Quale civiltà,
quale democrazia superiore,
quale modello di società da esportare,
qui si tratta
antropologicamente
di ricercare la causa della grave malattia che la società statunitense ha colpito e sta annientando.
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La piaga di new Orleans piange sangue
dei suoi morti affogati,
ma ancor più di questo
trasmetta la disperazione di una città allo sbando,
preda degli sciacalli e di tutti coloro
che ( e purtroppo sono tantiiii) con una fucile sul braccio
girano indifferenti dei corpi semivivi dei vicini che sprofondano nel fango
ma ben lesti verso quale vetrina ci siano dei beni di consumo da depredare.
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Capiranno questa volta, l’ennensima dimostrazione,
i cittadini nordamericani
che l’aver mandato la maggior parte dell’esercito e della guardia nazionale
in iraq per una guerra senza giustificazioni
non è mai stata una sana idea e
che logicamente prima o poi tutto ciò si sarebbe rivoltato contro?
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In un Italia che di catastrofi naturali ne ha vissuto molte
dal dopoguerra ad oggi,
pare assurdo l’aver assistito a scene come quelle odierne di new orleans,
in cui al posto della solidarietà logica e automatica intrinseca nell’uomo quando si riunisce contro
una forza della natura avversa,
i trecento cecchini mandati dall’iraq in città con l’ordine di sparare a vista
(non oso pensare quanti corpi sono caduti invano in quell’immenso pantano)
mi fanno pensare che la distanza fra “noi” e “they” è ben più cosa dell’oceano che ci separa.
guerrilla radio
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