Brasile
Lula, gli ogm e l’ambiente
Tra gli ambientalisti brasiliani e il governo di Lula non corre buon sangue. A Brasilia infatti sembra passato un secolo dalla gloriosa campagna elettorale che portò Lula alla presidenza con il sostegno di verdi, attivisti per i diritti umani e il movimento dei senza terra. A due anni da quelle elezioni l’elenco delle lamentele ambientaliste sembra non aver fine.
C’è il caso più famoso, quello degli organismi geneticamente modificati, fatti entrare nel paese nonostante le promesse elettorali e la mancanza di dati certi sul loro impatto ambientale. Ma anche sul versante energetico e di riduzione dell’inquinamento le cose non vanno meglio. “Senza badare ai danni ecologici e sociali, la sinistra al governo continua a finanziare la costruzione di grandi dighe”, scrive Carta Capital. “E perfino la comunità internazionale si è lamentata per i deboli investimenti nelle fonti rinnovabili”.
Ulteriore buco nero dell’amministrazione Lula: la foresta amazzonica. Nel 2004 gli incendi dolosi in aree protette sono aumentati del 13 per cento, per un totale di 23.750 chilometri quadrati di foresta disboscati contro i 14.242 del 1990. E questo nonostante sia stato istituito un apposito organismo per la lotta alla deforestazione