diversi bambini, sono rimasti feriti. In altri tre attacchi analoghi da parte dell’esercito israeliano nei due giorni precedenti, erano stati uccisi 11 passanti e decine feriti, compresi più di 10 bambini.

Diversi attivisti internazionali affiliati all’International Solidarity Movement (ISM), giornalisti e operatori sanitari stati uccisi o feriti da soldati israeliani.

*A marzo l’attivista dell’ISM, Rachel Corrie, cittadina statunitense, è stata schiacciata da un bulldozer dell’esercito israeliano a Rafah, a sud della Striscia di Gaza. Ad aprile gli attivisti Tom Hurndall, cittadino britannico, e Brian Avery, statunitense, sono stati colpiti alla testa da soldati israeliani rispettivamente a Rafah e Jenin. Entrambi sono rimasti gravemente feriti. A maggio il giornalista James Miller è stato colpito al collo e ucciso da soldati israeliani a Rafah.

Soldati israeliani hanno continuato ad usare palestinesi come “scudi umani” durante le operazioni militari, costringendoli a portare a termine compiti che mettevano a repentaglio la loro vita.

La maggior parte dei soldati e dei membri delle forze di sicurezza israeliani hanno continuato a godere dell’impunità. Raramente sono stati avviati indagini, processi e condanne per violazioni dei diritti umani. Secondo l’esercito israeliano, dall’inizio dell’intifada (sollevazione), nel settembre 2000, erano stati incriminati 61 soldati. Di questi, 17 sono stati riconosciuti colpevoli di violenza, due di uso improprio di armi, e 22 di saccheggio o di danneggiamento di proprietà. Nella stragrande maggioranza dei migliaia di casi di uccisioni illegali e di altri gravi violazioni dei diritti umani commesse da soldati israeliani dall’inizio dell’intifada, non risultano essere state avviate indagini.

 Uccisioni e attacchi da parte di gruppi armati palestinesi
Almeno 130 civili israeliani, compresi 21 bambini, sono stati uccisi da gruppi armati palestinesi. Quasi la metà delle vittime sono state uccise in attacchi suicidi e gli altri in sparatorie. Circa 70 soldati israeliani sono stati uccisi in attacchi analoghi da parte di gruppi armati palestinesi. La maggior parte dei civili israeliani sono stati uccisi entro i confini israeliani mentre la maggior parte dei soldati nei Territori Occupati.

*Lilah Kardi, una donna di 22 anni, è stata uccisa assieme ad altri 19 civili, compresi alcuni bambini, da un attentatore suicida palestinese su un autobus a Gerusalemme il 19 agosto. L’attentato sarebbe stato rivendicato sia da Hamas che dalla Jihad islamica.

*Il 5 ottobre, due donne una bambina della stessa famiglia – Bruria, Keren e Noya Zer-Aviv, rispettivamente dell’età di 54, 29 e un anno – e altri due loro parenti sono stati tra le vittime di un attacco suicida che ha ucciso 20 civili israeliani e provocato decine di altri feriti. L’attacco, che è stato portato a termine da una donna palestinese in un ristorante di Haifa, è stato rivendicato dalla Jihad islamica.

Gruppi armati palestinesi hanno sparato ripetutamente colpi di mortaio dalla Striscia di Gaza verso città israeliane vicine e verso insediamenti israeliani nella Striscia di Gaza. Gli attacchi non hanno in genere causato feriti tra gli israeliani.

 Attacchi da parte di coloni israeliani contro palestinesi nei Territori Occupati
Coloni israeliani nei Territori Occupati hanno ripetutamente attaccato palestinesi e le loro proprietà. Tali attacchi sono aumentati a ottobre, durante la raccolta delle olive, quando coloni israeliani hanno distrutto e danneggiato alberi di proprietà di palestinesi in vari villaggi della Cisgiordania. Nella maggior parte dei casi, gli attacchi da parte di coloni israeliani ai palestinesi e le loro proprietà non sono stati indagati e i responsabili non sono stati portati in giudizio.

*Il 27 ottobre coloni israeliani hanno attaccato un gruppo di attivisti per i diritti umani israeliani che stavano aiutando contadini palestinesi a raccogliere le loro olive vicino al villaggio di Einabus, in Cisgiordania. Il rabbino Arik Asherman, direttore di Rabbis for Human Rights (rabbini per i diritti umani), e il giornalista John Ross, di 66 anni, erano tra le persone attaccate dai coloni israeliani.

A ottobre, tre coloni israeliani sono stati condannati da 12 a 15 anni di reclusione per avere tentato di fare esplodere una scuola femminile palestinese nel 2002.

 Distruzione di proprietà palestinesi nei Territori Occupati
L’esercito israeliano ha distrutto diverse centinaia di case palestinesi e decine di strutture commerciali e pubbliche e ha distrutto o danneggiato infrastrutture per l’acqua, l’elettricità e le comunicazioni in tutti i Territori Occupati. Spesso le distruzioni sono state portate a termine dall’esercito israeliano come forma di punizione collettiva sulla popolazione locale in seguito ad attacchi eseguiti da gruppi armati palestinesi che avevano operato, o si sospettava avessero operato, direttamente dalle zone o nei pressi delle zone prese di mira.

L’esercito israeliano ha intensificato la distruzione delle case di parenti dei palestinesi noti o sospettati per aver compiuto attacchi contro civili o soldati israeliani.

Spesso anche le case limitrofe sono state distrutte o danneggiate dalle grandi cariche esplosive solitamente usate dai soldati per fare saltare le case, e in alcuni casi gli abitanti sono stati uccisi o feriti. L’esercito di solito non ha lasciato il tempo agli abitanti di raccogliere i loro beni prima di distruggere le case.

*Il 3 marzo, Noha Makadmeh, madre di 10 bambini e incinta di nove mesi, è stata uccisa nel suo letto nel crollo della sua abitazione dopo che un soldato israeliano aveva fatto saltare una casa vicina a notte fonda nel campo profughi di Bureij nella Striscia di Gaza. Sua marito e la maggior parte dei figli sono stati feriti, alcuni seriamente. Altre sei case limitrofe sono state distrutte dall’esplosione, lasciando circa 90 persone senza casa.

*La notte del 9 settembre l’esercito israeliano ha fatto saltare un edificio residenziale di otto piani a Hebron, lasciando 68 persone senza casa, 53 delle quali erano donne e bambini. I soldati hanno evacuato gli abitanti senza permettere loro di portare via alcuna proprietà e in seguito hanno ucciso due uomini armati palestinesi che erano entrati nell’edificio mentre fuggivano dai soldati. Dopo che i corpi dei due militanti erano stati rimossi dall’edificio i soldati lo hanno fatto saltare. Tartil Abu Hafez Ghaith, una studentessa di 18 anni che viveva in un edificio limitrofo è stata gravemente ferita e un suo vicino, Tha’ir Muhammad al-Suri, di nove anni, è stato ucciso dalle schegge di un mortaio sparato da un carro armato israeliano durante l’attacco.

*A ottobre l’esercito israeliano ha distrutto più di 100 case e danneggiato decine di altre in un campo profughi a Rafah, lasciando centinaia di palestinesi senza tetto. L’esercito israeliano ha dichiarato che aveva portato a termine le distruzioni per scoprire tre tunnel sotterranei usati da gruppi armati palestinesi per contrabbandare armi dall’Egitto alla Striscia di Gaza.

*Durante un’incursione prolungata a nord della Striscia di Gaza nel mese di giugno l’esercito israeliano ha distrutto decine di edifici oltre a ponti, strade ed altre infrastrutture. Tra le proprietà distrutte, la fabbrica di laterizi Abu Ghaliun, la fabbrica più grande e sofisticata in questo settore di tutti i Territori Occupati. I soldati israeliani hanno distrutto tutti i macchinari e il magazzino dei prodotti finiti, causando danni per circa 6 milioni di dollari americani.

 Punizioni collettive, chiusure e violazione dei diritti economici e sociali
Restrizioni crescenti imposte dalle autorità israeliane sul movimento dei palestinesi nei Territori Occupati hanno causato difficoltà senza precedenti per i palestinesi, rendendo difficile o impedendo totalmente il loro accesso al lavoro, all’istruzione, alle cure mediche, le visite familiari e altre attività della vita quotidiana. Chiusure, posti di blocco militari, coprifuochi e una miriade di altre restrizioni hanno confinato i palestinesi alle loro case o nelle immediate vicinanze per la maggior parte del tempo.

Le restrizioni sono state una delle principali cause del collasso di fatto dell’economia palestinese e hanno determinato un drammatico aumento della disoccupazione, che è arrivata a sfiorare il 50%, e povertà, con i due terzi della popolazione palestinese che vivono sotto la soglia della povertà e un numero sempre maggiore di persone che soffrono di malnutrizione o di altri problemi di salute.

Centinaia di posti di blocco dell’esercito israeliano e sbarramenti hanno impedito ai palestinesi di servirsi delle strade principali e di molte altre strade secondarie che sono tranquillamente usate dai coloni israeliani che vivono in insediamenti illegali nei Territori Occupati. Le chiusure e le restrizioni al movimento sono state via via aumentate quale rappresaglia per gli attacchi compiuti da gruppi armati palestinesi.

Le restrizioni al movimento dei palestinesi hanno subito un ulteriore incremento con la costruzione da parte di Israele di una recinzione/muro nella parte occidentale della Cisgiordania e attorno a Gerusalemme. Secondo Israele la recinzione/muro, costituita da recinzioni, muri di cemento, profondi fossati e strade costellate da carri armati, dovrebbe servire ad impedire ai palestinesi di entrare in Israele e portare a termine degli attacchi. Tuttavia, la recinzione/muro è in costruzione soprattutto su terre palestinesi all’interno della Cisgiordania, tagliando fuori centinaia di migliaia di palestinesi dai servizi essenziali delle città e dei villaggi vicini e dalle loro terre coltivate, una fonte importante di sussistenza per i palestinesi in questa regione. L’esercito israeliano ha dichiarato zone militari chiuse le porzioni della Cisgiordania tra la recinzione/muro e Israele e ha preteso che i palestinesi che vivono o possiedono terreni in quelle zone ottenessero permessi speciali per entrare e uscire dalle loro case e le loro terre. Soldati israeliani hanno negato frequentemente il passaggio a residenti e contadini in queste zone, impedendo loro di recarsi al lavoro o di tornare a casa.

Per imporre le chiusure o i coprifuochi, i soldati israeliani hanno fatto spesso uso di munizioni cariche, gas lacrimogeni e granate stordenti, hanno detenuto o maltrattato palestinesi e confiscato veicoli e carte di identità. I soldati israeliani hanno spesso rifiutato o ritardato il passaggio attraverso i posti di blocco di ambulanze palestinesi o di pazienti che viaggiavano in veicoli privati o a piedi, costringendo alcune donne a partorire presso il posto di blocco.

*Il 28 agosto, Rula Ashtiya, di 29 anni, del villaggio di Salem, si è vista rifiutare il passaggio da parte di soldati israeliani al posto di blocco di Beit Furik che separa il suo villaggio dalla città di Nablus. Ha partorito sulla strada sterrata vicino al posto di blocco. La sua bambina è morta poco dopo e solo allora i soldati hanno permesso a Rula Ashtiya di transitare a piedi attraverso il posto di blocco per andare in ospedale a Nablus.

 Obiettori di coscienza
Decine di ebrei israeliani che si erano rifiutati di prestare servizio militare o di servire nei Territori Occupati sono stati condannati a periodi di reclusione fino a 6 mesi. Altri sei che erano stati deferiti alla corte marziale per avere rifiutato di servire nell’esercito israeliano erano in attesa di sentenza. Tutti sono prigionieri di coscienza.

 Trasferimenti forzati
A ottobre l’esercito israeliano ha ordinato il trasferimento forzato dal loro paese d’origine in Cisgiordania alla Striscia di Gaza di almeno 18 palestinesi sotto detenzione amministrativa senza accuse né processo. A fine anno erano stati tutti trasferiti forzatamente.

 Preoccupazioni di organismi delle Nazioni Unite
Ad agosto il Comitato delle Nazioni Unite sull’eliminazione della discriminazione razziale e il Comitato diritti umani delle Nazioni Unite hanno chiesto a Israele di abrogare una legge, passata a luglio, che proibiva il ricongiungimento familiare per gli israeliani che sposano palestinesi dei Territori Occupati. Il Comitato diritti umani ha chiesto inoltre ad Israele di fermare la costruzione della recinzione/muro all’interno dei Territori Occupati e di permettere la libertà di movimento, di porre fine alle demolizione delle abitazioni, smettere di usare palestinesi come “scudi umani” e di indagare sulle denunce di torture, uccisioni illegali o altre violazioni.

 Amministrazione della giustizia
Movimenti per i diritti umani hanno inoltrato istanze alla Corte Suprema israeliana in merito a questioni riguardanti l’uso da parte di soldati israeliani di palestinesi come “scudi umani”, l’esecuzione extragiudiziale di palestinesi, la costruzione della recinzione/muro all’interno dei Territori Occupati, la legge che vieta il ricongiungimento familiare per israeliani sposati con palestinesi, la mancanza di indagini nelle uccisioni da parte dell’esercito israeliano di civili palestinesi e l’esistenza di un centro di detenzione israeliano segreto, conosciuto come “facility 1391”. A fine anno tutte le istanze erano pendenti.

 Rapporti e missioni di AI
Israel/Occupied Territories: Surviving under siege – the impact of movement restrictions on the right to work (AI Index: MDE 15/001/2003)

Israel/Occupied Territories: Israel must end its policy of assassinations (AI Index: MDE 15/056/2003)
Delegazioni di AI hanno visitato Israele e Territori Occupati nei mesi di maggio e tra agosto e settembre. Delegati di AI hanno incontrato esponenti del governo israeliano e hanno esposto le preoccupazioni dell’organizzazione

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il Comune di San Giuliano Terme bandisce la coca cola

Dopo i Municipi X e XII di Roma, anche il Comune di San Giuliano Terme,
in provincia di Pisa, ha approvato una mozione per eliminare le
sponsorizzazioni Coca Cola.
L’iniziativa istituzionale arriva dopo la visita di Edgar Paez,
Responsabile internazionale del SINALTRAINAL, il sindacato colombiano
che da anni combatte per difendere i diritti dei lavoratori della
multinazionale.

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Quale tregua?

Quale tregua?
di cosa stiamo parlando???
Nonostante i molto mediatici accordi di Sharm el Sheikh
non si muovo in me un sentimento di nuova speranza.
Sostenuto democraticamente da una forte allenza, civile, motivata, ben intenzionata a raggiungere un reale accordo Abu mazen si sta muovendo molto bene,
ma l’interlocutore dall’altra parte bisogna ricordare è sempre Sharon,
il massacratore di Sabra e Chatila,
il padre ispiratore di tutti i coloni estremisti dell’ultradestra, che ora gli si rivolgono contro auspicando la sua morte ( con più veemenza addirittura dei palestinesi, sembra assurdo)
il feroce mandante di decine e più stratgi a danni di civili indifesi arabi, donne e bambini.
Non mi convince l’idea che quest’uomo possa essere cambiato,
e in effetti, i fatti lo dimostrano.
Il ritiro da Gaza è unilaterale  e quindi ovviamente rigettato dai  palestinese.
Questa mossa politica si spiega facilmente col fatto che è diventanto assai costoso (in $ e vite umane), mantenere protette colonie infruttifere abitate da poche migliaia di ebrei dinnanzi a due milioni di palestinesi ridotti alla fame disposti a tutto.
Questo atto unilaterale rappresenta un contentino per gli Usa, pressati costantemente questi ultimi da Europa e paesi arabi sulla loro immobilità nel favorire il processo di pace in medioriente.
 
Quale altro passo è intenzionato ad intraprendere Mr Sharon che dimostri la sua benevola “mutazione”?
Non è grnachè liberare qualche centinaio di prigioniri politici sul finire della pena,
mentre altri migliaia subiscono atroci torture nelle carceri israeliane.
Mentre i due leader si stringevano la mano in Egitto il muro dell’apartheid continuava a venire eretto,
le città palestinesi continuavano a esser sotto assedio (anche se escono da queste e continuano a controllarne la periferia la differenza sostanzialmente è minima), e i civili disarmati a morire sotto i colpi dei corazzati di tel aviv.
Quale tregua si prospetta?
Di cosa stiamo parlando?
Israele sotto Sharon non conosce il vero significato di shalom,
i morti palestinesi di oggi lo testimoniano,
non avevamo dubbi.
guerrilla radio

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Martiri Al Aqsa:”Finita la tregua”

Martiri Al Aqsa:”Finita la tregua”

M.O.,dopo uccisione di due palestinesi
E’ finita la tregua con Israele: ad annunciarlo sono le Brigate Martiri di Al Aqsa, milizia vicina a Fatah. La decisione, annunciata con un volantino distribuito da uomini armati e col volto coperto per le strade di Ramallah, è stata presa dopo che due miliziani sono stati uccisi dall’esercito israeliano. “A questo punto – dice il volantino – è inutile parlare di una tregua”. I due miliziani sono stati uccisi martedì sera

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Vuoi cenare con il Cavaliere? Prendi la tessera da mezzo milione

 La Repubblica
 IL PIANO Campagna all´americana per finanziare Forza Italia. In palio anche un posto    a    San Siro

Vuoi cenare con il Cavaliere? Prendi la tessera da mezzo milioneCosti a scendere fino a mille euro,con duemila si ha diritto a due pranzi ma con Bondi
04-02-2005

MILANO – Bush invita i suoi finanziatori alla Casa Bianca? Berlusconi li accoglierà nella villa di Arcore. Il Cavaliere all´americana offre ai suoi elettori una tessera gold, la mille miglia di Forza Italia. Una carta di credito prepagata a cinque zeri. Il pezzo forte è infatti quella da 500mila euro. Mica uno scherzo. Soldi che serviranno a finanziare il partito in campagna elettorale. E ai soci a comprare privilegi. Qualche esempio: il generoso finanziatore disposto a scucire il miliardo di lire della tessera Super entra dritto filato nel consiglio dei reggenti, un club esclusivo i cui soci potranno cenare per tre volte l´anno con Berlusconi, a casa sua (Arcore o Palazzo Grazioli). Ma potrà anche utilizzare una delle sale della sede nazionale di Forza Italia, in via dell´Umiltà, «senza che nessuno possa sindacare sui motivi di questi incontri», è la precisazione del regolamento. E assistere alle partite del Milan in tribuna d´onore, nei pressi del Cavaliere. Le supertessere (ci sono anche quelle da 250mila e da 100mila euro) introducono inoltre un principio davvero rivoluzionario: la cooptazione per censo. Con il badge, infatti, si acquista anche il diritto di partecipare alle riunioni del consiglio nazionale di Forza Italia. È tutto scritto nero su bianco nella ventina di cartelle del progetto di riforma organizzativa del partito, predisposto su mandato diretto di Berlusconi da un senatore campano. Si chiama Antonio Girfatti, sta facendo il giro d´Italia per spiegarlo: qualche giorno fa era a Milano e ha stupito più di un collega di partito, uno dei quali ha proposto ironicamente un ulteriore benefit: «A questi benefattori perché non garantiamo anche il ruolo di protagonista in qualche fiction di Mediaset?». Ma il progetto marcia come un treno. Coordinatori e parlamentari sono chiamati a darsi da fare per trovare nuovi facoltosi interlocutori esterni, da avvicinare e allettare con la prospettiva di incontri ravvicinati con il capo. Il ragionamento è basato su una verità che in Forza Italia nessuno osa mettere in discussione: la risorsa principale del partito è Berlusconi. Più il prezzo scende e meno sono i privilegi. La tessera da 250mila euro dà diritto a due cene l´anno in compagnia esclusiva del presidentissimo, quella da 100mila a una sola. C´è anche una tessera da 50mila, ma in questo caso ci si deve accontentare di condividere la tavola berlusconiana con altri iscritti eccellenti, o soltanto molto ricchi. Previste anche le iscrizioni «vorrei ma non posso»: tessera Argento (mille euro), Oro (duemila) e Platino (tremila). Ma non offrono granché: con la Oro, per dire, si vincono due cene l´anno, ma con Sandro Bondi. Sogno comunque irraggiungibile per gli iscritti comuni, quelli che adesso pagano 51,65 euro l´anno.

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Shulamit Aloni: Questi zelati pronti a uccidere Sharon coe rabin

I coloni oltranzisti un pericolo per Israele»

«Non basta la repressione, non bastano gli arresti amministrativi per i loro capi. Questi zelati pronti a uccidere Sharon come dieci anni fa fecero con Rabin non nascono dal nulla, ma rappresentano l’espressione estrema di quel messianismo religioso impastato dall’ideologia ultranazionalista di Erez Israel che ha permeato parte della destra israeliana e che ha fatto sì che ancora oggi c’è chi guarda ai coloni oltranzisti come dei pionieri del Grande Israele. Contro questo cancro che rischia di corrodere il corpo democratico di Israele occorre sviluppare una grande battaglia politica e culturale». A sostenerlo è Shulamit Aloni, leader storica della sinistra sionista, tra i fondatori di «Peace Now», il movimento per la pace israeliano, più volte ministra nei governi Rabin e Peres. In passato, Shulamit Aloni è stato più volte minacciata di morte da frange dell’estrema destra israeliana.
Qual è l’humus ideologico su cui cresce l’estremismo fondamentalista dell’ultradestra israeliana?
«È un mix tra messianismo religioso e nazionalismo portato agli estremi. È la visione manichea della Storia, per la quale da un lato c’è il popolo eletto, Israele, e sul fronte opposto il mondo ostile dei Gentili. C’è l’idea di Israele come un grande ghetto super armato in guerra permanente non solo con i terroristi palestinesi ma contro i loro “mandanti” che vanno ricercati in un mondo arabo che, in questa visione paranoica, ha come unico disegno quello di consumare una nuova Shoah contro gli Ebrei. In questa logica da guerra permanente tra i “Nemici” mortali vanno annoverati i “traditori”, coloro cioè che dall’interno di Israele hanno operato per distruggere Erez Israel consegnandola nelle mani “empie e grondanti di sangue” degli arabi. Dentro questo humus è maturato l’assassinio, dieci anni fa, di Yitzhak Rabin, ed oggi la storia sembra ripetersi con Ariel Sharon».
Il capo dello Stato Moshe Katzav ha invocato gli arresti amministrativi per i capi dell’ultradestra.
«È una presa di posizione che dà il segno della gravità della situazione. Certo, l’opera di prevenzione, come quella repressiva, è necessaria ma da sola non può bastare se non è accompagnata da una grande battaglia politica e ideale all’interno della società israeliana. Una “battaglia” culturale contro la demonizzazione dell’altro da sé, contro l’idea che la Sacra Terra d’Israele sia più importante dello Stato d’Israele e della sua essenza democratica. Una battaglia contro la logica dei “tradimento” scagliata con violenza contro chiunque “osi” lavorare per riaprire spazi di dialogo con i palestinesi. Una battaglia politica che accerti e spezzi una volta per tutti i rapporti che legano l’estrema destra e l’ala più oltranzista del movimento dei coloni con settori della politica che in passato hanno avuto anche responsabilità di governo. L’errore più grave che potremmo commettere è sottovalutare le minacce dell’estrema destra o ridurre questo problema solo a una questione di ordine pubblico».
Ariel Sharon rischia davvero di essere ucciso?
«Credo di sì. Per questi fanatici estremisti Sharon è un “doppio traditore”: lo è in quanto primo ministro che ha “osato” pensato di poter evacuare gli “avamposti di Erez Israel” nella Striscia di Gaza; e lo è perché Sharon per lungo tempo è stato il paladino della colonizzazione ebraica nei Territori. Gli zeloti hanno già comminato la loro sentenza per questo doppio tradimento: una sentenza di morte».

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Tal Afar. L’infinita schiera degli orfani di guerra

democratizzazione dell’iraq

Gli “eroi” di Tal Afar: la settimana scorsa una pattuglia americana apre il fuoco contro un’auto civile a Tel Afar, Iraq. Nell’auto vi e’ una famiglia, composta dai genitori e da cinque bambini. I genitori restano uccisi;  i bambini, insanguinati e terrorizzati, entrano a far parte dell’infinita schiera degli orfani di “guerra”.

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Noam Chomsky: Il futuro dell’Iraq e l’occupazione USA

Il futuro dell’Iraq e l’occupazione USA


Il futuro dell’Iraq e l’occupazione USA Proviamo ad immaginare quali potrebbero essere le politiche di un Iraq indipendente, di un Iraq indipendente e sovrano, diciamo più o meno democratico, quali sarebbero verosimilmente le sue politiche? Dunque ci sarà una maggioranza sciita che quindi avrà qualche influenza significativa sulla politica. La prima cosa che faranno sarà ristabilire le relazioni con l’Iran. Non è che a loro l’Iran piaccia in modo particolare, ma non vogliono fare una guerra contro gli iraniani, così si muoveranno nella stessa direzione che già si stava attuando persino sotto Saddam, cioè, ristabilire una forma di relazioni amichevoli con l’Iran.

Questa è l’ultima cosa che gli Stati Uniti vogliono. Hanno lavorato moltissimo per cercare di isolare l’Iran. L’altra cosa che potrebbe accadere è che un Iraq più o meno democratico e sotto il controllo sciita potrebbe suscitare simpatie nelle aree sciite dell’Arabia Saudita, che si dà il caso sia nei pressi e si dà il caso sia il posto in cui c’è il petrolio. Così potrebbe accadere quello che a Washington deve essere il più grande incubo – una regione sciita che controlla la maggior parte del petrolio mondiale ed è indipendente. Inoltre è assai probabile che un Iraq indipendente e sovrano cercherebbe di assumere la sua posizione naturale di stato leader del mondo arabo, forse lo stato dominante. E questa si sa è una cosa che risale ai tempi biblici.

Che cosa implica? Prima di tutto implica il riarmo. Devono affrontare il nemico locale. Il nemico locale, il nemico strapotente è Israele. Si riarmeremmo per contrastare Israele – che significa probabilmente sviluppare armi di distruzione di massa, almeno come deterrente. Questo è il quadro di ciò che stanno immaginando a Washington – e probabilmente a Downing street a Londra – che qui si potrebbe avere una solida maggioranza sciita in riarmo, che sviluppa armi di distruzione di massa, che cerca di liberarsi degli avamposti americani presenti per assicurare agli Stati Uniti il controllo delle riserve petrolifere globali. Washington starà a guardare e lo permetterà? E’ qualcosa di quasi inconcepibile.

Quello che ho appena letto nella stampa commerciale degli ultimi due giorni probabilmente riflette il pensiero di Washington e di Londra: “Oh va bene, okay, lasceremo che abbiano un governo, ma non presteremo alcuna attenzione a quel che diranno.” Infatti contemporaneamente il Pentagono ha annunciato due giorni fa: continueremo a tenere là 120.000 soldati fino almeno al 2007, anche se chiedessero il ritiro domani stesso.

E la propaganda è alquanto evidente in questi articoli. Si può anche scrivere il commento: Dobbiamo farlo perché dobbiamo portare a termine la nostra mission di portare la democrazia in Iraq. Se hanno eletto un governo che non lo capisce, cosa mai possiamo fare con questi sciocchi arabi? E’ davvero assai comune, perché possiamo vedere, dopo tutto, che gli Stati Uniti hanno rovesciato una democrazia dopo l’altra, perché il popolo non capisce. Segue la direzione sbagliata.

Quindi, seguendo la nostra mission di stabilire la democrazia, abbiamo rovesciato i loro governi. Penso che la coscrizione sarà l’ultima risorsa. La ragione sta nell’esperienza del Vietnam. Penso che nell’esperienza del Vietnam per la prima volta nella storia dell’imperialismo europeo una potenza imperialistica ha provato a combattere una guerra coloniale con un esercito di cittadini. Intendo dire che gli inglesi non l’hanno fatto, e i francesi avevano la Legione Straniera… Nelle guerre coloniali, i civili sono semplicemente inadatti. Le guerre coloniali sono brutali depravate e assassine. Non si può prendere i ragazzi dalla strada e farli combattere questo genere di guerra.

Occorrono killer addestrati, come quelli della Legione Straniera francese.
Infatti lo si è potuto vedere in Vietnam. A suo credito, l’esercito americano è crollato. Ha impiegato troppo tempo ma alla fine l’esercito è sostanzialmente andato in pezzi. I soldati erano drogati, cercavano di uccidere gli ufficiali, non seguivano gli ordini e così via e i più alti gradi volevano liberarsene. Se si guardano i giornali delle forze armate alla fine degli anni sessanta, si scriveva su ‘come possiamo togliere di qui questo esercito oppure l’esercito sta per crollare’ – in modo assai simile a quanto ha detto il capo dell’Army reserves due o tre giorni fa. Ha detto che questa forza sta andando al collasso.

Noam Chomsky

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chiesa: Eason Jordan, i militari usa sparano ai giornalisti

Gli è scappata una verità: Imperdonabile!

Esemplare vicenda, quella di Eason Jordan. Era direttore editoriale della CNN, il “sesto membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU”. Aveva fatto carriera, negli ultimi 23 anni, accompagnando la CNN ai vertici mediatici mondiali. Il che significa che è stato lui ad accompagnare, seguire, abbellire, magnificare tutte le nefandezze dell’Impero.Uomo più degno di fiducia, per il potere oligarchico americano, non doveva esserci sulla piazza. Uno che aveva imparato per tempo l’arte dell’embedded.

E che aveva insegnato ad applicarla a eccelse giornaliste come la signora Amanpour, felicemente imitata in Italia da Lucia Annunziata e da una schiera di altrettanto formidabili embedded, tipo Franco di Mare, ad esempio, e Monica Maggioni. Gli dovevano gratitudine. Invece lo hanno licenziato. Perché? Gli è scappata una verità.

Noi non sappiamo se sia del tutto vero, o vero in parte. Può succedere che uno abbia alzato il gomito, o si distragga un attimino. Ma pare che lui si sia lasciato scappare che i marines americani in Irak amano fare il tiro al piccione con i giornalisti non embedded . L’ha detto? Non ha detto esattamente cosi? Chissà. Lui nega, ma diversi testimoni affermano di avergli sentito dire, a Davos, Svizzera, in mezzo a un augusto stuolo di membri del Superclan mondiale, il mese scorso, di “essere a conoscenza dei casi di 12 giornalisti uccisi deliberatamente dai soldati americani proprio in quanto reporter”.

Le citazioni le abbiamo tratte da Repubblica, del 13 febbraio, il quale, essendo giornale prevalentemente incline all’embeddedment , non può avere esagerato. Ora a me pare che questa vicenda di Jordan sia la prova provata che non ci si può fidare di nessuno. Un direttore di cotanta televisione che si lascia scappare un’enormità del genere! Che probabilmente è del tutto vera, ma non può essere detta comunque. La cosa sbalorditiva è che ormai da tempo non si diventa più direttori di giornali o di tv se non si è dato prova di una totale impermeabilità alla verità.

E lui, Jordan, l’ha sparata così grossa? Forse dovrà visitare lo psichiatra. In ogni caso, poiché la CNN, per quanto embedded, non lo è abbastanza per i gusti prevalenti negli Stati Uniti, essendo stata sopravanzata da Fox Tv del filantropo Murdoch, ecco che l’occasione non poteva andar perduta. Non tanto quella di liquidare nel ludibrio uno che è vittima di tremendi lapsus come quello citato ( Jordan era già un cadavere ambulante un minuto dopo quella frase infelice), quanto quella di dare un avvertimento generale: cari giornalisti americani ed europei, il nuovo standard del giornalismo di guerra non è più la vetusta e paludata CNN; il nuovo standard è Fox TV. Così tutti dovranno ora ritoccare gli orologi. Come alla BBC.

Che aveva detto la verità sulle armi di distruzione di massa. Ma non è più tempo di verità perché se non si è abbastanza lesti, la verità viene rivoltata come un guanto e diventa falsità. Così, dopo qualche esitazione, e qualche spavento per il “suicidio” di un poveraccio, Tony Blair è riuscito a far licenziare il direttore disattento della BBC, che si lascia scappare, anche lui, qualche mezza verità. Dunque tutti in fila e niente storie!

Giulietto Chiesa

 
 

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ALESSANDRO ROBECCHI: le verità di giuliana sgrena

Le verità di Giuliana
 ALESSANDRO ROBECCHI

Ma insomma, cos’è successo a Falluja? Com’è che tutti quelli che si avvicinano troppo per sapere dei giorni spaventosi dell’assedio e della conquista si scottano o spariscono? Come la nostra Sgrena, come la collega francese Aubenas. Cos’è successo laggiù che è così delicato, così pericoloso raccontare? Può sembrare una domanda oziosa, ora, e come tutti i dettagli nel momento della paura e dello sgomento pare di sfiorare il cinismo. E però, se guardate bene, dentro questa domanda c’è il senso intero e compiuto di quel che Giuliana faceva lì. Falluja, naturalmente. Che vale Kandahar, che vale Mogadiscio, che vale Kabul. Che vale tutti i posti in cui l’accecamento delle fazioni non consente posizioni terze, visioni problematiche, volontà di capire e raccontare. Meglio non ci siano testimoni: la guerra è una faccenda piuttosto mafiosa, sarebbe gradito accettare le versioni ufficiali, non ficcare il naso. Nessuno che risolva le questioni a pistolettate, con i camion bomba o i bombardieri gradisce molto queste intrusioni di intelligenza che sono le domande, le richieste di spiegarzioni, le storie che raccontano la realtà. Amico/nemico è il sistema binario elementare – direi primitivo – che genera e alimenta la macchina della guerra. Incidentalmente, e con deplorevole tempismo, ce l’hanno ricordato poche ma significative schifezze comparse su alcuni giornali della destra. Amica dei guerriglieri, ben ti sta, o cose simili. Come si vede, la logica troglodita della guerra fiorisce anche ben lontano dal fronte. Ogni falco gradisce un falco come nemico, e per le colombe sono tempi duri. E invece pare proprio il momento per dire chiaro e forte che è il contrario. Che la capacità di sfuggire a questa logica accecante è l’unico modo per uscirne. E cioè il guardare e il raccontare quel che accade, che vive o che tenta di vivere a dispetto di questa logica. Come fa Giuliana, appunto, come fanno quelli che non si accontentano delle versioni ufficiali, che vanno a fare domande, che ascoltano (cosa rara) le risposte. Così l’Iraq che ci racconta Sgrena non è esattamente quello che ci raccontano gli altri. Gli elettori disincantati e stanchi dei suoi reportages non sono quelli entusiasti e «liberati» che abbiamo visto e sentito in altri più accomodanti racconti. E dietro il dito indice sporco di inchiostro dei tanti votanti iracheni, lei sa dirci tutta la mesta complessità di una situazione, anche umana, anche privata, che compone il mosaico di un pezzo di storia che molti ci raccontano in un altro modo.

Sapere cos’è successo a Falluja, ora, vedete, non pare un’emergenza, forse un giorno lo sapremo e metteremo al suo posto un altro tassello del mosaico della barbarie dell’oggi. Ma, almeno in metafora, mai come oggi è doveroso saperlo. Perché non è solo la notizia qui che conta, ma la possibilità e la libertà di dirla, di cercarla e raccontarla a tutti. La rivendicazione di voler capire un po’ di più, di non essere embedded nel cervello e il sacrosanto diritto di non essere arruolati a forza in una guerra sbagliata, folle e tanto dolorosa. Questa differenza, questa stonatura rispetto allo spartito ufficiale, questo guardare la guerra da dentro, ma da pacifista, è un punto di forza e non – come vorrebbero farci credere i soliti «armiamoci e partite» – una sconsiderata contraddizione.

E’ in questa differenza, in questo modo di guardare le cose, che sta tutta – ma proprio tutta – la nostra lontananza da questa guerra e dalla logica che l’ha prodotta, e nessuno come Giuliana Sgrena sapeva raccontarlo, grazie alla scelta del suo angolo di visuale, alla sua speciale prospettiva di donna e pacifista e giornalista. Ovvio che deve tornare a casa al più presto, perché quel suo angolo di visuale è tanto prezioso quanto raro. E perché – tra le tante cose – deve raccontarci quel che c’è dietro questa guerra. E anche cosa è successo a Falluja

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La democrazia dell’occupazione, di ‘Abd el-Bari ‘Atwan

La democrazia dell’occupazione

.:   di ‘Abd el-Bari ‘Atwan
   mercoledì, 02 febbraio 2005

Le “elezioni irachene” somigliano ad un maquillage provvisorio per fare in modo che tutto sembri cambiato mentre, in realtà, tutto è come prima. Chi ci assicura sulla veridicità delle percentuali di votanti annunciate da chi ha organizzato queste “elezioni”? E dove erano gli “osservatori” così “indispensabili” altrove?

Non è un caso che sia stato il presidente George Bush il primo leader mondiale ad inneggiare alle elezioni irachene, descrivendole come un brillante successo che ribadisce il rifiuto dell’ideologia
del terrorismo ostile alla democrazia. Pochi minuti dopo gli ha fatto seguito il suo fidato seguace Tony Blair, primo ministro britannico, ripetendo le stesse frasi. Tali inneggiamenti arrivano da un uomo che ha insistito sullo svolgimento le elezioni come da calendario, rifiutando tutti gli inviti ad un rinvio provenienti da numerosi partiti e personalità irachene, incluso il partito del primo ministro Iyad Allawi. Lo ha fatto perché vuole continuare nelle operazioni di bugie, di falsificazione e di inganno dell’opinione pubblica americana. Utilizzando queste elezioni, si dà infatti l’illusione che la missione sia compiuta e che l’Iraq sia diventato un’oasi di democrazia, cosa che giustifica il martirio di centomila iracheni, l’uccisione di duemila americani e la spesa di duecento miliardi di dollari.

Il popolo iracheno vuole la democrazia come tutti gli altri popoli arabi oppressi dai propri governanti dittatori, e l’affluenza ai seggi ne è una dimostrazione lampante. Ma questo non significa che le elezioni siano vere o che i loro risultati portino il paese fuori dalla crisi in aumento o che queste diano vita ad un salto democratico nella storia del paese. A quale democrazia inneggia Bush se gli elettori non conoscono nemmeno i nomi dei candidati e non hanno ascoltato i loro programmi? E quale democrazia è se gli ispettori internazionali la stanno seguendo dalla capitale giordana Amman, ovvero almeno 2.000 chilometri lontani da Baghdad? Le operazioni di faslificazione sono iniziate alcune ore prima della chiusura dei seggi con con l’annuncio di un responsabile dell’Alto comitato per le elezioni in cui questi asseriva che la percentuale dei partecipanti aveva superato il 75%. E’ una grande bugia che solleva molti dubbi sulla buona fede di questo comitato e sull’intera operazione elettorale! La partecipazione alle elezioni in Svezia non raggiunge questa percentuale… e poi come ha fatto il comitato a sapere, con questa precisione, di questa percentuale di partecipazione? Sono elezioni con scrutinio manuale, in un paese in cui manca la sicurezza, dove manca la corrente, dove il computer non è subentrato in maniera ottimale nella direzione delle sue operazioni e, al di sopra di tutto, queste sono le prime elezioni di quel tipo da almeno
mezzo secolo!

Simili dichiarazioni ingannevoli, preparate in anticipo nelle stanze della disinformazione del Pentagono non sono né strane né soprendenti: l’Alto comitato per le elezioni ha aperto solo cinque seggi ai giornalisti stranieri, seggi scelti con estrema cura per evidenziare la grande affluenza da parte dei cittadini iracheni dando quindi all’opinione pubblica mondiale la falsa illusione del successo dell’operazione democratica. Il presidente George Bush ha detto mercoledì scorso che la bandiera della libertà è stata piantata con forza in Iraq, ma non sappiamo di quale libertà stia parlando all’ombra della presenza di centocinquantamila soldati del suo esercito, della mancanza di sicurezza, dello smantellamento dello Stato iracheno, di un Consiglio dei ministri iracheni riunitosi una sola volta, con i movimenti dei suoi membri limitati alla “zona verde” la cui superficie non supera le poche miglia quadrate.

Dopo venti mesi di occupazione e di liberazione, la maggior parte delle terre irachene è fuori dal controllo del governo e delle forze di occupazione, e il cittadino iracheno non trova acqua in un paese dove scorrono due fiumi, né l’elettricità quando il suo paese è alla testa degli esportatori del petrolio necessario per produrla. Le necessità del cittadino iracheno nell’era dell’occupazione sono completamente capovolte: lui, sì, voleva la democrazia e i diritti dell’uomo prima dell’arrivo delle forze di liberazione americane, ma adesso sta cercando il cibo, le medicine per i propri bambini, la sicurezza per la sua famiglia, l’integrità minacciata del suo Stato e della sua identità araba che si erode giorno dopo giorno.

Il presidente Bush si è vantato di aver eliminato il covo di terrorismo a Falluja, e il comandante delle sue forze si è vantato di averla ripresa e addomesticata, ma ecco Falluja che resiste fino al giorno delle elezioni e gli attacchi che non si fermano perfino nella stessa Baghdad; ed ancora, l’ambasciata americana, considerata la meglio fortificata nel mondo, bombardata alla vigilia delle elezioni con due suoi impiegati uccisi.

L’intervento militare americano in Iraq, avrà sì eliminato il vecchio regime iracheno ma ha spinto paesi come la Corea del Nord e l’Iran a ricorrere alla scelta nucleare per l’autodifesa, per paura di affrontare lo stesso destino, e ha fatto sì che questa scelta fosse giustificabile davanti ai loro cittadini che hanno visto e vedono cosa capita in Iraq. Le elezioni americane in Iraq mandano il peggiore dei messaggi ai popoli arabi, perché è una democrazia arrivata con la costrizione dell’occupazione e sui cadaveri di centomila iracheni, e che ha alimentato le differenze etniche e religiose.

La democrazia è la partecipazione di tutti alla decisione della forma del proprio governo e del proprio sistema politico. Ma la democrazia irachena progettata all’americana ha preso una fazione irachena e l’ha messa sul fronte opposto, condannandola alla morte politica. E’ una democrazia mancante, anzi… avvelenata. Per cogliere l’immagine, immaginate elezioni americane in cui non partecipano New York, Miami e la California. Sarebbero elezioni legittime? Le elezioni si sono dunque svolte in Iraq e daranno vita ad un Consiglio nazionale e ad un nuovo governo guidato da Allawi. Cosa è cambiato? Nulla, assolutamente. Ricordiamo ancora la festa mediatica che ha accompagnò la fondazione del Consiglio di governo, e le festività che accompagnarono il passaggio dei poteri agli inizi del luglio scorso come esempi delle operazioni di falsificazione e di caos?

L’Iraq democratico è quello liberato dalla volontà nazionale, e non attraverso la progettata farsa elettorale che non convince nessuno tranne chi vuole crederci lo stesso.

Fonte: al-Quds al-‘Arabi, 31/01/2005

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Lite per hamburger, uccide sorella, St Louis, nel Missouri

Lite per hamburger, uccide sorella

Usa, la vittima aveva solo 9 anni
Terribile vicenda a St Louis, nel Missouri, dove una bambina di 12 anni ha confessato alla polizia di aver strozzato la sorellina di nove anni in seguito ad una lite su un hamburger. Le autorità sono riuscite a stabilire la causa della morte della piccola solo dopo la confessione della sorella più grande. La ragazzina è stata incriminata ma le autorità non hanno rivelato l’identità della presunta omicida.

Ci sono voluti quasi due mesi alle forze dell’ordine per trovare la soluzione di un caso che pareva incomprensibile. Il cadavere della piccola di nove anni era stato trovato il 22 dicembre scorso nella sua abitazione. Da allora gli inquirenti hanno vagato nel buio senza trovare una spiegazione alla morte della piccola. Poi, qualche giorno fa, la confessione-choc della sorella maggiore che ha minuziosamente spiegato come e perché è avvenuto l’omicidio.

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beppe grillo: L’invenzione della partita nulla: Nega-prezzi per

L’invenzione della partita nulla: Nega-prezzi per Nega-aziende

Dopo aver inventato la partita doppia e la partita truccata, ecco una nuova grande invenzione dell’economia italiana: la partita nulla.

La partita nulla è quella che si riceve in cambio del Nega-prezzo.
Il Nega-prezzo è quello che un compratore è disposto a pagare pur di non ricevere la merce.
Fiat, da 100 anni emblema dell’industria italiana, è cosi ridotta che c’è gente disposta a pagare una fortuna pur di non averla.
General Motors pagherà a Fiat 1,5 miliardi di euro pur di avere la certezza di non possedere Fiat.

Complimenti a Elkann e a Montezemolo. Siete riusciti a spillare agli americani un sacco di dollari in cambio di niente. Siete meglio dei magliari napoletani.
Se le Nega-aziende sono una delle maggiori risorse del Paese, il nuovo miracolo economico dell’Italia è assicurato.

Statunitensi, Giapponesi, Cinesi, quanto siete disposti a pagare perchè ci teniamo la Parmalat, la Fininvest, la Telecom e tutte le altre?????

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‘Abd el-Ilah Ahmad: Chi è il terrorista?

Chi è il terrorista?   di ‘Abd el-Ilah Ahmad giovedì, 27 gennaio 2005

   Secondo le tv dell’«Iraq democratico» non ci sono dubbi: sono i volontari accorsi a combattere in Iraq. Eppure, le televisioni arabe più seguite non sono di quest’avviso: terrorista è l’occupazione.

Nei giorni della Festa del Sacrificio, ho visto due tv satellitari per la prima volta: quella algerina e l’irachena al-Fayha’.

 

Quest’ultima, in maniera ignobile, stava conducendo un’inchiesta su un giovane tunisino e un altro saudita, arruolatisi volontariamente per aiutare i loro fratelli a Falluja a resistere all’occupazione americana. Questi due ragazzi sono andati a Falluja per resistere all’occupazione straniera di un Paese arabo. Il giovane saudita ha spiegato che ha deciso di arruolarsi volontariamente dopo aver visto dei video su internet in cui soldati americani violentavano delle prigioniere irachene. Immagini, queste, che ho visto anch’io.

 

Il programma di al-Fayha’ è proseguito poi con la descrizione di questi fratelli arabi come «terroristi arabi» e con accuse alle televisioni satellitari arabe, in specie Aljazeera, di mettere su la gente.

 

 

 

 

Il vero terrorista è l’occupazione americana, che ha ucciso più di 100.000 iracheni, com’è ammesso dalle stesse fonti americane, per non parlare del milione ucciso dall’embargo e della distruzione completa dell’economia del paese, delle sue infrastrutture, comprese le università, le biblioteche, i musei e le moschee.

 

 

 

 

Ma torniamo al canale satellitare algerino che ho visto il primo giorno della Festa. Trasmetteva delle interviste a dei bambini algerini tra gli otto e i dieci anni. Uno di quei bambini, in occasione della Festa, ha fatto gli auguri alla sua famiglia e ai suoi cari, poi ha detto: “Non dimentichiamo i nostri fratelli in Palestina e in Iraq”.

 

 

 

 

Questo bambino arabo, algerino, è più vicino al mio cuore di quegli iracheni che lavorano in alcuni ignobili canali satellitari arabi.

 

 

 

 

I fratelli arabi non hanno lasciato le loro famiglie e sono andati in Iraq per ottenere vantaggi materiali e far carriera, ma per difendere l’onore dell’Iraq. Quanto ad Aljazeera, è la tv satellitare araba più popolare poiché non dipende da nessun governo arabo o non arabo, elevando in questo modo il prestigio dell’informazione araba in tutto il mondo arabo.

fonte: al-Quds al-‘Arabi, 27/1/2005
traduzione di Enrico Galoppini

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beppe grillo: ilmitragliere della pace

Da bravi pubblicitari si sono inventati il “mitragliere di pace”. Che pace vuoi fare se fai il mitragliere?

DI BEPPE GRILLO

È carnevale. Tempo di maschere. E ora ce lo dicono anche in faccia: quella della missione umanitaria in Iraq era una mascherata. “Basta con l’ipocrisia dell’intervento umanitario. (.) Abbiamo dovuto mascherare Antica Babilonia come operazione umanitaria perché altrimenti dal Colle non sarebbe mai arrivato il via libera”. A dirlo non è un caporale ubriaco ma un pezzo grosso del parlamento e della maggioranza, il presidente della commissione esteri della camera.
Una mascherata? Ma siamo matti? È una mascherata che è costata la pelle a dodici iracheni, tra cui alcuni civili disarmati, ammazzati dai nostri “costruttori di pace”, e a venti militari italiani, mandati a morire con equipaggiamento di pace in mezzo a una guerra furiosa. Da bravi pubblicitari si sono perfino inventati il “mitragliere di pace”. Che pace vuoi fare se il tuo mestiere è il mitragliere? Qualcuno, con le idee confuse sulla pace e la guerra, lo ha chiamato “costruttore di pace”.

Anche a quel povero monsignore hanno fatto fare una figuraccia. Avrebbero potuto avvertirlo che avevano appena detto “basta con l’ipocrisia dell’intervento umanitario”. In qualunque paese europeo se un alto esponente della maggioranza confessasse di aver portato il paese in una guerra di aggressione solo perché il governo è riuscito a imbrogliare il presidente e i cittadini, almeno mezzo parlamento e tre quarti dei media ne chiederebbero le dimissioni. Da noi invece è come se avesse fatto un commento del lunedì a una partita di calcio.

Forse dovremmo fare anche noi come in Iraq: andare alle elezioni tenendo segreti i nomi dei candidati. Non si sa mai. Conoscendo chi si vota si possono fare brutte scoperte. Del resto da noi milioni d’elettori hanno mandato in parlamento e al governo una cinquantina tra pregiudicati, fuorilegge prescritti, patteggiati, imputati o indagati e quasi un centinaio dei loro avvocati. A cosa serve allora conoscere i candidati?

Forse bisognerebbe tenere segreti non solo i nomi ma anche le parole dei candidati poi andati al governo. Per due motivi. Primo: gli altri europei smetterebbero di ridere di noi. Secondo: qui nessuno più chiede conto ai governanti delle loro parole; quindi ogni volta si sentono in diritto di dire qualunque idiozia o volgarità, sapendo che non devono rispondere più di niente.

Vi ricordate? “Purtroppo Buttiglione ha perso. Povera Europa: i culattoni sono in maggioranza”. Non è una frase sul muro della latrina di una caserma. È un comunicato ufficiale di un ministro, su carta intestata della Repubblica e sulla homepage del governo (http://www.ministeroitalianinelmondo.it/0007Comuni/0869Tremag.htm). L’indomani la foto e il testo del ministro italiano erano sulla prima pagina dei maggiori quotidiani europei. Dimissioni? Scuse ai parlamentari europei? Macché. Secondo comunicato del ministro: si vanta di aver scritto quegli insulti “con spirito goliardico”.

Allegria! Uno dice di aver fatto una mascherata, quell’altro una goliardata. E nessuno chiede a questi pagliacci di rispondere di quello che scrivono e di farsi da parte.
Basta leggere qualunque giornale europeo per sapere che gli invasori dell’Iraq lo hanno ridotto a un inferno, peggiore di quello di Saddam. A quasi due anni dalla “liberazione” e dalla “fine della guerra”, questa miete ogni giorno decine di vittime.

Quasi metà della popolazione vive in province controllate dalla guerriglia. Una scuola su tre è stata distrutta, acqua ed elettricità sono razionate, per la benzina bisogna fare lunghe code. Il patrimonio archeologico è stato saccheggiato, gli archeologi del British Museum denunciano che il sito di Babilonia è stato devastato dai cingoli e dalle ruspe degli eserciti occupanti; truppe e carri armati stranieri hanno cannoneggiato cimiteri e moschee, alcuni giornalisti non filostatunitensi sono stati uccisi, la tv Al Jazeera chiusa, introdotta la pena di morte.

Human rights watch denuncia che nelle carceri irachene la tortura – anche di bambini – è sistematica; in quelle statunitensi e britanniche è stata uno scandalo. E noi italiani, grazie alla mascherata di cui parlano gli uomini del governo, abbiamo mandato i nostri soldati a morire per dare man forte in questa porcheria.

Dentifrici e pannolini

Vedete cosa succede a mettere il paese nelle mani dei pubblicitari? Nel 1993, un anno prima che annunciassero l’inizio del loro progetto politico, lo dissi in cinquanta città: “Attenzione. Mastrolindo è più pericoloso di Craxi”.

Ora però Mastrolindo e i suoi pubblicitari esagerano. È gente competente e capace. Sanno fare la fortuna di un pannolino, di un dentifricio, di un assorbente per signore, di un cibo per gatti, di un rotolone di carta igienica. Ma non quella di un paese. Questi stanno mandando l’economia e lo stato in rovina e i nostri soldati a morire male armati in una guerra fuorilegge. E hanno la faccia tosta di parlarci di mascherate e di goliardate. Con i pubblicitari al governo mi aspettavo di tutto. Ma che arrivassero a questo no. Chiediamogli di smetterla e di tornare ai dentifrici e ai pannolini.


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BORBOLETA LIVRE

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L’ERA DELLA COMUNICAZIONE GLOBALE – Paolo Rossi

L’ERA DELLA COMUNICAZIONE GLOBALE – Paolo Rossi

Benvenuti nell’Era della Comunicazione Globale. I nostri defunti si ribaltano nella tomba per la sfiga che li ha colpiti: quella di non poter partecipare a questa Grande Era.
La Grande Comunicazione Globale, poi c’è un terremoto da 200.000 vittime e dalle Hawaii dicono: “Mah, noi lo avevamo previsto con qualche ora di anticipo, solo che non sapevamo a chi telefonare…”. Cazzo! In compenso, si sono salvati gli animali.
Probabilmente dalle Hawaii hanno telefonato a loro.
Nell’Era della Grande Comunicazione Globale, ci sarà pure un bufalo d’acqua con un cellulare trendy, no? E si sono salvati gli indigeni, quelli che vanno a caccia con arco e frecce, quelli dati per estinti, perchè poveracci sono fuori dalla comunicazione globale… ma hanno visto la marea che si ritirava e se ne sono andati verso l’alto, con gli animali. Nell’Era della Comunicazione Globale sessanta canali televisivi mi parlano dello tsunami e mi dicono le cose più allucinanti. L’isola di Sumatra si è spostata di trenta metri, poi trenta centimetri, poi cinque, otto, ventinove, è più alta, più bassa, più larga, più stretta, si è girata su stessa e alla fine se n’è andata completamente, l’han vista ad Alassio, vicino alla Gallinara.
L’asse terrestre si è inclinato un po’…Un po’ quanto?! Beh, c’è chi dice qualche chilometro, chi dice qualche centimetro… Cazzo, ma cosa accadrà?! Faremo la fine dei dinosauri? Sì, no, forse? Nell’Era della Comunicazione Globale ti mettono in mano notizie del genere e fatti tuoi. Vedi tu se tenere da parte i soldi per comprarti un’Arca di Noé 4×4 turbo diesel con 800 cv e raggiungere mondi migliori o aspettare la morte per glaciazione.
Nell’Era della Comunicazione Globale possiamo parlare con il mondo intero. Mandiamo sms, ems, mms, mail, chattiamo tutta la notte con una cicciona del Maine che fa la collezione di colesterolo e ci ha mandato la foto di una figa presa sul web, parliamo, comunichiamo, comunichiamo, comunichiamo… poi per una precedenza non data ci si spara in faccia! Se telefoni a un call center ne sanno quanto te. A volte, meno di te. Ammesso che risponda qualcuno. Ammesso che non ti sbattano il telefono in faccia.
Siamo nell’Era della Comunicazione Globale e non riusciamo più a parlare con nessuno. Una volta andavi da chi ti aveva venduto un prodotto e gli dicevi: “Oh, ciccio, sta roba non mi funziona…”. Adesso devi telefonare a un numero. Verde, quando va bene. Quando non va bene paghi. Hai un problema dovuto a un loro prodotto e paghi per dirglielo. Poi paghi per stare in attesa e infine ti fanno girare così tante persone che alla fine se non hanno già messo giù loro metti giù tu. Ti hanno venduto un prodotto o un servizio che non funziona o che ha dei problemi e paghi per restare nella merda! Si è capovolto il mondo, altro che spostamento di qualche centimentro…
Nell’Era della Comunicazione Globale le comunicazioni ci arrivano anche quando non le vogliamo. Ci sommergono. Ogni giorno scarico dieci tonnellate di spam nella mia mailbox. Quotidianamente, almeno cento mail con soggetto “ENLARGE YOUR PENIS”. Vogliono vendermi un metodo per ingrandire il bigolo. Le credenziali in effetti sono ottime: mi hanno già fatto venire due coglioni così.
Adesso mandano le mail non richieste con questa premessa: Ai sensi della Legge 675/96 sulla Privacy, la informiamo che il suo indirizzo E-Mail è stato rintracciato sui motori di ricerca. E quindi? Mi avete mandato una mail per restituirmelo? Nell’Era della Comunicazione Globale ci sono quasi un miliardo di analfabeti nel mondo. Siamo tutti depressi. Le coppie si lasciano perché non c’è dialogo. I figli e i genitori non comunicano più e se comunicano è pure peggio. Papà, mi servono 300 sacchi ché devo comprarmi un hard disk, ho troppi pochi giga. Eh?! ma che cazzo dici? Ma non puoi andare ad ubriacarti in discoteca come tutti? Abbiamo smesso di parlarci e abbiamo iniziato a telefonarci solo col cellulare, più fico… poi un cellulare non basta, due, tre… l’importante è pagarlo almeno 500 euro ed avere quattro orecchie.
Poi abbiamo smesso di telefonarci e abbiamo iniziato a mandarci gli sms. Quelli normali, quelli colorati, quelli con il disegnino, quelli con le foto e quelli con il filmato. Ciao, ti mando un filmato di me stesso mentre ti dico ciao! Ma brutto coglione, fai due passi e vieni a dirmelo in faccia che ci facciamo una birra. Siamo impazziti. Abbonati oggi e avrai 5000 sms in omaggio! 5000?! Ma che cazzo devo dire con 5000 sms? Ma a chi cazzo li mando? Gratis, ovviamente. A noi qualcuno regala sempre qualcosa. Gratis, gratis, gratis. Questa è la comunicazione: fallo subito, è gratis! Abbonati, è gratis. Clicca qui, è gratis. E’ tutto gratis! Ma voi, tranne a cari amici e parenti, avete mai regalato qualcosa a qualcuno? Non parlo di beneficenza. Parlo di prendere una cosa, magari frutto del vostro lavoro, e regalarla a un perfetto sconosciuto che passa di lì. Così, per il gusto di regalarla. Magari, non so, c’è un idraulico fra di voi. A te idraulico che stai leggendo, ti è mai successo
 di alzare il telefono, fare un numero a caso e dire: “Buongiorno, sono un idraulico, vuole che venga a casa sua a rinnovare i tubi del cesso gratis”? E nell’Era della Comunicazione Globale comunichi anche quando stai zitto. Con il silenzio assenso. Una mattina ti svegli, per esempio, e scopri di avere un servizio di segreteria telefonica. E l’hai chiesto tu stando zitto! Se parlavi,magari non te lo mettevano. Ma siccome sei stato zitto… cazzo vuoi?
Ti riempiono di questi servizi. Sei circondato. Anzi: è tutto intorno a te.
Quando vedo la Megan Gale ormai ho più voglia di scuoiarla che ciularmela.
La Grande Comunicazione Globale e l’unica speranza che hai di comunicare con questi qui è che il Gabibbo si prenda compassione di te. Nell’Era della Comunicazione Globale abbiamo perso il senso delle parole. Se non sei di destra sei comunista. Ma io non sono comunista! A me non piace il comunismo. Non mi piace nemmeno la sinistra, a dire il vero. Sono un lavoratore precario, non mi danno il mutuo per la casa, e il co-co-co se l’è inventato la sinistra! Allora sei un anarchico. Macché anarchico,cazzo! Ah, bene, sei irascibile, eh? Allora sei un anarco-insurrezionalista. E allora la comunicazione globale cos’è? Chi comunica cosa?
Non lo so più, non mi interessa più. Io da ora in poi mi occuperò solo della comunicazione specifica, parziale, particolare, nella mia vita. Le uniche certezze che avrò saranno quelle che potrò dimostrare. Non mi interessano i pareri di nessuno, se li sento in televisione. Se mi fa male il culo, non mi faccio dire da un programma televisivo come devo posizionarmi allo specchio, verificare se ho o meno le emorroidi e come curarle. Vado dal caro e vecchio medico e gli dico: “Buongiorno dottore, mi fa male il culo”. Saprà lui cosa fare.
Il problema è che, in questa epoca di grande comunicazione globale, quando ti fa male il culo non è per le emorroidi.

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Daniele Luttazzi: la dimostrazione vivente che il regime c’è

Daniele Luttazzi: “Sono la dimostrazione  vivente che il regime c’è” REDAZIONE

In occasione della presentazione del suo ultimo lavoro, un cd musicale, ieri Daniele Luttazzi è tornato ad accusare il Governo di Silvio Berlusconi, colpevole di averlo letteralmente cancellato dalla televisione pubblica.
“Sono un teorico di tecniche del regime e credo sia possibile opporsi con criterio – ha tuonato – sono la dimostrazione vivente che ci sono dei bastardi in giro, ma bisogna vendere cara la pelle”.
Un regime, quello di Berlusconi, che secondo Luttazzi toglie a chiunque si rifiuti di allinearsi con il “pensiero unico” ogni possibilità di parola e che bombarda chi non obbedisce con decine di cause legali.

Il comico ha infatti ricordato di avere ancora sulla testa cause giudiziarie per diversi milioni di euro.
“Con Berlusconi ho una causa per venti miliardi, con la Fininvest per cinque miliardi, con Forza Italia per undici – ha rivelato – non è possibile essere giornalisti e autori in un mondo in cui c’è gente con quarantamila miliardi di patrimonio che può permettersi di far causa per venti miliardi”.
Luttazzi deve insomma concludere che nell’Italia del Cavaliere “non c’è spazio per me, Biagi, Santoro e Paolo Rossi”.
“Da tre anni propongo una striscia satirica quotidiana di battute, ma Berlusconi ha messo i suoi uomini dappertutto – ha aggiunto – bisogna vendere cara la pelle altrimenti si finisce col fare il gioco dei politici della Casa delle Libertà: <Lei sta facendo politica, dicono>. Lo disse anche Schifani al Papa quando parlò della guerra in Iraq. Vorrebbero parlare di politica solo loro”.

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