il video dei Modena City Ramblers in Concerto a Cinisi
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Guerriglia alla prigionia dell'Informazione. Contro la corruzione dell'industria mediatica, il bigottismo dei ceti medi, l'imperdonabile assopimento della coscienza civile. La brama di Verità prima di ogni anelito, l'abrasiva denuncia, verso la dissoluzione di ogni soluzione precostituita, L'infanticidio di ogni certezza indotta. La polvere nera della coercizione entro le narici di una crisi di rigetto. L'abbuffata di un pasto nudo, crudo amaro quanto basta per non poter esser digerito.
Allora quale Vittorio Arrigoni
anima Guerrilla radio?
“Je est un autre”
soleva dire Rimbaud.
“Lei è Allen Ginsberg?”
“uno dei tanti Allen Ginsberg”
rispondeva il poeta della beat generation a chi lo interrogava sulla sua identità,
intendendo con ciò sottolineare la frammentazione del suo ES
in così tante personalità da poter esser considerate vere e proprie persone a sé stanti.
Dotate quasi di propria indipendenza e libero arbitrio.
Questa premessa fondamentale
per chiarire o meglio
scurire,
a coloro che fisicamente non mi conosco,
chi qui si trovano dinnanzi sfogliando le agguerrite pagine di Guerrilla radio.
E chi non si trovano dinnanzi coloro che hanno avuto l’ardita sorte
di conoscere la carne e le ossa di Vittorio Arrigoni
(lo spirito è stato concesso solo ad una stretta cerchia di persone svestite di abiti abituali).
Guerrillaradio è il VittorioArrigoni che legge Orwell e Burroughs,
Saviano e Travaglio,
Micheal Moore e Noem Chomsky. Questo VittorioArrigoni, e non quello che medita fra le pagine dei discorsi del Dalai Lama, di Nietzsche, o del Mahabharata, fra gli haiku di Ryokan e Tagore, e poco di quello che nonostante tutto, al pub ci va ancora con sottobraccio Vian o i Fante, Bukowsky Keruac Gutierrez o Miller, la miglior compagnia possibile dinnanzi ad una carboazotata.
Il Vittorio Arrigoni che durante più di dieci anni
ha fatto del viaggio una università di vita,
i cui illustri docenti sono i personaggi anonimi che la miseria
ha reso miserables,
ma impreziositi veicoli di arcaici valori umani fondamentali.
Il perchè del Blog guerrillaradio
si fomenta nella mia cella d’isolamento a Tel Aviv,
nella quale fui recluso prima di subire un ingiusto processo
la mia unica colpa essere attivista incoruttibile nel campo dei diritti umani.
Guerriglia alla prigionia dell'Informazione. Contro la corruzione dell'industria mediatica, il bigottismo dei ceti medi, l'imperdonabile assopimento della coscienza civile. La brama di Verità prima di ogni anelito, l'abrasiva denuncia, verso la dissoluzione di ogni soluzione precostituita, L'infanticidio di ogni certezza indotta. La polvere nera della coercizione entro le narici di una crisi di rigetto. L'abbuffata di un pasto nudo, crudo amaro quanto basta per non poter esser digerito.
ELENCO PARLAMENTARI CONDANNATI IN VIA DEFINITIVA.
Massimo Maria Berruti (deputato FI):8 mesi definitivi per favoreggiamento nel processo tangenti Guardia di Finanza.
Alfredo Biondi (deputato FI):2 mesi patteggiati per evasione fiscale a Genova.
Vito Bonsignore (eurodeputato Udc):2 anni definitivi per tentata corruzione appalto ospedale Asti.
Umberto Bossi (eurodeputato e segretario Lega Nord):8 mesi definitivi per tangente Enimont.
Giampiero Cantoni (senatore FI):Come ex presidente della Bnl in quota Psi, inquisito e arrestato per corruzione, bancarotta
fraudolenta e altri reati, ha patteggiato pene per circa 2 anni e risarcito 800 milioni.
Enzo Carra (deputato Margherita):1 anno e 4 mesi definitivi per false dichiarazioni al pm su tangente Enimont.
Paolo Cirino Pomicino (eurodeputato Udeur):1 anno e 8 mesi definitivi per finanziamento illecito tangente Enimont, 2 mesi patteggiati per
corruzione per fondi neri Eni.
Marcello Dell’Utri (senatore FI e membro del Consiglio d’Europa):condannato definitivamente a 2 anni per frode fiscale e false fatturazioni a Torino (false fatture
Publitalia); ha patteggiato 6 mesi a Milano per altre vicende di false fatture Publitalia.
Antonio Del Pennino (senatore FI):2 mesi e 20 giorni patteggiati per finanziamento illecito Enimont; 1 anno 8 mesi e 20 giorni
patteggiati per i finanziamenti illeciti della metropolitana milanese.
Gianni De Michelis (deputato e segretario Nuovo Psi):1 anno e 6 mesi patteggiati a Milano per corruzione per le tangenti autostradali del Veneto; 6
mesi patteggiati per finanziamento illecito Enimont.
Walter De Rigo (senatore FI):1 anno e 4 mesi patteggiati per truffa ai danni del ministero del Lavoro e della Cee per 474
milioni di lire in cambio di falsi corsi di qualificazione professionale per la sua azienda.
Gianstefano Frigerio (deputato FI):condannato a Milano a oltre 6 anni di reclusione definitivi per le tangenti delle discariche (3
anni e 9 mesi, corruzione) e per altri due scandali di Tangentopoli (2 anni e 11 mesi per
concussione, corruzione, ricettazione e finanziamento illecito).
Giorgio Galvagno (deputato FI):ex sindaco socialista di Asti, nel ’96 ha patteggiato 6 mesi e 26 giorni di carcere per
inquinamento delle falde acquifere, abuso e omissione di atti ufficio, falso ideologico, delitti
colposi contro la salute pubblica (per l’inquinamento delle falde acquifere) e omessa denuncia
dei responsabili della Tangentopoli astigiana nello scandalo della discarica di Vallemanina e
Valleandona (smaltimento fuorilegge di rifiuti tossici e nocivi in cambio di tangenti).
Lino Jannuzzi (senatore FI):condannato definitivamente a 2 anni e 4 mesi per diffamazioni varie, è stato graziato dal capo
dello Stato proprio mentre stava per finire in carcere.
Giorgio La Malfa (deputato Pri, ministro Politiche comunitarie):condanna definitiva a 6 mesi e 20 giorni per finanziamento illecito Enimont.
Roberto Maroni (deputato Lega Nord e ministro Lavoro):condannato definitivamente a 4 mesi e 20 giorni per resistenza a pubblico ufficiale durante la
perquisizione della polizia nella sede di via Bellerio a Milano.
Augusto Rollandin (senatore Union Valdôtaine-Ds):ex presidente della giunta regionale Valle d’Aosta è stato condannato in via definitiva dalla
Cassazione nel ’94 a 16 mesi di reclusione, 2 milioni di multa e risarcimento dei danni alla
Regione per abuso d’ufficio: favorí una ditta “amica” nell’appalto per la costruzione del
compattatore di rifiuti di Brissogne. Dichiarato decaduto dalla Corte d’appello di Torino, in
quanto “ineleggibile”, nel 2001 si candida al senato con l’Union Valdotaine, i Ds e i
Democratici.
Vittorio Sgarbi (deputato FI):6 mesi definitivi per truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato, cioè del ministero dei
Beni culturali.
Calogero Sodano (senatore Udc):già sindaco di Agrigento, condannato definitivamente a 1 anno e 6 mesi per abuso d’ufficio
finalizzato a favorire i costruttori abusivi in cambio di favori elettorali.
Egidio Sterpa (deputato FI):condannato a 6 mesi definitivi per tangente Enimont.
Antonio Tomassini (senatore FI):Medico chirurgo, condannato in via definitiva dalla Cassazione a 3 anni per falso: durante un
parto, una bambina sua paziente nacque cerebrolesa. Forza Italia l’ha subito nominato
responsabile per la Sanità del partito e presidente commissione Sanità del Senato.
Vincenzo Visco (deputato Ds):Condannato definitivamente dalla Cassazione nel 2001 per abusivismo edilizio, per via di alcuni
ampliamenti illeciti nella sua casa a Pantelleria: 10 giorni di arresto e 20 milioni di ammenda.
Piú l’“ordine di riduzione in pristino dei luoghi”. Cioè la demolizione delle opere abusive.
Alfredo Vito (deputato FI):2 anni patteggiati e 5 miliardi restituiti per 22 episodi di corruzione a Napoli.
parlamentari condannati definitivamente. al posto che a san vitt Leggi l'articolo »
Lo scrittore definisce ugualmente osceni l’attentato alle Torri e la reazione americana
ROMA – L’inventore del commissario Montalbano in tv appare un po’ stanco, forse sono i festeggiamenti per i suoi ottant’anni ad averlo provato. Ma sull’11 settembre, sull’attacco alle Torri Gemelle, Andrea Camilleri ha un’idea molto chiara e pronta per far discutere: «Inutile ripeterlo, è stato un gesto osceno nei riguardi dell’uomo. Ma con la stessa franchezza devo dire che la reazione m’è parsa altrettanto oscena. Cioè a dire: si è andati a colpire della gente che non c’entrava, prima in Afghanistan e poi in Iraq, creando un numero ben superiore di civili morti di quanti non ce ne siano stati nelle Due Torri». In ballo, secondo Camilleri, c’è la strategia complessiva dell’amministrazione Bush: «Forse la lotta al terrorismo… che va fatta… andava realizzata con maggiore razionalità. E non sull’onda della reazione emotiva».
Camilleri parla di guerra, di Iraq e di 11settembre seduto al «Bar Vigata» di Porto Empedocle, proprio sotto casa («è il mio ufficio, il cameriere Mario mi fa da segretario») e risponde alle domande di Fernando Ferrigno del Tg3 . La registrazione risale a sabato scorso, giorno del suo ottantesimo compleanno, e ieri sera al Tg3-Primo Pian o delle 23.30 sull’11 settembre è andata in onda solo una rapidissima sintesi. Il resto troverà posto su Raitre in settimana, forse anche stasera stessa, tutto dipenderà dall’attualità.
Nel Tg3-Primo piano trova spazio un’altra riflessione sulla guerra. Stavolta è un ricordo personale: «Eravamo a Bolsena in automobile. Io non guido e quindi chiesi a mia moglie: “Fermati un attimo”. Scesi verso questo enorme cimitero di guerra anglo-americano. Io leggevo le lapidi e c’era qualcosa che non capivo. Rimontai in macchina. Solo la sera ho capito l’assurdità di ciò che avevo visto. A mettere quelle lapidi non erano stati i figli. Ma i genitori». Il resto del colloquio contiene altri spunti sulla guerra: «Ricordo molto bene cosa fu la Seconda guerra mondiale, ero giovane, posso dire di averla ancora negli occhi, ricordo bene cosa ho visto e ho vissuto». La riflessione però sembra portarlo a una constatazione ottimistica: «Io ho ormai ottant’anni e posso almeno dire che qui in Europa non ci sarà più una Germania a dichiararci guerra, non ci sarà più una Francia a dichiararci guerra… E’ una certezza, e per noi è un grande passo avanti».
Camilleri rinnova la sua fede pacifista e rende omaggio a Giovanni Paolo II: «Le marce per la pace? Io sono d’accordo, capisco bene tutti i movimenti che si battono per la pace. Io non sono credente ma ho sentito quante volte Wojtyla si appellò al mondo per la pace. Ma non lo hanno ascoltato…» E alla fine, da siciliano, lo scrittore non dimentica l’orrore degli sbarchi e delle morti in mare di queste ore: «Di fronte a queste cose dovremmo sentirci veramente tutti emigranti»
Paolo Conti
andrea camilleri: le guerre usa gesto osceno Leggi l'articolo »
Stati Uniti d’America – 02.9.2005
New Orleans, vicino a Tikrit
Caro signor Bush, hai idea di dove sono tutti i nostri elicotteri? Siamo al quinto giorno dal ciclone Katrina e migliaia di persone sono bloccate a New Orleans e hanno bisogno di essere portate via. Dove diavolo hai messo tutti i nostri elicotteri militari? Hai bisogno di aiuto per trovarli? Io una volta ho perso la macchina in un parcheggio di Sears. Wow, è stato davvero un casino.
E poi, hai idea di dove sono tutti i nostri uomini della Guardia Nazionale? Ci farebbero veramente comodo adesso per quel genere di cose per le quali si sono arruolati, tipo dare una mano in caso di catastrofe nazionale. Com’è che non erano lì? Giovedì scorso ero nel sud della Florida, seduto all’aperto, e l’occhio del ciclone Katrina mi è passato sopra la testa. In quel momento era solo di categoria 1, ma è stato comunque parecchio tosto. Sono morte undici persone e, ad oggi, ci sono ancora case senza elettricità. Quella notte le previsioni del tempo hanno detto che la tempesta si stava dirigendo verso New Orleans. Ed era giovedì! Non te l’ha detto nessuno?
So che non volevi interrompere le vacanze e so quanto ti dispiaccia ricevere brutte notizie. E poi avevi degli amici che raccolgono fondi per te da andare a trovare e delle madri di soldati uccisi da ignorare e denigrare. Certo che gliel’hai fatta vedere! In particolare mi è piaciuto come, il giorno dopo il ciclone, invece di prendere un aereo e precipitarti in Louisiana, sei andato a San Diego a far festa con i tuoi colleghi amichetti. Ma non lasciare che la gente ti critichi per questo dopo tutto, il ciclone era finito, e tu che diavolo potevi fare, tamponare la falla con un dito? E non ascoltare quelli che, nei prossimi giorni, riveleranno come quest’estate hai puntualmente ridotto il budget del genio militare destinato a New Orleans per il terzo anno di fila. Tu digli solo che anche se non avessi tagliato i fondi per sistemare quegli argini, non ci sarebbero comunque stati ingegneri dell’esercito per aggiustarli perchè c’era un lavoro di costruzione molto più importante di cui si dovevano occupare: COSTRUIRE LA DEMOCRAZIA IN IRAQ! George W. Bush, il terzo giorno, quando finalmente sei partito dalla casa delle vacanze, devo ammettere che mi ha commosso il modo in cui hai fatto scendere dalle nuvole il tuo Air Force One volando sopra New Orleans per dare un’occhiata al disastro. Hey, lo so bene che non potevi mica fermarti, prendere in mano un megafono in piedi tra le macerie e comportarti come un comandante in carica. Quello l’hai già fatto.
Ci saranno quelli che cercheranno di politicizzare questa tragedia e di usarla contro di te. Tu fa in modo che la tua gente sottolinei questa cosa. Non rispondere a niente. Anche quei fastidiosi scienziati che avevano previsto che tutto questo sarebbe successo perchè l’acqua nel Golfo del Messico sta diventando sempre più calda, rendendo inevitabile una tempesta come questa. Ignorali, loro e tutti i loro chiacchiericci sul riscaldamento della terra. Non c’è niente di insolito in un ciclone tanto grande quanto un tornado della massima forza distruttiva che si estende da New York a Cleveland. No, signor Bush, tira dritto per la tua strada. Non è colpa tua se il 30% degli abitanti di New Orleans vive in miseria, o se decine di migliaia di loro non avevano mezzi di trasporto per lasciare la città. Andiamo, sono neri! Cioè, non mica come se una cosa del genere fosse successa a Kennebunkport. Ti immagini, lasciare dei bianchi sui tetti per cinque giorni? Ma non farmi ridere! La razza non ha niente NIENTE a che vedere con tutto questo! Tieni duro, signor Bush. Cerca solo di trovare qualcuno dei nostri elicotteri e mandali lì. Fa finta che la gente di New Orleans e la costa del Golfo del Messico siano vicini a Tikrit.
Tuo Michael Moore
micheal moore. lettera aperta: new orleans come tikrit Leggi l'articolo »
Avevamo conosciuto, Bouriqi Bouchta
l’imam di torino,
un pomeriggio di manifestazione a Torino,
pomeriggio di slogan e sangue
all’indomani dell’invazione yankee in terra irachena, in contrapposizione ad un’altra marcia,
di fascisti di forza nuova “stranamente” non impedita da un comune che dovrebbe professarsi sempre antifascista.
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Manifestazione pacifica le cui immagini fecero il giro del mondo,
per l’efferatezza dell’ingiustificata carica della polizia,
che aveva dato contro un corteo aperto da madri musulmane che spingevano i passeggini coi loro figli…
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L’avevamo seguito, Bouchta
successivamente
in alcune dichiarazione su reti locali e nazionali
identificandolo sempre come persona aperta e tollerante,
da prendere da esempio per gli stranieri che arrivano in italia,
sulla necessita di un continuo confronto,
nel rispetto innanzitutto delle regole del paese ospitante.
Che sia una nuova tattica delle destre al governo,
sempre meno scaltre a celare il loro vero volto mussoliniano,
far fuori i tolleranti per creare una sempre più profonda crepa
fra le diverse culture all’interno del nostro paese??
Blitz alle 4 del mattino,
immagino coi bambini che piangono e le donne che si disperano,
che siamo in Israele??? in un regime sudamericano alla Pinochet???
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non ho la stessa nazionalità di Pisanu.
Sospetto su di lui,
espelletelo.
guerrilla radio
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sulla necessita di espellere dall’italia giuseppe pisanu Leggi l'articolo »
Il capo della moschea di viale Jenner a Milano: «Non c’entra con il terrorismo». L’imam di Centocelle: «Mi sembra molto strano»
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MILANO – L’espulsione dall’Italia di Bouriqi Bouchta, il marocchino autonominatosi imam di Torino, ha colpito il mondo islamico italiano. «Sorprendente, un po’ affrettata,
apparentemente riferita a sole questioni di opinione, che con il terrorismo non c’entrano nulla», ha detto Abdel Hamid Shaari, presidente dell’Istituto islamico di viale Jenner di Milano (la cui moschea è finita spesso sotto il mirino dell’antiterrorismo). «Conosco bene le sue idee. Da tempo aveva superato alcune posizioni degli anni Novanta, quando era appena arrivato in Italia e non conosceva la realtà del Paese», ha spiegato Shaari. «Può aver avuto polemiche con la Lega nord o aver criticato Oriana Fallaci, ma sono sempre problemi di opinione che con il terrorismo non c’entrano proprio niente. Opinioni tra l’altro sempre espresse alla luce del sole e non di nascosto. Bouchta tra l’altro di recente aveva anche ben collaborato con il Comune di Torino».
IL FRATELLO: «NON RIUSCIAMO A CAPIRE» – «Non riusciamo a capire», ha commentato il fratello dell’espulso, Abdrahmane Bouchta. «Vorremmo sapere come sta, dove si trova, cosa gli succederà, ma non abbiamo notizie. Intanto sua moglie e i suoi figli stanno soffrendo moltissimo».
«GRAVE SE CI SONO SOLO SOSPETTI» – «Se ci sono reali motivi per accusare l’imam di Torino, allora è giusto che si sia preso questo provvedimento. Ma se questa decisione è stata motivata solo da sospetti, allora ritengo che sia un atto molto grave che non aiuta la lotta al terrorismo nella quale tutti noi siamo impegnati». Lo afferma Samir Khaldi, imam della moschea romana di Centocelle. «Tutto ciò mi sembra strano, ma bisogna aspettare e capire cosa ci sia dietro».
MUSULMANI LIGURI: LEDE DIRITTI INDIVIDUI – «È una decisione sorprendente», è l’opinione Zahoor Ahmad Zargar, presidente della comunità musulmana ligure. «L’espulsione ora viene applicata contro le regole del diritto e impedisce ogni possibilità di difesa a chi è destinatario del provvedimento. Se è un soggetto pericoloso, perché il governo italiano in tutti questi anni non ha fatto niente? Queste espulsioni sono sorprendenti per una società che si basa sullo stato di diritto».
www.corriere.it
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Antiterrorismo, blitz nella notte: espulso l’imam di Torino
«Ci hanno svegliati nel cuore della notte e l’ hanno portato via, poi non l’ho più visto e non ho più avuto sue notizie». Così la moglie di Bouiriqi Bouchta, imam di Torino, racconta l’espulsione del marito avvenuta nella notte fra lunedì e martedì nel quartiere di Porta Palazzo, il cuore multietnico della città. Il blitz notturno è il risultato del decreto antiterrorismo emanato dal ministro Pisanu che prevede l’espulsione immediata di persone sospettate di terrorismo.
Intanto dal Viminale arriva la notizia che potrebbe esserci altre espulsioni. Il provvedimento nei confronti di Bouchta, cittadino marocchino, «è stato adottato – precisa una nota – sulla base di scrupolosi accertamenti condotti dagli uffici centrali e periferici dell’antiterrorismo per grave turbamento dell’ordine pubblico e pericolo per la sicurezza dello Stato. Gli uffici ministeriali stanno valutando le posizioni di altri cittadini stranieri per l’eventuale adozione di analoghe misure».
Secondo le fonti Bouchta è stato prelevato dalla sua abitazione intorno alle 4 di stamattina dalla Digos e condotto all’ufficio immigrazioni, dove gli è stata notificata la revoca del permesso di soggiorno. Quindi l’uomo è stato accompagnato all’aeroporto di Milano Malpensa, dove intorno alle 10.30 è stato imbarcato su un volo con destinazione Casablanca. Secondo la polizia non avrebbe fatto resistenza. La motivazione dettagliata alla base del decreto non è stata al momento resa nota.
Con l’espulsione di Bouchta sale a sale a cinque il numero degli imam espulsi dal territorio nazionale per sospetti legami con ambienti di sostegno al terrorismo di matrice islamica (gli altri erano l’imam di Carmagnola, quelli di Como, Varese). Ma la sua espulsione è la prima dopo l’aprovazione del pacchetto Pisanu. Un’espulsione destinata a fare scalpore perchè l’imam era un personaggio molto noto e non solo in città. Aveva partecipato a trasmissioni e talk show televisivo (nella foto ospite di Porta a Porta) e da tempo al centro delle polemiche. È stato uno dei primi imam a essere arrivato a Torino, è titolare della più famosa macelleria araba a Porta Palazzo e, in passato, promotore di diverse campagne, alcune delle quali tacciate di integralismo, come quella per il riconoscimento alle donne arabe del diritto a tenere il velo nelle fototessera sui documenti. Dopo l’ 11 settembre venne accusato di aver espresso solidarietà a Bin Laden durante una preghiera in moschea, ma lui ha sempre negato la circostanza. C’era lui in prima fila alla manifestazione che si tenne a Roma per chiedere la liberazione dei tre ostaggi italiani rapiti in Iraq, Stefio, Cupertino e Agliana.
Nel novembre 2003, in occasione dell’ espulsione dall’ Italia dell’ imam di Carmagnola, Abdoul Mamour, Bouchta criticò il provvedimento. «Noi – dichiarò – seminiamo amore e non odio, come dice la Lega Nord che specula sugli immigrati. L’ Italia è un paese democratico e espelle la gente solo se lo merita. Abdoul Mamour non se lo meritava».
Immediata la reazione all’espulsione da parte della comunità islamica. Per Abdel Hamid Shaari, presidente dell’Istituto islamico di viale Jenner di Milano, l’espulsione dell’imam di Tor4ino è «sorprendente, un po’ affrettata, apparentemente riferita a sole questioni di opinione, che con il terrorismo non c’entrano nulla». Anche lei si sente di poter rischiare l’espulsione a questo punto? «Lo può essere chiunque – risponde Shaari – anche perché contro questi provvedimenti non c’è alcuna possibilità di difesa».
espulso per le sue opinioni, Bouriqi Bouchta, imam di torino Leggi l'articolo »
Il migliaio di iracheni sciiti morti nel tragico incidente sul ponte di Baghdad,
sono da ascriversi nel computo delle responsabilità di chi ha voluto quest’assurda guerra,
e sebbene i soldati americani questa volta non paiono direttamente coinvolti (anche se decine di superstiti accusano i militari di bush d’aver chiuso una strada principale generendo il caos)
c’è da ricordare come la convenzione di Ginevra (una delle poche convenzioni sottoscritte anche dagli usa)
è chiara sul fatto che
la forza occupante di uno stato deve garantire la sicurezza dei civili occupanti.
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si è mai visto tutto questo in Iraq???????????????????????????????????????????????????????
guerrilla radio
Art. 4 della Convenzione di Ginevra per la protezione delle persone civili in tempo di guerra
Sono protette dalla Convenzione le persone che, in un momento o in un modo qualsiasi, si trovino, in caso di conflitto o di occupazione, in potere di una Parte belligerante o di una Potenza occupante, di cui esse non siano attinenti
le responsabilità usa nelle tragedie irachene di oggi Leggi l'articolo »
più feroce dell’uragano la violenza dell’uomo
violenza e omicidi sulle strade di new orleans Leggi l'articolo »
Quale civiltà,
quale democrazia superiore,
quale modello di società da esportare,
qui si tratta
antropologicamente
di ricercare la causa della grave malattia che la società statunitense ha colpito e sta annientando.
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La piaga di new Orleans piange sangue
dei suoi morti affogati,
ma ancor più di questo
trasmetta la disperazione di una città allo sbando,
preda degli sciacalli e di tutti coloro
che ( e purtroppo sono tantiiii) con una fucile sul braccio
girano indifferenti dei corpi semivivi dei vicini che sprofondano nel fango
ma ben lesti verso quale vetrina ci siano dei beni di consumo da depredare.
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Capiranno questa volta, l’ennensima dimostrazione,
i cittadini nordamericani
che l’aver mandato la maggior parte dell’esercito e della guardia nazionale
in iraq per una guerra senza giustificazioni
non è mai stata una sana idea e
che logicamente prima o poi tutto ciò si sarebbe rivoltato contro?
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In un Italia che di catastrofi naturali ne ha vissuto molte
dal dopoguerra ad oggi,
pare assurdo l’aver assistito a scene come quelle odierne di new orleans,
in cui al posto della solidarietà logica e automatica intrinseca nell’uomo quando si riunisce contro
una forza della natura avversa,
i trecento cecchini mandati dall’iraq in città con l’ordine di sparare a vista
(non oso pensare quanti corpi sono caduti invano in quell’immenso pantano)
mi fanno pensare che la distanza fra “noi” e “they” è ben più cosa dell’oceano che ci separa.
guerrilla radio
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La piaga di new orleans che piange Leggi l'articolo »
Accuse di razzismo: «Neri lasciati morire»Intellettuali e media contro il governo. Jackson: «Tagliate le spese per le difese naturali». La Rice: l’America è generosa con tutti
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WASHINGTON – «La strage dell’11 settembre 2001 unificò l’America. L’uragano Katrina la dividerà. Ha portato alla luce il razzismo latente in certe regioni del nostro Paese. A che cosa sono serviti il movimento dei diritti civili, le sommosse del ’68, i caduti come Martin Luther King? A New Orleans i neri, già emarginati per secoli, sono stati abbandonati». Mark Naison, il professore (bianco) di studi afroamericani della Fordham University di New York, è scosso. Le vittime di Katrina, dice, sono in stragrande maggioranza di colore, sono i poveri, gli immigrati, gli invalidi, la popolazione dei quartieri bassi, e nessuno o quasi li ha soccorsi. I ricchi, aggiunge, si sono salvati dall’uragano fuggendo in auto, o si sono messi al sicuro nelle più lussuose oasi cittadine per turisti.
Naison non è il solo a pensarla così. Dai grandi media, come il New York Times che parla di «racial divide» o divisione razziale, a Internet, dove il sito All black voices grida allo scandalo, dopo la tragedia di New Orleans dilaga la protesta contro la discriminazione, vera o presunta. Le accuse toccano anche il presidente Bush. Jesse Jackson, il leader nero ex candidato alla Casa Bianca, dichiara che gli afroamericani «sono convinti di essere stati trascurati a New Orleans, come accade in tutti i grandi centri urbani del Paese, perché nel 2004 non votarono repubblicano». In visita a Baton Rouge, un’altra città della Louisiana, Jackson attacca. «Bush – dice – stanzia 5 miliardi di dollari al mese per la guerra dell’Iraq ma ha decurtato le spese per le difese naturali del Paese». Critica persino il ricorso a Bush padre e a Bill Clinton, i presidenti precedenti, per la raccolta di fondi per la ricostruzione: «Perché non ricorrere anche a un nero?».
Bush risponde tramite una nera, il segretario di Stato Condoleezza Rice. «Le decisioni su chi aiutare e chi no – ribatte la Rice – non sono influenzate da considerazioni razziali. Gli americani sono tutti generosi gli uni verso gli altri». Il presidente viene ritratto alla tv abbracciato da due nere: è sull’orlo delle lacrime, dice che le vittime «sono gente orgogliosa, il loro spirito non si spezzerà, non li abbandoneremo». Parole che, presso una parte di America, cadono nel vuoto. La superpotenza è a disagio, si divide. Per i democratici è un regolamento di conti. «Vergogna! – tuona il deputato Charles Rangle – come si scuserà Bush, dicendo di avere ricevuto notizie errate come accadde in Iraq?».
Nell’inferno di New Orleans è difficile capire se la negligenza verso i neri, arroccati sul fronte del porto o rinchiusi nello stadio coperto, e il ritardo nei soccorsi siano stati voluti o siano dipesi dalle circostanze. Ma il risentimento contro le autorità locali e l’amministrazione Bush è palese e profondo. «Non avevano visto la devastazione causata dagli altri uragani in Florida?», chiede il pastore della Chiesa battista abissina di Harlem, Calvin Butts III. «Non avevano ascoltato i meteorologi? Era una catastrofe annunciata». E l’assessore Bill Jefferson: «Tutta l’America sa in quali condizioni di degrado vivano qui alcuni di noi. Se non si fosse trattato di neri e di poveri non li avrebbero di certo trascurati». A un dibattito in tv parla il sindaco nero di Winstonville (Mississippi): «Sorpreso? Affatto. Lo sarei stato se ci avessero dato la precedenza. Di solito veniamo per ultimi».
Michael Moore, il regista di Fahrenheit 9/11, perenne spina nel fianco di Bush, fa del sarcasmo: «Dove erano gli elicotteri, in Iraq?». E garantisce che se Katrina avesse colpito Kennebunkport, la residenza estiva dei Bush, le cose sarebbero andate in tutt’altra maniera. Secondo Spencer Crew del Freedom Center (Centro della libertà) di Chicago, è «innegabile che nella tragedia sia stato riservato un diverso trattamento ai neri e ai bianchi» e che i primi siano stati più incolpati dei saccheggi dei secondi. «Questo – dice – ci costringerà a prendere atto dell’ineguaglianza ancora regnante». Ma, come Naison, neanche Crew prevede le violenze di un altro ’68, quando i neri appiccarono incendi nelle città al grido di «burn, baby, burn», brucia, bimba, brucia.
Ennio Caretto
04 settembre 2005
Jesse Jackson: a new orleans i neri sono abbandonati Leggi l'articolo »
il pasto nudo
i coloni israeliani, andandosene, hanno portato via antichi olivi
Palestine, Gaza, il furto dei coloni israeliani Leggi l'articolo »
Il comico si è trasferito su Internet dove riesce ad avere un contatto diretto con la gente
«Consiglio di votare a sinistra perché è il male minore. Lo dirò anche nel mio prossimo spettacolo, che si intitolerà proprio così, “Il male minore”».
Beppe Grillo è in vacanza in Toscana, a Bibbona, e da lì continua a tener d’occhio il mondo. «Rispetto alla Casa delle libertà provvisorie, per i cittadini è meglio la sinistra. Probabilmente per me no, ma per i cittadini di questa Repubblica degli zombie sì».
Repubblica degli zombie?
«Certo, la nostra classe politica è in agonia, il Paese è una Terra dei morti viventi: in realtà bisognerebbe candidare Romero abituato ai cadaveri che si muovono lentamente e prendono sempre accettate sulla testa»
Grillo, non crede nelle primarie?
«Non so che cosa vogliano dire, a che cosa servano. Vedo una persona come Bertinotti fare fogliettini con scritto “dimmi quello che vuoi”. Come sarebbe? Uno che si dichiara pronto a coordinare un Paese deve chiedere al Paese che cosa deve fare? Ma questo è proprio il contrario della politica. Poi c’è Prodi che crolla sul blog perché non lo capisce, dopo 15 giorni lo chiude perché non ce la fa a rispondere. D’Alema è fiero di essere un uomo dell’800, è contento di essere antipatico. E Rutelli nacque già pettinato, ma non voglio parlarne, non lo conosco. Sono tutti sempre in ritardo con la storia, non sanno nemmeno l’inglese, vanno ancora da Vespa».
Però…
«Però dico che la sinistra è il male minore perché almeno metterà fine alla privatizzazione a tutti i costi, alla miriade di finanziarie in Lussemburgo che provocano solo scompenso. Altro che Adam Smith tanto citato: se fosse vivo oggi fucilerebbe tutti questi finti capitalisti».
Finti?
«Non c’è capitalismo senza simmetria: se chi compra non ha le stesse informazioni di chi vende, allora è fregato. Sono trent’anni che viviamo in un regime di capitalismo fasullo. Produciamo zucchero sovvenzionato in Europa e mandiamo a puttane il Brasile, il Vietnam compra il riso dagli Stati Uniti e coltiva il caffè. L’economia è in rovina, il sogno è naufragato».
Ma che cos’è un capitalismo finto?
«Il sistema in cui uno con lo 0,33% di una finanziaria detiene la maggioranza di un’altra che a sua volta possiede magari la Telecom con 40 miliardi di debiti. Il sistema che si è mangiato i sogni, le speranze, il futuro di centinaia di migliaia di famiglie italiane» risponde Grillo.
«Faccio un altro esempio. Perché se io e te chiediamo un mutuo, magari per la casa, le banche ce lo hanno al 3% di interesse e se lo chiede la Fiat glielo fanno pagare il 6?».
Berlusconi è il male peggiore?
«Ma no, ha solo fatto credere a persone mediocri di essere un leader piuttosto che un signore basso che perde i capelli e ha grossi problemi familiari. Perché, se deve lavorare 14 ore al giorno – dice Grillo -, vuol dire che odia la famiglia. Che esempio può dare? E’ un perdente. Ci ho parlato una volta e mi è sembrato davvero una persona con pochi riflessi. Mi ha offerto 3 miliardi e mezzo, voleva comprare format americani di qui e di là. Allora gli ho chiesto: ma io devo spostarmi da Genova a Milano, chi mi paga le spese di viaggio? Mi ha risposto: “vediamo di fare un conto a parte”. Non si è accorto che era una battuta! Un uomo senza il senso dell’ironia non è molto intelligente».
Lo sa che qualcuno avanza la candidatura di don Andrea Gallo per le primarie?
«Don Gallo è un grande combattente, deve rimanere a fare la sua politica nelle strade. Come può pensare di entrare a far parte di un sistema dove c’è il genero di Caltagirone, Casini, che magari gli dice di star zitto? Il suo vivere da sacerdote in mezzo alla gente è la più alta espressione di politica e di cristianesimo». Anche il Papa è andato in mezzo ai giovani, a Colonia.
«Ci sono rimasto malissimo – dice Grillo -. Mi ha ricordato Reagan quando scendeva dall’aereo e salutava guardando dritto nella telecamera. Ma quello che mi ha sconcertato davvero è stato lo sponsor del viaggio a Colonia: la Banca di Roma, del gruppo Capitalia ovvero Geronzi, la prima banca nel commercio delle armi. Che messaggio di pace può portare il Vaticano con uno sponsor così? Dovrebbe essere un esempio, anche come Stato: dovrebbe proporre le auto non inquinanti, acquistare solo caffè del commercio equo e solidale, stampare libri con carta riciclata, costruire chiese a basso impatto ambientale e consumi energetici limitati. Invece si fanno sponsorizzare dalla banca delle armi. Poi dicono che le chiese sono vuote. Sono vuote perché il messaggio di Gesù lo vediamo nelle azioni di don Gallo e don Ciotti».
Grillo, lei si candiderebbe?
«Solo se ci fosse una dittatura a termine, un paio d’anni per prendere tutti per gli orecchi. Ma altro che candidatura, noi siamo già oltre».
«Noi» sono gli «aggrillati», gli assidui frequentatori del suo sito che, secondo un sondaggio «vanta già un blog all’ottantottesimo posto nella classifica mondiale». «Siamo come un virus che sta dilagando. Noi partiamo dal basso perché la comunicazione è ormai questa: la notizia immediata con i telefonini e le foto in rete, i commenti dei blogger. L’intermediazione non ha più senso. La democrazia vera è diritto di conoscenza, altro che diritto di cittadinanza».
«E’ libertà di accesso gratuito alle informazioni, ed è questa la mia battaglia, anche contro Berlusconi che con un decreto legge proibisce la comunicazione digitale per vendere una tecnologia morta e sepolta, anche contro Maurizio Costanzo che fa lo spot per il decoder prodotto da Paolo Berlusconi e finanziato con i soldi pubblici».
«Io mi collego in rete grazie a un foglio elettronico che porto in tasca – spiega Grillo -. Lo sfioro con un dito e non ho bisogno neanche del mio computer. Trovo tutto quello che mi interessa. La rete è la memoria universale e la conoscenza non può essere sbarrata dai diritti d’autore. L’etere è di tutti, il cielo è di tutti».
Come spiega il successo del suo sito?
«Con la mia reputazione. Costruita in 30 anni di comunicazione. Reputazione, una parola che non usa più nessuno».
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Incredibile ma vero! Guerrilla Radio si trova d’accordo con romano prodi,
sperando che sia questo prodi, chiaro e diretto,
a candidarsi per le prossime elezioni nazionali.
g.r.
Prodi: Katrina e il crollo del ponte dimostrano l’inutilità della guerra in Iraq
La guerra in Iraq non si doveva fare. E’ stata sbagliata e le conseguenze dirette e indirette, dall’incidente sul ponte di Baghdad e la relativa lentezza nei soccorsi a New Orleans dopo il passaggio del tornado Katrina lo dimostrano. Lo dice il leader dell’Unione, Romano Prodi, questa sera al Festival di Lilliput a Fidenza, e per questo si guadagna l’applauso e l’apprezzamento della platea di militanti no global e pacifisti.
Prodi fa un lungo discorso per spiegare che continuiamo a pagare le conseguenze di una guerra sbagliata. Per quanto riguarda la strage sul ponte dei pellegrini avvenuto tre giorni fa a Baghdad, Prodi dice che è stato dovuto al clima di terrore che si è instaurato anche a seguito del conflitto iracheno. Per quanto riguarda, invece, la lentezza dei soccorsi a New Orleans dopo il passaggio di Katrina, il Professore ha ancora meno dubbi: “Il 40% della Guardia nazionale, normalmente utilizzata in operazioni di soccorso, è impegnata in Iraq. Logico quindi pensare che la lentezza dei soccorsi sia imputabile all’assenza degli uomini della NG.
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Venerdì, 19 agosto
Un Beppe Grillo polemico e pungente se la prende con la classe politica italiana e con il mondo del calcio senza risparmiare il papa e il mondo economico. “Alle primarie del centrosinistra non mi candido perché vincerei io – afferma il comico in un’intervista che uscirà sull’Espresso – e poi io sono per la dittatura, tanto con la vostra democrazia non andiamo da nessuna parte”.
“Non ci sono più la destra e la sinistra – prosegue Grillo – serve qualcosa di nuovo. Non ci sono idee. Prodi doveva fare la Fabbrica e invece ha messo su un capannone. Il suo blog ha chiuso dopo 20 giorni. Pecoraro ha un sito ma se clicchi sopra non si apre nulla. Bertinotti l’ho visto perplesso, quando gli ho detto l’indirizzo del mio sito è andato in crisi”. L’umorista si sofferma sul ruolo della comunicazione e dell’informazione, affermando: “In Corea ci sono 40 milioni di persone tutte connesse a internet, in Estonia sono tutti connessi, noi siamo al novantesimo posto nella classifica della libertà di stampa. Siamo un Paese fallito. La nostra democrazia si sta trasformando in un impero. Al suo posto c’è un regime di persone sorridenti. Sei manipolato da divertito, non da incazzato. Non ti bruciano i libri, ti fanno passare la voglia di leggere”.
Rispondendo a una domanda sui disordini scatenati dai tifosi negli ultimi giorni, Grillo critica poi il mondo del pallone: “Il calcio è la civiltà dei bambini. I tifosi si incazzano perché gli hai tolto il giocattolo. Ma il calcio è l’espressione mafiosa dell’economia. Per funzionare ha bisogno di questa gente che piange, si dispera, scende in piazza. Bambini, appunto”.
L’intervista prosegue a tutto campo: chiesa, economia, finanza. Grillo non salva nessuno. Parlando di papa Ratzinger l’umorista afferma che “non sa muoversi. Wojtyla era un gigante. Andava in Africa e parlava dei disastri della Banca mondiale e del Fondo monetario. Ora mi sembra che vogliamo ritornare a una concezione bagetbozzistica della religione”.
Il comico definisce Ricucci “un anemone, quella pianta carnivora che punge la preda e la mangia viva. Si è messo a spolpare gli altri vecchi usurai dell’economia – e attacca il capitalismo italiano – finto, dove con l’1,33% controlli una società, produci debiti a non finire come la Telecom di Tronchetti”.
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Il governo venezuelano ha deciso di aiutare i cittadini americani che vivono al di sotto della soglia di povertà.
Lo ha annunciato il presidente Hugo Chavez, il quale ha spiegato che sarà fornito gasolio scontato del 40% a tutti coloro che versano in precarie condizioni economiche.
“Anche negli Stati Uniti c’è gente molto povera – ha argomentato – tutti gli anni centinaia di persone muoiono di freddo, quindi offriremo loro combustibile per il riscaldamento a prezzi stracciati”.
Chavez, presidente di una nazione ricchissima di petrolio, incontrerà la settimana prossima il reverendo statunitense Jesse Jackson, numero uno di una delle più importanti associazioni umanitarie americane, per mettere a punto i dettagli dell’operazione. Chavez ha inoltre aggiunto che metterà le strutture ospedaliere del suo paese a disposizione dei cittadini americani che – sprovvisti di assicurazione – non possono permettersi di affrontare spese mediche elevate.
Le autorità americane, spiazzate dall’annuncio, al momento non hanno ancora fornito alcun commento ufficiale.
“Se mi succederà qualcosa, il responsabile sarà George W. Bush. Sarà lui l’assassino”.
Lo ha oggi affermato Hugo Chavez commentando le affermazioni del pastore americano Pat Robertson che, la scorsa settimana, si era detto certo fosse arrivato il momento di mandare gli agenti dei servizi segreti statunitensi ad uccidere il presidente venezuelano.
“Stava esprimendo i desideri della elite statunitense – ha affermato oggi Chavez – questo è puro terrorismo”.
Negli scorsi giorni il Governo di Caracas aveva bollato come “terroristiche e criminali” le dichiarazioni di Robertson. Anche l’Onu era intervenuto sulla vicenda, mettendo in chiaro che il Palazzo di Vetro è “contro qualsiasi affermazione che tenti di istigare la violenza o che minacci la vita di leader eletti”. Da parte sua, il Dipartimento di Stato americano aveva subito messo in chiaro che l’eliminazione fisica di Chavez non è un’opzione al vaglio dell’amministrazione Bush.
Polemiche che avevano costretto lo stesso Robertson – famoso negli Usa per le sue prediche estremamente radicali trasmesse dal canale “Christian Broadcast Network” – a scusarsi: “E’ giusto chiedere un assassinio? Certo che no – aveva scritto sul proprio sito internet – mi scuso per quella frase. Ho parlato in questo modo per un senso di frustrazione”.
Lo scorso febbraio il dittatore cubano Fidel Castro aveva parlato di un piano degli americani per assassinare il presidente venezuelano.
“Se gli Stati Uniti potranno, lo elimineranno – aveva chiarito – bisogna lottare per conservare un leader prima che lo uccida un impero che ha come metodo prediletto assassinare dirigenti. Lo dico a tutta l’opinione pubblica mondiale: se Chavez verrà assassinato, la responsabilità cadrà in pieno sul presidente Bush”.
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il pasto nudo
agosto in iraq, uccisi 74 soldati usa Leggi l'articolo »
-“Un usignolo
in gabbia suscita la rabbia di tutto il cielo”.
William Blake
William Blake: -“Un usignolo… Leggi l'articolo »