2004

africa unita!

AFRICA  16/9/2004 19:56


INAUGURATO PARLAMENTO PANAFRICANO, “ORA DATECI LE RISORSE PER FARLO FUNZIONARE”


 
Politics/Economy, Brief


“È stato concepito per essere il Parlamento all’interno del quale le voci di tutti gli africani vengano ascoltate”: con queste parole la presidente Gertrude Mongella ha aperto oggi la seduta inaugurale del nuovo Parlamento Panafricano a Midrand, nel nord-est del Sudafrica, dove il neo-nato organo dell’Unione Africana (Ua) avrà per ora la sua sede. “Ciò che serve adesso – ha proseguito la Mongella, una tanzaniana eletta all’unanimità nei mesi scorsi al vertice dell’Assemblea – è una seria promozione e un rafforzamento di questa istituzione garantendo le risorse adeguate per il suo funzionamento”. L’agenda di questa prima sessione di lavori, da domani fino al 7 ottobre, dovrà stabilire regole e procedure, prendere atto degli obiettivi dell’Unione Africana e individuare il ruolo del Parlamento all’interno della stesso organismo panafricano, che ha sede ad Addis Abeba, in Etiopia. Le aspettative – come confermano le parole della Mongella, già apprezzato ministro e conosciuta anche a livello internazionale – sono elevate e la giornata di oggi ha rappresentato secondo molti osservatori una tappa storica per tutto il continente. Nella cerimonia caratterizzata anche dalla presenza di gruppi musicali con tamburi e strumenti tradizionali provenienti da tutta l’Africa (erano presenti i rappresentanti di 46 dei 53 Paesi del continente che hanno finora ratificato il protocollo per la creazione del Parlamento), il presidente sudafricano Thabo Mbeki si è rivolto ai deputati invitandoli a essere “campioni senza paura” del popolo africano, per vedere nascere finalmente “l’Africa dal volto umano”. L’apertura della nuova Assemblea si è svolta nel centro conferenze ‘Gallagher Estate’ di Midrand, a metà strada tra Johannesburg e Pretoria, in attesa che venga completata la sede definitiva, comunque in Sudafrica. Il nuovo Parlamento non potrà legiferare né decidere stanziamenti di bilancio e per i primi cinque anni avrà soltanto un ruolo consultivo, in vista di una futura ma non ancora databile trasformazione in vero e proprio organo legislativo con pieni poteri, eletto a suffragio universale. Ogni delegazione nazionale (composta da cinque deputati) deve comprendere almeno una donna e un membro dell’opposizione, nel tentativo di garantire pluralità e diritto di rappresentanza anche alle componenti politiche di minoranza all’interno dei singoli Paesi.
[EB]

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pinocchio nero va anche a scuola!

Pinocchio Nero
Si e’ conclusa con uno straordinario successo di pubblico la
prima tournee italiana di “Pinocchio Nero”, adattamento
teatrale della favola di Collodi messo in scena da venti ex
ragazzi di strada di Nairobi. Tutto nasce da un progetto di
AMREF-Fondazione Africana per la Medicina e la Ricerca,
in collaborazione con artisti italiani.
“Dopo questo successo – assicura John Muiruri, responsabile
del progetto AMREF per i bambini di strada – non possiamo
che promettere che Pinocchio Nero tornera’ in Italia”.
Bisognera’ pero’ aspettare che i piccoli attori finiscano la
scuola, che ricomincia oggi.

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sindrome da anonimato

Incredibile: secondo una ricerca di Riza Psicosomatica un
italiano su tre soffrirebbe della Sindrome da anonimato. In
pratica funziona cosi’: se nessuno ti chiede mai un autografo
perche’ sei famoso, a lungo andare sopraggiungono
malessere, insoddisfazione e, nei casi piu’ gravi, depressione.
Si puo’ guarire partecipando a un Grande Fratello o finendo
su tutti i giornali per aver compiuto una strage.
Una volta “si soffriva” per amore, oggi e’ un problema solo
per l’8% degli intervistati.

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kofi annan, la sveglia dopo il letargo silenzioso?

Iraq : Kofi Annan definisce la guerra illegale, trema Tony Blair

 

di Mauro Giannini

 

Tony Blair ieri sera ha subito una doccia fredda dopo che Kofi Annan, il segretario generale dell’ONU, ha detto testualmente che la guerra in Iraq era illegale. Parlando sulla rete mondiale della BBC, Annan ha detto che la guerra era “in non conformita’” con il Consiglio di sicurezza dell’ONU e con la carta delle Nazioni Unite.

Richiesto se ci fosse autorita’ legale per la guerra con l’Iraq, Annan ha detto: “ho dichiato chiaramente che non era conforme al consiglio di sicurezza e con la carta dell’ONU.” Annan ha inoltre detto che non ci potrebbero essere elezioni credibili in Iraq a gennaio prossimo qualora continuasse l’attuale condizione di insicurezza nel Paese.

Questa e’ la prima volta che Annan e’ stato cosi’ franco nella sua critica dei motivi che hanno generato l’andata in guerra. Le sue osservazioni hanno generato critiche ma soprattutto agitazione. In Italia si registra un analogo commento del senatore Giulio Andreotti che ha affermato di dover ancora conoscere i motivi dell’entrata in guerra di Bush ed ha messo in guardia dal definire quella attuale una guerra di religione.

Il quotidiano britannico The Independent registra invece la richiesta da parte della componente pacifista del partito laburista di una dichiarazione da parte dell’Avvocato Generale Goldsmith sulla questione della legalita’ della guerra. La squadra di controllo dell’ONU sulle armi, condotta da Hans Blix, non trovo’ infatti prova delle armi di distruzione di massa, ma Goldsmith trovo’ ugualmente una giustificazione legale all’ingresso in guerra.

Il giornale sottolinea che il Foreign Office la notte scorsa ha cercato di mitigare le osservazioni di Annan, dicendo: “il Procuratore generale stabili’ all’epoca la posizione del governo su base legale circa il chiaro uso della forza militare.” Goldsmith ha sostenuto che la minaccia dalle armi di distruzione di massa era uno dei motivi per giustificare l’azione nell’ambito della risoluzione 1441 dell’ONU.

Tuttavia, sia Robin Cook, l’ex ministro degli esteri che Clare Short, l’ex Segretaria di Stato per lo sviluppo internazionale, dimessasi dal Governo sulla questione della guerra, misero in dubbio la legalita’ della guerra e della giustificazione legale di Goldsmith. La Short ha sostenuto che i capi del personale delle forze armate erano riluttanti ad andare in guerra fino a che Goldsmith non defini’ – alla vigilia della battaglia – che c’era giustificazione legale per la guerra.

Elizabeth Wilmshurst, il numero due nella squadra legale del Foreign Office, si dimise per protesta argomentando che l’attacco dell’Iraq era un attacco preventiva, una settimana prima dell’inizio della guerra.

Secondo The Independent, il Foreign Office avrebbe il timore che la sua giustificazione legale per la guerra con l’Iraq possa generare una contestazione anche come conseguenza del pronunciamento della Corte di Giustizia internazionale contro la costruzione del muro di sicurezza di Israele.

Ma anche la domanda ad Annan sulle elezioni in Iraq ha avuto effetti in Gran Bretagna. Il ministro degli esteri Jack Straw ha detto in una riunione riservata del partito laburista questa settimana che lo scopo degli attacchi degli insorti in Iraq e’ impedire il realizzarsi delle elezioni. Ha detto che le c’era una forte avversione perche’ l’Iraq democratico e pacifico sarebbe un modello per il Medio Oriente.

Annan disse il mese scorso che lo staff dell’ONU che tornava in Iraq dopo due attacchi con bombe suicide lo scorso ottobre avrebbe contato sulle forze multinazionali a guida USA per la sua protezione. La piccola squadra condotta dal pachistano Ashraf Jehangir Qazi e’ giunta a Baghdad il 22 settembre con la commissione elettorale dell’ONU.

Secondo il giornale britannico, Straw ha detto al partito che sono stati fatti tentativi di convincere i paesi non appartenenti alla forza multinazionale a fornire sicurezza per la squadra ma, eccetto che per il Canada, essi erano stati infruttuosi.

Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno cercato ieri di difendere i due piloti degli elicotteri che hanno lanciato sette razzi su una folla a Baghdad domenica, uccidendo 13 persone e ferendone 41, dicendo che essi erano stati sotto “un fuoco dal suolo ben mirato”. Cio’ differisce dalla prima dichiarazione dei militari degli Stati Uniti che sostenevano di aver aperto il fuoco con i razzi per impedire che un veicolo da guerra Bradley che era stato colpito da una bomba fosse saccheggiato da armi e munizioni.

La giustificazione degli USA sull’incidente nel quale Mazen al-Tomeizi – un operatore televisivo palestinese che lavorava per la TV satellitare al Arabiya – e’ stato ucciso, e’ stata contraddetta dal filmato ripreso dal suo cameraman al momento che il razzo ha colpito. Non ci sono suoni di spari dalla folla nei momenti precedenti l’attacco degli elicotteri.

The Independent commenta che “le spiegazioni dei militari USA sugli accadimmenti in cui sostengono di prendere a bersaglio gli insorti ma i morti sono soltanto civili, sono spesso contraddetti dalle immagini della televisione araba dell’avvenimento, che gli ufficiali degli Stati Uniti evidentemente non guardano prima della pubblicazione delle dichiarazioni.

Nel weekend gli USA hanno sostenuto di colpire gli insorti in un’incursione di precisione a Falluja mentre gli Iracheni stavano guardando le immagini in televisione di un’ambulanza attaccata dall’aria in cui un autista, un paramedico e cinque pazienti sono morti.”

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veder soffrir sofri

CASTELLI,
NON FIRMO


LA GRAZIA
(AGI) – Roma, 16 set. – “Sembra che Sofri debba essere a tutti i costi liberato”. Lo afferma in un’intervista all’Espresso in edicola domani il ministro Roberto Castelli. Il Guardasigilli, ribadisce di aver deciso di non controfirmare il provvedimento di clemenza per l’ex leader di Lotta Continua (“peraltro non e’ mai arrivata sul mio tavolo”), “perche’ non mi prendo la responsabilita’ di un provvedimento che non condivido”.
   Castelli, poi parla di continue “pressioni” per far liberare Adriano Sofri e di continui attacchi virulenti nei suoi confronti.(AGI) Gal 161625 SET 04
161638 SET 04COPYRIGHTS 2002-2003 AGI S.p.A.

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animali in via di estinzione: berlusconi e alemanno

Caccia alla volpe vietata in Gran Bretagna

 

 16/09/2004-

 

La decisione di ieri sera della Camera dei Comuni di approvare il bando della caccia alla volpe proposto dal premier inglese Tony Blair è, secondo la LAV, un segnale molto positivo per il movimento per i diritti degli animali in tutta l’Europa.

Dichiara Ennio Bonfanti, responsabile LAV del settore “fauna”: “Rileviamo con soddisfazione che l’opinione pubblica anglosassone e quella italiana hanno la stessa opinione – assolutamente negativa e favorevole all’abolizione – sulla caccia e sull’uccisione di animali ‘per sport’, come dimostra il sondaggio on-line della BBC che, al pari delle ricerche condotte in Italia, indica intorno all’80% la percentuale di popolazione che si dichiara anticaccia. Purtroppo lo stesso non può dirsi dei due Governi: mentre quello inglese sta promovendo il bando della crudele caccia alla volpe, il Governo Berlusconi, attraverso il ministro alle Politiche agricole Gianni Alemanno, sta attuando forti pressioni sulla Commissione UE perché all’Italia venga concessa una deroga speciale per cacciare anche in primavera durante la migrazione degli uccelli, superando il divieto della Direttiva 79/409/CEE in materia”.

In questi giorni, infatti, è stata presentata a Bruxelles una richiesta in tal senso, firmata dallo stesso Alemanno, nonostante i precedenti pareri negativi dell’INFS (Istituto Nazionale Fauna Selvatica) che si è espresso contro tale richiesta di ampliare la durata della stagione venatoria. E proprio oggi, presso la Direzione ambiente della Commissione, il direttore Nicholas Hanley ha convocato una riunione in merito.

“Invece di farsi portavoce delle frange più retrograde del mondo venatorio, Berlusconi ed Alemanno dovrebbero prendere esempio dalla vicenda inglese ed adoperarsi per abolire nel nostro Paese quel massacro legalizzato chiamato caccia – conclude Bonfanti -. Alla Commissione Ambiente dell’Unione europea, intanto, chiediamo di intervenire con forza per bloccare ogni tentativo di deregulation selvaggia della caccia in Italia”.

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ong sotto attacco dalle forze occupanti???

il leader di Emergency denuncia la confusione tra aiuti umanitari e azioni di guerra


 di Giuliana Caso

 

Mentre le istituzioni campane seguono l’evolversi delle vicende legate al rapimento di Simona Torretta e Simona Pari, sentiamo Gino Strada, leader di Emergency.

 

In queste ore le ong internazionali presenti in Iraq stanno decidendo se andarsene o restare…

«Emergency resta. Non si è mai posta il problema di andarsene. Questo sì che è un ricatto a cui non cedere».

 

Neanche dopo quello che è successo?

«Assolutamente no».

 

Siete protetti dalle nostre cosidette forze di interposizione?

«Emergency crede che avere le nostre cosiddette forze armate a proteggerci non sia un elemento di protezione, ma un elemento di rischio. Le nostre forze armate lì sono un bersaglio, sono lì a fare la guerra, e non è vero che la popolazione gli lancia fiori e caramelle. Non è vero, sono grandi bugie».

 

Chi si occupa della vostra sicurezza?

«Nessuno. La sicurezza può essere garantita soltanto dal lavoro che si fa, anche se fatti recenti dimostrano che neanche questo è più garantito».

 

Secondo lei che cosa è accaduto, per essere arrivati al punto di sequestrare operatori di pace?

«Ci sono delle riflessioni da fare: probabilmente, si è arrivati al punto finale di un processo per cui a furia di mescolare aiuti umanitari e guerra, interventi di sostegno e sacchettini di medicinali, una bomba e un sacchettino, si è arrivati a questo disastro…»

 

Insomma non si distinguono più i buoni dai cattivi?

«La gente non sa più chi è lì a fare che cosa. Chi è lì a sparare e bombardare, ad occupare il paese, sostiene di fare lavoro umanitario. La situazione è completamente fuori controllo, come non si era mai verificato, in termini di rischio, nel mondo umanitario. Questa è una precisa responsabilità politica di chi ha voluto mescolare due cose che non sono mescolabili: noi cerchiamo di salvare la vita della gente, e loro cercano di ammazzarla. Insieme non si può stare».

 

Questa è la conseguenza?

«È la conseguenza di questa campagna mediatica che ha mescolato le due cose. Io sono convinto che le truppe italiane devono andare via, e con loro devono andarsene anche tutti gli Italiani di contorno, che oggi partecipano all’occupazione dell’Iraq».

 

Chi sono gli “Italiani di contorno”?

«Il secondo esercito presente, dopo quello americano, è l’esercito dei mercenari. Vogliamo che questa gente qui sia considerata come gli altri benefattori? Via, siamo seri…»

 

Dunque gli iracheni oggi non percepiscono più chi sta lì per aiutarli e chi invece per ben altri scopi…

«Questa è una possibilità, ma ce ne è un’altra. Ricordiamoci della storia passata; per esempio, in Cecenia, era scomodo per il governo russo dell’amico Vladimir che ci fossero testimoni, gente che era là a fare cose di segno diverso. Allora, hanno assassinato a freddo sei persone della Croce Rossa Internazionale, e tutte le ong se ne sono andate via. Allora, può anche darsi che questo faccia parte di un piano per togliere di mezzo chi, operatori di pace o giornalisti, non fa parte del grande partito della guerra».

 

Questa ipotesi è raggelante…

«È già successo in Cecenia, in Afghanistan, quando gli statunitensi e i britannici hanno bombardato l’Afghanistan per quattro o cinque mesi, facendo più di diecimila morti tra i civili, non c’era un giornalista presente, se non qualche clandestino che rischiando la vita cercava di raccontare verità diverse. Non c’era una ong presente. Fuori tutti. Può darsi che stia succedendo anche in Iraq».

 

E quindi chi decide di andarsene fa il gioco dei signori della guerra?

«Non voglio accusare nessuno, ognuno deve fare i conti con quello che sta facendo. In questo momento però le ong dovrebbero riunirsi, tornare ad essere insieme, come organizzazioni umanitarie, per la vita, il che vuol dire contro la guerra. Non esiste una organizzazione umanitaria che possa anche soltanto pensare di non essere contro la guerra. E quindi non si può mescolare con nessuno dei guerrafondai, né prenderne i soldi».

 

Perché, c’è qualcuno che lo fa?

«Insomma, ci sono dei programmi del ministero degli Esteri italiano oggi in Afghanistan, ma è lo stesso governo che gli ha dichiarato guerra; dunque, mi pare che quelli siano soldi della guerra, o no?»

 

Ma lei che pensa, le operatrici di pace saranno liberate?

«Lo spero proprio, perché questo è un atto deliberato e vigliacco. Mi sembra un’enormità che si metta in pericolo la vita di persone che erano lì a dare una mano; il problema però è che fin quando noi non saremo in grado di capire che anche i bambini seppelliti sotto le macerie di Falluja o di Najaf sono una enormità di barbarie, fino a quando questa cosa non saremo capaci di dirla, e continueremo a pensarla in modo assolutamente razzista che i nostri morti siano di serie A e gli altri di B, non si risolverà mai nulla».

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Bernhard lehemann, gesto di giustizia

Vi chiedo scusa


Un professore tedesco di Gersthofen, Bernhard
Lehemann, e’ arrivato in Italia per consegnare un piccolo
risarcimento ai deportati dai nazisti.
“E’ una profonda ingiustizia che i deportati italiani in
Germania, nel periodo nazista, non abbiano avuto alcun
risarcimento”. Spulciando insieme ai suoi studenti gli
archivi storici e’ riuscito a risalire a due emiliani,
Giorgio Gregori e Memenio Marazzi, avieri catturati dai
tedeschi dal 1943 al 1945. Riceveranno un
“risarcimento” di 750 euro, frutto di una raccolta di
offerte.
“Il governo tedesco non ha mai fatto nulla per i deportati.
Ora, anche se a distanza di tempo, voglio portare, se non
direttamente alle vittime dei campi di lavoro, almeno ai
loro parenti, un gesto di giustizia”.
(Fonte: Tgcom)

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no comment

Se lo avessero saputo prima.

Da quando, il 22 agosto, all’Oslo Museum hanno rubato
L’Urlo di Edvard Munch c’e’ stato un vero e proprio
boom di presenze. 4000 visitatori in 10 giorni. E il
quadro non c’e’ piu’.
(Fonte: Ananova)

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caccia alla volpe: dalla parte dei manganelli!

Esteri
Il Corriere della Sera
Londra, 15 Settembre 2004

 

Irruzione nellla Camera dei comuni dei «tradizionalisti»
Londra: scontri per la caccia alla volpe
Duro confronto con la polizia dei favorevoli al mantenimento della tradizione. L’abolizione approvata con 356 sì e 166 no

Violato il sacro tempio della democrazia britannica. Un gruppo di manifestanti (almeno cinque) che protestavano contro l’abolizione della caccia alla volpe è entrato alla Camera dei comuni a Londra e sono stati bloccati dagli addetti alla sicurezza. Il dibattito in corso è stato temporaneamente sospeso. Intanto all’esterno del Parlamento erano in corso scontri tra la polizia e circa 10 mila manifestanti.

I «COUNTRY PEOPLE» – Circa 10.000 «country people» si erano radunati davanti a Westminster per protestare, strettamente controllati dalle forze dell’ordine. Il premier Tony Blair, per bocca del suo portavoce, ha fatto sapere che dopo aver tentato per sette anni di trovare un modo di risolvere la questione e un compromesso tra animalisti e cacciatori, non essendoci riuscito ha dato ai deputati laburisti libertà di voto. E la Camera dei Comuni ha così potuto procedere ad approvare il divieto della caccia alla volpe. I sì sono stati 356, i no 166.

I LORD – Dopo l’approvazione – secondo il calendario fornito da BBC/news – il dibattito nella Camera dei Lord dovrebbe essere fissato per ottobre, dopo i congressi annuali dei partiti. Se i Lord, come sembra probabile, voteranno ancora una volta contro, il governo è pronto ad usare il cosiddetto «Parliament Act», una procedura poco usata per aggirare il veto della Camera alta e far approvare la legge entro novembre 2005. Il divieto di caccia alla volpe potrebbe comunque entrare effettivamente in vigore nel 2006 – a meno che «perversamente», come ha affermato il ministro per gli affari rurali Alun MIchael, non siano proprio i Lord ad opporsi al rinvio – quella alla lepre con i levrieri invece nel febbraio 2005. Alcuni sostengono che il rinvio servirebbe solo ad evitare che il tema della caccia possa avere influenza sulle elezioni nella primavera prossima.

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apparizione di madonna

AGI) MUSICA, MADONNA AL CAPODANNO EBRAICO

 

(AGI) – Milano, 14 set. – Madonna andràa Tel Aviv per festeggiare il capodanno ebraico. La star del pop, che affronterà il viaggio assieme ad altri studenti della scuola ebraica di Los Angeles, ha coinvolto nella sua conversione religiosa anche le amiche Demi Moore e Britney Spears ed ha annunciato l’ imminente apertura di una scuola di cabala per bambini, a Manhattan. Madonna arriverà a Tel Aviv mercoledì prossimo, la prima sera della festa ebraica. Il programma prevede una visita alla tomba di Rachele, a Betlemme, uno dei luoghi più venerati dagli ebrei ortodossi. Nonostante alcuni rabbini abbiano contestato l’ “intrusione” della cantante nella cabala, e nonostante il rabbino Yitzhak Kadouri, un leader fra i cabalisti, abbia commentato con il quotidiano israeliano Maariv che ai non ebrei, soprattutto donne, è proibito studiare la dottrina, il direttore del centro di cabala di Tel Aviv attende il gruppo da Los Angeles con entusiasmo. Madonna non si sottrarrà al kaparos, il rituale effettuato con galline vive, con il quale ci si purifica dai peccati dell’ anno passato.

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un ponte di solidarietà

RAPIMENTO DELLE VOLONTARIE


Appello di “Un Ponte Per”
Appello per la liberazione delle ragazze e dei ragazzi rapiti in Iraq


“Noi, movimento italiano per la pace, fratelli e sorelle di Simona Pari e di Simona Torretta, operatrici di pace in Iraq, chiediamo alle persone che le detengono insieme ai due operatori iracheni, Ra’ad Alì Abdul-Aziz e Mahnaz Bassam, di liberarli subito. Vi chiediamo di considerare quanto danno state provocando alla causa della pace e a quella del popolo iracheno. Come ha scritto l’Unione delle comunità islamiche in Italia, “testimoniate coscienza di un debito di riconoscenza nei confronti di coloro che hanno condiviso la sofferenza del popolo iracheno negli anni dell’embargo, che sono rimasti nel paese quando dal cielo piovevano le bombe, che non l’hanno abbandonato neanche in questi mesi orribili di confusione e violenza”.

Vi chiediamo di non spezzare il filo di solidarietà che, nonostante e contro l’embargo prima e la guerra poi, nonostante e contro le scelte del nostro governo, persone come le nostre sorelle hanno mantenuto tenacemente e coraggiosamente, ad esempio rifornendo di acqua la popolazione assediata di Falluja e Najaf. “Un ponte per”, la loro Ong, insieme a centinaia di organizzazioni sociali e politiche del nostro paese, ha organizzato gigantesche manifestazioni a favore della pace e per il ritiro delle truppe straniere dall’Iraq, e ha cercato di non abbandonare gli iracheni all’arbitrio dell’occupazione militare.

 

In nome di questa lotta e della verità, vi scongiuriamo: liberateli subito. Al popolo iracheno e a tutti gli amanti della pace nel mondo, e in Italia, chiediamo di aiutarci nel tentativo di salvare la vita di Simona Pari, di Simona Torretta, di Ra’ad Alì Abdul-Aziz, di Mahnaz Bassam. Erano a Baghdad a nome di tutti noi. Nella loro prigione siamo anche noi, oggi. La loro liberazione sarebbe uno spiraglio di luce nel buio della violenza. Ancora in queste ore, in molte città irachene, la guerra miete vittime innocenti. Perciò continuiamo a chiedere con fermezza che tacciano le armi, che termini l’occupazione. Ogni forma di mobilitazione, di pressione, gli appelli e le fiaccolate, i messaggi ai rispettivi governi sono i mezzi di cui disponiamo, noi popolo della pace. Usiamoli tutti, adesso. Al movimento italiano chiediamo di scendere in piazza, in ogni città, da subito, con i colori dell’arcobaleno e nel nome delle nostre sorelle e dei nostri fratelli sequestrati in Iraq.

 

Il Comitato italiano Fermiamo la guerra, organizzatore delle marce del 15 febbraio 2003 e del 20 marzo 2004
Un ponte per Baghdad

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la morte in diretta

Lunedì 13 settembre 2004
 
La Repubblica

Morte di un reporter in diretta televisiva


VITTORIO ZUCCONI

Il reporter di al Arabya abbattuto dalle schegge si aggiunge a una lista ormai molto lunga di giornalisti arabi, oltre che europei e americani, morti sotto i colpi dei carri armati e dei velivoli d´assalto Usa, a cominciare dai corrispondenti della odiata al Jazeera bersagliati “per sbaglio” nei loro uffici ancora nelle ore del primo attacco alla capitale Irachena. Non è dunque una novità, la sua morte. La novità è nel fatto che la sequenza della sua uccisione sia stata registrata in diretta e dunque rappresenti una delle rare e sicure documentazioni di quegli “effetti collaterali”, che nei rapporti dei militari appaiono come esangui statistiche, seguite a volte da inchieste di comodo e da insolenti scuse.
Se la guerra di Bush può vantare la propria “intelligenza” è perché della strage collaterale non ci sono prove visibili e i morti innocenti sono soltanto sacchi raccolti tra le rovine. Ma non c´è dubbio che se potessimo vedere le migliaia di civili innocenti uccisi “per errore” durante il bombardamento di un presunto covo terroristico, il disgusto dell´opinione pubblica mondiale per il prezzo umano di questa guerra crescerebbe ancora. Per la fortuna di coloro che appoggiano e incitano la nostra guerra di civiltà, gli effetti collaterali raramente, o mai, si vedono mentre accadono. O non esistono o sono cancellati.
Ieri, in Italia grazie ai tg che hanno mandato in onda una sequenza disponibile a tutte le reti del mondo, invece si è visto. E, attraverso al Arabya, l´hanno vista milioni di spettatori nell´universo della mezzaluna, dall´Atlantico al Pacifico del Sud, dove già la convinzione che l´America sia una superpotenza violenta e ipocrita, che non pratica quello che predica, è tragicamente e profondamente radicata. La prima giustificazione data dai comandi americani, che hanno spiegato l´attacco dell´elicottero come un´operazione lanciata per proteggere la folla che si era raccolta attorno al relitto del blindato Bradley, non ha fatto altro che rafforzare, nel cuore e nelle menti di coloro che dovremmo conquistare, questa persuasione. Assai più probabile è che l´equipaggio di quell´elicottero di pattuglia in cielo abbia reagito alla vista del Bradley in fiamme sul quale qualcuno aveva issato la bandiera di Al Qaeda, per rabbia, per vendetta, forse per proteggere l´equipaggio del veicolo nel dubbio che fosse ancora intrappolato nella carcassa. La sindrome di Mogadiscio e del Black Hawk abbattuto è fortissima tra i soldati americani. Ma il motivo di quell´assalto alla cieca dall´aria ha poca importanza.
Importante ed esemplare è che nella giornata di ieri, diciannove mesi dopo la guerra e quattro mesi dopo l´operettistica fuga del proconsole Paul Bremer dalla capitale e l´insediamento del presunto governo sovrano di Allawi in una cerimonia moragnatica semiclandestina, il cuore di Bagdad sia ancora palesemente in balia dei ribelli, o insorti, o terroristi, o fanatici o comunque di coloro che avrebbero perduto la guerra e sarebbero in rotta.
La morte del reporter arabo non è stata una tragedia epocale, né un evento che possa consumarci come l´abominio di Beslan o la prigionia oscura delle due giovani volontarie italiane, sulle quali c´è chi sta addirittura giocando con presunti comunicati diffusi nelle fogne di Internet. È stata soltanto l´ennesima testimonianza del falso continuo al quale siamo sottoposti da un´amministrazione americana condannata a mentire di fronte all´enormità della menzogna iniziale, se non vuole perdere il potere. Solo che questa volta, il falso è divenuto visibile, come il sangue di un uomo sull´obbiettivo di una telecamera.

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oro blu. (thanx to h2o)

Il sottosuolo del confine fra i tre Stati è la più grande riserva d’acqua dolce del mondo. Ecco i piani Usa

Le carte coperte del Pentagono nella guerra dell’acqua

 

Angela Nocioni

 

Il sistema acquifero del Guaranì, sterminato oceano sotterraneo tra il nord est brasiliano e la pampa argentina, la riserva d’acqua dolce più grande del mondo. Il centro geografico di questo scrigno di oro blu è la Triple frontera, luogo di confine tra Argentina, Brasile e Paraguay, additato dal Pentagono come culla di terroristi islamici di varia provenienza, informazione puntualmente smentita dai servizi segreti locali. Lì, proprio lungo il triplice confine, Washington insiste da tempo per costruire la sede stabile delle esercitazioni di contingenti presi in prestito dalle forze armate latinoamericane, esercitazioni da realizzare sotto comando statunitense. Un gigantesco esercito a guida Usa piazzato nel punto strategico del territorio che custodisce una delle riserve di biodiversità più ricche del pianeta. Il Brasile ha a lungo storto il naso (ma senza che il presidente Lula abbi mai speso una parola chiara in proposito con Washington), l’Argentina ha detto esplicitamente che non gradisce. Tentando di aggirare il malcontento delle due potenze continentali, la Casa Bianca ha messo alle strette il Paraguay che sull’oceano potabile galleggia. L’amministrazione Bush pretende da Nicanor Duarte – presidente da nemmeno un anno, candidato dal Partido Colorado – la firma di un accordo che garantisca l’immunità penale ai militari e ai funzionari statunitensi occupati in qualsiasi missione, comprese le operazioni coperte, in territorio paraguaiano. L’obiettivo è scucire l’appoggio del Paese più debole del Mercosur (mercato comune del Cono Sur costruito sull’asse Brasilia-Buenos Aires) per militarizzare la delicatissima regione. Il metodo per conseguirlo è quello già tentato con 35 paesi nell’ultimo anno: o accordate l’immunità penale ai nostri militari sul vostro territorio o non riceverete più finanziamenti statunitensi (né quelli del Fondo monetario internazionale). Anche se Duarte sta da mesi contrattando per evitare di firmare un accordo vincolante con Washington, la Casa Bianca sa di poter contare su antichi appoggi dentro e fuori dall’attuale governo paraguayano. Il Paraguay è il Paese in cui la Cia, durante la dittatura di Alfredo Stroessner, poté permettersi di impiantare il suo quartier generale in Latino America. Le dirette implicazioni di ufficiali della Fbi negli anni bui della storia paraguaiana sono raccontate dai documenti saltati fuori nel dicembre del 1992 con il ritrovamento degli archivi del terrore.

Il Pentagono ha provato più volte a coinvolgere gli eserciti della regione nella costituzione di una mai meglio definita “forza multilaterale”. Il 25 marzo 2003, durante la riunione di militari dei paesi del Cono sud convocata dagli Stati Uniti a Miami, si è tentata la formalizzazione dell’esistenza di questa forza presentandola come contingente d’appoggio al Plan Colombia. Il Mercosur ha già dichiarato il sistema acquifero del Guaranì una sua riserva strategica. Quell’enorme oceano potabile si estende per un milione e 200mila chilometri. Se a ciò si aggiunge la riserva d’acqua dei ghiacciai dell’estremo sud argentino e si considera che meno del 3% delle riserve idriche del pianeta sono costituite d’acqua dolce, non stupisce che agli strateghi della svendita delle risorse naturali latinoamericane l’affare Guaranì possa sembrare un business lucroso tanto quanto quello degli idrocarburi.

 

PS da ascoltare: ‘Due parti di idrogeno per una di ossigeno’ – Marco Paolini + Mercanti di Liquore da ‘Sputi’ (vi manderei l’mp3, but where?)

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riceviamo e con piacere pubblichiamo (da H2O)

WATER WAR

L’Acqua fonte di vita, l’Acqua bene pubblico per eccellenza, l’Acqua bene comune dell’umanità, rischia di essere consegnata nelle mani di chi la vuole trasformare in merce, quotare in Borsa, limitare a un affare per pochi. Qualcuno ha calcolato che nel mondo il business dell’Acqua equivarrebbe a quasi la metà del business del petrolio. Dall’oro nero all’oro blu. Dalle guerre per il petrolio alle guerre per l’Acqua. Già ora il conflitto tra Israele e la Palestina vede l’Acqua come elemento di contesa. Ma la guerra dell’Acqua si combatte anche a suon di lobby e di leggi. Le lobby sono formate dalle multinazionali che “influenzano” le organizzazioni internazionali che a loro volta “condizionano” i politici. Le multinazionali dell’Acqua si chiamano: Suez Lyonnaise des Eaux, Vivendi, RWE, ACEA, ma anche Danone, Nestlè e così via. La Nestlè vorrebbe acquistare l’Acquedotto Pugliese, il più grande acquedotto d’Europa. Le organizzazioni internazionali si chiamano: Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC o WTO in inglese), Banca Mondiale (BM), Fondo Monetario Internazionale (FMI) e altre. Nei negoziati GATS (o AGCS, Accordo Generale sul Commercio dei Servizi) in corso, la Commissione Europea vorrebbe mettere sul mercato (cioè privatizzare) i servizi pubblici e tra questi la gestione dell’Acqua. I politici si chiamano: Bush, Prodi, Blair, Chirac, Berlusconi, ma anche D’Alema, Fassino e altri. I DS, benché all’opposizione, hanno presentato un emendamento alla Finanziaria 2003 per costringere tutti comuni d’Italia a privatizzare i propri acquedotti (la loro lobby si chiama ACEA di Roma?). Le leggi sono: i trattati del WTO, i finanziamenti della BM e del FMI, le Direttive CEE e, in Italia, la legge Galli (n. 36 del 1994), la Finanziaria del 2002 e del 2003, la Legge Regionale della Lombardia n. 21 del 1998. Tutte norme che obbligano gli enti pubblici ad affidare la gestione dell’Acqua ai privati. Uno scenario non certo rassicurante.

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adotta una mamma

Un’altra storia di coraggio…
Questa volta arriva dal villaggio di Pailan, a Calcutta. E’ la storia del dottor Samir Chaudhuri, pediatra esperto in nutrizione, fondatore dal 1975 del CINI (Child in need institute) istituto per il bambino bisognoso.
Il dottor Chaudhuri ha messo a punto un sistema “circolare”: chi entra nella clinica paga un biglietto (cinque rupie, 0,16-0,20 euro) e inizia una serie di controlli, peso, altezza, poi passa attraverso un check-up generale, le vaccinazioni, la distribuzione dei farmaci e alla fine si spunta nel cortile della clinica. Con questo sistema si arrivare a visitare (e curare) anche un migliaio di persone al giorno.
Oggi nei CINI lavorano 250 tra medici, infermieri e operatori umanitari, con un’utenza di 400mila persone.
5 rupie a paziente non sono sufficienti a coprire le spese degli ospedali (ci vorrebbero circa un euro a persona) e cosi’ Chaudhuri raccoglie anche donazioni dall’estero, Italia compresa.
In Italia ha in particolare lanciato la campagna “Adotta una mamma, salva il suo bimbo” (http://www.adottaunamamma.it). Con 250 euro si assicurano a una futura mamma assistenza durante la gravidanza e per i due anni di vita del bambino.
“La possibilita’ di intervenire sulla denutrizione e’ una finestra che si apre una volta”, spiega il pediatra, “poi si chiude. Per sempre.”
(Fonte: Peacereporter.net)

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vie verdi

Salvare i tracciati ferroviari dismessi trasformandoli in percorsi ciclopedonali chiusi alle auto: e’ la proposta della Federazione Italiana Amici della Bicicletta – Fiab onlus alle Ferrovie dello Stato, in previsione delle imminenti aste per la vendita del patrimonio immobiliare Fs: i percorsi seguiti dalle rotaie sarebbero infatti particolarmente indicati per diventare percorsi ciclopedonali. Sono fin dall’origine separati dal traffico motorizzato, quindi sicuri per pedoni e ciclisti, hanno una pendenza quasi nulla e generalmente attraversano luoghi ancora preservati dall’incuria dell’uomo.
In Italia tra argini dei fiumi, tratturi, sentieri storici, sentieri di montagna e ferrovie dismesse, esistono migliaia di chilometri di “vie verdi” che potrebbero essere recuperati e restituiti alla libera fruizione ciclopedonale. Con benefici per la salute, l’ambiente e le economie locali.(Fonte: A come Ambiente

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norman kyte

A Norman Kyte, 53enne del Somerset, i medici avevano detto che non c’era piu’ nulla da fare: tumore al pancreas, inoperabile. Cosi’ Norman si e’ licenziato dal lavoro e con la moglie e’ andato in vacanza, per un mese, ai Caraibi, spendendo circa 8000 dollari.
Ritornato a casa i medici gli hanno detto che c’era stato un errore. Il tumore era benigno e perfettamente operabile.
Ora Norman rivuole indietro i soldi del viaggio e dopo le lezioni presidenziali USA fara’ causa all’ospedale

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