Afghanistan: Patch Adams
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Guerriglia alla prigionia dell'Informazione. Contro la corruzione dell'industria mediatica, il bigottismo dei ceti medi, l'imperdonabile assopimento della coscienza civile. La brama di Verità prima di ogni anelito, l'abrasiva denuncia, verso la dissoluzione di ogni soluzione precostituita, L'infanticidio di ogni certezza indotta. La polvere nera della coercizione entro le narici di una crisi di rigetto. L'abbuffata di un pasto nudo, crudo amaro quanto basta per non poter esser digerito.
Allora quale Vittorio Arrigoni
anima Guerrilla radio?
“Je est un autre”
soleva dire Rimbaud.
“Lei è Allen Ginsberg?”
“uno dei tanti Allen Ginsberg”
rispondeva il poeta della beat generation a chi lo interrogava sulla sua identità,
intendendo con ciò sottolineare la frammentazione del suo ES
in così tante personalità da poter esser considerate vere e proprie persone a sé stanti.
Dotate quasi di propria indipendenza e libero arbitrio.
Questa premessa fondamentale
per chiarire o meglio
scurire,
a coloro che fisicamente non mi conosco,
chi qui si trovano dinnanzi sfogliando le agguerrite pagine di Guerrilla radio.
E chi non si trovano dinnanzi coloro che hanno avuto l’ardita sorte
di conoscere la carne e le ossa di Vittorio Arrigoni
(lo spirito è stato concesso solo ad una stretta cerchia di persone svestite di abiti abituali).
Guerrillaradio è il VittorioArrigoni che legge Orwell e Burroughs,
Saviano e Travaglio,
Micheal Moore e Noem Chomsky. Questo VittorioArrigoni, e non quello che medita fra le pagine dei discorsi del Dalai Lama, di Nietzsche, o del Mahabharata, fra gli haiku di Ryokan e Tagore, e poco di quello che nonostante tutto, al pub ci va ancora con sottobraccio Vian o i Fante, Bukowsky Keruac Gutierrez o Miller, la miglior compagnia possibile dinnanzi ad una carboazotata.
Il Vittorio Arrigoni che durante più di dieci anni
ha fatto del viaggio una università di vita,
i cui illustri docenti sono i personaggi anonimi che la miseria
ha reso miserables,
ma impreziositi veicoli di arcaici valori umani fondamentali.
Il perchè del Blog guerrillaradio
si fomenta nella mia cella d’isolamento a Tel Aviv,
nella quale fui recluso prima di subire un ingiusto processo
la mia unica colpa essere attivista incoruttibile nel campo dei diritti umani.
Guerriglia alla prigionia dell'Informazione. Contro la corruzione dell'industria mediatica, il bigottismo dei ceti medi, l'imperdonabile assopimento della coscienza civile. La brama di Verità prima di ogni anelito, l'abrasiva denuncia, verso la dissoluzione di ogni soluzione precostituita, L'infanticidio di ogni certezza indotta. La polvere nera della coercizione entro le narici di una crisi di rigetto. L'abbuffata di un pasto nudo, crudo amaro quanto basta per non poter esser digerito.
È stato protagonista di un prolungato sciopero della fame attuato per attirare l’attenzione delle cancellerie europee dell’Europarlamento sulla tragedia cecena: Olivier Dupuis, già europarlamentare radicale ha legato la sua azione politica a Bruxelles alla difesa delle «centinaia di migliaia di ceceni abbandonati ad un destino funesto e sottoposti, dal 1994, ad un vero e proprio genocidio nascosta dalle classi dirigenti europee del mondo della politica, dell’economia e dei mass media». Il mondo è inorridito di fronte alla strage di bambini a Beslan. I terroristi hanno agito in nome della «causa cecena». Lei che per questa causa si è battuto da non violento come valuta questa tragica vicenda?«In tutte le cause giuste, legittime si può ricorrere a mezzi criminali oppure a mezzi non criminali. In questo caso, che qualcuno abbia usato mezzi criminali per perseguire una causa che io ritengo giusta, ciò non deve far venire meno la drammaticità e la necessità di affrontare la questione cecena».
Vladimir Putin ha ribadito la volontà di proseguire la guerra totale contro il terrorismo islamico-ceceno. Ma esiste davvero una soluzione militare alla questione cecena?
«Assolutamente no. Sono ormai cinque anni dalla seconda guerra scatenata dal primo ministro di allora, Putin, e poi perseguita da lui stesso in quanto presidente, e non credo che la situazione sia migliorata. Tutt’altro. E non solo per quanto riguarda l’azione terroristica ma anche per ciò che concerne la tragedia che vive il popolo ceceno: il 20% della popolazione è stata eliminata. Rapimenti, torture, stupri, esecuzioni di massa, un Paese distrutto: così è stata ridotta la Cecenia. Tutto questo è il risultato tragico di una politica disastrosa da parte russa, e non penso che proseguire su questa via possa dare risultati diversi da quelli, terrificanti, che ha già dato. Giustamente si piangono i bambini uccisi a Beslan. Ma quante lacrime sono state versate per i quarantamila bambini uccisi negli ultimi anni in Cecenia?».
Non crede che i tanti lati oscuri nella strage di Beslan possano incrinare il rapporto di fiducia tra Putin e l’opinione pubblica russa, e la sua credibilità internazionale?
Questa incrinatura è già in atto. La polarità di Putin è in discesa e potrebbe ulteriormente calare. Il problema di fondo riguarda la Comunità internazionale, gli Stati Uniti e l’Europa in primo luogo che hanno creduto in questa scorciatoia politica di Putin che non riguarda soltanto la questione cecena, ma che investe la democrazia in Russia, lo Stato di diritto in Russia. Questa linea di fermezza è stata perseguita anche al prezzo di una erosione fortissima dei diritti, della libertà di stampa in Russia, della libertà imprenditoriale e di quella dei cittadini, e con una visione neocoloniale imposta con la forza più bruta in Cecenia ma anche in altre repubbliche del Caucaso e non solo del Caucaso. Senza un approccio democratico fondato sullo Stato di diritto e sulla politica, le relazioni europee con la Russia sono molto a rischio, anche al di là della crisi cecena».
Lei ha denunciato a più riprese l’indifferenza delle cancellerie europee sulla tragedia cecena. Cosa c’è dietro questa indifferenza?
Ci sono interessi sostanziosi, come petrolio e gas e i rifornimenti per i Paesi dell’Unione Europea, come l’Italia, la Germania, la Francia , la Gran Bretagna che hanno puntato molto in particolare sul gas ma anche sul petrolio russo, e dall’altra parte c’è anche, in prospettiva, un mercato di 150milioni di abitanti alle porte dell’Europa. Queste due cose hanno un valore molto alto nel determinare la politica dei leader leader occidentali. A cio va aggiunto il vecchio riflesso che è quello di essere molto tolleranti nei confronti delle dittature in nome di una cosiddetta stabilità. Col passare degli anni, molto spesso questi uomini politici hanno dovuto riconoscere che questo appoggio a una stabilità fondata su scorciatoie militariste e sull’erosione di libertà fondamentali , della democrazia e dello Stato di diritto, provocava effetti molto gravi. Credo che questo riflesso della classe politica europea è molto presente; preferisce non guardare ai problemi gravi della Russia e di credere in un leader “miracoloso”, in questo caso Putin, che risolve tutti i problemi e che garantisce all’Europa la stabilità della Russia e con essa gli interessi nel settore petrolifero e in altri ancora».
Di fronte al massacro di Beslan non c’è il rischio che nell’opinione pubblica internazionale si stabilisca l’equazione ceceni uguale terroristi?
«Questa generalizzazione è sbagliata, ingiusta e va contrastata con la massima determinazione. Sarebbe come se i baschi potessero essere considerati tutti terroristi per colpa di quelli dell’Eta. Questo va ribadito all’opinione pubblica a maggiore ragione in un contesto in cui le possibilità di manipolazione o addirittura di organizzazione di atti del genere è molto maggiore. In uno Stato come quello russo fondato su una struttura in buona parte nelle mani dei servizi segreti, sapendo anche ciò che questi servizi segreti sono stati capaci di fare nella storia dell’Unione Sovietica, evidentemente ci si può aspettare il peggio; un peggio alimentato anche da menti criminali come quelle dei terroristi di Beslan. Resta il fatto che quella condotta da Mosca in Cecenia è una guerra di colonizzazione, come lo fu in Algeria. Ma De Gaulle capì che una guerra contro un intero popolo non poteva mai essere vinta ed ebbe il coraggio e la lungimiranza di ritirarsi. Ma De Gaulle si rivelò un vero statista, e non un “piccolo zar” come si manifesta Vladimir Putin. Garantire una vera stabilità con la democrazia e lo Stato di diritto in Russia e con uno Stato di diritto e la democrazia in Cecenia. In questo senso, penso che possa essere rilanciata la proposta di un “modello Kosovo” per la Cecenia, vale a dire quello di un’amministrazione internazionale in grado di avviare un percorso che metta un punto finale a questa tragedia, per la Russia e per la Cecenia. Una proposta che comincia a conquistare consensi anche all’interno della Russia, ma che si scontra con le paure e gli opportunismi dell’Occidente
40mila bambini ceceni. Oliver Dupuis Leggi l'articolo »
Editoriale
SETTEMBRE 2004 – Un secolo di genocidi e massacri sistematici in Africa e non solo. L’editoriale di settembre richiama l’attenzione sul genocidio in atto oggi nel Darfur, in Sudan, sottolineando come, ancora una volta, la comunità internazionale se ne stia a guardare.
Del genocidio, o dell’innominabile
Battaglia di Hamakari, sul Waterberg Plateau, 11 agosto 1904, tra le truppe coloniali tedesche e i guerrieri herero. Pochi conoscono quei fatti. La Germania si annette il territorio nel 1884, denominandolo Africa del Sud-Ovest (attuale Namibia). Gli herero reagiscono subito, opponendosi alla progressiva perdita delle proprie terre. I tedeschi, con l’appoggio britannico, occupano comunque gran parte della regione.
La rivolta degli herero scoppia l’11 gennaio 1904. Uccisi cento coloni e una decina di soldati tedeschi in una serie d’attacchi contro fattorie isolate. Spietata la repressione tedesca. Il generale Lothar von Trotha, inviato dell’imperatore Guglielmo II con l’ordine di “schiacciare i rivoltosi con ogni mezzo, lecito o illecito”, trasforma lo scontro in un vero e proprio genocidio. Nella battaglia di Hamakari migliaia di herero sono falciati dalle mitragliatrici; seguono impiccagioni di massa. I superstiti vengono deportati nel deserto di Omaheke, i cui pozzi sono stati avvelenati.
Agli inizi del 1905, anche i nama si ribellano e subiscono la stessa sorte. Per gli scampati c’è il campo di concentramento. Nell’arco di tre anni, il 60% dei reclusi muore di malattie e stenti o per esecuzioni sommarie. Nel 1910, rimangono soltanto 15mila degli 80mila herero e solo 8mila dei 20mila nama.
Quello degli herero e dei nama non è stato l’unico genocidio commesso dagli europei in Africa nel secolo scorso. Nell’allora Libero Stato del Congo (l’attuale Rd Congo), immenso possedimento privato del Re Leopoldo II del Belgio, l’intera popolazione fu ridotta in schiavitù e costretta con metodi disumani a produrre ricchezze da inviare in Europa. Si calcola che almeno 10 milioni di persone abbiano perso la vita tra il 1885 il 1908. Ai nostri giorni, basti ricordare il genocidio ruandese (1994, tra 500mila e il milione le vittime), i massacri sistematici avvenuti durante la guerra combattuta nell’Rd Congo dal 1996 al 2002 (oltre tre milioni di morti), i ripetuti eccidi in Liberia e Sierra Leone…
Oggi, secondo numerose organizzazioni umanitarie e agenzie Onu, un nuovo genocidio è in atto in Sudan, nella regione del Darfur: 50mila le vittime, un milione i profughi, 160mila i rifugiati in Ciad. Eppure, oggi come ieri, la comunità internazionale sembra limitarsi a guardare o ad approvare risoluzioni Onu destinate a rimanere sulla carta.
Nella Convenzione sulla prevenzione e repressione di crimini di genocidio del 1948 si legge: “Viene definito genocidio uno qualunque degli atti di seguito elencati, commessi con l’intenzione di distruggere, del tutto o parzialmente, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, in quanto tale: il massacro dei membri di un gruppo; l’attentato grave all’integrità fisica o mentale del gruppo; la sottomissione intenzionale di un gruppo a condizioni di esistenza che comportano la sua soppressione fisica, totale o parziale; le misure finalizzate a impedire le nascite all’interno di un gruppo; il trasferimento forzato di bambini da un gruppo verso un altro”.
Sotto pressione dell’allora Urss e con la complicità di molti paesi, dalla lista dei crimini da perseguire la Convenzione escluse l’eliminazione di gruppi politici, la distruzione di un gruppo attraverso l’annientamento culturale o l’assimilazione forzata al gruppo dominante. Queste restrizioni ridimensionavano notevolmente il significato che i penalisti attribuivano al concetto di genocidio, a riprova di quanto rapidamente le grandi potenze – appena concluso il secondo conflitto mondiale – hanno imboccato la strada della realpolitik.
La creazione di un Tribunale internazionale, previsto dalla Convenzione, avrebbe visto la luce soltanto nel 1998. Nel 1993 la Bosnia Erzegovina sarebbe stato il primo paese a fare appello alla comunità internazionale contro la Federazione Jugoslava (Serbia e Montenegro), accusandola di genocidio e richiamandosi alla Convenzione del 1948.
Una volta definito il concetto, la parola “genocidio” è diventata impronunciabile. Nel 1994, Bill Clinton, pur di evitare l’impegno Usa in Ruanda, chiese al dipartimento di Stato di “fare acrobazie legali per evitare di parlare di genocidio”. Nel luglio scorso, il segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, invitato da vari organismi internazionali a definire “genocidio” i massacri compiuti in Darfur, ha affermato: “Perché pronunciare questo nome, quando la comunità internazionale non è pronta a intervenire” come esigerebbe la Convenzione?
Acrobazie, questa volta verbali, anche al recente incontro dell’Unione africana ad Addis Abeba. S’è parlato di “crimini di guerra”, “odiosi massacri”, “eccidi”, “tragedia umanitaria”… ma non s’è nominato l’innominabile. Se non si tratta di genocidio, si può fare a meno di intervenire.
Lo scorso 22 luglio, il Congresso americano, in una risoluzione votata all’unanimità, ha definito “genocidio” la tragedia in atto nel Darfur, e ha invitato l’Amministrazione Bush a prendere in esame la possibilità di un intervento multilaterale o anche unilaterale, se le Nazioni Unite non dovessero riuscire a risolvere la situazione. Ma si teme che Russia e Cina – e anche alcune nazioni latino-americane e arabe – si opporranno a una risoluzione Onu troppo “severa”.
La Convenzione del 1948, che costituisce l’unico strumento di riferimento per la repressione del genocidio e si pone come il solo mezzo disponibile per la sua prevenzione, fino ad oggi ha represso ben poco. E ancor meno prevenuto. Se non sono in ballo i propri interessi, la comunità internazionale non si muove. Sceglie invece di temporeggiare, trincerandosi dietro a ciniche definizioni giuridiche e dicendo: “Si tratta soltanto di massacri, eccidi, “politicidi”, “democidi”… ma da qui a genocidio ce ne corre!”. E così, il grido “mai più” è diventato un mero slogan. Da ripetere stancamente e inutilmente.
www.nigrizia.it
nigrizia:darfur,la vergogna di un genocidio nascosto Leggi l'articolo »
Settembre 01, 2004
E’ morta oggi a 91 anni Enriqueta Gastelumendi, l’ultima rappresentante degli indios Ona, etnia della Terra del fuoco argentina che ormai è estinta.
Della tribù Ona aveva scritto Francisco Coloane (in Cacciatori di Indios, Guanda). Eccone la scheda editoriale: “Come raccontare lo sterminio sanguinoso e scientifico degli indios di razza ona o selk’nam della Terra del Fuoco, la fine della loro civiltà, nella cornice della conquista e della colonizzazione dei nuovi pionieri bianchi? Come narrare il passaggio da un’economia di pura sussistenza, incentrata sul nomadismo e sul guanaco, il grande ruminante che gli ona cacciavano, per passare allo sfruttamento intensivo del territorio realizzato dai latifondisti e dagli allevatori di pecore? Ed infine, come incorniciare il dramma di un ennesimo, violento meticciato, dell’avidità insaziabile, della caccia all’uomo, delle passioni esacerbate, in uno scenario sconfinato e vergine com’è quello della fine del mondo? Coloane, che di quest’angolo di terra è il grande e tragico cantore, sceglie di farlo attraverso tre figure femminili scelte come corifee”.
“La prima, Esther, gestisce insieme al marito, il Pelado Riera, una locanda al crocevia del nulla, una sorta di territorio di frontiera in cui si incontrano uomini di mare e di terra, cacciatori di foche, balenieri e cercatori d’oro, mandriani, allevatori e pastori. La seconda, Men Nar, è una giovane ona che, unica superstite al massacro della sua tribù ad opera di cacciatori di indios, una notte arriva ferita e sconvolta alla locanda del Pelado dove viene curata e successivamente adottata da Esther e dal Pelado. Ed infine c’è Georgina, la figlia di Men Nar, la strana meticcia dagli occhi verdi come l’erba “coiròn”, la figlia della violenza dell’uomo bianco, che cresce insieme alla madre nella locanda. E al tavolo della locanda, nelle camere da letto o nella stalla, queste tre voci narranti dipanano un’infinità di storie, registrano le leggende indigene, i miti degli dei e degli eroi ona, raccolgono le testimonianze di un’umanità di passaggio fatta di avventurieri, pitocchi, missionari, studiosi, ex galeotti, navigatori consegnandoci i ritratti ora feroci, ora fieri, ora impavidi ma sempre indimenticabili dei protagonisti di un’epopea americana spesso dimenticata dai libri di storia”.
il tramonto di un popolo, l’ennesimo genocidio dell’uomo bianco Leggi l'articolo »
Il pasto nudo
dipendenze morbose (sino a quando???) Leggi l'articolo »
Secondo alcuni psicologi, quando ci troviamo a dover
scegliere un politico scegliamo quello che ci ispira maggior
fiducia, in base alle caratteristiche del viso. “In tutti questi
anni di ricerche – afferma Elisabeth Cornwell,
dell’Universita’ di Saint Andrew, in Scozia – abbiamo
scoperto che le caratteristiche della faccia influenzano il
modo in cui la maggior parte di noi percepisce gli altri”.
I ricercatori hanno scoperto che siamo condizionati
negativamente dai tratti mascolini e positivamente da quelli
piu’ femminili. Il mento squadrato, la mascella pronunciata e
la fronte spaziosa, unite a un naso grosso e occhi piccoli sono
indice, a prima vista, di un carattere dominatore che al
momento non ci ispira fiducia (anche se poi non e’ cosi’ nella
realta’). Viceversa, occhi grandi, naso piccolo e labbra
sottili ci infondono piu’ sicurezza.
“I tratti piu’ mascolini – afferma Cornwell – sono associati a
un livello alto di testosterone, durante l’eta’ dello sviluppo. E
gli alti livelli di questo ormone nell’eta’ adulta suggeriscono
un comportamento aggressivo e predominante. Le
caratteristiche del volto, in questo senso, agiscono come
segnali esterni per gli altri” .
(Fonte: Focus.it)
lombrosario Leggi l'articolo »
[CACAO MIELE]
Cosa fanno i medici-clown ormai e’ noto: portano allegria,
sorrisi e gioco ai bambini ricoverati in ospedale che, oltre a
soffrire per le malattie e le terapie cui sono sottoposti, sono
impauriti dall’ambiente ospedaliero e dalla lontananza dalla
famiglia. La Nazionale di calcio Clown Therapy e’ una Onlus
che raccoglie fondi, attraverso l’organizzazione di partite di
calcio, per finanziare l’attivita’ dei clown-dottori che lavorano
nei reparti di pediatria degli ospedali. Per seguire le loro
attivita’, potete collegarvi al loro sito
http://www.nazionaleclown.it .
doctor clown Leggi l'articolo »
Per lui la Sardegna “e’ il giardino di Dio”, come ha piu’ volte
pubblicamente sostenuto, ma non ha esitato ad abbattere 1500
alberi (una intera foresta di eucaliptus e pini) nel parco della
sua villa al mare, nei pressi di Villasimius in provincia di
Cagliari.
E cosi’ Renato Soru, guru di Internet e attuale governatore
della Sardegna, si trova ora a dover pagare una sanzione da
26 mila euro per l’abbattimento degli alberi intorno alla villa.
La vicenda diventa ancora piu’ singolare se si pensa che il
Governatore della Sardegna ha recentemente caldeggiato ed
ottenuto l’approvazione di una legge regionale che vieta di
costruire a meno di 2 chilometri dal mare, e la sua villa sorge
praticamente sulla spiaggia.
(Fonte: Tgcom)
che cazzo fai soru??? Leggi l'articolo »
Cartoni per la pace
Otto israeliani e altrettanti studenti palestinesi hanno ideato e realizzato un film animato dal titolo ‘Pace of peace’ che verra’ presentato oggi alla Mostra del Cinema a Venezia. Il cartone per la pace e’ stato realizzato da 12studi di animazione italiani, che hanno gratuitamente scelto di sostenere l’iniziativa a promozione del dialogo tra israeliani e palestinesi.
(Fonte: ANSA
pace for peace Leggi l'articolo »
Cancella il debito
Il governo brasiliano ha cancellato 315 dei 331,6 milioni di dollari di debito contratti dal Mozambico nei confronti del Brasile.
Nell’incontro tra il presidente Luis Inácio Lula da Silva e il suo omologo mozambicano, Joaquim Chissano, sono stati anche firmati nuovi accordi di cooperazione.
(Fonte: misna.org)
Lula salva l’africa Leggi l'articolo »
Tre drammi: quello di una “resistenza” cecena egemonizzata da un terrorismo agghiacciante, responsabile di crimini incancellabili; quello della politica russa, che e’ stata e continua ad essere di genocidio; quello personale e politico di Putin, come di ogni potente.
Roma, 5 settembre 2004• Dichiarazione di Daniele Capezzone, segretario di Radicali Italiani
Sull’autentica tragedia consumatasi in Ossezia, quelle di Adriano Sofri mi sono parse le uniche parole davvero sagge.
I drammi sono chiaramente tre. Da una parte, quello di una “resistenza” cecena ormai egemonizzata da un terrorismo agghiacciante, responsabile di crimini disumani e incancellabili: e gli autori e gli attori di tutto ciò sono i peggiori nemici della stessa causa cecena, che rischiano di minarla definitivamente.
Dall’altra, il dramma di una politica russa che in questi anni, in Cecenia, è stata e continua ad essere di genocidio. Ed è bene che l’Occidente se ne renda conto. Non possiamo tollerare campi di concentramento nel 2004, o “giustificarli” in nome della “lotta al terrorismo”: altrimenti, risponderemo all’orrore con altro orrore, e rischieremo di diffondere ulteriormente il seme del male che vorremmo combattere.
E infine, il dramma del potente Putin. In quel suggerimento-incubo di Sofri (offrirsi per salvare la vita dei bimbi) c’è il richiamo alto alla dimensione umana, di persona, che un potente non dovrebbe perdere, e che (per altro verso) sarebbe sbagliato immaginare che un potente debba necessariamente aver già perso.
Sofri richiama non solo Putin, ma noi tutti, se stesso, ciascuno, a un diverso “dover essere” di politico, di cittadino, di uomo e di donna.
dover essere saggi Leggi l'articolo »
“Tutto questo indicibile orrore si è svolto senza che in Italia ci sia stata una sola manifestazione importante di denuncia dei crimini contro l´umanità del governo e dell´esercito russo, di condanna delle stragi “suicide”, e di solidarietà con la popolazione cecena e le madri russe. Nessuna richiesta di pace è venuta per quel piccolo paese violentato.”
Adriano Sofri
cecenia, un commento di adriano sofri Leggi l'articolo »
con i soldi ricavati dalla causa civile, finanzieremouna campagna referendaria che potrebbe aiutare a salvare la vita a tanti malati.
Se non fossimo in giorni segnati dall’angoscia per la tragedia dell’Ossezia, si potrebbe perfino sorridere di questa impresa del ministro Giovanardi, e magari attribuirla ad un improvviso colpo di calura, pur in un’estate come questa, neanche troppo calda.
Ma esistono momenti in cui non è più lecito sottovalutare i rigurgiti talebani che vengono fuori, che tornano in tutta la loro pericolosità.
Dunque, i fatti. Come i nostri amici radicali di Modena hanno denunciato, la città è da giorni tappezzata di manifesti così concepiti. Foto di Hitler che arringa un corteo di camicie brune, e poi il titolo: “Referendum sulla procreazione assistita. Anche loro avrebbero firmato”.
E stamani, su “Il Giornale” e sulle testate del “Quotidiano nazionale” (“Il Giorno”, “La Nazione”, “Il Resto del Carlino”) il ministro Giovanardi in persona rivendica la paternità dell’operazione, aggiungendo offesa a offesa, insulto a insulto.
Voglio preannunciare a questo Ministro della Repubblica che sarà denunciato in sede penale e in sede civile, e che -con il denaro ricavato da quest’ultima azione- finanzieremo una campagna referendaria, quella in corso, che è volta proprio a tentare di salvare le vite di tanti malati.
Certo, su un altro piano, sarà interessante vedere se qualcuno -nella cosiddetta “Casa delle libertà”, e magari anche nell’Udc- riterrà di esprimersi su quest’altra triste e trista bravata
Se non fossimo in giorni segnati dall’angoscia per la tragedia dell’Ossezia, si potrebbe perfino sorridere di questa impresa del ministro Giovanardi, e magari attribuirla ad un improvviso colpo di calura, pur in un’estate come questa, neanche troppo calda.
Ma esistono momenti in cui non è più lecito sottovalutare i rigurgiti talebani che vengono fuori, che tornano in tutta la loro pericolosità.
Dunque, i fatti. Come i nostri amici radicali di Modena hanno denunciato, la città è da giorni tappezzata di manifesti così concepiti. Foto di Hitler che arringa un corteo di camicie brune, e poi il titolo: “Referendum sulla procreazione assistita. Anche loro avrebbero firmato”.
E stamani, su “Il Giornale” e sulle testate del “Quotidiano nazionale” (“Il Giorno”, “La Nazione”, “Il Resto del Carlino”) il ministro Giovanardi in persona rivendica la paternità dell’operazione, aggiungendo offesa a offesa, insulto a insulto.
Voglio preannunciare a questo Ministro della Repubblica che sarà denunciato in sede penale e in sede civile, e che -con il denaro ricavato da quest’ultima azione- finanzieremo una campagna referendaria, quella in corso, che è volta proprio a tentare di salvare le vite di tanti malati.
Certo,
su un altro piano, sarà interessante vedere se qualcuno -nella cosiddetta “Casa delle libertà”, e magari anche nell’Udc- riterrà di esprimersi su quest’altra triste e trista bravata
giovanardi e hitler Leggi l'articolo »
Buon compleanno
Il 2 settembre 1969, in un laboratorio della Ucla (University of
California) di Los Angeles) il professor Lein Kreinrock e gli
studenti Stephen Crocker e Vinton Cerf collegano tra loro due
computer a 4 metri uno dall’altro.
La ricerca era finanziata dal Pentagono che cercava un sistema di
comunicazione sicuro e segreto, che resistesse agli attacchi nucleari.
A 35 anni di distanza quel sistema di comunicazione e’ Internet e
collega virtualmente tra loro piu’ di 600 milioni di persone in tutto il
mondo.
Lo stesso Pentagono utilizza ancora oggi la Rete, per farne cosa e’
un segreto.
I due studenti invece stanno lavorando al loro prossimo obiettivo:
collegare a Internet tutti gli oggetti di uso quotidiano.
compleanno internet Leggi l'articolo »
Fate l’amore, fate l’amore, fate l’amore!
E’ il consiglio di David Weeks, ricercatore al Royal Hospital di
Edimburgo.
3 volte alla settimana allunga la vita di 10 anni. Fare sesso e’ piu’
benefico dell’assunzione di 2 aspirine al giorno, previene molte
malattie (tumore alla prostata, diabete, ipertensione), ne cura altre
(mal di testa) e rende piu’ intelligenti, stimolando la produzione di
adrenalina e cortisolo.
fate l’amore non fate la guerra Leggi l'articolo »
Sparatoria tra polizia e rapinatori finisce in un film a luci rosse.
E’ successo in Norvegia. La troupe stava girando alcune scene
all’aperto del nuovo film di Thomas Hansen, star del porno
norvegese, quando si sono uditi degli spari. Il regista ha subito
girato la telecamera e ripreso lo scontro.
Ora la videocassetta, che inizia con una scena di sesso, verra’
utilizzata come prova in tribunale.
(Fonte: Tgcom)
sparatoria porno Leggi l'articolo »
Regolamenti
Il Comune di Monza ha approvato un nuovo regolamento su come si deve tenere un animale domestico.
Rivoluzionario il divieto di mettere il pesciolino rosso nella classica “boccia” di vetro. Le pareti tondeggianti distorcono la visuale e dopo un po’ il pesce diventa strabico e un po’ alienato.
addio alla boccia per il pesce rosso Leggi l'articolo »
Sembra una barzelletta ma e’ tutto vero: una signora inglese, stanca
delle auto che passavano a velocita’ folle vicino casa sua, piazza
uno spaventapasseri sul ciglio della strada. I vestiti del manichino
pero’ non sono stracci, ma abiti simili a quelli della polizia.
Il risultato e’ clamoroso: auto che rallentano, servizi televisivi alla
BBC e il sindaco che vuole copiare l’idea.
Lo spaventapasseri dell’anziana signora, che si chiama Stella
Anderson, e’ un piccolo capolavoro: grandezza naturale,
perfettamente vestito da agente (donna) della polstrada, con tanto di
finto rilevatore manuale di velocita’ tenuto ben in vista e un paio di
manette alla cintura. Ci mancava che qualche passante la invitasse fuori a cena.
(Fonte: Repubblica.it)
Stefano Piazza
spaventa-auto Leggi l'articolo »
Il condominio
Potrebbe il nuovo titolo di un film horror, visto che nei condomini si
registra il piu’ alto indice di litigiosita’.
E’ quanto risulta da uno studio del Censis. 850mila cause ogni anno
intentate tra inquilini, suddivise in 831mila condomini, circa una
causa ogni stabile.
Secondo Roberto Ciampicacigli, del Censis, l’assemblea
condominiale e’ una palestra dell’irrazionalita’, dove ci si allena a
esercitare il delirio di onnipotenza.
(Fonte: Macchina del Tempo)
convivenza condominiale Leggi l'articolo »