2005

gli Ignavi vincitori del referendum

INFERNO

canto III
“Quivi sospiri, pianti e alti guai
risonavan per l’aere sanza stelle,
per ch’io al cominciar ne lagrimai.

  Diverse lingue, orribili favelle,
parole di dolore, accenti d’ira,
voci alte e fioche, e suon di man con elle

  facevano un tumulto, il qual s’aggira
sempre in quell’aura sanza tempo tinta,
come la rena quando turbo spira.

  E io ch’avea d’error la testa cinta,
dissi: «Maestro, che è quel ch’i’ odo?
e che gent’è che par nel duol sì vinta?».

  Ed elli a me: «Questo misero modo
tegnon l’anime triste di coloro
che visser sanza ‘nfamia e sanza lodo.”
—————————————————–

 
In momenti come questi ti viene voglia di cercare se affittano dalle parti di Bologna…
Prende piede infatti lo sconforto,
sconforto di chi si rende conto giorno per giorno di esser circondato dall’indifferenza più omologata,
gli apatici di ogni ideale,
Sono i vincitore reali  di questo referendum,
Quelli che io definisco appartenere al partito degli Ignavi.
Gli Ignavi
Sempre disinteressati verso qualsiasi cosa
valga la pena discutere, attivarsi, mobilitarsi,
in altre parole
vivere.
Menefreghisti che diresti catatonici
senonchè vederli improvvisamente ri-animarsi
quandunque qualcosa possa favorire il loro personale tornaconto,
non rendendosi conto
che lo sviluppo di una coscienza civile globale migliora ogni condizione di vita.
Ci fossero stati fra gli ignavi,
più malati-Ignavi
probabilmente ora la ricerca scientifica sarebbe stata votata per essere più libera, qui in Italia.
Il declino sociale
Il declino culturale
pure il decline ecomonico
del nostro paese,
ce lo meritiamo appieno.
Una unica avvertenza per gli Ignavi,
che vadano a ricontrollare
il destino che Dante ha previsto per loro nel terzo canto nell’Inferno della Divina Commedia.
Non si sorprendano quindi  questa estate,
quando verranno divorati come non mai dalle zanzare,
non è un’ondata  di voraci insetti africani,
ma  solo la logica attuazione  del loro contrappasso.


guerrilla radio

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Nigrizia attacca la Ferrari.

Bridgestone/Firestone (e Ferrari) vs Nigrizia: botta e risposta


 
La nostra denuncia sulle condizioni ambientali e lavorative nella piantagione di caucciù in Liberia non sono piaciute alla multinazionale né alla “Rossa”. Nigrizia conferma e rilancia. (English version below)

 

La denuncia di Nigrizia

Pneumatici con catene 
Ferrari, gomme a terra!


  La multinazionale reagisce e Nigrizia chiede un’indagine indipendente in Liberia
 Maranello svicola e Nigrizia formula nuove domande
 Rapporto di Save My Future sulla piantagione liberiana
www.nigrizia.it

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GUERRILLA RADIO SOTTO ATTACCO ISRAELIANO

INTERPELLANZA DEL SENATORE DEI VERDI SAURO TURRONI:

 

SENATO DELLA REPUBBLICA

 

XIV LEGISLATURA

 

 

 

776ª SEDUTA PUBBLICA

 

 

 

GIOVEDI` 7 APRILE 2005

 

(Pomeridiana)

 

Presidenza del vice presidente MORO

 

 

 

 

 

Interrogazioni orali con carattere d’urgenza

 

ai sensi dell’articolo 151 del Regolamento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TURRONI. – Al Ministro degli affari esteri. – Premesso che:

 

da notizie apparse sulla stampa il 5 aprile 2005 si apprende che il

 

sig GUERRILLA RADIO, cittadino italiano, mentre si recava come ogni anno a

 

trovare alcuni amici in Palestina, dopo aver attraversato la Giordania , GUERRILLA RADIO sarebbe

 

stato fermato alla frontiera israeliana;

 

sarebbe arrivato in frontiera alle 9 del mattino, ora locale,

 

e avrebbe esibito il suo passaporto, ma l’addetta ai controlli, dopo aver

 

verificato sul terminale, gli avrebbe comunicato, senza dare ulteriori spiegazioni,

 

che il suo nominativo era inserito in una «lista nera»;

 

sarebbe stato, quindi, chiesto l’intervento immediato dei militari

 

israeliani, che avrebbero sottoposto GUERRILLA RADIO ad un serrato interrogatorio,

 

chiedendogli ripetutamente se fosse un delinquente, mentre effettuavano

 

un controllo sul bagaglio, manomettendo e rendendo inutilizzabile il suo

 

Senato della Repubblica XIV Legislatura – 56 –

 

telefono cellulare, danneggiando anche alcuni regali destinati ai suoi amici

 

palestinesi;

 

dopo essere stato torchiato per l’intera mattinata gli sarebbe stata

 

concessa la possibilita` di chiamare l’Ambasciata italiana, il cui personale

 

avrebbe provveduto a rassicurare GUERRILLA RADIO, tranquillizzandolo, perche´ mai

 

gli sarebbe stato fatto del male visto che Israele e` un paese amico;

 

in realta` le cose, a quanto consta all’interrogante, sarebbero andate

 

molto diversamente:

 

GUERRILLA RADIO e` stato posto in stato di fermo per imprecisati motivi di

 

sicurezza, senza che gli venisse fornita alcuna motivazione dal personale

 

di frontiera;

 

erano circa le ore 17 quando GUERRILLA RADIO  e` stato sollevato di peso da

 

tre militari e portato su un autobus dove, chiuse le porte, e` stato selvaggiamente

 

picchiato e preso ripetutamente a calci in faccia nel breve tragitto

 

verso la frontiera giordana;

 

scaricato dal mezzo e` stato soccorso dai militari giordani, i quali

 

hanno provveduto a stendere un rapporto di quanto da loro visto mentre

 

GUERRILLA RADIO  veniva sottoposto alle prime cure nel posto medico di frontiera;

 

non risulta che il sig. GUERRILLA RADIO sia mai stato, precedentemente ai

 

fatti accaduti, fermato o sottoposto a qualche procedimento restrittivo

 

della liberta` o di natura penale,

 

si chiede di sapere:

 

se il Ministro sia a conoscenza dei fatti riferiti;

 

se e quali iniziative siano state assunte dalla rappresentaza diplomatica

 

italiana, immediatamente contatata da GUERRILLA RADIO prima del pestaggio

 

a cui e` stato successivamente sottoposto, e se non si ritenga che vi sia

 

stata una grave sottovalutazione degli eventi da parte dell’Ambasciata italiana

 

in Israele;

 

se il Governo sia a conoscenza dell’esistenza di una lista nera di

 

cittadini italiani ai quali e` inibito l’accesso in Isarele e se non si ritenga

 

che cio` leda i diritti di libera circolazione, anche alla luce del fatto che

 

nessuna motivazione veniva fornita ad GUERRILLA RADIO  in ordine alla presenza

 

del suo nominativo nella suddetta lista;

 

se e quali iniziative intenda assumenre il Governo presso le autorita`

 

israeliane affinche´ siano accertate e perseguite le responsabilita` per gli

 

ingiustificati atti di violenza a cui e` stato sottoposto un cittadino italiano;

 

se non si ritenga necessario acquisire, tramite la nostra Ambasciata

 

in Giordania, la relazione dei militari, nonche` i certificati medici.

 

 

(4-08476)

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bridgestone firestone, la ferrari schiavizza la Liberia

Il pit stop della schiavitù

 

Bridgestone/Firestone sono i fornitori delle gomme della Ferrari.

Le gomme si fanno con il caucciù.

La Firestone è proprietaria della più grande piantagione di caucciù del mondo in Liberia. La concessione per lo sfruttamento, firmata con il governo della Liberia dal Signor Firestone nel 1926, è di 99 anni, e sarà estesa sino al 2061.
Un milione di acri di alberi del caucciù per una cifra irrisoria.

La Liberia è il terzo esportatore al mondo di caucciù.
E non c’è una sola industria della gomma, nè un articolo in gomma in tutto il Paese.

20.000 lavoratori incidono gli alberi e riempono secchi di caucciù tutto il giorno per 20 dollari netti al mese, meno di 1 dollaro al giorno.

I lavoratori vivono in baraccopoli senza servizi “I più sono costretti a vivere (con moglie e figli) in povere abitazioni con una singola stanza, in piccoli accampamenti di 50 famiglie, serviti da dieci latrine-bagni comuni, senza acqua corrente nè elettricità…” 

I dirigenti della Firestone, invece, vivono in quartieri videosorvegliati con guardie armate, campi da golf, centri congressi e pub.

I fiumi vengono inquinati da residui tossici (non ci sono leggi ambientali).

Cari ferraristi cosa ne dite se cambiassimo le gomme? O volete far finta di niente, “…tanto è il mercato”?

Schumaker, non e il momento di prenderti qualche responsabilità?

E’ bello sentire Montezemolo quando parla dell’etica del lavoro, però prima dia una risposta a Nigrizia : la pubblicherò sul blog.

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stefania prestigiacomo: una casa senza libertà

Stefania Prestigiacomo: «Casa delle libertà. Ma dov’è la libertà?»
«Casa delle libertà. Ma dov´è la libertà? Ho subito attacchi personali, mi hanno ferita, ma non piegata. Troppi integralismi, troppa intolleranza. Si sono spinti fino al punto di usare mezzucci, ma alla fine i mezzucci restano tali. Mi sono ritrovata con gran parte del mio partito contro. Ecco, questo, tutto questo mi ha fatto male. Ma è stata una di quelle battaglie per le quali è valsa la pena fare politica. Spero solo di non dover pagare il conto, adesso, per i miei principi. Non ci voglio pensare, non oggi. Oggi è una gran bella giornata. Purtroppo, mi viene voglia di dire: avesse piovuto sarebbe stato molto meglio».

Ha appena votato il ministro Stefania Prestigiacomo ed è come se si fosse liberata di un peso. Vigili urbani e poliziotti attendevano la scorta e l´auto blu. Alle 9,46 lei scende dal posto guida del suo fuoristrada Mercedes. Sola. Jeans, camicia bianca, borsetta beige e infradito ai piedi. In un modo o in un altro sarà la giornata in cui si gioca una buona fetta della sua giovane carriera politica, questo D-day del referendum sulla fecondazione. E invece eccola, sembra una delle tante siracusane di passaggio al seggio prima di andare al mare. «No guardi, andrò ovunque, ma al mare proprio no. Per principio, diciamo, dopo gli appelli di questi giorni. In campagna, ecco, vado in campagna da amici».

E´ una scuola elementare di poche classi, il piccolo plesso di via Necropoli Grotticelle a Siracusa dove vota da sempre il ministro, a pochi passi dal parco archeologico. Un sorriso per i fotografi, un saluto a ogni scrutatore e uno particolare al presidente di seggio Luigi Fretto, coetaneo, amico d´infanzia prima che le strade li dividessero e fermassero lui a una cattedra di insegnante di disegno in una scuola media della città. «Quanti votanti? Beh, Stefania sono 25 su 700, ma non sono neanche le dieci». Lei si cruccia giusto un secondo, poi ha solo voglia di sdrammatizzare tutto il peso della giornata e dell´intera campagna referendaria ormai finalmente alle spalle.

«Mi spiace, ma perderò un po´ di tempo, sapete, devo leggere bene tutti i quesiti prima di decidere» scherza prendendo le schede. Dentro la cabina si trattiene per il tempo record di 19 secondi. Quello sufficiente ad aprire ogni scheda e segnare un Sì dopo l´altro. Secondi nei quali non riuscirà neanche a fingere un momento di riflessione. «Ma guarda tu che splendida giornata, ieri pioveva. Una bel po´ di pioggia anche oggi no, eh?» ragiona a voce alta dietro la tendina a beneficio degli scrutatori divertiti. Impiegherà più tempo ad inserire al rallenty ogni scheda nella sua urna, per consentire ai fotografi di immortalare il gesto. «Un sorriso ministro». Flash.

Certo, un po´ pochini i 25 votanti, a fronte dei tanti anziani che a testa bassa passano dritto sul marciapiede e si infilano nella chiesa del Santissimo Salvatore proprio accanto al seggio. «Vediamo un po´ come va nelle altre sezioni – si intestardisce il ministro che inizia un mini tour dei seggi – Buon giorno, quanta gente è venuta?» Il responso delle classi accanto non sarà diverso. Il bip del cellulare interrompe il porta a porta del ministro tra le sezioni. «Oggi al quorum si comanda», le scrive un´amica. «Questo è proprio bello, lo invio ad altri». La giornata era iniziata con la lettura dei giornali e la buona notizia del presidente Ciampi che – come rivelato da Repubblica – anche questa volta andrà a votare. «Quel che tanti avrebbero dovuto capire è che il voto non si disprezza mai, è importante al di là del merito. Ancora una volta si dovrebbe trarre insegnamento dal capo dello Stato». Già, ma il premier che non andrà a votare? «Ho apprezzato più lui, che ha preferito tenersi fuori dal confronto, rispetto ad altri che si sono battuti per l´astensione» taglia corto lei.

E´ solo quando parla di «loro», dei colleghi astensionisti, che la serenità ostentata lascia il posto a un´ombra di amarezza: «Avrebbero dovuto avere più rispetto per chi ha portato avanti una battaglia su questioni tanto nobili. Invece mi sono trovata contro una buona parte del mio partito – confessa – Ma era una battaglia che andava fatta, perché non sono mai stata fiduciosa sulla possibilità che questo Parlamento potesse cambiare la legge 40 e dubito fortemente che lo farà. Per questo mi sono spesa con passione. E questo mi è costato parecchio. Spero non mi costi in futuro, ma nutro fiducia in Berlusconi e nell´ottimo rapporto personale che abbiamo sempre avuto». E cosa l´ha segnata veramente, al termine di due mesi di campagna referendaria: «L´eccesso di integralismo che ha portato i miei avversari a muovere attacchi personali», dice, senza mai fare esplicito riferimento alle indiscrezioni circolate un mese fa sul presunto flirt con Gianfranco Fini.

«Mentre io tessevo una rete di rapporti importanti con realtà emarginate dalla Cdl, con Emma Bonino e i Radicali, loro hanno provato a farmi male. Casa delle libertà. Ma dov´è la libertà?». Basta. E´ il passato, dice. «Ora sono serena, anzi di buon umore e fiduciosa, tengo i piedi per terra ma penso proprio che ce la possiamo fare» sorride. C´è vento forte e una brezza fresca che spazza la città, ma il mare di Ortigia e della spiaggia di Fontane bianche è azzurrissimo. Lei no, non lo guarda nemmeno. E vola via verso la campagna. Oggi «al quorum si comanda».

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radicali: gestione viminale sospetta

Referendum, Capezzone: è certa una sola cosa, per ora. Gestione del Viminale opaca, sospetta, reticente
Gravissimi l’ulteriore sfregio agli italiani all’estero, e -per tutto il giorno- l’anticipazione dei dati. Questi ultimi (ad esempio) che dati sono? Io non mi fido.

-Spero in colpo di reni nella giornata di domani
-Sul piano politico generale, dal 17 al 19 giugno (Grande Assemblea), sempre più essenziale bilancio della campagna referendaria e riflessione sul “che fare”
Roma, 12 giugno 2005 

• Dichiarazione di Daniele Capezzone, segretario di Radicali Italiani
– ore 23

 

Per ora, mi pare certa una sola cosa. La gestione del Viminale è opaca, sospetta, reticente. Nella migliore delle ipotesi, da incapaci; nella peggiore, da treccartari.

Mi appare gravissimo, ad esempio, l’ulteriore sfregio nei confronti degli italiani all’estero: non solo un milione di loro sono stati preventivamente impediti nell’esercizio dei loro diritti elettorali; ma oggi sono stati presi in giro ed estromessi dai seggi perfino quelli che -fra loro- sono tornati qui per votare. Si era loro consentito, nelle stesse condizioni, di votare due mesi fa alle regionali: e stavolta li si è incredibilmente esclusi dal voto.

Poi, la situazione da repubblica centroamericana relativa alla gestione dei dati, con un costante e sensibile anticipo delle rilevazioni, per dare agli elettori incerti (secondo Mannheimer, ancora stamattina, il 30% degli italiani) un segnale ancora più negativo di quello che andava via via
precisandosi.

Ad esempio, questi ultimi che dati sono? Sono davvero quelli finali, quelli definitivi delle 22? O sono invece anch’essi il frutto di rilevazioni (più o meno) anticipate? Ed è possibile che il Governo metta i cittadini e gli osservatori in una simile situazione di scarsa chiarezza?

Io non mi fido, e -insisto- trovo la gestione del Ministero degli Interni opaca, sospetta, reticente.

In ogni caso, mi auguro che da parte di tanti elettori ci sia un colpo di reni nella giornata di domani, E, sul piano politico generale, mi pare sempre più essenziale la funzione della Grande Assemblea del 17-19 giugno, appuntamento indispensabile per il bilancio della campagna referendaria e per una concreta riflesisone sul “che fare”

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referendum: solite magagne del caso italia

referendum viziato???

non hanno potuto votare migliaia di italiani con residenza all’estero.

Il professor Giovanni Sartori, che di solito vive negli Usa, non ha potuto votare a Firenze, pur disponendo della tessera elettorale, perché avrebbe dovuto comunicare al Consolato che in quanto italiano residente all’estero desiderava votare in Italia. Stessa cosa è capitata ad una europarlamentare verde che vive in Belgio (è lì che è stata eletta) ma che è italiana. Si chiama Monica Frassoni, e al suo seggio in provincia di Brescia le hanno detto la stessa cosa. Lei ha chiamato il console italiano in Belgio, che le ha comunicato la notizia. Solo che prima di ieri nessuno glielo aveva detto, e lei non ha mai ricevuto, in Belgio, il plico destinato agli italiani all’estero.

Molti italiani residenti a San Marino hanno subito la stessa sorte, con l’aggravante che l’ufficio consolare italiano a San Marino ieri era chiuso.

 

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chi incita a non votare commette reato

11° comandamento: non ti astenere

Il Referendum del 12 giugno è relativo a questioni complesse e delicate.

I quattro quesiti risultano essere di difficile comprensione per chi ha un diploma superiore o la licenza media, e quasi incomprensibili per chi ha la licenza elementare. Figuriamoci per chi ha una laurea.

Più del 30% delle parole utilizzate per formularli (invasività, impeditive, eterologa, crioconservazione, ecc.) non si trovano nel “Vocabolario di Base della lingua italiana” di Tullio de Mauro.

Questa disinformazione non deve impedirci di andare a votare.

Chi incita a non votare commette un reato.

Esistono due leggi, l’art 98 del Dpr. 30 marzo 1957 n°361 e successive modifiche Titolo VII, relativo alle elezioni alla Camera e al Senato e la legge del 25.5.1970 n. 352 che estende l’art. 98 ai referendum, che puniscono la propaganda astensionista se fatta da persone che ricoprono un incarico pubblico o da ministri di culto.
La pena è la reclusione da 6 mesi a 3 anni.

Chiedo pertanto l’incriminazione per chi incita a non votare come la destra (Fini no perchè ha cappottato all’ultimo momento), Rutelli, il Clero e il Papa.

Facciamo una pena intermedia: un anno e mezzo, due Pater Noster e un’Ave Maria per tutti.

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ebrei e musulamani votano al referendum

Ebrei e musulmani insieme per il voto

Appello delle due comunità a favore della partecipazione sui quattro quesiti.

 

Milano, 12 giugno 2005
• Articolo pubblicato su “la Repubblica” – edizione Milano di sabato 11 giugno 2005, pagina III

EBREI,musulmani ed evangelici.Insieme.Per inviare ad andare a votare. L’appello parte da Milano,anche se il tam tam,presto,si è allargato a tutta l’Italia. Dai giovani della comunità ebraica fino ai ragazzi musulmani e agli evangelici:”il 12 e 13 giugno andremo a votare per il referendum anche per onorare la memoria di quanti sono caduti per le nostre libertà,a cominciare da quella religiosa”. Eccola l’opinione dei giovani rappresentanti delle “altre” religioni.Che”nel merito dei quesiti abrogativi della legge 40 non si sentono di dare indicazioni”,ma che vogliono esprimerlo,il loro diritto di voto.”Un piccolo gesto”,dicono, fatto a titolo personale,”senza voler creare polemiche con chi si astiene”.E le firme,in calce, sono tante.Dal portavoce della comunità ebraica di milano,Yasha reibman- che ha già dichiarato di votare 4 si- a Abdallah kabekebji,il responsabile dei giovani musulmani di Milano;da Tobia Zevi,il presidente nazionale dell’Unione dei giovani ebrei al presidente dei giovani musulmani d’Italia Osama Al Saghir fino a Yahya Pallavicini,il vicepresidente delle comunità religiose islamiche e Davide Marazzita,pastore evangelico.E poi David Parenzo,il direttore del giornale dei giovani ebrei,Daniele Nahum,che dell’Ugei è il portavoce,il segretario dell’Associazione Amici di Israele Davide Romano e Khalid Chaouki,direttore del sito “musulmani d’italia”.

 

Il 12-13 giugno andremo a votare ai referendum, che rappresentano una delle due schede che la Costituzione italiana ha dato ai cittadini, una per eleggere i rappresentanti in Parlamento, l’altra eventualmente per eliminare quelle leggi che non si condividano. Siamo consapevoli quanto sia stata difficile e dolorosa la conquista della democrazia nel nostro Paese. Senza alcun spirito polemico che non ci appartiene, la nostra costante partecipazione alle consultazioni elettorali vuole anche essere un piccolo gesto per onorare la memoria di quanti sono caduti per le nostre libertà, a cominciare da quella religiosa. Nel merito dei quesiti abrogativi sulla Legge 40 non ci sentiamo invece di dare indicazioni, anche perché ciascuno di noi ha naturalmente opinioni differenti, che potranno esprimersi il giorno della votazione. Riteniamo tuttavia necessario sottolineare come finora non abbiano praticamente avuto diritto di parola sui grandi mezzi di comunicazione le opinioni degli esponenti delle religioni meno rappresentate in Italia e questo ha impedito a tutti i cittadini di formarsi un’opinione più ricca e articolata.

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procreazione assistita: se ne è accorto pure vasco rossi

vasco rossi
BR>Grazie, gli hanno risposto, ma chi si è mai lamentato? Noi stiamo alla finestra e si gode il concerto. Vattelappesca cosa è successo, intanto Vasco li ha invitati tutti sotto il palco, vista mare, mare di onde, mare di gente. Dove canta lui, il mondo va e pare il mare.

Vasco, ormai siete rimasti voi due a riempire stadi e piazze ogni volta che avete qualcosa da dire: tu e il Papa. Sarà un caso?
Mi piace questa storia, sì. Solo che lui fa meno fatica di me: si siede su quel bel trono e fa le sue cose. Io, invece, faccio una gran fatica, bella ma sempre fatica è.
Adesso che ci penso non dite cose così diverse: il Papa difende la vita, le tue canzoni sono un inno alla vita, ti butti solo un po’ più in là, la barricata pare la stessa…
Vero: qualcosa che ci avvicina c’è. La passione per la comunicazione e la comunione, per esempio. Il piacere immenso di stare assieme e di fare cose assieme pur restando diversi uno dall’altro… C’è di più: c’è amore per gli esseri umani, c’è comprensione e tu sei un laico. Anzi, pensare che qualcuno ti vede come un demonio…

Sì, sì. Sembro cattivo a qualcuno. Perché dico la verità, almeno sul palco. Ma son convinto che molto della religione mi stia bene: quando parla dell’amore tra fratelli, quando invita alla comprensione e al dialogo, quando dice che bisogna pensare agli umili e che quelli senza potere sono Cristo, che proprio in quelli bisogna vederci Gesù Cristo, allora è una gran bella cosa. Mi sgancio quando iniziano i dogmi, la vita che ci sarebbe dopo. Tutto questo non lo seguo: non ci credo o forse è poco importante che io ci creda o meno, perché resta il fatto che la vita che c’è ha bisogno di tutto me stesso, anima e corpo. Anche questa storia dello spirito: c’è poco da danzarci attorno, anche lui, lo spirito, deve fare i conti con il corpo, deve adattarsi e il corpo è quello che è, bisogna capirlo, amarlo, comprenderlo, riconoscerlo. Senza tanti sensi di colpa, a patto che ci si muova senza far del male volontariamente…

Stai tornando al sottotesto del referendum: ti sta davvero a cuore, non è così?
Molto, vorrei che la legge attuale in materia di procreazione assistita venisse cambiata per avvicinarla all’umanità, ai suoi bisogni. Non si può continuare a fare leggi con la presunzione di educare, chi educa chi? Non siamo bambocci, l’umanità non è fatta di bambocci, non abbiamo bisogno di muri che ci indichino la strada, la vediamo da soli, sappiamo quando è bene e quando è male, abbiamo coscienza. Una legge come quella affrontata dal referendum è una legge che dice alle donne e agli uomini: voi non avete coscienza, ci penso io. Poi cosa inventano per non riconoscerci la coscienza? L’astensionismo. Fanno cioè conto su quel 20% sicuro e fisiologico di gente che a votare non ci va, per invalidare il referendum. Ma ti pare una cosa seria? Un amico mi ha suggerito: sono scherzi da prete. Prova a dire di no. Non è un modo scorretto di sostenere la propria convinzione? Sarà il caso di rivedere i meccanismi referendari, così non si può andare avanti, è una questione di democrazia reale.

Ti va stretto il proibizionismo, ti va stretta questa legge: non è che ti va stretto questo paese?
Macché, l’Italia è un posto pieno di gente meravigliosa, c’è una quantità di gente onesta che ogni giorno fa i conti con la realtà con coraggio e sincerità, giovani e vecchi. L’Italia è un pozzo di risorse. Adesso le cose vanno male, grazie a questo governo di destra – un altro soggetto per il quale noi tutti non avevamo coscienza, ce l’aveva solo lui – l’economia è a rotoli, tutto frana. Ma sta a vedere come ne verremo fuori, perché ne verremo fuori, ce la caveremo, l’abbiamo fatto in passato e lo faremo ancora…

Ma guarda che bell’ottimismo e poi dicono che sei cattivo. Vuol dire che il mondo attorno a te non ha un brutto colore, che non vedi nero e, se possibile, che la politica istituzionale non ti deprime…
Stai parlando con il dottor Jeckyll – ride – poi sul palco ridivento mister Hyde. Perché dovrei veder nero? Prodi e Fassino sono ben meglio di quel che ci passa oggi il convento. Ma, ti dico la verità, in questi tempi di destra oscurantista io mi aggrappo a Veltroni…

Senta, dottor Jeckyll, ma Veltroni non è, per i veri duri, il profeta del buonismo?
Lasciali dire: questo è il frutto dell’ipercriticismo della sinistra che è un’altra cosa buona. Ben venga: non ti fa dar mai niente per scontato e ti costringe a vedere tutto sotto una luce. È così che si cresce, anche se non si resta mai tranquilli: guarda, ci brindo su.

Roba buona?
Acqua, mai alcol prima del tramonto. Regole ci vogliono, regole vere!

Che fai, mi prendi in giro?
Scherzo. Ma è vero che se togli le leggi che ti dicono sempre dove e come e quando, vien su la coscienza e lei, se può, regola. Niente alcol prima del tramonto. Prendi, per esempio, alcol e droghe: i ragazzi vanno protetti per legge, ma dopo i diciotto anni lascia che i maggiorenni decidano cosa fare della propria vita, aiutali ma non decidere per loro, magari punendoli col carcere: è gente maggiorenne, la loro libertà può essere messa in discussione solo se fanno del male ad altri.

Sarai maggiorenne, ma quando stai sui palchi pari un bambino, felice come un bambino, sincero come un bambino, vado avanti? Saggio come un bambino. Mi ricordi, da sempre, Dylan. Lui dice che le sue canzoni saranno quel sono, belle o brutte, ma conta il fatto che ha sempre detto la verità…
Ci sto. Anch’io ho sempre detto la verità mentre canto. E sai perché? Perché il palco è l’unico luogo in cui non mi vergogno di dire, di parlare. Sembrerà strano, ma in altri posti non me la cavo così bene. Certo che dico le bugie, qui e là, le ho dette. Soprattutto durante le interviste – ride mentre beve l’acqua del pomeriggio – anzi, ti ho detto un sacco di cazzate…

Dici le bugie anche quando sottoscrivi un appello per la salvezza dell’Africa e per questo decidi di salire sul palco?
Son cose giuste. Ma dire che è proprio questo ciò che bisogna fare subito…C’è un bel po’ di gente che ci marcia, che fa carriera con questi begli slanci. Mi piacerebbe che lo slancio generoso iniziasse sotto casa, molto prima di arrivare in Africa. Per esempio non provando fastidio per quelli che ti puliscono i fanali ai semafori mentre pensi all’Africa. Senza girare la faccia da un’altra parte quando un disgraziato qualunque ti porge la mano e tu sai quello che vuole. Ma stai lì che pensi all’Africa. Che vita spericolata, fratello

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guido alpa, illustre civilista, professore alla sapienza, invita

Parla il giurista cattolico Alpa: «Voto sì contro una brutta legge»

ROMA – «Quattro sì, ecco quel che farò. Perchè è una legge inaccettabile. Qualunque sarà il risultato delle urne, comunque, andrà riscritta».

Se vinceranno i “no” o non si raggiungerà il quorum, però, sarà difficile che il parlamento rimetta mano alla legge.
«Inannzitutto è sperabile che la gente vada a mettere la propria croce sul “no” piuttosto che astenersi dal partecipare a una consultazione popolare che tocca un tema così importante e delicato: é una scelta, quella sulle regole della fecondazione assistita, che sarebbe bene, oltre che giusto, che fosse partecipata dal maggior numero possibile di cittadini. In ogni caso, la n. 40/2004 è una legge discutibile, sia giuridicamente che dal punto di vista della morale. E come se non bastasse, è scritta in modo inappropriato».

Guido Alpa, illustre civilista, professore alla Sapienza, è uno degli autori del libro “La fecondazione assistita, riflessioni di otto grandi giuristi”, voluto dalla Fondazione Veronesi per fare chiarezza sul tema in vista del referendum del 12-13 giugno.

E’ cattolico, professore?
«Mi definirei un ansioso della ricerca».

Crede che la Chiesa sia troppo ingerente in questo dibattito?
«Mi appassiona il discorso teologico. E, si sa, la religione cattolica fa intimamente parte della cultura e della storia del nostro Paese. Ma quando dovremo esprimere individualmente la nostra preferenza su questa brutta legge che il parlamento è stato in grado di concepire, spero che gli italiani si affidino alla propria coscienza e alla ragione e facciano capire al legislatore, optando per il “sì”, che di norme così l’Italia non ha davvero bisogno».

Che cosa non funziona, in particolare?
«Tutto l’impianto della legge fa acqua. Anche dal punto di vista terminologico è contraddittoria, forse perchè è stata scritta in modo affrettato. Ma è possibile che il Capo III sia dedicato alla “tutela del nascituro” e la sua prima disposizione riguardi lo “stato giuridico del nato”? E’ solo un esempio, naturalmente, ma indicativo del livello, non crede?».

D’accordo, ma non è certo un caso isolato in una produzione normativa vasta e spesso ridondante come quella italiana.
«E’ vero, ma qui i problemi vanno ben oltre. Non si dà una definizione di embrione, così bisogna riferirsi alla scienza e si lascia l’interprete della legge nell’incertezza. Poi si anticipano i diritti delle persone nate al momento del concepimento, con uno stravolgimento ingiustificato e inaccettabile della nostra tradizione giuridica. Né si tutela a sufficienza la donna, come se l’embrione potesse vivere di vita propria: non è ammissibile il divieto di revocare il consenso. E ancora, si apre la porta solo alla fecondazione omologa, così che le coppie sterili non potranno beneficiare della legge. E prevedendo la produzione di non più di tre embrioni per volta senza la possibilità di una selezione in caso di malattia, per esempio, si condanna la donna, o meglio la coppia, a una scelta drammatica tra l’aborto e la nascita di un feto con gravi scompensi fisici. E’ una legge retrograda e inadeguata».

A quale modello si ispirebbe?
«A quello inglese, che consente l’uso delle staminali a scopo di ricerca oltre che per la procreazione e fino al dodicesimo giorno lascia libero campo a interventi sulle cellule senza che si pregiudichino diritti. Così, in caso di malattia, si può evitare il dramma di un figlio malformato anzichè scaricarlo sulle spalle delle famiglie».

guido alpa, illustre civilista, professore alla sapienza, invita Leggi l'articolo »

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