L´attore ha presentato il nuovo spettacolo in due serate a Tirana e Scutari
Paolo Rossi in Albania diventa comico multietnico
da La Repubblica
di ANNA BANDETTINI
SCUTARI (Albania) – Ha il sapore della rivincita: cinquecento albanesi assiepati nel teatro Migjeni di Scutari applaudono entusiasti Paolo Rossi che mostra loro quanto siano sciocchi gli italiani coi loro sospetti verso gli stranieri, con le loro paure verso chi indossa un velo, tutti obnubilati dai discorsi di Bush e Berlusconi e quanto l´Italia sia uno strano paese, dove «la democrazia è gestita dagli sponsor e guidata dai presentatori».
Il signor Rossi contro l´impero del male, il divertente, caciarone, rumoroso e nuovo spettacolo del picaresco attore italiano ha avuto l´altra sera il suo strepitoso debutto nel paese meno vistoso d´Europa, l´Albania, dove manca tutto, compresa l´energia elettrica, e dove Rossi con la sua variopinta compagnia (una giapponese, Jun Ichikawa la regina guerriera di Olmi in Cantando dietro i paraventi, due tunisini, Aicha e Kais Boumaiza, Rufin Doh Zeyenquin della Costa d´Avorio, e tre italiani Alex Orciari, Stefano Bembi e il fido Emanuele Dell´Aquila) è praticamente stato adottato, tanto più che al seguito, come spettatore, c´era anche Giovanni di Aldo Giovanni e Giacomo, qui un´autentica celebrità. «Quasi non mi rendo conto di questo successo – commenta Rossi sorpreso – Qui la gente ha il problema di come tirare dalla mattina alla sera. Sono come nell´Italia degli anni ´50. I 60 anni di dittatura di Hoxha hanno fermato la storia, anni in cui se ascoltavi alla radio Lelio Luttazzi, cognome evidentemente sfigato con la censura, venivi arrestato? Non pensavo che ci fosse voglia di ridere». Invece domenica al Black Box di Tirana e sabato a Scutari, città considerata la più colta dell´Albania, e oggi la più antigovernativa, dove c´è una presenza italiana importante dice il console Roberto Orlando, nello storico Teatro Migjeni, costruito dai russi nel ´58 risistemato anche grazie a Emilia Romagna Teatro che ha qui un progetto di solidarietà e ha dato una mano all´Agidì di Paolo Guerra per la tournée, gli albanesi non hanno smesso di ridere un minuto e se sognano di avvicinare la loro vita alla nostra, Rossi li ha riportati a un mondo più reale. Il suo spettacolo è un «varietà preventivo»: «varietà perché più le cose vanno male, più il varietà funziona»; «preventivo» perché «siamo in tempi di guerra preventiva a cui si risponde col terrorismo preventivo, che causa quindi la guerra suppositiva?», dice Rossi dal palcoscenico in una surreale escalation di paradossi bellici. A Bush e Berlusconi, i signori della guerra, dell´«impero del male», vanno i siparietti più trascinanti, le pantomime e musiche più pungenti.
Tra Macario e Totò, dicevano i più anziani e colti spettatori albanesi; tra «Vianello e Bonolis», scherzava di sé Paolo Rossi. Sì, ma più dispettosi e ironici, mandati all´aria fin dal prologo (dedicato a un amico sudamericano, dice Rossi) che mette subito le carte in tavola: «un paese che proibisce la satira politica è governato da uomini che hanno paura perfino delle loro ombre. Anche quando va via la luce. Benvenuti in Italia».
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