Free Gaza Movement: Vittorio Arrigoni ferito da una nave da guerra israeliana

ISM Rafah: Italian activist injured by Israeli navy off Gaza coast

Vik driving vittorio arrigoni


 

September 16th, 2008

An Italian solidarity activist has been injured today by the Israeli Navy while he was accompanying fishermen in Gaza.

Vittorio Arrigoni was hit by flying glass as the Israeli navy used a high power water canon against the unarmed boats. The water canon smashed the glass surrounding the steering section of the boat, with shards lacerating Vittorio’s back. He was been taken to hospital immediately upon reaching shore, requiring ten stitches.

International activists were accompanying Gazan fishermen 8 miles out from shore, as they have been doing regularly since they arrived in Gaza with the ‘Free Gaza Movement’ boats.

The Israeli navy have imposed severe restrictions on fishing Gazan waters, regularly attacking any boats attempting to fish over 3 nautical miles. With international accompaniment, fishermen have been regularly attempting to fish outside the Israeli imposed limits where they can . Following Israel’s ‘disengagement’ from Gaza, Israeli restrictions on fishing were escalated so that Gazan fishermen could only fish safely within 3 nautical miles from the coast.

On the 1st of September, international activists managed to film the Israeli navy opening fire on fishing boats 8 miles from the Gaza coast.

 

40,000 people in Gaza make a living from the fishing industry, yet this community has been decimated by Israeli restrictions on fishing rights and the prevention of fuel from reaching the Gaza Strip.

According to the Fishing Syndicate in Gaza, fishermen need 40,000 litres of fuel and 40,000 litres of natural gas each day to operate throughout the high fishing season.

Starting in April each year, there is a migration of fish from the Nile Delta to Turkish waters which Palestinian fishermen have traditionally relied upon. Yet Israel limits fishing 6 miles from the Gaza shore and regularly attacks those who venture further than 3 miles – over 70 fishermen were arrested last year by the Israeli forces. The large schools that form the migration are usually found 10 miles from shore. The average catch of fish was over 3000 tons a year in the 1990’s, now it is around 500 tons directly due to the Israeli siege of Gaza.
Not only this, but the brutal effects of the siege, the water in which the fishermen of Gaza sail in is now receiving 50 million litres of sewage per day because the people of Gaza have no alternative.

 

www.palsolidarity.org

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Free Gaza Movement: terrorismo lungo le coste di Gaza

Che cos’è il terrorismo?

Per un cittadino russo,
terrorismo è un kamikaze ceceno che si fa saltare in aria in un teatro di Mosca.

Per un ceceno di Grozny,
terrorismo sono le forze armate russe che hanno raso al suolo la sua città.

Per un soldato americano di stanzia in Afghanistan,
terrorismo è il mujaheddin che si va a schiantare su di una autobomba dinnanzi ad una base militare usa.

Per gli afghani che vivono  al confine con il Pakistan,
terrorismo sono le bombe NATO che da diecimila metri di distanza piombono sopra i festeggiamenti per un matrimonio,
riducendo in brandelli decine di civili.

Per un turista europeo in vacanza a Sharm El-sheickh,
terrorismo è l’attentato ad un villaggio turistico.
Per un egiziano che abita in un villaggio polveroso nel deserto a poche chilometri da quel paradiso artificiale,
terrorismo è vedere un governo che foraggia il suo potere dittatoriale con le entrate di migliaia di euro dall’industria turistica,
mentre i suoi figli muoiono d’inedia.

Come si vede, dare una risposta chiara e inappuntabile su cosa sia in realtà il terrorismo è piuttosto complesso,
perchè controversa è la domanda,
la risposta dipende strettamente da che parte le stragi le si osserva,
e da che parte si contono le vittime fra gli amici, i familiari.

Pochi giorni fa,
si sono consumate le tristi commerazioni in ricordo delle vittime dell’11 settembre,
un giorno di lutto per l’umanità intera,
non solo per i cittadini di New York,
o per i cileni che ricordano le decine di migliaia di morti e i deparecidos,
del dopo golpe di Pinochet.

Io mi chiedo però quanti altri 11 settembre si consumano ogni giorno nel mondo,
e ogni giorno qui a Gaza,
dove un milione e mezzo di innocenti lentamente muoiono rinchiusi nella più grande prigione a cielo aperto che sia mai stata edificata.

Nel video, che prego di far circolare come il precedente,
un esempio tangibile di terrorismo che si manifesta quotidianamente al largo delle coste di Gaza.
Un terrorismo chiaro e inappuntabile,
che non permette repliche, incertezze nella sua definizione,
terrorismo made in Israel.

Glielanno fatta pagare,
a caro prezzo,
ai pescatori che spesso scortiamo in mare laddove le acque sono più generose di pesce.

Lunedì 10 settembre, alle ore 17 circa, a meno di 6 miglia dalle coste di Gaza, in acque palestinesi,
una nave da guerra israeliana si è volutamente lanciata ad alta velocità contro uno dei nostri pescherecci,
quel giorno a pesca senza internazionali a bordo.

L’impatto è stato devastante per il fragile peschereccio palestinese (come documentano i danni visibili nel filmato),
la nave militare israelina è andata a sbattare sul fianco del peschereccio,
letteralmente passandoci sopra e rimpiombando in mare dalla parte opposta.
Visibili sulla prua i segni scavati dal legno delle turbine del motore della nave israeliana.

Fortunatamente,
il peschereccio stava pescando e quindi era ben assestato in acqua, altrimenti si sarebbe ribaltato conducendo a morte certa tutto l’equipaggio.
Ancora più fortunatamente, tutti i membri dell’equipaggio si trovavano a poppa, intenti a cucinare per il pasto che interrompe il digiuno del Ramadan, qui alle 18 pm. circa.

Sfortunatamente,
il danno per il proprietario del peschereccio ammonta a più di 50 mila dollari,
e impossibili sono riparazioni in tempi brevi, dato che nella Gaza sotto assedio non si trovano i materiali necessari.

L’unico ferito per questo folle attacco terroristico,
secondo fonti militari a Tel Aviv, è proprio un soldato israeliano,
dato che la manovra suicida della nave da guerra ha seriamente rischiato la vita anche al suo di equipaggio.

Quotidianamente i pescatori palestinesi che escono in mare nell’intento di procurarsi di che sfamare i figli,
sono soggetti ad attacchi da parte israliana, che, contro ogni trattato internazionale,  e in palese fragranza di ogni diritto umano, impongono come punizione collettiva ai palestinesi una zona limite per la pesca di non oltre 6 miglia dalla costa.
Anche se spesso gli attacchi avvengono a sole 3 miglia al largo.

La nostra presenza, in quanto internazionali, e dotati di telecamere,
funge da deterrente a questi quotidiani crimini, terrorismo di matrice israeliana.

Un capitano mi ha riferito che contattato via radio da una nave da guerra israeliana,
in ebraico è stato minacciato: “quando gli internazionali lasceranno Gaza,
la nostra vendetta sarà atroce”.

Si pone quindi per noi l’essenziale necessità, per savaguardare la vita di questi civili innocenti,
di tenere sempre un gruppo di internazionali in pianta stabile qui a Gaza.

Il mio invito è quindi ai cittadini europei ed americani,
a venire quaggiù ed ad attivarsi per la difesa dei diritti umani, aggregandosi a noi attivisti dell’ISM,
contro ogni forma di crimine, terrorismo israeliano,
per restare umani.

 

Restiamo umani.

 

Vittorio Arrigoni.   blog:http://guerrillaradio.iobloggo.com/

website della missione: http://www.freegaza.org/

contatto: guerrillaingaza@gmail.com

 

……..

ps.

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Free Gaza Movement: un video per denunciare i crimini israeliani in alto mare.

Per domani abbiamo organizzato un’altra battuta di pesca in alto mare,
ci porteremo a bordo il primo canale televisivo tedesco,
e alcuni giornalisti arabi.

Il mondo deve sapere, aprire gli occhi e reagire dinnanzi a ciò che avviene a poche miglia dalle coste di Gaza.

Nel video, ripreso da alcuni miei compagni, il mio peschereccio viene bersagliato da raffiche di mitragliatrice da una nave da guerra israeliana.

Questi crimini contro l’umanità, di cui Israele si macchia, avvengono pressochè quotidianamente, omicidi e ferimenti di pescatori palestinesi che si allontano oltre le 3 miglia dalla costa, limite illegale imposto dalle Autorità israeliane, nonostante gli accordi di Oslo abbiano fissato a circa 20 miglia dalla linea costiera il limite massimo di allontanamento e le 12 miglia  sancite dall’Accordo Bertini, stipulato nell’Agosto 2002 tra le Nazioni Unite e Israele.

La nostra presenza, in quanto internazionali, qualche giorno fa ha scongiurato morti e feriti fra i palestinesi,
ci auguriamo che l’ulteriore presenza di telecamere funga da deterrente a qualisiasi azione criminale da parte israeliana.

Noi, pacifisti, accompagneremo al largo, non oltre dieci miglia dalla costa,
pacifichi pescherecci che con la loro attività rappresentano uno degli unici sostentamenti possibili all’interno di un economia schiacciata dall’assedio in cui è costretta Gaza.

Negli anni ’90, quando le barche dei pescatori potevano allontanarsi dalle coste di circa 12 miglia nautiche dalle coste della Striscia, i pescatori riuscivano a portare a riva, rivendere e anche esportare fino a 3.000 tonnellate di pesce ogni anno. Nel 2007  solo circa 500 tonnellate di pesce all’anno sono state pescate in tutto dagli oltre 3.500 pescatori professionisti lungo i 40 km costieri della Striscia a Gaza; di questi, solo 700 sono ancora impiegati in un settore che dava lavoro ad almeno 40.000 persone, tra meccanici, pescivendoli e migliaia di famiglie di pescatori locali.

I pesci nelle acque vicino alle coste della Striscia sono davvero pochi, inquinamento ed eccessivo sfruttamento hanno reso le acque sterili, per questo anche domani portero al largo i pescherecci e speriamo in un’altra pesca miracolosa, basterebbe allontanarsi fino a 20 miglia più a largo per incontrare, in primavera, i branchi di sardine che migrano dal delta del Nilo fino alle acque della Turchia, mentre già a meno di sei miglia della costa è difficile incontrare i grandi movimenti di pesci. Secondo il Palestinian Centre for Human Rights Israele in realtà non ha mai consentito ai pescatori di Gaza di spingersi fino alle 20 miglia sancite dagli Accordi. I pescatori di Gaza denunciano che non possono allontanarsi di oltre 2,5 km senza correre il rischio di essere bersaglio degli spari israeliani, di vedere distrutte le loro reti e le loro barche, mentre le pattuglie israeliane li costringono a rientrare a riva: una situazione che va avanti sin dal 2003 e che si è aggravata negli ultimi anni con addirittura razzi ed elicotteri israeliani impiegati contro i pescatori. Le navi militari israeliane secondo il Sindacato dei pescatori di Rafah, nel sud della Striscia, pattugliano il mare 24 ore al giorno, sette giorni su sette, con il pretesto della sicurezza e del contrasto al traffico di armi. Nel corso del 2007 oltre 70 pescatori di Gaza sono stati arrestati, le loro barche distrutte, insieme a reti ed equipaggiamenti da pesca. Per mesi migliaia di pescatori non hanno avuto il permesso di lasciare il porto.

“In un rapporto pubblicato dall’israeliana Bet’selem sono state raccolte le storie di alcuni pescatori. Isma’il Basleh il primo gennaio del 2007 era in mare con il fratello Samir e con l’amico Aymen al-Jabur. Stavano pescando quando in lontananza hanno visto avvicinarsi una nave da guerra israeliana che si è fermata a meno di trenta metri da loro e ha cominciato a sparare in aria. Il capitano della nave israeliana ha in seguito ordinato a Isma’il di seguirlo per 6 km e mezzo, quindi di spegnere i motori, togliersi i vestiti e nuotare nell’acqua gelida fino a loro. Ma la nave si allontanava e Isma’il rischiava di annegare. Il seguito della storia riportata da Bet’selem racconta di braccia e gambe legate, di minacce e intimidazioni, di privazione del sonno, di trattamenti degradanti e disumani. Anche Adnan al-Badwil ha descritto la sua disavventura: in mare, con il fratello alle cinque del mattino avevano appena tirato in barca le reti con il pesce quando hanno sentito nell’oscurità degli spari. La barca, colpita, ha cominciato a vacillare ed entrambi sono caduti in acqua. In tre dell’equipaggio sono stati feriti da frammenti di proiettile e ricoverati per tre giorni in ospedale.
Ma malgrado i rischi per la loro vita, i pescatori di Gaza vanno in mare e cercano di sconfinare dai 3 km, per poter vivere. Oggi però possono portare solo barche a remi, non c’è più combustibile a Gaza e non perché, come succede anche da noi il prezzo è salito alle stelle, ma perché Israele non permette l’entrata a Gaza del combustile continuando un embargo che è punizione collettiva di un intera popolazione.”

Dedicheremo la nostra giornata di pesca ai tre pescatori che qualche giorno fa sono stati arrestati, e contro i dettami del ramadan, costretti dai soldati israeliani a mangiare e bere interrompendo così il loro digiuno.

Soprattutto la dedicheremo ai due pescatori feriti di recente, Mohammad Ani Assultan,
19 anni, e Hussam Assultan di anni 32, colpito alla testa, che versa in condizioni critiche.
Questi crimini non possono restare ancora sotto silenzio.

Vi prego di far girare il video.
E di restare, a terra come in mare, restare umani.

Restiamo umani.

Vik

Vittorio Arrigoni.   blog:http://guerrillaradio.iobloggo.com/

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Free Gaza Movement: la pace sotto tiro

Orfani della Free Gaza e della Liberty, ritornate a Cipro portandosi dietro alcuni palestinesi, finalmente liberi,
siamo tornati a pescare.
Siamo usciti in alto mare con sei pescherecci palestinesi, ed ad una distanza stimata dal capitano della mia barca di 7 miglia nautiche dalla costa, abbiamo gettato le reti e iniziato la nostra giornata di pesca dinnanzi ad una Gaza di nuovo liberata.

Due navi da guerra israeliane si sono affrettate a raggiungere la nostra posizione, e una di queste, per ben quattro volte durante tutto il periodo di pesca si è messa a fianco del mio peschereccio (forse perchè l’unico sprovvisto di telecamera a bordo) a da meno di duecento metri  ha aperto il fuoco.

Fuoco intimidatorio sparato in mare, anche se alcune raffiche di mitragliatrice hanno sfiorato lo scafo della nostra barca.
In una occasione i soldati israeliani hanno sparato alle nostre reti, e successivamente ci hanno navigato sopra con l’intento di danneggiarle. Un colpo di cannone è stato sparato a tre metri dalla nostra prua.

Mi sono attaccato alla radio spiegando chi eravamo e quali erano le nostre intenzioni, semmai fosse difficile intuire che eravamo lì solo per pescare. Tutto vano, non è stato possibile nessun contatto via radio. I soldati israeliani intimavano di evacuare l’area in ebraico dai megafoni delle loro navi da guerra, poi sparavano. Spesso sparavano, poi intimavano.

I pescatori palestinesi come me imbarcati mi hanno mostrato i danni al peschereccio dovuti ai recenti attacchi israeliani, la poppa è ridotto un colabrodo. Due di essi, si sono svestiti rivelandomi cicatrici di ferite da proiettili, altri mi hanno raccontato di amici o familiari, pescatori come loro, assassinati dai soldati israeliani mentre erano fuori in mare, mare palestinese, a cercare di portare a casa un quantitativo di pesce, pesce palestinese, appena il minimo per sopravvivere.

Malgrado le intimidazioni israeliane, vero e proprio atto di terrorismo,
la pesca è stata ricca e proficua,
una decina di volte superiore alla media, a detta del capitano della mia imbarcazione,
che di solito può spingersi di sole poche miglia dalla costa.

Da parte mia gli ho ribattutto che evidentemente i pesci terrorrizzati dai proiettili israeliani,
sono finiti nelle reti palestinesi.  Shukran Olmert! (Grazie Olmert!).

Ps.
Consegnatoci i passaporti, è diventata effettiva la cittadinanza palestinese onoraria che ci hanno conferito.
Che siamo palestinesi a tutti gli effetti è riprovato a Rafah, dove da qualche giorno 4 miei compagni cercano di oltrepassare il confine, chi per tornare dalla moglie gravida, chi dai propri bambini, chi alla propria professione di dottore.
Invano, come migliaia di altri palestinesi, siamo rispediti indietro.
Io attenderò che la navi tornino da Cipro, per ora sono più utile e a mio agio qui nella più grande prigione a cielo aperto mai edificata dall’odio che altrove nel mondo.
I reietti, gli ultimi, i miserabili, sono sempre stati i miei compagni di viaggio preferiti, i più umani,
e forse il viaggio è finito.

Restiamo umani.

Vik

 

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Free Gaza Movement: La storia siamo noi

“La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,
questo rumore che rompe il silenzio,
questo silenzio così duro da masticare….
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
siamo noi, bella ciao, che partiamo….”
(F.D.G.)

 

La storia siamo noi,
la storia non la fanno i governati codardi con le loro ignobili sudditanze ai governi militarmente più forti.

La storia la fanno le persone semplici,
gente comune, con famiglia a casa e un lavoro ordinario,
che si impegnano per un ideale straordinario come la pace,
per i diritti umani, per restare umani.

La storia siamo noi,
che a mettendo a repentaglio le nostre vite,
abbiamo concretizzato l’utopia,
regalando un sogno, una speranza a centinaia di migliaia di persone.
Che hanno pianto con noi,
approdando al porto di Gaza,
come i tre anziani palestinesi vittime della diaspora imbarcati con noi,
che non hanno mai potuto piangere sulle tombe dei familiari,
hanno pianto,
ma sono state lacrime di gioia.

Il nostro messaggio di pace,
è un invito alla mobilitazione per tutte le persone comuni,
a non delegare la vita al burattinaio di turno,
a prendersi di petto la responsabilità di una rivoluzione,
rivoluzione interiore innanzi tutto, verso l’amore, l’empatia,
che di riflesso cambierà il mondo.

Abbiamo dimostrato che la pace è possibile in medioriente.
Perchè se un ebreo israeliano come Jeff Helper è accolto come un eroe,
addirittura un liberatore,
da decina di migliaia di persone festanti in estasi,
da quelli che la politica e i media si impegnano a dipingere come filoterrorismi,
la pace non è un’utopia,
e se lo è abbiamo dimostrato che a volte le utopia si concretizzano.

Basta crederci,
fermamente impegnarsi,
contro ogni intimidazione, timore, sconforto,
semplicemente restando umani.

restiamo umani


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ps.
da oggi una piazza centrale di Gaza è stata ribatezzata Free Gaza e Liberty,
e presto un monumento con inciso tutti i nostri nomi verrà posto a futura memoria della nostra folle, umana impresa.
Personalmente più di questa pietra, il miglior premio è l’indescrivibile gioia, la sincera riconoscenza, che non si placa,
dei Gazauri nei nostri confronti,
abbiamo lenito il dolore, ridonato speranza, e questo e solo l-inizio.

Vik

 


approfondimenti

-da Il Time
-Pictures
-Video

 
 

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Free Gaza Movement: contro ogni sabotaggio e mare avverso.

Guerrilla Captain? vedi altre foto.

Condurre una barca su docili onde come su di un mare molesto,
è un pò come fare l’amore con una bella donna (l’utopia?).
Almeno,
per me così è stato.


A gambe larghe, il busto leggermente flesso in avanti ,
le piante dei piedi nudi piantate sulla superficie consunta di legno della cabina di pilotaggio,
a sensibilizzare l’intero corpo su ogni minima oscillazione delle onde,
e di reazione compensare con il timone.
Armonizzare, essere una cosa sola, tu al timone, la barca ai tuoi piedi, l’immensa distesa d’acqua circostante che ti vorrebbe inghiottire.


Ascoltare il sussulto della carne liquida del mare,
il suo gemito quando battendo contro lo scafo ne inclina le assi.
Essere dominatori del mare, dominare,
e nel contempo saper ricompensare.


Non ho mai condotto alcuna imbarcazione in vita mia,
eppure resosi indisposto il nostro capitano libanese,
ed esausti Dereck e David, navigati marinai del nostro gruppo,
sono io che qualche giorno fa ho portato in porto a Creta la Free Gaza senza far danni. Ricevendo i complimenti  verso quello che viene identificato come un vero talento naturale.


Fra sabotaggi, (ebbene si’, vi sono riusciti)  avarie e condizioni marittimi avverse, ci troviamo ancora a meta’ strada dalla Grecia a Cipro.
 
Sfidando le impetuosita’ del mare, la Liberty ha provato ha salpare oggi,
io sono ribalzato momentaneamente sulla Free Gaza, essendo un barcone meno agile abbiamo preferito attendere un mare piu’ clemente.  Visto i continui contrattempi non sto qui a pronosticare il giorno dell’esatta partenza da Cipro per
Gaza, quello sarà il mio ultimo post, il prossimo.


Ad alcuni di noi capita che trilli il telefono.
Numero occultato, e sono minacce di morte.  
“Ciao O., hai deciso come vuoi morire oggi?”
 
Non vi sto a dire a chi ma non e’ successo solo ai palestinesi imbarcati con noi.
 
Non ci intimidiscono, andiamo avanti.


Da una telefonata di Michele Giorgio,
de Il Manifesto,
abbiamo mestamente appreso della dipartita di Mahoumd Darwish.
Avevo incontrato Maohmud qualche anno orsono al festival della letteratura di Mantova,
gli avevo stretto la mano, ringranziandolo per la sua intifida letterararia.
Per aver utilizzato la penna come un piccollo scalpello,
scavato fra le macerie di un campo profughie e saputo riesumare il fiore fossile della bellezza di un popolo antico e fiero, che anche senza passaporti nella sua poesia era visto, lasciapassare per qualsiasi biblioteca sparsa nei più remoti angoli del mondo.


Non ho perso tempo,
ho tirato su martello e chiodi,
e dal mio zaino ho estratto due suoi libri, Murales e Memoria contro l’oblio.
Li ho piantati a prua delle Free Gaza e della Liberty,
saranno la prima cosa che si troveranno di fronte i militari israeliani,
se cercheranno di arrestare la nostra missione umanitaria.
Saranno i versi di Darwish la nostra polena
e nessuna impresa sarà mai troppo epica con la sua poetica come esorcismo al terrore della morte violenta.


Versi e prose per rimanere umani quando la guerra riduce l’essere umano una poltiglia di
contaminante odio.


Restiamo umani

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ps.
ringrazio Rossana,
per il suo contributo monetario,
le casse continuano ad essere parecchio disidratate.
E di nuovo Lisa, per il suo Helder Camara, tonaca mai abbastanza compianta:

 “quando si sogna da soli, a occhi chiusi, è solo un sogno. Ma quando si sogna, tutti insieme, a occhi aperti, ecco che il sogno diventa realtà.” (Don Helder Camara)

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Free Gaza Movement: a vele spiegate

Liberty, il nostro vascello più piccolo,
sta viaggiando a vele spiegate verso Creta, sabato ci sarà un’attesa conferenza stampa,
inviteremo a bordo la stampa internazionale.

Free Gaza, l’imbarcazione più grande, è fuori in alto mare a compiere gli ultimi test di navigazione.
Mai mi sarei immaginato che armonizzare tutti gli strumenti di rotta fosse così complicato, come accordare un’orchestra sinfonica.
Per fortuna con noi c’è Paul Larudee, coofondatore del Free Gaza Movement, di professione accorda pianoforti.

Mi comunicano che sono molte le testimonianze giunte di affetto e vicinanza,
ringrazio vivamente tutti coloro che si stanno spendendo affinchè questa nostra missione non scada nell’anonimato.

Numerosi i palestinesi da ogni parte del mondo ci hanno chiesto un passaggio,
uomini e donne esuli di Gaza non rivedono la famiglia anche da più di dieci anni. A questi fratelli prometto che una volta riusciti a rompere l’assedio, tornati a Cipro, organizzaremo subito un altro convoglio, e ci sarà posto per tutti (ti ho dato la mia parola, Khalil).

Una terza barca seguirà la nostra impresa,
l’equipaggio è composto dai molti giornalisti ci hanno chiesto di poter essere accreditati, fra gli altri, Alan Johnston, il reporter della BBC rapito l’anno scorso proprio a Gaza da un gruppo di estremistri islamisti e rilasciato soprattutto grazie alle pressioni esercitate da Hamas.

Penso che sia ormai noto ai più che  Luaren Booth, cognata di Tony Blair fa parte della nostra ciurma.

Grazie a Valentina ci è arrivato fino a qui l’incoraggiamento di Wafa,
suo carissimo amico palestinese che vive presso il campo profughi di Al Shatee.
Wafa sarà fra le decine di migliaia di palestinesi pronti a riceverci al porto di Gaza.
Queste le sue letterali parole:

“Al di là delle provviste che porterete, nei nostri occhi vedrete la vittoria di avere una risposta alla nostra
soffocata richiesta di vita, una forma di rispetto al nostro stato di sopravvivenza e un gesto , un
je accuse verso i veri assassini delle libertà,
certo che ce la farete..”


Sappiamo che sono parecchi i palestinesi di Gaza a pensarla come Wafa, nel mio peregrinare in Palestina mi sono sempre accorto che le sofferenze provocate dalla efferata occupazione israeliana, sono ulteriormente aggravate da questo sentimento di abbondono, lo sconforto nell’apprendere giorno per giorno che il mondo si è quasi completamente disinteressato alla tragedia palestinese.

Io ho la speranza che ce la faremo, non la certezza.
Ma sono sicuro che qualsiasiasi cosa succeda al largo di Gaza,
stiamo facendo la cosa giusta, legalmente e umanamente.

A volte le utopie si concretizzano.
E se non si concretizzano, anche in quel caso servono.

“L’utopia è come una bella donna all’orizzonte. Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Faccio dieci passi e la bella donna si sposta di dieci passi. Per quanto cammini, mai la raggiungerò. A cosa serve l’utopia? Serve a questo: a camminare, ad andare avanti”.

Andremo avanti noi, ci verranno incontro le speranze spezzate dei palestinesi, nella certezza che c’è ancora un angolo di mondo che è interessato ad ascoltare il loro pianto, che desidera ardentemente lenire il dolore,
e per far questo è disposto ad assumersi ogni rischio.

Quello di rischia di più fra noi è Jeff Helper, di cui vi presento il comunicato.
Dei 4 cittadini israeliani coinvolti nella nostra missione, è l’unico che effettivamente sarà imbarcato (gli altri resteranno a Cipro a coordinare i media). Jeff, attivista pacifista del comitato israeliano contro la demolizione delle case palestinesi, rischia fino a 20 anni di reclusione se viene arrestato.

Ma Jeff, come me, come tutti noi, ritiene che la causa dei diritti umani è un valore per cui è giusto impegnare la vita, qualsiasi rischio ciò possa comportare. Per restare umani.

Restiamo umani,

Vittorio Arrigoni.   blog:http://guerrillaradio.iobloggo.com/

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i nostri volti su

http://www.flickr.com/photos/29205195@N02/page3/

 

Un Ebreo israeliano a Gaza: comunicato di Jeff Halper 

Il 5 Agosto 2008 salperò con una delle 2 barche del Free Gaza Movement da Cipro verso Gaza.

La missione è spezzare l’assedio israeliano- un assedio assolutamente illegale che ha costretto un milione e mezzo di palestinesi in condizioni sciagurate: prigionieri nelle loro stesse case, esposti ad ogni violenza militare, privati delle necessità basilari per vivere, spogliati di ogni fondamentale diritto umano e della dignità. 

La nostra iniziativa vuole smascherare la falsità delle dichiarazioni israeliane, che affermano che non c’è alcuna Occupazione in atto, o che l’Occupazione si è conclusa con il “disimpegno delle forze armate” o che l’assedio non ha nulla a che vedere con la questione “Sicurezza”. 

Così come l’Occupazione del West Bank (Cisgiordania)  e di Gerusalemme est, dove Israele ha posto sotto assedio città, villaggi ed intere regioni, l’assedio di Gaza è politico! Ha l’intento di isolare il Governo Palestinese democraticamente eletto e spezzare la sua capacità di resistere ai tentativi israeliani di imporre un regime di apartheied nell’intero paese. 

La nostra missione non parte solo dall’obiettivo di  portare aiuti umanitari, sebbene siano previsti aiuti ai bambini.

Rifiutiamo il concetto che la popolazione di Gaza sia sofferente a causa “di una crisi umanitaria”.

In realtà le loro sofferenze derivano da una precisa e deliberata politica di repressione a loro imposta dal mio Governo, il Governo di Israele.  

Questa è il perché io, un ebreo israeliano, mi sono sentito obbligato ad unirmi a questa importante tentativo.

Come persona che cerca una giusta pace anche con coloro che mi sono sempre stati rappresentati come i miei nemici,  data la mia preoccupazione per i diritti all’autodeterminazione dei palestinesi e per il fatto che l’Occupazione sta distruggendo il tessuto morale del mio paese, io non posso permettermi di stare passivamente da parte.

Un atteggiamento del genere significherebbe essere complici di comportamenti israeliani che si pongono all’opposto della vera essenza della religione, della cultura e della morale ebraica. 

Israele ha, ovviamente, delle legittime preoccupazioni circa la propria sicurezza, e gli attacchi palestinesi contro civili in Sderot ed altre comunità poste al confine con Gaza non posso essere ammessi.  

Secondo la IV° Convenzione di Ginevra, Israele come “Forza Occupante ” ha il diritto di monitorare i movimenti dell’esercito a Gaza, come questione “Urgente necessità militare”. 

Come persona che cerca di far terminare questo infinito conflitto attraverso mezzi non violenti, non ho obiezioni che la Marina israeliana abbordi le nostre imbarcazioni in cerca di armi- anche se so che questa non è il parere di tutti i partecipanti a Free Gaza. Ma questo è il limite invalicabile. 

Il diritto internazionale non dà ad Israele alcun diritto di imporre un assedio più ampio, in cui la popolazione civile viene danneggiata.

Non ha alcun diritto di ostacolarci, di impedire a  persone, che navigano in acque internazionali e palestinesi, di raggiungere Gaza- soprattutto dal momento che Israele  ha dichiarato che non c’è più occupazione in Gaza.  

Una volta che la Marina israeliana si è convinta che noi non rappresentiamo un pericolo per la sicurezza, noi ci aspettiamo ragionevolmente di poter continuare il nostro pacifico e legale viaggio verso il porto di Gaza. 

Gente comune ha giocato ruoli chiave nella storia.

Noi, e non solo i politici, abbiamo una responsabilità politica e morale verso il nostro prossimo.

Se, come Ebreo Israeliano,  posso essere accolto dai Palestinesi di Gaza come persona di pace, se essi mi hanno garantito il diritto morale e politico di parlare, è necessario, allora, cambiare la politica che ostruisce la pace, la giustizia ed i diritti umani. 

Voglio anche richiedere, a gran voce, il rilascio di tutti i prigionieri politici detenuti da Israele, inclusi i Ministri del governo Hamas ed i parlamentari, ed il ritorno a casa del soldato israeliano Gilad Shalit.

Questa missione potrebbe drammaticamente trasformare il panorama politico, aprendo le porte a veri negoziati che non possono avviarsi senza una manifestazione di buona volontà che può essere rappresentata proprio dal rilascio dei rispettivi prigionieri. 

Il mio viaggio a Gaza è una dichiarazione di solidarietà con il popolo palestinese e le loro sofferenze, ed una accettazione di responsabilità in nome del mio popolo, Israele.

Solo noi, essendo la parte più forte nel conflitto e rappresentando la Forza di Occupazione, possiamo porre fine ad esso.

La mia presenza a Gaza è anche una riaffermazione che ogni risoluzione del conflitto deve includere tutti i popoli della regione, palestinesi come israeliani.

Più di ogni altra cosa, la mia presenza nell’azione di Free gaza afferma una mentalità pacifica che israeliani e palestinesi hanno dimenticato in anni di cruenti conflitti:

Noi ci rifiutiamo di essere nemici!

Mi unisco ai miei compagni, provenienti da 17 paesi, all’appello alle genti ed ai governi di tutto il mondo perché ci aiutino a porre fine all’assedio di Gaza, anzi all’Occupazione proprio!

Aiutateci a costruire un pace giusta e duratura in questa torturata Terra Santa. Aiutateci a rimuovere una delle principali fonti di instabilità politica e conflitto. 

Jeff Halper, capo del Comitato israeliano contro la demolizione delle case. E’ stato nominato per il Premio Nobel per la Pace 2006.

(trad. by guerrilla Audrey)

Free Gaza Movement: a vele spiegate Leggi l'articolo »

Free Gaza Movement: l’attesa

Dopo anni, qui, in una sperduta isoletta greca ho ribbracciato O.,
fratello palestinese con cui ho convissuto giornate di sangue e terrore a Tulkarem.
Ci sono esperienze che legano indissolubilmente, nessuna come l’aver guardato insieme in faccia lo spettro della morte.
L’abbraccio è stato talmente intenso che a momenti ribaltavamo la barca.

Ci siamo quasi.
Stiamo ridipingendo le barche, sistemando l’impianto elettrico, imparando a usare i sofisticati aggeggi satellitari per dare visione del mondo intero della nostra missione.

Fra un paio di giorni salperemo verso Cipro,
eppoi finalmente Gaza.

Avvistando le sue coste,
sarà come un lento approssimarsi dinnazi alla più grande prigione che sia mai stata edificata,
  nella quale il milione e mezzo di palestinesi incarcerati non ha bisogno di intraprendere scioperi della fame per rivendicare i loro diritti,
i secondini, l’esercito israeliano che ne presidia i confini,
impongono la fame come punizione collettiva ai civili,
commettendo crimine contro l’umanità.

Il problema è che l’umanità si sta alienando dall’essere umano.
Ci stiamo strappando il cuore a vicenda per gettarlo in pasto ai cani,
di modo da non sentire più il dolore reciproco. Una cieca empatia.

Il nostro sarà un primo tentativo di aprire una breccia nel muro dell’indifferenza globalizzata.
Una navigazione interiore oltre che sulle onde, una rotta purtroppo sempre meno battuta dai vascelli, un navigazione lenta ma inesorabile in direzione della terra degli ultimi, i dannati all’ostracismo, i condannati all’oblio.

Abbiamo notizia che se dovessimo riuscire ad attraccare a Gaza,
ci saranno minimo 200 000 palestinesi pronti a festeggiare l’approdo delle prime barche internazionali dal 1967.

Per fugare ogni dubbio, abbiamo chiesto alle autorità portuali cipriote di ispezionare minuziosamente le nostre barche, per scongiurare possibili sabotaggi, e dimostrare che non trasportiamo armi o merce di contrabbando.

Israele cercherà lo stesso di fermarci?
Aprirà il fuoco su civili disarmati imbarcati con un carico umanitario?
La mia speranza è che restino umani.

 

 

Restiamo umani,

 

 
 

Vittorio Arrigoni.
 

 
 

 
 

blog:http://guerrillaradio.iobloggo.com/
website della missione: http://www.freegaza.org/
 
 

contatto: guerrillaingaza@gmail.com
 


ps.
Ti ringrazio Lisa per il commento e la  vicinanza.

ps2 abbiamo il nostro inno, date uno sguardo qui:

http://de.youtube.com/watch?v=ATLNx8k8FU0

ps 3:

Cosa pensano in Israele della nostra missione?
leggetevi l’articolo qui sotto.
Se l’83% degli israeliani ritiene controproducente l’assedio di Gaza,
significa che quello che ci apprestiamo a fare non è una azione unilaterale in favore dei palestinesi,
ma per la pace fre i due popoli.

Aprire Gaza per ridonare libertà ai palestinesi e contemporaneamente destinare più sicurezza a Israele.

A bordo delle nostre barche ci saranno cittadini israeliani,
veramente stoici. Saranno con noi sebbene Israele ha minacciatto condanne fino a 20 anni di reclusione per i suoi cittadini coinvolti in questa missione. 

 

 
 

l’80% degli Israeliani: la chiusura di Gaza non è efficace – Hamas sta diventando più forte
 

 

Una larga maggioranza di israeliani è convinta che la chiusura di Gaza stia danneggiando principalmente i civili e li stia portando all’estremismo. Il blocco sta compromettendo anche la posizione di Israele nel mondo – e non porterà coloro che vivono a Gaza a cambiare il regime di Hamas

 

Mercoledì 18 giugno 2008
Un nuovo sondaggio reso noto oggi ci informa che l’opinione pubblica israeliana non crede che la politica di Israele a Gaza stia raggiungendo i suoi obiettivi e che, addirittura, la maggior parte delle persone è convinta che tale politica stia danneggiando gli interessi israeliani.

L’indagine è stata condotta ad un anno di distanza dal blocco imposto da Israele a Gaza dopo la vittoria di Hamas nel giugno del 2007. Questa ricerca è stata scritta ed analizzata dall’

esperta di sondaggi indipendente Dahlia Scheindlin e commissionata dai gruppi per la salvaguardia dei diritti umani Gisha – Legal Center for Freedom of Movement, andPhysicians for Human Rights-Israel; le ricerche sul campo sono state svolte tra l’1 e l’11 giugno daMa’agar Mohot. Il campione di riferimento era costituito da 600 israeliani ebrei di lingua ebraica (margine di errore +/- 4.5%).

Il sondaggio dimostra che l’83% degli israeliani crede che Hamas si stia rafforzando da quando il blocco è stato imposto a Gaza nel giugno del 2007 e che il 68% sostenga che il livello di sicurezza di Israele sia drasticamente diminuito da quel momento. Il 62% sostiene che Hamas è diventato MOLTO più forte nell’ultimo anno.

Il 53% degli intervistati sono convinti che i veri obiettivi della chiusura di Gaza siano di stampo politico e non basati su ragioni di sicurezza. Solo un terzo del campione (32%) crede che l’obiettivo del blocco sia quello di impedire il flusso di persone e beni che potrebbero minacciare la sicurezza di Israele. Il 10% sostiene che il fine del blocco sia quello di punire gli abitanti di Gaza per il missile Qassam. Il 26% pensa che l’obiettivo sia quello di portare gli abitanti di Gaza a cambiare il governo di Hamas e il 27% che invece sia quello di influenzare direttamente Hamas e portarli a cambiare le loro politiche (gli ultimi due ‘obiettivi politici’ complessivamente rispecchiano il 53% degli intervistati).

Una larga maggioranza di ebrei israeliani sostiene che gli obiettivi politici del blocco non saranno raggiunti: il 78% pensa che ci siano poche, se non addirittura nessuna, possibilità che la politica israeliana a Gaza possa condurre la popolazione palestinese a destituire Hamas. In aggiunta:

Il 79% degli intervistati crede che il blocco colpisca principalmente la popolazione civile di Gaza causando enormi disagi nella vita quotidiana degli abitanti.
La sicurezza di Israele si è deteriorata dal momento in cui il blocco è stato imposto:

una stragrande maggioranza di oltre i due terzi (68%) è convinta che il livello di sicurezza in Israele sia drasticamente diminuito durante l’ultimo anno; meno della metà sono invece quelli che credono che la sicurezza sia migliorata (28%). Una larga maggioranza dell’85% pensa che la situazione di Sderot e delle città del sud in termini di sicurezza sia peggiorata. Solo il 7% pensa che sia migliorata nel sud di Israele.

Il blocco sta spingendo gli abitanti di Gaza verso posizioni estremistiche:

il 60% degli intervistati pensa che il blocco stia rendendo la vita a Gaza così difficile da rendere molto probabile che, per reazione, gli abitanti si sentano sempre più spinti verso posizioni estremistiche. Il 37% non è invece d’accordo.

Il blocco danneggia la posizione di Israele nel mondo:

i due terzi degli intervistati (67%) pensano che il blocco imposto a Gaza stia peggiorando il posizionamento di Israele nel mondo; un terzo (24%) sostiene addirittura che il blocco stia NOTEVOLMENTE peggiorando l’immagine di Israele.

Supporto per i diritti umani dei Palestinesi

: gli Israeliani credono che i Palestinesi meritino che vengano rispettati i loro diritti umani e la maggioranza è convinta che supportare i diritti umani palestinesi NON sia anti-israeliano.

Il 76% pensa che gli abitanti di Gaza meritino che i loro diritti umani siano rispettati.

Il 57% non concorda con l’assunzione per la quale chi si batte per i diritti umani dei Palestinesi sia anti-israeliano; il 39% pensa invece il contrario.

Il 44% degli intervistati si è descritto come appartenente ad una ideologia politica di destra o di destra moderata, il 20% ad una di centro e il 21% ad una di sinistra o sinistra moderata.

“L’indagine mostra chiaramente che gli Israeliani non credono che la politica di pressione a cui sottopongono gli abitanti di Gaza sia efficace” spiega

l’esperta sondaggi indipendente Dahlia Scheindlin. “C’è un impressionante accordo tra le linee politiche e ideologiche che porta a considerare che sia molto probabile che il blocco di Gaza porti la popolazione verso posizioni estremistiche e c’è un forte consenso rispetto al fatto che il blocco danneggi prevalentemente i civili e sia totalmente inutile rispetto all’obiettivo di portarli a cambiare il regime di Hamas.”  

“Emerge chiaramente che l’opinione pubblica israeliana è più realistica dei politici che agiscono nel suo nome, che cercano di giustificare una volgare violazione dei diritti dei Palestinesi servendosi di una giustificazione basata su ‘ragioni di sicurezza’ che la maggior parte degli Israeliani considera totalmente infondata” dice il direttore di Gisha, Sari Bashi “I politici e la classe dirigente israeliani dovrebbero ascoltare bene le persone che li stanno mettendo in guardia rispetto al fatto che la politica israeliana a Gaza sta principalmente danneggiando i civili palestinesi – a discapito degli interessi della stessa Israele.” Hadas Ziv, direttore dei Medici per i Diritti Umani – Israele, sostiene che “l’indagine prova che la leadership israeliana è tormentata dal populismo nonostante il fatto che gli Israeliani siano perfettamente consapevoli che mettere sotto pressione la popolazione civile e creare danni a persone innocenti non può portare alcun beneficio alla sicurezza di Israele. Sembra proprio che gli Israeliani siano più umani di coloro che li governano, che continuano a sostenere la violazione dei diritti umani palestinesi anche impedendo di fornire adeguate cure mediche a pazienti che stanno lottando per la sopravvivenza.”


(traduzione di guerrilla-Nenna)

link

http://www.gisha.org/index.php?intLanguage=2&intSiteSN=113&intItemId=1317

Free Gaza Movement: l’attesa Leggi l'articolo »

Free Gaza Movement: La cura.

La cura che quotidianamente prestiamo sin dal sorgere dell’alba, alla messa a punto delle barche per la nostra traversata e’ paragonabile solamente all’abnegazione per la difesa dei diritti umani che ci ha raccolti qui, sebbene cittadini di 16  nazionalità diverse ci sentiamo tutti appartenere ad un medesimo emisfero del mondo, che ripudia la violenza che offende e che opprime, quel totalitarismo mascherato da leggitima difesa che reclude in una prigione a cielo aperto un milione e mezzo di persone, come oggi è ridotta la popolazione di Gaza.
Un ringraziamento speciale all’amico Pino Scaccia, che ha dato notizia sul suo blog della nostra missione, e ad Alì Rachid e Luisa Morgantini, oltre che a Noam Chomsky, che hanno espresso il loro supporto.

Questa sera vi introduco all’articolo di Anis attivista imbarcato con noi alla volta delle coste di utopia-libertà: Gaza (traduzione di Guerrilla-Nenna).


Ps.

 

Un comunicato strettamente privato che mi preme rendere pubblico, destinato all’anonimato, ho dimenticato in Italia il tuo indirizzo mail, F.F., mia piccola felicità, mi è giunto sino a qui oggi stesso l’importo dell’assegno che hai generosamente elargito a favore della nostra causa. Un ausilio angelico, come della sostanza delle ali degli angeli è ogni tuo respiro, amica cara, devi sapere che proprio in queste ora ci siamo ritrovati subitaneamente in immediato bisogno di liquidi.

 

Restiamo umani,

Vittorio Arrigoni.
 
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website della missione: http://www.freegaza.org/
contatto: guerrillaingaza@gmail.com

 

Gaza è, o non è sotto occupazione? Le imbarcazioni di  stanno per scoprirne qualcosa in più.

Anis Hamadeh, July 28, 2008

Per oltre due anni i confini che portavano a Gaza sono stati chiusi dalle forze militari israeliane. Da allora il milione e mezzo di palestinesi è sottoposto ad uno stato di assedio che da giugno è stato ulteriormente rafforzato. Israele ha dichiarato che le ragioni che giustificano questo assedio sono fondamentalmente i missili artigianali che vengono lanciati sul territorio israeliano dalla striscia di Gaza oltre che la presunta intenzione del governo di Hamas di distruggere Israele. Allo stesso tempo però i funzionari del governo israeliano sottolineano che l’occupazione della striscia di Gaza è in realtà terminata a settembre del 2005 con il ritiro degli insediamenti e dell’esercito israeliano e che la striscia di Gaza non dovrebbe essere considerata un territorio straniero. Ma i fatti alla luce del sole dimostrano un’altra realtà.

 

L’assedio ha un effetto disastroso sulla situazione umanitaria di Gaza dal momento che  non rispetta i diritti umani, economici e sociali della popolazione. Più di 200 abitanti tra la popolazione civile sono morti a causa di queste restrizioni. Inoltre l’assedio a cui sono sottoposti ha fortemente limitato il rifornimento di cibo, medicinali ed altri beni necessari come il carburante, i materiali da costruzione o le materie prime necessari a sostenere vari settori economici. Le fabbriche sono state costrette a chiudere. Secondo un recente rapporto delle Nazioni Unite il tasso di disoccupazione è il più alto del mondo. La UNWRA dichiara che il 60% della popolazione sopravvive grazie agli aiuti umanitari e chiede con urgenza che Israele riapra i confini. Inoltre l’attuale scontro tra Hamas e Fatah peggiora ulteriormente la situazione.

 

 

 

Recentemente la Commissione Europea ha stanziato 6.3 milioni di dollari da distribuire entro la fine dell’anno come aiuti diretti alla popolazione più povera. Allo stesso tempo, però, l’Unione Europea sostiene sia lo stato di soffocamento in cui la popolazione si trova sia il boicottaggio del governo palestinese eletto democraticamente causando danni che purtroppo vanno molto oltre ai 6.3 milioni di dollari stanziati. Nel tentativo di alleviare questo stato di dolore alcune settimane fa una coppia palestino-scozzese è partita dalla Scozia con un camion carico di  una tonnellata e mezzo di medicinali da portare nella striscia di Gaza. Ad oggi Khalil Al Niss and Linda Willis stanno aspettando da giorni bloccati al confine egiziano dalla parte del muro a Rafah e non hanno ancora ricevuto il permesso di attraversare il confine. L’Egitto glielo impedisce.

 

 

 

 

Perciò, ci chiediamo, Gaza è o no sotto occupazione? In cosa consiste esattamente il cosiddetto ‘ritiro’ dei militari israeliani? Per cercare di chiarire meglio questo punto due imbarcazioni partiranno da Cipro alla volta di Gaza intorno al 7 Agosto. Quaranta membri del Free Gaza Movement stanno per incontrarsi a Cipro per preparare le barche. Sono stati invitati a Gaza per rompere questo assedio dal Palestinian Medical Relief Society, il Gaza Community Mental Health Programme, il Palestinian Centre for Human Rights, il Palestinian Ministry of Youth and Sport e dalla popolazione civile. Legalmente Israele non dovrebbe inteferire con questa impresa dal momento che le imbarcazioni non entreranno nelle acque a sovranità israeliana né toccheranno porti israeliani. Navigheranno direttamente verso il porto di Gaza solo attraverso acque internazionali.

 

 

Alcuni si aspettano che le forze militari israeliane cercheranno di fermare le barche in modo da dimostrare ulteriormente che la popolazione di Gaza è prigioniera e senza alcun diritto umano né legale fatta eccezione per i diritti che Israele decide di concederle, dimostrando così ancora una volta al mondo come le concezioni legali di Israele per gli israeliani valgano molto di più delle leggi internazionali e sui diritti umani. Ad esempio, secondo l’agenzia di stampa Maan, nella mattinata del 20 luglio alcune navi da guerra israeliane hanno aperto il fuoco contro imbarcazioni di pescatori palestinesi che si trovavano a nord e a ovest di Gaza City. La tipica giustificazione per azioni di questo genere è che Israele dichiara di temere che in tali aree ci possa essere contrabbando d’armi. Perfino il cessate-il-fuoco che Hamas e di altri dodici gruppi affiliati hanno rispttato dal 19 giugno non sembra aver fatto alcuna differenza per Israele, fatta eccezione che ad oggi le incursioni israeliane si sono concentrate su Nablus e la West Bank. Nessuna di queste azioni militari si basa su fondamenti legali.

 

Il Free Gaza Movement è costituito da più di cinquanta persone provenienti da ogni parte del mondo che hanno scelto di agire secondo la propria coscienza per cercare di alleviare la crisi di Gaza portando ai suoi abitanti aiuti sociali e medici. Solo alcuni tra loro saranno a bordo della Free Gaza e della Liberty in attesa di essere accolti da circa una decina di imbarcazioni locali nei pressi della costa di Gaza. Alcuni dei partecipanti alla missione resteranno sulla terraferma a Cipro essendo parte dei gruppi organizzativi e degli addetti alla comunicazione con i media. Questa azione sarà un vero e proprio test che potrebbe aprire in futuro un ponte percorribile da altre barche.

 

I passeggeri a bordo delle due imbarcazioni, secondo le liste attuali, provengono dall’Australia, Canada, Cipro, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Israele, Italia, Libano, Pakistan, Palestina, Scozia, Tunisia, Regno Unito e Stati Uniti. Complessivamente tra loro si parleranno più di dodici lingue.

Tra I partecipanti ci sono marinai, giornalisti, avvocati, ingegneri, operai, infermieri, insegnanti, medici, professori, fotografi, religiosi, sommozzatori e attivisti non violenti. Ci sono musulmani, ebrei, cristiani e umanisti. Il più giovane ha 22 anni e la più anziana, Hedy Epstein, festeggerà il suo 84imo compleanno a bordo.

 

Hedy Epstein, dopo essere sopravvisuta al genocidio nazista, è diventata un avvocato per i diritti umani. Ha pubblicato le sue memorie in tedesco. L’avvocato ed esperto di comunicazione Huwaida Arraf sta pianificando di partecipare così come Anne Montgomery, una suora americana che ha lavorato con il Christian Peacekeeper Team nei territori occupati. Anche Jeff Halper dell’Israeli Committee Against House Demolitions (ICAHD) sarà a bordo. Dalla California giunge, tra gli altri, la nonna 74enne Mary Hughes-Thompson, questo sarà il suo settimo viaggio in palestina dal 2002. Ken O’Keefe, un marine e veterano della prima Guerra del golfo sarà tra i partecipanti. Il regista e musicista pakistano Aki Nawaz fa parte del team documentaristico che sarà a bordo e il dottore William “Bill” Dienst è il medico esparto che ha lavorato nelle cliniche di Gaza e vuole ritornare a lavorarci. Angela Godfrey-Goldstein che lavora con l’ICAHD e Machsom Watch sarà nel team a terra insieme a Uri Davis, un noto autore israeliano.

 

Molte organizzazioni internazionali e molti cittadini danno il loro supporto al progetto Free Gaza e riconoscono pienamente l’importanza della missione, tra questi ricordiamo Noam Chomsky e Luisa Morgantini, vice presidente del Parlamento Europeo. L’emerito arcivescovo Desmond Tutu ha scritto: “la pace e la sicurezza che noi abbiamo scoperto in Sud Africa non possono nascere dalla canna di una pistola … Do tutto il mio supporto a questo gruppo e al suo progetto.” Il premio Nobel Mairead Maguire aggiunge: “Portate con voi le speranze e i desideri di moltissime persone in tutto il mondo.” La lista di coloro che hanno espresso il loro sostegno su www.freegaza.org attualmente viene aggiornata ogni giorno dal momento che la data si avvicina e l’attenzione del pubblico si concentra sempre più sull’iniziativa Free Gaza.

 

 

 

Il Free Gaza Movement è un progetto democratico, pacifista, non violento, umanitario e partecipato dalla società civile e non affiliato ad alcun partito politico. Alcune voci pubbliche hanno provato ad associarlo ad interessi di gruppi pro o anti qualcosa, dichiarazione che il gruppo smentisce con forza. In un email di uno dei partecipanti, Monir Deeb, si ritrova lo spirito dell’indimenticato conte Folke Bernadotte: “Il gruppo del Free Gaza sta investendo il suo tempo, denaro e sicurezza personale per alzare la voce contro l’ingiustizia. Sono le stesse persone che sono state accanto alla popoloazione ebraica durante I tempi difficili della persecuzione nazista”. E in effetti suo padre, di Gaza, dice Deeb, ha incontrato il diplomatico e mediatore svedese delle Nazioni Unite Bernadotte durante i negoziati in Sinai nel 1948. 

http://www.anis-online.de/1/ton/49.htm

Free Gaza Movement: La cura. Leggi l'articolo »

Press release: Free Gaza Movement

Quante volte mi è capitato di guardare lo specchio e interrogare il mio riflesso su di un motivo plausibile per stare al mondo?

Vegetare come piante grasse coi cunei ben temperati per osteggiare ciò che ci vegeta attorno, non è mai stato una prerogativa a cui aspirare, bensì un tabù.

 

Sono, siamo, appassionatamente determinati come mai prima d’ora. La paura, i timori scaturiti dagli altissimi rischi preventivati a cui andremo incontro, sono soffocati nella culla dal febbrile entusiasmo con cui ci stiamo preparando per la partenza ormai prossima. Il motore della nostra determinazione, e’ costantemente alimentato dal senso di ferrea giustizia che ci accompagna, non sappiamo esattamente a cosa andremo incontro, ma abbiamo la incontestabile certezza di stare facendo la cosa giusta. Giuridicamente legale e umanamente onorevole. Non e’ poco. Avvistando le coste di Gaza, proveremo dentro di noi tutta la pienezza di questo sentimento di giustizia che ci orienta, questa spasmodica passione per i diritti umani, e saremo inarrestabili.  Oggi abbiamo tenuto una conferenza stampa ad Atene, alcuni miei compagni di free gaza movement hanno presentato la nostra missione ai media.   E’ stato un successo, conferenza molto partecipata, la televisione nazionale greca era presente ed ha ripreso la presentazione della nostra missione.   I primi articoli apparsi su siti dei giornali illustrano correttamente in maniera positiva ogni nostro intento.

Non certo come ha fatto ieri Haaretz, il principale quotidiano israeliano di aera laburista, falsificando le nostre reali intenzioni, testualmente: “gli organizzatori desiderano uno scontro”.

Non vogliamo assolutamente scontrarci con nessuno, le biografie degli equipaggi della nostra barche parlano chiaro, suore cattoliche, ebrei sopravvissuti all’olocausto, anziani palestinesi vittime della diaspora, dottori, infermieri, insegnanti, attivisti per i diritti umani e pacifisti.

A bordo non abbiamo nessun arma, il nostro è un carico e’ merce preziosa, pace e libertà per un popolo oppresso, giustizia.

Vi presento l’invito alla conferenza stampa tenuta oggi ad Atene.

Restiamo umani,

Vittorio Arrigoni.
 
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website della missione: http://www.freegaza.org/
contatto: guerrillaingaza@gmail.com
 

 
 
Comunicato Stampa: Free Gaza Movement

 

E’ possibile che un gruppo di civili disarmati viaggiando per mare riescano a rompere l’assedio a cui è sottoposta Gaza?

 

 

Conferenza stampa

 Per inaugurare

il Free Gaza Movement

 

  

h 13:00, Martedì 29 Luglio

International Press Center

Atene

 

Nel mese di Agosto 2008 un gruppo di civili disarmati israeliani, palestinesi e internazionali navigheranno alla volta di Gaza senza passare attraverso territorio israeliano e senza chiedere autorizzazioni alle autorità israeliane. Di questo gruppo fanno parte anche una suora cattolica di 81 anni, una ebrera di 84 anni sopravvissuto all’Olocausto, persone di 16 diverse nazionalità e quattro differenti religioni,

insieme a loro giornalisti internazionali.

 

Destinatione: il porto di Gaza

 

Martedì 29 luglio 2008 il Free Gaza Movement presenterà pubblicamente il suo team internazionale e le imbarcazioni greche che condurranno i volontari da Cipro fino a Gaza in totale solidarietà con i diritti umani dei Palestinesi. A partire da questa data qualunque tentativo per danneggiare il progetto sarà considerato un atto di aggressione nei confronti di una missione internazionale per la salvaguardia dei diritti umani.

 

Le imbarcazioni faranno tappa presso alcuni porti greci per poter raccogliere sostenitori e dare l’opportunità alla stampa e a personaggi pubblici di partecipare a una parte del viaggio e informare l’andamento della missionbe in tempo reale grazie alla presenza a bordo di sistemi di comunicazione satellitare di ultima generazione.

Chiunque fosse interessato dovrebbe partecipare alla conferenza stampa se possibile.

 


http://www.freegaza.org/

Press release: Free Gaza Movement Leggi l'articolo »

In viaggio per lenire la catastrofe innaturale di Gaza

Si apprende così tanto dal dolore proprio,
nel sondare le radici dell’urlo,
setacciando le cocenti delusioni,
seppellendo i propri morti,
giorno per giorno,
cadavere per cadavere, cicatrice per cicatrice,
le vittime delle speranze incolte,
costatando che le illusioni non sono altro che stelle comete di un firmamento fossile,
sogni cadenti, appunto, suicidi.
 
A frequentare il dolore si diventa come laureati in dolore,
senza mai aver frequentato alcuna facoltà universitaria,
se non la propria esistenza, avara di gioie, generosa di asperità,
di cruda amarezza.
Per alcuni il destino è benevolo,
per altri cinico e beffardo.
 
Quale destino è più cinico e beccamorto dei palestinesi imprigionati a Gaza?
 
Ci sono vite più spendibili di altre,
più dedite al sacrificio avendo testato sulla propria pelle tutta la sofferenza del mondo,
e non riuscendo a scrollarsela di dosso,
si impegnano per prevenirla, lenirla a chi sta più a cuore.
 
Sulla mia stessa barca,
solcando onde di una marea di speranza, di giustizia, di legalità per un popolo oppresso,
ci saranno dei docenti del dolore, tre settantennni vittime sopravvissute alla Nakba, la catastrofe palestinese del ’48,
e Hedy Epstein, ebrea 84enne sopravvissuta all’Olocausto.
Veri e propri docenti in disperazione ed esilio,
che hanno impegnato la loro longeva vita affinchè disperati non ce ne siano più come loro.
 
E’ inconcepibile voler far pagare l’irrisarcibile prezzo della tragedia dell’Olocausto al popolo palestinese,
ma l’inerzia della comunità internazionale,
se non una vera e propria complicità ai crimini perpetrati da Israele paiono voler avvalorare questa tesi.
 
Noi, attivisti per i diritti umani e operatori umanitari che per il nostro operato pacifista e non violento in Palestina siamo stati arrestati, incarcerati, e processati dalle corti israeliane, se non uccisi, abbiamo condiviso giorno per giorno, lutto per lutto, devastazione dopo devastazione, tutta la tragedia di un popolo oppresso ma mai eppoi mai piegato alla resa dinnanzi al lento ma costante genocidio messo in atto da Israele.
 
Per tutto quello che abbiamo convissuto, e imparato dai palestinesi, una lezione di stoica resistenza, di umanità generosa, di umiltà fiera, non possiamo voltare le spalle dinnanzi alla loro tragedia, “la questione morale dei nostri tempi”, come dice Nelson Mandela.
 
Oltre ai premi Noberl per la Pace Desmond Tutu e Jimmy Carter, anche un altro premio Nobel per la Pace, Mairead Maguire, ha recentemente espresso il suo sostegno alla nostra missione.
 
Il regista inglese Ken Loach ci ha inviato un contributo in sterline e ha espresso il suo supporto.
 
Su questo sito non siamo soliti chiedere denaro, ma i compagni di Free Gaza Movement mi comunicano che alla vigilia della partenza siamo sotto di alcune migliaia di dollari, per cui chiedo a chi ne ha la possibilità di versare una piccola somma  tramite questo indirizzo:
 
http://www.freegaza.org/index.php?module=our_mission
 
Il fine della nostra missione è quello di rompere l’assedio in cui è imprigionata Gaza, aprire il suo porto, restituirle sovranità, un barlume di libertà.
Oltre a portare con noi delle reti, e se riusciremo a sbarcare per prima cosa vorremo scortare a pescare con noi i pescatori palestinesi, desideriamo andare ad aiutare nelle scuole, negli ospedali, sulle ambulanze.
Sulla via del ritorno verso Cipro, vogliamo portare con noi tutti quei palestinesi che necessitano di cure mediche urgenti ed immediate.
 
Ci sono terribili catastrofi naturali a questo mondo, come terremoti e uragani, inevitabili.
A Gaza è in corso una catastrofe umanitaria perpetrata da Israele ai danni di un popolo che vorrebbe ridotto alla più completa miseria, sottomissione.
Il mondo intero non può ignorare questa tragedia, e se lo fa, non includeteci in questo mondo.
Chiediamo solo che alcune semplici imbarcazioni approdino a Gaza con il loro carico di pace, amore, empatia,
che a tutti i palestinesi siano concessi gli stessi diritti di cui godono gli israeliani, e qualsiasi altro popolo del pianeta.
 
Vittorio Arrigoni
(attivista per i diritti umani e blogger)
 
blog:http://guerrillaradio.iobloggo.com/
website della missione: http://www.freegaza.org/
mail: guerrillaingaza@gmail.com
 
 
Ps:
Fra i commenti di questo post troverete una mia ulteriore lettera-comunicato, che vi prego di far girare sui vostri blog o siti internet, il buon esito della nostra missione sta anche nel fatto di quanta maggiore copertura mediatica riusceremo a canalizzare.
 
 Lasciando quest’oggi l’Italia
ringrazio tutti quanti voi per gli attestati di stima e gli auguri di buena suerte.
Di entrambi farò tesoro fra qualche giorno quando mi metterò in cammino,
o meglio, in  navigazione.
 
 Alcune vite sono davvero più spendibili di altre,
e sono convinto che cercare di lenire il dolore di un intero popolo oppresso da più di 60 anni,
se è una buona ragione per vivere,
lo è anche per morire.
 
restiamo umani,
pace ed empatia,
 
Vik

In viaggio per lenire la catastrofe innaturale di Gaza Leggi l'articolo »

Il mio contributo alla lotta di liberazione di Gaza

Guerrilla radio si trasfigura in Vittorio Arrigoni
e Vittorio Arrigoni non è solo queste agguerrite eteree pagine
ma la ridiscesa nell’arena insanguinata
per la difesa dei diritti umani.
 
Entro pochi giorni isserò la mia bandiera utopia,
e coi quattro ideali inequivoci che sono rimasti la mia primitiva bussola
per la vita,
salperò in direzioni delle coste di Gaza.
 
Con un manipolo di attivisti pacifisti e operatori umanitari (palestinesi, europei, americani, asiatici e pure israeliani) e un carico di medicinali puntiamo via mare verso la Palestina, la nostra preclusa patria.
 
Il primo agosto ci ritroveremo a Cipro,
e il 5 salperemo su alcune barche che abbiamo acquistato,
verso Gaza laddove ci attendono i rappresentati di una decina di ONG che ci hanno invitato.
 
Navigando su acque internazionali,
ed essendo invitati dai palestinesi,
non abbiamo ritenuto doveroso informare Israele…
 
Le leggi internazionali dichiarano esplicitamente che abbiamo tutti i diritti di andare a visitare Gaza.
 
Il nostro obbiettivo è quello di rompere l’assedio israeliano di Gaza, dimostrando tutta la nostra solidarietà alla popolazione palestinese.
Importando a Gaza contemporaneamente ai beni di prima necessita noi stessi,
insegnanti, medici, operatori umanitari e attivisti per i diritti umani.
 
La condizione umanitaria di un milione e mezzo di palestinesi, uomini donne e bambini incarcerati illegalmente in Gaza è catastrofica,
la peggiore degli ultimi 40 anni di occupazione israeliana.
 
Abbiamo provato a ritornare in Palestina per terra.
Ci abbiamo riprovato per aria.
Adesso ci siamo fatti seri, salpiamo via mare.
 
I premi Nobel per la pace Desmond Tutu e Jimmy Carter, hanno ufficialmente espresso il loro sostegno alla missione (link:il supporto di Desmond Tutu), così come diversi parlamentari inglesi. (In the UK, MPs Jeremy Corbyn and Lynne Jones, MEP Caroline Lucas, and retired MP Alice Mahon have all expressed support for this project. )
 
Sappiamo a quali notevoli rischi andiamo incontro,
ma siamo nello stesso tempo parecchio stanchi e frustrati dell’inerzia della comunità internazionale,
è ora che qualcuno si muova per cercare di frenare il lento genocidio di un milione e mezzo di innocenti.
 
Non ne possiamo più di far finta di niente,
di girarci dall’altra parte dinnanzi alle stragi quotidiane,
alla vista di quell’ immenso campo di concentramento a cielo aperto che oggi è Gaza.
 
Cercando di rompere l’assedio,
vogliamo restituire ai palestinesi una parte della loro libertà negata.
Porteremo con noi delle reti,
e se riuscieremo a sbarcare per prima cosa porteremo a pescare con noi i pescatori palestinesi,
oggi ridotti a bersagli galleggianti per i cecchini sulle navi da guerra israeliane.
 
Qualunque sia l’esito della nostra missione,
che il nostro gesto, il nostro determinato sacrificio,
possa smuovere ulteriormente le coscienza di un mondo adulterato dall’arroganza dell’indifferenza.
 
il nostro sito: The Free Gaza Movem.
 
Guerrilla radio ora di nuovo solo
Vittorio Arrigoni.
 
approfondimenti:
-Gaza Ceasefire Signals Sailing Success
-Breaking into Gaza

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La guerra israeliana al terrorismo

Le asperità della vita ed alcuni problemi personali gravi,
in prossimità di una mia nuova ripartenza,
mi hanno tenuto lontano dalla mia guerrilla web.
Oggi lascio la voce del blog a Vichi,
il suo post è puro guerrilla style.

“Mentre guardate questo video, riflettete su questi dati, tratti dall’ultimo rapporto statistico dell’OCHA (oPt Protection of Civilians – Report to the end of May 2008), relativi al periodo 1° gennaio 2005 – 31 maggio 2008.
 

2005

Palestinesi uccisi 216 (60 bambini), feriti 1.260

Israeliani uccisi 48 (6 bambini), feriti 484
Rapporto uccisi 4,5:1

2006
Palestinesi uccisi 678 (140 bambini), feriti 3.194
Israeliani uccisi 25 (2 bambini), feriti 377
Rapporto uccisi: 27:1

2007
Palestinesi uccisi 396 (53 bambini), feriti 1.844
Israeliani uccisi 13 (0 bambini), feriti 322
Rapporto uccisi 30,4:1

2008
Palestinesi uccisi 397 (80 bambini), feriti 1.844
Israeliani uccisi 24 (4 bambini), feriti 170
 
Rapporto uccisi: 16,5:1
 
Dei 110 Israeliani uccisi nel periodo considerato, soltanto 29 (pari al 26,4%) erano civili, mentre il restante 73,6% delle vittime erano soldati uccisi durante raid militari
 

Dei 1.687 Palestinesi uccisi nel periodo considerato, il 47,13% erano militanti morti in combattimento, il 43,62% erano civili inermi, il 9,25% erano vittime di assassinii mirati o ricercati uccisi durante operazioni di “arresto”.

Per riassumere, dunque, tra il 1° gennaio del 2005 e il 31 maggio di quest’anno, i Palestinesi hanno ucciso 110 Israeliani (12 bambini), dei quali il 26% erano civili inermi.

Nello stesso periodo, gli Israeliani hanno ucciso 1.687 Palestinesi (333 bambini), dei quali il 43% erano civili inermi.

Considerando il totale delle persone uccise, per ogni morto israeliano se ne contano 15,3 Palestinesi; limitandoci a considerare i civili disarmati, questo rapporto sale a un Israeliano contro 24,4 Palestinesi!

Questo è Israele, uno vero e proprio Stato-canaglia stando ai parametri dell’amministrazione Usa, in quanto possiede armi di distruzione di massa illegali, opprime intere popolazioni, pratica la tortura, mantiene un gran numero di civili in detenzione spesso illegale e arbitraria, pratica l’assassinio al di fuori dei propri confini.

Questo è Israele, la sola potenza coloniale occupante rimasta al mondo, una potenza occupante brutale, feroce e oppressiva, la cui condotta è eticamente indifendibile e le cui azioni nei Territori palestinesi occupati violano quotidianamente le più basilari norme del diritto umanitario internazionale.

Questo è Israele, il Paese con cui intratteniamo rapporti sempre più stretti in campo economico e politico e che, al contrario, dovrebbe essere sottoposto al più stretto boicottaggio e bandito dal consesso delle nazioni civili.”
 
dal blog di Vichi
http://palestinanews.blogspot.com/

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Mohammed Omer, giornalista palestinese aggredito da agenti israeliani (firma la petizione)

Mohammed Omer racconta dei crimini contro l’umanità dell’esercito israeliano a Gaza: 

Noi firmatari della petizione condanniamo lo spaventoso trattamento che Israele ha riservato al giornalista Mohammed Omer, corrispondente da Gaza del Washington Report on Middle East Affaire e autore sullo stesso della rubrica “Gaza on the Ground”. Il ventiquattrenne giornalista palestinese è stato brutalmente assalito dagli ufficiali dei gruppi di sicurezza israeliani Shin Bet  mentre, ritornando a casa sua a Gaza il 26 giugno, attraversava il confine al ponte Allenby. Gli era appena stato conferito il premio giornalistico “Martha Gellhorn” per l’anno 2008 che aveva condiviso con il giornalista indipendente americano Dahr Jamail. Nel documento di assegnazione del premio si legge: “Ogni giorno Mohammed Omer scrive da una zona di guerra all’interno della quale è anche un prigioniero. La sua terra, Gaza, è circondata, costretta alla fame, aggredita, dimenticata. Omer è un testimone profondamente umano di una delle più grandi ingiustizie dei nostri tempi. E’ la voce di chi non può parlare.” (vedi l’articolo di John Pilger del 2 luglio sul Guradian “From Triumph to Torture”)

Nel suo articolo Pilger sottolinea come questo non sia un episodio isolato, ma un tassello parte di un disegno più ampio e terribile. Israele concede piena libertà ai militari di confine e agli agenti del Shin Bet di molestare regolarmente i palestinesi (compresi palestinesi americani, operatori umanitari e accademici americani) in viaggio verso i territori occupati o in ritorno dagli stessi. Israele aggredisce, interroga, perquisisce e umilia persone in transito di ogni età – uomini e donne scelti casualmente – e molto spesso impedisce loro di oltrepassare i confini sotto il controllo israeliano e di raggiungere le loro abitazioni nella striscia di Gaza e nella West Bank. Di queste persone non possiamo ascoltare la voce.

Israele semplicemente non vuole che la voce dei palestinesi venga ascoltata all’estero. Ai palestinesi viene impedito di accettare inviti a parlare in Europa e in Nord America. Agli studenti in possesso di borse di studio per università estere viene impedito di partire. E a quei palestinesi che sono riusciti ad andare a lavorare o studiare all’estero Israele impedisce ora di tornare in patria, anche solo per una breve visita. (recentemente Israele ha ritirato a Zeina Ashrawi Hutchison i suoi documenti di viaggio e non le rinnoverà la sua Geruslaem ID card impedendole così di tornare a casa a visitare suo padre e sua madre, Dr. Hanan Ashrawi).

Noi firmatari della petizione chiediamo con urgenza al governo israeliano di fermare i suoi continui soprusi volti a censurare i resoconti internazionali provenienti dai territori occupati. Il governo israeliano preferisce, infatti, che gli articoli arrivino da Tel Aviv o Gerusalemme dove sono soggetti a censura certa e consente a pochissimi, per non dire a nessuno, giornalisti internazionali di scrivere dalla West Bank e da Gaza.

Israele censura, perseguita e addirittura uccide i giornalisti palestinesi che tentano di raccontare le condizioni di vita nei territori occupati.

Chiediamo al governo israeliano di proteggere i giornalisti che cercando di lavorare nei territori occupati. Dal 2001 a Gaza e nella West Bank sono stati uccisi almeno otto giornalisti, sette dei quali durante degli attacchi da parte delle forze di difesa israeliane.

Chiediamo al governo israeliano di porre fine alla persecuzione nei confronti di viaggiatori e giornalisti. Ogni volta che Israele colpisce un giornalista distrugge una pietra portante della democrazia, la libertà di espressione e di stampa. Gli esseri umani, anche quelli che per decine d’anni sono stati controllati da una forza di occupazione, hanno il diritto di lasciare e tornare alle loro case senza pericoli e senza interferenze e il diritto alla libertà di espressione.

 

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Luisa Morgantini: DIVIETO DI PESCA NELLA STRISCIA DI GAZA

L’assedio di Gaza raccontato da una piccola bambina di Gaza:
 
Luisa Morgantini per il Manifesto
Ho atteso un pò per un nuovo post,
ho voluto lasciar sedimentare nelle coscienze il ricordo di Aya Al-Najjar,
l’onore delle vigorose stupende parole di BassamAramin.
 
Mentre una fragile tregua appare come una mossa strategica prima di una violenta invasione già preventivata dei soldati di Tel Aviv ,
Luisa Morgantini ci descrive il mare di Gaza come un immenso carcere liquido israeliano:
 
DIVIETO DI PESCA NELLA STRISCIA DI GAZA
IL MARE È UN IMMENSO POSTO DI BLOCCO ISRAELIANO
Tutti i pescatori palestinesi, per dire basta agli impedimenti e alle aggressioni da parte delle Autorità israeliane, il 16 giugno hanno protestato con le loro barche per il diritto di vivere contro l’assedio
Luisa Morgantini

È blu il mare a Gaza, ma anche verde di inquinamento, perché in alcuni punti le acque delle fognature scorrono liberamente sulla costa, dopo aver percorso e a cielo aperto le strade di Gaza city e delle altre città della Striscia, per finire in mare senza nessun trattamento di depurazione, distrutti dai raid israeliani o perch? i pezzi di ricambio e i filtri per l’acqua non riescono a penetrare l’embargo deciso dalle Autorità israeliane, con gravi conseguenze sull’ambiente e sull’economia locale.
Il mare, però, a Gaza è sempre stata una grande risorsa naturale e avrebbe potuto diventare anche fonte di risorse per il turismo. Dopo gli accordi di Oslo, i Palestinesi avevano sperato che le spiagge di Gaza potessero essere affollate, sono stati costruiti molti alberghi, aperti ristoranti e caffè. Ma è durato poco, gli alberghi sono ormai quasi abbandonati e i turisti non possono certo andare a Gaza, neppure i palestinesi cittadini d’Israele sui quali puntava il turismo palestinese, anche a loro è vietato entrare a Gaza visto che il confine è solo nelle mani del governo israeliano ed ogni cittadino israeliano ha il divieto di recarsi a Gaza o nella Cisgiordania.
GLI ULTIMI 5 ANNI, I PEGGIORI
Negli anni ’90, quando le barche dei pescatori potevano allontanarsi dalle coste di circa 12 miglia nautiche dalle coste della Striscia, i pescatori riuscivano a portare a riva, rivendere e anche esportare fino a 3.000 tonnellate di pesce ogni anno. Proprio in quegli anni la crescita del settore ittico a Gaza ha attinto alle migliaia di palestinesi che non potendo più recarsi a lavorare in Israele a causa dei valichi chiusi, hanno rivolto lo sguardo al mare per poter sopravvivere aggiungendosi alle molte famiglie di pescatori, molte originarie della città di Jaffa, a sud di Tel Aviv, da dove in migliaia dopo la guerra del 1948 sono partite alla volta di Gaza. Durante la prima Intifada a Gaza si arrivava facilmente, portavo sempre le delegazioni a mangiare un ottimo pesce fresco in un ristorante che si chiamava Salam, Pace. Quel ristorante c’è ancora ma di pesce ne appare poco, neppure le sardine si riescono a trovare.
La pesca infatti a Gaza è decimata. Sopratutto a partire dagli ultimi cinque anni, sia le restrizioni militari imposte dalle Autorità israeliane sia l’impedimento vero e proprio ad uscire in mare vietano ai pescatori di Gaza di allontanarsi di più di 3 miglia dalle coste, nonostante gli accordi di Oslo abbiano fissato a circa 20 miglia dalla linea costiera il limite massimo di allontanamento e le 12 miglia di distanza sancite dall’Accordo Bertini, stipulato nell’Agosto 2002 tra le Nazioni Unite e Israele.
Nel 2007 circa 500 tonnellate di pesce all’anno sono state pescate in tutto dagli oltre 3.500 pescatori professionisti lungo i 40 km costieri della Striscia a Gaza; di questi, solo 700 sono ancora impiegati in un settore che dava lavoro ad almeno 40.000 persone, tra meccanici, pescivendoli e migliaia di famiglie di pescatori locali, che riescono ora a stento a ricavarne di che vivere in un’economia schiacciata dall’assedio.
Le barchette partono nel buio della notte per rientrare in porto alle sei del mattino, dove i camion aspettano il carico da trasportare ai mercati: 70 cassette di plastica riempite di pesce e sardine può valere circa 3.500 shekel, di cui 2.000 servono per ricoprire le spese per carburante e gas per le lampade, i cui costi si sono impennati in seguito al taglio dei rifornimenti di combustibili deciso recentemente dalle Autorità israeliane. Spesso, per supplire alla mancanza dei 40.000 litri di gasolio e gas naturale necessari nella stagione alta della pesca, i pescatori ricorrono all’olio da cucina e le acque del Mediterraneo che bagna Gaza si ricoprono di maleodoranti chiazze oleose. I pochi ricavi rimanenti si dividono tra tutto l’equipaggio, che varia a seconda delle barche a disposizione, in media comunque circa 75 shekel a lavoratore, una quindicina di euro per il lavoro di una notte.
Oggi però i pesci nelle acque vicino alle coste della Striscia sono davvero pochi, inquinamento ed eccessivo sfruttamento hanno reso le acque sterili: basterebbe allontanarsi fino a 20 miglia più a largo per incontrare, in primavera, i branchi di sardine che migrano dal delta del Nilo fino alle acque della Turchia, mentre già a meno di sei miglia della costa è difficile incontrare i grandi movimenti di pesci. Secondo il Palestinian Centre for Human Rights Israele in realtà non ha mai consentito ai pescatori di Gaza di spingersi fino alle 20 miglia sancite dagli Accordi. I pescatori di Gaza denunciano che non possono allontanarsi di oltre 2,5 km senza correre il rischio di essere bersaglio degli spari israeliani, di vedere distrutte le loro reti e le loro barche, mentre le pattuglie israeliane li costringono a rientrare a riva: una situazione che va avanti sin dal 2003 e che si è aggravata negli ultimi anni con addirittura razzi ed elicotteri israeliani impiegati contro i pescatori. Le navi militari israeliane secondo il Sindacato dei pescatori di Rafah, nel sud della Striscia, pattugliano il mare 24 ore al giorno, sette giorni su sette, con il pretesto della sicurezza e del contrasto al traffico di armi. Nel corso del 2007 oltre 70 pescatori di Gaza sono stati arrestati, le loro barche distrutte, insieme a reti ed equipaggiamenti da pesca. Per mesi migliaia di pescatori non hanno avuto il permesso di lasciare il porto.
BET’SELEM, STORIE DI SOPRUSI
In un rapporto pubblicato dall’israeliana Bet’selem sono state raccolte le storie di alcuni pescatori. Isma’il Basleh il primo gennaio del 2007 era in mare con il fratello Samir e con l’amico Aymen al-Jabur. Stavano pescando quando in lontananza hanno visto avvicinarsi una nave da guerra israeliana che si è fermata a meno di trenta metri da loro e ha cominciato a sparare in aria. Il capitano della nave israeliana ha in seguito ordinato a Isma’il di seguirlo per 6 km e mezzo, quindi di spegnere i motori, togliersi i vestiti e nuotare nell’acqua gelida fino a loro. Ma la nave si allontanava e Isma’il rischiava di annegare. Il seguito della storia riportata da Bet’selem racconta di braccia e gambe legate, di minacce e intimidazioni, di privazione del sonno, di trattamenti degradanti e disumani. Anche Adnan al-Badwil ha descritto la sua disavventura: in mare, con il fratello alle cinque del mattino avevano appena tirato in barca le reti con il pesce quando hanno sentito nell’oscurità degli spari. La barca, colpita, ha cominciato a vacillare ed entrambi sono caduti in acqua. In tre dell’equipaggio sono stati feriti da frammenti di proiettile e ricoverati per tre giorni in ospedale.
Ma malgrado i rischi per la loro vita, i pescatori di Gaza vanno in mare e cercano di sconfinare dai 3 km, per poter vivere. Oggi però possono portare solo barche a remi, non c’è più combustibile a Gaza e non perché, come succede anche da noi il prezzo è salito alle stelle, ma perché Israele non permette l’entrata a Gaza del combustile continuando un embargo che è punizione collettiva di un intera popolazione.
LA SITUAZIONE È INSOSTENIBILE
Lunedì 16 Giugno i pescatori di Gaza sono entrati in mare con la bandiera palestinese e hanno chiesto mare aperto e diritto di pescare, diritto di vivere, diritto alla libertà.
La Campagna per la fine dell’assedio composta da donne e uomini, medici, professori, intellettuali, attivisti dei diritti umani palestinesi, che ha organizzato la manifestazione aveva lanciato un appello anche al mondo perché lo stesso giorno vi fossero nei mari o sulle rive iniziative di solidarietà con i pescatori di Gaza. Quell’appello è stato raccolto anche da alcuni pescatori italiani, in questi giorni in lotta contro il caro prezzo della benzina, in particolare solidarietà ai pescatori di Gaza è stata espressa da Lega Pesca, Associazione nazionale di cooperative di pesca di Legacoop che ha aderito alla giornata di mobilitazione internazionale e alcuni pescatori di Pozzuoli hanno inviato alla Campagna End the Siege in Gaza le loro fotografie con i cartelli che dicevano: «Basta assedio a Gaza. Diritto di vivere, diritto di pescare».

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Bassam Aramin combattente per la Pace e Israele che fa macelleria dei bimbi palestinesi

Il diritto alla legittima difesa applicato da Israele?
Italia Francia in diretta web streaming sul sito partita online
In questa borsa di plastica
 

 
ciò che resta di Aya Al-Najjar, bimba palestinese di 8 anni
 

 
fatta a pezzi “per errore”, da un bombardamento aereo israeliano mentre stava giocando fuori casa sua nel villaggio di Khuza’a nel sud della striscia di Gaza, il 5 di questo mese.
 
Mercoledì era toccato ad un’altra bambina palestinese, Hadeel Smari, sei anni,
decapitata da un colpo di carroarmato israeliano, sempre a Gaza.
 
Un orrore senza fine, per il quale nessun soldato, nessun ufficiale dell’esercito israeliano, nessun governo israeliano è mai stato messo dinnanzi alle sue responsabilità di criminale di guerra.
 
Entro breve, ripartirò per cercare di contribuire in qualche modo, a lenire queste immense sofferenze del popolo palestinese umilmente con le mie modeste forze.
 
Posto qui una struggente lettera di Bassam Aramin, uomo di pace,membro e fondatore dei Combatants for Peace, a Ehud Barak, attuale ministro della difesa israeliano, leggetela fino in fondo.
 
 
Con Bassam  ebbi un breve scambio di mail il giorno dopo l’efferato omicidio di un’ altro angelo innocente palestinese, Abeer Aramin,  sua figlia.
E’ l’esistenza di combattenti come Bassam a spronarmi ad andare avanti nel momento del più totale sconforto.
 
Vik alias guerrillaradio

 
 
“Onorevole Generale Ehud Barak, Lei non mi conosce personalmente. Sono un cercatore di pace, e combatto con tutte le mie forze e le mie capacità per la realizzazione di una pace giusta che porti serenità e prosperità ai Palestinesi e agli Israeliani insieme.

Ho sofferto in prima persona la vostra occupazione criminale e ho pagato un prezzo altissimo. In primo luogo, sono finito in carcere quando avevo diciassette anni, e ho sprecato sette anni della mia vita nelle vostre barbare prigioni.

In secondo luogo – Lei per caso ha letto o sentito quello che è accaduto a una ragazzina di nome Abir Aramin? Era una ragazzina di dieci anni, che i Suoi soldati hanno ucciso con un proiettile di gomma sparato da una distanza di quattro metri e mezzo, il 16 gennaio 2007, davanti a sua sorella Areen, di undici anni. Nonostante questo io, il padre di Abir, possa riposare in pace, credo nel diritto di ogni israeliano, e di tutto il popolo israeliano, a esistere e vivere in pace e sicurezza. Perché allora Lei, signore, non crede nel nostro diritto a godere di queste stesse cose?

Dove era il carattere democratico del Suo Stato quando i suoi eroici soldati hanno ucciso mia figlia davanti agli occhi dei suoi amici, all’ingresso della scuola di Anata? Dove erano i Suoi ideali democratici quando ha chiuso il fascicolo dell’indagine sull’assassinio di Abir per mancanza di prove, nonostante il crimine fosse chiaro e avvenuto davanti a più di dieci testimoni? Davvero Abir era una minaccia per i Suoi soldati, signore?

Ho con me le armi con cui Abir ha minacciato quei soldati. Ho tra le mie mani il suo zaino, rinforzato e blindato, ovvio, la sua matita portamine, caricata con pericolose cartucce di grafite, e il suo libro di matematica, di cui aveva un compito quel giorno, e che naturalmente includeva istruzioni dettagliate su come preparare armi chimiche. E in aggiunta a tutto questo, aveva un righello tagliente, che certo avrebbe potuto essere usato per accoltellare qualcuno. Infine, ho trovato tra le sue cose due pezzi di cioccolato che probabilmente contenevano uranio arricchito, e che avrebbero senza dubbio portato devastazione al Suo Stato se Abir non fosse stata tentata di assaggiarli, pochi secondi prima di essere colpita.

Devo qui riconoscere ai Suoi soldati una sorprendente abilità nell’incapacitare e uccidere con estrema e letale precisione. Il proiettile ha colpito Abir a un centimetro esatto dall’ipotalamo cosa che le ha consentito di entrare immediatamente in coma e di morire poco dopo e di vivere davanti a Dio, risparmiandole sofferenza e dolore.

Abir Aramin può così essere aggiunta all’elenco dei grandi risultati e successi dello Stato di Israele in tema di sicurezza. Ma io chiedo, Ministro e Generale, in quanto io sono il padre di questa bambina, io chiedo se non altro una ammissione di responsabilità per questo omicidio, o la sua causa. È Suo dovere trascinare in tribunale il soldato che ha ucciso Abir, perché possa essere processato e giudicato come assassino e criminale.

Sono convinto che non esista una soluzione militare a questa guerra, e quando quei codardi hanno ucciso mia figlia ho detto che non volevo vendetta, volevo giustizia, anche se la vendetta è molto più semplice. Il vero combattente è uno che in nome della pace sceglie la più difficile strada di entrambi, la vendetta è la strada del vigliacco.

Signore, il popolo palestinese non può pagare in eterno il prezzo della paura e del sospetto del popolo israeliano. Liberi il mio popolo da questa occupazione orribile, perché il Suo popolo possa vivere libero dalla paura.

Sono sessant’anni che il popolo palestinese paga il prezzo dell’occupazione militare israeliana. Un’occupazione che, a celebrazione della fondazione dello Stato d’Israele, compie atti di aperto antagonismo che versano indiscriminatamente il sangue di combattenti, donne, bambini, anziani palestinesi. È  il popolo palestinese in generale a costituire l’obiettivo della Sua macchina da guerra, che non protegge il più debole dal più forte. Il nostro popolo fronteggia sempre lo stesso assassino – e continua questa serie che non finisce mai.

Non le ricorderò i massacri che il Suo governo ha commesso contro il mio popolo. Lei li conosce molto meglio di me. Io ne ho letto, ne ho sentito parlare, ma Lei vi ha preso parte.

La domanda che ho per Lei è invece questa. Alla luce della Sua lunga esperienza militare e in quanto uomo che ha visto  anche egli passare sessant’anni di guerra, Lei crede che Israele avrà la forza per chiudere il conflitto con mezzi militari e ottenere una vittoria totale sul popolo palestinese? Lei è ancora convinto che quello che non può essere raggiunto con la forza possa essere raggiunto con maggiore forza? L’occupazione nasconde forse nella sua scatola degli attrezzi ulteriori metodi di assassinio che il popolo palestinese non ha ancora avuto la sfortuna di conoscere?

Se è così, probabilmente è una buona idea per il governo israeliano provare, e usare questi metodi. Forse saranno capaci di realizzare quell’allettante vittoria totale… in altri sessant’anni.

Signore, ma quando capirete che la guerra tra noi non può essere conclusa con un esercito? Perché nonostante tutti gli sforzi e le presunzioni, l’occupazione non impedirà alle pietre dei nostri bambini di colpire i Suoi soldati. Come potrà fermare la sollevazione palestinese? Questo è un sogno che non si avvererà mai, neppure in altri mille anni. Perché non racconta la verità agli abitanti di Ashkelon e Sderot, perché non dice loro che non esiste alcuna soluzione per bloccare i razzi Qassam che arrivano da una Gaza devastata e assediata, tranne che porre fine all’occupazione?

Questa è la verità da cui fuggite da tanto tempo.

Mi creda, signore, non otterrà niente continuando a imprigionare gente. Più di 750mila palestinesi sono stati in carcere dal 1967. Che risultato è stato raggiunto, se non una nostra maggiore determinazione allo scontro e alla resistenza?

La politica dell’occupazione crea semplicemente sempre più persone che si ribellano per combatterla e che si rifiutano di accettare il suo fardello. I detenuti che sono nelle Sue carceri sono tra i palestinesi più istruiti e colti, tra i più sensibili e umanisti.

Si sono formati nella tradizione della libertà e della democrazia – e per questa ragione non accetteranno mai l’occupazione e la sottomissione. Sono questi gli uomini e le donne che combatteranno per la pace, e se vuole la pace, Lei non ha altra scelta che lasciare prima di tutto liberi i soldati della pace.

Quanto avete davvero beneficiato dalla vostra strategia di demolizione di case, sradicamento di alberi, confisca di terre per motivi discutibili e infine fondazione su queste stesse terre di insediamenti illegali? Quanto vi ha aiutato istituire sciagurati checkpoint in ogni angolo e strada della West Bank e di Gaza, a ogni incrocio, per il solo fine di umiliare gli abitanti di queste zone, tra cui lavoratori, studenti, leader politici? Quale è stata, signore, l’utilità di tutto questo?

Quando gli assetati proiettili dei Suoi soldati saranno sazi del sangue dei nostri bambini? Quando sarete soddisfatti del nostro sangue, che ci avete già ampiamente tolto? Quando lascerete la nostra acqua? Ma Lei non vede gli elmetti su cui i Suoi soldati scrivono ‘sono nato per uccidere’? Non vede i Suoi uomini coraggiosi assassinare ogni giorno bambini? Come può decidere di impedire agli abitanti di Gaza di rifornirsi di gas per cucinare, e allo stesso tempo di dare loro gas lacrimogeni, e carro-armati e aerei da bombardamento?

Solo adesso comprendo la  volontà di una donna israeliana in Italia – la mia collega Eidan, incontrata quando abbiamo partecipato insieme alla marcia di pace Perugia -Assisi in rappresentanza di Combatants for Peace. Le ho chiesto se pensava di tornare in Israele, e mi ha risposto: Ho giurato che se Ehud Barak avesse vinto le elezioni, avrei lasciato Israele per sempre. Continua a vivere in Italia perché Lei agisce come se non esistesse alcun partner palestinese con cui discutere di pace.

In questa breve lettera non posso neppure cominciare a descrivere l’enormità dei fallimenti etici che hanno danneggiato la società israeliana. Secondo il quotidiano ‘Yediot Ahronot’, il 40 per cento delle nuove reclute dell’esercito israeliano ha precedenti penali, e questo spiega molto del lungo elenco di azioni contro civili palestinesi da loro compiute durante il servizio militare. Questo dovrebbe essere il migliore esercito del mondo, no? L’esercito ‘morale’. È per questo che scopriamo che il 25 per cento dei soldati dell’esercito di occupazione hanno partecipato a casi di tortura e punizione di civili innocenti, o sono stati testimoni di simili atti?

Signore, voglio qui dirLe che ho letto il vergognoso report per cui ogni uomo di coscienza dovrebbe provare orrore, il report che parla della tortura dei bambini di Hebron. E questo – lo strangolamento di bambini palestinesi da parte di soldati che volevano testare quanto tempo potessero resistere senza respirare, ‘incidenti’ commessi da capitani del Suo esercito, l’esercito più morale del mondo – questo è la corona di disonore sulla fronte dell’occupazione.

Signore, come giustifica l’uso di bambini di dieci anni da parte dei Suoi soldati come scudi umani, legati alla testa delle loro pattuglie mentre cercano i wanted, o disperdono una manifestazione? Dove il diritto internazionale consente tutto questo? Tento di capire se l’uso di bambini come scudi umani sia in un certo modo correlato alla scienza della guerra moderna, perché l’accusa che sento in ogni caso di uccisione di bambini in particolare, e di civili in generale, è che sono i combattenti palestinesi per primi a usare come scudi umani normali cittadini. Come può esserci una giustificazione e distinzione giuridica nella terminologia israeliana, ma non in quella internazionale, tra Israeliani e Palestinesi?

Come può Lei giustificare la morte di quegli innocenti che cercano semplicemente di passare attraverso i checkpoint allestiti dai Suoi soldati a ogni ingresso di città, villaggio, campo, e che impediscono alle donne di camminare fino ad un ospedale per dare alla luce i propri figli? Acconsentirebbe mai a che questo accadesse a Sua moglie? Cosa farebbe?

Esistono però soldati israeliani che hanno combattuto il popolo palestinese, e che al momento della verità hanno capito di non essere che pedine ostaggio dell’occupazione. Hanno avuto il coraggio e il valore di annunciare tutti insieme che rifiutavano di essere degli occupanti. Hanno rivelato le falsità dei loro leader, che sostengono che Israele tende la mano per la pace, ma non ha un partner dalla parte palestinese.

Hanno scoperto che nessuno di loro ha mai incontrato un vero combattente palestinese in uno scontro diretto, e che il loro lavoro quotidiano è stato invece dare la caccia agli scolari, attuare chiusure, distruggere case, e costruire checkpoint e blocchi stradali per fermare ragazzini di neppure tredici anni. Hanno adottato una posizione morale e coraggiosa, e senza alcuna difficoltà hanno trovato un partner dal cuore stesso del movimento palestinese, uomini e donne che hanno sprecato la primavera della giovinezza nelle carceri della vostra occupazione.

E insieme a loro hanno fondato Combatants for Peace. Già il nome snuda le false promesse, e la politica secondo cui non esiste un partner per la pace. Questa organizzazione, unita nel coraggio e nella moralità, è costituita da persone di entrambe le parti che capiscono che è un solo, condiviso nemico a nascondere la strada verso la pace e la vita insieme come due nazioni. Questo nemico è l’occupazione israeliana, illegale e immorale. Sono un membro di questa organizzazione, e chiedo a tutto quelli che cercano una pace autentica di unirsi a noi.

Diciamo al nostro popolo la verità, solo la verità. Siamo impegnati in una resistenza non violenta all’occupazione, e mi rivolgo qui, in questa lettera, al popolo della nostra nazione palestinese, narrato nelle pagine della storia come simbolo della capacità di resistenza e recupero, un popolo che ha avuto l’umanità di fronteggiare decenni di abusi e occupazione con la più pura fermezza. E mi rivolgo anche agli israeliani, perché accettino la responsabilità etica e storica di creare due stati insieme, e avviare una intifada nazionale, umanistica, pacifica, una rivolta contro questa occupazione ingiusta che ha trasformato i vostri figli in criminali di guerra e vili assassini.

Israeliani, finitela di inviare i vostri soldati, i vostri figli, a uccidere i nostri figli, perché il sangue dei nostri figli e di tutti gli innocenti palestinesi inseguirà i vostri soldati e i generali del vostro esercito fino ai tribunali internazionali, come tutti gli altri criminali di guerra del mondo. Imparate la lezione. L’Onorevole Generale è certo consapevole che la maggioranza dei capitani e generali dell’esercito israeliano non può entrare negli stati europei, perché sarebbero dei ricercati, lì, da arrestare e trascinare in tribunale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

Solo un’ultima parola. Fino a quando il suo assassino non sarà consegnato alla giustizia, e non passerà il resto dei suoi giorni in carcere, tra i criminali, il sangue di Abir rimarrà come una corona nera sulla fronte di ogni israeliano e di ogni ebreo del mondo

Bassam Aramin.

 

(traduzione in italiano di Francesca Borri)

Bassam Aramin combattente per la Pace e Israele che fa macelleria dei bimbi palestinesi Leggi l'articolo »

Italia Romania in diretta web streaming sul sito del klu klux clan

Europei di calcio:
Come si sta preparando l’Italia all’incontro decisivo di venerdì con la Romania?
 
affossando il morale dell’avversario:
 
Romeno ucciso dai datori di lavoro
per incassare l’assicurazione
L’uomo sedato, poi ammazzato e bruciato
La tattica  pare funzionare,
visto che i rumeni qui in Italia per paura rinunciano a vedere la partita in piazza.
 
Calderoli e Maroni potrebbero suggerire a Donadoni la loro formazione ideale per la vittoria:
 
 
modulo Klux Klux Klan.
 
Tiriamo il fiato dalla cronaca nera con un paio di sorrisi by Daniele Luttazzi,
che ha iniziato a collaborare con il nuovo Il Manifesto:
 
 
 
 
-Petrolieri in sciopero contro il rincaro dei barili di legno
-Incidente nucleare a Krsko, gli sloveni d’accordo: «Spostare le centrali atomiche in Italia»
-Nuova provocazione  di Ahmadinejad: «L’Olocausto? Sono morte più persone in formula 1!»
-Le ceneri di Kurt Cobain ritrovate nel naso di Keith Richards
-Sacconi: «Lo schiavismo è una risorsa per il Paese»
-Nuova discarica di Chiaiano, sarà vietato gettarci femori.
-Alfano: «Gran parte del paese intercettata al telefono con Saccà».
-Usa, approvata la «pillola del giorno dopo» per l’uomo
 (Daniele Luttazzi)

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Il giudice Giulio Toscano ferito dall’esercito israeliano durante una manifestazione pacifica

Venerdì 6 giugno nel corso di una manifestazione non violenta contro l`espansione del muro dell`apartheid, nei pressi del Villaggio di Bil`in, e` stato ferito alla testa con un lacrimogeno il magistrato dell`associazione Giuristi democratici Giulio Toscano.
 
La giornata di mobilitazione nei pressi del muro e` stata la parte conclusiva della Terza Conferenza internazionale sulla lotta popolare nonviolenta contro l`occupazione. La manifestazione, alla quale hanno partecipato centinatia di attivisti palestinesi, italiani, danesi, israeliani, spagnoli e statunitensi, e` stata aggredita dall`esercito israeliano con lanci di bombe sonore, lacrimogeni sparati ad altezza d`uomo e proiettili di gomma. Il ferimento del magistrato e` avvenuto mentre i manifestanti si trovavano con le mani alzate in prossimita` del muro.
 
Essendo stato colpito Toscano all`altezza della tempia, i dottori hanno ritenuto necessario tenerlo sotto osservazione, per applicare le cure appropriate. Con lui in ospedale Luisa Morgantini, Vice Presidente del Parlamento Europeo e membri dell`Autorita` Palestinese. 
 
Giulio Toscano e` parte di una delegazione di giuristi democratici che si e` recata in Palestina per realizzare uno studio sulla condizione dei minori palestinesi reclusi nelle carceri israeliane.
Dal 2000 ad oggi sono stati arrestati dall’esercito israeliano circa 6000 minori palestinesi, di cui 700 solo nel 2007; solo un terzo sta scontando una pena regolarmente.
Una ventina sono trattenuti in detenzione amministrativa (dunque senza alcuna accusa specifica, senza processo, senza possibilità di difendersi), per un tempo di 6 mesi che possono essere prorogati a discrezione delle autorità militari.
Non esistono procedure differenziate per il trattamento dei minori, durante la cattura, engli interrogatori, nella detenzione.
 
Per farvi un’idea di quanto poco rispettosi dei ditti umani sono questi processi ai bambini palestinesi, leggetevi la lettera dell’ Avv. Dario Rossi.
segretario sezione genovese associazione Giuristi Democratici.


L’iniziativa a cui ha partecipato Toscano, ha ricevuto, tra gli altri, l`appoggio dell`ex Presidente degli USA Jimmy Carter, del premio nobel per la pace Maread Corrigan McGuire, dell`ex Direttore Generale dell`Unesco Federico Mayor Zaragoza, cosi` come di una gran parte dei partiti politici palestinesi. Come ricorda la Morgantini, e noi con Lei, questa azione fascista del esercito, “fa parte della strategia delle autorita` israeliane tesa a mettere a tacere, con tutti i mezzi, i membri della societa` civile internazionale che arrivano in Palestina per sostenere la fine dell`occupazione e una pace giusta.”
 
Una chiara volontà intimidatoria dei militari israeliani, sulla quale i giuristi democratici chiedono un’immediata presa di posizione del governo italiano e dell’Unione europea.
obama secondo israele
Ps.
Obama che correrà per la Casa Bianca per i democratici,
mercoledì ha tenuto un un discorso alla sede dell’Aipac, potente lobby isrealiana di estrema destra, così dichiarando:
 
”Se saro’ eletto presidente non scendero’ mai a compromessi se si tratta della sicurezza di Israele”,
 
“Gerusalemme resterà la capitale di Israele, e deve rimanere unita”.
obama e le lobby israeliane
 
Questo nonostante le risoluzioni Onu e il mondo intero che sa come Gerusalemme (Est) è stata occupata nel 1967 e che i palestinesi non accetteranno mai uno Stato senza avere Gerusalemme (Est) come capitale.
 
Obama for Change?
Scusate ma a me pare che non cambi proprio una mazza..

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Quando Umberto Bossi era comunista e dava del mafioso a Silvio Berlusconi (razzisti padani della Lega Nord #2)

Quando Umberto Bossi e la Lega Nord erano i nostri eroi…
comunisti, antifascisti  e anti-berlusconiani.
 
Poi anche gli incorruttibili in camicia verde hanno esposto il loro prezzo:
70 miliardi.
umberto bossi viagra cocaina luisa corna
 
 
Parte n.1:
 

 

Parte n.2:

http://www.youtube.com/watch?v=YKu53pBhLc8

 

“Incontrare di nuovo Berlusconi ad Arcore? Lo escludo, niente piu’ accordi col Polo. Con questa gente niente accordi politici: è un partito in cui milita Dell’Utri, inquisito per mafia.

Silvio Berlusconi era il portaborse di Bettino Craxi. E’ una costola del vecchio regime. E’ un povero pirla, un traditore del Nord. Il suo Polo e’ morto e sepolto, la Lega non va con i morti.

Berlusconi mostra le stesse caratteristiche dei dittatori. E’ un Kaiser in doppiopetto. Un piccolo tiranno, anzi e’ il capocomico del teatrino della politica. Un Peròn della mutua. E’ molto peggio di Pinochet. Berlusconi e’ l’uomo della mafia. E’ un palermitano che parla meneghino, un palermitano nato nella terra sbagliata e mandato su apposta per fregare il Nord.

La Fininvest e’ nata da Cosa Nostra. Ci risponda: da dove vengono i suoi soldi? Dalle finanziarie della mafia? A me personalmente Berlusconi ha detto che i soldi gli erano venuti dalla Banca Rasini. In quella stessa banca lavorava anche il padre di Silvio e c’erano i conti di numerosi esponenti di Cosa Nostra.

Bisognerebbe conoscere le sue radici, la sua storia. Gelli fece il progetto in Italia e c’era il buon Berlusconi nella P2. Poi nacquero le holding. In Forza Italia ci sono oblique collusioni fra politica e omertà criminale e fenomeni di riciclaggio. L’uomo di Cosa Nostra, con la Fininvest, ha qualcosa come 38 holding, di cui 16 occulte. Io con Berlusconi sarò il guardiano del baro. Siamo in una situazione pericolosa per la democrazia: se quello va a Palazzo Chigi, vince un partito che non esiste, vince un uomo solo, il Tecnocrate, l’Autocrate. Io dico quel che penso, lui fa quel che incassa. Tratta lo Stato come una società per azioni.

Ma vi pare possibile che uno che possiede 140 aziende possa fare gli interessi dei cittadini? Berlusconi, come presidente del Consiglio e’ stato un dramma. Quando e’ in ballo la democrazia, a qualcuno potrebbe anche venire in mente di fargli saltare i tralicci dei ripetitori. Perché lui con le televisioni fa il lavaggio del cervello alla gente, col solito imbroglio del venditore di fustini del detersivo. Le sue televisioni sono contro la Costituzione. Bisogna portargliele via. Ci troviamo in una situazione di incostituzionalità gravissima, da Sud America. Un uomo ha ottenuto dallo Stato la concessione delle frequenze tv per condizionare la gente e orientarla al voto”.

Umberto Bossi, prima dell’incontro col cassiere di Berlusconi, molto prima d’incontrare Luisa Corna. (provate a cercare su google “la verità sul malore di Bossi” )

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Giancarlo Gentilini pedigree bastardo, e piccoli bastardi dai quali prendere esempio (razzisti della Lega Nord)

Ma vi rendete conto da chi siamo governati?

Così il leghista Giancarlo Gentilini, vicesindaco di Treviso:
 
Stop ai cani stranieri!
«Non vogliamo razze straniere – ha detto il vicesindaco- oggi chiedo un salto di qualità: avere come amico dell’uomo i cani e le razze che avevano i nostri progenitori. Vogliamo quegli amici dell’uomo che accompagnavano i nostri agricoltori e rispettavano l’economia floreale».

Gelo dai veterinari.
 
Intanto la cultira xenofoba seminata dal governo Berlusconi raccoglie i primi riconoscimenti internazionali: l’Onu ha duramente criticato l’introduzione in Italia del reato di immigrazione clandestina.
 
Questa sera avremmo voluto riferire almeno di una notizia buona,
da Venezia. Quella del sindaco Cacciari che ha investito alcuni milioni di euro nella costruzione di un campo per i Sinti, “zingari” cittadini veneziani a tutti gli effetti, di seconda e anche di terza generazione. Coi bambini che vanno a scuola a Venezia, e gli adulti che lavorano regolarmente a Venezia, molti di loro nella raccolta del ferro per Veritas, gente che paga le tasse a Venezia, che votano a Venezia.
 
Ma i soliti nazisti in camicia verde si sono messi in contrapposizione a questo impegno di integrazione,
assaltando il campo in costruzione regolarmente autorizzato.
 
Verso quale baratro ci stiamo facendo spingere?
Temo che difficilmente si possa tornare indietro,
mi vedo fra cinque anni girare per le strade di questo Paese e vedo anarchia, pogrom, spedizioni fasciste e xenofobe dietro ogni angolo.
Una via di mezzo fra il Sudafrica dell’apartheid e la Germania pre-nazista.
 
Tira una gran brutta aria.
“Sporca Negra, che cazzo vuoi?”
Leggitevi la drammatica quotidianità di questa donna e dei suoi figlioli, marchiati dal timbro dell’odio razziale per via del pigmento della loro pelle, sebbene siano italiani come chi vi scrive.
 
 
Due cose mi hanno sempre sorpreso: l’intelligenza degli animali e la bestialità degli uomini,
come diceva il commediografo Tristan Bernard.
Allora della bestialità ingnorante degli uomini abbiamo illustrato,
eccovi l’umanità intelligente delle bestie,
che ci sia da esempio:
 
 
Norma: il cane che ha adottato tre scoiattoli:

 
Nimra, la mama gatta giordana che ha adottato sette pulcini:

 
 
Huani, la cagna cinese che ha adottato tre tigri:

 
Ps.
Il cane di guerrilla radio non potrà più recarsi a Treviso,
in quanto sprovvisto di pedigree padano.
Poco importa, si è già da solo autoaddestrato a pisciare sulle gambe dei leghisti di passaggio. Non li riconosce dal verdone nell’abbigliamento, ma dall’olezzo.
 
Ps.2
Per chi se l’è persa,
la notizia della rom che che rapiva la bambina a Ponticelli? Una bufala. E non era neanche una rom. Grazie a Giulia per la dritta.
 
G.r.

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