andrea camilleri: le guerre usa gesto osceno

Camilleri: l’11 settembre? Più vittime in Iraq

Lo scrittore definisce ugualmente osceni l’attentato alle Torri e la reazione americana
 

ROMA – L’inventore del commissario Montalbano in tv appare un po’ stanco, forse sono i festeggiamenti per i suoi ottant’anni ad averlo provato. Ma sull’11 settembre, sull’attacco alle Torri Gemelle, Andrea Camilleri ha un’idea molto chiara e pronta per far discutere: «Inutile ripeterlo, è stato un gesto osceno nei riguardi dell’uomo. Ma con la stessa franchezza devo dire che la reazione m’è parsa altrettanto oscena. Cioè a dire: si è andati a colpire della gente che non c’entrava, prima in Afghanistan e poi in Iraq, creando un numero ben superiore di civili morti di quanti non ce ne siano stati nelle Due Torri». In ballo, secondo Camilleri, c’è la strategia complessiva dell’amministrazione Bush: «Forse la lotta al terrorismo… che va fatta… andava realizzata con maggiore razionalità. E non sull’onda della reazione emotiva».

Camilleri parla di guerra, di Iraq e di 11settembre seduto al «Bar Vigata» di Porto Empedocle, proprio sotto casa («è il mio ufficio, il cameriere Mario mi fa da segretario») e risponde alle domande di Fernando Ferrigno del Tg3 . La registrazione risale a sabato scorso, giorno del suo ottantesimo compleanno, e ieri sera al Tg3-Primo Pian o delle 23.30 sull’11 settembre è andata in onda solo una rapidissima sintesi. Il resto troverà posto su Raitre in settimana, forse anche stasera stessa, tutto dipenderà dall’attualità.

Nel Tg3-Primo piano trova spazio un’altra riflessione sulla guerra. Stavolta è un ricordo personale: «Eravamo a Bolsena in automobile. Io non guido e quindi chiesi a mia moglie: “Fermati un attimo”. Scesi verso questo enorme cimitero di guerra anglo-americano. Io leggevo le lapidi e c’era qualcosa che non capivo. Rimontai in macchina. Solo la sera ho capito l’assurdità di ciò che avevo visto. A mettere quelle lapidi non erano stati i figli. Ma i genitori». Il resto del colloquio contiene altri spunti sulla guerra: «Ricordo molto bene cosa fu la Seconda guerra mondiale, ero giovane, posso dire di averla ancora negli occhi, ricordo bene cosa ho visto e ho vissuto». La riflessione però sembra portarlo a una constatazione ottimistica: «Io ho ormai ottant’anni e posso almeno dire che qui in Europa non ci sarà più una Germania a dichiararci guerra, non ci sarà più una Francia a dichiararci guerra… E’ una certezza, e per noi è un grande passo avanti».

Camilleri rinnova la sua fede pacifista e rende omaggio a Giovanni Paolo II: «Le marce per la pace? Io sono d’accordo, capisco bene tutti i movimenti che si battono per la pace. Io non sono credente ma ho sentito quante volte Wojtyla si appellò al mondo per la pace. Ma non lo hanno ascoltato…» E alla fine, da siciliano, lo scrittore non dimentica l’orrore degli sbarchi e delle morti in mare di queste ore: «Di fronte a queste cose dovremmo sentirci veramente tutti emigranti»

 
Paolo Conti

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