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LEGGE BOSSI-FINI: ZANOTELLI E IL VERDETTO DELLA CONSULTA

 

La legge Bossi-Fini è parzialmente incostituzionale. La Corte Costituzionale ha pronunciato l’attesissimo verdetto il 15 luglio, giudicando contrarie alla Costituzione due norme della legge sull’immigrazione 189 del 2002. «Mi meraviglia che la Conferenza episcopale non si sia ancora espressa» commenta padre Alex Zanotelli.

La Consulta ha pronunciato l’attesissimo verdetto il 15 luglio, giudicando contrarie alla Costituzione due norme della legge sull’immigrazione 189 del 2002: l’espulsione immediata per il clandestino trovato in territorio italiano e l’arresto obbligatorio per chi non abbia rispettato l’ordine di allontanamento dall’Italia.

L’espulsione immediata è giudicata in violazione degli articoli 3 e 13 della Carta Costituzionale, che sanciscono, rispettivamente, l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e l’adozione, da parte dell’autorità amministrativa, di provvedimenti per limitare la libertà personale solo in casi eccezionali.

L’arresto obbligatorio per lo straniero destinatario di provvedimento di espulsione è invece “una misura fine a se stessa”, sostiene la Corte, in quanto la legge impedisce che si possa disporre la custodia cautelare in carcere per violazione di una contravvenzione, come quella prevista dalla Bossi-Fini.

Fin dalla sua entrata in vigore, la nuova legge italiana sull’immigrazione, è stata duramente contestata anche dagli “addetti ai lavori” (magistrati e forze dell’ordine), proprio per l’impossibilità di applicazione di determinate norme e per il conseguente aumento della mole di lavoro e di procedimenti burocratici, spesso inutili, comunque costosi.

«Sono contento che la Corte Costituzionale si sia espressa così» commenta padre Alex Zanotelli, tra i più accesi contestatori della Bossi-Fini. «Non solo è una legge incostituzionale ma è anche una legge immorale, perché non riconosce gli immigrati in Italia come soggetti di diritto, ma li accetta sul territorio solo finché servono ad incrementare il capitale, sfruttandoli come manodopera a basso costo. Questo è gravissimo. Mi meraviglio – prosegue Zanotelli – che la Conferenza episcopale non si sia ancora espressa chiaramente in merito a questa legge. L’intervento della Cei sarebbe auspicabile ed estremamente importante».

Il padre comboniano sottolinea poi un altro aspetto della legge, che riguarda in modo più specifico le recenti vicende dei naufraghi africani salvati dall’imbarcazione umanitaria tedesca Cap Anamur. «Ora la situazione dei profughi è ancora più pesante. Sono addolorato che un paese di emigranti, com’è stata l’Italia fino a pochi decenni fa, non riesca ad accogliere chi emigra, lasciando, com’è successo a noi, la famiglia, gli affetti, le proprie terre, per cercare fortuna in un paese sconosciuto. Il rifiuto di queste persone è un gesto che denota assoluta mancanza di civiltà, di umanità e di compassione. Anche per questo è importante una presa di posizione dell’intero mondo cattolico e dei vescovi italiani».

Zanotelli individua poi un’altra grave violazione della Costituzione: il fatto che l’Italia, unico paese in Europa, attenda da oltre 50 anni una legge sul diritto d’asilo e sulla tutela dei rifugiati; una legge prevista dalla nostra Carta «scritta – sottolinea padre Alex – nel 1947, proprio da esiliati politici durante il fascismo».

Per il missionario la vicenda dei 37 africani «è solo una spia del disastro che abbiamo davanti. Nel Mediterraneo la gente muore perché in Africa e in Medio Oriente esistono situazioni di profonda ingiustizia con le quali dobbiamo rapportarci. Finché dureranno queste drammatiche situazioni ci sarà sempre, e sempre di più, gente che fugge, ed è gravissimo che questa gente muoia proprio di fronte all’Unione europea. Non posso accettare un’Europa che non accetta 37 poveri diavoli disperati».

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