2010

Bianca Zammit resiste con Gaza

Mi domando se questi sono uomini:

Cecchini comodamente appostati che sparano, uccidono e feriscono donne e poco più che adolescenti, come quella macabra scena di Schindler’s list ripetuta al rallentatore dieci, cento, mille volte.

Dopo il vile ferimento di Bianca (vedi e condividi il video), abbiamo di buon grado scelto di rivestire i giubbottini catarifrangenti, cosi’ come facciamo quando scortiamo i contadini a lavorare sui campi al confine. 
Oggi e’ stato gambizzato Ahmad Salem Deeb,  di 21 anni. Il cecchino israeliano ha utilizzato un particolare tipo di proiettile, comunemente detto “dum dum”, che esplode all’impatto con la carne. Alcuni frammenti hanno lacerato l’arteria femorale e parte del tessuto muscolare. Portato e operato d’urgenza all’ospedale Al Shifa, è spirato poco dopo per la copiosa emoraggia.
E’ una mattanza quotidiana della quale non si occupano i media di massa.
Siamo molto combattuti dai nostri interrogativi su come cercare di proteggere i civili palestinesi, e nel contempo non morire ammazzati nel giro di una settimana.
Continueremo a uscire con i civili resistenti-non violenti di Gaza, perchè anche senza di noi, loro continuerebbero a uscire lo stesso. E siamo ancora certi che la nostra presenza in loco qualcosa faccia. O almeno, ne sono convinti i palestinesi che richiedono la nostra presenza.
Inshallah.
Siamo tutti pronti a morire per questo ideale stupendo che è la libertà di un popolo oppresso.
Ma ovviamente, nessuno di noi è pronto a morire.
E’ sempre troppo tardi per morire ed è sempre troppo presto.
Pensateci domani, ore 11 locali, al confine est di Rafah.

Si marcia per la libertà e ormai è come camminare davanti ad un plotone di esecuzione assetato del nostro sangue.
Restiamo umani,

Vittorio Arrigoni da Gaza

ps. se potete, condividete quanto più possibile questi video.

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Video: 22 aprile 2010. Invasione israeliana all’interno della Striscia di Gaza

Questa, sorridente al centro della foto era Bianca giusto ieri

Questa la sua gamba adesso

Questa, sorridente al centro della foto era Bianca giusto ieri

Questa la sua gamba adesso

maciullata dopo che  un cecchino israeliano ha freddamente adempiuto al suo dovere

dimostrare ancora a quanti non hanno occhi per vedere cosa è Israele in termini di fascismo e oppressione

Oltre a Bianca mia compagna dell’International Solidarity Movement altri due ragazzi palestinesi sono stato centrati dal fuoco dei soldati quest’oggi ad Al Maghazi nel centro della Striscia di Gaza

Questi due video che vi propongo invece sono stati da me girati due giorni fa ad Al Faraheen, est di Khan Younis

E raccontano quello che i media di massa nostrani dissimulano

La quotidianità da queste parti

la prassi di azioni terroristiche israeliane (in questo caso compiuta con carri armati e bulldozers) col solo scopo di incutere paura e disintegrare le ultime risorse di sussistenza ancora esistenti in una Gaza strangolata da piu’ di 3 anni di assedio

Blindati appoggiati da caccia F16  invadono la Striscia per distruggere ettari di campi coltivati.

Negli occhi di questi vecchi bambini c’è più prosa che in qualsiasi racconto potrei proporvi

Come in quelli di Bianca che ho incrociato appena un istante dopo essere stata gambizzata e che vado a riaccarrezzare con le mia lunghe ciglia tumide di dolore all’ospedale Al Awada di Jabilia

Il dolore nella consapevolezza di essere dimenticati, nella fierezza di morire della parte dei Giusti

Andiamo avanti

Restiamo Umani

Vittorio Arrigoni da Gaza city

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Gino Strada come Dom Helder Camara

“Felicitazioni” per il ministro degli Esteri Franco Frattini e “vivo compiacimento per la positiva conclusione della vicenda”.

Ma felicitazioni di che?

E che conclusione?

L’ospedale di Emergency di Lashkar-gah rimane chiuso, sotto sequestro degli sgherri del narcotrafficante Karzai.

Immaginate quali felicitazioni fra le file di pazienti che bussano invano alle porte sbarrate dell’ospedale: chi senza gambe e senza braccia per chiedere una protesi, chi per un intervento chirurgico urgente o per arrestare una emorragia, e le tante madri coi figli moribondi in braccio per la deflagrazione della democrazia esportata con le nostre bombe.

L’amarezza oltre per la chiusura di una struttura sanitaria in grado di salvare migliaia di vite all’anno, nel più povero fra i paesi al mondo costantemente bombardato dal più ricco, permane anche per le critiche infondate dirette dal governo italiano a Emergency.

L’espressione idiota di Gasparri, le estemporanee illazioni di Crosetti, il ghigno fascista di La Russa contro un pacato Gino Strada che non se ne sta trincerato in sala operatoria ma esce allo scoperto per spiegarci l’orrore di una guerra, di ogni guerra, ben cosciente che la presenza della NATO in Afganistan sono centinaia di corpi smembrati in più da aggiustare, mi hanno riportato alla memoria le parole di un sant’uomo, Dom Helder Camara, quando diceva:

“Se do il pane ai poveri, tutti mi chiamano santo; se dimostro perché i poveri non hanno pane, mi chiamano comunista e sovversivo”.

Restiamo Umani

Vittorio Arrigoni da Gaza city

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IDF order will enable mass deportation from West Bank. 2 articles By Amira Hass

Quando, sei mesi fa, il Mag. Gen. Gadi Shamni, che era stato comandante delle unità dell’IDF in Giudea e Samaria, firmò un ordine militare nel quale comparivano 10 varianti della radice ebraica per il termine “deportare”, sembrò che né lui, né gli anonimi giuristi dell’esercito, che avevano formulato l’editto, avessero appurato in quale settimana l’ordine avrebbe dovuto entrare in vigore. A conti fatti, “l’ordine per impedire l’infiltrazione (nella West Bank)”, emendato, è venuto a coincidere con il peggiore dei giorni di aprile.Una volta che vennero pubblicate le implicazioni dell’ordine e non appena le organizzazioni per i diritti umani ed i gruppi di base palestinesi, oltre ai funzionari, cominciarono a contrastarlo, fonti della sicurezza israeliana si dettero da fare per placare i timori. Non c’è nulla di nuovo in questo ordine, essi dissero. Il diritto (militare) aveva già autorizzato l’espulsione di soggiornanti illegali. Contrariamente a quanto è stato scritto, il nuovo editto è stato progettato per migliorare di gran lunga la situazione della persona che sta venendo espulsa, con il tener conto della dimenticanza giuridica. Il 25 di marzo, il Centro per la Difesa della Persona – HaMoked, inviò una lettera al Mag. Ge. Avi Mizrahi dell’attuale Comando Centrale del GOC, per mettere in guardia l’ufficiale del pericolo connesso con l’attuazione all’ordine. Se l’editto non contiene alcuna nuova disposizione, perché allora le autorità militari non hanno fornito agli esperti legali di HaMoked dei chiarimenti prima che la notizia giungesse alla stampa?

Le rassicurazioni delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) fanno riferimento ad una seconda disposizione, che è stata associata all’ordine precedentemente menzionato contro l’infiltrazione. Questa seconda ordinanza riguarda la costituzione di una commissione giudiziaria militare al fine di prendere in esame il processo di deportazione.

Il tentativo dell’esercito di tranquillizzare l’opinione pubblica non prende in considerazione l’ordine principale e trascura le variazioni accumulate – nel senso di un peggioramento – che il governo israeliano ha introdotto per limitare la libertà palestinese di movimento e di residenza.

In base a quale diritto? Sulla base del diritto israeliano che pone il regime militare al di sopra di tutto. Il linguaggio generico usato nell’ordine, messo insieme ai progressivi cambiamenti sono elementi sufficienti per far risuonare le sirene d’allarme. Queste ambiguità nulla hanno proprio a che fare con una comune svista.

L’ordinanza dell’esercito numero 1650 estende al penale la definizione giuridica di “infiltrato”, per cui essa può risultare applicabile immediatamente ai seguenti gruppi di popolazione: palestinesi (e la loro prole) che hanno perduto il loro status di residenti a causa delle vicende di Israele fin dal 1967; palestinesi le cui carte di identità li iscrivono come di Gaza; e cittadini di nazioni straniere.

Il che è come uccidere tanti uccelli con un sol sasso – gli uccelli che si trovano già nella West Bank e quelli che progettano di compiere il crimine di “infiltrarvisi”.

Gli obiettivi consistono nel limitare la crescita della popolazione palestinese nella West Bank; di completare il processo di separazione della popolazione palestinese di Gaza dalla società della West Bank (in violazione degli Accordi di Oslo); e di impedire che cittadini di nazionalità straniere partecipino alla lotta popolare contro l’occupazione (nota: le incursioni dell’IDF a Ramallah alla caccia di stranieri). e non ché l’ordinanza ha pure il potenziale di accrescere il numero delle categorie di “infiltrati”.

La parola nuova nell’editto emendato è “permesso”, senza il quale una persona verrà considerata un “infiltrato”. Durante gli ultimi 20 anni, Israele ha istituito un complicato sistema per ciò che riguarda i permessi di viaggio e di residenza dei palestinesi nella West Bank ed a Gaza.

“Permesso” è un eufemismo per proibizione. Quanto più i politici israeliani hanno parlato di una soluzione a due-stati, tanto più complicato è divenuto questo regime di limitazione dei viaggi tra Gaza e la West Bank. I tentacoli di questo regime, che rende sempre più difficile mettersi in viaggio tra Gaza e West Bank, si sono diramati sempre di più.

Ci sono divieti che sono stati istituiti per periodi di emergenza e poi, in seguito, sono stati sospesi. Mentre resta in vigore la proibizione di vivere ed entrare senza permesso nell’area che si trova tra la Linea Verde e la barriera di separazione – anche se quella è la tua casa e la tua terra . Non si deve dimenticare che i permessi vengono concessi con parsimonia.

Quando si mette in conto la politica di Israele per separare Gerusalemme Est dalla West Bank, è abbastanza certo che sarà rinnovato il divieto israeliano che impone agli abitanti palestinesi di Gerusalemme est di non entrare senza permesso nell’area sotto il controllo dell’Autorità Palestinese.

Il comandante militare dell’area si riserva il diritto – un diritto imposto con la forza delle armi e la coercizione militare – di inventare nuovi permessi. L’ordinanza sta a significare che potrebbero essere inventati nuovi permessi/divieti, ed un maggior numero di persone definite come “infiltrate”.

Tutto ciò è impossibile? E’ il prodotto di delusioni? Di fatto l’inganno c’è stato per gli abitanti della Striscia di Gaza. Fin dal gennaio 1991, Israele ha istituito delle limitazioni ai loro viaggi di istruzione o di residenza nella West Bank. Ora, a partire dal 2000, vi sono classificati perfino come dei soggiornanti illegali.

Fin dal 2007, quei pochi abitanti di Gaza che hanno ottenuto il permesso di uscire dalla Striscia devono richiedere pure il permesso per risiedere nella West Bank.

Il regime, che s’inventa costantemente nuovi tipi di permessi, è divenuto il marchio del regime militare israeliano. Esso accorda a giovani e vecchi comandanti il diritto, di solito riservato ai governanti autoritari o ai dittatori militari, di stabilire se la gente ha la possibilità di studiare , se può lavorare, vivere e viaggiare. Esso permette loro perfino di decidere chi possono sposare. Il nuovo editto accresce il diritto del dominatore di espellere.

(tradotto da mariano mingarelli) 

 

Una nuova ordinanza delle Forze di Difesa Israeliane autorizzerà deportazioni di massa dalla West Bank.

Di Amira Hass

Questa settimana entrerà in vigore una nuova ordinanza militare il cui intento dovrebbe essere quello di prevenire infiltrazioni, ma la cui conseguenza sarà invece la deportazione di decine di migliaia di palestinesi dalla Cisgiordania o, in alternativa, il loro rinvio a giudizio per accuse che faranno rischiare loro fino a sette anni di carcere.

Quando questa ordinanza entrerà in vigore, decine di migliaia di palestinesi si trasformeranno automaticamente in criminali a rischio di punizioni severissime.

Se ci basiamo su come le autorità israeliane per la sicurezza hanno agito negli ultimi dieci anni, possiamo facilmente dedurre che i primi ad essere colpiti dalle conseguenze di queste nuove regole, saranno quei palestinesi sui cui documenti di identità è riportato un indirizzo della Striscia di Gaza – persone nate a Gaza con figli nati in Cisgiordania, ad esempio, oppure palestinesi nati in Cisgiordania o all’estero che per vari motivi hanno perso il loro status di residenza. Ed è anche molto probabile che questa nuova ordinanza andrà anche a colpire i coniugi stranieri dei palestinesi.

Fino ad oggi poteva accadere, di tanto i tanto, che i tribunali civili israeliani impedissero l’espulsione dalla Cisgiordania di persone appartenenti a queste tre categorie. La nuova ordinanza, però, le metterà da ora in poi sotto l’esclusiva giurisdizione dei tribunali militari israeliani, definendo chi entra illegalmente in Cisgiordania come un “infiltrato”, cioè  “una persona presente in una certa zona senza essere legittimamente in possesso di un permesso”. Questa disposizione porta, sostanzialmente, alle sue estreme conseguenze la definizione di “infiltrato” del 1969; questo termine, infatti, originariamente veniva utilizzato soltanto per quelle persone illegalmente residenti in Israele e che vi erano arrivate dopo aver attraversato quei paesi allora classificati come stati nemici: Giordania, Egitto, Libano e Siria.

Il modo stesso in cui quest’ordinanza è stata scritta è allo stesso tempo generico e ambiguo; si sostiene, ad esempio, che il termine “infiltrato” sarà applicato anche ai palestinesi residenti a Gerusalemme, a cittadini dei paesi con i quali Israele ha rapporti amichevoli (come, ad esempio, gli Stati Uniti) e ai cittadini israeliani, siano essi arabi o ebrei. E tutto questo dipenderà solo ed esclusivamente dal giudizio e dalle decisioni dei comandanti delle Forze di Difesa Israeliane.

Il Centro Hamoked per la Difesa dell’Individuo è stata la prima associazione israeliana per i diritti umani ad allarmarsi per le conseguenze di questa ordinanza, firmata sei mesi fa da Gadi Shamni, a quell’epoca comandante delle forze IDF in Giudea e Samaria.

Due settimane fa Dalia Kerstein, direttrice del Centro Hamoked, ha inviato ad Avi Mizrahi, GOC del Comando Centrale, una richiesta per ritardare l’entrata in vigore dell’ordinanza, richiesta giustificata dai “drammatici cambiamenti che l’entrata in vigore di queste nuove regole comporterebbero, in termini di diritti umani, per un enorme numero di persone “.

Secondo le nuove disposizioni, “una persona si presume essere un infiltrato se si trova in una certa zona senza un documento o un permesso che ne attestino la regolare presenza in quell’area”. Tale documentazione, si dice, deve essere “rilasciata dal comandante delle forze IDF in Giudea e Samaria o da qualcuno che faccia le sue veci “.

Le istruzioni, però, non chiariscono se le autorizzazioni di cui si parla sono quelle attualmente in vigore o se ci si riferisce a nuove autorizzazioni che i comandanti militari potranno rilasciare in futuro. La disposizione non è chiara neppure riguardo alla situazione delle persone in possesso di permessi di soggiorno in West Bank, negando così l’esistenza stessa dell’Autorità Palestinese e gli accordi firmati da Israele con l’OLP.

L’ordinanza stabilisce che se un comandante scopre un infiltrato recentemente entrato in una determinata zona, “può ordinarne l’espulsione entro 72 ore a decorrere dal momento in cui viene emesso l’ordine di espulsione, a condizione che il deportato venga rimpatriato nel paese o nella zona da cui si era infiltrato “.

Il decreto autorizza anche procedimenti penali contro presunti infiltrati che possono portare a condanne con pene fino ad un massimo di sette anni di reclusione. Saranno anche processate quelle persone in grado di dimostrare di essere entrate in Cisgiordania legalmente, ma senza un permesso per rimanervi, e rischieranno pene fino a tre anni. (Secondo l’attuale legge israeliana, la pena per persone illegalmente residenti è mediamente di un anno).

Le nuove disposizioni autorizzano anche il comandante delle Forze di Difesa israeliane di esigere che l’infiltrato paghi per il costo della sua detenzione, della sua custodia e della sua espulsione, fino a un totale di NIS 7500.

Il timore che i palestinesi con gli indirizzi di Gaza sui documenti di identità saranno i primi ad essere perseguiti da questa ordinanza, si basa sull’analisi di tutte quelle misure che Israele ha preso negli ultimi anni per limitare il loro diritto a vivere, lavorare, studiare o anche solo di visitare la West Bankl. Misure che, lo ricordiamo, violano gli accordi di Oslo.

Secondo una decisione del comandante in carica in West Bank e non sostenuta dalla legislazione militare, i palestinesi con indirizzi di Gaza sui documenti, dal 2007 devono richiedere un permesso di soggiorno per la  Cisgiordania. E dal 2000 sono stati definiti come residenti illegali esattamente come se fossero cittadini di uno stato straniero. Molti di loro sono stati deportati a Gaza, compresi quelli nati in Cisgiordania.

Attualmente i palestinesi hanno bisogno di permessi speciali per entrare nelle aree in prossimità del muro di separazione, anche se le loro case si trovano proprio lì e i palestinesi siano stati a lungo esclusi dalla valle del Giordano senza alcuna speciale autorizzazione. Fino al 2009 gli abitanti di Gerusalemme Est avevano bisogno di un permesso per entrare nell’area A, territorio sotto il pieno controllo della PA.

Un’altra categoria che sarà particolarmente danneggiata da queste nuove norme sarà quella dei Palestinesi emigrati in Cisgiordania grazie alle disposizioni per il ricongiungimento familiare, la concessione delle quali è stata poi interrotta da Israele per diversi anni.

Nel 2007, tra una moltitudine di petizioni del Centro Hamoked e come gesto di buona volontà nei confronti del presidente palestinese Mahmoud Abbas, decine di migliaia di palestinesi hanno ricevuto permessi di soggiorno. La PA distribuiva i permessi, ma era Israele ad avere il controllo esclusivo su chi poteva o non poteve riceverli. Migliaia di palestinesi, tuttavia, sono rimasti classificati come “residenti illegali”, molti dei quali non sono cittadini di altri paesi.

Questa nuova disposizione è solo l’ultimo di molti passi compiuti dal governo israeliano negli ultimi anni per generare permessi che limitino la libertà di movimento e residenza che in passato era stata garantita dai documenti d’identità palestinesi. I nuovi regolamenti sono stati concepiti per fare piazza pulita, autorizzando vere e proprie azioni criminali e l’espulsione di massa delle persone dalle loro case.

Il portavoce dell’Ufficio dell’IDF ha replicato: “Le rettifiche all’ordinanza sulla prevenzione all’infiltrazione, firmata dal Comando Centrale GOC, sono state emesse nell’ambito di una serie di manifesti, disposizioni ed incontri, pensati sia in ebraico che in arabo, in Giudea e Samaria, e saranno pubblicate negli uffici dell’amministrazione civile e degli avvocati difensori dei tribunali militari in Giudea e Samaria. L’IDF è pronta ad attuare l’ordinanza, che non è destinata ad essere applicata agli israeliani, ma solo a persone presenti illegalmente in Giudea e Samaria “.

traduzione di GuerrillaNenna

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IO STO CON EMERGENCY: Caro Franco Frattini ti scrivo…

Più rilassante di dieci sedute di yoga.

Indirizzato a chi ha i nervi a fior di pelle per il comportamento del governo italiano sulla vicenda Emergency: su Facebook diventate fan di Franco Frattini eppoi cancellatevi subito.
Non prima di aver detto la vostra come ho appena fatto io:

Il mio testo:

Poco onorevole ministro, le consiglio di cambiar espressione nella foto del suo profilo, specie dopo aver letto i commenti di questa bacheca. Ma come ha potuto credere per un attimo che gli operatori di Emergency avessero in mente di far fuori il governatore afgano Gulab Mangal? E’ incompetenza o incontinenza? Aspettavamo solo di veder Karzai doppiato da Gasparri venire a dirci che sotto la barba di Gino Strada si cela Bin Laden..
Essendo coinvolto l’ISAF nel rapimento dei 3 operatori, essendo l’Italia in Afghanistan facente parte dell’ISAF, essendo pure un ospedale italiano, è chiaro che lei ministro Frattini DOVEVA sapere. Se sapeva è sta mentendo è doveroso richiedere le sue dimissioni. Se non sapeva è ancora peggio.  Si slacci il rolex dal polso e si tiri su le maniche per portare a casa i dottori italiani, e se non è chiedere troppo non ci prenda più in giro lei e il suo governo, che spende 2 milioni al giorno di tasse dei cittadini per tenere 3000 militari a proteggere un governo che arresta medici d’ ospedale.

Con disistima,
uno degli italiani che lei dovrebbe tutelare e rappresentare,
Vittorio Arrigoni da Gaza city,
Palestina

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VIDEO: a Bloody Land Day in Gaza

Ogni giorno accompagnamo alcune centinaia di civili palestinesi al confine sulle loro legittime terre, quelle che Israele ha dichiarato essere “buffer zone”.

Circa il 20% dei terreni coltivabili, i più fertili della Striscia di Gaza, sono stati di fatto confiscati dall’esercito israeliano che difende il suo furto sparando a uomini e bambini disarmati.

Quando i palestinesi decidono di deporre le loro armi e abbracciare la lotta non violenta, ecco un esempio della risposta d’Israele:

Accadeva in occasione del “Land Day”, il giorno della terra.

Restiamo Umani,

Vittorio Arrigoni da Gaza city. 

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Matteo Dell’Aira, Marco Garatti e Pagani subito liberi!!!!!!!

Aggiornamento:

Dopo la “notizia” della confessione dei tre operatori di Emergency, aspettiamo che Karzai doppiato da Gasparri venga a dirci che sotto la barba di Gino Strada si cela Bin Laden….
Restiamo Umani

Vik da Gaza city

Leggi la riflessione di Giulietto Chiesa sulla sporca coscienza del ministro Frattini.

FIRMA L’APPELLO A SOSTEGNO DI EMERGENCY

I 3 operatori italiani di Emergency: l’infermiere Matteo Dell’Aira (coordinatore medico), il chirurgo d’urgenza Marco Garatti, veterano dell’Afghanistan e il tecnico della logistica Pagani, si trovano ancora sotto sequestro da parte dei servizi di sicurezza di Karzai, burattino afgano in mano ai trafficanti d’oppio e all’esercito USA.

Avevo incrociato Marco Garatti anni fa a Milano durante un incontro promosso da Emergency alla vigilia dello scoppio della guerra all’Iraq. L’ipotesi che Marco e gli altri operatori possano essere coinvolti nell’organizzazione di attentati suicidi farebbe ridere, se non che in Afghanistan c’e’ solo da piangere. A dirla alla Gino Strada, e’ un po’ come arrestare don Ciotti perché sospettato di voler assassinare il Papa.

LIBERI SUBITO!

Aggiornamenti e approfondimenti su PeaceReporter.net.

Solidarietà cieca e fondata senza se e senza ma agli amici di  Emergency e Gino Strada.

Vittorio Arrigoni dal porto di Gaza.

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GAZA. Seguimos siendo humanos. (Vittorio Arrigoni)

Sono lieto di annunciare un ulteriore fiocco azzurro comparso appeso sulla porta dei diritti umani.

Gaza Restiamo Umani ha da oggi un suo fratellino omologo in spagnolo:

GAZA. Seguimos siendo humanos.

Sinopsis
Entre el 27 de diciembre de 2008 y el 18 de enero de 2009, pocos días antes de las elecciones generales en el Estado de Israel, la Franja de Gaza y su millón y medio de habitantes fueron bombardeados por tierra, mar y aire en lo que se dio en llamar «Operación Plomo Fundido». Unos 1.400 palestinos, civiles en su mayoría, resultaron muertos y varios miles heridos. En Israel 4 civiles perdieron la vida.
Los medios decidieron que contarían una guerra; algunos, en cambio, prefirieron contar la verdad. Unos pocos lo hicieron desde dentro del infierno, como Vittorio Arrigoni, el autor de este libro. Junto a un puñado de activistas internacionales llegados para romper el bloqueo que aún sofoca la Franja, Arrigoni se encontraba en Gaza cuando comenzó el ataque israelí. Bajo las bombas, a bordo de las ambulancias palestinas que recogían heridos, cadáveres y trozos de carne irreconocibles por el fósforo blanco empleado por el ejército más moral del mundo, Arrigoni fue alumbrando las crónicas de la masacre y enviándolas al periódico italiano Il Manifesto. El presente volumen recoge en castellano esos textos crudos y estremecidos, testimonios de la degradación humana durante aquellas tres semanas de cacería tolerada por la comunidad internacional.

«Si la verdad es la primera víctima de toda guerra, para Israel es una prioridad absoluta asesinarla. Antes, durante y después de cada conflicto.
Nuestra tarea como activistas, y más en general como seres humanos que buscan la libertad y la justicia, es ofrecerla como un banquete, lo más indigesto posible, a la opinión pública mundial».

Vittorio Arrigoni

El autor
Vittorio Arrigoni, activista por los derechos humanos, viene trabajando desde hace más de diez años como voluntario en distintas partes del mundo. Desde Europa del Este a África, hasta llegar a Palestina y Gaza, donde vive todavía.

Colaborador del periódico italiano Il Manifesto, ha relatado los días de la ofensiva israelí Plomo Fundido sobre la Franja de Gaza no sólo como cronista, sino también como protagonista, demostrando su compromiso subido en las ambulancias palestinas. Su blog Guerrilla Radio () se convirtió en el más visitado en Italia durante el mes de enero de 2009. El lema «Restiamo umani» («Seguimos siendo humanos»), con el que firma sus artículos, pudo verse en las pancartas de las manifestaciones en Asís y Roma en solidaridad con el pueblo palestino durante la ofensiva.

(i miei proventi come autore andranno al Free Gaza Movement)

Un debito di riconoscenza e di profonda amicizia ai traduttori e i curatori del libro, il collettivo “Asociación Soukala”, Valentina Bidone, Pablo F. Lewicki e Ana Vispe Montilla con la piccola Haidee. E Matteo, Francesca, Paula e diversi altri.

Un abbraccio a tutti voi dalla Striscia dei martiri di Gaza,

Restiamo Umani

Vittorio arrigoni

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Padre Manuel Musallam e i cristiani di Gaza

Padre Abuna Manuel ha trascorso 14 anni a Gaza, insieme ai suoi parrocchiani e ai fratelli musulmani. Fratelli con cui ha condiviso gioie e dolori, feste e lutti.

” Grazia a voi e pace da parte di Dio Padre nostro
e dal Signore Gesù Cristo,
che ha dato se stesso per i nostri peccati
al fine di strapparci da questo mondo malvagio,
secondo la volontà di Dio e Padre nostro,
al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen. “. 

(Lettera ai Galati 1: 3-5)

 

La Santa Pasqua sta per essere festeggiata dai cristiani di tutto il mondo, raggiungendoli con un messaggio di speranza e di gioia, ma purtroppo si sta dimenticando di quei cristiani che vivono in Terra Santa.

Noi, cristiani di Palestina, siamo sotto occupazione da moltissimi anni.

Soffriamo amaramente per la distanza che ci separa dai Luoghi Santi.

Ci è stato negato il nostro diritto di culto a Gerusalemme.

Molte generazioni di cristiani non sono mai state in grado di raggiungere Gerusalemme per visitarne i luoghi santi.

L’occupazione ci ha bloccato mettendoci continuamente di fronte ad ostacoli illegittimi. Quest’anno dobbiamo affrontare il muro di separazione israeliano dell’apartheid, i checkpoint e i blocchi stradali sorvegliati dai soldati israeliani che negano qualunque spostamento e l’accesso a Gerusalemme.

Tutti questi ostacoli non soffocano solo il popolo palestinese, ma impediscono, asfissiandola, anche qualunque possibilità di pace in Israele e in Palestina.

Quest’anno tutte le Chiese celebrano insieme la grande solennità della Pasqua. Ma ai cristiani non sarà permesso di raggiungere Gerusalemme. Il detto: “una terra senza popolo per un popolo senza terra” rispecchia in modo shockante e pericoloso la nostra attuale situazione. Il che non significa che Gerusalemme è una città senza un suo popolo, ma piuttosto che la si vuole evacuare in modo da poterla concedere ad un altro popolo. Intenzione già espressa senza alcun dubbio dallo stesso David Ben Gurion che nel 1937 dichiarò: “dobbiamo espellere gli arabi e prendere il loro posto.”
Ogni pietra usata per costruire il Muro dell’Apartheid, ogni colpo d’ascia usato per scavare sotto la Moschea di Al-Aqsa e ogni casa distrutta da Israele, non faranno altro che aumentare l’intensità della resistenza e del rancore. Laddove qualunque atto di cooperazione con i palestinesi darebbe a Israele la speranza per un futuro, dominato dalla serenità e dalla pace.

Quest’anno Gerusalemme si è trovata ad affrontare pesantissimi attacchi sionisti, scatenati nel tentativo di trasformarla in una città completamente ed esclusivamente giudaica, di modificarne le caratteristiche essenziali, espellere il suo popolo, distruggere le sue case, confiscare la sua terra e costruire numerosi insediamenti.

Piangiamo Gerusalemme e sentiamo molto la mancanza delle sue splendide cerimonie. Anche quest’anno migliaia di turisti piangeranno con noi. Non potranno percorrere la “Via Crucis” insieme ai palestinesi. Non ci sarà folclore nazionale palestinese da scoprire o oggetti dell’artigianato religioso arabo da portare con sé come doni, non ci saranno preghiere locali né inni e musica per condividere la calda fede dei credenti in Palestina.

Resteranno shockati entrando nel Santo Sepolcro e trovandovi all’interno la polizia israeliana. Incroceranno volti di tutti i colori ma mai il colore della pelle palestinese. E non potranno riconoscere nelle persone la fisionomia del volto di Gesù che è nato, vissuto e morto qui come un palestinese.

Mentre nel mondo la Pasqua, che simboleggia la “liberazione dal peccato e dalla schiavitù”, si sta avvicinando, la nostra speranza di liberazione si perde lungo l’orizzonte. La schiavitù e l’umiliazione dell’occupazione continuano ad opprimere i cristiani palestinesi in Terra Santa.

Non prevediamo alcun orizzonte politico, né la fine dell’occupazione, né la speranza per il ritorno dei profughi palestinesi o un progetto per la costruzione del nostro stato con Gerusalemme come capitale, né il diritto di autodeterminazione o la liberazione di migliaia di prigionieri, non ci aspettiamo libertà di movimento né la fine dell’assedio di Gaza o la distruzione del Muro dell’Apartheid attorno a Gerusalemme.

Siamo allarmati per le continue minacce di una nuova guerra.

Siamo affilitti per l’umiliazione quotidiana, la fame, la sete, la disoccupazione e la mancanza di uno sviluppo sostenibile nel nostro paese.

Siamo sconcertati di fronte all’immenso silenzio del mondo. La comunità internazionale non è in grado di mettere in atto quelle stesse risoluzioni legali ingiustamente e illegalmente manipolate per creare lo Stato di Israele.

Tutti gli eventi verificatisi prima, durante e dopo la guerra evocano il terrore nelle nostre anime. La vita è davvero cambiata, ma in peggio e portandoci sempre più verso il baratro.

Abbiamo costruito e rafforzato Gerusalemme per 5.000 anni e non abbiamo mai smesso di farlo, se non durante l’occupazione, che ha praticamente distrutto tutto ciò che avevamo realizzato. Nel tentativo di ricercare proprio qui le proprie radici e la propria eredità, ma senza riuscirci, i responsabili dell’occupazione ne hanno costruite di nuove, deliberatamente annettendosi alcuni dei nostri luoghi sacri.

Gerusalemme è la città di Dio, della pace e della preghiera, ma è stata trasformata nella città dell’uomo, della guerra e dell’odio.

Invece di diventare la chiave per aprire le porte del cielo, si è trasformata in una chiave di accesso a guerra e sangue.

Invece di essere la miglior candidata per cercare perdono, amnistia e riconciliazione, è stata trasformata in un tribunale per la diaspora, l’odio e l’ostilità.

Gerusalemme, il luogo più sacro della terra, è diventato il centro del peccato e del crimine, dove l’uomo uccide l’altro uomo, lo insulta e calpesta la sua dignità e il suo diritto di vivere. E dove l’uomo non ha più dignità e rispetto per il suo diritto alla vita, il riscatto che abbiamo ricevuto da Gesù Cristo viene di nuovo afferrato dall’”ora del male” e dal “potere delle tenebre” (Lc 22, 53). E ancora una volta l’ingiustizia avrà soppresso la verità (Romani 1:18) e la vittoria sarà stata divorata dalla morte. (1 Corinzi 15:54)

Tuttavia, la nostra fede ci spinge ad andare oltre la morte per vivere nello splendore della pace, in attesa della gloriosa resurrezione della nostra nazione, quando la nostra morte e umiliazione si trasformeranno nella vittoria sull’occupazione.

Stiamo aspettando il momento in cui ” una nazione non leverà più la spada contro un’altra, e non impareranno più la guerra” (Isaia 2,4) & ” la pace di Cristo, alla quale siete stati chiamati per essere un sol corpo, regni nei vostri cuori.. “(Colossesi 3:15) cristiani, musulmani ed ebrei.

Gerusalemme è nostra. Non è una terra da mettere in discussione. E non stiamo chiedendo di condividere l’eredità e il patrimonio di Gerusalemme con Israele o con chiunque altro.

Non accettiamo che i leader israeliani dichiarino che Gerusalemme è la capitale di Israele e che il  processo di costruzione di insediamenti è paragonabile a quello di Tel Aviv. Non accettiamo il documento distribuito questa settimana dagli israeliani in cui si cita la Torah per dimostrare che la terra fu assegnata a loro con l’ordine di evacuarla dalla sua gente per renderla puramente e unicamente uno stato ebraico.

La religione ebraica ha rappresentato una parte del percorso che ha condotto, infine, alla religione cristiana e tutte le profezie si riferivano a Gesù Cristo. ” Ora le promesse furono fatte ad Abramo e alla sua progenie. Non dice: “E alla progenie”, come se si trattasse di molte; ma come parlando di una sola, dice: “E alla tua progenie”, che è Cristo.”. (Galati 3:16) “E se siete di Cristo, siete dunque progenie d’Abramo; eredi, secondo la promessa”. (Galati 3:29)

I responsabili dell’occupazione sono dei peccatori e dei terroristi e quando arrivano addirittura ad utilizzare i testi della Torah per giustificare l’uccisione di altri uomini e l’espulsione o privazione della propria terra, allora quello che compiono è un vero e proprio crimine contro l’umanità.

Tutti i colpevoli dovrebbero essere giudicati dalla Corte Penale Internazionale, prima ancora di essere giudicati dal tribunale di Dio.

Coloro che sostengono questa “giustificazione biblica” all’occupazione e che non sono capaci di condannarla, danno ad Israele il tempo ed il pretesto per intensificare ulteriormente i suoi crimini contro il popolo palestinese. Di conseguenza, diventano complici di un “peccato contro le nazioni”, che deve essere giudicato in questo mondo.

Il nostro appello al mondo durante questa Pasqua è una chiamata profetica. Siamo davvero preoccupati per tutti quei palestinesi che vanno a messa in questi luoghi santi per far rivivere e per glorificare Cristo e la sua parola a testimonianza della sua morte e risurrezione. Ma siamo ancora più preoccupati che questi luoghi santi vengano trasformati in monumenti storici o addirittura distrutti. Agli occhi dei leader israeliani, questi luoghi sono considerati “siti pagani” e chiunque li distrugga, si avvicina a Dio. Molto tempo fa, il leader sionista ebraico Theodor Herzl disse: “Se un giorno riusciremo a riappropriarci di Gerusalemme e io sarò ancora in grado di fare qualcosa quando accadrà, la mia prima azione sarà quella di ripulirla a fondo. Rimuoverò tutto ciò che non è santo e darò alle fiamme tutti i monumenti vecchi di secoli. “

Israele ci ha devastato e torturato con le sue molte guerre. Vi chiediamo di non ignorare le ferite del popolo palestinese innocente e di non essere indifferenti all’olocausto palestinese a cui assistete con i vostri stessi occhi, che potete toccare con le vostre mani e dei cui responsabili, di coloro che hanno perpetrato questo crimine contro i nostri figli, conoscete l’identità. Siate con noi alla ricerca della giustizia, che è la madre della pace e sua generatrice.

Proteggeteci e aiutateci a salvaguardare i nostri luoghi santi.

” Domandate pace per Gerusalemme: sia pace a coloro che ti amano,

sia pace sulle tue mura, sicurezza nei tuoi baluardi.

Per i miei fratelli e i miei amici io dirò: «Su di te sia pace!».

Per la casa del Signore nostro Dio, chiederò per te il bene.”   (Salmo 122: 4 -8)

Gesù è risorto e il mio popolo risorgerà.

Buona Pasqua.

Padre Manuel Musallam e i cristiani di Gaza Leggi l'articolo »

The Palestinian Dabkeh Intifida! (دبكة)

La dapka, danza tradizionale palestinese, assume connotati sciamanici se ballata dinnanzi alle torri dei cecchini del muro di Erez che ci isola dal mondo e dal resto della Palestina.

Pestare i piedi affinchè la terra tremi e ricordi ai sionisti invasori la sua primordiale natura e appartenenza.

Rivendicare l’identità oppressa da chi tramite pulizia etnica fa cannibalismo di storia, di cultura, di usi e costumi, arrivando a spacciare per proprie usanze che sono esclusivamente palestinesi, come la keffia al collo e la gastronomia.

Con gli amici di Local Initiative di Biet Hanoun, alla vigilia della Giornata della Terra:

Vik da Gaza city

ps.
Un abbraccio agli amici della Dapke Intifada Forces del Cairo.

The Palestinian Dabkeh Intifida! (دبكة) Leggi l'articolo »

Alberto Arce

Una grande vittoria per i diritti umani:

L’ ISM e Alberto Arce con il suo To shoot an elephant hanno vinto il primo premio del A MATTER OF ACT di Amnesty International.

Un premio che ogni anno viene assegnato al più programma più meritevole in difesa dei diritti umani.

Un importante riconoscimento politico al nostro operato a Gaza durante il massacro, grazie al quale (inshallah) avremo una tutela in più schierandoci dinnanzi ai cecchini israeliani per difendere vite.

Una ulteriore cassa di risonanza che ci permette di riportare alla luce il dramma dell’assedio.

Gaza, il buco del culo del mondo, a volte permette l’incrocio di anime dalla straordianaria umanità, palestinesi e internazionali con cuori che ardono della stessa fiamma di giustizia e libertà. Come il mio hermano Alberto.

Restiamo Umani

Vik da Gaza city.

Alberto Arce Leggi l'articolo »

a Bloody Land Day in Gaza

Gaza – Infopal. Le forze d’occupazione israeliane di stanza ai confini della Striscia di Gaza hanno aperto il fuoco su un corteo popolare pacifico tenutosi in occasione della “Giornata della Terra”, che da trentaquattro anni si celebra ogni 30 marzo in Palestina.

Il nostro corrispondente riferisce che “gli occupanti israeliani hanno sparato contro i manifestanti pacifici che si trovavano nella zona di confine, ferendone alcuni”.

Alcuni testimoni hanno raccontato che le truppe israeliane hanno aperto il fuoco direttamente contro i manifestanti a est di Khan Younis e nel campo profughi di Al-Maghazi, nel sud di Gaza.

In un collegamento telefonico con Vittorio Arrigoni, attivista dell’International Solidarity Movement, attualmente a Gaza, abbiamo appreso che i feriti sono tre – colpiti chi alla testa chi alle gambe dalle forze di occupazione, mentre marciavano in corteo a qualche centinaio di metri dai confini.

Ogni settimana, ci ha spiegato Arrigoni, il Comitato popolare contro la “Zona cuscinetto” (in pratica, aree a Rafah e Khan Younis, a sud della Striscia di Gaza, a Beit Hanoun e Beit Lahiya, nel nord, proibite ai palestinesi perché ritenute di “sicurezza” da Israele) organizza pacifiche manifestazione contro l’occupazione delle terre. Si tratta, tra l’altro, di terreni agricoli particolarmente fertili.

“Mi trovavo con un gruppo di manifestanti a est di Khan Younis – ci ha spiegato Vittorio – quando i soldati israeliani hanno preso a spararci contro. Ora stiamo andando all’ospedale Europeo di Rafah per accertarci delle condizioni in cui si trovano i feriti. In questi giorni, è in corso un’escalation israeliana contro la Striscia di Gaza: evidentemente vogliono distogliere l’attenzione mondiale dall’ebraicizzazione e dalla pulizia etnica in corso a Gerusalemme. Qui nella Striscia sono aumentati gli attacchi israeliani contro i cittadini e i contadini, e gli scontri contro i resistenti che giustamente si difendono”.

Mahmud Az-Zaq, coordinatore del Comitato popolare contro le zone cuscinetto ha riferito che sei cortei pacifici sono stati intrapresi contemporaneamente in tutti i quartieri di Gaza, con direzione Israele.

“Siamo a 200 metri dal confine, con gruppi di giovani a capo dei cortei, e sventoliamo bandiere palestinesi”, ha detto.

Walid al-Awad, membro dell’Ufficio politico del Partito del Popolo della Palestina, ha affermato che centinaia di palestinesi hanno partecipato alla marcia per confermare come il popolo palestinese sia sempre unito contro l’occupazione israeliana.

da INFOPAL.IT

Foto by Eva Bartlett

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Silvio Berlusconi e il cancro

Dopo il presidente imprenditore (coi soldi della mafia) 
il presidente cristiano buon padre di famiglia (divorziato due volte e assiduo frequentatore di mignotte)
il presidente operaio (che dichiara redditi per 23 milioni 57mila e 981 euri, dieci milioni in più rispetto all’anno scorso a dispetto della crisi economica, e che ha distrutto con una legge un secolo di conquiste sindacali)
ora abbiamo addirittura il presidente oncologo (mentre taglia i fondi alla ricerca)

Una uscita del genere sa far rivoltare le budella pure a Vanna Marchi col fido mago do Nascimento:

 

Come a dire che chi non vota per lui è a favore del tumore.

Basterebbe questa sola dichiarazione per vincere ogni richiamo all’astensionismo e domani calamitarmi a votare contro.

Vik da Gaza

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Aggiornamenti da Kahn Younis, sud della Striscia di Gaza sotto attacco

sabato 28 marzo, 11:35 locali.

Bianca e Eva,  compagne ISM, giunte sul posto, riferiscono di 2 dunam (2000 m²) rasi al suolo dai bulldozers israeliani.

I residenti di Abasan Al-Jadida, Est di Kahn Younis, raccontano di 5 bulldozer al lavoro nella notte appoggiati da dieci tanks, ed elecotteri apache, caccia f 16 e droni in costante volo, dalle 22 pm alle 0300 am.

Distrutti molti terreni coltivati e alcune piantagioni. Una casa è stata demolita, oltre ai pozzi per l’irrigazione.

Intanto un terzo guerrigliero palestinese è deceduto in seguito alle ferite riportate negli scontri di ieri.

La tensione lievita non solo a Sud ma lungo tutta la Striscia. Un timore palpabile, scene come quelle di ieri notte ai testimoni oculari ricordano il terribile massacro dell’anno scorso.

Stando alle minacce ventilate dal ministro israeliano Barak, questo è solo l’inizio.

Restiamo Umani

Vittorio Arrigoni da Gaza city

 

sabato 28 marzo, 00:05 locali.

5 bulldozer appoggiati da 10 carri armati e da elicotteri apache stanno radendo al suolo, case comprese, la fascia di terra all’interno di 500 metri il confine palestinese ad Abasan, Est di Khan Younis

 

venerdì 27 marzo, 23:40 locali

Jaber ci ha informato un’ora fa che carri armati e bulldozers si trovano ancora nella zona.

Vittorio Arrigoni da Gaza city

 

“Morti due soldati israeliani” titola RAINEWS 24.

I fatti: questo pomeriggio Jaber, contadino residente ad al Faraheen, Est di Kahn Younis,
ci chiama per informarci di una invasione di mezzi militari israeliani.
I soldati dell’esercito di occupazione valicano di circa 500 metri il confine  e inaspettatamente,
questa volta trovano pane per i loro denti: la malearmata resistenza palestinese tira fuori le unghie e cerca di difendersi dall’incursione nemica.

Risultato: sul fronte degli invasori 2 soldati israeliani uccisi, e 2 lievemente feriti.
Su quello palestinese invaso, 2 guerriglieri ammazzati e almeno 6 civili feriti di cui 2 gravi e un bambino di dieci anni.

Sarebbe troppo chiedere ai titolisti di RAINEWS di tenere conto anche del conto delle vittime e non solo dei carnefici?Vittorio Arrigoni da Gaza city

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Pescatori palestinesi sotto attacco

Morire per un piatto di sardine o poco più è il rischio a cui vanno incontro coscienti i pescatori di Gaza quando mollano gli ormeggi per allontanarsi dalla riva.

Questa mattina Hazem Gora’ani, 26 anni, pescatore di Deir Al Balah,  sud della Striscia, è stato portato all’ospedale Shifa Hospital con gravi ferite alla testa.

“E’ stata necessaria un’operazione urgente per fermare l’emorragia” ci ha spiegato il dottor Samir Kahlout del reparto terapia intensiva, “le condizioni di Hazem sono critiche e instabili”.
Nafiz, il fratello del pescatore ferito ci ha raccontato l’accaduto: stavano pescando in acque palestinesi a meno di tre miglia dalla costa su di due hassaka, (piccole imbarcazione di 4-7 metri di lunghezza) quando sono stati intercettati da una nave da guerra israeliana che ha tentato di rapirli.

In preda al panico i pescatori hanno cercato di navigare indietro verso la costa.
A quel punto i soldati israeliani hanno aperto il fuoco  ferendo gravemente Hazem.
Un giornalista palestinese presente in ospedale, ci ha mostrato le foto dell’imbarcazione ridotta un colabrodo dai proiettili israeliani.

I pescatori di Gaza sono attaccati pressoche’ ogni giorno dalla marina di Tel Aviv, ma solo quando ci scappa il morto o un ferito grave il loro dramma ottiene l’onore della cronaca: solo due settimane fa due hassakas sono state rubate e i pescatori rapiti condotti ad Ahskelon, il porto israeliano più vicino.
Come drammatica routine, i pescatori sono stati rilasciati dopo un fallito tentativo di conversione in spie, mentre le loro imbarcazioni sono state distrutte.

Ban Ki-moon qualche giorno fa è venuto a farci visita, per due ore soltanto.
“Visite con l’elastico”, come le definisco io: colazione  e  pranzo  in Israele, in mezzo una sgambata sulle macerie di Gaza a respirare l’aria malsana satura di metalli e uranio impoverito, prima di rimbalzare indietro da dove si è giunti.
Il segretario delle Nazioni Unite è corso a patrocinare un progetto dell’Unrwa a Khan Younis riguardante 150 unità abitative, nulla in confronto alle 2.200 unità abitative in attesa di essere costruite e tutt’oggi ferme per via del blocco israeliano dei materiali edili.
Come nulla Ban Ki-moon ha denunciato delle disastrose conseguenze di più di tre anni di assedio, e non mi riferisco solo alle migliaia di edifici in attesa di essere ricostruiti e conseguentemente ai profughi che vivono ancora sotto le tende.
Non un cenno è stato fatto ai pescatori quotidianamente attaccati, ai contadini che hanno perso buona parte dei campi coltivati durante il massacro e a quelli ogni giorno sono bersagliati dai cecchini lavorando la terra al confine.
Nulla dei feriti permanentemente, dei mutilati. Della disoccuppazione che qui ormai sorpassa ampiamente il 70% della forza lavoro e della patologica mancanza di elettricità, di carburante, di medicine, di cure adeguate per i malati, (fra quest’ultimi, già oltre 500 deceduti perchè non curabili negli ospedali della Striscia).

Ultima nota colorita del viaggio mediorientale del segretario dell’ONU è stata recarsi in visita ai genitori dell’unico prigioniero israeliano in mano ai palestinesi: Gilad Shalit.
Quando si dice due pesi e due misure, Ban Ki-moon non si è degnato di stringere la mano nemmeno ad uno solo dei parenti dei 11 000 prigionieri politici palestinesi sepolti vivi nelle prigioni israeliane.

Restiamo Umani 

Vittorio Arrigoni da Gaza city

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Palestina: primavera di sangue

In Palestina l’inizio della primavera è un autunno implacabile: ragazzi cadono come foglie secche.

Gli ultimi martiri:

Mohammad Qadus, 16 anni: colpito a morte nell’area di Nablus il 20 marzo

Osayed Qadus, 19anni: colpito a morte nell’area di Nablus il 20 marzo

Salah Qawariq, 19 anni: colpito a morte nell’area di Nablus il 21 marzo

Mohammad Qawariq, 19 anni – colpito a morte nell’area di Nablus il 21 marzo

 

Restiamo Umani

Vittorio Arrigoni da Gaza city.

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L’ amore ai tempi del fascismo

Quanto amore dimora in un litro di olio di ricino o in un numero tatuato sul braccio?

Vik da Gaza

“L’amore vince sempre sull’odio e sull’invidia” è una bellissima frase, di quelle che potresti leggere sul retro dei Tir, in autostrada. Cose come “Padre Pio tieni saldo questo volante”, o “Spero che diventi ricco e li spendi tutti in medicine”. Naturalmente l’amore ha tutte le carte in regola per vincere sull’odio, specie se l’arbitro è Moggi, oppure quel tale Innocenzi che si faceva “mandare a fare in culo ogni tre ore” (parole sue) dal capo del partito dell’amore, amoroso stimolo a truccare una partita in corso contro la libera informazione. Un buon caso di amore che vince sull’odio sono le bustine di sapone che la Lega Nord distribuisce con l’avvertenza di usarle dopo essere entrati in contatto con stranieri extracomunitari. Per inciso, è il partito del ministro degli Interni, quello che aveva solennemente promesso agli immigrati di Rosarno che non li avrebbe deportati, e poi li deportò: amore cristallino, ai tempi del colera. E’ amore anche quello di Letizia Moratti, sindaca di Milano, che chiede al ministro (lo stesso) di poter effettuare perquisizioni senza mandato in cerca di clandestini, si tratta più o meno dello stesso amore che si dimostrò ad Anna Frank. E l’amore, si sa, è anche riconoscenza. Come scrive ai dirigenti abruzzesi l’onorevole Verdini, indagato per corruzione, a proposito dei terremotati riottosi all’adunata oceanica: “Gli abbiamo dato le case, non posso credere che gli abruzzesi beneficiati non vengano in piazza a San Giovanni”. Beneficiati, che amoruccio. Scherzi dell’amore, come l’amorosa Polverini in mezzo ai saluti romani degli ultras laziali, o il ministro La Russa che malmena chi fa una domanda in conferenza stampa. Un amore così mi ricorda qualcosa, l’ho letto da qualche parte, l’Italia l’ha già visto. E’ un amore che merita certo una di essere ricambiato, servirebbe uno scenario romantico, tipo il lago, tipo Dongo, per dire. E davanti a tanto amore, chissà perché, mi sembra sano tenersi da parte un po’ di odio: non si sa mai che prove d’amore può chiederti il tuo paese.

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Laura Paleari for president

Consigli elettorali sotto la Lanterna: per la regione Liguria, Precari Umani.

Laura Paleari.

Vik da Gaza.

Consigli elettorali sotto la Lanterna: per la regione Liguria, Precari Umani.

Laura Paleari.

Vik da Gaza.

Sono nata 37 anni fa a Sestri Ponente e da 14 anni lavoro come Ricercatrice precaria presso l’Istituto Tumori di Genova (IST). Sono membro dell’AIR (Associazione Italiana per la Ricerca) e della SIC young (Società Italiana di Cancerologia). E da nove anni mi impegno per i diritti dei lavoratori che diritti non hanno, in lotta dal 2001 con il Coordinamento dei Precari della Ricerca e dal 2008 assieme al Coordinamento Nazionale Precari IRCCS.

Il mio impegno si è rivolto finora principalmente al problema della precarietà, non soltanto intesa nella sfera del lavoro ma nel senso più ampio dei diritti che definiscono i rapporti, le interazioni e i ruoli tra le persone.

Precarietà profonda che le persone vivono stando all’interno di una società sempre più spaccata in due, tra chi gode di benefici acquisiti e chi sopravvive privato dai diritti, precarietà strisciante in un sistema dove l’impegno e il merito non hanno valore, dove si parla di futuro negando anche il presente.

Attraverso le mie esperienze ho compreso l’importanza di una politica che reagisca a questo stato di cose nascendo e sviluppandosi dal basso, e l’efficacia di una democrazia del lavoro in cui i lavoratori abbiano facoltà di autorappresentarsi e di fare le proprie rivendicazioni direttamente alle controparti.

Ora mi presento come candidata alle elezioni regionali LIGURIA 2010 nella lista di Sinistra Ecologia e Libertà – con Vendola: ho deciso di prestarmi alla politica dentro questo nuovo Partito perché propone un rinnovamento sociale ridando voce ai Movimenti, uno spiraglio di luce in un sistema politico ed economico in progressivo degrado e via via sempre più isolato dalla società civile.

E mi lancio in questa nuova esperienza pur riconoscendone i limiti e i rischi, ma determinata nel mantenere saldi i miei valori, attenta e partecipe alle istanze che nascono dal lavoro e dal territorio.. E insieme a quanti condividono con me questa bella avventura cercherò di fare del mio meglio per conquistare maggiore equità sociale, contro ogni privilegio, nell’interesse di tutti.

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Ellen Stark shot, Huwaida Arraf arrested

Venerdì la manifestazione nel villaggio palestinese di An Nabi Saleh ha visto un incremento della violenza e della punizione collettiva da parte dei militari israeliani, con venticinque manifestanti rimasti feriti, finestre di auto e case intenzionalmente ridotte in frantumi, e tre attivisti  arrestati.
La volontaria dell’ISM Ellen Stark è stato colpita a bruciapelo da distanza ravvicinata (4 metri) con una pallottola di gomma mentre sostava insieme ad alcuni medici.
La co-fondatrice dell’ISM Huwaida Arraf è stato arrestata, mentre negoziava con i soldati israeliani per consentire a Ellen di oltrepassare la linea militare e raggiungere l’ospedale.
Secondo Ellen, «eravamo su terra palestinese, a sostegno di un villaggio che visto questa sua terra confiscata, ma non avevamo nemmeno ancora iniziato la manifestazione. Eravamo in piedi a fianco dei medici che sono stati anche colpiti con gas lacrimogeni “.

Ellen ha dovuto subire un intervento chirurgico per rimuovere il proiettile,  il suo polso è rotto a causa dell’impatto con il proiettile.
A partire da 12:00 Sabato, ora palestinese, Huwaida  è ancora imprigionata in un carcere israeliano.

Più di un’ora prima dell’inizio della manifestazione, i soldati hanno preso posizione su una collina vicino alla casa di un membro Comitato Popolare di An Nabi Saleh , facendo intendere agli attivisti che la marcia pacifica sarebbe stata interrotta, come così è stato, con lo sparo di gas lacrimogeni e granate assordanti. La dimostrazione è stata in grado di prendere il suo percorso abituale, quando sono stati bloccati dai soldati dell’esercito israeliano che li hanno circondati. A soli dieci minuti dall’inizio della manifestazione, l’esercito ha cominciato ha sparare gas lacrimogeni e proiettili di gomma contro un piccolo gruppo di attivisti internazionali, israeliani, palestinesi e , ferendo attivista ISM Ellen Stark.
Omar Saleh Tamimi, Amjad Abed Alkhafeez Tamimi e  la co-fondatrice Huwaida Arraf sono stati arrestati.

Le forze israeliane sono poi entrate nel centro del paese, dove hanno continuato a  sparare gas lacrimogeni, granate assordanti e proiettili di gomma per diverse ore.
 Più di venticinque civili sono stati feriti, tra cui una donna di 84 anni per le  inalazione di gas lacrimogeni dopo un candelotto è stato sparato all’interno della sua casa, e altri tre  colpiti da proiettili di gomma, tra cui un attivista israeliano. Quattro feriti sono tuttora ricoverati.

In seguito alla manifestazione, i soldati hanno cominciato a sparare pallottole di gomma attraverso le finestre delle case i residenti , i  negozi e le automobili, danneggiando i pochi mezzi di sussistenza di questi palestinesi come punizione collettiva per tentare di reprimere queste manifestazioni settimanali.

Il governo israeliano sta progressivamente intensificando la repressione  alla resistenza popolare civile e non violenta  contro l’occupazione della West Bank, la confisca delle terre da insediamenti illegali come Halamish, e la costruzione del muro dell’apartheid.
Due settimane fa in An Nabi Saleh, un proiettile rivestito di gomma aveva fratturato il cranio di un ragazzo di 14 anni, Ehab Fadel Beir Ghouthi, lasciandolo in coma per diversi giorni.

Oggi, come ogni Venerdì a partire da gennaio, circa 100 manifestanti non violenti hanno lasciato il centro del paese, nel tentativo di raggiungere il reticolato di filo spinato che rinchiude la loro terra confiscata dai coloni israeliani. Nonostante legalmente questa terra appartenga ai palestinesi, a quasi un chilometro prima di raggiungere il reticolato, la manifestazione è regolarmente violentamente interrotta dall’attacco di decine di soldati armati con fucili d’assalto M16, gas lacrimogeni, proiettili di gomma e granate stordenti.

Da quando è stata fondata nel 1977, la colonia di Halamish ha confiscato quasi la metà del frutteto di  An Nabi Saleh e parecchi terreni agricoli.
Secondo gli abitanti del villaggio l’insediamento confisca più terra ogni anno, senza il consenso o l’indennizzo dei proprietari terrieri palestinesi.

dal sito dell’ISM

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“l’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio”. Manifestazione del PDL a Roma il 20 marzo 2010.

Qualche giorno durante una conferenza stampa del presidente Berlusconi un giornalista freelance ha posto una domanda non gradita. Risultato: immediatamente fisicamente aggredito. Non da un bullo di periferia ma peggio, un ex picchiatore fascista ora ministro della Repubblica Italiana. In questi tre scatti in cui La Russa assale Rocco Carlomagno  la sintesi del significato di amore per Berlusconi e i suoi bravi.
 Oggi va in scena a Roma l’unico governo della storia che manifesta quando è ancora al potere. Lo slogan è come sempre melenso: “l’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio”.

Se fosse ancora necessario ribadire cos’e’ l’amore by Berlusconi:

Il bon ton con gli avversari

“Veltroni è un coglione” (Berlusconi, 3/9/95).
“Veltroni è un miserabile” (Berlusconi, 4/4/2000).
“Giuliano Amato, l’utile idiota che siede a Palazzo Chigi” (Berlusconi, 21/4/2000).
“Prodi? Un leader d’accatto (Berlusconi, 22/2/95).
“Prodi è un gran bugiardo pericoloso per tutti noi” (Berlusconi, 21/10/2006).
“Prima delle elezioni ho potuto incontrare due sole volte in tv il mio avversario, e con soli due minuti e mezzo per rispondere alle domande del giornalista e alle stronzate che diceva Prodi”. (Berlusconi alla scuola di formazione politica di Forza Italia, 2 luglio 2007).
“Con Prodi a Palazzo Chigi è giusto dire: piove governo ladro” (Berlusconi, 10/4/2008).
“Il centrosinistra? Mentecatti, miserabili alla canna del gas” (Berlusconi, 4/4/2000).
“Signor Schulz, so che in Italia c’è un produttore che sta montando un film sui campi di concentramento nazisti. La suggerirò per il ruolo di kapò” (inaugurando la presidenza italiana dell’Unione europea e rispondendo a una domanda del capogruppo socialdemocratico, il tedesco Martin Schulz, sul conflitto d’interessi, 2 luglio 2003).
“Sono in politica perché il Bene prevalga sul Male. Se la sinistra andasse al governo l’esito sarebbe questo: miseria, terrore, morte. Così come avviene ovunque governi il comunismo (Berlusconi, 17/1/2005).

Il rispetto per gli elettori

“Lei ha una bella faccia da stronza!” (alla signora riminese Anna Galli, che lo contestava, 24/7/ 2003).
“Ho troppa stima dell’intelligenza degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che possano votare facendo il proprio disinteresse” (discorso di Berlusconi davanti alla Confcommercio il 4/4/2006).
“Le nostre tre “I”: inglese, Internet, imprese. Quelle dell’Ulivo: insulto, insulto e insulto” (27/5/2004).

L’armonia con gli alleati

Berlusconi: “Parliamo della par condicio: se non abbiamo vinto le elezioni, caro Follini, è colpa tua che non l’hai voluta abolire”. Follini: “Io trasecolo. Credevo che dovessimo parlare dei problemi della maggioranza e del governo”. Berlusconi: “Non far finta di non capire, la par condicio è fondamentale. Capisco che tu non te ne renda conto, visto che sei già molto presente sulle reti Rai e Mediaset”. Follini: “Sulle reti Mediaset ho avuto 42 secondi in un mese”. Berlusconi: “Non dire sciocchezze, la verità è che su Mediaset nessuno ti attacca mai”. Follini: “Ci mancherebbe pure che mi attacchino”. Berlusconi: “Se continui così, te ne accorgerai. Vedrai come ti tratteranno le mie tv”. Follini: “Voglio che sia chiaro a tutti che sono stato minacciato” (Discussione con l’Udc Marco Follini, secondo i quotidiani dell’11 luglio 2004).

La sacralità delle toghe

“I giudici sono matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana… Se fai quel mestiere, devi essere affetto da turbe psichiche” (Berlusconi, The Spectator, 10/9 2003).
“In tutti i settori ci possono essere corpi deviati. Io ho una grandissima stima per la magistratura, ma ci sono toghe che operano per fini politici. Sono come la banda della Uno bianca” (Berlusconi, dopo l’arresto del giudice Renato Squillante, 14/5/96. Ma il riferimento è per quelli che l’hanno arrestato). 
“I giudici di Mani Pulite vanno arrestati, sono un’associazione a delinquere con licenza di uccidere che mira al sovvertimento dell’ordine democratico” (Vittorio Sgarbi, “Sgarbi quotidiani”, Canale5, 16/9/94).
“Gian Carlo Caselli è una vergogna della magistratura italiana, siamo ormai in pieno fascismo: si comporta come un colonnello greco, in modo dittatoriale, arbitrario, intollerante. I suoi atti giudiziari hanno portato alla morte” (Vittorio Sgarbi, 8/12/94).
“Nelle mie televisioni private non ci sono mai state trasmissioni con attacchi, perchè noi siamo liberali” (Berlusconi, 21/ 5/2006).
“Silvio Berlusconi, durante l’ufficio di presidenza del Pdl ancora in corso, secondo quanto riferito da alcuni partecipanti, ha parlato di una vera e propria persecuzione giudiziaria nei suoi confronti , che porta il paese sull’orlo della guerra civile” (Ansa, 29/11/09)

Il galateo istituzionale

“Il presidente Scalfaro è un serpente, un traditore, un golpista” (Berlusconi, La Stampa, 16/1/95).
“Altro che impeachment! Scalfaro andrebbe processato davanti all’Alta Corte per attentato alla Costituzione. E di noi due chi ha maneggiato fondi neri non sono certo io. D’altra parte, Scalfaro da magistrato ha fatto fucilare una persona invocandone contemporaneamente il perdono cristiano. Bè, l’uomo è questo! Ha instaurato un regime misto di monarchia e aristocrazia” (Berlusconi 18/1/95).
“Io non sono in contrasto con il capo dello Stato, non ne ho nessun motivo, anzi sono un suo sostenitore convinto. Ho con lui un rapporto molto cordiale” (Berlusconi, 28/2/95).
“Ma vaffanculo!” (Berlusconi, accompagnando l’insulto con un gesto della mano, mentre il presidente emerito Scalfaro denuncia in Senato il «servilismo» della politica estera del suo governo nei confronti degli Usa sull’Iraq, 27/9/2002).
“Italia vaffanculo” (Tre eurodeputati leghisti, commentando in aula a Strasburgo l’intevento del presidente Carlo Azeglio Ciampi, 5/7/05).
“Questi signori, che hanno vinto delle elezioni taroccate, hanno arrogantemente messo le mani sulle istituzioni: il presidente della Repubblica è uno di loro” (Berlusconi, riferendosi al presidente, Giorgio Napolitano, 21/10/06).

“Io non ho mai insultato nessuno” (Silvio Berlusconi, 10 settembre 2005).

“Genova. Un giovane ha urlato contro l’auto blu su cui viaggiava Berlusconi: ‘Evviva Vittorio Mangano!’, l’ex stalliere del premier legato a Cosa nostra. Berlusconi, sceso dall’auto, si è avvicinato con foga al giovane, gli ha puntato l’indice contro e gli ha detto: ‘Tu non ti puoi permettere, tu sei un coglione!'” (Repubblica. it, 22 marzo 2006).

“l’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio”. Manifestazione del PDL a Roma il 20 marzo 2010. Leggi l'articolo »

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