WATER WAR
L’Acqua fonte di vita, l’Acqua bene pubblico per eccellenza, l’Acqua bene comune dell’umanità, rischia di essere consegnata nelle mani di chi la vuole trasformare in merce, quotare in Borsa, limitare a un affare per pochi. Qualcuno ha calcolato che nel mondo il business dell’Acqua equivarrebbe a quasi la metà del business del petrolio. Dall’oro nero all’oro blu. Dalle guerre per il petrolio alle guerre per l’Acqua. Già ora il conflitto tra Israele e la Palestina vede l’Acqua come elemento di contesa. Ma la guerra dell’Acqua si combatte anche a suon di lobby e di leggi. Le lobby sono formate dalle multinazionali che “influenzano” le organizzazioni internazionali che a loro volta “condizionano” i politici. Le multinazionali dell’Acqua si chiamano: Suez Lyonnaise des Eaux, Vivendi, RWE, ACEA, ma anche Danone, Nestlè e così via. La Nestlè vorrebbe acquistare l’Acquedotto Pugliese, il più grande acquedotto d’Europa. Le organizzazioni internazionali si chiamano: Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC o WTO in inglese), Banca Mondiale (BM), Fondo Monetario Internazionale (FMI) e altre. Nei negoziati GATS (o AGCS, Accordo Generale sul Commercio dei Servizi) in corso, la Commissione Europea vorrebbe mettere sul mercato (cioè privatizzare) i servizi pubblici e tra questi la gestione dell’Acqua. I politici si chiamano: Bush, Prodi, Blair, Chirac, Berlusconi, ma anche D’Alema, Fassino e altri. I DS, benché all’opposizione, hanno presentato un emendamento alla Finanziaria 2003 per costringere tutti comuni d’Italia a privatizzare i propri acquedotti (la loro lobby si chiama ACEA di Roma?). Le leggi sono: i trattati del WTO, i finanziamenti della BM e del FMI, le Direttive CEE e, in Italia, la legge Galli (n. 36 del 1994), la Finanziaria del 2002 e del 2003, la Legge Regionale della Lombardia n. 21 del 1998. Tutte norme che obbligano gli enti pubblici ad affidare la gestione dell’Acqua ai privati. Uno scenario non certo rassicurante.