Non e’ molto divertente essere un musulmano in occidente, oggi. E neanche essere scambiato per uno di essi. L’ ho provato sulla mia pelle mentre ero in volo per gli USA. Avendo un aspetto mediterraneo, compresi i baffi, mi fu chiesto da un funzionario della dogana se leggessi molto il Corano. Una carta stropicciata con un fumetto sembrò al funzionario un’istruzione per pregare a bordo dell’aeroplano, probabilmente gridare Allahu Akbar ed attaccare l’equipaggio. “Non me la conti giusta”, concluse. Fui preso alla sprovvista. Noi israeliani siamo piuttosto simili – per quello che concerne i tratti del viso – ai nostri fratelli palestinesi. Vengo scambiato spesso per palestinese da entrambe le parti, ma non mi aspettavo che i funzionari dell’immigrazione USA imitassero la polizia di frontiera israeliana.
Mi venne in mente di dire: “Non sono musulmano”. Non mi sembrò giusto. Nella Danimarca occupata del 1940, i tedeschi ordinarono agli ebrei di indossare la Stella di Davide gialla. Il re del paese, in segno di solidarietà con i suoi sudditi ebrei, indossò a sua volta quella stella. Ed io dovrei fallire questo esame di comune umanità e dichiarare la mia origine kosher non-musulmana? Sarebbe stato come se io stesso avessi sacrificato un musulmano. Cercai un compromesso: “Non leggo molto il Corano”, dissi. Il funzionario, un certo Gomez, un uomo grosso e nero, non si addolcì. “Ma leggi il Corano?”. “Occasionalmente”, provai nuovamente. Questa pusillanime risposta fu l’inizio della mia rovina. Fui perquisito, abusato verbalmente, ogni pezzo del mio bagaglio fu ripetutamente ispezionato.
Non m’importa dell’affronto personale. Nel 1812, un soldato francese per le strade della Mosca occupata sbarrò il passo a Pierre Bezuchov, il nobiluomo russo di Guerra e Pace, di Tolstoj. “Il soldato ha fermato la mia anima immortale”, pensò Bezuchov, e rise. San Francesco d’Assisi trovò una gioia ancora maggiore nell’essere respinto all’ingresso di un monastero, in una notte fredda e piovosa. Un po’ di umiliazione fa bene all’anima, spiegò al suo compagno San Bernardo.
E’ molto più disturbante vedere l’Islam come l’accusato nella cultura giudeo-americana. Sui giornali USA e su internet sono tornati in voga dibattiti teologici con una vendetta acuta come non mai, dopo una pausa di otto secoli. Persino i buoni amici dei musulmani cominciano ad esitare, mentre il potente lavaggio del cervello produce i suoi detestabili risultati. L’Islam viene accusato di essere la fede del jihad, la guerra permanente contro gli infedeli, di intolleranza e di crudeltà, e di fornire basi teologiche al terrorismo. Le insinuazioni non si fermano alla politica.
I semi-analfabeti crociati del 12esimo secolo accusavano i musulmani di fare orge di fronte alla loro divinità, Baphomet (una corruzione del nome del Profeta). L’ultimo attacco frontale all’Islam nella pubblica opinione americana ha assunto divertenti sottintesi sessuali. L’appello a bombardare senza pietà Afghanistan, Iraq, Siria e Palestina di solito contiene anche una pesante disapprovazione delle usanze sessuali del Profeta e del presunto maltrattamento inflitto dai musulmani alla loro controparte femminile.
L’amore del profeta per la sua giovane sposa, Aisha, causa molta costernazione in America; quasi cinquant’anni dopo che la Corte Suprema ha rimosso la messa al bando dell’ode all’amore adolescenziale, Lolita di Nabokov. Agli accusatori non importa che Mohammad amasse Aisha e fosse da lei riamato. Essi sanno molto meglio ciò che e’ bene per ciascuno. Se il Profeta avesse scelto un giovane dell’età di Aisha, probabilmente il timore dell’omofobia avrebbe ammorbidito i toni, ma il Profeta aveva abitudini ortodosse. Modesto scolaro talmudico di Jaffa, lo difenderò in nome della nostra tradizione ebraica. Mohammad (pace sia su di lui) si comportò secondo la lettera e lo spirito della nostra santa fede. Il biblico Giacobbe si innamorò di Rachele quando questa aveva solo sette anni, e da lei ebbe origine una linea di santi che include Maria, la madre di Cristo. […] Aveva più di una moglie, continuano gli accusatori. Beh, la legge mosaica ci permette di avere quante mogli desideriamo. In realtà, al musulmano e’ posto un limite e delle costrizioni che noi ebrei non abbiamo.
Il presunto barbaro costume musulmano di velare le donne e tenerle lontane degli sguardi lussuriosi degli estranei scoccia molto gli accusatori di oggi. Un fedele lettore del Washington Post presume che gli USA hanno attaccato l’Afghanistan per far cadere i veli a suon di bombe. Come primo risultato della “vittoria” americana in Afghanistan, la CNN ha presentato la vendita di materiale osceno nella Kabul colpita.
Anche in questo caso, la nostra legge ebraica resiste fermamente al fianco dei talebani. Un saggio talmudico, Rabbi Isaac, insegnò: se si guarda il dito piccolo della donna, e’ come se si guardasse alla sua “sai cosa”. Rabbi Hisda disse malinconicamente: la gamba di una donna e’ senza dubbio un incitamento. Rabbi Sheshet migliorò la frase, ricordando che anche i capelli della donna sono un incitamento sessuale. Ecco perché le ebree ortodosse e pie indossano la parrucca. E quel maestro di supremazia maschile che risponde al nome di Samuel, sorpassò entrambi quando disse che anche la voce di una donna e’ un incitamento sessuale, secondo la citazione delle Scritture: “dolce e’ la tua voce”. La conclusione del dibattito fu la regola kvod bat ha-melech pnima, cioè che una ebrea pia dovrebbe stare in casa, che e’ l’idea dei talebani, o abbastanza vicina ad essa.
I nemici dell’Islam non oserebbero attaccare la nostra fede ebraica nonostante che tutte le caratteristiche dell’Islam che essi dichiarano di aborrire si trovano anche nel giudaismo. Ciò va oltre le questioni di carattere sessuale. Il jihad non e’ che il termine arabo del concetto ebraico di Milhemet Mitzva, la Guerra Comandata (o Preordinata). I due concetti differiscono in questo: nel jihad, non e’ permesso uccidere civili, mentre nel mitzva e’ ordinato di farlo. Guardate il Pentateuco e lo troverete senza sforzo. Il Profeta, pace su di lui, addolcì questo messaggio.
Se pensate che l’Islam sia intollerante, lasciate che vi citi la storia scritta dal “perfetto saggio ed eccellente dottore in medicina Samuel Sholem di Costantinopoli, capitale del grande Re, il nostro governatore, il potente sultano Solimano”, su Rabbi Isaac Campanton (morto nel 1463), rabbino capo della comunità castigliana, la più illuminata comunità ebraica di tutti i tempi. Sholem scrive; “Il grande rabbino, l’onorevole Isaac Campanton, bruciò il rabbino Samuel Sarsa sul rogo. Una volta, i rabbini si erano radunati per annunciare un contratto di matrimonio. essi lessero “tale e tale anno fin dalla creazione del mondo” e questo Sarsa si pose la mano sulla barba alludendo all’esistenza del mondo fin da tempi immemorabili. Il rabbino Campanton si alzò in piedi ed esclamò: Perché questo cespuglio non si e’ ancora consumato? Che bruci!”. Lo condannarono a morte perché aveva negato che la Creazione avesse avuto luogo 5000 anni fa, e lo bruciarono sul rogo”.
Se credete che l’Islam sia la ragione del terrorismo dei musulmani, allora il giudaismo e’ la ragione del terrorismo ebraico. Fino ad oggi, i musulmani sono riusciti ad assassinare un solo ministro israeliano. Quando invece noi ci occupiamo di terrorismo privato (opposto a quello di stato), i miei santi antenati assassinarono due zar russi, ed una sfilza di ministri, funzionari, ambasciatori e statisti di Gran Bretagna, Germania, Svezia, Russia e paesi arabi. Fino ad oggi, il nostro record di terrorismo e’ imbattuto, e, da fiero ebreo, respingo i futili sforzi fatti per passare lo scettro ai musulmani o a chiunque altro.
In America, gli ebrei non possono sbagliare, e chiunque pensi il contrario e’ definito anti-semita o ebreo che si auto-odia. Dimostrando le origini ebraiche delle presunte colpe dell’Islam, abbiamo dimostrato che coloro che colpiscono l’Islam sono anti-semiti e probabilmente negazionisti [dell’Olocausto] camuffati. Chiunque ne dubiti, guardi il Washington Post del 27 novembre. L’editoriale dell’ex-capo della CIA James Woolsey e’ accompagnato dall’immagine isterica e ritoccata del bestiale e demoniaco semita, dalla pelle bruna, labbra carnose, crudele e selvaggio. Der Sturmer, il quotidiano nazista, l’avrebbe apprezzato. Anche il contenuto dell’editoriale si adatta perfettamente a Der Sturmer. Woolsey, nell’ articolo orwellianamente intitolato “Obiettivo: democrazia”, invita a “bombardare le difese irachene aeree e terrestri, come abbiamo fatto in Afghanistan”.
Il grande commediografo russo, Anton “Il Gabbiano” Chekov, stabilì le regole della scena: se c’e’ un fucile appeso alla parete nel primo atto, esso sarà usato nel terzo atto. La vita imita il teatro o, per dirla come Shakespeare, questo mondo non e’ che un palcoscenico. Il fucile dell’anti-semitismo ha sparato, come era da aspettarsi, ma ha colpito i veri semiti, gli arabi. Paradossalmente, tra i nuovi anti-semiti vi sono persone con nomi ebraici, o noti per le loro simpatie verso Israele. Come può essere?
Torniamo all’adagio dei nostri saggi sui pedofili e sui proseliti. La fede ebraica e’ estremamente sospettosa dei proseliti. Sono come piaghe sulla testa di Israele, insegnava rabbi Helbo, ela pratica moderna supporta la sua dotta opinione. L’ebraismo e’ troppo complicato per essere ricevuto in età matura. Gente nata e cresciuta con la religione ebraica si abitua a considerarsi parte del Popolo Eletto, e riescono a gestire la cosa con disinvoltura, ma i neofiti sono presi da vertigini al solo pensiero.
Non e’ strano. Il vero aristocratico inglese Tony Benn supporta i diritti della gente comune, mentre il parvenu di recente conversione, Conrad Black, promuove l’oppressione di europei e musulmani al tempo stesso dalle colonne dei suoi numerosi giornali. Alcuni dei peggiori razzisti di Hebron, la linea di frontiera dell’apartheid israeliano, sono in realtà proseliti che hanno preso alla lettera alcune rischiose idee bibliche. Si guardi al convertito gentile americano nazista che ha preso il nome di Eli Hazeev (il lupo) e che e’ stato ucciso dalla guerriglia palestinese, o al flagello del ciberspazio, il dottor Andrew Mathis, che si e’ convertito ed ha cominciato a difendere la sua personale visione del giudaismo su vari siti internet. Alcuni non-ebrei sono comprendono che il giudaismo e’ una religione interamente interpretata/ commentata, in cui nessuna parola biblica può significare ciò che sembra voler dire in realtà.
Una lettrice mi ha inviato una lettera disturbante: “Mia sorella si e’ convertita al giudaismo alcuni anni fa (sebbene fossimo WASP) e sta oltrepassando i limiti. La scorsa notte, quando le chiesi si mettere fine alla sua negrizzazione degli arabi abbastanza a lungo da permettermi di farle un altro esempio … ogni volta nella storia … in cui Israele ha fatto qualcosa di sbagliato … qualsiasi cosa, il massimo che lei può dire e’ parlare di “danni collaterali” – cioè il non intenzionale bombardamento di civili quando intende colpire un obiettivo “legittimo”. Mia sorella e’ molto attiva nella comunità ebraica di St.Louis, e forse nella posizione di fare molti danni alle ultime chance rimaste per la pace nel mondo”.
Sì, rabbi Helbo aveva ragioni fondate per i suoi sospetti. I veri ebrei sapevano di vivere in un mondo reale, e confinavano le loro fantasie allo shabbath. Rimasero umili, studiarono il Talmud e non cercarono l’equivalente moderno di Amalek o della Giovenca Rossa, allo scopo di impossessarsi con la forza o con l’inganno della Terra Santa, né di predicare l’odio verso i gentili. Lo sapevano: questi concetti devono restare intoccabili come i files nascosti del sistema Windows. Ci sono per motivazioni storiche e non bisogna andare a ficcarvici il naso. Ai neofiti manca l’abilità per fare queste importanti distinzioni.
Non e’ una questione di razza: i neofiti, sia di estrazione ebraica che gentile, sono ugualmente ciechi di fronte alla ragione. Ecco perché i feroci neo-cons americani, i supremazisti israeliani di estrazione gentile come Jeanne Kirkpatrick e gli ebrei secolari come il famigerato Norm Podhoretz, invocano senza posa la distruzione del mondo islamico ed avvelenano la mente degli americani.
L’Islam e’ una forma di Cristianesimo particolarmente vicina al Giudaismo. Mentre la Chiesa Orientale Ortodossa e’ stata influenzata dalla cultura greca, e quella Cattolica dal mondo romano, l’Islam ha riportato l’idea della cristianità al suo ambiente semita. Il Profeta, la pace sia su di lui, confermò i concetti giudaici di stretto monoteismo, di rifiuto delle immagini, di protettività verso le donne e li integrò con il messaggio universale di Cristo e dei suoi apostoli. I codardi nemici dell’Islam infangano questa fede perché temono ed invidiano il suo spirito indomito, il valore dei suoi guerrieri e la castità delle sue fanciulle.