Desmond Tutu e Jimmy Carter, premi Nobel per la Pace, contro Israele stato di apartheid

Il premio Nobel per la Pace Desmond Tutu,
eroe per la sua lotta non violenta contro il regime dell’apartheid in Sudafrica,  
ha pianto davanti a Gaza in rovina.
Ha pianto nel constatare di persona i patimenti inflitti a una popolazione allo stremo.
 
Recentemente, un altro premio Nobel per la pace,
l’ex presidente americano Jimmy Carter così ha definito l’assedio israeliano imposto alla Striscia di Gaza:
“uno dei più gravi crimini attuali contro i diritti dell’uomo”
 
Leggi l’articolo di Jimmy Carter
 
Oltre a questo, Carter ha ricordato al mondo che Israele zitta zitta possiede un arsenale di 150 testate nucleari.
Altro che le pistole ad acqua di Ahmadinejad.
 
Alla fine del video sopraesposto Tutu saggiamente dichiara che «i conflitti si risolvono trattando con i nemici, non con gli amici», quindi invita Israele a negoziare con Hamas.

Una intervista che Tutu ha rilasciato all’Unità:
 
Un viaggio a Gaza. Quali emozioni ha provato?
«È stata una esperienza umana sconvolgente. In questi giorni abbiamo avuto modo di renderci conto di persona di una situazione disastrosa. A Gaza è in atto una tragedia umanitaria di fronte alla quale il mondo non può chiudere gli occhi. Perché se la verità fa male, il silenzio uccide».

Le più importanti agenzie umanitarie internazionali hanno ripetutamente denunciato gli effetti provocati sulla popolazione di Gaza dal blocco imposto da Israele. Qual è in proposito la sua opinione?
«Quello in atto da mesi e mesi a Gaza è un assedio illegale; il blocco costituisce una violazione flagrante dei diritti umani ed è contrario agli insegnamenti delle sacre scritture, cristiane ed ebraiche e della tradizione ebraica di adoperarsi per i più deboli. Faccio davvero fatica a trovare le parole adatte per descrivere ciò che abbiamo visto e inteso. Di certo, tutto ciò è inaccettabile. La cosa più inconcepibile e mai giustificabile, è quello che si sta facendo ad un popolo per garantire la propria sicurezza (di Israele). Ciò che ho visto mi ricorda molto quello che accadeva a noi neri in Sudafrica, durante l’apartheid. Non mi riferisco solo a Gaza. Ricordo ancora un mio precedente viaggio in Terra Santa. Ricordo come se fosse oggi l’umiliazione dei palestinesi ai check points e ai blocchi stradali, soffrivano come noi quando i giovani poliziotti bianchi ci impedivano di circolare».

Qual è il messaggio che si sente di lanciare alla comunità internazionale?
«Il messaggio è che il nostro silenzio e la nostra complicità per ciò che sta accadendo a Gaza, fa disonore a tutti noi. Gaza ha bisogno di aiuti e di attenzione da parte del mondo, in particolare da quanti credono e si battono per la pace».

Lei ha avuto modo di incontrare a Gaza il premier di Hamas, Ismail Haniyeh.
«Ho chiesto ad Haniyeh di operare affinché Hamas interrompa il lancio di razzi Qassam verso Israele. Queste azioni finiscono solo per aggiungere dolore a dolore, sofferenza a sofferenza: la mia solidarietà va anche alla popolazione israeliana di Sderot, costretta a soffrire per il lancio dei razzi Qassam. Non è in questo modo che i palestinesi vedranno realizzati i propri diritti. Dal più profondo del cuore, mi sento di lanciare di nuovo un appello a entrambe le parti perché si ponga fine ad ogni atto di violenza, ed in particolare agli attacchi ai civili. Questi attacchi, comunque motivati, sono sempre una violazione dei diritti dell’uomo. L’unico modo per porre fine alle violenze e alle ingiustizie è che israeliani e palestinesi si ritrovino insieme intorno ad un tavolo per discutere: questo è l’unico modo per instaurare la vera pace».

E a Israele quale appello si sente di lanciare?
«Vorrei dire che Israele ha diritto a vivere in pace nella sicurezza ma che questo diritto non può fondarsi né realizzarsi compiutamente se proseguirà l’oppressione esercitata contro un altro popolo. Il popolo palestinese. Una vera pace può essere costruita solo su basi di giustizia. E giustizia vuole che oggi si porti conforto alla popolazione di Gaza».

Lei ha parlato di una realtà, quella della Striscia di Gaza, scioccante, disperata…
«E non mi riferivo solo alle condizioni materiali di vita. La disperazione è anche altro. È l’assenza di speranza, è la percezione diffusa che la realtà è destinata ancora a peggiorare. La disperazione è nei tanti ragazzi e ragazze che ho incontrato e che mi hanno confessato di non saper immaginare un futuro. La disperazione è nei bambini che hanno respirato solo violenza, paura…Questa è Gaza oggi. Lo ripeto: è una condizione inaccettabile, inumana. Alla quale non dobbiamo rassegnarci».

 
ps.
Solidarietà al dott. Norman Filkelstein, 
che qualche giorno fa atterrato all’aeroporto di Ben Gurion di Tel Aviv,
ha subito il mio medesimo destino, arrestato e deportato.
 
Filkelstein, autore fra gli altri de “l’industria dell’Olocausto”
è ebreo e figlio di sopravvissuti all’olocausto, ha scritto libri critici sulle politiche d’Israele nei Territori Occupati e su quello che lui chiama “ sfruttamento” della tragedia degli ebrei durante la seconda guerra mondiale.
 
Speriamo almeno lui non lo abbiano torturato.
 
Vik alias guerrilla radio

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