2004

nude alla meta (peta)

Indossando poco piu’ che uno striscione con scritto “Pelle,
meglio mostrarla che indossarla”, due attiviste scozzesi
del Peta hanno sfilato nude lungo via Montenapoleone per
protestare contro il Mipel, la fiera internazionale della
pelletteria in corso a Milano.
Gli animali ringraziano. Turisti e passanti pure.

http://www.peta.org/

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Vino prodotto dai terreni sottratti alla mafia

Circa 18 mesi fa nei dintorni di Monreale vennero
assegnati all’allora sindaco Salvino Caputo (oggi
presidente dell’associazione antiracket “Emanuele Basile”)
circa 30 ettari di terreni confiscati alla mafia, per essere
destinati ad attivita’ agricole e zootecniche. E ieri e’
iniziata la vendemmia da parte di dieci giovani della
cooperativa sociale la “Castellana sicula”: durera’ circa 8
giorni e le uve raccolte confluiranno in una cantina del
comprensorio per creare una nuova etichetta dal titolo
“Vino prodotto dai terreni sottratti a Cosa nostra” ideata
dai ragazzi dell’Istituto statale d’Arte per il mosaico di
Monreale Mario D’Aleo.
La nuova etichetta e’ un altro dei prodotti che si coltivano
sui terreni confiscati alla mafia nel territorio di Monreale.
Alcuni, ad esempio la pasta biologica, si sono gia’ inseriti
nella rete di grande distribuzione nazionale.
(Fonte: www.Greenplanet.net )

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avvocati di strada

Bologna 28 Settembre 2004

 Avvocato di StradaUn progetto dell’ Associazione Amici di Piazza Grande“Let Justice roll down like waters”
(Martin Luther King Jr.)

 
Il progetto “Avvocato di strada”, realizzato nell’ambito dell’ Associazione Amici di Piazza Grande, nasce a Bologna alla fine del 2000. Il progetto ha come obiettivo fondamentale la tutela dei diritti dei senza fissa dimora, che quotidianamente sono costretti a subire soprusi e prevaricazioni di ogni genere senza potersi difendere.
Il progetto nasce dalla necessità, sentita da più parti, di poter garantire un apporto giuridico qualificato a quei cittadini oggettivamente privati dei loro diritti fondamentali. Chi operava nel sociale, infatti, denunciava continuamente un irrigidimento ingiustificato delle istituzioni e dei cittadini nei confronti delle situazioni di emarginazione e di grave disagio sociale.

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Sin dall’inizio il progetto è stato appoggiato dall’associazione bolognese “Nuovamente – persone e progetti per la città”, che ne ha discusso la fattibilità, ne ha curato la presentazione pubblica, e ne ha facilitato la concreta realizzazione, partecipandovi fattivamente tramite gli avvocati iscritti all’associazione.Lo Sportello, coordinato dall’Avv. Antonio Mumolo e diretto dal Dott.Alberto Benchimol, e’ costituito prevalentemente da avvocati e laureati che forniscono gratuitamente consulenza e assistenza legale ai cittadini che versano in gravi situazioni. All’attività dello sportello partecipano a rotazione 25 avvocati del Foro di Bologna. Circa 30 avvocati dello stesso Foro, inoltre, pur non partecipando direttamente all’attività dello sportello, danno la loro disponibilità a patrocinare gratuitamente uno o due casi l’anno riguardanti persone senza fissa dimora.
Le persone senza fissa dimora spesso arrivano sul nostro territorio dopo avere girovagato per tutto il paese. Frequentemente capita che i procedimenti giudiziari nei confronti degli utenti si debbano svolgere in altre città d’Italia. Per queste ragioni lo sportello si avvale di legali del foro competente, presso cui si elegge domicilio, e che di volta in volta vengono individuati anche con l’aiuto di altre organizzazioni presenti sul territorio di riferimento.
Avvocato di Strada riesce quindi ad esercitare la propria azione su tutto il territorio nazionale, fermo restando che la vertenza giuridica viene attivata dal territorio bolognese.

 

***


Le iniziative del 2004

Nel marzo del 2004 avvocato di strada e Nuovamente pubblicheranno un opuscolo contenente le informazioni necessarie alle persone che vivono in strada o che arrivano a Bologna prive di disponibilità economiche. L’opuscolo sarà ditribuito gratutitamente in stazione, nei dormitori, e in tutti i luoghi frequentati dai fissa dimora.

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Le esperienze del passatoA tutto il 2003 abbiamo affrontato 334 casi di ogni specialità di diritto. Il numero di consulenze effettuate non è stato calcolato ma è di una rilevante consistenza. Tra i casi affrontati, uno in particolare ha assunto notevole importanza per la realizzazione degli obiettivi e della funzione del progetto. Il gruppo dell’Avvocato di strada ha dovuto affrontare una causa pilota contro il Comune di Bologna, per la tutela del diritto alla residenza. L’azione giudiziale si e’ resa necessaria a causa del comportamento tenuto dall’amministrazione comunale che aveva, fino a quel momento, negato ad una persona senza fissa dimora un diritto soggettivo gia’ riconosciuto dalla Costituzione. La causa si e’ conclusa con il riconoscimento del diritto alla residenza in capo all’attore e con la condanna del Comune di Bologna al pagamento delle spese legali. Tale provvedimento, unico in Italia, costituisce un precedente giurisprudenziale fondamentale. A seguito della pronuncia del giudice tutte le persone senza fissa dimora, in tutto il territorio nazionale, oggi possono richiedere e ottenere la residenza anagrafica presso i dormitori, i centri di accoglienza, le associazioni. Il risultato e’ ancora piu’ importante se si pensa che l’iscrizione nei registri anagrafici e’ il presupposto imprescindibile per poter beneficiare dell’assistenza sanitaria nazionale, per esercitare il diritto di voto, per iscriversi alle liste di collocamento, per aprire la partita IVA e, in generale, per godere dei diritti riconosciuti dallo stato sociale.
Un altro problema che è stato affrontato è quello della situazione in cui versano i figli minori delle persone che vivono in strada. Questi bambini vengono inesorabilmente dati in adozione ad altre persone, su consiglio degli assistenti sociali e con decisione del Tribunale dei Minori. Gli assistenti sociali ed il Tribunale dei Minori dimenticano però, spesso, che la persona che vive in strada e che si trova in situazione di grave disagio (alcoolisti, tossicodipendenti o semplicemente poveri) hanno normalmente una famiglia e che sarebbe più giusto affidare i minori temporaneamente a quella famiglia, consentendo ai genitori di intraprendere un percorso di recupero, alla fine del quale potranno tornare a vivere con i propri figli.
Questa strada non solo consente ai genitori di non perdere i figli, ma offre l’ulteriore vantaggio di dare loro uno stimolo in più per uscire dalla situazione in cui si trovano.
In due casi è stata fatta opposizione all’adottabilità di due bimbi ed in ambedue i casi siamo riusciti a fare in modo che i minori venissero affidati a familiari dei genitori (in un caso ai nonni e nell’altro alla sorella della madre). Nel frattempo i genitori sono entrati in comunità, per affrontare un percorso che consentirà loro di ritornare a vivere con i propri figli.

 

 

Lo stato d’arte al 2004 Lo stato d’arte di Avvocato di Strada aggiornato al settembre 2004.
Leggi il file pdfI grafici delle pratiche legali dui Avvocato di Strada
Scarica il file pdf


***


I progetti futuri
Nel prossimo futuro contiamo di aiutare a far nascere iniziative analoghe in altre principali città.
Tra i vari compiti dello sportello vi è anche la costituzione di una rete d’associazioni e servizi che dovrà essere uno strumento di tutela, un contenitore di scambio e raccolta degli episodi di prevaricazione, un luogo di produzione di materiale informativo divulgativo e di costruzione d’iniziative pubbliche contro gli abusi e prevaricazioni che sono commessi quotidianamente tra le persone che non hanno una dimora stabile e che vivono in condizioni d’estrema precarietà.
Tra gli obiettivi, inoltre, vi è quello di raccogliere tutta la normativa e la giurisprudenza rispetto ai temi dell’esclusione, stilare una carta dei diritti e costruire un centro diritti della povertà e del disagio.

 


Riconoscimenti Il progetto Avvocato di Strada è stato premiato dalla Fondazione Italiana per il Volontariato quale miglior progetto in Italia per l’anno 2001 rivolto alle persone senza fissa dimora.

 

Avvocato di Strada nelle altre città
Come gia’ anticipato, tra le nostre prospettive vi è quella di aprire sportelli di Avvocato di Strada anche in altre città italiane. A tal proposito si è già attivata un’iniziativa a Verona, dove dal settembre 2002 è aperto uno sportello di consulenza ed assistenza giuridica alle persone senza fissa dimora. Allo sportello di Verona ruotano circa 20 avvocati di ogni disciplina di diritto. Lo sportello, situato presso il centro diurno della comunita’ dei giovani, in Regaste S.Zeno 7b, riceve tutti i giovedi su appuntamento, e risponde al numero 045/8036739.Mail segreteria@comunitadeigiovani.org.


Contatti Tel. (fax) 051-397971.
Per consigli, suggerimenti, riflessioni, racconti, esperienze, adesioni o quant’altro abbiate voglia di comunicarci potete mandare le vostre e-mail a avvocatodistrada@piazzagrande.it, oppure potete scrivere a Avvocato di Strada, Associazione Amici di Piazza Grande, Via Libia 69, 40138, Bologna. Se desiderate rivolgervi a qualcuno in particolare andate nella sezione contatti della home page.
Emergenze Per le emergenze è sempre attivo un numero di cellulare messo a disposizione dall’Associazione: 3356804274
Gli orari ed i luoghi di ricevimento: Temporaneamente Avvocato di Strada riceve in Via Di VIncenzo 26/f presso gli uffici della Cooperativa La Strada di Piazza Grande
Diritto civile, tutti i mercoledì dalle 15.00 alle 17.00;
Diritto penale, tutti i venerdì dalle 15.00 alle 17.00.

Presso il dormitorio di Via dei Carracci 69
Diritto civile e penale, il secondo e quarto giovedì del mese, dalle 19.00 alle 20.00.

Presso il dormitorio di via Lenin 20
Il quarto giovedì del mese, sia diritto civile che penale, dalle 19.30 alle 20.30. In questo sportello confluiscono anche gli utenti del dormitorio di Via Lombardia

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lotta contro i giganti della produzione di sigarette

Il governo degli Stati Uniti inizia martedi’ un processo
storico contro i produttori di sigarette nella speranza di
recuperare circa 280 miliardi di dollari che
rappresenterebbero mezzo secolo di corposi guadagni
acquisiti ai danni dei fumatori.
I capi d’accusa sono numerosi: secondo la denuncia
depositata dal governo al tribunale federale di
Washington, le multinazionali del tabacco hanno
modificato i dosaggi di nicotina nelle sigarette in modo da
aumentare la dipendenza dei fumatori; condizionato
deliberatamente gli adolescenti a colpi di campagne
pubblicitarie dal valore di miliardi di dollari; venduto
sigarette a basso tasso di catrame con il pretesto che
fossero meno nocive per la salute, mentendo sui relativi
rischi; manipolato o nascosto i risultati di studi scientifici
che provano l’esistenza di questi rischi.
Il processo, la cui sola fase di presentazione dovrebbe
durare fino a marzo 2005, coronera’ cinque anni di lavoro
per raccogliere le prove contro i grandi produttori di
sigarette nel quadro della legge RICO (Racketeer
Influenced and Corrupt Organizations), messa in atto per
lottare contro i giganti del tabacco.
(Fonte: www.italiasalute.it)

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rinvio a giudizio per Beppe Grillo

RINVIO PER BEPPE GRILLO
Il comico genovese è stato rinviato a giudizio nel processo per diffamazione


Il tribunale di Asti ha ordinato un rinvio a giudizio per Beppe Grillo nel processo che lo vede imputato per diffamazione dal parlamentare di Forza Italia Giorgio Galvagno.
Il giudice ha dato un mese di tempo (29 ottobre) alle parti per cercare una conciliazione.
Il tutto è nato durante uno spettacolo del comico genovese al Teatro Alfieri di Asti, durante il quale Grillo parlando di tangentopoli ha fatto nomi e battute che furono ritenute offensive dall’onorevole Galvagno. Il parlamentare chiese così al comico di
devolvere in beneficenza 40 mila euro, praticamente l’incasso della serata. Grillo non rispose neppure alla richiesta e così nel corso delle udienze preliminari, Galvagno formalizzò la richiesta di risarcimento dei danni morali in 600 mila euro.
Dal canto suo Grillo nega di aver pronunciato le frasi ingiuriose riportate dai giornali ed ha affermato che le sue intenzioni non erano quelle di offendere il parlamentare astigiano.

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tutte le cose parlano

Meglio tardi che mai
Washington – Avrebbe dovuto essere il primo, invece e’
l’ultimo museo nato sul Mall, il viale verde che ospita
alcuni dei musei piu’ spettacolari del mondo. Si tratta del
museo dei Nativi Americani: un edificio di 5 piani,
circondato da una foresta artificiale e da una cascata.
Ospita 33mila varieta’ di piante, 40 grandi massi
provenienti dal Canada e oltre 8.000 oggetti artigianali.
Secondo un antico proverbio pellerossa “Tutte
le cose parlano, basta saperne la lingua”.

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trecentottantotto!!!

La settimana scorsa la polizia di Los Angeles ha
sequestrato centinaia armi da fuoco a un solo uomo.
Protagonista della vicenda di Wayne Wright, 56 anni.
Prima in auto e poi in casa gli agenti hanno trovato 388
armi, piu’ di quante ne siano state sequestrate in tutto lo
scorso anno (348).
L’uomo potrebbe essere accusato di traffico illegale di
armi.

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baba rotolante for peace

Baba Mohan Das, indiano, di professione santone, sta
rotolando di fianco dall’India fino al Pakistan (circa 965
chilometri) per ringraziare il presidente Musharraf degli
sforzi fatti per riappacificare i due paesi.
“Ho deciso di rotolare in giro per il mondo in
pellegrinaggio – ha raccontato con orgoglio – per portare la
pace nel mondo, per combattere il terrorismo e per
promuovere relazioni amichevoli tra Pakistan e India”.

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terapie a base di cannabis

Cannabis terapeutica
Sui malati di sclerosi multipla da benefici. E’ quanto
sostiene John Zajicek, fisioterapista inglese della
Peninsula Medical School e autore del primo studio sul
lungo termine, 1 anno (uno studio precedente era durato
15 settimane e i risultati erano inconcludenti).
La somministrazione di derivati della canapa ha fatto
registrare una minore rigidezza dei muscoli e una migliore
mobilita’ dei pazienti.

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Simona e Simona: Facciamo fiorire le margherite

Facciamo fiorire le margherite
Con questa iniziativa, vi chiediamo di far crescere le nostre margherite. Un invito a pensarle ogni giorno per dare una testimonianza di solidarietà, finché non saranno tutte liberate.
L’idea delle margherite non è nostra, ce l’ha suggerita una lettera di Simona pochi giorni prima del sequestro. Pensiamo sia il messaggio più sincero da offrirvi.
Raccoglietele (dal nostro sito) e appendetele in camera, in ufficio, a scuola …, mettetele sul computer, sui vostri siti, sulle vostre biciclette, automobili e ciclomotori, ovunque possano fiorire.
Disegnatele, scrivetele, costruitele (noi le abbiamo fatte con un filo di rame o di ferro), immaginatele e diffondetele.
Aiutiamole a crescere, liberate la pace!

Lunedi’ il sito www.liberatelapace.it ospiterà la nostra campagna, per il momento ve la offriamo sul nostro sito.

ATTENZIONE: alcuni media hanno riportato che le margherite di filo di ferro sarebbero in distribuzione alla nostra sede. NON è così. Vi invitiamo a costruirle da voi e domani forniremo anche delle piccole istruzioni per il fai da te.
pubblicato 25 09 2004

 

da www.unponteper.it

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immigrazione clandestina creativa.

Sport estremi
L’intera nazionale di pallamano dello Sri Lanka sarebbe
sparita.
La squadra si trovava in Germania per il Programma
tedesco di scambi sportivi, ma non si e’ presentata alla
competizione.
Interpellata, la federazione sportiva cingalese ha detto che
una nazionale di pallamano dello Sri Lanka non e’ mai
esistita e che la pallamano e’ uno sport praticamente
sconosciuto.
Potrebbe essersi aperta una nuova frontiera
dell’immigrazione clandestina creativa.

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tangenti per andare in iraq

Militari denunciano: «Per mandarti all’estero a guadagnare il quadruplo chiedono un mese di stipendio. Era così anche per l’Iraq ma ora da lì si scappa». La Difesa: solo un caso isolato

ALESSANDRO MANTOVANI

Spunta un altro po’ di marciume nelle pieghe della missione militare in Iraq e, in generale, nella gestione dei soldati che vanno all’estero. Uomini dell’esercito e delle strutture «territoriali» dei carabinieri parlano di un sistema di «raccomandazioni» con vere e proprie «tangenti», richieste da sottufficiali e ufficiali e pagate dai militari per poter partire. Tangenti per ottenere una raccomandazione. «Fino alla strage di Nassiriya – raccontano carabinieri e soldati che vogliono rimanere anonimi – era proprio così, ci si scannava per andare e molti pagavano. Dopo la strage, invece, alcuni sono stati quasi costretti a partire, mentre in Iraq c’è chi vuole scappare o si fa mettere in osservazione medica per non mettere il naso fuori dalla base.

Hanno paura». Prima di quel maledetto attentato poteva essere una missione come le altre: «Ho sentito di colleghi che hanno pagato un mese di missione per andare in Iraq: vuol dire quattromila e cento euro, l’equivalente di una diaria di 133 per trenta giorni». Così ha riferito un appuntato di un battaglione mobile di una regione del sud che dopo la missione si è rivolto al call center dell’Unac, l’Unione nazionale carabinieri nota anche per l’impegno sul fronte delle morti da uranio impoverito. Il tariffario delle tangenti è variabile: c’è chi parla di due mesi di missione, non uno solo, e chi si è sentito chiedere, anni fa, perfino venti milioni di lire. Altri negano tutto: «Mai sentito». Ma un brigadiere di una altra città meridionale ha fatto persino nomi e cognomi di graduati corrotti (o concussori?): «Due anni fa, ai tempi della missione in Kosovo, io non sono mai potuto partire, venivo sempre bloccato da Roma e non capivo il perché. E invece altri colleghi del mio stesso ufficio partivano direttamente, gente che non aveva fatto né visite mediche né un corso. Perché quelli sono i raccomandati, sono i colleghi che pagavano per partire».

Con parecchi particolari, ricordando il tentativo di andare in Kosovo, il brigadiere ha spiegato di essere stato indirizzato da un maresciallo che chiameremo «Tizio», in servizio nello stesso capoluogo, «uno che alzava la cornetta – racconta – e diceva `questo me lo devi mettere subito in partenza’». In un secondo momento, tramite un colonnello, si è messo in contatto con il maresciallo «Caio», che «è figlio di un appuntato in pensione e stava nella segreteria di un generale a Roma». «Mi ha chiesto venti milioni e so che un altro collega ne ha pagati cinque». Lui no, se n’è tornato a casa. Niente Kosovo: «A quel punto me ne andai e al rientro, all’interno dell’ufficio mio, ho sempre sputtanato questo fatto: `se io pago parto, se non pago non parto’. Dopo un po’ di tempo richiamai quel maresciallo e lui mi disse `no no, con te non voglio più parlare…». Il problema esiste anche nell’esercito, come ha confermato un militare di stanza a Udine e intervistato da Rainews24, che oggi manda in onda un’inchiesta sull’argomento: «Nel ’98, per un trasferimento di reparto, versai cinque milioni a un colonnello, gli feci addirittura un vaglia». Il militare ha conservato il bollettino.

Per l’esercito non sarebbe una novità assoluta. A dicembre del 2003 il colonnello Luciano Marinelli, comandante del«Cimic Group South» impiegato fin dal primo momento anche in Iraq, è stato arrestato a Motta di Livenza (Treviso) con le mani nel sacco, sorpreso dai carabinieri mentre intascava settemila euro, si disse come «prestito», da un tenente al quale avrebbe promesso una missione all’estero. In sette gli avrebbero dato 46 mila euro. Il tribunale militare di Padova, il 5 maggio scorso, l’ha condannato a due anni (pena sospesa) per truffa e peculato, ma l’ufficiale nel frattempo è andato in pensione con il grado di generale.

Allo stato maggiore della difesa non risulta nulla di più, specie in relazione all’Iraq: «C’è stato tempo fa quel caso di cronaca. Altri casi non ci risultano, sarebbe quindi il caso di non parlare genericamente di un fenomeno esteso o di massa». La vede diversamente l’onorevole Edouard Ballaman della Lega nord, firmatario di un’interrogazione al ministro della difesa in cui si chiede «se corrisponda al vero che alcuni militari siano stati soggetti al pagamento di tangenti per poter essere impiegati in missioni». Cadono dalle nuvole anche al comando generale dei carabinieri, con la precisazione che «queste situazioni potrebbero essere trattate a livello di comandi locali, senza alcun interessamento del comando generale. Non si può escludere nulla. Ma di sicuro se da noi c’è qualcuno che sbaglia, la paga cara». Si fa comunque notare che in questo momento, in Iraq, l’Arma utilizza soprattutto personale della II brigata mobile, la brigata «di proiezione» che raggruppa i reggimenti specializzati di Laives e Gorizia e i paracadutisti del Tuscania, mentre l’impiego di carabinieri provenienti dai comuni reparti territoriali è stato «ridimensionato». Furono però loro, non gli specialisti, a pagare il più alto tributo di sangue per l’attentato del 12 dicembre a Nassiriya.

«Le denunce che riceviamo sono tante – dice il presidente dell’Unac, Antonio Savino – Abbiamo anche chiesto un incontro al comandante generale Gottardo, che non ci ha mai risposto. Qualcuno ha presentato esposti alle procure militari, a quanto ne so non sempre in forma anonima». Testimonianze come quelle raccolte dall’Unac sono arrivate anche all’Osservatorio Militare. Domenico Leggiero, ex maresciallo del Cocer esercito e presidente dell’Osservatorio, precisa che «a volte certe cose ci vengono raccontate senza dare neanche a noi la possibilità di verificare». Il clientelismo nelle forze armate c’è, si parla spesso della gestione opaca degli alloggi militari – per alcuni vero e proprio «strumento di ricatto» – o dei trasferimenti nei reparti che offrono possibilità di far soldi e carriera. Tangenti e corruzione sono però un’altra cosa. «Bisogna distinguere le chiacchiere dai fatti concreti. Qualcuno può aver pagato per le missioni all’estero – dice una fonte dell’esercito – ma soprattutto in passato e in particolare per missioni tranquille come a Malta, in Libano o in Antartide, ignorate dai giornalisti e da tutti». Lì si guadagna di più, fino a dodicimila euro al mese per i gradini più bassi della gerarchia.

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Baghdad la tata’allami

Di seguito proponiamo la traduzione del testo del brano “Baghdad la tata’allami” (Baghad non soffrire), cantato da un coro di voci arabe tra le quali l’iracheno Kadhem al-Saher, la siriana Asala e l’egiziano Ihab Tawfiq. Testo del poeta egiziano Faruq Gweda.

 


I bambini della triste Baghdad chiedono
per quale colpa vengono ammazzati
barcollano tra schegge di fame
si dividono pane di morte, poi dicono addio. (…)

Dio è più grande della rovina della guerra, Baghdad, e di questo tempo ingiusto
Dio è più grande dei prepotenti che muovono guerra ai popoli, e di tutti i mercanti di sangue
Baghdad, no, no, no, non soffrire
Baghdad, tu mi scorri nelle vene
Baghdad, Baghdad, Baghdad.

Vergogna, mondo civile, che vergogna
spaventare popoli è forse divenuto
distintivo di fierezza e di orgoglio?
Uccidere innocentiè forse divenuto
emblema di gloria e di vittoria?

Dio è più grande della rovina della guerra, Baghdad, e di questo tempo ingiusto
Dio è più grande dei prepotenti che muovono guerra ai popoli, e di tutti i mercanti di sangue
Baghdad, no, no, no, non soffrire
Baghdad, tu mi scorri nelle vene
Baghdad, Baghdad, Baghdad.

Faro degli innamorati, mia ferita amara
getta le tue ferite sul mio petto, abbraccia il mio piccolo cuore
il tempo della civiltà non vivrà senza cuore e senza coscienza.

Dio è più grande della rovina della guerra, Baghdad, e di questo tempo ingiusto
Dio è più grande dei prepotenti che muovono guerra ai popoli, e di tutti i mercanti di sangue
Baghdad, no, no, no, non soffrire
Baghdad, tu mi scorri nelle vene
Baghdad, Baghdad, Baghdad.

Baghdad la tata’allami Leggi l'articolo »

Gino Strada:

LA VERITA’ DI GINO STRADA SUI RAPIMENTI IN IRAQ 
a cura di Maxcantagallo

 

Sky – Governo ed opposizioni si sono seduti attorno ad un tavolo per cercare di liberare le due Simone. Lei crede a questa unita’ nazionale… diciamo a questa collaborazione?

Gino Strada –  Mah, io credo che questo sia semplicemente un inciucio di casta, perchè governo ed opposione insieme dovrebbero fare una bella cosa: … andare in parlamento, annunciare la decisione di ritirare le truppe; sarebbe il modo migliore di aiutare anche le due Simone. Questa cosa non la faranno, per servilismo rispetto agli americani e perché, voglio dire, noi ci troviamo di fronte ad una casta politica dove ormai i punti di orientamento si sono persi. Oggi non c’è nessuno che abbia il coraggio di dire perché siamo in Iraq, si vuole continuare a raccontare ai cittadini questa bufala mostruosa che siamo lì a portare la pace? Ma se siamo lì davvero ad aiutare gli iracheni, perché abbiamo bisogno di stare nascosti con un mitra che spunta tra i sacchi di sabbia? Eppoi… quale aiuto?

S. Lei condivide la posizione di Bertinotti che ha detto: “Oggi, adesso occupiamoci di liberare queste ragazze, poi penseremo al ritiro dall’ Iraq”.

G.S. No, mi sembra una posizione molto superficiale… ed anche assurda. Ritirare le truppe dall’Iraq, aiuterebbe o no la liberazione degli ostaggi?… gli ostaggi italiani, ma anche di altri ostaggi… Se le truppe di occupazione andassero via dall’Iraq ci sarebbero ancora persone prese in ostaggio?

S. Secondo lei chi deve trattare?

G.S. La cosa piu’ sensata è che la trattativa avvenga a livello istituzionale; avvenga attraverso il ministero degli esteri  italiano…. poi chi deve trattare bisogna vedere chi ha la possibilita’ di trattare, e per trattare bisogna essere in due. Quindi ci dev’essere disponibilita’ dall’altra parte…. io spero che ci sia, spero di vedere ste due ragazze, insomma… sane e salve.

S. Che cosa pensa di questo sequestro e delle sue modalita’?

G.S. E’ un ulteriore passo in avanti in questo tunnel dell’orrore, è chiaro ormai che chiunque sia straniero è un bersaglio in Iraq. Questo, devo dire pero’, che è anche conseguenza di un’operazione voluta, meditata e programmata, che va avanti da alcuni anni, di mescolare interventi umanitari ed interventi militari…

S. mi faccia capire…

G.S. Voglio dire che quando si inizio’ la guerra umanitaria, i paesi che facevano la guerra, contemporaneamente, per cercare di alleviare le proprie responsabilita’, dicevano: “Noi mettiamo a disposizione aiuti”.

Lo stesso è successo poi in Afghanistan, lo stesso sta succedendo in Iraq in forme sempre piu’ marcate, cioè in quella forma che arriva a dire: “Le nostre truppe stanno facendo lavoro umanitario”. Allora se tutti sono lì a fare un lavoro umanitario, tutti diventano bersagli. Penso che questo sequestro sia la tragica conseguenza di questa pratica;… spero che non ci siano sotto altre strategie come quella di togliersi di mezzo tutti i testimoni scomodi, cioe’ di forzare tutte le organizzazioni umanitarie ad andarsene dall’Iraq in modo da poter continuare indisturbati queste barbarie a cui assistiamo giornalmente ormai.

S. Ma tanto per dirla chiara: chi potrebbe volere che le organizzazioni umanitare se ne andassero dal Paese?

G.S. Per esempio tutte le forze di occupazione…

S. …cioè gli americani, inglesi, italiani…..

G.S. Gli americani, gli inglesi, gli italiani, tutti quelli che partecipano all’aggressione contro l’Iraq… non hanno mai visto di buon occhio la presenza di osservatori obbiettivi estranei non intruppati. E’ già successo in altri Paesi, è successo in Cecenia è successo in Afghanistan, forse anche in questa chiave potrebbe essere letta l’assassinio di Enzo Baldoni; anche il rapimento dei due giornalisti francesi che non erano certo due giornalisti di composizione guerrafondaia.

S. Senta, non le sembra una tesi un po’ troppo complottistica.

G.S. Ma guardi, io credo che in quello strano mondo lì dei servizi…. un mio amico dice che il piu’ pulito c’ha la rogna e son convinto che sia cosi’; non è certo difficile per nessuno infiltrare qualcuno… Diventa alla fin fine irrilevante chi ha materialmente eseguito quell’assassinio, bisogna vedere a chi interessa… Anche se non si hanno prove, siccome è una storia che si ripete quella di cercare di eliminare possibili voci di dissenso o voci di denuncia, non mi sembra neanche strano, sorprendente che in Iraq ci sia questo tentativo in atto.

S. Secondo lei Simona Pari e Simona Torretta sono state rapite in quanto italiane; c’è un di più… (non comprensibile)

G.S. Beh questa è certamente una possibilita’; io ricordo quando Emergency porto’ il primo di molti convogli di aiuti che abbiamo portato a Falluja, ci siamo trovati in una situazione per alcuni minuti molto pericolosa…circondati da gente che urlava: “Italiani, Berlusconi, bruciamo tutto”.

S. Che cosa puo’ succedere adesso?

G.S. Il problema è cosa succedera’ dopo che questo sequestro si sara’ concluso, speriamo in un modo positivo e non violento ovviamente; ne succedera’ un altro, ci sarà un altro bombardamento, ed un’ altra autobomba e ci sara questa catena di morti alla quale rischiamo di assuefarci davvero, perchè ormai accendere i telegiornali è cosi’: in Israele e in Palestina, in Cecenia e adesso anche a Giacarta, poi in Iraq, poi in Afghanistan, insomma questo mondo sta diventando un mondo di botti e questo credo debba far riflettere tutti…

 

https://www.luogocomune.net/

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l’amore visto dai nani

Pubblichiamo oggi “un’indagine” che abbiamo ricevuto via e-mail (da Davide Calabria, grazie!) sull’amore visto dai bambini.
Alcuni psicologi hanno posto a bambini dai 4 agli 8 anni la domanda:

“Cosa vuol dire amore?”


Non possiamo garantire sulla veridicita’ dell’indagine scientifica, ma alcune risposte sono davvero bellissime (inguaribili romanticoni!).
Se sono inventate complimenti a chi le ha inventate.
Buona lettura.


 
Cosa vuol dire amore?
 
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L’amore e’ la prima cosa che si sente, prima che arrivi la cattiveria.
Carlo, 5 anni
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Quando nonna aveva l’artrite e non poteva mettersi piu’ lo smalto, nonno lo faceva per lei anche se aveva l’artrite pure lui. Questo e’ l’amore.
Rebecca, 8 anni
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Quando qualcuno ci ama, il modo che ha di dire il nostro nome e’ diverso. Sappiamo che il nostro nome e’ al sicuro in quella bocca.
Luca 4 anni
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L’amore e’ quando la ragazza si mette il profumo, il ragazzo il dopobarba, poi escono insieme per annusarsi.
Martina 5 anni——————————————————————–
L’amore e’ quando esci a mangiare e dai un sacco di patatine fritte a qualcuno senza volere che l’altro le dia a te.
Gianluca 6 anni
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L’amore e’ quando qualcuno ti fa del male e tu sei molto arrabbiato, ma non strilli per non farlo piangere.
Susanna 5 anni
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L’amore e’ quella cosa che ci fa sorridere anche quando siamo stanchi.
Tommaso 4 anni
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L’amore e’ quando mamma fa il caffe’ per papa’ e lo assaggia prima
per assicurarsi che sia buono.
Daniele 7 anni
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Se vuoi amare devi cominciare da un amico che detesti.
Michele 6 anni
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L’amore e’ quando una donna vecchia e un uomo vecchio, sono ancora amici anche se si conoscono bene.
Tommaso 6 anni
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L’amore e’ quando mamma da a papa’ il pezzo piu’ buono del pollo.
Elena 5 anni
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L’amore e’ quando il mio cane mi lecca la faccia, anche se l’ho lasciato solo tutta la giornata.
Anna Maria 4 anni
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Non bisogna mai dire ti amo se non e’ vero. Ma se e’ vero bisogna dirlo tante volte.
Le persone dimenticano.
Jessica 8 anni

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من نحن…

 الفيديو

 

“جس ر الى…” هي منضمة تطوعية وانسانية تأسست عام 1991 مباشرتا بعد انتهاء

 القصف على العراق… ولأجـل اســناد المبــادرات التضامنية لصالح شعب العــراق

 المتضرر من الحرب وللوقوف ضد الحصار الاقتصادي الذي طال امده.

ان منضمتنا في العراق وتحت اسم “جسر الى بغداد” حققـت خلال السنوات الـثلاثة

 عشر الأخيرة, عدد من المشاريع  الرامية لمسـاعدة السكان في المجالات الصحيِـــة

 وتنقية المياه والتعليم. وخلال فترة القصف عـام 2003 قدمت مســـاعدات طارئــــة للمناطق

 الأكثر دمارا من اثارالحرب.

وبجهود متطوعينا العراقيين والأيطالين استطعنا تحقيق مايلي:

معالجة 70.000 طفل مريض.

ترميم 25 مدرسة.

ايصال مياه صالحة للشرب لتغطية حاجة 250.000 مواطن عراقي.

توفير ادوية واوكسجين وماء مقطر الى 20 مستشفى لمدن عراقية مختلفة.

“جسر الى…” هي منضمة مستقلة من الحكومات و المؤسسات الدولية.

“جسر الى…” هي واحدة من مؤسسي المنضمة الأوربية المناهضة للحرب واحتلال

 العراق.

 

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petscell, cellulari per cani, rinchiudete i padroni

Si chiama “PetsCell” ed e’ un cellulare per cani,
sviluppato dall’azienda americana PetsMobility Network,
che puo’ essere sistemato all’interno del collare. Grazie ad
una semplice chiamata, i padroni piu’ ansiosi e previdenti
potranno “parlare” al telefono con i rispettivi animali.
Secondo l’azienda puo’ essere utile soprattutto per tenere
compagnia agli amici a quattro zampe lasciati soli in casa,
o in caso di necessita’ anche per chiedere aiuto. Inoltre,
nel caso in cui il cane si perdesse, chi lo ritrova puo’
lanciare un segnale di allarme e rintracciare il legittimo
proprietario grazie ad un pulsante sul collare.
(Fonte: TGCom)

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Andate (a piedi), la messa e’ finita

I sacerdoti cattolici della Croazia vogliono fare causa allo
Stato e chiedere un risarcimento record: 12 milioni di
dollari per pagare degli autisti. In questo modo intendono
manifestare la loro opposizione a una recente legge che
impone un tasso zero di alcol nel sangue se si e’ al
volante. Secondo loro e’ un valore impossibile da
rispettare, nemmeno se ci si accontenta di quel sorsetto di
vino durante la celebrazione della messa. E per questa
ragione vogliono l’autista. Per un lavoro di cinque ore al
giorno, sette giorni alla settimana, ognuno dei 2mila autisti
dovrebbe percepire 460 dollari al mese per una somma
totale di 12 milioni di dollari l’anno

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