visioni premonitrici
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Guerriglia alla prigionia dell'Informazione. Contro la corruzione dell'industria mediatica, il bigottismo dei ceti medi, l'imperdonabile assopimento della coscienza civile. La brama di Verità prima di ogni anelito, l'abrasiva denuncia, verso la dissoluzione di ogni soluzione precostituita, L'infanticidio di ogni certezza indotta. La polvere nera della coercizione entro le narici di una crisi di rigetto. L'abbuffata di un pasto nudo, crudo amaro quanto basta per non poter esser digerito.
Allora quale Vittorio Arrigoni
anima Guerrilla radio?
“Je est un autre”
soleva dire Rimbaud.
“Lei è Allen Ginsberg?”
“uno dei tanti Allen Ginsberg”
rispondeva il poeta della beat generation a chi lo interrogava sulla sua identità,
intendendo con ciò sottolineare la frammentazione del suo ES
in così tante personalità da poter esser considerate vere e proprie persone a sé stanti.
Dotate quasi di propria indipendenza e libero arbitrio.
Questa premessa fondamentale
per chiarire o meglio
scurire,
a coloro che fisicamente non mi conosco,
chi qui si trovano dinnanzi sfogliando le agguerrite pagine di Guerrilla radio.
E chi non si trovano dinnanzi coloro che hanno avuto l’ardita sorte
di conoscere la carne e le ossa di Vittorio Arrigoni
(lo spirito è stato concesso solo ad una stretta cerchia di persone svestite di abiti abituali).
Guerrillaradio è il VittorioArrigoni che legge Orwell e Burroughs,
Saviano e Travaglio,
Micheal Moore e Noem Chomsky. Questo VittorioArrigoni, e non quello che medita fra le pagine dei discorsi del Dalai Lama, di Nietzsche, o del Mahabharata, fra gli haiku di Ryokan e Tagore, e poco di quello che nonostante tutto, al pub ci va ancora con sottobraccio Vian o i Fante, Bukowsky Keruac Gutierrez o Miller, la miglior compagnia possibile dinnanzi ad una carboazotata.
Il Vittorio Arrigoni che durante più di dieci anni
ha fatto del viaggio una università di vita,
i cui illustri docenti sono i personaggi anonimi che la miseria
ha reso miserables,
ma impreziositi veicoli di arcaici valori umani fondamentali.
Il perchè del Blog guerrillaradio
si fomenta nella mia cella d’isolamento a Tel Aviv,
nella quale fui recluso prima di subire un ingiusto processo
la mia unica colpa essere attivista incoruttibile nel campo dei diritti umani.
Guerriglia alla prigionia dell'Informazione. Contro la corruzione dell'industria mediatica, il bigottismo dei ceti medi, l'imperdonabile assopimento della coscienza civile. La brama di Verità prima di ogni anelito, l'abrasiva denuncia, verso la dissoluzione di ogni soluzione precostituita, L'infanticidio di ogni certezza indotta. La polvere nera della coercizione entro le narici di una crisi di rigetto. L'abbuffata di un pasto nudo, crudo amaro quanto basta per non poter esser digerito.
Miracoli?
Redmond, Washington: finisce con l’auto in un
crepaccio, è stata trovata, viva, grazie a una visione di
un’amica che in sogno ha visto il bosco e l’auto
incidentata.
50 metri sotto a dove indicava la visione, è stata trovata
la ragazza.
(Fonte: www.Tgcom.it )
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Quel riso rivoluzionario
Piantato per la prima volta 7 anni fa in Guinea potrebbe
essere la soluzione di molti problemi umanitari dei paesi
africani.
Si chiama Nerica (New Rice for Africa) ed è la
combinazione di due tipi di riso: quello africano
(resistente agli sbalzi di temperatura) e quello asiatico
(facile e veloce da coltivare). Attenzione però: non si
tratta di un organismo geneticamente modificato.
Molti paesi dell’Africa occidentale lo hanno già piantato
e in Guinea le importazioni di riso dall’estero sarebbero
diminuite del 50%.
Nerica (New Rice for Africa Leggi l'articolo »
La polizia di Zhengzhou, una provincia cinese, ha vietato
a una coppia di battezzare il loro figlio “@”.
Decidere il nome dei figli è sempre difficile.
(Fonte: www.Tgcom.it )
di Angela lano
La tivù ci presenta per lo più un islam monolitico, guerrafondaio e pericoloso. Ma basta guardarsi attorno per capire che così non è. C’è invece una realtà plurale, fatta di variegate correnti, tendenze, interpretazioni e aspirazioni. E c’è stato chi si è reso disponibile a mediare per gli ostaggi italiani in Iraq.
In questi tragici mesi di guerra in Iraq, in particolare dopo il rapimento in aprile di tre nostri connazionali, segmenti della comunità islamica in Italia si sono posti come mediatori. Un ruolo assunto sia dall’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia (Ucoii), sia dalle principali moschee, sia da qualche iman (compreso quel Bouriqui Bouchta di Torino, che, a ridosso degli attentati dell’11 settembre 2001, aveva suscitato reazioni di sdegno pure fra i musulmani cosiddetti moderati per la sua simpatia verso Bin Laden).
Questo nuovo ruolo italo-musulmano apre nuovi orizzonti e nuove prospettive nel rapporto tra la nostra società e questi immigrati ormai naturalizzati, seppur molto ancorati alla cultura d’origine.
Se per alcuni islamici la partecipazione attiva nelle trattative tra i rapitori, le famiglie degli ostaggi e il governo italiano può essere stata strumentale al raggiungimento di diritti o a una maggior visibilità “istituzionale” mediatica, per altri è stato un sincero partecipare al dramma di persone percepite come “fratelli” per la semplice condivisione della cittadinanza e dell’attaccamento al territorio e alla cultura italiana.
È stato un sentirsi, cioè, pienamente italiani e in diritto-dovere, come islamici, di mediare tra due mondi. Mediare all’interno di quello “scontro di civiltà” costruito a tavolino dai signori delle guerre, a Occidente come a Oriente, ma estraneo ai principi religiosi di entrambe le parti.
È proprio la tensione, la paura della “caccia alle streghe” scatenata dai media e dai politici delle destre occidentali contro l’islam, a costringere singoli cittadini o associazioni musulmane a ribadire l’estraneità di questa religione da atti di terrorismo o di violenza gratuita perpetrati in Iraq, a Madrid, in Marocco e altrove.
Tale tensione, vissuta fortemente soprattutto da chi non è ancora cittadino italiano o rappresenta grandi istituzioni od organizzazioni islamiche, ha portato, in questi mesi, a svolgere un nuovo e innovativo compito di mediazione ufficiale e accreditata, che porterà, gioco-forza, a un riconoscimento pubblico come realtà culturale, religiosa, di diritto con cui, d’ora in poi, lo stato italiano non potrà non rapportarsi.
Una realtà, quella dell’islam in Italia, eterogenea e complessa. Intanto l’islam è la seconda religione qui da noi. Al suo interno convivono anime diverse e, talora, lontane. La prima suddivisione è quella tra sunniti (88%, seguaci della tradizione di Maometto) e sciiti (9%, seguaci del “partito” di Ali, genero del profeta). Il restante 3% è spartito fra sette, baha’i, confraternite mistiche.
LA GRANDE UMMAH
Ma, per quanto i pilastri della fede e del culto accomunino tutti i musulmani, ogni corrente ha sviluppato giurisprudenze e tradizioni differenti. Tra i sunniti, ad esempio, coesistono quattro differenti scuole giuridiche, applicabili in relazione allo stato di provenienza o al contesto.
A seconda che un fedele, per origine geografica o per appartenenza politico-religiosa, ne scelga una piuttosto che l’altra, avremo modi differenti di interpretare e utilizzare il diritto. Livello culturale, apertura mentale, condizione economico-sociale e situazione politica del paese d’origine produrranno ancora altre differenziazioni e vie di relazione al fattore religioso.
Le banalizzazioni, le semplificazioni, gli stereotipi e la comoda omologazione (cui ci siamo abituati) non rappresentano un metodo serio per la lettura delle molteplici realtà islamiche. Vi sono musulmani wahhabiti che si rifanno a un islam fondamentalista e tradizionalista salafita, che auspica il ritorno alla purezza dell’islam, così com’era vissuto dagli antenati quindici secoli fa. Ci sono simpatizzanti del movimento dei Fratelli Musulmani, che segue una visione integrista ed è formato da una galassia di gruppi che spaziano dal pacifismo assoluto alle derive violente e terroriste.
E ancora: jihadisti delle jama‘at islamiche di stampo politico radicale, pacifisti e nonviolenti, “laici” (seguaci di grandi pensatori quali Averroè e Avicenna), indifferenti o non credenti… Tutte queste tipologie fanno parte, sempre e comunque, della grande ummah islamica, dentro la quale si entra per nascita o per conversione, ma da cui non è così facile uscire. Tra gli immigrati di origine islamica che vivono in Italia possiamo incontrare tutte queste tendenze e atteggiamenti.
SFUMATURE NON DA POCO
Piuttosto nota – perché spesso sui giornali, nei telegiornali e nei salotti televisivi – è la realtà dei fondamentalisti. Quella aggressiva, che non concede alternative alle scelte personali dei fratelli nella fede o ai connazionali – musulmani per nascita – che desiderino intraprendere strade differenti (altri credi, “laicità” dichiarata) e che cerca di controllarne, anche attraverso takfir, anatemi, la fede e il modo di vivere. Si tratta di un islam militante integralista o fondamentalista (dipende dal movimento di riferimento).
Anche qui troviamo inclinazioni e sfumature differenti, comprese quelle più radicali e violente. Esso coinvolge principalmente i disperati, gli emarginati, coloro che, per mancanza di mezzi culturali ed economici, non riescono a integrarsi nella società ospite. Molti di loro gravitano attorno a moschee e centri islamici pilotati da iman (guide per il culto, che hanno assunto una leadership religiosa e politica non prevista dall’islam sunnita) poco preparati, quando non proprio ignoranti. A loro volta, queste guide sono indottrinate da inviati di stati o movimenti islamici potenti e facoltosi.
Tale realtà fa del proselitismo (da‘wa) tra gli infedeli o tra i musulmani “tiepidi”, del ritorno alle origini del messaggio coranico e, nel caso estremo, della lotta armata contro obiettivi nemici, islamici od occidentali, lo scopo principale del proprio agire. Spesso è proprio la particolare visione politico-ideologica, che grava su determinati luoghi di culto, che ne motiva la non frequenza o la presa di distanza da parte della maggioranza degli immigrati di origine islamica.
A fianco di questa realtà aggressiva c’è l’islam dei tanti credenti che esprimono una fede più interiore, spesso privata (nelle preghiere in casa, in moschea, o tra le pause di lavoro in fabbrica o nei campi) e che auspicano l’integrazione (o che già si sentono inseriti) nella società italiana, pur mantenendo solidi legami con le proprie tradizioni: sono i “moderati”, i pacifici coabitatori dei nostri spazi cittadini.
Un’altra “tendenza” è quella dei musulmani attivisti di gruppi culturali e religiosi: sono gli aderenti alle organizzazioni che fanno capo all’Ucoii, al Gmi (Giovani musulmani d’Italia), alle confraternite sufi e ad altri organismi rappresentativi dell’islam italiano (associazioni giovanili, femminili, studentesche, di solidarietà, e così via).
Costoro sono un’élite colta, economicamente e socialmente ben inserita, dedita alla promozione dell’islam “dal basso” – una sorta di re-islamizzazione delle comunità islamiche e non degli italiani di altre religioni, anche se le conversioni non mancano – disponibile al dialogo interreligioso e all’incontro con l’”altro”. Sono fedeli praticanti e osservanti, che vivono integralmente i precetti dell’islam, ma che si ritengono aperti alla modernità. I loro rappresentanti stanno, infatti, tentando un’opera di reintrepretazione della shari‘a e del diritto in accordo con i tempi.
Alcuni sono vicini al movimento dei Fratelli Musulmani. La loro concezione di jihad è quella di “sforzo sulla via di Dio”, sulla strada del bene, della riforma interiore, sociale e politica, anche se non sono pochi coloro che giustificano la risposta armata, “resistenza”, in caso di oppressione o di invasione da parte di eserciti esterni (come nel caso dell’Afghanistan, dell’Iraq e della Palestina).
LAICI E MISTICI
Poi ci sono i cosiddetti “laici”, coloro che hanno assunto un atteggiamento di religiosità liberale e tollerante, razionalista e “illuminista”. Si tratta di un’appartenenza vissuta come legame culturale con la splendida e dotta civiltà arabo-islamica del passato. Fra costoro ci sono musulmani che si definiscono praticanti, pur non frequentando, o frequentando sporadicamente, i luoghi di culto. L’islam lo consente: esiste, infatti, l’obbligo della salat, la preghiera rituale compiuta cinque volte il giorno, ma sul luogo non esistono vincoli.
Per altri, il termine “laico” esprime quasi indifferenza, o insofferenza, nei confronti delle usanze della propria cultura d’origine e di ogni espressione di religiosità. Tra questi, molti sono i non praticanti, che non fanno riferimento a moschee, gruppi o associazioni musulmane, e non seguono i precetti cultuali. Persone, dunque, che non pregano, non osservano il periodo di digiuno e di astensione sacra (il ramadan), non rispettano le norme alimentari (consumo di carne halal, astensione da bevande alcoliche e da cibi contenenti carni suine, e altro ancora).
Trasversale all’islam dei moderati, degli attivisti e dei laici è l’islam pacifico, tollerante, del dialogo interreligioso, che condivide parte del cammino di fede e di apertura verso l’esterno con il sufismo, la via iniziatica ed esoterica della mistica islamica. Per costoro la religione è uno strumento di ricerca di Dio che parte dalla propria condizione umana e dall’amore verso gli altri, verso la pace e la tolleranza.
www.nigrizia.it
musulmani d’italia Leggi l'articolo »
Geniaccio!
Era andato a New York, da Belgrado, per studiare
ingegneria e, in qualche anno, laurearsi. Ma Marko
Tasic, 19 anni, e’ un genio.
Il primo giorno ha superato l’esame di ammissione e,
dopo che gli insegnanti si sono resi conto della sua
genialita’, ha conseguito la laurea dopo soli otto giorni.
Poi, sempre dal New York Institue of Technology, gli e’
stato offerto un dottorato e lui non ha saputo rifiutare.
Ora e’ corteggiato da decine di aziende (tra cui la
Microsoft) ed e’ iscritto al Mensa, il club mondiale dei
geni.
Marko Tasic Leggi l'articolo »
Un libro di storia che bistratta la Sinistra
In rete sta girando l’ennesima catena. Si parla di un libro
di storia per le scuole “I nuovi sentieri della Storia. Il
Novecento” che a pagina 34 riporta: “Gli uomini della
Destra erano aristocratici e grandi proprietari terrieri.
Essi facevano politica al solo scopo di servire lo Stato e
non per elevarsi socialmente o arricchirsi.
Inoltre amministravano le finanze statali con la stessa
attenzione e parsimonia con cui curavano i propri
patrimoni. Gli uomini della Sinistra, invece, sono
professionisti, imprenditori e avvocati disposti a fare
carriera in qualunque modo, talvolta sacrificando persino
il bene della nazione ai propri interessi.
La grande differenza tra i governi della Destra e quelli
della Sinistra consiste soprattutto nella diversita’ del loro
atteggiamento morale e politico”
Nella mail che sta girando il paragrafo viene definito una
“perla morattiana”, nonostante il libro risalga al 1996.
Come spiega Paolo Attivissimo nel suo sito la frase
assume il tono di insulto alla sinistra perche’ viene tolta
dal suo contesto. E’ sufficiente leggerla per intero per
capire che il paragrafo si sta riferendo esclusivamente al
periodo storico descritto (la fine del 1800).
perla morattiana bufala: I nuovi sentieri della Storia. il nove Leggi l'articolo »
Australia: sonnambula, seduceva e si intratteneva con esimi sconosciuti. Il caso e’ al centro di un Convegno sul sonno a Sidney. La donna sarebbe affetta da “sessualita’ in stato di sonnambulismo”, un disturbo del sonno grave e devastante. Soprattutto per il marito
sonnambula, seduceva Leggi l'articolo »
Pare che la Banca Centrale Europea abbia protestato perche’ in Europa non esiste ancora una moneta unica.
La parola euro viene infatti adatta alle diverse lingue.
Se in Italia ormai spopolano gli “euri”, in Lettonia si dice “eiro”, in Slovenia “evro” e in Lituania
“euras”. Proteste anche nei confronti dell’Ungheria che li chiama “euro”.
(Fonte: www.Aduc.it )
euri eiro evro euras euras Leggi l'articolo »
Il mese di Ramadan è il nono del calendario islamico, reso doppiamente sacro dall’Islàm per il fatto che è:
“Il mese in cui fu rivelato il Corano come guida per gli uomini e prova chiara di retta direzione e salvezza” (Sura II, v. 185).
Il digiuno, durante il sacro mese di Ramadan, è atto basilare di culto, obbligatorio per tutti i musulmani tranne che per alcune categorie di persone.
Per legge sono esenti dal digiuno i minorenni, i vecchi, i malati di mente, i malati cronici, i viaggiatori, le donne in stato di gravidanza o che allattano, le persone in età avanzata, nel caso che il digiuno possa comportare un rischio per loro. E proibito alle donne musulmane mestruale e in puerperio.
La legge ammette e raccomanda anche il digiuno volontario, in determinati giorni dell’anno.
Il Corano stabilisce l’obbligo del digiuno:
” O voi che credete! Vi è prescritto il digiuno, come fu prescritto a coloro che furono prima di voi, nella speranza che voi possiate divenire timorati di Dio.”
(sura II, v.183)
«Credenti! vi è stato prescritto il digiuno come è stato prescritto a coloro che san venuti prima di voi e può esser che siate timorati per giorni contati- e chi di voi sia malato, o sia in viaggio, lo faccia per un numero corrispondente di altri giorni e per coloro che potevano farlo c’è un riscatto: il nutrimento di un povero; e chi fa di sua scelta di meglio, ciò è meglio per lui: che digiuniate è meglio per voi se sapeste! E’ il mese di Ramadan nel quale fu fatto scendere il Corano a guida per gli uomini e chiare evidenze della Guida e discriminante definitiva; chi di voi attesti direttamente il mese vi digiuni e per chi sia malato od in viaggio, vi sia un numero corrispondente di altri giorni Iddio vuole per voi quel che vi è facile non vuole per voi quel che vi è duro, e ne completiate il numero e magnifichiate Iddio per aver-vi dato la Guida, e può darsi siate riconoscenti»”.
Si tratta di un mese di purificazione, ricco di grazie, e durante il quale, in una delle sue ultime notti dispari, detta Lailatu l-Qadr (notte del destino), le porte del cielo sono più dischiuse.
L’Inviato di Dio disse:
«Quando arriva il Ramadan vengono aperte le porte del Paradiso, e chiuse quelle del Fuoco, e i demoni vengono legati».
L’Inviato di Dio disse:
«Iddio Potente e Glorioso ha detto: “Ogni azione del figlio di Adamo gli appartiene, eccetto il digiuno, che appartiene a Me, ed Io ne dò ricompensa; il digiuno è un’armatura, e quando sia giorno di digiuno per uno di voi, non nutra propositi osceni né vociferi, e se qualcuno lo ingiuria o lo combatte, dica: ‘Sto digiunando’; e per Colui nella Cui Mano è l’anima di Muhammad, l’alito cattivo che promana dalla bocca di colui che sta digiunando è migliore davanti a Dio del profumo del muschio. Chi digiuna ha due motivi di cui rallegrarsi: si rallegra quando lo rompe, e si rallegrerà del digiuno fatto quando incontrerà il suo Signore».
L’Inviato di Dio disse:
«Non vi è servo che digiuni un giorno sulla via di Dio, senza che per quel giorno Iddio gli tenga lontano il volto dal Fuoco per settanta annate».
Il digiuno dura dalle prime luci dell’alba fino al tramonto; in genere va fatto precedere da un pasto leggero poco prima dell’aurora, detto suhur, per poter affrontare la giornata. Consiste non soltanto nell’astensione da ogni cibo e bevanda, ma anche da qualsiasi contatto sessuale e da ogni altro cattivo pensiero o azione, durante l’intera giornata fino al tramonto. Non bisogna litigare, né mentire né calunniare.
Nella prova del diguno è più importante il significato spirituale di quello materiale per il fatto che l’uomo obbedisce a un ordine divino. Egli impara a tenere sotto controllo i suoi desideri fisici e supera la sua natura umana.
In considerazione del fatto che i mesi lunari sono alternativamente di 29 e 30 giorni, l’anno lunare in tutto è di 354 giorni e indietro di undici giorni rispetto a quello solare. La legge stabilisce che per dichiarare iniziato il mese del Ramadan non basta il solo calcolo, ma dovrebbero esserci testimoni oculari e affidabili che dichiarino avanti a un qàdi di aver visto la luna.
Il digiuno, come la salàt, non è valido se non è preceduto dalla niyyah (intenzione). Dopo la pronuncia della niyyah, si incomincia a digiunare quando incomincia ad albeggiare (aurora). Il tramonto del sole pone fine al digiuno e l’astinenza viene interrotta mangiando dei datteri o bevendo dell’acqua, come vuole la Sunnah del Profeta. L’interruzione iftar, per tradizione viene preceduta da una breve preghiera. Dopo la preghiera rituale della sera si usa fare una speciale preghiera notturna piuttosto lunga detta Tarawih: Secondo la Sunnah del profeta, questa preghiera va da un minimo di 8 rak’at ad un massimo di 20.
Il Ramadan è un mese di carità, durante il quale il credente deve dividere i suoi beni con coloro che ne hanno bisogno.
La rottura involontaria del digiuno non comporta nessuna sanzione, purché si riprenda subito dopo aver preso coscienza di tale rottura. In caso di interruzione consapevole, bisogna rimediare con l’offerta di un pasto a un certo numero di musulmani bisognosi, oppure dare l’equivalente in denaro; diversamente bisogna digiunare per sessanta giorni.
Con il sorgere della luna nuova del mese di Shawwal ha termine il mese di Ramadan e con esso finisce l’astinenza ed inizia ‘Id al-Fitr, la festa della rottura.
Dal libro “Islam in focus” di Abu l-‘Ala al-Maududi
IL DIGIUNO (SAWM) Un’altra caratteristica dell’Islam, caratteristica spirituale ed etica unica, è l’istituzione del Digiuno. Definito alla lettera, il digiuno significa l’astensione completa da cibi, bevande, rapporti intimi e fumo, dal momento che precede lo spuntare dell’alba fino al tramonto, per l’intero mese di Ramadan, nono mese dell’anno islamico. Ma, se restringessimo i1 significato del Digiuno islamico a questo senso letterale, commetteremmo un triste errore. Quando 1’IsLam introdusse questa impareggiabile prescrizione, esso piantò un albero in crescita perenne, un albero di infinita virtù e dai frutti difficilmente apprezzabili in tutto il loro valore. Ecco una spiegazione del significato spirituale del Digiuno islamico:
1. Esso insegna all’uomo il principio dell’amore sincero, perché, allorché osserva il digiuno, lo fa per profondo amore di DIO. E l’uomo che ama DIO d’amore sincero è un uomo che sa davvero che cosa sia l’amore.
2. Esso dà all’uomo un creativo senso di Speranza e una considerazione serena della vita, perché, allorché digiuna, egli spera di compiacere DIO e cerca la Sua Grazia.
3. Esso instilla nell’uomo una genuina virtù di devozione efficace, onesta consacrazione e vicinanza a DIO, perché, quando digiuna, l’uomo lo fa per DIO e per la Sua Causa, non per altro.
4. Esso coltiva nell’uomo una coscienza integra e vigile, perché la persona che digiuna osserva il digiuno sia in privato sia in pubblico. Nel digiuno, in particolare, non c’è autorità umana che possa controllare il comportamento dell’uomo o lo costringa a osservare tale pratica. L’uomo osserva il digiuno per compiacere DIO e soddisfare la propria coscienza mantenendosi fedele a DIO in privato e in pubblico. Non esiste modo migliore per coltivare nell’uomo una coscienza integra.
5. Esso istruisce l’uomo nella pazienza e nel trascendimento di sé; infatti, quando digiuna, l’uomo avverte il dolore della privazione, ma lo sopporta pazientemente. Tale privazione, in realtà, è salo temporanea, ma non c’è dubbio che l’esperienza fa comprendere al digiunante quali siano gli effetti provocati negli altri uomini da quelle medesime privazioni, allorché si tratta di privazioni che riguardano beni essenziali e durano giorni o settimane o addirittura mesi. I1 significato di tale esperienza, sotto il profilo umano e comunitario, è che il digiunante sarà molto più sollecito di chiunque altro nel provare solidarietà per i suoi simili e rispondere alle loro necessità. E questa è un’eloquente espressione di abnegazione e di genuina solidarietà.
6. E’ un’efficace lezione di moderazione e di volontà. La persona che osserva dovutamente il digiuno è certamente un essere che può disciplinare i propri desideri irrazionali e mettere il proprio sé al di sopra delle tentazioni fisiche. Un uomo siffatto è uomo di personalità e di carattere, uomo di volontà e determinazione.
7. Dà all’uomo un’anima traslucida, con la quale può attingere il trascendente; gli dà una, mente luminosa, con la quale può pensare; gli dà un corpo agile, col quale può muoversi e agire. Tutto ciò costituisce il risultato immancabile del mantenere leggero lo stomaco. Le istruzioni mediche, le norme biologiche e l’esperienza intellettuale attestano questo fatto.
8. Mostra all’uomo un nuovo modo per essere saggiamente parsimonioso e per amministrarsi in maniera corretta; infatti, quando mangia meno cibo e consuma meno carne, spende meno denaro e compie sforzi minori. La spiritualità si riverbera anche in questo modo sull’economia e sul bilancio familiare.
9. Rende l’uomo capace di padroneggiare l’arte di un maturo adattamento. Possiamo facilmente comprendere questo punto una volta che ci siamo resi conto di come il Digiuno faccia cambiare all’uomo tutto il corso della sua vita quotidiana. Allorché egli opera questo mutamento, si adatta naturalmente a un nuovo sistema e si muove per soddisfare le nuove norme. Ciò, alla lunga, sviluppa in lui un saggio senso di adattabilità e una capacità di superare le imprevedibili difficoltà della vita. Un uomo che attribuisca valore all’adattabilità costruttiva e al coraggio apprezzerà prontamente gli effetti del Digiuna sotto questo riguardo.
10. Radica l’uomo nella disciplina e nell’igiene. Quando una persona osserva il corso regolare del Digiuno in tutti i giorni del Mese Sacro e in tutti i Mesi Sacri degli anni che si avvicendano, essa si integra sicuramente in un’elevata forma di disciplina e assume un grandioso senso del1’ordine. Similmente, allorché alleggerisce lo stomaco e rilassa i1 sistema digerente, mette al sicuro il proprio corpo, per non dir dell’anima, contro tutti i danni risultanti dal sovraccarico dello stomaco. In questo modo, può esser certo che il suo corpo sarà esente dal disordine e che la sua anima continuerà a splendere pura e serena.
11. Fa sorgere nell’uomo un autentico spirito di appartenenza comunitaria, di unità e fratellanza, di solidarietà umana dinanzi a DIO e dinanzi alla Sua Legge. Un tale spirito è il risultato naturale del fatto che, quando l’uomo digiuna, si rende canto di far parte di tutta quanta la comunità musulmana, la quale osserva il medesimo dovere nella stesso tempo e per gli stessi motivi. Nessun sociologo potrà dire che in un qualunque periodo storico vi sia mai stato qualcosa di simile a questa magnifica istituzione dell’Islam. Gli uomini hanno reclamato, in tutte le epoche, l’unità, la fratellanza, la giustizia, la dignità, ma come è stata priva di eco la loro voce e come è stato misero il risultato da loro conseguito! Com’è che possono attingere la loro meta, senza la luminosa guida dell’Islam?
12. E’ una prescrizione divina intesa a dare all’uomo sicurezza e autocontrollo, a garantire la dignità e la libertà umana, a dare la vittoria e la pace. Questi risultati non mancano mai di manifestarsi come realtà vivente nel cuore della persona che sa come osservare il Digiuno. Quando digiuna nella maniera adeguata, egli esercita un completo comando sulle proprie passioni, disciplina i suoi desideri e resiste a tutte le cattive tentazioni. Si viene così a trovare in una posizione che gli garantisce la sicurezza, ristabilisce la sua dignità e integrità e lo libera dalla schiavitù del vizio. Una volta conseguito tutto ciò, egli ha instaurato la pace interiore, che è la fonte della pace permanente con DIO e, di conseguenza, con tutto quanto l’universo. Ora, qualcuno potrebbe esser tentato di sollevare questa obiezione: se le cose stanno così per quanto concerne l’istituzione islamica del digiuno e se questo è, sotto tale rispetto , il quadro dell’Islam, perché i Musulmani non vivono nell’utopia? A una tale obiezione possiamo solo replicare dicendo che i Musulmani hanno vissuto nell’utopia, e felicemente, in un certo periodo della loro storia. La realizzazione di quell’utopia fu un fenomeno unico nella storia umana. Diciamo unico, perché nessuna religione o sistema sociale, se non1’Islam, è mai stato in grado di tradurre i propri ideali in realtà effettiva. L’utopia di altre religioni e sistemi sociali è sempre rimasta nel campo delle teorie o delle pie intenzioni e dei sogni: a volte chiari, a volte confusi, a volte vicini, il più delle volte remoti. Ma l’utopia dell’Islam è stata realizzata e messa in pratica in grado completo. In senso umano e pratico ciò significa che l’utopia dell’Islam può essere nuovamente realizzata su questa terra e che essa si basa su fondamenta solide e su principi reali. La ragione per cui l’utopia islamica non viene realizzata ai nostri giorni è molteplice e facilmente spiegabile. Ma, per limitare la nostra discussione all’istituto del Digiuno, dobbiamo dire che molti Musulmani, per loro sventura, non osservano il digiuno o, nel migliore dei casi, adottano un atteggiamento di indifferenza. D’altronde, la maggior parte di coloro che lo praticano non si rendono conto del suo vero significato, per cui ne traggono un beneficio minimo o addirittura nessun beneficio. E’ per questo che i Musulmani di oggi nel complesso non godono dei veri vantaggi del Digiuno. Inoltre, qualcun altro potrà dire che quanto affermiamo circa il Digiuno Islamico è anche vero per altri tipi di digiuno, come la Pasqua giudaica, la Quaresima cristiana, il digiuno gandhiano ecc. Perché allora i Musulmani fanno queste affermazioni arbitrarie a proposito del loro genere di Digiuno? A una tale persona e a tutte quelle del suo genere noi dirigiamo il nostro appello. E’ contro i nostri principi religiosi e la nostra morale di Musulmani diffamare alcun profeta di DIO, respingere una, formulazione della verità o tacciare di falsità una religione d’origine divina. Altri si ritengono liberi di commettere queste ingiurie irresponsabili, ma noi Musulmani no; noi infatti, sappiamo che, allorché scendiamo ai livelli infimi della morale, o piuttosto dell’immoralità, siamo virtualmente fuori dai ranghi dell’Islam. Noi sappiamo pure che l’istituzione del Digiuno è antica quanto la storia e che esso venne prescritto da DIO agli uomini prima dell’Islam, così come è stato da lui prescritto ai Musulmani. Ma noi non sappiamo se non pensiamo che siano in molti a saperlo- la forma esatta e le precise modalità in cui DIO prescrisse gli altri tipi di Digiuno. Noi comunque possiamo, per la causa della verità e di un illuminato desiderio di sapere, sostanziare le nostre affermazioni confrontando questa istituzione dell’Islam con gli altri tipi di digiuno.
I1 digiuno nella prospettiva comparatistica
1. In altre religioni e dogmi, in altre filosofie e dottrine, colui che osserva il digiuno si astiene da certi generi di cibo o di bevanda o di sostanze materiali, ma è libero di rimpiazzare ciò da cui si astiene riempiendosi lo stomaco con l’alimento sostitutivo, anch’esso di natura materiale. Nell’Islam ci si astiene dalle cose materiali (cibo, bevanda, fumo, ecc,) allo scopo di avere gioie spirituali e nutrimento spirituale. Il Musulmano vuota il proprio stomaco di ogni cosa materiale per riempirsi l’anima di pace e di benedizioni, per riempirsi il cuore di amore e misericordia, per riempirsi lo spirito di pietà e di fede, per riempirsi la mente di saggezza e determinazione.
2. Lo scopo del digiuno nelle altre religioni e filosofie è inevitabilmente parziale. Esso o ha obiettivi spirituali o scopi fisici o intellettuali; tutto ciò non si trova mai combinato insieme. Nell’Islam invece esso è inteso a conseguire tutti questi vantaggi e molti altri fini, sociali ed economici, morali e umani, privati e comunitari, personali e pubblici, interiori ed esteriori, 1ocali e nazionali, il tutto armonizzato come si è detto più sopra.
3. I1 digiuno non islamico non richiede più che un’astinenza parziale da certe cose materiali. Ma il tipo islamico di digiuno è accompagnato da devozione e culto, da carità e studio del Qur’an, da solidarismo e affabilità, da autodisciplina e risveglio della coscienza. Così il Musulmano che digiuna si sente un’altra persona. Egli è puro e luminoso internamente ed esternamente e la sua anima è così traslucida che egli si sente vicino alla perfezione, perché e vicina a DIO.
4. Sulla base delle nostre conoscenze e della nostra esperienza quotidiana, possiamo dire che altre filosofie morali e altre religioni insegnano all’uomo che egli non può realizzare i suoi obiettivi etici o entrare nel Regno di DIO se non sradica da se l’amore per il mondo. Di conseguenza, diventa necessario per un tale individuo ripudiare i propri interessi mondani, trascurare le sue responsabilità umane e ricorrere a qualche sorta di mortificazione o di severo ascetismo, di cui il digiuno è un elemento essenziale. Un digiuno di questo genere con persone di questo tipo può essere adoperato, ed è stato adoperato, come un pretesto per nascondere l’umiliante diserzione dal corso normale della vita. I1 Digiuno islamico invece non è un divorzio dalla vita, ma un felice matrimonio con essa; non è una diserzione, ma un attacco compiuto con armi spirituali; non è una trascuranza, ma un arricchimento morale. Il Digiuno islamico non separala religione dalla vita di ogni giorno né separa l’anima dal corpo. Non causa rottura, ma procura armonia. Non dissolve, ma trasfonde. Non disintegra, ma getta ponti e opera redenzione.
5. Anche la tabella del Digiuno Islamico è un fenomeno che colpisce. In altri casi il periodo del digiuno viene fissato in una certa parte dell’anno in maniera inflessibile. Nel1′ Islam invece il periodo del digiuno arriva col mese di Ramadan, nono mese dell’anno. Il calendario islamico è lunare e i mesi sono determinati dalle varie Lunazioni. Ciò significa che nel periodo di un limitato numero d’anni il Digiuno islamico copre l’intero ciclo delle quattro stagioni, andando e riandando dall’estate all’inverno attraverso 1a primavera e l’autunno, in maniera rotatoria. La natura del calendario Islamico è tale che il mese di Ramadan cade ad esempio in un anno in gennaio e l’anno successivo in dicembre. Sotto il profilo spirituale ciò significa che il Musulmano gode dell’esperienza morale del Digiuno a vari livelli e ne assapora i profumi spirituali nelle varie stagioni di vari climi, a volte nei giorni brevi e freddi dell’inverno a volte nei giorni lunghi e caldi dell’estate, a volte in un periodo intermedio. Ma questa varietà di esperienza resta, ogni volta, un tratto impressionante della vitalità di tale istituzione islamica. Essa è pure una notevole espressione della prontezza, del dinamismo, dell’adattabilità del credente musulmano. Questa è certamente una componente sana e considerevole della dottrina dell’Islam.
Il periodo del Digiuno
E’ già stato detto che il periodo del Digiuno obbligatorio è il mese di Ramadan. IL periodo quotidiano di osservanza del Digiuno inizia prima del sorgere dell’alba e termina immediatamente dopo il tramonto. Normalmente esistono accurati calendari che indicano l’ora esatta, ma in assenza di tali agevolazioni è possibile consultare l’orologio e la posizione del sole, oltre ai giornali locali, gli osservatori astronomici ecc. Il Digiuno di Ramadan è obbligatorio per ogni Musulmano responsabile e in grado di affrontarlo (mukallaf). Vi sono poi altri momenti nei quali esso è fortemente raccomandato, secondo le tradizioni del Profeta Muhammad. Nel novero ditali circostanze rientrano il lunedì e il giovedì di ogni settimana, pochi giorni di ogni mese nei due mesi che precedono l’arrivo di Ramadan, ossia Rajab e Sha’ban, i sei giorni che vengono dopo ‘Id el Fitr, dopo Ramadan. Inoltre, è sempre meritorio digiunare, in qualsivoglia giorno di qualunque mese dell’anno, tranne i giorni di ‘Id e i Venerdì, quando nessun Musulmano deve digiunare. Comunque, possiamo ribadire che il solo digiuno obbligatorio è quello di Ramadan, che può durare 29 o30 giorni, a seconda della lunazione. Questo è un pilastro dell’Islam e il non osservarlo senza una giustificazione valida costituisce un peccato severamente punito. Sapendo che cosa il digiuno possa fare per l’uomo, DIO ha prescritto un digiuno di tre giorni a chiunque infranga un giuramento. Analogamente, se uno dichiara che sua moglie gli è interdetta cosi come, lo è sua madre (vecchia usanza preislamica),deve pagare per la sua leggerezza e irresponsabilità. Per espiare questo peccato, dovrà osservare il digiuno per due mesi consecutivi (Qur’an, 2, 183-185; 5, 92; 58, 1-4) (7).
(7) E’ interessante notare che l’espiazione per aver infranto un giuramento onesto consiste nel nutrire o vestire dieci poveri. Se ciò non è possibile, il trasgressore deve emancipare uno schiavo o riscattarne 1a libertà. Se anche questo non è possibile, si ricorre allora al digiuno di tre giorni (Qur’an, 5, 92). Nel caso dell’uso irriflesso della dichiarazione suddetta, odioso costume preislamico, il primo obbligo del trasgressore è di emancipare uno schiavo o riscattarlo. Se non può permetterselo, dovrà digiunare per due mesi consecutivi prima di avere rapporti con la moglie. Se non può digiunare, deve nutrire sessanta poveri o distribuire sessanta pasti fra i poveri. Vi sono altre occasioni in cui è richiesto o raccomandato il digiuno, quale sostitutivo di prescrizioni non adempibili (Qur’an, 58, 1-4, cfr, 2, 196).
Chi deve digiunare? Il digiuno di Ramadan è obbligatorio per ogni Musulmano, maschio o femmina, che abbia queste qualificazioni:
1. sia mentalmente e fisicamente adatto, il che significa essere sano e capace;
2. abbia l’età necessaria, l’età della pubertà e del discernimento, la quale si aggira normalmente intorno ai quattordici anni. I bambini al di sotto di questa età debbono essere incoraggiati a seguire questa buona pratica a livelli facili, cosicché, quando raggiungano l’età della pubertà, siano mentalmente e fisicamente preparati a osservare il Digiuno;
3. si trovi nella propria residenza abituale,nella propria città, villaggio, ditta ecc. Ciò significa non trovarsi in viaggio su un percorso di Cinquanta miglia o più;4. sia onestamente sicuro che il Digiuno non può causargli alcun danno, fisico o mentale, a parte le normali reazioni di sete, fame ecc.,
Esenzione dal digiuno
Le suddette qualificazioni escludono le categorie seguenti:
1. I bambini al di sotto dell’età della pubertà e del discernimento;
2. I malati di mente, irresponsabili delle loro azioni. Gl’individui appartenenti a queste due categorie sono esonerati dall’obbligo del digiuno e non è loro prescritto nessun obbligo sostitutivo;
3. Uomini e donne troppo vecchi e deboli per far fronte all’obbligo del digiuno e sopportarne le difficoltà. Queste persone sono esonerate da un tale obbligo, ma debbono quantomeno offrire a un Musulmano bisognoso un pasto completo o il suo corrispettivo in denaro. Questa compensazione mostra che, quando costoro possono digiunare anche per un solo giorno del mese, devono farlo, compensando il resto del mese. Diversamente, saranno responsabili della loro negligenza,
4. I malati il cui stato di salute possa essere gravemente compromesso dall’osservanza del digiuno. Costoro possono rimandare il digiuno, finché sono malati, a una data successiva, e poi recuperarlo giorno per giorno.5. Coloro che viaggiano su un percorso di circa cinquanta miglia o più. In una tale circostanza potranno interrompere il digiuno temporaneamente durante il viaggio e recuperarlo nei giorni successivi, giorno per giorno. Ma è meglio per loro, dice il Qur’an, osservare il digiuno se possono osservarlo senza che ciò sia causa di difficoltà straordinarie.
6. Le donne gravide e quelle che allattano i loro figli possono anch’esse rompere il digiuno, qualora l’osservanza di quest’ultimo metta in pericolo la loro salute o quella del bambino. Devono però recuperare il digiuno in seguito, giorno per giorno.
7. Le donne mestruate (periodo massimo di dieci giorni)e le puerpere (periodo massimo di quaranta giorni). Queste non hanno il permesso di digiunare, anche se possono e vogliono farlo. Devono rimandare il digiuno a quando potranno recuperarlo e recuperarlo giorno per giorno. Bisogna comprendere bene che qui, come in tutte le altre pratiche dell’Islam, deve esserci chiara l’intenzione che l’atto viene intrapreso in obbedienza a DIO, in risposta al Suo ordine e per amore di Lui.I1 digiuno di un giorno di Ramadan è vanificato qualora intenzionalmente si mangi, si beva, si fumi o si abbiano rapporti intimi o comunque si lasci entrare alcunché all’interno del corpo attraverso la bocca. Se ciò viene fatto deliberatamente, senza alcun motivo legittimo, la pena consiste nel digiuno di sessanta giorni consecutivi o, come alternativa, nel dar da mangiare ,a sufficienza a sessanta poveri, oltre a osservare un giorno di digiuno in luogo del giorno il cui digiuno è stato vanificato. Quando il digiuno di giorni che non siano quelli di Ramadan viene interrotto per una ragione legittima, come quelle elencate al paragrafo “Esenzioni”, l’individuo deve recuperare il digiuno in seguito, giorno per giorno. Se uno, per errore, fa qualcosa che ordinariamente interromperebbe il digiuno, la sua osservanza non è vanificata e il suo digiuno rimane valido, purché egli cessi di fare quella cosa nel momento stesso in cui si rende conto di che cosa stia facendo. Terminato il digiuno di Ramadan, bisogna distribuire l’elemosina speciale nota come sadaqat al fitr (elemosina della rottura del digiuno).
Raccomandazioni generali
Il Profeta Muhammad raccomanda vivamente di osservare queste pratiche, specialmente durante Ramadan:
1. Fare uno spuntino leggero prima del sorger dell’alba, spuntino noto come suhur;
2. mangiare tre datteri e bere un pò d’acqua subito il tramonto, dicendo questa preghiera: “Allahumma, laka sumna wa ‘ala rizqika aftarna”
(0 Dio, per Tua causa abbiamo digiunato e adesso interrompiamo il digiuno col cibo che tu ci hai dato);
3. fare pasti leggeri il più possibile, poichè, come dice il Profeta, la peggior cosa che un uomo possa fare è riempirsi lo stomaco;
4. osservare l’orazione supererogatoria nota come tarawih;
5. far visita ai fratelli e intensificare le pratiche di solidarietà;
6. incrementare lo studio e la recitazione del Qur’an;
7. esercitare al massimo la pazienza e l’umiltà;
8. essere straordinariamente cauto nell’usare i sensi, la mente e soprattutto, la lingua; astenersi dalle chiacchiere inutili e dai pettegolezzi ed evitare ogni movimento sospetto.
il significato del ramadan Leggi l'articolo »
“Fahrenheit 9/11”, il film con il quale Michael Moore ha fortemente criticato l’operato dell’amministrazione di George Bush, in particolare la decisione di dichiarare guerra all’Iraq, potrebbe arrivare sui teleschermi dei cittadini americani anche prima del 2 novembre, giorno delle prossime elezioni presidenziali.
Il regista, secondo alcune indiscrezioni giornalistiche, starebbe trattando con i produttori dell’emittente “In Demand” (una Pay Tv) proprio allo scopo di anticipare la messa in onda del documentario, che potrebbe persino essere trasmesso la sera prima della tornata elettorale.
Se il desiderio di Moore venisse realizzato, il film-inchiesta potrebbe andare in onda accompagnato da una serie di interviste a personaggi del mondo dello spettacolo d’oltreoceano, selezionati tra coloro che non hanno mai nascosto la loro antipatia per l’attuale amministrazione.
Le stesse fonti informano che il progetto ha già incontrato una prima forte resistenza, la casa produttrice “Columbia TriStar”, infatti, proprietaria dei diritti, si oppone all’accordo perchè il passaggio televisivo metterebbe a repentaglio gli introiti derivanti dalla vendita del film su Dvd.
Micheal Moore: la sveglia per le elezioni Leggi l'articolo »
di Amira Hass da Haaretz
L’acqua e il controllo delle risorse idriche rimangono punti sensibili nella regione del Medio Oriente. I pozzi del villaggio di Madama, vicino a Nablus, sono stati ripetutamente sabotati, divenendo un ricettacolo di immondizia con il fine di rendere inutilizzabile il sistema idrico. Gli abitanti di questi villaggi vivono senza acqua corrente e, più di una volta, i soldati israeliani hanno sparato contro i lavoratori che tentavano di riparare il sistema.
Ayed Kamal, sindaco del paese di Madama, stava aspettando una delegazione, dall’Inghilterra, di rappresentanti dell’Oxfam e di tecnici idrici dal vicino villaggio di Nablus, quando ricevette una telefonata che gli diceva che, ieri, alcuni israeliani armati avevano attaccato un abitante del villaggio di Asira a Qibiya mentre raccoglieva olive.
I delegati dell’Oxfam e i funzionari idrici di Nablus stavano tornando da una visita alla principale cisterna di acqua di Madama – una fonte che il Ministero della Sanità palestinese, all’inizio dell’anno, aveva chiesto di non usare perchè contaminata.
Gli esperti inglesi per lo sviluppo e i tecnici idrici di Nablus stavano tentando di trovare la causa della contaminazione. L’Oxfam ha “adottato” il villaggio di Madama due anni fa.
Quattro soldati, inclusi due membri del personale dell’Amministrazione Civile, hanno preso parte a una spedizione in cima alla collina dove si trova la cisterna. L’Oxfam aveva chiesto una scorta per proteggere i suoi lavoratori e i visitatori da probabili intimidazioni da parte dei coloni.
Gli abitanti di Madama, come quelli di altri paesi vicini agli insediamenti di Nablus, si sono lamentati a lungo dei “misteriosi” incendi delle loro piantagioni e dei loro campi e dei coloni armati che andavano a caccia di palestinesi.
Qualche volta i palestinesi presentano, all’Ufficio di Coordinazione del Distretto, una denuncia, che si suppone verrà notificata all’Amministrazione Civile. Secondo Kamal, non c’è mai stato alcun risultato a seguito di tali denunce.
Nel 1928 gli inglesi installarono una conduttura dai pozzi della fonte principale del paese e, da allora, l’acqua corrente arriva al villaggio, per lo meno in inverno e in primavera. Ma, dalla fine del 2000 fino al 2003, l’acqua ha smesso di giungere agli abitanti.
Un’ispezione delle condutture rivelò che qualcuno le aveva sabotate, riempiendo i pozzi principali con pannolini sporchi e polli morti. L’Oxfam finanziò le riparazioni ma le condutture furono sabotate altre volte.
Quando i pozzi vennero cementati e le bocche ricoperte con grate di ferro, il cemento venne frantumato e i pozzi si trasformarono, una volta di più, in un ricettacolo di immondizia con il fine di rendere inutilizzabile il sistema idrico. Nel settembre 2002, per due volte, gli israeliani hanno sparato contro i lavoratori dell’Oxfam e gli abitanti del villaggio che cercavano di riparare il sistema. Le opere sono terminate nel 2003, quando è parso chiaro che non c’era soluzione.
Nel novembre 2003, alcuni volontari italiani e gente del popolo cementarono di nuovo i pozzi aperti, chiudendoli per impedire che vi venisse gettata immondizia. Il paese festeggiò il ritorno dell’acqua corrente. Ma, in tre mesi, gli abitanti del villaggio iniziarono a soffrire di infezioni al fegato. Nuove ispezioni nei pozzi, compiute a febbraio e agosto di quest’anno, hanno dimostrato che l’ acqua era ancora contaminata.
Ora, i tecnici dell’Oxfam devono ispezionare i tre pozzi. Saranno esaminati separatamente, due visite ciascuno. Ogni visita richiede una scorta militare per proteggere i lavoratori. Questo significa che è necessaria una coordinazione con l’esercito.
Ci sono voluti due mesi per concedere la scorta alla visita di ieri ai pozzi. Di questo passo per l’esame completo – non le riparazioni – ci vorrà più di un anno. Quello che preoccupa l’Oxfam è che l’origine della contaminazione non è nei pozzi ma nella cisterna principale. Pare loro assurdo credere che a nessuno sia permesso verificare se sono le acque residuali dell’insediamento di Yitzhar quelle che contaminano la fonte di Madama.
http://www.haaretz.com
coloni israeliani avvelenano i pozzi d’acqua dei palestinesi Leggi l'articolo »
di Juan Gonzalez da CommonDreams
All’inizio di settembre 2003 il comandante Gerard Darren Matthew, colpito da una strana malattia, è stato rimandato a casa dall’Iraq. Le sua analisi sono risultate positive al test dell’uranio impoverito. E sua figlia, appena nata, ne sta pagando le terribili conseguenze.
All’inizio di settembre 2003 il comandante della Guardia Nazionale, Gerard Darren Mattthew, colpito da una inaspettata malattia, è stato rimandato a casa dall’Iraq, .
Un lato del viso di Matthew si gonfiava ogni mattina. Aveva costanti mal di testa, stato confusionale, annebbiamenti della vista e sensazioni di bruciore al momento di orinare. L’esercito lo trasferì al Centro Medico Militare Walter Reed di Washington affichè il suo caso venisse studiato, ma i medici non poterono dare spiegazioni per il male che l’aveva colpito.
Poco dopo il suo ritorno, sua moglie Janice rimase incinta. Il 29 giugno diede alla luce una bambina, Victoria Claudette.
Alla neonata mancavano tre dita e la maggior parte della mano destra.
Matthew e sua moglie credono che la terribile deformità di Victoria abbia qualcosa a che vedere con la malattia di suo padre e con la guerra – considerando il fatto che non esiste una storia di difetti genetici nella sua famiglia.
Hanno visto fotografie di neonati con deformità incredibilmente simili.
A giugno, Matthew si è messo in contatto con Daily News e ci ha chiesto di fare un’analisi della sua urina in un laboratorio indipendente. Questo avvenne dopo che The News rese noto che quattro di sette soldati di un’altra unità della Guardia Nazionale, la Polizia Militare 442, erano risultati positivi al test dell’uranio impoverito (DU).
L’analisi delle urine di Matthew è risultata positiva al test dell’uranio impoverito – che è lo scarto di livelli bassi di radiazione prodotto nelle piante nucleari durante l’arricchimento dell’uranio naturale.
Visto che è due volte più pesante del piombo, l’uranio impoverito è stato utilizzato dal Pentagono, a partire dalla guerra del Golfo, in alcuni tipi di copetura per “distruggi – carri armati”, così come per i blindati dei carri armati Abrams.
L’esposizione alla radioattività è stata associata, in alcuni studi sui bambini nati con deformità, all’esposizione radioattiva dei genitori.
“Mio marito è stato in Iraq per combatter eper il suo paese”, ha detto Janice Matthew, ” penso che l’esercito debba assumersi le proprie reposnsabilità per quello che è successo”.
Lo scorso aprile, nell’ospedale Lenox Hill, la coppia si è resa conto per la prima volta delle deformità della figlia, durante un’ecografia di routine del feto.
Matthew, in Iraq, era un camionista dell’unità di trasporto 719 di Harlem. La sua unità trasportava forniture dalle basi dell’esercito in Kuwait fino al fronte e a Bagdad. In varie occasioni, ha detto, ha trasportato sul suo camion, ritornando in Kuwait, carrarmati e parti di veicoli distrutti .
Dopo aver saputo delle deformità della sua bambina prima che nascesse, Matthew sollecitò immediatamente l’Esercito affinchè analizzasse le sue urine per determinare se contenevano uranio impoverito. Ad aprile, consegnò una campione di urina ai dottori di Fort Dix, mentre aspettava di essere congedato.
A maggio l’esercito gli concesse una pensione di invalidità del 40% per i suoi mal di testa e per una sindrome chiamata angioedema idiopatico – un rigonfiamento cronico che non ha spiegazione.
Matthew non ha mai ricevuto i risultati dei suoi test per l’uranio impoverito eseguiti dall’Esercito. Quando la settimana scorsa ha chiamato a Fort Dix, cinque mesi dopo aver fatto le analisi, gli hanno detto che non avevano il suo campione di urina.
Per fortuna Matthew non si ha fatto affidamento solo nella burocrazie militare e si è rivolto a The News.
Prima, durante l’anno, The News aveva inviato campioni di urina dei membri della Guardia Nazionale 442 al medico militare Asaf Durakovic e a Axel Gerdes, geologo dell’università Goethe di Francoforte, Germania. Il laboratorio tedesco è specializzato in analisi di quantità minime di uranio, un complicato procedimento che costa fino a 1.000 dollari ad analisi.
Questo laboratorio è uno dei 50 esistenti al mondo in grado di rilevare quantità minuscole come femtogrammi (1 femtogrammo= un millesimo di un picogrammo, che è un millesimo di un nanogrammo, che è un miliardesimo di un grammo, ndt)
Alcuni mesi fa, The News inviò un campione di urina di Matthew al prof. Gerdes. Come campioni di controllo, inviammo anche due provette di uraina di nostri giornalisti .
I tre campioni furono marcati solo con le lettere A, B e C affinchè nessuno potesse sapere qual era quello del soldato.
Dopo aver analizzati i tre campioni, Gerdes ci informò che solo il campione A – l’urina di Matthew – mostrava evidenti tracce di uranio impoverito. Conteneva una concentrazione totale di uranio che era “da 4 a 8 volte superiore di quella contenua nei campioni B e C” disse Gerdes.
“Questi livelli indicano, in maniera abbastanza certa, che è stato esposto a uranio impoverito”, ha detto Leonard Ditez, scienziato in pensione che ha inventato uno degli strumenti più usati per rilevare gli isotopi di uranio.
Secondo le regole dell’Esercito, la concentrazione totale di uranio che Gerse ha trovato nelle urine di Matthew si trova a un livello accettabile per la maggior parte degli americani.
Ma Gerde ha messo in dubbio le regole dell’esercito, segnalando che anche livelli irrilevanti di uranio impoverito costituiscono comunque un grave pericolo.
“Sebbene i livelli di uranio impoverito nell’urina di Matthe siano bassi ” ha detto Gerdes, ” questi potrebbero essere 1000 volte superiori nei suoi polmoni”.
L’uranio impoverito è differente rispetto a quello naturale che, una volta ingerito attraverso cibi o bevande, viene espulso dal corpo entro 24 ore.
La polvere contaminata con uranio impoverito, invece, è generalmente aspirata dai polmoni e può rimanere lì per anni, emettendo costantemente radiozioni di basso livello”.
“Sono abbattuto e confuso”, ha detto Matthew, ” voglio solo delle risposte. Si preoccuperà [l’esercito] di mia figlia?
Le malattie dei soldati.
Negli ultimi cinque mesi, il giornalista Daily News, Juan Gonzales, ha descritto la difficile situazione dei soldati che sono tornati dall’Iraq con malattie misteriose. La sua incredibile indagine ha preso avvio con un articolo in prima pagina, il 4 aprile, che dimostrava come la contaminazione di uranio impoverito fosse molto più generalizzata di quanto il Pentagono abbia dichiarato.
A richiesta di The News, nove soldati di una compagnia della Guardia Nazionale di New York che ha operato in Iraq sono stati analizzati rispetto alle radiazioni di uranio impoverito – e quattro dei soldati malatti sono risultati positivi.
Il giorno dopo la pubblicazione dell’articolo di Gonzales, molti funzionari dell’esercito si sono precipitati a testare tutti i membri della compagnie che facevano ritorno negli Stati Uniti.
La denuncia di Gonzales ha provocato un’immensa richiesta di analisi. A metà aprile, 800 soldati aveva consegnato all’esercito campioni di urina, altri cento erano nella lista d’attesa..
Due settimane più tardi, il Pentagone ha affermato che nessuno dei soldati era risultato postivo al test dell’uranio impoverito. Gli esperti di The News hanno riscontrato qualche problema nei metodi di analisi…
© 2004 Daily News, L.P.
malattie misteriose fra i soldati USA. chi li sta uccidendo??? Leggi l'articolo »
“Come possono uscire le nostre truppe da una guerra disastrosa?”.
John Kerry 30 anni fa ( proposito del vietnam)
“In nave”
John Kerry giovane Leggi l'articolo »
William Burroughs
Bill Buroughs Leggi l'articolo »
di Michael Moore
“E’ possibile che ultimamente abbiate sentito dire che il Partito Repubblicano del Michigan ha chiesto che mi arrestino. Così è stato. Hanno intenzione di lanciare una serie di accuse e sperano che questo basti per mettemi in galera. Il crimine? Corrompere gli studenti con biancheria intima pulita e tagliolini in busta. Affinchè, il prossimo 2 novembre, vadano a votare”.
Cari amici,
è possibile che ultimamente abbiate sentito dire che il Partito Repubblicano del Michigan ha chiesto che mi arrestino. Così è stato. Hanno intenzione di lanciare una serie di accuse e sperano che questo basti per mettemi in galera.
No, non sto scherzando. Ieri il Partito Repubblicano ha presentato una domanda di incarcerazione di fronte ai pubblici ministeri di tutte le contee del Michigan, dove sono stato la settimana scorsa.
Il mio crimine? Pulire la biancheria intima di quelli che, nelle prossime elezioni, voteranno.
Ogni notte, nel nostro “Tour di Mobilitazione degli Scansafatiche”, per sessanta città negli stati che si trovano sul campo di battaglia, ho registrato centinaia (e alcue notti migliaia) di elettori, nel corso delle manifestazioni che organizzavo negli stadi e nei palazzetti. Lì ho chiesto a quelli che avevano più di 23 anni e che non avevano mai votato (o che non avevano votato nelle ultime elezioni) di alzarsi in piedi. Ho detto a tutti questi scandafatiche che capisco e rispetto le ragioni per cui pensano che i politici non si meritano nulla. Ho detto loro che io potevo essere il più ingenuo dei fannulloni, e che non volevo cambiare il loro modo di vita. Continuate a dormire fino a mezzogiorno! Continuate a bere birra! Statevene in poltrona e guardate più televisione possibile! Ma, per favore, fatelo per me, il 2 novembre voglio che usciate di casa e che andiate a votare solo per questa volta. In questa occasione stiamo rischiando troppo.
Se mi promettete di farlo, darò ai ragazzi tre pacchi di biancheria intima nuova Fruit of the Loom, e le ragazze otterranno una razione quotidiana di tagliolini Ramen, il cibo preferito dagli scansafatiche di tutto il mondo.
Allora mi metto la spilla e ripeto il Giuramento degli Scansafatiche del 2004: “Scegli naso! Scegli culo! Scegli Kerry!”.
Questo sembra aver funzionato, visto che, ogni notte, i tavoli con i volontari sono inondati da centinaia di nuovi giovani registrati alle liste elettorali per fare campagna, nelle prossime quattro settimane, per il cambio di regime.
Sembra che i repubblicani non abbiano colto il lato ironico di tutto questo. O forse no. Lo stato del Michigan (dove siamo stati la maggior parte della settimana scorsa) ha informato che circa 100.000 giovani si erano recentemente registrati per votare, un numero che non era certo immaginabile. Il Tour degli Scansafatiche si è convertito in un’ immensa forza travolgente.
Per questo, il Partito Repubblicano, per mostrare la sua gratidudine nel vedere tanti giovani che entrano a far parte del nostro sistema, ha chiesto che mi mettano in galera, accusandomi di “corrompere” gli studenti affinchè votino.
Ovviamente, tutto questo sarebbe molto divertente se le accuse non fossero tanto serie. E lo sono. Mi posso convertire immediatamente nell’uomo ricercato nel Michigan – semplicemente per il fatto che ho convinto alcuni scansafatiche a cambiarsi la biancheria intima e a mangiare tagliolini con sapore artificiale.
Ho pensato a quello che ho visto quest’anno: Disney che ha rifiutato di distribure il film che aveva sovvenzionato, i conservatori che hanno accusato i proprietari delle sale perchè hanno proiettato “Fahrenheit 9/11, altri gruppi conservatori che hanno invitato la FEC (Federal Election Commission) a eliminare le locandine del film, l’inutile classificazione restrittiva (R) che obbliga gli adolescenti a entrare di nascosto per vedere il mio film e tutti gli stupidi, assurdi, attacchi a me e al mio film nelle sale di proiezione che ho dovuto sentire, ho visto che il pubblico li ignora e porta comunque a casa il film per vederlo. E visto che tutto questo non è servito a nulla, cinque gruppi repubblicani differenti, per sei settimane, fanno cinque diversi attacchi attravero dei nastri (ops, documentari!). Erano tanto cattivi, annoiati e “destroidi” che nessuno voleva vederli e hanno dovuto andarsene… che perdita assurda di tanta buona pellicola…
Ora, dopo aver raggiunto tutto questo, quando non rimane loro nessuna strategia, hanno deciso: “mettiamo dietro le sbarre questo asino ridicolo – lui e suoi tagliolini e i suoi regali di biancheria intima pulita”.
Amici miei, non mi fermeranno. Sebbene debba scappare e sebbene non possa tornare a casa nel mio amato Michigan, vi faccio, a te e ai tuoi amici, questa promessa solenne: agli scansafatiche americani non mancheranno tagliolini, potrete portare orgogliosamente la vostra biancheria intima pulita come americani liberi che, il prossimo 2 novembre, toglieranno potere a Bush (anche se so che non vi alzerete prma di mezzogiorno per andare a votare).
Mantenetevi forti, continuate a essere scansafatiche e, per favore, ricordatevi di cambiare la biancheria intima ogni tre giorni. In quanto ai tagliolini, aggiungete acqua bollente e mescolate.
Vostro,
Michael Moore
p.s. Il mio momento preferito nel dibattito tra i vicepresidenti è stato quando Cheney ha detto al moderatore che quella era la prima volta in cui sentiva che molte donne nere americane avevano l’Aids. Senza commento. Cheney, in 90 minuti, ha menzionato il nome di Bush – il compagno di governo, “il Presidente”! – una sola volta. Avrebbero dovuto chiamarlo: ” il dibattito tra il Presidente (Cheney) e il Vicepresidente (Edwards)”.
Fonte: www.michaelmoore.com
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13/10/04 20.25.00 – Economia- Nazionale
COMPETITIVITA’ – Italia al 47° posto nel mondo: peggio del Botswana
L’Italia occupa il 47° posto al mondo nella classifica della competitivita’ del World Economic Forum, dietro anche al Botswana. Nel 2003 era 41esima. La classifica, redatta in base a un sondaggio tra 8.700 business leader, indica anche i fattori di ‘svantaggio’: per l’Italia pesano tasse (100° posto), burocrazia (103° posto), criminalita’ organizzata (90°) e spesa in ricerca (70° posto). Guida la classifica la Finlandia, davanti a Usa e Svezia. Precedono l’Italia quasi tutti i Paesi dell’Unione europea
il nuovo miracolo italiano!!! Leggi l'articolo »