2005

Il saluto fascista dipaolo di canio e il rebrezzo di dabo inter

Dabo, giocatore di colore della Lazio, compagno di squadra di quel Paolo di Canio :  “Tutti conoscono l’ideologia di Paolo Di Canio – commenta oggi il francese – visto che non la nasconde neppure, io non gli parlo più e faccio bene. Sa cosa penso di lui e devo dire che mi sono rotto le p….di giocare con uno come lui. Ne ho abbastanza di questi fascisti. Sono una minoranza tra i tifosi della Lazio, non più di due o tremila, ma sono più in vista. Io non vado mai a salutarli, non li considero neppure. La cosa peggiore è che scandiscano canti in mio onore e questo prova quanto siano stupidi.”

Il richiamo della foresta, da Di Canio a Castelli

«la scena del braccio teso, del saluto tra uomini d’onore che si riconoscono come appartenenti alla stessa associazione. Un popolo cui, si deve rispetto per i suoi valori. Gli altri evidentemente, non hanno valori, o comunque se ne hanno esprimono dei disvalori. […] In virtù di quel gesto quel nucleo di “duri e puri” è ora la garanzia politica più efficace di Paolo Di Canio. Semplicemente sono la sua “guardia del corpo” […]
Il profilo è lo stesso […] ovvero il patto di fedeltà con i “propri”, di non averla data vinta agli altri. Di nuovo la questione è non mi piego, né mi spezzo. Un identico profilo mentale e culturale che dice che la stagione delle guerre ideologiche in Italia non è finita, che parlare di libertà ed essere democratici non appartiene necessariamente allo stesso lessico e che il richiamo della foresta e del branco è ancora l’asse su ci si snodano e si consolidano fortune pubbliche e carriere. E tanti saluti al confronto delle idee».

Sua Squisitezza David Bidussa da “Il Secolo XIX”, 14 dic.

 

 

Legge n. 645 del 1952 (legge Scelba):
Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale
(comma primo) della Costituzione.
Pubblicata nella Gazz. Uff. 23 giugno 1952, n. 143.

1. Riorganizzazione del disciolto partito fascista.
Ai fini della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione, si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista.

2. Sanzioni penali.
Chiunque promuove, organizza o dirige le associazioni, i movimenti o i gruppi indicati nell’articolo 1, è punito con la reclusione da cinque a dodici anni (…) Chiunque partecipa a tali associazioni, movimenti o gruppi è punito con la reclusione da due a cinque anni (…)

3. Scioglimento e confisca dei beni.
Qualora con sentenza risulti accertata la riorganizzazione del disciolto partito fascista, il Ministro per l’interno, sentito il Consiglio dei Ministri, ordina lo scioglimento e la confisca dei beni dell’associazione, del movimento o del gruppo (…)

4. Apologia del fascismo.
Chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità indicate nell’articolo 1 è punto con la reclusione da sei mesi a due anni (…)

5. Manifestazioni fasciste.
Chiunque, partecipando a pubbliche riunioni, compie manifestazioni usuali del disciolto partito fascista ovvero di organizzazioni naziste è punito con la pena della reclusione sino a tre anni (…)

(…)

9. Pubblicazioni sull’attività antidemocratica del fascismo.
La Presidenza del Consiglio bandisce concorsi per la compilazione di cronache dell’azione fascista, sui temi e secondo le norme stabilite da una Commissione di dieci membri, nominati dai Presidenti delle due Camere, presieduta dal Ministro per la pubblica istruzione, allo scopo di far conoscere in forma obiettiva ai cittadini e particolarmente ai giovani delle scuole, per i quali dovranno compilarsi apposite pubblicazioni da adottare per l’insegnamento, l’attività antidemocratica del fascismo (…)

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io, candidato a Milano

Un Nobel per Milano

Beppe Grillo, e con lui Guerrilla Radio, e con loro altre migliaia di persone, hanno deciso che quest’uomo potrebbe essere il sindaco perfetto per una  città imperfetta come Milano.   Chi ci ama ci segua.

—–

“Cari amici,

sono Dario Fo e vengo a dirvi che in un attimo di follia mi sono buttato in questa avventura: concorro alle primarie per essere scelto come sindaco di Milano, insieme ad altri tre candidati.

Da tempo mi sono reso conto che la situazione fisica e umana di Milano è a dir poco tragica.
Qualcuno in seguito al mio gesto mi ha quasi aggredito, chiedendomi: “Ma chi te lo fa fare? Dove vuoi arrivare? Che t’importa di diventar sindaco? Sei un uomo che ha goduto di tutte le fortune: le tue opere sono rappresentate in tutto il mondo, hai ricevuto riconoscimenti straordinari, sei pure Nobel… ma che vuoi ancora!?”.

E io rispondo: “Voglio vedere la mia città un po’ più civile, un po’ più vivibile, meno caotica, con una periferia meno triste, anzi disperata.

Non posso soffrire il proliferare di furbi e incoscienti che pensano solo a far cassa, svendendo palazzi e beni del Comune, comprese l’aria, l’acqua e la terra. Per questo mi sono buttato e mi sto dando da fare come un pazzo.”

Qualche giorno fa c’è stata una grande manifestazione con migliaia di ragazzi delle scuole che protestavano contro i tagli imposti dal Ministro dell’Istruzione, Letizia Moratti, e contro il progetto che li vuole selezionati in cittadini di prima, seconda e terza categoria. Sono andato in mezzo a quei giovani vocianti e giustamente incazzati.
Speravo di trovarci anche il mio antagonista maggiore, l’ex prefetto Bruno Ferrante, ma non c’era.
Ho pensato: “Forse teme le intemperanze dei ragazzi.”

Il giorno appresso mi sono trovato al quartiere Isola fra una folla di cittadini che manifestavano contro le speculazioni edilizie che il Comune sta realizzando in quella zona dove ha in programma di distruggere un parco dal nome poetico, il Bosco di Gioia, abbattendo ogni pianta per farci crescere palazzi enormi e grattacieli.
Ho cercato il mio antagonista appoggiato dai Ds e dalla Margherita… ma lui non c’era.

Mi dicono che è stato visto in un palazzo del centro a conversare con grandi imprenditori del mattone e della calce.

Qualche giorno dopo dei compagni hanno chiamato me e Franca perché ci recassimo subito in Via Lecco, dove dei rifugiati politici, fuggiti da Eritrea, Somalia, Sudan, disperati hanno occupato un palazzo abbandonato da sedici anni. Il Comune ha in progetto di buttarli fuori all’immediata. Anche il mio concorrente Ferrante è stato chiamato per offrire la propria solidarietà a quei 273 diseredati.
Ma lui non c’era. Ha dichiarato che non sarebbe venuto a parlare coi rifugiati politici. E ha aggiunto: “Non è così che si risolvono i problemi. Quel palazzo è di privati, l’occupazione è illegale.”

Ma se c’è qualcuno che è illegale è lo stato e il comune, che non permettono loro, pur avendo il permesso di soggiorno di ottenere un lavoro, una casa e una dignità. Pure il contributo mensile di 400 euro è stato loro da mesi sospeso.

Accidenti! Ma quando riuscirò a vedere il mio antagonista, o almeno qualcuno dei Ds e della Margherita che lo sostengono?!
Al Comune sta passando il progetto per la costruzione di altri grattacieli alla vecchia fiera… un disastro per la popolazione che abita intorno. Il quartiere si ribella al progetto e ha indetto una riunione pubblica per discutere della situazione grave alla quale era invitato anche Ferrante. Io ci vado, ma Ferrante non c’è.

Dov’è Ferrante?

Ieri hanno deciso di vendere a privati, un enorme antico palazzo di proprietà comunale, già casa popolare, invece di restituirlo ai legittimi inquilini che lo abitavano prima della ristrutturazione durata 20 anni, e che oggi vivono in abitazioni fatiscenti.

Bisogna protestare, muoversi: Ferrante vieni anche tu? Ferranteeee!… Non mi risponde…
Finisce che mi toccherà andarci da solo.”

Dario Fo.

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latte avvelenato e latte assassine (nestle e cocacola)

Il nostro ministro della salute Francesco Storace dà uno strano valore alla preservazione della vita.

Se dà una parte cerca di impedire in ogni modo la sperimentazione della pillola abortiva RU486,
(ma che bisogno c’è di sperimentare mi chiedo io, quando la stessa pillola è già presente nelle farmacie di mezza europa) 
che dovrebbe tutelare la vita delle donne,
dall’altra prende accordi con la Nestlè per evitare il ritiro  delle produzioni di latte contaminate dalla sostanza Itx.
Come a dire, I feti sono tutti da salvare, semmai, se dobbiamo decimarne qualcuno, aspettiamo che si facciano pargoli poi gli rifiliamo qualche veleno nell’omogeinizzato.

Il latte della Nestle fa male, oggi in Italia.
Ma ieri la Nestle mandava a morire  1500000 di bambini africani,
convincendo le madri a smettere di allattare, con invasive campagne di (dis)informazine e corrompendo apparati della sanità nei paesi in via di sviluppo.
(Il latte in polvere viene venduto ad alto costo, ceduto gratuitamente agli ospedali del Terzo
Mondo, senza illustrare i rischi di un utilizzo improprio. Quali l’impiego di acqua non potabile, la mancata sterilizzazione delle tettarelle. O l’impiego troppo diluito del prodotto per gli alti costi, da parte di madri che già in ospedale vengono invitate a rinunciare all’allattamento naturale, grazie a una prima confezione omaggio. Con il rischio didenutrizione dei piccoli.)
.

“Ogni giorno per l’utilizzo
di quel latte muoiono quattromila bambini, in un mese ci sono le stesse
vittime provocate dalla bomba atomica su Hiroshima”, ha dichiarato James Grant, ex direttore esecutivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

La nestlè nello Sri Lanka ha cercato di esportare 15 tonnellate di latte
in polvere subito bloccato perchè era contaminato con particelle radioattive.
Probabilmente volevano far sì che le madri cingalesi trovassero i loro figli anche al buio…
.
Ma la Nestlè ha prontamente risposto alle autorità dello Sri Lanka: “non è latte radioattivo, Sono i vostri parametri che Sono troppo bassi” (questa non è una battuta, sic!)

La coca cola invece ci piace, “con tutte quelle, tutte quelle bollicine…”
.
La coca cola in colombia ammazza i sindacalisti,
come ci ricorda il fratello Allan,
sono già otto,
i sindacalisti che reclamavano migliori salari e condizioni lavorative più sicure  per i dipendenti della multinazionale americana,
e si sono ritrovati con un proitettile stappato nella testa, senza bollicine.
 
 In IndiaLa Coca-Cola è accusata  di impoverire e inquinare le falde acquifere e i terreni con i suoi impianti di imbottigliamento, in particolare nello Stato del Kerala, nell’India meridionale.
 
Alcuni giorni fa il comune di torino ha votato per il boicattagio dei prodotti coca cola nel locali dell’amministrazione.
Proprio come avevano fatto precedentemente i Municipi IV, X e XI di Roma, il Comune di Empoli, 7 comuni dell’empolese-valdelsa, il Comune di Fiano Romano e la Rete del Nuovo Municipio, a cui aderiscono gli esponenti di 300 enti locali.
 
C’è stato forse un plauso?
No!  solo un unanime coro di critiche.
Da sinistra a destra tutti uniti nel proverbiale inginocchiamento all’idolo dello sponsor intoccabile.
 
 
Attendiamo allora che come nel caso del latte nestlè contaminato
anche dell’inchiostro dalle lattine rosse sporchi la benedetta cola,
di modo che magari il popolo italiano sia costretto a boiccotare la propria indulgenza verso ogni multinazionale sozza.
 
Da parte sua,
 guerrila radio sono anni che non beve coca cola,
e partecipa alla campagna di boicottaggio rinunciando volentieri ai suoi cuba libre.
( a meno che ci versino mecca cola, bene inteso.)
 
guerrilla radio

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Adolf Fallaci

Ridens
di Lia Celi
Odiana Fallaci ha plagiato “Mein Kampf”!

Già “La rabbia e l’orgoglio” aveva dimostrato che sul cervello degli anziani il razzismo può avere effetti più devastanti del morbo di Alzheimer. Ma con “La forza della ragione”, in uscita a giorni, l’irriducibile libellista toscana ha giocato sporco: grazie al programma di scrittura del suo computer, si è limitata a sostituire “giudaismo” ed “ebrei” con “Islam” e “arabi”, e il delirante manifesto antisemita di Hitler si è trasformato in un rispettabile saggio pubblicato da Rizzoli.
Gli eredi del Fuehrer chiederanno un risarcimento miliardario: “Quella spudorata ha copiato tutto: il complotto islamico per conquistare il mondo, i figli di Allah che insidiano le fanciulle cristiane, il cliché dell’arabo nasuto e subumano. Però Adolf era meno sgrammaticato”.
Signora Fallaci, lasci perdere: al momento l’Europa è troppo squattrinata per finanziare lo sterminio di tutti gli immigrati musulmani da Malta a Capo Nord. E poi in fondo lei e Bin Laden vi assomigliate: due ricchi settantenni paranoici capaci di inondare i media di proclami violenti, ma troppo vanitosi per diffondere uno straccio di foto recente.

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analisi testi di oriana fallaci (daniele scalea)

“…comunque sia, ritengo ingiusta non la critica o la risposta adeguata ed argomentata verso ciò che dice, ma la presa per il culo strettamente gratuita. è molto facile dire  “fallaci puttana”, “la fallaci consegna un altro tampax usato alla stampa”, o paragonarla a marilyn manson ma vedo che è molto più arduo per voi, rispondere alle accuse che rivolge, CONCRETAMENTE”
           -INDIGNATA- (QUI)
.
Il post qui sotto, preso in prestito dal sito di Daniele Scaea,
è sparito dalla homepage perchè postato parecchio tempo fa.
 
Sembra il caso di riproporlo in prima pagina,
dopo le ingiustificate accuse mosse da una INDIGNATA,
di non saper proporre critiche costruttive verso lo “scrivere” della sua amata Fallaci,
ma bensì ritenendoci fallacemente in grado solo di prenderla sterilmente per i fondelli.
 
guerrilla radio


Il piccolo breviario dell’odio

Di Daniele Scalea. Tratto dal sito Il Franco Tiratore. 
 

Nei primi giorni d’agosto dello scorso anno, il sedicente “miglior quotidiano italiano”, il “Corriere della Sera”, mise in vendita a fianco del giornale anche un curioso librettino: Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci, poi uscito anche nelle librerie col titolo Oriana Fallaci intervista se stessa e ancora recentemente ripubblicato nella sua Trilogia. In esso per quasi 120 pagine la buona Oriana Fallaci, che tra l’altro si autoimpone di darsi del Lei [“Continuando a darci del Lei o passando al tu? Continuando a darci del Lei, per carità. Non amo indulgere a mode giacobine”, pag.13], si sottopone a una serie di domande – potete immaginarvi quanto siano insidiose – che le permettono di sciorinare, ancora una volta, il suo messaggio d’odio e intolleranza, pardon, di “rabbia ed orgoglio”.

Innanzitutto voglio dare una giustificazione al titolo di questa recensione. Ritengo che la signora Fallaci sia animata da una profonda e oserei dire irrazionale rabbia interiore, che affiora in ogni suo scritto. E non ci vuol molto a dimostrarlo: qui di seguito riporto i nomi di tutti i personaggi (in ordine alfabetico) che compaiono nel libello fallace, con i rispettivi epiteti più o meno irrispettosi che l’autrice riserva loro. Notare bene: di alcuni personaggi neppure è scritto il nominativo, ma sono definiti esclusivamente attraverso un epiteto denigratorio; inoltre, la carrellata che segue comprende tutti quelli che compaiono nel libro, eccetto Berlusconi, l’unico a parte se stessa cui la Fallaci non dedica irrispettose definizioni.
Yasser Arafat = ignorante, rimbambito, despota avido e corrotto [pag.106]
 
George W. Bush = coglione [pag.117]
 
Stefano Calderoli = uno che sembra il Jolly interpretato da Jack Nicholson nel film Batman. Il suo sorrisetto ghiaccio ha un qualcosa di sinistro [pag.70]
 
Carlo d’Inghilterra = babbeo [pag.76
 
Jaques Chirac = nullità [pag.80]
Massimo D’Alema = borioso [pag.73]
 
Lynndie England = sgualdrina [pag.26, 27]
 
Piero Fassino = sosia di Carlo Alberto [pag.71]
 
Giuliano Ferrara = cattivo [pag.78]
 
Maurizio Gasparri = Ce n’è un altro che sembra lo scemo del villaggio. Ha una faccia così poco intelligente, poverino, e un labbro così pendulo, che viene voglia di pagargli una plastica [pag.70]
 
Al Gore = patata lessa [pag.85]
 
John Forbes Kerry = piccolo opportunista [pag.89]
 
Henry Kissinger = coglione [pag.81]
 
Ignazio La Russa = Ce n’è un altro ancora che sembra un capo-gang dei film western [pag.70]
 
Monica Lewinski = cicciona [pag.88]
 
Napoleone = presuntuoso [pag.77]
 
ONU = mafia di sottosviluppati e di imbroglioni [pag.98]
 
Alfonso Pecoraro Scanio = petulantissimo verde che s’è dichiarato bisessuale [pag.57, 59], ignorante [pag.58], maleducato [pag.58]
 
Colin Powell = scialbo [pag.86]
 
Romano Prodi = Mortadella [pag.71, 72], sgomentevole [pag.73]
 
Resistenti iracheni = bestie [pag.15, 16], barbari [pag.93]
 
Marco Rizzo = vanesio dalla testa rapata alla Yul Brinner [pag.57, 71]
 
Gerhard Schroder = nullità [pag.80]
 
Lech Walesa = ignorante [pag.86]
 
Yeltzin (sic: naturalmente si tratta di El’cin) = ubriacone [pag.86]
 
Come vedete, ai veri e propri insulti e volgarità, s’aggiungono i commenti ironici o sbrigativi, quest’ultimi certo leciti ma indice di scarsa applicazione intellettuale sul problema; si noti inoltre che in questa summa abbiamo ignorato, per motivi di spazio, tutte le ingiurie rivolte all’Islam, ai Musulmani e ai pacifisti. Il senso di tutto ciò, è far capire con quanta disinvoltura la Fallaci affibbi epiteti ingiuriosi e rivolga offese spesso gratuite – senza capire che tutto ciò, oltre a non portare acqua al mulino delle sue tesi (mostra invece che non possiede altri mezzi all’infuori dell’insulto per farle valere), è anche molto poco elegante. Direi allora che parlare di “breviario dell’Odio” non sia peregrino: e sono certo che, dopo aver esaminato assieme i vari passaggi e argomentazioni (o ciò che più s’avvicina ad esse) della Fallaci, dovrete convenire con me che di questo in effetti si tratta.
Orbene, il presente libello della Fallaci mi pare segua tre linee guida: l’autoincensamento dell’autrice stessa, l’attacco scomposto ai suoi avversari, l’esposizione delle sue discutibili tesi.

Del resto, la modestia non è mai stata una delle cristiane virtù dell’atea cristiana Fallaci: in questo libretto ha deciso di non esser da meno di se stessa, e così sull’altare dell’idolatria brucia molto incenso alla moderna dea dell’Odio. In primo luogo, già quest’autointervista è presentata come un miracolo, essendo la Fallaci, com’è noto, malata di cancro, a suo dire ormai incurabile. Citiamo dall’inizio dell’opera:

 “La vedo molto stanca. Molto consunta, molto dimagrita. Come sta?     Male, grazie. Però non se ne preoccupi. La testa resiste benissimo. […] E’ come se la mia mente fosse del tutto estranea al mio corpo. O come se col male del corpo la mente si rinforzasse. Un fenomeno interessante. I medici dovrebbero studiarlo” [pag.9].
Ci mancherebbe altro, anche nella malattia la Fallaci è wonderwoman. Ma come, cosa dite? Non sta bene scherzare della malattia altrui? Vero, verissimo. Ma la Fallaci in persona è la prima a ricamare su di essa per esaltare ulteriormente la propria discutibile battaglia – infatti, lo sapevate?, Oriana ha sacrificato la vita per la sua crociata anti-islamica. Non ci credete? Leggete qua:
 “E’ colpa mia se dopo undici anni lui [il cancro, NdR] s’è risvegliato. Colpa mia. Tutta mia. Con l’11 settembre smisi di curarmi. Di frequentare gli oncologi, di farmi gli esami. Infatti il direttore del Boston Hospital, allora l’ospedale che mi teneva d’occhio, mi mandò una letteraccia in cui diceva: «Ms Fallaci, you are putting in jeopardy the reputation of my equipe. Lei sta mettendo a rischio la reputazione della mia équipe». Ma non avevo il tempo di andare a Boston. Prima l’articolone, La Rabbia e l’Orgoglio, e il fracasso che ne seguì. Poi il libro omonimo e il fracasso che si raddoppiò. Poi le traduzioni… Dopo averlo pubblicato in Italia mi misi a tradurlo in inglese e in francese nonché a controllare, parola per parola, la versione spagnola. […] Poi processi in Francia, le accuse di razzismo religioso, di istigazione all’odio, di xenofobia [“maledetti francesi, sarete stati dunque voi ad ucciderla?” – il messaggio sottinteso è questo, NdR]. Poi le stronzate dei no-global che volevano entrare nel Centro Storico di Firenze e sfregiare i monumenti, sicché venni in Italia per tentare d’impedirglielo. Poi la guerra in Iraq dove stavo per andare e non andai perché non si può salire sui carri armati e correre sotto le mitragliate [ma cos’è, voleva andare a fare la giornalista o arruolarsi nella Delta Force!?!, NdR] con un corpo che non ti obbedisce. Per oltre due anni queste cose requisirono ogni istante della mia vita, e m’indussero a dimenticare l’Alieno che dormiva. Dio, che sciocchezza. Che suicidio. Comunque il vero suicidio l’ho commesso a evitare i medici per scrivere La Forza della Ragione. Non a caso mia sorella Paola odia quel libro in maniera maniacale e quando ne vede una copia sibila: «Maledetto. Sei tu il responsabile» [questa scena platealmente teatrale vorrei proprio vederla!, NdR].” [pag.22]
Non c’è che dire, un vero capolavoro stilistico per dipingere un quadro certo toccante, ma anche surreale, in cui la Fallaci suggerisce ai suoi seguaci di farne una martire dopo la dipartita. E allora, con tutto il rispetto per la tragedia della malattia, questo è puro terrorismo intellettuale, un malizioso espediente atto ad incantare lettori sprovveduti e facili all’esaltazione, quali la Fallaci sa bene essere i suoi maggiori estimatori:
“E a proposito: io su quel libro in apparenza difficile ho una grossa curiosità. Sapere chi sono i lettori.Quelli di sempre. In gran maggioranza, coloro che i superciliosi chiamano con una punta di disprezzo «gente del popolo».” [pag. 36]
Be’, non voglio fare il supercilioso, e dunque eviterei la definizione “gente del popolo”. Eppure, come negare che la Fallaci trovi il grosso dei suoi sostenitori tra le persone incolte? Non è certo un peccato, per carità – ma abbiamo come l’impressione che la Fallaci manipoli lessico e tematiche appositamente per riuscire, attraverso ad essi, a manipolare questo genere di persone: insomma, che faccia della demagogia. Come altrimenti potremmo definire brani come questo che segue?

“Zitte zitte le moschee sorgono ovunque, e la tracotanza degli invasori è raddoppiata a tal punto che nessuno ci fa più caso. Chi si ribella, oggi, allo straniero che spadroneggia nel nostro paese [ma non sono gli Americani, questi?!, NdR]?!? Chi si indigna, oggi, per il marocchino che infrangendo il Codice Penale tiene due o tre mogli e vorrebbe mettere il burkah anche a me? Chi si arrabbia, oggi, con l’albanese che gestisce la prostituzione e che ubriaco investe i passanti, li uccide? Chi si oppone, oggi, al sudanese che fa la pipì sui monumenti e spaccia la droga sui sagrati delle chiese? Chi protesta, oggi, contro il somalo che per salvare il barbaro principio dell’infibulazione inventa e diffonde attraverso un pubblico ospedale la farsa della cosiddetta soft-infibulation? Chi si scandalizza, oggi, per l’algerino che aggredisce o ricatta il carabiniere in procinto di arrestarlo? «Guarda-che-se-ti-avvicini-mi-taglio-il-cazzo-con-questa-lametta, poi-dico-che-me-l’hai-tagliato-tu-e-in-galera-ci-finisci-tu» [la Fallaci, i discorsi altrui li riporta sempre con questo curioso metodo dei trattini, così a leggerli sembra che siano pronunciati da un robot o da un impedito: altro sofisticato trucchetto dell’incantatrice di bovi, NdR].” [pag.66]

 
Non c’è dubbio che l’immigrazione in Italia e in Europa sia oggi un problema gravissimo, di prim’ordine: ma altrettanto indubbio è che affrontarlo in questo modo è scorretto. La Fallaci fa di tutta l’erba un fascio, ricamando abilmente sui preconcetti e pregiudizi xenofobi diffusi tra la gente, per santificarli con il suo sigillo d’intellettuale affermata ed antifascista: ecco, allora, che i cinesi diventano “padroni di Prato”, i nigeriani “infestano il Centro Storico imponendo banchi abusivi”, coi rumeni e gli albanesi “da cui le case della campagna toscana vengono regolarmente saccheggiate con i furti notturni” [tutti a pag.45]. Volendo impostare un serio discorso sul problema immigratorio, la Fallaci avrebbe dovuto in primo luogo individuare le cause del fenomeno: chiaramente non poteva farlo, perché esse non soddisfano le demagogiche conclusioni che ha deciso di trarre apoditticamente. La causa è da ricercarsi non nella “genetica cattiveria” delle altre razze, o nel loro stadio di “regresso” (come sembrerebbe suggerire l’autrice del libello), bensì nel sistema capitalista che – come sappiamo bene – è stato imposto al mondo non certo da cinesi, nigeriani, rumeni o albanesi. Il lusso sfrenato e il pomposo stile di vita (American way of life) oggi vigenti nel cosiddetto “Occidente”, e cioé nell’impero americano, impongono al Terzo Mondo di sacrificarsi sull’altare dell’esagerato benessere di quel Primo. La Fallaci dovrebbe sapere benissimo che Sud America, Africa e in parte Asia, sono dominate da regimi tirannici, spesso sovvenzionati dagli USA, che mentre soddisfano celermente ogni desiderio della WTO o del FMI, lasciano che le loro genti muoiano di fame. Del resto, il Terzo Mondo è oggi vessato dai ricatti del Grande Capitale. Inoltre, l’Africa in particolare, è continuamente devastata da sanguinose guerre intestine per il controllo delle risorse che, nella maggior parte dei casi, sono manovrate dalle potenze imperialiste o, meglio, dall’unica potenza imperialista rimasta (indovinate chi…). Tale drammatica situazione genera una gigantesca massa di disperati pronta ad emigrare nel Primo Mondo, dove, ad accoglierli a braccia aperte, troveranno tutti gli Stati borghesi ben felici di ottenere per i loro industriali una forza lavoro semi-schiavile, da sostituire agli ormai troppo “esosi” lavoratori autoctoni. Non è vero, come si dice solitamente, che gli immigrati sono necessari per fare quei lavori che gli Europei non vogliono più svolgere (in verità, gli Europei vorrebbero essere pagati per svolgerli, tutto qui!), ma neppure, come penserà la Fallaci, che gli immigrati tolgono lavoro agli Europei: semplicemente, sono i padroni a togliere il lavoro agli Europei per sfruttare vergognosamente gli immigrati. E – forse è utile ricordarlo – gli industriali non sono certo cinesi, nigeriani, rumeni o albanesi. Sfruttando il lavoro degli immigrati, che corrisponde in tutto e per tutto al vecchio lavoro schiavile, il Primo Mondo s’arricchisce ulteriormente, s’infonde di nuova linfa per saccheggiare con ancora più ardore gli altri popoli, generando nuove masse di profughi e così avviando un circolo vizioso del quale le vittime principali sono proprio gli emigranti (per noi immigrati) e i lavoratori europei. Tutto questo discorso potrà anche essere errato, ma senza dubbio è impostato in modo corretto e valido. Provi a tornare, cara Fallaci, se ne ha ancora il tempo, con una teoria meglio strutturata e almeno superficialmente argomentata, solo allora si potrà discutere se essa sia giusta o meno: tutto il resto, come le sue sparate demagogiche, generalizzazioni xenofobe e dogmi apodittici, cara Fallaci, sono tutte cazzate!

 Chiusa la parentesi sulla “invasione extracomunitaria”, recuperiamo il filo dell’analisi, quale avevamo impostata inizialmente. Direi che si possa esaurire la parte riguardante l’autoincensamento della Fallaci, dato che il resto riguarda i soliti “ricordi della guerra partigiana” o delle sue “imprese” da reporter. Potremmo saltare a pie’ pari anche la denigrazione degli avversari, della quale abbiamo già dato numerosi riferimenti in principio; il copione è del resto chiaro: i nemici sono sempre “fascisti, nazisti, bolscevichi, collaborazionisti”, cattivi e prepotenti. Più interessante, semmai, giungere al terzo punto, e discutere alcune delle tesi fallaci presentate nel libello.

 A parte il solito “scontro di civiltà”, con annessa “invasione islamica”, ecc., fa la sua comparsa in quest’opera un’altra sorprendente rivelazione: orbene, la Fallaci e i suoi seguaci sarebbero dei perseguitati!!! Leggete e sbellicatevi pure dalle risate:

 

 
“Sono troppi quelli che tacciono. Che la pensano come me ma hanno paura di dire ciò che dico io. Che per convenienza o viltà fanno i furbi, fingono di non vedere ciò che vedono come me. […] Alle incomprensioni, ai processi, agli autodafé, «Brucia-l’eretica-bruciala», ci sono abituata. Basta che apra bocca perché mi aggrediscano con gli articoloni, i titoloni, addirittura i comunicati di Redazione. Anche se esprimo un faceto commento sullo sputo di un calciatore. E’ una moda, ormai.” [pag.14]
 
Qui urge subito un chiarimento: quest’ultimo riferimento va ad un intervento della Fallaci pubblicato sulla Gazzetta dello Sport (ma non diceva d’essere tanto impegnata da non potere neppure più permettersi di curarsi?), nel quale non solo sosteneva il calciatore Totti per il famoso sputo in faccia al danese Olsen, ma addirittura lo redarguiva per non esser giunto a menare le mani… alla faccia dello spirito sportivo! Giustamente i lettori si sono indignati, e la redazione del giornale ha dovuto prendere le distanze da quest’incitamento alla violenza. Gli articoloni e i titoloni non sono invece reato: ritiene la Fallaci che sia illegittimo e persecutorio persino criticare le sue tesi?! E poi, siamo seri, cara signora: i suoi libri sono pubblicati dal primo editore italiano e vendono più di quelli del Papa, il più noto quotidiano nazionale allega un suo libro alla propria edizione, e un articolo che lei stessa definisce “faceto” è prontamente inserito sul più venduto giornale del paese; e per lei questa sarebbe persecuzione!?! Ripeto: cerchiamo d’essere seri, questa se la possono bere soltanto i suoi fanatici e sprovveduti seguaci. Ma proseguiamo:

 “Ho pianto come ho pianto quando hanno assassinato Fabrizio Quattrocchi morto dicendo «Ora ti faccio vedere come muore un italiano» [naturalmente qui senza trattini…, NdR]. Ho pianto anche quando le nostre pavide autorità gli hanno negato i funerali di Stato e perfino la camera ardente che in Campidoglio concedono ai defunti attori comici”. [pagg.15, 16]

 Posto che davvero Quattrocchi abbia pronunciato quelle parole in punto di morte, ciò significa che è morto da uomo, ma non che da tale sia vissuto. Chi ammazza gente innocente per denaro (e quanto denaro: mille euro al giorno!) non solo non è un eroe, ma neppure un uomo. Gli eroi combattono per una causa, giusta o sbagliata che sia, ma non certo per denaro. Oltretutto, l’Italia mai avrebbe potuto concedere i funerali di stato, giacché, per la legge italiana, Quattrocchi era assimilabile a un mercenario, e dunque un criminale penalmente perseguibile, almeno secondo i termini della convenzione internazionale di cui l’Italia è tra le sottoscrittrici. Il vero scandalo, semmai, è che i suoi compari vivano ora indisturbati: perché, se chi li ha inviati in Iraq è sotto processo, lo stesso non vale per loro? Non voglio dare responsi (anche perché i tipi suddetti pare siano piuttosto facili a querele), ma pongo questo lecito aut-aut: o erano mercenari e dunque hanno infranto la legge anche loro, oppure erano semplici “guardie del corpo”, e perciò l’impresa che li ha gestiti non ha alcuna responsabilità.

 

 
“[…] Peggio: scendendo dall’aereo che li aveva riportati in patria, nessuno dei tre ostaggi liberati ringraziò gli americani. Ringraziarono tutti. Anche i giornalisti, chissà perché. Ma gli americani, no. Quasi avessero ricevuto un ordine preciso, come il presidente del Consiglio e il presidente della Repubblica parlarono solo di Forze della Coalizione”. [pag.19]
Che scoop, gente: Ciampi, che da giovane combatté a fianco dell’esercito statunitense, e Berlusconi, che passerà alla storia come il “cagnolino di Bush”, sono in realtà degli “ottusi” anti-americani!
“Perché alle decapitazioni degli ostaggi la stampa e la Tv non hanno dato il medesimo spazio, il medesimo rilievo, che hanno dato e danno alle nequizie di Abu Ghraib? […] Cristo! Nessuno può negare che in Europa e soprattutto in Italia il Male venga presentato con due pesi e due misure. Nessuno può negare che pei nemici dell’Occidente i nostri media avanzino sempre qualche giustificazione. Nessuno può negare che le nequizie islamiche siano sempre accompagnate da qualche silenzio o da qualche ma, qualche però”. [pag.28, 29]
La Fallaci ci ordina qui di non contraddirla, eppure quanto da lei espresso lascia davvero perplessi. Ohibò, nessuno può negare semmai che gli opinionisti nostrani abbiano minimizzato gli orrori di Abu Ghraib, asserendo che “la democrazia riconosce le sue colpe” (intanto aspettiamo ancora una condanna seria di Lynddie England e compagnia, poi del direttore del carcere, poi di Rumsfeld che, anche secondo la Fallaci “certo sapeva” [pag.26] e, perché no, anche di quel cowboy di Bush che si trova in cima alla catena di responsabilità). Nessuno può negare piuttosto che ad  alcuno dei nostri mezzi di “informazione” sia mai passato per la testa anche solo d’accennare alle tante incongruenze presenti nei video dei sedicenti “terroristi islamici” (il sedicente è riservato esclusivamente alla Resistenza irachena), e ai legittimi dubbi sull’autenticità di alcuni di essi, avallati anche dal finto video girato da un ragazzo californiano che aveva ingannato il mondo intero! Invece, molti, come il parzialissimo (ma non certo in senso filo-islamico) TG5 ancora di Mentana, hanno allora negato anche l’evidenza mettendo in onda servizi ipocriti e moralistici in cui si riaffermava con una sicurezza fanatica e immotivata la veridicità di tutti gli altri video – naturalmente, senza prove! Nessuno, nemmeno lei, cara Fallaci, puoi negare che i media europei e italiani parteggino spudoratamente per l’invasore americano, tanto da censurare termini ovvi, ed infatti ampiamente utilizzati anche dalle tv anglo-sassoni, quali “invasione”, “occupanti”, “resistenza irachena”, indulgendo invece su ridicoli “liberatori” e “terroristi”, tanto che i nostri TG assomigliano sempre più ai “minuti dell’Odio” di orwelliana memoria. Nessuno può negare che la Fallaci abbia sparato una colossale cazzata, non certo perché affetta da demenza senile bensì perché molto, molto astuta. Sa che la sua voce è autorevole, e i suoi seguaci fanaticamente fedeli: non importa ciò che scrive, basta che lo scriva per renderlo una verità ovvia a centinaia di migliaia d’accoliti. Così può suggerire una risposta del genere a tutti i finti dubbi precedentemente sollevati:
“E la risposta al mio interrogativo è proprio il cancro incurabile del nuovo nazifascismo, del nuovo bolscevismo, del nuovo collaborazionismo”. [pag.29]
La Fallaci si esibisce quindi in un ardito parallelo tra la contemporanea Unione Europea e l’Europa del Patto di Monaco, a suo dire altrettanto arrendevoli verso il “nemico”. Un passo mi ha fatto però sussultare:

 “A Berlino Hitler istituiva i Tribunali Speciali, emanava le leggi razziali, costruiva campi di concentramento ad Auschwitz e Dachau, spingeva i suoi sogni di espansionismo alla Polonia, e l’Europa zitta. O condiscendente.” [pag.39] 

 
Infatti, la descrizione mi ha ricordato ben poco l’Islam, o l’Iraq, o chi per essi. Semmai, mi ha ricordato il signor George W. Bush, che – parafrasando l’Oriana – a Baghdad istituisce i Tribunali Speciali contro Saddam Hussein e tutti i membri del partito Ba’ath, emana o fa emanare ai suoi vassalli leggi limitative o persecutorie contro musulmani e oppositori (U.S. Patriot Act, Mandato di cattura europeo), costruisce campi di concentramento a Guantanamo , Bagram e Abu Ghraib, spinge i suoi sogni di espansionismo a Iran, Sudan, Siria, ecc., e l’Europa zitta. Come Prodi. O condiscendente. Come Berlusconi.

 Ciliegina sulla torta, la Fallaci arriva persino ad affermare che molti negozianti avrebbero paura di vendere la bandiera dell’Italia [cfr. pag.63]. Io non ho decisamente quest’impressione, anzi, mi pare che l’accoppiata Ciampi-Berlusconi abbia avviata con successo una campagna di retorica pseudo-patriottica per inculcare alla popolazione la fedeltà assoluta ai princìpi dello stato borghese. In definitiva, la pretesa della Fallaci d’essere perseguitata è assurda, per quanto detto sopra. Semmai, risulta che negli ultimi anni vi siano stati non pochi arresti arbitrari di musulmani accusati di “terrorismo”, poi regolarmente scagionati per assoluta mancanza di prove, e di oppositori al regime collaborazionista – si pensi ad esempio all’arresto, poi risultato immotivato ed infatti revocato, di Moreno Pasquinelli, portavoce del Campo Antimperialista, che tra l’altro la Fallaci attacca velatamente nel libello che stiamo analizzando. O ancora c’è chi, qui in Italia, s’è beccato una condanna più pesante di quella di Ruggero Jucker assassino della sua fidanzata, solo per aver lanciato una bottiglia incendiaria contro il cancello d’una base NATO!

 Interessante anche il modo in cui la Fallaci giustifica implicitamente le torture sui prigionieri iracheni. Dopo essersi teatralmente addolorata per “le nequizie di Abu Ghraib” [pag.24] (teatralmente, sì: “Di questo mi resi conto durante un’altra notte di tregenda. Un sabba pieno di diavoli, di streghe, di fantasmi che ballavano orgiasticamente dentro la pioggia e ballando mi pugnalavano il cuore. Mi ridevano in faccia, si facevano beffe di me. La notte un cui scoprii le nequizie di Abu Ghraib”!), accusa i giornali e le televisioni (che per trasmetterle, ricordiamo, hanno aspettato il via libera del Pentagono!!!) di “averci vissuto di rendita”, “minimizzando le nequizie che avvenivano sull’altra sponda”, e balle simili [pag.24, 25]. E, già che c’è, suggerisce velatamente ai suoi seguaci assettati di violenza che, in fondo in fondo, forse quei prigionieri se lo meritano d’essere torturati:

 

 
“[…] E senza chiedermi se quel detenuto iracheno fosse un criminale di Saddam Hussein [qui la Fallaci sta condannando le torture a prescindere dalle colpe della vittima, ma è chiaro che, insistendo su presunte responsabilità dei detenuti di Abu Ghraib – naturalmente ipotizzate da lei senza alcun elemento di prova – tenti di dare una giustificazione alle cose orribili che accadono laggiù ad opera degli Americani, NdR]. Se avesse gassato i curdi, torturato e ucciso i suoi compatrioti. Se fino alla vigilia del suo arresto si fosse divertito a mutilare i cadaveri dei Marines, a tagliargli le gambe, le braccia, i genitali per esibirli dinanzi alla marmaglia esultante.” [pagg.26, 27]

 Oh, da questa signora ci si può aspettare davvero di tutto: persino la giustificazione della tortura! In fondo, i detenuti sono solo criminali di Saddam Hussein (e perché gli Americani non solo criminali di George Bush?), che hanno gassato i curdi – benché le indagini ufficiali degli USA stessi (pubblicati seppur in sordina dalla stampa nordamericana) asseriscano che ad al-Halabja furono gas iraniani a causare, involontariamente, la mattanza di cittadini innocenti -, che hanno lottato contro l’invasore e, naturalmente, secondo gli stereotipi fallaci, devono aver mutilato i cadaveri del nemico. Chiaro, perché gli Iracheni sono solo “marmaglia”. Ma la difesa d’ufficio compiuta dall’autrice del libello non si ferma qui: anzi, si trasforma persino in un attacco. Il passo precedente, infatti, prosegue in questo modo:

 
“Senza dirmi, inoltre, che episodi uguali a quelli di Abu Ghraib sono sempre avvenuti. In ogni esercito, ogni società, ogni momento storico. Tanto per andar sul recente, pensi ai mussulmani che in Libano crucifiggevano i cristiani maroniti. Dopo avergli mozzato gli arti e cavato gli occhi, bada bene.” [pag.27]

 Badiamo bene, benissimo, signora Fallaci, abbastanza bene per accorgerci che di lei, se utilizzassimo il suo inelegante linguaggio, dovremmo dire che è proprio una “cogliona”! E non tanto perché affermare che tutti gli altri popoli del mondo si siano resi colpevoli di tanti orrori quanto gli Americani, è una prova d’incredibile cecità o infame mistificazione; quanto perché, cara Fallaci, vorremmo proprio sapere come diavolo si faccia a crucifiggere una persona se precedentemente le si è tagliati gli arti! Non bisogna certo essere anatomisti per capire che quanto raccontato dalla Fallaci è impossibile, e dunque una bugia bella e buona, nemmeno ben congeniata se contiene una simile contraddizione. E volendo dirla tutta, ancora una volta la Fallaci usa due pesi e due misure. Dei torturati di Abu Ghraib elenca una serie di presunte colpe che potrebbero giustificarne (ai suoi occhi d’incivile) il trattamento inflitto. Dei presunti torturati cristiano-maroniti del Libano non ci dice nulla. E già. Altrimenti, avrebbe dovuto ricordarci che furono proprio le milizie cristiano-maronite a penetrare nei campi profughi di Sabra e Chatila circondati dagli ebrei di Sharon, e là, in due giorni d’indicibile furia assassina, a massacrare senza pietà alcune migliaia di palestinesi inermi, per lo più donne e bambini.

 Ormai ce n’è abbastanza per capire che la Fallaci scrive animata unicamente da quell’odio irrazionale che prova verso le culture impenetrabili alla colonizzazione yankee, e l’Islam in particolare, e che per avallare le sue tesi è disposta a qualunque mistificazione, a qualunque menzogna, a qualunque manipolazione pur di catturare adepti tra i lettori più sprovveduti. Così, non ci può più sorprendere il leggere cose del genere:

 

 
“Le masse musulmane capiscono la teocrazia e basta. E la teocrazia non insegna a ragionare, a scegliere, a decidere il proprio destino. Insegna a servire, a ubbidire, a servire un Dio che è un padrone assoluto. Un sovrano che controlla ogni momento e ogni aspetto della vita. Un tiranno peggiore di Saddam Hussein. […] Ieri ho visto un documentario dove una donna colta e intelligente, una architetta di Bagdad, indossava gli abiti imposti dal Corano e diceva: «I hope so much that we reach democracy. Islamic style, of course. Spero tanto che si arrivi alla democrazia. Stile islamico, beninteso». Stile islamico, cioè regolato dai mullah e dagli imam. Dalle leggi di Maometto. Mi sbaglierò, ma illudersi che una farsa di elezioni possa cambiare le cose in Iraq è una scemenza.” [pag.92]

Qui c’è tutta la follia del messianismo targato USA, non a caso il paese per cui la Fallaci combatté da giovane e in cui ha deciso di passare buona parte della sua vita prima, putroppo, di rientrare nella colonia Italia. C’è tutta, dicevamo: c’è il dogma della democrazia quale forma superiore, inviolabile, ed obbligatoria per tutti, di governo, con il corollario che solo gli Statunitensi – popolo eletto – possono capire appieno questa “forma superiore”. C’è lo xenofobo disprezzo dell’altro: “le masse musulmane capiscono la teocrazia e basta”. C’è l’arroganza di chi non vuol permettere agli altri di decidere della propria sorte: la democrazia “stile islamico”, infatti, non piace alla Fallaci, e a contare è la sua volontà, non quella di centinaia di milioni di musulmani. Questa è la libertà che vogliono imporre al mondo gli Yankees: “libertà” di sottomettersi ai loro usi e costumi, oppure di morire sotto le bombe dei B52! E si potrebbe poi discutere a lungo su chi sia più schiavo tra chi accetta solo Dio quale padrone, e chi invece paga un nugolo di politicanti corrotti e affaristi per decidere tutto della sua vita: ma non è questo il luogo adatto. Piuttosto, diamo atto alla Fallaci di aver finalmente scritto una cosa condivisibile: una farsa di elezioni, quali quelle che gli Americani hanno organizzato in Iraq, non spezzerà certo la volontà di libertà di quel popolo. Crederlo è, appunto, una “scemenza”. E di scemenze, la Fallaci se ne intende davvero. Basti pensare al candore con cui ci svela una soluzione, naturalmente American style, al problema delle inesistenti armi di distruzione di massa irachena:

 
“[…] in Iraq dove le armi chimiche e biologiche non sono riusciti a trovarle, probabilmente perché erano state subito nascoste in Siria o in qualche banca svizzera”. [pag.86]
Lo sconforto qui è troppo grande persino per commentare questa scemenza a cinque, anzi cinquanta stelle. Eppure, è riuscita a superarsi ancora, laddove lastrica la via per una campagna repressiva che si terrà ben presto in Italia:
 
“Era un nostro concittadino il boia al quale Quattrocchi disse nella nostra lingua «Ora ti faccio vedere come muore un italiano»? Era un complice legato alle Brigate Rosse o agli Incappucciati o a certi no-global? Quelli dell’Altra Parte [la Casa delle Libertà, NdR] avrebbero dovuto scoprirlo. E dircelo. Avrebbero dovuto anche scoprire chi c’era dietro il comunicato col quale, per liberare i tre ostaggi rimasti, le Brigate Verdi di Maometto avevan chiesto e ottenuto un corteo pacifista. E questo proprio durante la campagna elettorale. Domanda: chi suggerì alle Brigate Verdi di Maometto quel comunicato? Chi glielo redasse? Peggio. Chi ha redatto, o chi ha suggerito, il messaggio con cui Bin Laden ci informa in italiano che il suo prossimo obbiettivo sarà l’Italia-di-Berlusconi-servo-della-Casa-Bianca eccetera? Perfino il linguaggio stavolta è simile al linguaggio delle Brigate Rosse, degli Incappucciati, di certi no-global. Ed io escludo che Bin Laden sia un profondo conoscitore della politica italiana. Escludo che Berlusconi lo interessi più di Bush e di Blair. Escludo che l’idea di affrettarne il tramonto infliggendoci una strage o una serie di stragi appartenga a lui. Ergo, in quel messaggio ci vedo lo zampino d’un boia nostrano.” [pagg. 68, 69]
Coerente con il suo stereotipo del mussulmano-stupido-ignorante-e-primitivo, la Fallaci non crede che anche nei paesi islamici si possa avere cognizione della politica europea, e, con un’operazione del tipo 2+2=5, decide che l’Italia è un feudo di Al Qaeda. I casi sono due: o vuol suggerire a Berlusconi una bella retata poliziesca per fare pulizia in stile sudamericano, oppure vuol suggerire a Bush di bombardare anche l’Italia nel caso che le sinistre vincano le prossime elezioni! La prima appare più probabile, e forse più con il prossimo governo che con questo: non dimentichiamoci che fu Rutelli a dire che chi sostiene la Resistenza irachena dev’essere arrestato… Per l’ennesima volta la Fallaci conferma il suo ruolo di seminatrice d’odio, contro i musulmani, contro gli immigrati, contro gli oppositori al sistema capitalista. Probabilmente questo sarà l’ultimo libello fallace che dovremo sorbirci, sempre che quella della malattia mortale non sia un altro espediente teatrale, atto a far gridare al miracolo a guarigione avvenuta. O forse, almeno una volta, Oriana Fallaci è sincera. Allora, sta per venire il giorno in cui dovrà rendere conto a Dio dell’odio che ha distribuito a piene mani tra le masse colme di risentimento xenofobo. Ma con la Fallaci non spariranno certo i sentimenti espressi nelle suo opere più recenti. La Fallaci è stata soltanto uno dei tasselli componenti la gigantesca propaganda imperialista degli Stati Uniti, forse il più rumoroso ed appariscente, ma non certo il più importante. La lotta contro le menzogne capitaliste non deve fermarsi: gran parte delle masse sono ormai conquistate alla causa del Sistema. La loro redenzione passa attraverso un’incessante contro-propaganda, contrapponendo la verità alle menzogne, la ragione ai bassi istinti, l’etica all’ipocrisia, l’amore all’odio – è un’impresa quasi impossibile, ma inevitabile. Sta a noi uomini liberi contrastare domani l’apostolato di violenza di chi seguirà la Fallaci, così come oggi abbiamo contrastato lei.

  Daniele Scalea

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ambrogino d’oro alla fallaci, pùr ambros!

Oriana-l’odiata fallace-fallaci
è stata insignita dell’ambrogino d’oro, la massima onoreficenza milanese.
.
Sospinta dalla Lega che ha fatto di questa occasione,
non più una celebrazione bipartisan,
ma un vero e proprio atto di forza della maggioranza 
per premiare una “scrittrice” di libri al vomito
dai quali ne estrapolano il manifesto ideale gli exnofobi-semianalfabeti padani.
 
Forza italia
ha spinto e ottenuto invece l’assegnazione del premio a Magdi Allam,
altro bel personaggino che da anni
si lotta
affinche l’integrazione fra le diverse culture
NON possa avvenire.
 
Poco importa che dietro  a questi mostri 
ci siano anche personaggi milanesi di spicco ( a proposito, la fallaci è  toscana, e magari gli fa schifo pure il risotto alla milanèss e il panetùn, abituata com’è al fast food american, come direbbe di pietro, ma allora che c’azzecca?)
come Clementina Cantoni.
 Guerrilla radio consiglia viviamente ai vincitori  passati e futuri dell’Ambròs
di liberarsene subito,
meglio dieci tapiri d’oro di sberleffi televisivi
che ritrovarsi accomunati a questa gentaglia indecente.
 
guerrilla radio
.
ps. guerrilla radio scommette che alla fine oriana non si scomoderà neanche ad andare a ritirare il regalo di natale
di bossi.

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democratici di bulciago: la vergogna di un’ opposizione capziosa

Captando le onde radio
 di popolare network, ieri,
si avrebbe avuto notizia
dell’apparizione di una delle città invisibili
descritte amabilmente da Italo Calvino.
 
Secondo il consigliere comunale Giuseppe Visconti
(avvocato delle cause perse)
il paese invisibile è Bulciago, perchè invisibili ai suoi occhi sono le opere messe in atto dall’amministrazione vigente.
 
Forse al Visconti, che da oggi potremmo definire
il Visconti Dimezzato,
rode ancora il fatto che dopo 50 anni di dominio democristiano e dintorni
sia passata la mano ad una giunta comunale
che si rivolge più ai bisogni della gente comune
piuttosto che asservire gli interessi dei feudatari locali (
costruttori edili, cementeria, ex-alpha chemicals)
 
Si giustificherebbe allora
il non aver registrato tra i fatti compiuti della nuova amministrazione
le assunzioni di un’assistente sociale e di un tecnico dell’ambiente (prime assolute)
la creazione di una mensa per la scuola primaria e l’istituzione di un trasporto gratis per gli studenti che agevola non poco
la quotidianità delle  famiglie,
iniziative socio culturali per gli anziani
etc etc etc
senza contare lo stipendio del sindaco che è impiegato per un fondo di solidarietà a favore dei cittadini svantaggiati
(unica realtà in italia di cui siamo a conoscienza)
 
Parrebbe che i democratici di Bulciaco
abbiano fissato i termini della loro politica di opposizione
esclusivamente concentrandosi nella diffusione di critiche strumentali a mezzo media,
forse per colmare l’assolutezza del vuoto politico che la loro opposizione esprime.
 
In questa ultima sparata radiofonica
il visconti dimezzato illazionava dietro la ristrutturazione dell’edificio comunale
incarichi affidati ambiguamente dal sindaco Egidia Beretta,
apparso dalle parole del dimezzato come arraffona e “interessata”.
 
Presto il microfono di radiopop  girava provvidenzialmente alla prima cittadina di Bulciago,
che ristabiliva il confine fra la fantasia e il paese reale.
 
La parte cattiva di Medardo era di nuovo messa a tacere,
Il Visconti dimezzato era di nuovo sconfitto.
 
 
 
(Consigliamo vivamente ai democratici di Visconti di farsi qualche giro per le strade di Bulciago,
a saggiare gli umori delle gente, si accorgeranno di un paese rinnovato e grato.)
 
guerrilla radio

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il portatore nano di coerenza

Cronostoria delle dichiarazioni di uomo che fatto della coerenza la sua massima virtù.
 
Grazie a questa sua inflessibile coerenza metà degli italiani lo ha messo a capo del governo.
Complimenti a loro e a lui.
.
guerrilla radio
.
 
 
 
Una ventina di casi, dal 2001 ad oggi, in cui il premier ha fatto importanti
affermazioni che poi ha smentito o sono state smentite dagli interressati
Casa, pensioni, Iraq e tante altre
le autosmentite di Berlusconi

 
ROMA – Affermazioni importanti seguite da immediata autosmentita. A Berlusconi, in cinque anni di governo, è successo molto spesso. Le ultime (sulla casa e sulle pensioni) sono degli recentissime. A volte il premier assicura di essere stato male interpretato, a volte fa proprio marcia indietro, in altre occasioni sono i diretti interessati a smentire. Una rapida ricerca in archivio ha prodotto questo elenco. Sicuramente incompleto.
 
La casa agli italiani. Sorrento, 11 novembre 2005, Berlusconi lancia il suo progetto davanti ai giovani di Forza Italia: “Daremo una casa a tutti gli italiani in difficoltà. Sono il 19% della popolazione, ma abbiamo un piano fattibile”. Il 15 aprile precisa: “Non ho detto a tutti gli italiani, ma solo a quelli sfrattati”

Pensione a 68 anni. 3 novembre 2005: “Un orizzonte che non dobbiamo precluderci, l’innalzamento dell’età pensionabile a 68 anni”. Il 15 novembre spiega: “Io non ho proposto di spostare l’età pensionabile a 68 anni”

Bush e le elezioni italiane. 31 ottobre 2005. A Washington, parlando con i giornalisti dopo l’incontro con il presidente Usa, dice: “Bush teme un cambio di governo in Italia”. Vittorio Zucconi di Repubblica, gli chiede: “Presidente, a scanso di equivoci, lei ci sta dicendo che il presidente Bush ha espresso a lei una preferenza elettorale contro il centro sinistra?”. Il premier, allora, precisa: “Non mi ha detto esattamente così Bush, ma è evidente che sentendo le dichiarazioni dei leader della sinistra che affermano che se vincessero le elezioni farebbero come Zapatero ritirando le truppe dall’Iraq, basta fare uno più uno per capire come la pensa il presidente americano. Come sempre gli Stati Uniti non interferiscono nei problemi interni di altri paesi, specialmente nei periodi elettorali e pre-elettorali”.
 
Centristi traditori. 16 agosto 2005. Intervistato dalla Stampa, riferendosi ai centristi della Cdl, dice: “C’è chi pensa di salvarsi offrendosi al vincitore, ma parte da una valutazione errata”. Immediata la reazione di Follini: “L’evocazione di doppigiochi, tradimenti e passaggi di campo nei confronti di un partito coerente e sicuro come l’Udc è semplicemente miserevole. Ci aspettiamo dal presidente del Consiglio una smentita chiara e netta”. E la smentita arriva puntuale, affidata a Boniauti: “Nessuno in Forza Italia, tantomeno il presidente Berlusconi, ha pronunciato parole legate al concetto di tradimento o di traditore nei confronti dei nostri alleati”.

Risanamento Alitalia. 29 aprile 2005: Berlusconi annuncia che il piano di risanamento dell’Alitalia è stato accettato dalla Commissione europea. Immediata la smentita di Bruxelles: “Nessuna decisione è stata presa”.

Andare a Nassiriya. “Non sento alcun bisogno di andare a Nassiriya, sarebbe solo una operazione dimostrativa e retorica” (26-3-2004). Il 10 aprile Berlusconi va in visita a Nassiriya.

Unto e bisunto. “Io unto del Signore? Non ho mai pronunciato questa sciocchezza” (9-3-2004). “Io sono l’unto del Signore, c’è qualcosa di divino nell’essere scelto dalla gente. E sarebbe grave che qualcuno che è stato scelto dalla gente, l’unto del Signore, possa pensare di tradire il mandato dei cittadini” (25-11-1994).

Lifting forzato. “Io il lifting non lo volevo fare. Sono stato tirato dentro a farlo. È stata Veronica a spingermi a fare il lifting” (27-1-2004). Poi Veronica lo smentisce: “Il lifting è stata un’idea sua”.

Fascismo buono. “Mussolini non ha mai ucciso nessuno: gli oppositori li mandava in vacanza al confino” (intervista a ‘The Spectator’, 4-9-2003). Il 17 Berlusconi cerca di smorzare l’intervista allo ‘Spectator’: “Eravamo alla seconda bottiglia di champagne”. Ma gli intervistatori lo smentiscono: “Abbiamo bevuto solo tè freddo” (19-9-2003.).

Giudici matti. Nella stessaintervista a “Spectator”, il premier disse anche che i magistrati: “Per fare i giudici bisogna essere dei disturbati mentali”. Protestarono un po’ tutti: dall’Anm, alle sorelle di Falcone e Borsellino. Fini parlò esplicitamente di “gaffe”. Allora spiega: “Io non sono un politico, non bado alle critiche. Dico quello che pensa la gente”.

Legge Gasparri. Berlusconi, uscendo dal Quirinale, annuncia che Ciampi è d’accordo sulla legge Gasparri. Il Quirinale smentisce: “Non ne abbiamo mai parlato” (2-8-2003). Berlusconi deve rettificare dando la colpa ai giornalisti.

Lodo Maccanico. “Io non c’entro nulla con questo Lodo: è stata un’iniziativa autonoma del Parlamento, sostenuta dal presidente della Repubblica” (30-6-2003). Immediata la smentita del Quirinale, cui segue la precisazione del sottosegretario Paolo Bonaiuti: “Il lodo Maccanico è una iniziativa parlamentare. E a questa proposta il presidente della Repubblica è ovviamente estraneo”.

Conflitto di interessi. “Il conflitto d’interessi sarà risolto nei primi cento giorni del mio governo” (5-5-2001). “Il conflitto d’interessi è una leggenda metropolitana” (19-12-2003). La legge sul conflitto d’interessi non è stata ancora approvata.

Condono per gli altri. “Mediaset non farà alcun ricorso al condono fiscale” (30-12-2002). Cinque mesi dopo ‘L’espressò scopre che Mediaset ha regolarmente fatto ricorso al condono, risparmiando circa 120 milioni di euro di imposte. Un anno dopo accade di nuovo.

Armi sì, armi no. “Credo che ormai in Iraq non ci siano più armi di distruzione di massa” (16-10-2002). “Non ho mai detto che Saddam non ha armi di distruzione di massa. Dico solo che ha avuto il tempo di distruggerle o di metterle da qualche altra parte” (17-10-2002).

Guerra senza Onu. “Se Saddam non cede, l’attacco sarà a gennaio e sarebbe inutile una seconda risoluzione come chiede la Francia, sarebbe un nonsenso” (14-9-2002). “Siamo per una risoluzione dell’Onu che dia termini precisi a Saddam e stabilisca l’intervento militare se Saddam non dovesse accettare la risoluzione” (25-9-2002). “Con realismo bisogna dire che non c’è alternativa alle due risoluzioni dell’Onu ” (16-10-2002).

Nesta mai. “Comprare Alessandro Nesta? Sono cose che non hanno più nulla di economico, di morale. Nel calcio abbiamo sbagliato tutti, ora basta”(23-8-2002). L’indomani il Milan annuncia l’acquisto di Nesta.

Legge Cirami. “Non capisco tutta questa fretta per la legge Cirami sul legittimo sospetto” (31-7-2002). “La legge sul legittimo sospetto è una priorità per il governo” (30-8-2002).

Ok dall’Europa. “Ho fatto un’esposizione sommaria della legge finanziaria e ho trovato un’ottima accoglienza sia da Prodi sia dal commissario Pedro Solbes” (10-10-2001). Prodi cade dalle nuvole. Solbes lo smentisce. Berlusconi fa retromarcia: “Io ho illustrato l’azione del mio governo, Prodi e Solbes mi hanno ascoltato in silenzio”.

Scontro di civiltà. “Noi dobbiamo essere consapevoli della superiorità della nostra civiltà… Dobbiamo evitare di mettere le due civiltà, quella islamica e quella nostra sullo stesso piano… La nostra civiltà deve estendere a chi è rimasto indietro di almeno 1.400 anni nella storia i benefici e le conquiste che l’Occidente conosce.” (26-9-2001). Poi di fronte alla richiesta di scuse presentata da una serie di governi arabi dice al giornale ‘Asharq al-Awsat’:”Perché dovrei scusarmi? Per qualche cosa che non ho detto? Non ho detto nulla di sbagliato, loro (alcuni giornalisti, ndr) mi hanno fatto dire qualche cosa che non ho detto”. (2-10-2001)  

da la www.repubblica.it

il portatore nano di coerenza Leggi l'articolo »

Papa Benedetto XVI calza Prada!

-Quando Gesù lo vide (Ratzinger???), disse:
«Quant’è difficile, per coloro che possiedono ricchezze entrare nel regno di Dio.
E’ più facile per un cammello passare per la cruna di un ago che per un ricco entrare nel regno di Dio!»-

Papa Benedetto XVI  è griffato Prada!!!
Il rappresentante di Dio sulla Terra  non è mai stato così trendy!!!

Viene da pensare che se solo con queste calzature è lecito intraprendere le vie del Signore,
quanto sarà improbabile per gli scalzi miseri dell’Africa avere  accesso al paradiso???
.
guerrilla radio

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banco di garabombo 2005, metro pagano, sino al 29 dicembre

Il Banco di Garabombo, il grande mercato natalizio del commercio equo e solidale, riapre i battenti a Milano da sabato 13 novembre.

Fino al 29 dicembre, all’uscita del metro Pagano (via Burchiello ang. via Cherubini), 350 metri quadri di esposizione in cui trovare tutti i prodotti del commercio equo e solidale, importati senza sfruttamento, per garantire ai produttori del Sud del mondo guadagni equi e la possibilità di una vita dignitosa.

 

Prodotti alimentari: dai più classici come tè, caffè, miele e cioccolato in tantissime varianti, alle nuove interpretazioni delle tradizioni natalizie, come il panettone alla crema di ananas (dal Kenya) ricoperto di cioccolato (dalla Repubblica Dominicana), il torrone mandorlato con le noci cajou dal Brasile, i torroncini con miele dal Messico e noci dell’Amazzonia.

Una vasta scelta di articoli d’artigianato (per la casa, per la persona, per i bambini…) che raccontano antiche tradizioni. Una importante novità di quest’anno è la linea di cosmetici Natyr, con ingredienti naturali del commercio equo e solidale: aloe vera, tè verde, spezie e fiori per la cura del viso e del corpo e per un benessere solidale.

E inoltre un ampio assortimento di libri – dai romanzi di autori del Sud del mondo, ai saggi sui paesi, alle proposte per un’economia alternativa, per la pace, la solidarietà e lo scambio interculturale.

E poi cesti natalizi, confezioni regalo e tante idee per un Natale più equo e solidale.

Il Banco di Garabombo è un’iniziativa di Radio Popolare, Cooperativa Chico Mendes e Cooperativa Librerie in piazza.

Banco di Garabombo
uscita MM Pagano
Milano
dal 13 novembre al 29 dicembre
aperto tutti i giorni dalle 9 alle 20

Il Banco di Garabombo, il grande mercato natalizio del commercio equo e solidale, riapre i battenti a Milano da sabato 13 novembre.

Fino al 29 dicembre, all’uscita del metro Pagano (via Burchiello ang. via Cherubini), 350 metri quadri di esposizione in cui trovare tutti i prodotti del commercio equo e solidale, importati senza sfruttamento, per garantire ai produttori del Sud del mondo guadagni equi e la possibilità di una vita dignitosa.

 

Prodotti alimentari: dai più classici come tè, caffè, miele e cioccolato in tantissime varianti, alle nuove interpretazioni delle tradizioni natalizie, come il panettone alla crema di ananas (dal Kenya) ricoperto di cioccolato (dalla Repubblica Dominicana), il torrone mandorlato con le noci cajou dal Brasile, i torroncini con miele dal Messico e noci dell’Amazzonia.

Una vasta scelta di articoli d’artigianato (per la casa, per la persona, per i bambini…) che raccontano antiche tradizioni. Una importante novità di quest’anno è la linea di cosmetici Natyr, con ingredienti naturali del commercio equo e solidale: aloe vera, tè verde, spezie e fiori per la cura del viso e del corpo e per un benessere solidale.

E inoltre un ampio assortimento di libri – dai romanzi di autori del Sud del mondo, ai saggi sui paesi, alle proposte per un’economia alternativa, per la pace, la solidarietà e lo scambio interculturale.

E poi cesti natalizi, confezioni regalo e tante idee per un Natale più equo e solidale.

Il Banco di Garabombo è un’iniziativa di Radio Popolare, Cooperativa Chico Mendes e Cooperativa Librerie in piazza.

Banco di Garabombo
uscita MM Pagano
Milano
dal 13 novembre al 29 dicembre
aperto tutti i giorni dalle 9 alle 20

Il Banco di Garabombo, il grande mercato natalizio del commercio equo e solidale, riapre i battenti a Milano da sabato 13 novembre.

Fino al 29 dicembre, all’uscita del metro Pagano (via Burchiello ang. via Cherubini), 350 metri quadri di esposizione in cui trovare tutti i prodotti del commercio equo e solidale, importati senza sfruttamento, per garantire ai produttori del Sud del mondo guadagni equi e la possibilità di una vita dignitosa.

 

Prodotti alimentari: dai più classici come tè, caffè, miele e cioccolato in tantissime varianti, alle nuove interpretazioni delle tradizioni natalizie, come il panettone alla crema di ananas (dal Kenya) ricoperto di cioccolato (dalla Repubblica Dominicana), il torrone mandorlato con le noci cajou dal Brasile, i torroncini con miele dal Messico e noci dell’Amazzonia.

Una vasta scelta di articoli d’artigianato (per la casa, per la persona, per i bambini…) che raccontano antiche tradizioni. Una importante novità di quest’anno è la linea di cosmetici Natyr, con ingredienti naturali del commercio equo e solidale: aloe vera, tè verde, spezie e fiori per la cura del viso e del corpo e per un benessere solidale.

E inoltre un ampio assortimento di libri – dai romanzi di autori del Sud del mondo, ai saggi sui paesi, alle proposte per un’economia alternativa, per la pace, la solidarietà e lo scambio interculturale.

E poi cesti natalizi, confezioni regalo e tante idee per un Natale più equo e solidale.

Il Banco di Garabombo è un’iniziativa di Radio Popolare, Cooperativa Chico Mendes e Cooperativa Librerie in piazza.

Banco di Garabombo
uscita MM Pagano
Milano
dal 13 novembre al 29 dicembre
aperto tutti i giorni dalle 9 alle 20

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URI DAVIS: LETTERA AL PRESIDENTE DEL SUDAFRICA

LETTERA AL PRESIDENTE DEL SUDAFRICA
 

LETTERA AL PRESIDENTE DEL SUDAFRICA
Prima che sia troppo tardi
URI DAVIS (Presidente Associazione Dirittiumani d’Israele) Caro signor Presidente Thabo Mbeki

Le scrivo come un cittadino della Stato d’Israele, Presidente di AL-BEIT , Associazione per la Difesa dei Diritti Umani in Israele, nonché come esperto del conflitto israelo-palestinese e Honorary Research Fellow presso l’Institute for Middle Eastern and Islamic Studies all’Università di Durham e presso l’Institute of Arab and Islamic Studies dell’Università di Exeter (ambedue in Gran Bretagna, ndr).

Vedendo attraverso i notiziari televisivi i blindati israeliani entrare a Ramallah ed in tutte le altre città nella Cisgiordania e Gaza occupate, sconvolto dell’intensificarsi dei crimini di guerra e dal terrorismo di stato perpetrati dell’esercito di occupazione israeliano nei confronti del popolo palestinese apparentemente in risposta ad atti di terrorismo plestinesi individuali e/o di miliziani, attonito dall’invasione del Quartier Generale del Presidente Yasser Arafat da parte dei carri armati israeliani, mi vedo indotto a scriverLe questa Lettera Aperta per sollecitarla urgentemente ad agire col massimo delle Sue capacità per fermare le atrocità causate dall’occupazione israeliana e perpetrate dall’esercito di occupazione israeliano. In quanto individuo ho il dovere umanitario di levare la mia voce e mobilitarmi contro l’ingiustizia ed i crimini di guerra ovunque possano venire commessi.

In quanto cittadino dello Stato d’Israele, per di più un cittadino dello Stato d’Israele classificato come ebreo, ho l’ulteriore responsabilità di urlare la mia protesta più forte e mobilitare con maggiore urgenza contro l’ingiustizia ed il crimine di guerra perpetrato dal mio Governo dato che, come cittadino dello Stato d’Israele, queste atrocità vengono commesse, purtroppo, anche in nome mio. Alzo quindi la mia voce nel modo più forte che mi è possibile per urlare: NON IN MIO NOME! Non in mio nome come individuo, non in mio nome come cittadino, non in mio nome come ebreo.

In quanto esperto del conflitto israelo-palestinese sono acutamente consapevole che il popolo palestinese, espulso dalla sua terra ed avendo subito una pulizia etnica sotto la copertura della guerra del 1948, resistendo da circa quaranta anni all’occupazione israeliana del 1967 e lottando per la sua sopravvivenza sotto la brutta ombra del Governo Sharon, e ora minacciato dal terribile pericolo di ulteriori massacri e di una rinnovata pulizia etnica. Il Premier israeliano Ariel Sharon è completamente consacrato al mantenimento ed espansione dell’illegale progetto di insediamento israeliano nella Cisgiordania e Striscia di Gaza occupate. Fintanto che non viene fatto fermamente capire al Governo dello Stato di Israele che il suo fallimento nel por fine all’occupazione incontrerà le sanzioni africane, europee ed internazionali, temo che non desisterà dal progetto. Il Premier Sharon e molti dei suoi Ministri sembrano credere che, qualora fosse necessario, sia giustificato portar avanti i loro illegali disegni verso la Cisgiordania (inclusa Gerusalemme) e la Striscia di Gaza occupate anche per mezzo di crimini di guerra su larga scala tentando di ripetere la pulizia etnica di massa perpetrata dall’esercito di Israele sotto la copertura della guerra del 1948 e di espellere il popolo palestinese residente in Cisgiordania e nella striscia di Gaza – stavolta sotto la copertura della «guerra al terrorismo».

La prego Presidente Thabo Mbeki di intensificare urgentemente, in queste circostanze critiche, la Sua azione in difesa del popolo palestinese vittima dell’occupazione israeliana e minacciato da rinnovati massacri di massa e dalla pulizia etnica. Non permetta che il fatto che Israele non sterminerà in massa i palestinesi in camere a gas bruciandone i corpi nei forni crematori, La renda cieco di fronte alla crudele disumanità dell’occupazione israeliana e di fronte al reale pericolo di espulsioni di massa dai villaggi e dalle città che grava sul popolo palestinese. In questo momento le truppe israeliane stanno isolando Ramallah ed altre città palestinesi. Ricevo rapporti per email indicanti che alle persone non è permesso uscire o entrare (nelle città, ndr). Coloro che sono in viaggio, cercando disperatamente forme alternative di spostamento viaggiando in gruppo, vengono presi a fucilate dalle truppe israeliane. Donne che con i loro bambini tentavano disperatamente di fuggire da Ramallah portando in braccio neonati ed infanti, sono ridotte a correre sotto la pioggia attraverso i campi scivolando e cadendo sulle pietre nel tentativo di salvarsi mentre le jeep israeliane fendono il terreno spuntando da ogni direzione, sparando alle donne ed ai bambini, inseguendo la gente nei campi. Con Ramallah e tutte le altre località palestinesi sotto un coprifuoco totale ed esteso, viene riportato che le truppe israeliane effettuano sistematiche irruzioni nelle case, separano le famiglie e portano via le persone dai 15 ai 60 anni di età sospingendole verso campi di detenzione e/o scaricandole nella striscia di Gaza. Molte famiglie non son in grado di rintracciare i congiunti e temono per la propria vita.

La prego Presidente Thabo Mbeki inciti i Suoi colleghi nell’Unione Africana, nell’Unione Europea, nel Movimento dei non Allineati ad agire ADESSO senza aspettare fino a quando sapremo che centinaia, se non migliaia, di palestinesi sono stati annientati in massacri di massa simili a quelli di Sabra e Shatila vent’anni fa e di Dei Yassin, Duwayma e Tantura cinquantaquattro anni fa. Voglio attirarela Sua attenzione sugli Articoli 2 e 4 e le rispettive Dichiarazioni Congiunte insiti nell’Accordo Euro-Mediterraneo che Forma un’Associazione Tra le Comunità Europee e gli Stati Membri da un lato e lo Stato d’Israele dall’altro, firmato l-6-2000. Credo che il Sudafrica ed altri stati africani abbiano accordi simili con l’Ue. La sollecito con urgenza Presidente Thabo Mbeki ad agire con la massima decisione – come un individuo e come Presidente della Repubblica del Sudafrica, come rappresentante del suo stato nell’Unione Africana, nell’Unione Europea, nel Movimento dei non Allineati – perché esercitino le loro responsabilità nell’ambito della Carta delle Nazioni Unite, del Trattato di Maastricht e della Carta Africana per ottenere che lo Stato di Israele, membro dell’Onu, osservi i termini richiesti da tutti gli accordi internazionali di cui lo Stato di Israele è firmatario, inclusi quelli insiti nell’Accordo di Associazione UE-Israele, vale a dire che basi le sue relazioni interne ed internazionali sul rispetto dei diritti umani e di principi democratici.

(…) Le politiche di occupazione e di insediamento israeliane, per non menzionare le attuali atrocità e crimini di guerra perpetrati dal Governo dello Stato d’Israele contro il popolo palestinese, non possono, qualsiasi sia lo sforzo di immaginazione, dirsi compatibili con il rispetto dei diritti umani e dei principi democratici e rappresentano una plateale violazione degli elementi essenziali degli Accordi Onu e della legge internazionale.

Al fine di ridurre il pericolo di ulteriori massacri e pulizie etniche, come è d’altronde probabile che vengano perpetrati dell’esercito di occupazione israeliano contro i civili palestinesi, l’Oua, l’Ue e l’Onu debbono informare il Governo dello Stato di Israele che se non ottempera alle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza Onu, a cominciare dall’immediata ottemperanza della recentissima Risoluzione dl 29 marzo 2002 seguita successivamente dall’ottemperanza con tutte le risoluzioni Onu afferente alla questione della Palestine incluse le Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza 242, 338, 194, l’Oua, l’Ue e l’Onu agiranno senza ritardo per la sospensione dei privilegi accordati allo Stato di Israele da tutti i rilevanti Accordi delle Nazioni Unite ed altri accordi internazionali incluso il suddetto Accordo UE-Israele. Temo che niente meno di ciò possa servire.

La prego Presidente Thabo Mbeki agisca ADESSO!

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Un anno senza Arafat, ma ancora ViVo

il pasto nudo

 

“O risolute masse palestinesi, nostro popolo dalla eccezionale tenacia. In questo giorno, commemoriamo la catastrofe abbattutasi su di noi, su tutto il nostro popolo, il 15 maggio 1948. Il nostro popolo ha sperimentato 57 anni di tribolazione, dolore e dispersione all’interno ed all’esterno della nostra patria. Con le radici della fede ben piantate, esso rimane fedele ai suoi principi con una accanita forza di volontà, nonostante la grande cospirazione. Essi non faranno chinare la testa al nostro popolo, non lo faranno arrendere. Il tentativo di falsificare la storia attraverso I missili, I bombardamenti, gli aeroplani ed I carriarmati non avrà successo. Questo perché il diritto e’ dalla nostra parte e noi difendiamo una giusta causa che non può essere eliminata mediante I colpi di artiglieria, I gas velenosi proibiti internazionalmente, o I missili teleguidati. E’ giunta l’ora che la coscienza del mondo si svegli dal suo sonno profondo. E’ giunto il momento che la legittimità internazionale dica all’aggressore: basta con l’escalation militare e basta con gli assassini e con la distruzione del popolo palestinese, che non sarà battuto. Ma fino ad allora, il mondo continuerà ad essere sordo al tributo di sangue pagato dai palestinesi per mano dell’esercito e dei coloni israeliani? Il popolo palestinese non ha forse il diritto di vivere libero nella propria terra, come tutti gli altri popoli del mondo? La legittimità internazionale, che il mondo ci ha invitati a riconoscere e a sottometterci ad essa, e’ violentata continuamente in Palestina dall’esercito di occupazione israeliano, dalla sua escalation militare e dall’assedio imposto sulle nostre città, sui nostri villaggi e sui campi profughi. In questo giorno, il giorno del dolore e della riflessione, io vi ripeto che il cammino verso la pace e’ chiaro come il cristallo, ed e’ rappresentato dal pieno e completo ritiro dell’esercito di occupazione israeliano e dei coloni da tutti I territori palestinesi compresi entro le frontiere del 4 giugno 1967. Esso e’ anche rappresentato dalle risoluzioni dell’ONU concernenti il diritto al ritorno dei profughi, in particolare dalla Risoluzione 194. La cieca forza militare che Israele sta riversando contro il popolo palestinese per distruggerlo e cancellarne l’esistenza non fara’ raggiungere pace e sicurezza al suo popolo cosi’ come non fara’ capitolare il nostro. La fiamma continuera’ a bruciare e ad illuminare il difficile cammino che si apre alle generazioni palestinesi, una dopo l’altra, fino a che la bandiera palestinese non sventolera’ su Gerusalemme la santa. Non puo’ esserci pace ne’ stabilita’ fino a che I profughi palestinesi resteranno fuori della loro patria, poiche’ il loro diritto e’ legittimo e inviolabile. Ed e’ responsabilita’ della comunita’ internazionale fare in modo che questo diritto sia garantito e rispettato. Facciamo in modo che l’iniziativa di pace giordano-egiziana, insieme agli accordi gia’ firmati, il rapporto della Commissione Mitchell e le risoluzioni internazionali, specialmente la Risoluzione 242 e 338 siano le basi dei nostri sforzi per una pace giusta, completa e duratura e per fare in modo che il processo di pace torni sui giusti binari. Questo per il bene del popolo palestinese, israeliano e per tutti I popoli del Medio Oriente. E’ il momento che la giustizia ed il diritto internazionale si battano per il diritto in Palestina, come hanno fatto in altre aree del mondo”.

YASSER ARAFAT

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Cattiva maestra. La rabbia di Oriana Fallaci e il suo contagio-

Cattiva maestra. La rabbia di Oriana Fallaci e il suo contagio

Autore Bosetti Giancarlo
Editore Marsilio
Collana libri di reset
Prezzo € 10,00


Contenuto:
Sulle opere “islamiste” di Oriana Fallaci finalmente un’indagine originale che rompe le righe degli atteggiamenti correnti: alzata di spalle, abbandono della discussione, imbarazzo, giudizi eufemistici. Il libro di Bosetti va diritto alla questione centrale: com’è possibile che pagine piene di odio radicale contro una religione in quanto tale, riscuotano un successo paragonabile ai maggiori best-sellers internazionali? Tutti xenofobi e islamofobi? Che genere di epidemia abbiamo qui da contrastare? Che cos’è l'”orianismo” e come funziona una forma mentale che ha bisogno del Nemico per orientarsi, consolarsi, comunicare, fabbricare certezze illusorie di fronte a verità inquietanti?
“Non ho voluto concedere terreno né alla indifferenza né a un pensiero ‘negativo’ opposto. Nel leggere i libri della Signora dedicati al Nemico ho tentato un esercizio di ‘simpatia’, una simpatia, diciamo così, ‘metodologica’; ho cercato per quanto potevo di entrare nel suo stato d’animo, nella sua ‘Illusio’, e soprattutto in quello dei suoi lettori. Non volevo solo mettere a verbale il mio no all”orianismo’, aggiungendolo al no di tanti altri. Volevo capire meglio l’aria di famiglia che esso ha con uno dei problemi maggiori e più insidiosi del nostro tempo”. (Dalla Prefazione dell’autore)

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PENA DI MORTE: la lista dei paesi

Uso della pena di morte nel mondo

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Questo è un articolo che riguarda l’uso della pena di morte nel mondo. I paesi che mantengono e usano la pena di morte ordinariamente sono 74, quelli che non applicano condanne a morte da più di 10 anni sono 28, quelli che mantengono la pena di morte per circostanze eccezionali sono 9 e quelli che la hanno abolita per tutti i crimini sono 89.

Mappa della pena di morte nel mondo

I colori significano:
Blu: Abolita per tutti i crimini
Verde: Abolita per tutti i crimini tranne in circostanze eccezionali (come la guerra)
Arancione: Abolita in pratica
Rosso: Usata come forma legale di punizione

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statistiche stupri in italia. in minoranza commessi da stranieri

Il ministro Calderoli chiede di castrare gli stranieri colpevoli. Ma le statistiche dicono che di norma i violentatori sono italiani

Presi gli stupratori di Bologna. Silenzio sugli altri 102 stupri di questi giorni

Laura Eduati

«Branchi» di giovani stranieri – maghrebini e rumeni – assalgono coppiette a Milano e Bologna. Prima picchiano e immobilizzano lui, poi violentano a turno lei, infine li rapinano e scappano. In due settimane è accaduto tre volte. L’ultima due sere fa nella periferia del capoluogo lombardo. Sono casi che raccontati alla tv o sui giornali fanno scalpore, tanto che ieri il ministro per le Riforme Roberto Calderoli ha rilanciato l’idea della castrazione chimica per gli stupratori. Il ministro leghista si riferiva ai presunti responsabili delle violenze sessuali catturati dalla polizia milanese e da quella bolognese negli ultimi giorni: extracomunitari senza documenti, alcuni dei quali minorenni. «Davanti a delitti così aberranti, l’unica legge che può valere è quella del taglione. Così come in altri Paesi, credo sia necessario introdurre una pena che consente di mettere queste bestie in condizioni di non offendere», ha aggiunto. Secondo un sondaggio del 2000, l’idea della castrazione chimica piace al 31% degli italiani. A contraddire Calderoli è intervenuto il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu: «La risposta delle istituzioni è la risposta migliore contro ogni tentazione di giustizia sommaria». Sulla stessa linea d’onda il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Gianfranco Fini: «Non si può pensare che tutti i delinquenti siano clandestini». Come non si può pensare che tutti gli stupri finiscano sui giornali. Una breve ricerca Istat sulla violenza sessuale in Italia pubblicata alla fine del 2004 dipinge uno scenario ben peggiore. Magari fossero solo tre le donne stuprate in quindici giorni: i dati ci dicono che ogni giorno in media sono sette le italiane che subiscono una violenza sessuale. Ciò significa che nelle ultime due settimane le vittime sono state105, per un totale di 2744 stupri l’anno. Stiamo parlando di casi denunciati alla polizia, perchè nel 92% delle volte le vittime non osano farsi vedere nei commissariati (dicono «per paura di essere giudicate male», «per vergogna», o per difendere chi le ha brutalizzate). Le vittime reali invece sono molte, molte di più: 520mila le italiane dai 14 ai 59 anni che hanno subito uno stupro o un tentato stupro nella loro vita.

Spulciando tra tabelle, grafici e percentuali si giunge ad una semplice conclusione: per una italiana venire violentata da un extracomunitario che non conosce – maghrebino, rumeno, nigeriano che sia – in un parco o in luogo pubblico è un’eventualità minima. Il perché è chiaro: venire assalite e violentate in un giardino pubblico accade solo nell’8,6% dei casi. Normalmente la violenza avviene a casa propria (31,2%), in automobile (25,4%) o a casa dell’aggressore (10%). Il motivo: il violentatore nella stragrande maggioranza dei casi è un uomo che la vittima conosce molto bene. E’ il marito o convivente (20,2%), un amico (23,8%), il fidanzato (17,4%), un conoscente (12,3%). Solo il 3,5% dei violentatori non ha mai visto la donna che si accinge a stuprare. Come dire: le ragazze sorprese dal «branco» mentre stavano in lieta compagnia dei loro fidanzati avevano maggiori probabilità di venir violentate da loro che dagli stranieri che le hanno assalite. Sulla nazionalità degli stupratori l’Istat non parla, ma un dato è palese: siccome la stragrande maggioranza delle donne italiane si sposa con uomini italiani e lavora o si relaziona con loro, pare evidente che la maggioranza dei violentatori abbiano una carta d’identità italiana. Telefono Rosa, l’associazione che si mette a disposizione delle vittime di violenza sessuale o abusi fisici e psicologici contro le donne, non possiede dati ufficiali, ma si basa sulle telefonate ricevute: «Non facciamo differenza tra stupratori italiani e stranieri, ma certo è che di italiani ce ne sono moltissimi. C’è anche da dire che le donne che si rivolgono a noi spesso sono italiane. Le straniere, per ignoranza o reticenza o timidezza non ci chiamano».

La cifra allarmante sugli stupri “casalinghi” ci racconta anche che è la violenza domestica a far peggio alle donne. Il 24% delle donne abusate nel corso di una vita – stiamo parlando di 120mila persone, una più una meno – ha subito violenza più volte dalla stessa persona, il 45% delle quali più giorni la settimana per molti anni. Gli abusi sessuali non si fermano ai soli stupri: sempre secondo l’Istat, il 55% delle donne tra i 14 e i 59 anni – il che equivale a quasi 10 milioni di persone – ha subito molestie sessuali almeno una volta nella vita.

Pochi giorni fa, commentando il delitto di Varese (un albanese che ha accoltellato a morte un barista di nazionalità italiana) il ministro Pisanu ha messo in allarme contro i clandestini, che, a suo parere, alimentano la criminalità del Paese. Il rapporto Istat registra invece una diminuzione delle vittime di tentato stupro, dal 3,6% al 2,6%. Il decremento riguarda proprio quella fascia d’età ( 14-24 anni) e i luoghi di residenza (comuni con più di 50mila abitanti) delle tre ragazze stuprate a Milano e Bologna. Dissente Telefono Rosa, che registra un aumento delle violenze sessuali del 2,2%, fermo restando che i dati dell’associazione si riferiscono alle donne che chiedono aiuto in seguito ad un abuso. L’Osservatorio Eurispes sui delitti di coppia e familiari, aggiornato al 2003, ci racconta invece di reati finiti tragicamente: dal primo maggio al 31 agosto di quell’anno gli omicidi compiuti in Italia furono 257,36 dei quali avvenuti all’interno della coppia. Neanche a dirlo, in 30 casi è il marito, il convivente o l’ex che ammazza la donna. Spesso scaricando la violenza anche sui figli

da liberazione

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La cancellazione della Palestina ad opera d’israele

Il continuo illegittimo esproprio da parte di israele di consistenti porzioni di territorio Palestinese,

porta successivamente all’insorgenza di nuove colonie.

 

E mentre questo crescente colonialismo avviene fra omicidi e il calpestio di ogni minimo diritto dei civili palestinesi,

 

mentre la Palestina viene cancellata dalla mano armata israeliana,

Come reagisce la comunità internazionale a questa oppressione portata avanti da Israele???

 

tutto

tace.

G.R.

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Michele Serra: Gli ardimentosi esploratori dell’Udc

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Gli ardimentosi esploratori dell’Udc

 

Ma dove si trova, esattamente, il Grande Centro? Diverse spedizioni scientifiche, finanziate da partiti di entrambi gli schieramenti, si stanno inoltrando alla sua ricerca nel ventre profondo della società italiana

Ma dove si trova, esattamente, il Grande Centro? Diverse spedizioni scientifiche, finanziate da partiti di entrambi gli schieramenti, si stanno inoltrando alla sua ricerca nel ventre profondo della società italiana. Era dai tempi della corsa al Polo Nord che non si scatenava una competizione così appassionante tra uomini disposti a tutto pur di piantare la propria bandiera in un luogo così ostile alla vita umana, eppure così ambito. Chi arriverà per primo?
Spedizione Udc Equipaggiati con la gloriosa divisa tradizionale degli esploratori centristi (abito bigio, cravatta bigia, calzini corti e leggera infarinatura di forfora sulla giacca), gli ex democristiani hanno ufficialmente presentato alla stampa la loro spedizione. L’itinerario, illustrato in una brochure di colore bigio, è puntiforme: consiste nel rimanere a casa, immobili, per un’intera giornata, ricevendo una delegazione di impiegati statali del proprio collegio elettorale. Secondo la teoria puntiforme, infatti, il Grande Centro sarebbe esattamente dove già si trovano i casiniani: la sua rappresentazione grafica si ottiene unendo con una matita i puntini che rappresentano le loro abitazioni. I giornalisti presenti alla conferenza stampa hanno provato a unire i puntini ottenendo una curiosa figura a forma di calzino corto.
Spedizione Corsera Anche il più insigne quotidiano italiano ha voluto partecipare alla corsa con una propria spedizione, guidata dal politologo Panebianco e da Barbara Palombelli, che applicheranno la famosa ‘teoria terzista’: il Grande Centro sarebbe un luogo vastissimo, corrispondente esattamente alla superficie dell’intero Paese (più il Canton Ticino), ma non è visibile a causa della presenza opprimente di Destra e Sinistra, false prospettive che offuscano la vista. Nel corso di un esperimento ottico di grande suggestione, il professor Panebianco ha dimostrato che oscurando Destra e Sinistra si ottiene un gigantesco vuoto, una specie di enorme pianerottolo con forte odore di broccoli che si estende da Bolzano alla Sicilia: il mitico Grande Centro! Per ottenerlo, dunque, basterà ridicolizzare progressivamente le identità politiche nazionali con una serie di inchieste già in corso. Di prossima pubblicazione: ‘Il dramma delle Kessler, una è di destra una di sinistra: non potranno più ballare insieme’; ‘Nilla Pizzi: Togliatti non mi voleva al Festival di Sanremo’; ‘Mussolini privato: amava un ragioniere ebreo ma lui gli preferì Mauthausen’. Molto attesa anche la Nuova Enciclopedia Neutra, a cura di Sergio Romano, imponente opera che rivede l’intera storia umana alla luce della sua totale inutilità. La voce più lunga è dedicata allo psico-antropologo biellese Gino Umegna, scopritore del moderatismo nell’età prenatale. “L’uomo”, scriveva Umegna, “nasce privo di idee. Perché imporgliele?”.
Spedizione Ulivista Considera il Grande Centro un mito eccessivo. In controtendenza, si ripromette di conquistare il Piccolo Centro, individuato in un serbatoio di poche migliaia voti, nelle province di Enna, Piacenza e Alessandria. Nel corso di una suggestiva cerimonia a Roma, i leader della sinistra hanno affidato il loro tradizionale serbatoio di voti (circa 15 milioni) a un posteggiatore abusivo, e sono partiti alla ricerca del Piccolo Centro, litigando sulla destinazione e sul mezzo di trasporto più indicato. Strategiche le soste sui sagrati, contemplando le facciate delle chiese e rivelando ai giornalisti di essere in pieno travaglio spirituale. Difficoltà per Mussi e Angius, che già alla prima tappa, per errore, hanno contemplato un ufficio postale e un negozio di cravatte.
Esploratori Anonimi È l’associazione che raccoglie i pochi italiani che vogliono disintossicarsi dal moderatismo e cambiare vita. Hanno individuato il Grande Centro in un baule nella soffitta di una vedova Gava. Consiste in un plico contenente migliaia di lettere di raccomandazione inviate dai Gava ai parenti Gava in favore di altri parenti Gava. La spedizione conta di raggiungere il baule entro pochi minuti e distruggerlo.
Spedizione Hack La coraggiosa scienziata è sicura che il Grande Centro esiste, e sia un buco nero a 90 milioni di anni luce dalla Terra, tra la costellazione dei Broccoli e la galassia di Mediokron. Dunque, ha deciso di non andarci.

Michele Serra: Gli ardimentosi esploratori dell’Udc Leggi l'articolo »

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