NEWS – Censura infinita: ora è il turno di Monica Guerritore
STEFANO SANTACHIARA
Prosegue la tragicommedia del regimetto. Oltre alla satira politica di Paolo Hendel (stasera sarà ospite, bavagli dell’ultim’ora permettendo, del programma di Serena Dandini, “Parla con me” ore 23, RaiTre), nel programma di Panariello non si può recitare un testo di Franca Rame.
E dalla famosa canzone di Fossati “Dedicato” deve sparire la strofa che dice “ai politici da fiera”. E’ questo il surreale diktat imposto a Monica Guerritore, la quale dopo un pomeriggio di prove a Montecatini ha deciso di andarsene. “Volevo recitare il monologo di Franca Rame che racconta una donna che ritorna a casa e fruga nella borsa alla ricerca delle chiavi senza trovarle e comincia a ricordare tutto quel che ha fatto nella sua giornata troppa piena. E scopre di aver dimenticato anche il latte, il figlio…” racconta oggi la Guerritore prima di aggiungere: “Franca era contentissima, diceva “.
Ma quell’innocuo monologo non andava bene: la logica della censura ad personam si applica anche in modo indiretto agli assenti.
“Volevo cantare la canzone di Fossati”, prosegue Monica Guerritore, “ma Panariello voleva cantare con me e quindi hanno fatto scorrere il gobbo con il testo. Quando siamo arrivati alla strofa che dice “dedicato ai politici da fiera” sul gobbo c’era invece “dedicato alla faccia che ho stasera”. Ho detto è sbagliato, vi ho portato io il testo, è diverso”. Non essendo presente alle prove nessuno della direzione Rai, forse Monica Guerritore avrà creduto per un momento di dover improvvisare una parodia della censura, come i vecchi sketch di Gianni Agus e Raimondo Vianello dove si depennavano parole come “politici” e “sesso”, ma ben presto si è accorta della grottesca realtà.
Pare infatti che il cuor di leone Giorgio Panariello, che in comune con Benigni, Pieraccioni, Hendel, Riondino ha solo la terra d’origine, abbia preferito sostituire le parolette incriminate e offensive per i nostri optimates: politici da fiera.
Un accostamento terrorizzante per chi nel servizio privato CensuRai ormai vive sull’orlo di una crisi di nervi.
Pensare alle facce dei poveri censori quando martedì sera a Ballarò Paolo Hendel ha introdotto la puntata parlando di Giustizia, avvo-deputati alla Taormina (“Da Cogne a Saddam, la linea difensiva? E’ stato il vicino”), leggi tendenti all’impunità e inginocchiandosi al cospetto del Ministro Castelli in persona (“Lei ha salterellato al grido di . E’ finlandese, per caso?”). Roba da crisi isterica. Urgeva reazione uguale e contraria per salvare l’immagine e la posizione dell’Italia nel mondo, tuttora forte del 53esimo posto in coabitazione con Panama e subito dietro Paraguay e Ghana nelle classifiche internazionali sulla libertà d’informazione.
E così la censura del regimetto non lascia, ma raddoppia: in una sola serata, la serata principe della rete ammiraglia col programma nazional-popolare più seguito, mette il bavaglio al comico Hendel e all’attrice Monica Guerritore, che ora si trovano in buona compagnia con Enzo Biagi, Daniele Luttazzi, Michele Santoro, Sabina Guzzanti, Ferruccio de Bortoli, Marco Travaglio, Paolo Rossi, Indro Montanelli, Massimo Fini, Oliviero Beha, Beppe Grillo e gli altri. Chissà se anche Monica Guerritore rientrerà nella categoria dei “professionisti del martirio” coniata dal fine pensatore Aldo Grasso. Come infatti ricordava ieri nell’articolo “Video e Bavagli” sul Corriere della Sera, si tratterebbe di coloro che “allestiscono programmi cosi brutti e settari da cercare apposta un pretesto per giocare a fare le vittime”.
Il geniale Grasso applica infatti il cerchiobottismo alla censura, come se si parlasse di tasse e di pensioni, dipingendo chi fa censura e chi la subisce (o la denuncia) come opposti estremismi, equilontani dal buonsenso di ogni buon moderato.
Spremute le meningi, trova anche il tempo per dire: “Buttiamola in ridere: se c’è una censura significa che c’è ancora scontro, ancora qualcosa su cui esercitare la censura. C’è un futuro. Meglio che niente. Meglio che l’indifferenza assoluta. Orribile è solo il bavaglio spalmato di miele”. Non ha colpa: il concetto di censura è più grande di lui