Abou Mossaab Zarkaowi, Aiman Al-Dhawahiri, Oussama Bin Laden:

Abed Charef

Le quotidien d’Oran

 

Abou Mossaab Zarkaowi, Aiman Al-Dhawahiri, Oussama Bin Laden: gli americani pensano che basti inventarsi un nome dalla risonanza esotica per vincere una guerra. Abou Mossaab Zerkaoui è un uomo molto comodo. Sconosciuto fino ad  un anno fa, è diventato l’ icona delle news della stampa internazionale. Vale oggi molti milioni di dollari, è sulle news di tutti i grandi giornali,  determina l’apertura dei giornali teletrasmessi, e promette di rimanere la notizia “principe” del terrorismo fino all’apparizione del prossimo Bin Laden. Ha tutto per svolgere il suo nuovo ruolo. Djihadista,  islamista, internationalista, che porta un nome dal suono molto esotico, espatriato, condannato a morte nel suo paese, la Giordania, avrebbe trovato rifugio in Iraq, questa nuova destinazione dei “terroristi” del mondo intero. Là, è riuscito a montare un’organizzazione terribilmente efficace, per tentare di trasporre il combattimento perduto in Afghanistan  verso un Iraq da conquistare. È anche circondato da un alone di mistero, e del mito necessario per farne un vero marchio. E, per completare la tabella, uccide con le proprie mani, prende ostaggi, li decapita, sgozza  le sue vittime senza alcun rimorso. Non obbedisce ad alcuna norma, non fonda la sua azione su nessuna morale. E’ un terrorista, per il quale il terrorismo, la morte, la distruzione costituisce un  fine a se stesso. In una parola come in cento, è il male. Al termine del conto, Zarkawi diventa quasi un prodotto pubblicitario. Aderisce troppo bene alla sua immagine per non porsi  alcune questioni. È così tanto ben inserito nel ruolo nel ruolo che gli si addice che si  finisce per chiedersi se questo ruolo  non sia stato creato per lui, o se, per contro, non sia lui stato creato per questo ruolo, quello di sostituirsi alla resistenza irachena, soppiantarla, diventando il simbolo che rifiuta, quello la cui sola presenza permette agli occupanti di commettere le sevizie peggiori ed i crimini più abietti, come i bombardamenti di case civili nelle quali Zarkawi  si dice sia rifugiato. Poiché, per gli occupanti americani e britannici, i dati sono semplici. Il concetto di “danno collaterale” è definitivamente ammesso ed adottato. Permette di ricorrere a tutti i mezzi, senza attardarsi sulle conseguenze. Si può bombardare una zona residenziale, una casa civile, una via, un mercato, volontariamente o per errore. Basta semplicemente dire che l’obiettivo considerato era “Abou Mossaab Zarkawi” per giustificare, a posteriori, il massacro d’innocenti. Zarkawi esiste realmente? La questione è superflua. Del resto altre questioni sembrano oggi inutili, poiché vietate. Gli fanno portare il cappello delle operazioni più spettacolari in Iraq. Si insiste sul posto preponderante che si suppone occupi, lo si mette letteralmente come punta di diamante di resistenza. Ma nessuno  si chiede come quest’uomo sia  potuto arrivare in un paese in guerra, che è  appena  uscito da un lungo periodo d’ibernazione poliziesca, e stabilire reti d’una tale efficacia così poco in tempo. Come può  prendere il  governo su tutto uno popolo, e dirigere la resistenza in un paese in cui il culto della guerra è un dato permanente? A scavare queste questioni, si finisce per arrendersi all’evidenza. Gli americani si sono confrontati con  un problema serio in Iraq. Non potendo risolverlo, lo deformano. Rifiutano di ammettere che hanno di fronte a loro una resistenza organizzata, che respinge l’occupazione. Allora, hanno fatto una scelta, quello di eliminare questa resistenza, di distruggerne l’immagine. Il modo di procedere è relativamente semplice, quasi elementare. Gli Stati Uniti rappresentano il bene, coloro che li affrontano sono l’incarnazione del male. Dopo avere eliminato un primo male che si chiamava Saddam Hussein, hanno deciso di creare un’altra immagine del male, dandogli il nome Mossaab Zerkaoui. E’ un metodo che ha dimostrato la sua efficacia presso le opinioni occidentali. Ma che ha dimostrato anche di essere molto pericoloso, particolarmente quando l’autore stesso della manipolazione finisce per credervi. E ci si chiede oggi se gli americani  non abbiano realmente l’impressione di combattere Abou Mossaab Zarkawi! In tutti i casi, George Bush sembra ne convinto. Eppure, nonostante sia  così efficiente, il sistema americano non ha potuto fare a meno di lasciare apparire numerosi difetti. Si è lasciato prendere in un’analisi ?? secondo la quale gli americani sarebbero stai accolti come  liberatori in Iraq.  In Europa francofona, tre uomini, Antoine Sfeir, Antoine Basbous ed Alexandre Adler, che sfoggia un’ostilità primaria a ciò che è musulmano, continuano a dettare la condotta da adottare. E tutti mettono davanti il ruolo di Zarkawi, nascondendo ogni sentimento  nazionale iracheno. E’ questo mondo, fatto di “ricercatori”, “intellettuali” ed “esperti”, che ha letteralmente creato Abou Mossaab Zarkawi. Come aveva creato Bin Laden prima di lui. Uomini molto comodi, molto utili, e così efficaci per occultare le questioni di fondo che agitano il mondo arabo da un secolo, come la questione palestinese.

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