palestina: natale in terra santa, divisi da un muro
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Guerriglia alla prigionia dell'Informazione. Contro la corruzione dell'industria mediatica, il bigottismo dei ceti medi, l'imperdonabile assopimento della coscienza civile. La brama di Verità prima di ogni anelito, l'abrasiva denuncia, verso la dissoluzione di ogni soluzione precostituita, L'infanticidio di ogni certezza indotta. La polvere nera della coercizione entro le narici di una crisi di rigetto. L'abbuffata di un pasto nudo, crudo amaro quanto basta per non poter esser digerito.
Allora quale Vittorio Arrigoni
anima Guerrilla radio?
“Je est un autre”
soleva dire Rimbaud.
“Lei è Allen Ginsberg?”
“uno dei tanti Allen Ginsberg”
rispondeva il poeta della beat generation a chi lo interrogava sulla sua identità,
intendendo con ciò sottolineare la frammentazione del suo ES
in così tante personalità da poter esser considerate vere e proprie persone a sé stanti.
Dotate quasi di propria indipendenza e libero arbitrio.
Questa premessa fondamentale
per chiarire o meglio
scurire,
a coloro che fisicamente non mi conosco,
chi qui si trovano dinnanzi sfogliando le agguerrite pagine di Guerrilla radio.
E chi non si trovano dinnanzi coloro che hanno avuto l’ardita sorte
di conoscere la carne e le ossa di Vittorio Arrigoni
(lo spirito è stato concesso solo ad una stretta cerchia di persone svestite di abiti abituali).
Guerrillaradio è il VittorioArrigoni che legge Orwell e Burroughs,
Saviano e Travaglio,
Micheal Moore e Noem Chomsky. Questo VittorioArrigoni, e non quello che medita fra le pagine dei discorsi del Dalai Lama, di Nietzsche, o del Mahabharata, fra gli haiku di Ryokan e Tagore, e poco di quello che nonostante tutto, al pub ci va ancora con sottobraccio Vian o i Fante, Bukowsky Keruac Gutierrez o Miller, la miglior compagnia possibile dinnanzi ad una carboazotata.
Il Vittorio Arrigoni che durante più di dieci anni
ha fatto del viaggio una università di vita,
i cui illustri docenti sono i personaggi anonimi che la miseria
ha reso miserables,
ma impreziositi veicoli di arcaici valori umani fondamentali.
Il perchè del Blog guerrillaradio
si fomenta nella mia cella d’isolamento a Tel Aviv,
nella quale fui recluso prima di subire un ingiusto processo
la mia unica colpa essere attivista incoruttibile nel campo dei diritti umani.
Guerriglia alla prigionia dell'Informazione. Contro la corruzione dell'industria mediatica, il bigottismo dei ceti medi, l'imperdonabile assopimento della coscienza civile. La brama di Verità prima di ogni anelito, l'abrasiva denuncia, verso la dissoluzione di ogni soluzione precostituita, L'infanticidio di ogni certezza indotta. La polvere nera della coercizione entro le narici di una crisi di rigetto. L'abbuffata di un pasto nudo, crudo amaro quanto basta per non poter esser digerito.
fra un PATER NOSTRO…liberaci da tutti i nostri gay …
e un PADANIA LIBERA … nem à sparà ai negher…
L’etere radiofonica si impregnò di un santo olezzo di incenso liturgico
e polenta taragna.
guerrilla radio
…
A vedere l’annientamento dei dipendenti pubblici, con un «taglio» di 75mila unità ogni anno, c’è da dire che almeno su questo fronte il centro-destra manterrà gli impegni. Ma solo in fatto di servizi pubblici al cittadino. Quanto alla presenza dello stato nell’economia, visti i giochetti su Cassa depositi e prestiti e simili, lo Stato resta eccome nella stanza dei bottoni. E restano a loro agio anche i finti ex monopolisti. Tra le curiosità dell’ultimora, arrivano fondi per radio Padania e radio Maria. Quanto ai conti, esclusa per sempre l’Alta commissione di controllo, mentre Siniscalco annuncia una «data room». Se si limitasse a portare in parlamento la trimestrale (come prevede la legge) sarebbe già un passo avanti.
a www.radiopopolare.it i verdi giurano che i fondi ammonanto a un milione di euro,
e in maniera permanente, vale a dire, per sempre.
radio padania e radio maria la tua radio! dato che la paghi tu.. Leggi l'articolo »
di Redazione
Articolo 21 esprime apprezzamento per la costante difesa delle istituzioni da parte del Presidente della Repubblica Ciampi, che, rinviando alle Camere la riforma della giustizia, ha confermato l’incompatibilita’ fra una legge che di fatto pone la magistratura sotto il controllo governativo e il dettato della nostra Costituzione. Il tentativo di snaturare il principio della separazione dei poteri da parte di Berlusconi e’ destinato al fallimento…I quattro punti giudicati anticostituzionali e le prime reazioniLa sesta volta di Ciampi
articolo 21: ciampi a difesa della costituzione Leggi l'articolo »
Il nostro caloroso incoraggiamento
a Leila, una giovane donna dai valorosi ideali,
una cara amica che in questi giorni si sta addentrando in Palestina
per proteggere una popolazione indifesa;
che ogni giorno subisce il terrorismo e la violenza dell’esercito israeliano,
privo di pietà anche nei confronti di donne e bambini.
Dear Leila,
you have all our full support.
guerrilla radio
December 1, 2004 – New York. On Tuesday, November 30, the Israeli
military demolished the homes of two Palestinian families living in
Deheisheh Refugee Camp. The demolished apartments were located in a
building shared by the kindergarten of MADRE’s partner organization, the
Ibdaa Cultural Center. The entire building was rendered
structurally unsound by the explosions; Ibdaa’s kindergarten was
badly damaged.
The Hamash family homes were destroyed as retribution for violence
allegedly committed by Mahmud and Mahammad Hamash, who are in
Israeli custody. Yet, neither the Hamash children, who have now been made
refugees for the second time, nor the Ibdaa kindergarteners are
responsible for these alleged crimes. Indeed, international law
defines house demolition as a form of collective punishment and a
war crime, stating that “No protected person may be punished for an
offense he or she has not personally committed” (Article
33, Fourth Geneva Convention).
Ibdaa co-founder Ziad Abbas witnessed the demolition. He said, “At a
quarter to four this morning at least 12 Israeli army jeeps invaded
Deheisheh Camp and surrounded the Hamash families’ two flats, in the same
building as Ibdaa’s kindergarten. The army ordered the families outside
into the damp and cold early morning air. They were given 30 minutes to
remove their life’s meager possessions. After the
explosions, children’s books and paintings from the Ibdaa
kindergarten mixed with the rubble in the streets.”
MADRE, an international women’s human rights organization, forcefully
condemns the illegal, immoral practices of Israel’s occupation.
Every day, Deheisheh’s youngest children face a combined assault of
Israeli army violence and grinding poverty. They have been shelled and
shot at, their houses invaded by soldiers in the middle of the night.
Their most basic rights to food, clean water and health care have been
violated by soldiers enforcing closures and curfews.
Yet,
until today, the children of Deheisheh had a sanctuary at the Ibdaa
kindergarten. Inside its bright walls, they played and sang, learned and
laughed. Ibdaa’s commitment to safeguarding the childhood of
Deheisheh’s youngest generation is not shaken by the brutality
of Israel’s occupation policies. MADRE rededicates itself to
working with Ibdaa to strengthen its programs for Deheisheh’s
children and families.
MADRE is an international women’s human rights organization that
works in partnership with women’s community-based groups in conflict areas
worldwide. Our programs address issues of armed conflict and forced
displacement; women’s health and reproductive rights;
economic justice and community development; Indigenous Peoples’
rights and resources, food security and sustainable development;
human rights advocacy; youth; and US foreign policy.
MADRE provides
resources and training to enable our sister organizations to meet
immediate needs in their communities and develop long-term solutions to
the crises they face. Since we began in 1983, MADRE has delivered over 21
million dollars worth of support to community-based
women’s groups in Latin America, the Caribbean, the Middle East,
Africa, the Balkans and the United States.
END —
Please assume this email is under surveillance, and don’t use any names.
Also do not add it to any lists. Thank you!
hi all, too knackered to write personal report but here is the one I just
wrote for the press, will send related photos tomorrow
love
me
REPORT BIL’IN DEC 14 2004
INTERNATIONALS BEATEN AND PALESTINIANS WOUNDED
DURING ANTI-WALL DEMO IN WEST BANK
Internationals from the International Solidarity Movement and the
International Women’s Peace Service today joined with Israeli peace
activists to support the village of Bil’in in their second day of
resistance to the construction of the Apartheid Wall. Approximately 150
men, women, and children from Bil’in walked onto their confiscated land
and halted surveying work.
During the demonstration, plastic-coated bullets, tear gas, sound bombs
and batons were used by the Israeli soldiers and border police against the
demonstrators. Five Palestinians were wounded, and three Internationals
and four Israeli activists were beaten and arrested. Soldiers and
construction workers eventually left at 1.30pm.
Construction of the Wall began in this area yesterday, when the villagers
nonviolently halted bulldozers. Bil’in village, located in the Ramallah
region of the West Bank, has a population of 1,500 people. The village
farmers own 4000 dunums of land, 2,380 dunums of which has been
confiscated for the Wall construction and given to the nearby illegal
Israeli settlement of X. This land includes up to 3,000 olive trees.
Shortly into the demonstration, when Palestinians halted surveying work,
soldiers began to fire tear gas and sound grenades into the crowd .
Israeli activists arrived and were immediately targeted by border police,
who arrested four as they attempted to protect Palestinians and
Internationals. An ISMer witnessed one sound bomb deliberately thrown
directly at a Palestinian man, who was wounded in the neck and hand when
it exploded. As he was carried away for medical help by four other
Palestinians, the soldiers again fired sound bombs directly at them. Sound
grenades, tear gas, and plastic-coated bullets were continuously used from
this time on. Soldiers and border police began to drive the demonstrators
back, using physical force and repeated beating with batons.
At approximately 9.45am, a Palestinian man was violently beaten and
detained by soldiers; he was later released. The Israeli soldiers and
police then appeared to target Internationals who were cameras. A group of
military personnel grabbed a young American ISM woman who was filming, and
began beating her, also severely beating and injuring a young British ISM
man who tried to protect her and had earlier received severe baton blows
while trying to protect the Palestinian man. After repeated baton blows,
they removed the Internationals and arrested them. Shortly afterwards,
another International woman who had filmed both events was also arrested.
The soldiers forced the demonstration to retreat up the hill back into the
village. They remained on the edge of the village for some time,
continuing to target children defending their land by stone-throwing, with
sound bombs, tear gas, and plastic-covered bullets.
Five Palestinian men were wounded, three of whom were hospitalised. One
was injured by beating, two by sound grenades, and two were shot with
plastic-coated bullets, one in the stomach and one in the back.
by LEILA
Leila against the israelian army Leggi l'articolo »
“High in the mountains of Northern Iraq live the PKK – 5000
soldiers of the Kurdish Liberation Army. 50% of them are
women. The PKK say that they have learned that some things
are more important than getting a state of your own – such as
gender equality, ecological sustainability, and freedom from
oppression, for all. Western countries call them terrorists. The
US Army states that it plans to erradicate them, any day now.
So how long till you find out that *you’re* a terrorist too?”
A few minutes later, two women came up to the wall and said:
“How dare you do this? This is not your property! How dare you
write this BILE on the wall? Don’t you know it’s illegal? Don’t you
know graffiti is the beginning of the end for an area? People
like you are disgusting. You think you can do anything you like.
Don’t you know what Saddam Hussein did to women? And saying WE might
be terrorists. That would never happen. We’re LIBERATING those
people! And you can’t spell ‘eradicate’ either.”
from LEIL
La moda nasce in carcere.
Si chiama Cdbs_jailwear, e’ la linea moda nata e cresciuta
in prigione, e adesso prende il volo per arrivare nei nostri
negozi. Un vero e proprio marchio fashion, inventato da
Codiceasbarre e gestito da un team in cui ci sono anche
alcune detenute del carcere di Vercelli. Saranno tremila i
prodotti che per Natale arriveranno nei negozi di
Piemonte, Lombardia e Liguria. Si tratta di felpe, casacche
e pantaloni ispirati alla “moda” tipica del mondo che vive
dietro le sbarre.rchiare,
sconvolgere.
Qui le onde radio
che si tramutano in onde
sismiche di una burrasca mondiale.
Cdbs_jailwear linea di moda dal carcere di vercelli Leggi l'articolo »
Imprevisto
Alla festa americana del ringraziamento presso
l’ambasciata di Roma, Tony Hall, rappresentante degli Usa
alla Fao, ha fatto servire agli invitati, che aspettavano un
ricco buffet, un pugno di riso freddo per sensibilizzare al
problema della fame nel mondo. Altro che taglio delle
tasse
www.fao.org
Tony Hall pro Fao Leggi l'articolo »
La Capitolazione del Coraggio.
Vilmente la Storia, ancora una volta elegge i suoi padrini fra coloro che si adoperano per la sua cancellazione.
E nuovi capitoli di tenebra si stagliano all’orizzonte.
I Bush permangono
e gli ArAfat svaniscono.
I Capofila di un conflitto su larga scala
che si prefigge il dominio di una sola civiltà
a scapito delle altre tutte
ESSi consolidano a piene mani il loro potere
Se ne Vanno da questo mondo gli uomini di pace,
ai disperati inseguitori di una libertà che è ancora illusione,
ai combattenti per la giusta causa,
viene a mancare la Voce Guida.
Altro capitolo, Altra capitolazione.
Si consuma oggi un’altro pianto di Nakba.
Novembre di lunghe ombre, e nature morte dipinte ancora col sangue dei Van Gogh.
Novembre di tenebre e morte da Rafah a Falluja.
Parigi, in questo insolito autunno,
accentua i suoi contorni più bigi e melanconici.
Parigi, incorniciata in una ventana di un gelido ospedale militare,
quale visione tremendamente inospitale mentre si lascia questo mondo,
NoN è Vero Yasser???
Quanto tempo ti hanno imposto di fissarla quella finestra e quel cielo grigio?
Intubato e un ammasso di cavi che esplorava il tuo avvizzito corpo.
Non è Fine degna del tuo eroismo, credi?
Ma per me,
per tutto il tuo popolo te ne sei andato da SHAHID,
con fierezza,
hai voluto farti riprendere dale televisioni lasciare la tua Terra suoi tuoi piedi,
sorridendo e mandando baci alla tua gente.
E sapevi, che in quegli istanti.
eri già morto.
Avevi promesso il tuo ritorno,
e sei tornato degno del tuo status di Rais,
umile imperatore dei poveri e degli oppressi.
Il tuo popolo ha saputo onorarti per la tua grandezza,
e anche i capi di stato di tutto il mondo si sono dovuto inchinarti prostandosi alla tua leggenda.
Ricordo la prima volta, circa tre anni fa che venni per incontrarti,
E rimasi completamente traumatizzato,
dei chilometri di macerie che circondavano la Moqata,
edifici ridotti in briciole dai tank e dagli elicotteri israeliani,
che senza pietà ti avevano ridotto all’esilio sulla tua terra:
Al pomeriggio, ogni pomeriggio, scattava il coprifuoco e i mezzi militari di tel aviv circondavano quella parte idi Ramallah e facevano fuoco, ogni ora, ogni minuto, in tua direzone.
Ricordo allora che pensai che al tuo posto non avrei resistito neanche tre giorni,
mi sarai fatto vincere dalla pazzia,
tu sei vissuto in quelle precarie condizioni per ben tre anni.
Non ti incontrammo quella volta, eri già debilitato e raramente ricevevi visite.
Rimanemmo un’ora a parlare in compagnia delle tue guardie personali,
diciottenni con una luce negli occhi che mai scorderò,
la tua stessa illuminazione nel guidare il tuo popolo verso la libertà.
Quest’anno invece,
una telefonato di un’ amica-“complice” che lavora al consolato italiano in Israele,
mi aveva avvisato di una probabile incursione di mezzi militari israeliani in Ramallah per venire a eliminarti,
e tutta la notte Io, Gabriel ed altri volontari pacifisiti stemmo pronti a intervenire per farti da scudi umani.
Nulla accadde, fortunatamente.
Ora, il tuo medico personale insiste che sei stato avvelenato,
anche se non risultasse vero,
il motivo della tua morte va ricercato in chi sta seduto a capo del parlamento di tel aviv.
Che ora però si trova lui ad esser isolato,
essendosi espresso l’intero mondo politico a tuo favore
in quel degno funerale al Cairo.
La mia cara amica Maali,
mi scrive che una palestina senza Arafat è come un ulivo senza più olive,
ma io le ribatto che dalle radici dei vecchi ulivi si ricrea il terreno fertile per nuovi frutti.
La storia sebbene rimasta orfana
di grandi anime
insegna
che gli oppressi alla fine l’hanno sempre vinta sugli oppressori.
e tu Arafat che sei stato il rais di tutti i palestinesi viventi
ora lo sei anche di quelli passati all’ altra dimensione,
dove non esistono check point e la bandiera della Palestina è libera di sventolare sprigionata da ogni filo spinato.
Vik
guerrilla radio
ANOTHER DAY OF NAKBA Leggi l'articolo »
A causa delle leggi islamiche del suo Paese, l’Arabia Saudita, la ventiseienne Hanadi Hindi non puo’ avere la patente per l’auto.
Lei, pero’, non si e’ scoraggiata e ha preso il brevetto da pilota di jet. Nessuna legge islamica glielo vieta e ora ha trovato anche un lavoro. Sara’ la pilota del principe Al Waleed bin Talal, uomo d’affari nipote di re Fadh.
alla ricerca di parità di diritto in arabia saudita Hanadi Hindi Leggi l'articolo »
“La libertà è quel bene che ci fa godere di ogni altro bene”
Montesquieu, dal sito personale di marcello dell’utri,
Berlusconi: “non faccio commenti”
noi idem.
Dell’utri: la libertà di concorrere in associazione mafiosa Leggi l'articolo »
Gaza, 14:41
MO, medici palestinesi: bimba uccisa da militari israeliani
I militari israeliani hanno ucciso una bambina di sette anni nel campo profughi di Khan Yunis, nella striscia di Gaza. Lo denunciano fonti mediche palestinesi. L’episodio è avvenuto dopo che quattro civili israeliani erano rimasti feriti in un attacco con proiettili di mortaio lanciato questo pomeriggio contro l’insediamento ebraico di Neveh Dekalim, nel sud della Striscia di Gaza.
La bambina, Rania Siam, è stata uccisa da una pallottola di mitragliatrice o da un proietto di cannone mentre stava giocando fuori dalla sua abitazione a Khan Yunis
www.repubblica.it
Rania Siam. palestine: ad un altro angelo strappate le ali Leggi l'articolo »
Bush a Berlusconi: “Sembri un ragazzino”
Berlusconi: “Ti ringrazio, il merito e’ anche della medicina”.
Viva la sincerita’.
bush e berlusconi viva la sincerità Leggi l'articolo »
Il Comitato Permanente Antifascista contro il Terrorismo per la Difesa dell’Ordine Repubblicano ha pubblicato questo manifesto, sottoscritto con l’Associazione familiari vittime strage di piazza Fontana, per il prossimo 12 dicembre.
LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA 32 ANNI DOPO:
MEMORIA, VERITÀ E GIUSTIZIA
VALORI ANCORA DA DIFENDERE
La memoria dei fatti del 12 dicembre 1969, di quel terribile attentato alla Banca Nazionale dell’Agricoltura in Piazza Fontana, non vuole essere un semplice e sterile esercizio di compianto e di lutto, ma assume una precisa valenza civile e politica nel momento in cui determinati eventi rischiano di essere cancellati o mistificati nella coscienza collettiva del nostro Paese.
La strage di Piazza Fontana fu il tragico inizio di quella stagione inquietante nella vita del nostro Paese che va sotto il nome di “strategia della tensione”, attraverso la quale gruppi reazionari italiani e stranieri, con addentellati anche nelle strutture che avrebbero dovuto garantire l’ordine e la sicurezza pubblici, cercarono di bloccare e mettere in crisi la grande spinta democratica e sociale innestata dalle rivendicazioni studentesche ed operaie del 1968/69. Da qui, sulla scorta di analisi immature della situazione sociale e politica del nostro Paese, prese avvio anche quella degenerazione che evolvette successivamente nell’altrettanto criminale deriva del terrorismo di estrema sinistra.
Tuttavia quest’anno la memoria del 12 dicembre appare maggiormente ancorata all’attualità, in quanto pochi mesi fa il Tribunale di Milano, dando finalmente una risposta al bisogno di giustizia non solo dei familiari delle vittime, ma di un’intera città e dell’Italia tutta, ha condannato gli esecutori materiali della strage, evidenziando nel contempo la trama delle complicità interne ed internazionali che resero possibile il compimento dell’azione criminosa e i successivi depistaggi delle indagini e delle attenzioni dell’opinione pubblica.
La memoria odierna vuole quindi essere innanzitutto un ringraziamento alla magistratura per aver superato le numerose difficoltà che si frapponevano alla ricerca della verità, e nello stesso tempo un riconoscimento della funzione autonoma e specifica dell’ordine giudiziario come uno dei cardini dell’architettura complessiva della Costituzione repubblicana, la cui messa in discussione equivale ad una messa in discussione delle garanzie democratiche in questo Paese. Le forze democratiche, in vista del processo di appello e più in generale della particolare fase sociale e politica che l’Italia e l’Europa stanno attraversando, fanno appello a tutti i cittadini affinché sia superata la tentazione della rassegnazione e del disimpegno, e la memoria di coloro che versarono il proprio sangue per i valori della libertà, della democrazia e della convivenza civile sia oggi di stimolo per una lotta senza quartiere contro ogni forma di terrorismo come pure per la tutela di quelle libertà civili che sono il segno distintivo della superiorità dei sistemi democratici contro ogni forma di autoritarismo oppressivo.
Comitato permanente antifascista
contro il terrorismo per la difesa dell’ordine repubblicano
Associazione familiari vittime
strage di piazza Fontana
12 dicembre 1969, strage di piazza fontana, annivesario Leggi l'articolo »
Antonio Baldoni, padre di enzo, aspettiamo
“CI SONO MOLTE NEBULOSITA’ E TANTI ‘SI DICE’ SU QUEL CHE E’ ACCADUTO A MIO FIGLIO”. ANTONIO BALDONI, PADRE DI ENZO, HA RACCONTATO OGGI A FIRENZE AGLI STUDENTI CHE AFFOLLAVANO LA SALA DEI DUGENTO DI PALAZZO VECCHIO PER IL CONVEGNO DELL’ UNESCO, I POCHI E “NEBULOSI” FATTI CHE LA FAMIGLIA HA POTUTO APPRENDERE SUL RAPIMENTO E SULLA MORTE DEL FIGLIO. E AI GIORNALISTI CHE GLI HANNO CHIESTO SE ACCUSA IL GOVERNO DI NON ESSERSI MOSSO, RISPONDE: “PER GLI ALTRI HANNO FATTO, GIUSTAMENTE, TUTTO QUELLO CHE C’ERA DA FARE. HANNO FATTO ANCHE UNA CASSETTA. PER ENZO, INVECE, IL POVERETTO, NIENTE”. “SI DICE – COMINCIA ANTONIO BALDONI, CHE ERA ACCOMPAGNATO DALLA MOGLIE E DALLA FIGLIA IDA – CHE ENZO FOSSE ALLA TESTA DELLA COLONNA DELLA CROCE ROSSA ITALIANA E CHE STAVANO PORTANDO VIVERI E ACQUA IN QUELLA CITTA’ SANTA DOVE C’ERA GENTE CHE SOFFRIVA. NEI ‘SI DICE’ CIRCOLA VOCE CHE NON FECERO PASSARE IL CONVOGLIO MA LORO, NONOSTANTE CIO’, FORZARONO IL BLOCCO PER PORTARE SOCCORSO. AL LORO RITORNO, SI DICE, ENZO E’ STATO PRESO E RAPITO”. “SI DICE CHE ENZO SAPEVA TROPPE COSE – RACCONTA ANCORA ANTONIO BALDONI – E SI SA CHE QUANDO C’E’ QUALCUNO CHE SA TROPPE COSE IL TUTTO DISPIACE A QUALCUN ALTRO. NON SO DIRE DI PIU”‘. TROPPI ‘SI DICE’ E POCHE INFORMAZIONI CHIARE, SOTTOLINEA ANCORA ANTONIO BALDONI. IL PADRE DEL PUBBLICITARIO E GIORNALISTA FREE LANCE RACCONTA ANCORA DI AVER SAPUTO DEL RAPIMENTO DEL FIGLIO DA UN DIPENDENTE DELL’ AGRITURISMO DI CUI LA FAMIGLIA E’ PROPRIETARIA, IN UMBRIA, IL QUALE, A SUA VOLTA, L’ AVEVA APPRESO DALLA TELEVISIONE. “IL 27 AGOSTO POI – HA RICORDATO CON VOCE FERMA E IL VOLTO TESO – ACCENDO TELEVIDEO E VEDO: BALDONI UCCISO”. E SUL RECUPERO DEL CORPO? “CI DICONO CHE BOMBARDANO E CHE ANDARE A CERCARE UN CORPO SENZA VITA, METTENDO A REPENTAGLIO ALTRA GENTE NON SI PUO’, E QUESTO E’ GIUSTO. ASPETTIAMO, QUALCOSA SUCCEDERA’. NOI SPERIAMO E ASPETTIAMO CON TREPIDAZIONE”. (ansa).
Antonio Baldoni, padre di enzo, aspettiamo Leggi l'articolo »
Il Comitato Paul Rougeau, un’associazione senza scopo di
lucro che si batte contro la pena di morte nel mondo e in
particolare negli USA, ha realizzato un libro dal titolo
“Muoio assassinato questa notte”: la storia di Gary
Graham, un nero “giustiziato” in Texas nel 2000, il cui
caso rappresenta un prototipo di quasi tutte le storture del
sistema giudiziario americano. Tutti i proventi derivanti
dalla vendita andranno in beneficenza per aiutare
finanziariamente e per sostenere, se possibile anche per la
difesa legale, i condannati a morte.
Muoio assassinato questa notte, gary Graham Leggi l'articolo »
Cile
I 35mila cileni torturati durante i 17 anni di dittatura di
Augusto Pinochet riceveranno una pensione vitalizia di
112mila pesos (circa 150 euro): la decisione del governo
e’ stata annunciata dal presidente cileno, Ricardo Lagos,
che ha spiegato di aver maturato la scelta dopo avere letto
il rapporto della Commissione Valech, da cui emerge che
il 94% degli oppositori arrestati dopo il golpe dell’11
settembre 1973 venne torturato. Le pensioni, che
prevedono anche benefici riguardanti la casa e la salute,
saranno canalizzate attraverso l’Istituto nazionale dei diritti
umani, creato per l’occasione.
(Fonte: www.Tgcom.it
una pensione vitalizia per i torturati da Pinochet Leggi l'articolo »
Gino Strada: “Sudan: La guerra, ancora una volta. Sono
ormai piu’ di centosessanta le guerre scoppiate dal 1945,
“nel dopoguerra”. Generazioni che crescono conoscendo
solo la guerra. Come possiamo pensare che possano
riuscire a vivere senza usare violenza, quando l’unica vita
che hanno visto e vissuto e’ stata una catena infinita di
violenze? La guerra civile in Darfur sta portandosi via
decine di migliaia di vite umane, e infliggendo atroci
sofferenze, in un luogo dove l’assistenza sanitaria e’ quasi
inesistente, e non e’ gratuita. (…) In Emergency e’
cresciuta la convinzione che solo ospedali rispettosi della
persona umana e dei suoi diritti siano in grado di assolvere
in pieno il proprio compito: quello di essere luoghi
davvero “ospitali” dove si praticano rapporti umani basati
sulla solidarieta’ e sul rispetto reciproco”
www.emergency.it
Gino Strada: “Sudan: La guerra Leggi l'articolo »
appello
“Salva un liberal americano! Tu puoi aiutarlo. Apri il tuo
cuore e la tua casa. Sposalo!” E’, in sintesi, l’appello
lanciato da un sito canadese per salvare dal loro triste
destino quegli statunitensi “single, sexy and liberal” che
non si riconoscono in Bush e hanno di fronte a loro altri 4
anni di “cowboy conservatorism”.
http://www.marryanamerican.ca: Sposa un USA!! Leggi l'articolo »