ong sotto attacco dalle forze occupanti???

il leader di Emergency denuncia la confusione tra aiuti umanitari e azioni di guerra


 di Giuliana Caso

 

Mentre le istituzioni campane seguono l’evolversi delle vicende legate al rapimento di Simona Torretta e Simona Pari, sentiamo Gino Strada, leader di Emergency.

 

In queste ore le ong internazionali presenti in Iraq stanno decidendo se andarsene o restare…

«Emergency resta. Non si è mai posta il problema di andarsene. Questo sì che è un ricatto a cui non cedere».

 

Neanche dopo quello che è successo?

«Assolutamente no».

 

Siete protetti dalle nostre cosidette forze di interposizione?

«Emergency crede che avere le nostre cosiddette forze armate a proteggerci non sia un elemento di protezione, ma un elemento di rischio. Le nostre forze armate lì sono un bersaglio, sono lì a fare la guerra, e non è vero che la popolazione gli lancia fiori e caramelle. Non è vero, sono grandi bugie».

 

Chi si occupa della vostra sicurezza?

«Nessuno. La sicurezza può essere garantita soltanto dal lavoro che si fa, anche se fatti recenti dimostrano che neanche questo è più garantito».

 

Secondo lei che cosa è accaduto, per essere arrivati al punto di sequestrare operatori di pace?

«Ci sono delle riflessioni da fare: probabilmente, si è arrivati al punto finale di un processo per cui a furia di mescolare aiuti umanitari e guerra, interventi di sostegno e sacchettini di medicinali, una bomba e un sacchettino, si è arrivati a questo disastro…»

 

Insomma non si distinguono più i buoni dai cattivi?

«La gente non sa più chi è lì a fare che cosa. Chi è lì a sparare e bombardare, ad occupare il paese, sostiene di fare lavoro umanitario. La situazione è completamente fuori controllo, come non si era mai verificato, in termini di rischio, nel mondo umanitario. Questa è una precisa responsabilità politica di chi ha voluto mescolare due cose che non sono mescolabili: noi cerchiamo di salvare la vita della gente, e loro cercano di ammazzarla. Insieme non si può stare».

 

Questa è la conseguenza?

«È la conseguenza di questa campagna mediatica che ha mescolato le due cose. Io sono convinto che le truppe italiane devono andare via, e con loro devono andarsene anche tutti gli Italiani di contorno, che oggi partecipano all’occupazione dell’Iraq».

 

Chi sono gli “Italiani di contorno”?

«Il secondo esercito presente, dopo quello americano, è l’esercito dei mercenari. Vogliamo che questa gente qui sia considerata come gli altri benefattori? Via, siamo seri…»

 

Dunque gli iracheni oggi non percepiscono più chi sta lì per aiutarli e chi invece per ben altri scopi…

«Questa è una possibilità, ma ce ne è un’altra. Ricordiamoci della storia passata; per esempio, in Cecenia, era scomodo per il governo russo dell’amico Vladimir che ci fossero testimoni, gente che era là a fare cose di segno diverso. Allora, hanno assassinato a freddo sei persone della Croce Rossa Internazionale, e tutte le ong se ne sono andate via. Allora, può anche darsi che questo faccia parte di un piano per togliere di mezzo chi, operatori di pace o giornalisti, non fa parte del grande partito della guerra».

 

Questa ipotesi è raggelante…

«È già successo in Cecenia, in Afghanistan, quando gli statunitensi e i britannici hanno bombardato l’Afghanistan per quattro o cinque mesi, facendo più di diecimila morti tra i civili, non c’era un giornalista presente, se non qualche clandestino che rischiando la vita cercava di raccontare verità diverse. Non c’era una ong presente. Fuori tutti. Può darsi che stia succedendo anche in Iraq».

 

E quindi chi decide di andarsene fa il gioco dei signori della guerra?

«Non voglio accusare nessuno, ognuno deve fare i conti con quello che sta facendo. In questo momento però le ong dovrebbero riunirsi, tornare ad essere insieme, come organizzazioni umanitarie, per la vita, il che vuol dire contro la guerra. Non esiste una organizzazione umanitaria che possa anche soltanto pensare di non essere contro la guerra. E quindi non si può mescolare con nessuno dei guerrafondai, né prenderne i soldi».

 

Perché, c’è qualcuno che lo fa?

«Insomma, ci sono dei programmi del ministero degli Esteri italiano oggi in Afghanistan, ma è lo stesso governo che gli ha dichiarato guerra; dunque, mi pare che quelli siano soldi della guerra, o no?»

 

Ma lei che pensa, le operatrici di pace saranno liberate?

«Lo spero proprio, perché questo è un atto deliberato e vigliacco. Mi sembra un’enormità che si metta in pericolo la vita di persone che erano lì a dare una mano; il problema però è che fin quando noi non saremo in grado di capire che anche i bambini seppelliti sotto le macerie di Falluja o di Najaf sono una enormità di barbarie, fino a quando questa cosa non saremo capaci di dirla, e continueremo a pensarla in modo assolutamente razzista che i nostri morti siano di serie A e gli altri di B, non si risolverà mai nulla».

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