2005

Beppe grillo e gli organismi transgenichi

OGM. BEPPE GRILLO: ARRIVA IL CINGHIALE CANGURATO

 

Ma cos’è un organismo transgenico, una cosa che si mangia? Siiiiì!

 

Ma cos’è un organismo transgenico, una cosa che si mangia? Siiiiì! Dicono alcuni.
Fossi matto! dicono altri.
Io faccio fatica a capire, c’è confusione.
Voglio documentarmi.
Ho chiesto a un mio amico professore come stanno le cose.
Mi ha detto che un transgenico è un organismo ottenuto in laboratorio dagli ingegneri molecolari.
Prendono una cellula di canguro, di lumaca o di carciofo, tirano fuori certi pezzi di certe molecole e le sparano in una cellula di patata, di pettirosso o di cinghiale.Poi cercano di farla crescere.
Quasi sempre la cellula muore, vorrei vedere voi se vi cangurassero il Dna, anche solo un pochettino…
Però una su mille di queste cellule di pettirossocarciofate sopravvive. Se è sfigata si sviluppa e diventa un esserino. Il risultato è un organismo transgenico.
La natura da sola non lo farebbe nemmeno in miliardi di anni.
Loro lo fanno in tre mesi.
Sono vere e proprie creazioni.
Siamo passati dai creatori di moda alla Armani, alla moda della creazione alla Monsanto.
A volte gli ingegneri molecolari cercano di fare cose che sembrano sensate.
Sembrano.
Per esempio un riso transgenico con vitamina A, quella che normalmente sta nelle carote e nei pomodori.
Ma non è più semplice farsi un bel risotto con le carote o i pomodori, piuttosto che un riso in bianco con la vitamina A incorporata dagli ingegneri?
E non ci avrà i suoi buoni motivi il riso per non avere la vitamina A?
Il buon motivo degli ingegneri è che mentre gli indonesiani il riso e le carote naturali ce li hanno già, le sementi artificiali del riso vitaminizzato dovrebbero comprarle ogni anno dagli ingegneri statunitensi.
Ma poi durerà?
Hanno inventato eucalipti transgenici con il legno fatto su misura per le cartiere.
Peccato che sono così smidollati che non stanno più in piedi da soli e sono così deboli che se li pappano le formiche.
Altro che le cartiere!
Insomma se la natura ottimizza un organismo in milioni di anni, siamo sicuri di fare meglio noi in tre mesi?
Gli ingegneri potrebbero anche accontentarsi di poco.
Dai, un trapiantino di due genietti da una carota a una rapa… non si nega a nessuno.
No, si vuole strafare.
Geni di antigelo di merluzzo nei pomodori, per coltivare i Sanmarzano sull’Adamello.
Geni di lucciola nel tabacco, per trovare le sigarette anche al buio. Insomma ci siamo un po’ montati la testa.
E se uno di questi scarraffoni gli scappa?
Se è un cinghiale cangurato è facile beccarlo.
Boing, boing, boing…. Pum!
Ma se è un branzino viperato?
Chi lo becca più?
Chi fa più il bagno?
Se è un insettino, un microbino, un’amebuccia con qualche vizietto nuovo, chi li trova più?
Non ci sono limiti alla fantasia degli ingegneri. L’unico limite è la sopravvivenza.
Non tutti gli Ogm creati sopravvivono.
O la va o la spacca.
Per questo è più giusto parlare di manipolazioni che non di modificazioni genetiche.
Secondo un recente studio dell’Eurobarometro, il 95% dei consumatori europei vuole avere il diritto di non mangiare Ogm.
Ormai a queste aziende la gente non crede più nemmeno quando dicono la verità.

Eppure molti giornali conducono una campagna militante a favore dei cibi transgenici.
Usano però argomenti che gli stessi pubblicitari delle multinazionali transgeniche hanno abbandonato perché controproducenti.
Negli articoli a favore degli Ogm si attribuisce la diffidenza verso i cibi transgenici alla «paura», alla «irrazionalità» e alla «fobia».
Forse non ci si rende conto che è proprio la confusione il terreno più favorevole per la irrazionalità.
A volte sono stati definiti «innocui» i cibi transgenici e ci è stato assicurato che questi ridurranno l’uso dei pesticidi e sfameranno il mondo.
Ma come si fa ad affermare cose che gli stessi scienziati e le stesse multinazionali transgeniche ammettono di non sapere?
Lo hanno scritto anche in Internet: nessuno – nemmeno loro – può ancora accertare se una pianta o un cibo transgenico siano innocui oppure no.
Le due speranze «meno pesticidi» e «più cibi per gli affamati» sono già state smontate da numerosi biologi e agronomi.
E comunque non è mica solo Greenpeace a dire queste cose.
Ce lo diceva nel 1998 anche Phil Angell, direttore della comunicazione della Monsanto: «Monsanto non dovrebbe garantire per la sicurezza del cibo biotech. Il nostro interesse è di venderne il più possibile. Assicurarne la sicurezza spetta alla Food and Droug Administration».
Le stesse multinazionali sono ora più «prudenti» con questi argomenti.
Ora parlano di coesistenza e di libera scelta per i contadini di coltivare Ogm, dimenticandosi di dire che le piante transgeniche andranno a contaminare anche i campi biologici e convenzionali, con buona pace della libera scelta di chi gli Ogm non li vuole ne mangiare ne coltivare.

Beppe grillo e gli organismi transgenichi Leggi l'articolo »

per i caschi di valentino rossi in moto, 205 rovinati

La nota fabbrica di caschi da moto AGV di Alessandria, sponsor di Valentino Rossi, ha chiuso l’azienda e spostato la produzione in Cina.

La Cina è una grande opportunità per le imprese e anche questa volta si sono raggiunti buoni risultati:
– 205 dipendenti licenziati
– caschi prodotti in Cina a bassissimo costo di produzione venduti in Italia al costo di produzione italiana e con la bandierina tricolore
– soldi per pagare Valentino Rossi

 

Valentino, sei un campione ed un esempio per tanti ragazzi. Fai sentire il rombo della tua voce, non quello della tua marmitta.
Magari non avrai il plauso di milioni di persone, ma solo di 205 famiglie.
Un po’ di palle, rivestiti di nuovo, Valentino.

per i caschi di valentino rossi in moto, 205 rovinati Leggi l'articolo »

stefano benni: al cardinal ruini

Ruini, di Stefano Benni, il lupo.

 

“Al cardinale dei Marines Ruini vorremmo far sapere.
Che quando consiglia o vieta, la smetta di dire “gli italiani”, e tenga presente che non tutti gli italiani sono cattolici.
Quindi rifletta se per lui esiste ancora la laicità, o se dobbiamo cambiare la costituzione.
Vorremmo anche fargli presente che esistono, oltre alla sua, molte altre religioni monoteiste o politeiste o eccetera, ognuna con una diversa idea della famiglia.   

Che quando ci parla di “guerra al terrorismo” e “peccati orribili contro la famiglia” e lancia altre rampogne e anatemi, è suo diritto farlo, ma ci piacerebbe tanto, in qualche sua omelia, sentire parole come “perdono”, “dialogo”, “libero arbitrio “ e altre parole che fanno parte del Vangelo e del pensiero dei credenti, oltre che del corredo di ogni bieco ateo.

Che comunque il termine ateo, o laico, o come preferisce lui “miscredente”, non vuole dire:” nemico della fede”, ma “che ha altre idee rispetto alla fede”, in special modo rispetto alla fede del cardinale Ruini. Se non capisce questo il cardinale finisce per assomigliare pari pari a quei signori della fatwa che non gli piacciono.

E poi, non ha qualche sospetto quando Calderoli lo approva entusiasticamente ?
E con tutte le ore che passa in alte riunioni, meeting, interviste e televisioni, ha il tempo di andare a conoscere una famiglia vera?
E infine se ha tanti consigli e certezze e soluzioni per la famiglia, perché non si sposa?”

stefano benni: al cardinal ruini Leggi l'articolo »

la figa della palombelli, corrispondenza sui ds

Querida Suria

Come sempre allienati, alienati da ogni forma di disattenzione,
o intorpimento ideale,
troppo allenati nel scorgere dove si ciela l’imbarbarimento del mediocre.

Tornando da malpensa via istanbul,
ancora inebriato dagli spasmi speziati dell’antica bisanzio,
rientro in milano
ed ecco che
quegli orridi manifesti mi hanno subito colpito,
come un pugno scoccato in faccia ad un pugile ubriaco,

“ma chi cazzo dovrebbe rappresentarmi quella figa patinata?” son sbottato,
“la donna della sinistra 2005?
vade retro!
grazie al cielo non mi è mai capitato di incontrarla!”
“quale centro sociale, circolo di volontariato, biblioteca, cantina sociale… mai vista a nessuna manifestazione!”

E’ per caso la trasfigurazione suggerita da rutelli sulla figa che sua moglie avrebbe sempre sognato di essere?

Come al solito lo squallore della politica di “sinistra” si manifesta già dai suoi
manifesti!


60anni dalla liberazione e ci rileghiamo negli stereotipi della donna vista da destra,
figa e col grembiolino pronta a barricarsi dietro i fornelli.


Ma le “democratiche di sinistra” dove sono rintanate, tacciono?
Seguendo la formula che porta dritto verso all’ennesima sconfitta elettorale,
i ds, la margherita e via dicendo oltre a rivoltarsi vomitandosi al centro,
copiano per filo e per segno le tecniche comunicative della destra,
rivolgendosi ai loro stessi pubblicitari,
il problema,
è che i destinatari dei loro messaggi propagandistici non sono gli stessi elettori-lettori del
giornale, libero e il foglio,
ma persone   che della strafiga appesa ad ogni angolo di strada  se ne strabattono,
semmai pensano che è la pubblicità del solito cellulare.


Avessero messo sul manifesto mia zia Pina che gira le costine
con mio zio dal naso rosso che si versa il vino ci avrebbero guadagnato in propaganda popolare.

E invece no,
d’altronde se alle passate elezioni nazionali è vero che Rutelli si era affidato all’esperto di immagine
 di Clinton,
non mi sorprendo più dalle trovate tafazziane di questa pseudo sinistra odierna.

Amici spagnoli insistono a farmi sapere che Zapatero  è tutt’altro che un genio,
avessimo un mezzo zapatero scemo!

Ps
stendiamo velo pietoso sull’iniziativa del tir di prodi…
romano,   lo sanno tutti che gli italiani odiano i camion per strada,
e che cazzo, ci manca pure che ti trovo davanti a far ancora più traffico col tuo carico di mortadelle.

guerrilla radio

 

—– Original Message —–
From: “[suria]”
To: Sent: Wednesday, August 24, 2005 3:29 PM
Subject: festini diessini

pubblicizzano l’imminente festa dell’unità.
Sul manifesto c’è una signora di classe, modello colazione da Tiffany,con un
grembiule rosso.
“C’è di nuovo a Milano”, lo slogan del manifesto…
Già il manifesto lascia perplessi..pare sia una metafora della sinistra
imborghesita.
Ma lo stupore aumenta leggendo quanto segue:

«Un euro per battere Berlusconi». Questa frase potrebbe diventare lo slogan
della Festa dell’Unità nazionale, che aprirà i battenti giovedì al MazdaPalace
e al parco Montestella, a Milano, per chiudere il 19 settembre. «Un euro per
battere Berlusconi» è quello che chiederanno in più gli organizzatori a tutti
coloro che mangeranno nei ristoranti della Festa. Scontate le presenze dei
leader del centro sinistra, senza eccezioni, ma anche quelle del centro destra
e del governo. Saranno presenti il segretario dell’Udc Marco Follini, il
ministro della Salute Storace, quello degli Interni Pisanu, Gianni Alemanno e
il presidente della Camera Casini. Prodi sarà presente in due circostanze:
nella giornata di chiusura sarà insieme al segretario dei Ds Fassino. Ci
saranno anche Rutelli, Rosy Bindi, Massimo D’Alema.>>

FOLLINI, STORACE, PIASANU,,,,,sti cazzi, c’è proprio di nuovo a Milano…..

“DS, la forza che fa L’unione”, altro slogan (av)vincente e profondamente in
linea con questi bei momenti.

Suria è in circolo su marte

la figa della palombelli, corrispondenza sui ds Leggi l'articolo »

civili iracheni di Bassora cercano di scacciare le truppe di occ

Ospiti sgraditi, diventano nemici.
Oltre alla guerriglia irachena,
oltre alla popolazione civile avversa,
i militari inglesi occupanti Bassora ora si ritrovano contro anche le autorità (fantocce) locali del sud iraq.
Uomini donne e bambini che incendiano carri armati, guerriglia che tende agguati,
e ora sono i poliziotti che boicottano e si ribellano all’esercito di sua maestà.
 
E Blair è sordo e ceco dinnanzi a tutto questo,
glielo gridiamo anche noi

 

BLAIR GO HOME!!!!!!!

 

le bombe di londra erano farcite di tutto quest’astio iracheno.
 
guerrilla radio
 

civili iracheni di Bassora dimostrano tutta la loro gratitudine ai liberatori inglesi:
 cacciando le truppe occupanti
mr. blair hai da accendere???
.

civili iracheni di Bassora cercano di scacciare le truppe di occ Leggi l'articolo »

arriva rita

e Bush trema,

ancora scene da terzo mondo dalla prima superpotenza del mondo???

sono tornati i soldati della guardia nazionale dall’iraq a prestare soccorso?

no more…

g.r.

arriva rita Leggi l'articolo »

SCARICA Citizen Berlusconi

Citizen Berlusconi è la versione originale, del documentario trasmesso il 21 agosto 2003 dalla Pbs, la tv pubblica americana, e che NESSUNA televisione Italiana ha mai voluto trasmettere.


«Citizen Berlusconi»

Titolo: Citizen Berlusconi.
Sottotitolo: il presidente e la stampa.

Si tratta di un documentario scritto da Andrea Cairola e Susan Gray, andato in onda il 21 agosto 2003 nell’ambito del programma Wide Angle su Thirteen/Wnet, considerata la maggiore emittente della tv pubblica statunitense, la Pbs. Un documentario critico che ricostruisce l’ascesa al potere (e il suo mantenimento) da parte di sua emittenza. Da allora questo documentario non ha avuto vita facile. In marzo in Norvegia avrebbe dovuto essere presentato a un festival del documentario. Poi è stato cancellato. Infine è stato reinserito nel programma per il dibattito nato dopo l’annuncio della cancellazione.
È andato in onda in Olanda e in Svezia e sulla televisione della svizzera italiana nell’ambito della trasmissione «Falò».
Visto che non si tratta di una produzione autonoma, la presentazione del filmato è seguita da un incontro con Paolo Guzzanti.
Il giornalista Alexander Stille, intervistato nel documentario, ha modo di affermare «se una cosa non appare in tv non esiste».
E questo spiega perfettamente perché in Italia non lo vedremo. Almeno in tv.
Nel documentario non c’è assolutamente nulla di inedito, se non «la solita propaganda comunista», visto che intervengono buona parte delle voci critiche (da Sartori e Travaglio, da Biagi a Tana de Zulueta etc., ma anche Carlo Freccero che parla dell’ossessione per la seduzione di Silvio). La novità sono i sorrisi di commiserazione nei confronti degli italiani che non sobbalzano di fronte al fatto che due degli avvocati difensori di Berlusconi stiano seduti per qualche giorno la settimana in tribunale per difenderlo e gli altri giorni li trascorrano in parlamento, come deputati del partito del loro cliente, impegnati a riscrivere le leggi che lo lascino stare rendendolo più uguale degli altri, parola del presdelcons.
Forse però il paese di Burlusconi, non è più così irretito dalle battute del premier.

SCARICA Citizen Berlusconi Leggi l'articolo »

la mafia, non caselli, di marco travaglio

La mafia, non Caselli

di Marco Travaglio

Ieri l’altro, sulla prima pagina del Giornale del presidente del Consiglio, campeggiava la foto di un sette volte ex presidente del Consiglio con una sua dichiarazione: «Caselli e Violante? Meglio se non fossero mai esistiti».

L’ex presidente del Consiglio che si augura la morte o la non-nascita di Caselli e Violante è il cattolicissimo Giulio Andreotti, che ha lanciato quel messaggio d’amore e di pace da un pulpito particolarmente appropriato: il Meeting dell’Amicizia fra i Popoli di Comunione e Liberazione. Nei panni di Caselli e Violante, faremmo i debiti scongiuri. Perché non è la prima volta che Andreotti esprime analoghi desideri.

Il 6 aprile 1982, in partenza per Palermo come «superprefetto» senza poteri, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa ebbe un colloquio con lui. E lui – lo racconta Dalla Chiesa nel suo diario – gli parlò di Sindona e gli raccontò di «un certo Inzerillo, morto in America e giunto in una bara con un biglietto da 10 dollari in bocca». Un bel viatico augurale per la nuova missione del generale. Che, cinque mesi dopo, morì ammazzato dalla mafia.

Intendiamoci. Era ora che Andreotti, sempre elogiato da destra e da sinistra per il sottile humour, per il proverbiale fair play, per l’impeccabile condotta processuale, gettasse la maschera rivelandosi per quello che è. Sarebbe contro natura pretendere la sua stima e ammirazione per Violante e Caselli, due uomini che la mafia, l’uno politicamente l’altro giudiziariamente, l’hanno sempre combattuta. Andreotti invece – si legge nella sentenza della Corte d’appello di Palermo, resa definitiva dalla Cassazione nell’ottobre 2004 – «ha, non senza personale tornaconto, consapevolmente e deliberatamente coltivato una stabile relazione con il sodalizio criminale (Cosa nostra, ndr) ed arrecato allo stesso un contributo rafforzativo manifestando la sua disponibilità a favorire i mafiosi» ed «inducendo negli affiliati, anche per la sua autorevolezza politica, il sentimento di essere protetti al più alto livello del potere legale».

In particolare, Andreotti seppe in anticipo dal capomafia Stefano Bontate, nell’estate 1979, che di lì a poco il suo compagno di partito Piersanti Mattarella sarebbe stato assassinato. Ma non avvertì Mattarella né denunciò Bontate: «Discuteva con i mafiosi di fatti criminali gravissimi da loro perpetrati… senza destare in essi la preoccupazione di venire denunciati». Insomma, i fatti accertati grazie alle indagini della Procura di Caselli, «non possono interpretarsi come una semplice manifestazione di un comportamento solo moralmente scorretto e di una vicinanza penalmente irrilevante, ma indicano una vera e propria partecipazione alla associazione mafiosa, apprezzabilmente protrattasi nel tempo». Dunque Andreotti ha «commesso» il reato di associazione per delinquere con Cosa Nostra «fino alla primavera del 1980», reato «concretamente ravvisabile a suo carico» anche se «estinto per prescrizione».

Per gli italiani onesti, sarebbe meglio che quei fatti e chi li ha commessi non fossero mai esistiti. Ma, per chi li ha commessi, sarebbe meglio che non fosse mai esistito chi li ha scoperti. Ed è certo che, senza Caselli e i suoi colleghi di Palermo, quei fatti non sarebbero mai emersi. È questo che intende dire il cattolicissimo senatore a vita? Se sì, è in ottima compagnia. Sono trent’anni che il fior fiore della criminalità organizzata nazionale sospira: «Ah, se Caselli non fosse mai nato!». E si adopera alacremente per eliminarlo.

Fra gli anni 70 e 80 a Torino Caselli sfuggì per miracolo ad almeno due attentati mortali del terrorismo rosso: uno delle Br (operazione «Casella postale») uno di Prima linea (operazione «Autostrada», che fantasia), sventati dalle forze dell’ordine poco prima che andassero in porto. La prima volta doveva morire a pochi passi da casa, come Alessandrini. Si salvò grazie all’abilità della scorta.

Nel ’92, dopo Capaci e Via d’Amelio, dalla Sicilia i giudici scappavano. Lui andò volontario a Palermo. Di quante volte la mafia abbia tentato di fargli la pelle, s’è perso il conto. Ogni tanto, senza spiegazioni, era costretto a cambiar casa dalla sera alla mattina. Sul pianerottolo del suo appartamento-bunker senza finestre, blindato come il caveau di una banca, stazionava in permanenza un soldato in assetto di guerra, con elmetto e colpo in canna, circondato da filo spinato e sacchi di sabbia.

Poi dovette traslocare in una struttura militare a Boccadifalco, popolata soltanto di elicotteristi ed elicotteri. Un Natale era talmente in pericolo che fu caricato all’alba su un’auto e fatto girare come una trottola per l’Italia, continuamente trasferito da un posto all’altro come un sequestrato. Questo è l’uomo che un sette volte presidente del Consiglio, sul Giornale del presidente del Consiglio, vorrebbe non fosse mai nato. Questo è l’uomo che il governo in carica ha estromesso per legge dal concorso per la Superprocura antimafia. Si attende con ansia un governo che, anziché combattere Caselli, combatta la mafia. Così, tanto per cambiare un po’.

dall’unità di sabato 27 agosto 2005

la mafia, non caselli, di marco travaglio Leggi l'articolo »

intervista a giancarlo caselli: Manovre nel Csm x escludermi

Le accuse del magistrato dopo la nomina di Grasso
alla Procura nazionale. “Un ammonimento”
Caselli: “Manovre nel Csm
per escludermi dall’Antimafia”
Il procuratore: la mia colpa è di aver avviato processi scomodi
di ETTORE BOFFANO

Il procuratore generale
di Torino, Giancarlo Caselli

TORINO – Giancarlo Caselli, adesso che la Procura nazionale antimafia ha trovato in Piero Grasso il suo nuovo capo, lei come si sente: vittima di una vendetta politica?
“Il problema non è Grasso o Caselli e, comunque, la parola vendetta non mi piace. Infatti, vorrei, fosse chiaro a tutti che questo non è un caso personale, ma piuttosto un ammonimento a chi in futuro vorrà comportarsi come ci siamo comportati noi”.

Noi chi?
“La procura di Palermo. Intendo dire ciò che io e gli altri pm di quell’ufficio abbiamo ottenuto: l’aver avviato e fatto celebrare certi processi che, a detta di qualcuno, non si dovevano fare”.

Anche il processo contro Giulio Andreotti?
“Io non vorrei parlare ancora una volta di Andreotti, ma quel processo è stato quello più citato in questa strategia per escludermi dal concorso per la Procura antimafia. E tanto più si metteva in risalto che la stessa Cassazione ci aveva dato ragione, sino al 1980, riguardo alle nostre accuse ad Andreotti, tanto più si discuteva di quel processo collegandolo al mio nome. Quasi un’interfaccia della controriforma dell’ordinamento giudiziario”.

In che senso?
“Un “colpiscine uno per educarne molti altri”, un “statevi accorti” spedito a tutta la magistratura”.
Ma non è un giudizio che risente troppo del suo coinvolgimento personale in tutto questo?
“Per 40 anni ho messo gli interessi generali sempre davanti a quelli particolari e soprattutto a quelli personali. E’ fuori discussione che la Procura antimafia continuerà a lavorare molto bene anche senza di me. Ma il modo usato per escludermi da un concorso, a partita aperta e violando principi fondamentali, è forse la prima e clamorosa prova generale di come il potere politico vorrebbe condizionare l’indipendenza della magistratura. Si sono cambiate le regole, si è fatto ricorso prima a un decreto legge e poi a un emendamento della riforma dell’ordinamento giudiziario per raggiungere lo scopo: l’altra faccia dell’uso che questa maggioranza ha talora fatto delle leggi ad personam”.
 

C’è un’obiezione quasi scontata: ma Grasso non è comunque un buon procuratore antimafia?
“Lo ripeto, non ho mai badato agli interessi personali e le mie riflessioni non riguardano questa o quella persona, ma il rispetto di regole generali. A Grasso, magistrato che non manca certo di esperienza, vanno tutti i miei sinceri auguri. So benissimo che lui, come altri, aveva tutti i titoli per essere scelto. Ma lo scandalo è aver impedito un confronto totale escludendo qualcuno dal concorso, nel caso specifico me. L’aver sottratto al Consiglio superiore della magistratura la sua piena autonomia decisionale. Io non avrei mai contestato il risultato se delle forze esterne non avessero condizionato la procedura già aperta davanti al Csm”.

Che nome e cognome hanno quelle forze esterne?
“La maggioranza politica di governo, che ha usato un decreto legge e un emendamento di fatto contro di me. Si è deciso di interferire nella partita già cominciata. All’inizio era un intento condiviso ma sussurrato, poi è diventato esplicito e rivendicato”.

Chi ha rivendicato il suo siluramento?
“Il senatore Bobbio di An, ad esempio, un ex pm di Napoli. Lui, relatore della riforma dell’ordinamento giudiziario, ha presentato l’emendamento che mi riguarda e in più di una dichiarazione pubblica ha fatto il mio nome e mi ha indicato come l’obiettivo. Poi altri esponenti della Casa delle Libertà, come Gargani e Franceschini, hanno detto o scritto che questo era lo scopo del cambiamento delle regole. Bobbio, infine, raggiunto il risultato, ha già annunciato che adesso la legge si può di nuovo mutare: il limite di età può salire da 70 a 72 anni. Una chicca finale insomma, come dire: bloccato Caselli, non c’è più bisogno di penalizzare quasi altri 600 magistrati italiani”.

E la magistratura, come si è comportata?
“Io distinguerei il giudizio sui miei colleghi magistrati da quello su alcuni componenti togati del Csm. La magistratura ha capito che questa era la prova generale della controriforma giudiziaria contro la quale si è battuta addirittura con lo sciopero. Cambiare le regole delle nomine direttive, per poter ostacolare qualche magistrato, contrasta con un principio fondamentale di stampo liberale secondo cui “uno Stato senza garanzia dei diritti e separazione dei poteri non ha una Costituzione”, come già sancito, fin dal 1789, della Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del cittadino. Non so come tutto questo possa definirsi: certo è una roba da non crederci. In Italia non era mai accaduto”.

Veniamo al Csm, come si è mosso in questa vicenda?
“Il Csm è il garante della nostra indipendenza. Mentre le strategie per bloccarmi erano già in corso, alcuni membri laici esponenti della Casa delle Libertà hanno detto che c’era un accordo di maggioranza per votare uno diverso da me. Mi stupisce che questa posizione non sia stata smentita dai membri togati chiamati in causa. Poi, proprio mentre si preparavano le iniziative legislative che mi riguardavano, gli esponenti togati di Unità per la Costituzione e di Magistratura indipendente, e cioè dei magistrati, hanno sottoscritto dei documenti congiuntamente a quei membri laici, documenti che avevano l’esplicito scopo di non contrastare le “manovre” contro di me in corso al di fuori del Csm. Senza voler capire che ciò che stava accadendo non era un attacco a Caselli, ma all’indipendenza di tutti i magistrati”.

(17 ottobre 2005

intervista a giancarlo caselli: Manovre nel Csm x escludermi Leggi l'articolo »

legge contra personam rivolta a Giancarlo Caselli

L’Associazione Libera lancia un comunicato in cui esprime stupore e disagio in merito alla recente disposizione di legge contra-personam rivolta al Procuratore Generale di Torino Giancarlo Caselli.

Libera. Associazioni nomi e numeri contro le mafie (coordinamento di ben oltre 1200 Associazioni in Italia) esprime il più profondo stupore e disagio per il fatto che proprio nei giorni in cui si ricorda il sacrificio di Paolo Borsellino il governo abbia posto la fiducia e parte del Parlamento abbia approvato una disposizione di legge dichiaratamente contra-personam per impedire al Procuratore Generale di Torino Giancarlo Caselli di essere nominato Procuratore Nazionale Antimafia. A quel magistrato cioè che scelse coraggiosamente di raccogliere il testimone di Paolo Borsellino andando a Palermo subito dopo la strage di via D’Amelio e impegnandosi con grandi rischi personali e straordinari risultati. Un magistrato al quale dovrebbe perciò andare l’apprezzamento e la gratitudine di coloro che hanno a cuore le sorti della democrazia e legalità in Italia.

Libera
Don Luigi Ciotti e Rita Borsellino

 

legge contra personam rivolta a Giancarlo Caselli Leggi l'articolo »

Torna in alto