www.newweapons.org: la popolazione di Gaza a rischio di mutazioni genetiche

Insuccesso storico: Israele entra a far parte dell’OCSE.
Di fatto legittimando la possibilità di far soldi con l’occupazione di un altro stato.
E con il mercanteggio di armi illegali come queste:

Nuove armi sperimentate a Gaza: popolazione a rischio mutazioni genetiche

Biopsie delle vittime condotte in tre università: Roma, Chalmer (Svezia) e Beirut (Libano)

 Comunicato stampa

11 maggio 2010

Metalli tossici ma anche sostanze carcinogene, in grado cioè di provocare mutazioni genetiche. E’ quanto è stato individuato nei tessuti di alcune persone ferite a Gaza durante le operazioni militari israeliane del 2006 e del 2009.

L’indagine ha riguardato ferite provocate da armi che non hanno lasciato schegge o frammenti nel corpo delle persone colpite, una partcolarità segnalata più volte dai medici di Gaza, che indica l’impiego di armi sperimentali sconosciute, i cui effetti sono ancora da accertare completamente. La ricerca, che ha messo a confronto il contenuto di 32 elementi rilevati dalle biopsie, attraverso analisi di spettrometria di massa effettuate in tre diverse università, La Sapienza di Roma, l’università di Chalmer (Svezia) e l’università di Beirut (Libano), è stata coordinata da New Weapons Research Group (Nwrg), una commissione indipendente di scienziati ed esperti basata in Italia che studia l’impiego delle armi non convenzionali per investigare loro effetti di medio periodo sui residenti delle aree in cui vengono utilizzate. La rilevante presenza di metalli tossici e carcinogeni indica rischi diretti per i sopravvissuti ma anche di contaminazione ambientale.

I tessuti sono stati prelevati da medici dell’ospedale Shifa di Gaza, che hanno collaborato a questa ricerca, e che hanno classificato il tipo di ferita delle vittime. L’analisi è stata realizzata su 16 campioni di tessuto appartenenti a 13 vittime. I campioni che fanno riferimento alle prime quattro persone risalgono al giugno 2006, periodo dell’operazione “Pioggia d’Estate”. Quelli che appartengono alle altre 9 sono state invece raccolti nella prima settimana del gennaio 2009, nel corso dell’operazione “Piombo Fuso”. Tutti i tessuti sono stati esaminati in ciascuna delle tre università.

Sono stati individuati quattro tipi di ferite: carbonizzazione (nello studio indicato con C), bruciature superficiali (nello studio indicato con B), bruciature da fosforo bianco (nello studio indicato con M) e amputazioni (indicato con A). Gli elementi di cui è stata rilevata la presenza più significativa, in quantità molto superiore a quella rilevata nei tessuti normali, sono:

–     alluminio, titanio, rame, stronzio, bario, cobalto, mercurio, vanadio, cesio e stagno nei campioni prelevati dalle persone che hanno subito una amputazione o sono rimaste carbonizzate;

–     alluminio, titanio, rame, stronzio, bario, cobalto e mercurio nelle ferite da fosforo bianco;

–     cobalto, mercurio, cesio e stagno nei campioni di tessuto appartenenti a chi ha subito bruciature superficiali;

–     piombo e uranio in tutti i tipi di ferite;

–     bario, arsenico, manganese, rubidio, cadmio, cromo e zinco in tutti i tipi di ferite salvo che in quelle da fosforo bianco;

–     nichel solo nelle amputazioni.

Alcuni di questi elementi sono carcinogeni (mercurio, arsenico, cadmio, cromo nichel e uranio), altri potenzialmente carcinogeni (cobalto, vanadio), altri ancora fetotossici (alluminio, mercurio, rame, bario, piombo, manganese). I primi sono in grado di produrre mutazioni genetiche; i secondi provocano questo effetto negli animali ma non è dimostrato che facciano altrettanto nell’uomo; i terzi hanno effetti tossici per le persone e provocano danni anche per il nascituro nel caso di donne incinte: sono in grado, in particolare l’alluminio, di oltrepassare la placenta e danneggiare l’embrione o il feto. Tutti i metalli trovati, inoltre, sono capaci anche di causare patologie croniche dell’apparato respiratorio, renale e riproduttivo e della pelle.

La differente combinazione della presenza e della quantità di questi metalli rappresenta una “firma metallica”. “Nessuno – spiega Paola Manduca, che insegna genetica all’università di Genova, portavoce del New Weapons Research Group – aveva mai condotto questo tipo di analisi bioptica su campioni di tessuto appartenenti a feriti. Noi abbiamo focalizzato lo studio su ferite prodotte da armi che non lasciano schegge e frammenti perché ferite di questo tipo sono state riportate ripetutamente dai medici a Gaza e perché esistono armi sviluppate negli ultimi anni con il criterio di non lasciare frammenti nel corpo. Abbiamo deciso di usare questo tipo di analisi per verificare la presenza, nelle armi che producono ferite amputanti e carbonizzanti, di metalli che si depositano sulla pelle e dentro il derma nella sede della ferita”.

“La presenza – prosegue – di metalli in queste armi che non lasciano frammenti era stata ipotizzata, ma mai provata prima. Con nostra sorpresa, anche le bruciature da fosforo bianco contengono molti metalli in quantità elevate. La loro presenza in tutte queste armi implica anche una diffusione nell’ambiente, in un’area di dimensioni a noi ignote, variabile secondo il tipo di arma. Questi elementi vengono perciò inalati dalla persona ferita e da chi si trovava nelle adiacenze anche dopo l’attacco militare. La loro presenza comporta così un rischio sia per le persone coinvolte direttamente, che per quelle che invece non sono state colpite”.

L’indagine fa seguito a due ricerche analoghe del Nwrg. La prima, pubblicata il 17 dicembre 2009, aveva individuato la presenza di metalli tossici nelle aree di crateri prodotti dai bombardamenti israeliani a Gaza, indicando una contaminazione del suolo che, associata alle precarie condizioni di vita, in particolare nei campi profughi, espone la popolazione al rischio di venire in contatto con sostanze velenose.  La seconda ricerca, pubblicata il 17 marzo scorso, aveva evidenziato tracce di metalli tossici in campioni di capelli di bambini palestinesi che vivono nelle aree colpite dai bombardamenti israeliani all’interno della Striscia di Gaza.

da INFOPAL.IT

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Il DDL Alfano sulle intercettazioni condanna a morte i blog italiani

Il partito delle libertà più liberticida del mondo ha deciso di mettere un bavaglio alla rete.

Il comma 28 del DDL Alfano in via di approvazione probabilmente ucciderà questo blog, certamente commetterà un genocidio nella blogosfera e condanna a morte la libertà di espressione.

 

Mentre il più flatulento dei megafoni berlusconiani continua indisturbato il suo ingiurire mafioso.

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Saber az-Za’arnin e “Local Initiative” di Beit Hanoun

Oggi su Infopal.it la cronaca di una giornata tipica di impegno e resistenza non violenza di alcuni nostri cari amici, Saber e i compagni di “Local Initiative” di Beit Hanoun:

Beyt Hanoun – Infopal. Alcuni attivisti palestinesi hanno aiutato degli agricoltori di Gaza nei lavori per il raccolto nelle zone di confine e sigillate dalla ‘Barriera di sicurezza’ eretta da Israele tra la Striscia di Gaza e le terre palestinesi occupate nel 1948.

Decine di attivisti si sono presentati a Beyt Hanoun per il raccolto del grano e dell’orzo, poiché gli stessi proprietari dei campi non possono raggiungerli, visto che sono bersaglio del fuoco israeliano.

I ragazzi portavano bandiere palestinesi e striscioni, che confermano la natura della loro lotta pacifica per la liberazione delle terre palestinesi occupate.

Quest’iniziativa, tenutasi a Beyt Hanoun (120.000 abitanti), giunge al termine della campagna “Raccolto 2010”, promossa a partire dal 15 aprile dal movimento d’Iniziativa palestinese locale.

Quest’aiuto ai contadini palestinesi serve a ostacolare la politica dell’esercito israeliano mirata a desertificare le terre agricole palestinesi per poi farne una “zona cuscinetto”, sia a nord che a est della Striscia assediata da tre anni.

Attivisti stranieri partecipano a quest’iniziativa pacifica che rientra in quelle intraprese contro il Muro in Cisgiordania sin dal 2005.

Saber az-Za’arnin, uno degli attivisti palestinesi che dirige il gruppo dei “Volontari del servizio sociale e umanitario”, ha rilasciato il seguente commento: “La campagna ‘Raccolto 2010’ punta a sostenere gli agricoltori palestinesi nelle aree di confine, rafforzandone così la determinazione di fronte ai crimini degli occupanti israeliani perpetrati contro i loro diritti”.

“Malgrado non disponiamo di grandi possibilità, crediamo nel volontariato come uno dei metodi di resistenza all’occupazione, e riteniamo l’opera che svolgiamo sia una forma di resistenza che proseguirà malgrado tutti gli ostacoli”.

Si ricorda che alla fine di aprile, un palestinese è stato ammazzato dagli israeliani durante una manifestazione pacifica tenutasi a Gaza.

Organizzazioni giuridiche palestinesi affermano che la zona cuscinetto imposta da Israele al confine con la Striscia rappresenta un pericolo per tutti gli abitanti della Striscia stessa.

Dal settembre 2008 Israele impone una zona cuscinetto della profondità di 300-700 metri con il pretesto di garantirsi una “sicurezza”, ma dopo l’aggressione del 2008-2009 l’ha resa più larga.

Chiunque – agricoltori o operai – oltrepassi il limite fissato dall’esercito israeliano, viene preso di mira dall’esercito israeliano.

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Legalizzare la marijuana per risolvere la crisi economica

Hamas si mette a tassare le sigarette per venire incontro ai pesanti buchi nell’economia di un governo sotto embargo?

Hamas si mette a tassare le sigarette per venire incontro ai pesanti buchi nell’economia di un governo sotto embargo?

e l’Italia che fa?

con 1.800 miliardi di debito pubblico, più di trenta miliardi di euro accumulati solo nei primi mesi dell’anno, la Grecia è ogni giorno piu’ vicina.

Una soluzione per risanare il bilancio dello Stato io l’avrei trovata,

fare come Hamas…

LEGALIZZATELA!

Rasta Vik

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La Jihad israeliana

Dopo aver raso al suolo una quarantina di moschee durante il massacro del gennaio 2009,

Israele continua la sua personalissima “guerra santa” contro i luoghi e i simboli di culto dei musulmani palestinesi .

Mentre nelle prigioni il Corano viene fatto a pezzi dalle guardie carcerarie, ieri un gruppo di coloni israelieni ha dato fuoco alla  moschea del villaggio di al-Lubban ash-Sharqiyya, nella provincia di Nablus.

Tutto questo mentre in Italia i deliri della Fiamma sionista ci mettono in guardia sui rigurgiti dell’antisemitismo: “Come ai tempi del nazismo. Contro gli ebrei escalation di violenze”.

Mi domando se si nasce attori nati o ci si diventa con la pratica della menzogna.

Vik

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Bianca Zammit sta meglio

Bianca, colpita alla gamba da un cecchino israeliano durante una dimostrazione pacifica una decina di giorni fa,

affidata alle sapienti cure dei medici dell’Al Awda di Jabalia, lentamente si sta riprendendo.

Anche con un cratere sulla coscia non ha perduto il suo spassoso sense of humour, questo il suo sms di poco fa:

“Ciao  Vik salamtek e spero che guarisci presto.

Io oggi ho fatto un primo salto di dabka ma sono ancora esausta mentalmente”.

Restiamo Umani

Vik

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Terrorismo di Stato Israeliano

Ennesima incursione di carri armati e bulldozers israeliani questa mattina a Rafah, nei pressi dell’aeroporto Yasser Arafat (aeroporto internazionale distrutto dai bombardamenti nel 2001).

I mezzi corazzati dell’esercito di Tel Aviv hanno spianato molti ettari di terreni coltivati dai contadini palestinesi. Dando un’ulteriore dimostrazione di cosa significa “terrorismo di stato” israeliano.

Pochi giorni fa era successo ed avevo filmato a est di Khan Yunis:

Restiamo Umani

Vittorio Arrigoni da Gaza city

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Bianca Zammit resiste con Gaza

Mi domando se questi sono uomini:

Cecchini comodamente appostati che sparano, uccidono e feriscono donne e poco più che adolescenti, come quella macabra scena di Schindler’s list ripetuta al rallentatore dieci, cento, mille volte.

Dopo il vile ferimento di Bianca (vedi e condividi il video), abbiamo di buon grado scelto di rivestire i giubbottini catarifrangenti, cosi’ come facciamo quando scortiamo i contadini a lavorare sui campi al confine. 
Oggi e’ stato gambizzato Ahmad Salem Deeb,  di 21 anni. Il cecchino israeliano ha utilizzato un particolare tipo di proiettile, comunemente detto “dum dum”, che esplode all’impatto con la carne. Alcuni frammenti hanno lacerato l’arteria femorale e parte del tessuto muscolare. Portato e operato d’urgenza all’ospedale Al Shifa, è spirato poco dopo per la copiosa emoraggia.
E’ una mattanza quotidiana della quale non si occupano i media di massa.
Siamo molto combattuti dai nostri interrogativi su come cercare di proteggere i civili palestinesi, e nel contempo non morire ammazzati nel giro di una settimana.
Continueremo a uscire con i civili resistenti-non violenti di Gaza, perchè anche senza di noi, loro continuerebbero a uscire lo stesso. E siamo ancora certi che la nostra presenza in loco qualcosa faccia. O almeno, ne sono convinti i palestinesi che richiedono la nostra presenza.
Inshallah.
Siamo tutti pronti a morire per questo ideale stupendo che è la libertà di un popolo oppresso.
Ma ovviamente, nessuno di noi è pronto a morire.
E’ sempre troppo tardi per morire ed è sempre troppo presto.
Pensateci domani, ore 11 locali, al confine est di Rafah.

Si marcia per la libertà e ormai è come camminare davanti ad un plotone di esecuzione assetato del nostro sangue.
Restiamo umani,

Vittorio Arrigoni da Gaza

ps. se potete, condividete quanto più possibile questi video.

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Video: 22 aprile 2010. Invasione israeliana all’interno della Striscia di Gaza

Questa, sorridente al centro della foto era Bianca giusto ieri

Questa la sua gamba adesso

Questa, sorridente al centro della foto era Bianca giusto ieri

Questa la sua gamba adesso

maciullata dopo che  un cecchino israeliano ha freddamente adempiuto al suo dovere

dimostrare ancora a quanti non hanno occhi per vedere cosa è Israele in termini di fascismo e oppressione

Oltre a Bianca mia compagna dell’International Solidarity Movement altri due ragazzi palestinesi sono stato centrati dal fuoco dei soldati quest’oggi ad Al Maghazi nel centro della Striscia di Gaza

Questi due video che vi propongo invece sono stati da me girati due giorni fa ad Al Faraheen, est di Khan Younis

E raccontano quello che i media di massa nostrani dissimulano

La quotidianità da queste parti

la prassi di azioni terroristiche israeliane (in questo caso compiuta con carri armati e bulldozers) col solo scopo di incutere paura e disintegrare le ultime risorse di sussistenza ancora esistenti in una Gaza strangolata da piu’ di 3 anni di assedio

Blindati appoggiati da caccia F16  invadono la Striscia per distruggere ettari di campi coltivati.

Negli occhi di questi vecchi bambini c’è più prosa che in qualsiasi racconto potrei proporvi

Come in quelli di Bianca che ho incrociato appena un istante dopo essere stata gambizzata e che vado a riaccarrezzare con le mia lunghe ciglia tumide di dolore all’ospedale Al Awada di Jabilia

Il dolore nella consapevolezza di essere dimenticati, nella fierezza di morire della parte dei Giusti

Andiamo avanti

Restiamo Umani

Vittorio Arrigoni da Gaza city

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Gino Strada come Dom Helder Camara

“Felicitazioni” per il ministro degli Esteri Franco Frattini e “vivo compiacimento per la positiva conclusione della vicenda”.

Ma felicitazioni di che?

E che conclusione?

L’ospedale di Emergency di Lashkar-gah rimane chiuso, sotto sequestro degli sgherri del narcotrafficante Karzai.

Immaginate quali felicitazioni fra le file di pazienti che bussano invano alle porte sbarrate dell’ospedale: chi senza gambe e senza braccia per chiedere una protesi, chi per un intervento chirurgico urgente o per arrestare una emorragia, e le tante madri coi figli moribondi in braccio per la deflagrazione della democrazia esportata con le nostre bombe.

L’amarezza oltre per la chiusura di una struttura sanitaria in grado di salvare migliaia di vite all’anno, nel più povero fra i paesi al mondo costantemente bombardato dal più ricco, permane anche per le critiche infondate dirette dal governo italiano a Emergency.

L’espressione idiota di Gasparri, le estemporanee illazioni di Crosetti, il ghigno fascista di La Russa contro un pacato Gino Strada che non se ne sta trincerato in sala operatoria ma esce allo scoperto per spiegarci l’orrore di una guerra, di ogni guerra, ben cosciente che la presenza della NATO in Afganistan sono centinaia di corpi smembrati in più da aggiustare, mi hanno riportato alla memoria le parole di un sant’uomo, Dom Helder Camara, quando diceva:

“Se do il pane ai poveri, tutti mi chiamano santo; se dimostro perché i poveri non hanno pane, mi chiamano comunista e sovversivo”.

Restiamo Umani

Vittorio Arrigoni da Gaza city

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IDF order will enable mass deportation from West Bank. 2 articles By Amira Hass

Quando, sei mesi fa, il Mag. Gen. Gadi Shamni, che era stato comandante delle unità dell’IDF in Giudea e Samaria, firmò un ordine militare nel quale comparivano 10 varianti della radice ebraica per il termine “deportare”, sembrò che né lui, né gli anonimi giuristi dell’esercito, che avevano formulato l’editto, avessero appurato in quale settimana l’ordine avrebbe dovuto entrare in vigore. A conti fatti, “l’ordine per impedire l’infiltrazione (nella West Bank)”, emendato, è venuto a coincidere con il peggiore dei giorni di aprile.Una volta che vennero pubblicate le implicazioni dell’ordine e non appena le organizzazioni per i diritti umani ed i gruppi di base palestinesi, oltre ai funzionari, cominciarono a contrastarlo, fonti della sicurezza israeliana si dettero da fare per placare i timori. Non c’è nulla di nuovo in questo ordine, essi dissero. Il diritto (militare) aveva già autorizzato l’espulsione di soggiornanti illegali. Contrariamente a quanto è stato scritto, il nuovo editto è stato progettato per migliorare di gran lunga la situazione della persona che sta venendo espulsa, con il tener conto della dimenticanza giuridica. Il 25 di marzo, il Centro per la Difesa della Persona – HaMoked, inviò una lettera al Mag. Ge. Avi Mizrahi dell’attuale Comando Centrale del GOC, per mettere in guardia l’ufficiale del pericolo connesso con l’attuazione all’ordine. Se l’editto non contiene alcuna nuova disposizione, perché allora le autorità militari non hanno fornito agli esperti legali di HaMoked dei chiarimenti prima che la notizia giungesse alla stampa?

Le rassicurazioni delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) fanno riferimento ad una seconda disposizione, che è stata associata all’ordine precedentemente menzionato contro l’infiltrazione. Questa seconda ordinanza riguarda la costituzione di una commissione giudiziaria militare al fine di prendere in esame il processo di deportazione.

Il tentativo dell’esercito di tranquillizzare l’opinione pubblica non prende in considerazione l’ordine principale e trascura le variazioni accumulate – nel senso di un peggioramento – che il governo israeliano ha introdotto per limitare la libertà palestinese di movimento e di residenza.

In base a quale diritto? Sulla base del diritto israeliano che pone il regime militare al di sopra di tutto. Il linguaggio generico usato nell’ordine, messo insieme ai progressivi cambiamenti sono elementi sufficienti per far risuonare le sirene d’allarme. Queste ambiguità nulla hanno proprio a che fare con una comune svista.

L’ordinanza dell’esercito numero 1650 estende al penale la definizione giuridica di “infiltrato”, per cui essa può risultare applicabile immediatamente ai seguenti gruppi di popolazione: palestinesi (e la loro prole) che hanno perduto il loro status di residenti a causa delle vicende di Israele fin dal 1967; palestinesi le cui carte di identità li iscrivono come di Gaza; e cittadini di nazioni straniere.

Il che è come uccidere tanti uccelli con un sol sasso – gli uccelli che si trovano già nella West Bank e quelli che progettano di compiere il crimine di “infiltrarvisi”.

Gli obiettivi consistono nel limitare la crescita della popolazione palestinese nella West Bank; di completare il processo di separazione della popolazione palestinese di Gaza dalla società della West Bank (in violazione degli Accordi di Oslo); e di impedire che cittadini di nazionalità straniere partecipino alla lotta popolare contro l’occupazione (nota: le incursioni dell’IDF a Ramallah alla caccia di stranieri). e non ché l’ordinanza ha pure il potenziale di accrescere il numero delle categorie di “infiltrati”.

La parola nuova nell’editto emendato è “permesso”, senza il quale una persona verrà considerata un “infiltrato”. Durante gli ultimi 20 anni, Israele ha istituito un complicato sistema per ciò che riguarda i permessi di viaggio e di residenza dei palestinesi nella West Bank ed a Gaza.

“Permesso” è un eufemismo per proibizione. Quanto più i politici israeliani hanno parlato di una soluzione a due-stati, tanto più complicato è divenuto questo regime di limitazione dei viaggi tra Gaza e la West Bank. I tentacoli di questo regime, che rende sempre più difficile mettersi in viaggio tra Gaza e West Bank, si sono diramati sempre di più.

Ci sono divieti che sono stati istituiti per periodi di emergenza e poi, in seguito, sono stati sospesi. Mentre resta in vigore la proibizione di vivere ed entrare senza permesso nell’area che si trova tra la Linea Verde e la barriera di separazione – anche se quella è la tua casa e la tua terra . Non si deve dimenticare che i permessi vengono concessi con parsimonia.

Quando si mette in conto la politica di Israele per separare Gerusalemme Est dalla West Bank, è abbastanza certo che sarà rinnovato il divieto israeliano che impone agli abitanti palestinesi di Gerusalemme est di non entrare senza permesso nell’area sotto il controllo dell’Autorità Palestinese.

Il comandante militare dell’area si riserva il diritto – un diritto imposto con la forza delle armi e la coercizione militare – di inventare nuovi permessi. L’ordinanza sta a significare che potrebbero essere inventati nuovi permessi/divieti, ed un maggior numero di persone definite come “infiltrate”.

Tutto ciò è impossibile? E’ il prodotto di delusioni? Di fatto l’inganno c’è stato per gli abitanti della Striscia di Gaza. Fin dal gennaio 1991, Israele ha istituito delle limitazioni ai loro viaggi di istruzione o di residenza nella West Bank. Ora, a partire dal 2000, vi sono classificati perfino come dei soggiornanti illegali.

Fin dal 2007, quei pochi abitanti di Gaza che hanno ottenuto il permesso di uscire dalla Striscia devono richiedere pure il permesso per risiedere nella West Bank.

Il regime, che s’inventa costantemente nuovi tipi di permessi, è divenuto il marchio del regime militare israeliano. Esso accorda a giovani e vecchi comandanti il diritto, di solito riservato ai governanti autoritari o ai dittatori militari, di stabilire se la gente ha la possibilità di studiare , se può lavorare, vivere e viaggiare. Esso permette loro perfino di decidere chi possono sposare. Il nuovo editto accresce il diritto del dominatore di espellere.

(tradotto da mariano mingarelli) 

 

Una nuova ordinanza delle Forze di Difesa Israeliane autorizzerà deportazioni di massa dalla West Bank.

Di Amira Hass

Questa settimana entrerà in vigore una nuova ordinanza militare il cui intento dovrebbe essere quello di prevenire infiltrazioni, ma la cui conseguenza sarà invece la deportazione di decine di migliaia di palestinesi dalla Cisgiordania o, in alternativa, il loro rinvio a giudizio per accuse che faranno rischiare loro fino a sette anni di carcere.

Quando questa ordinanza entrerà in vigore, decine di migliaia di palestinesi si trasformeranno automaticamente in criminali a rischio di punizioni severissime.

Se ci basiamo su come le autorità israeliane per la sicurezza hanno agito negli ultimi dieci anni, possiamo facilmente dedurre che i primi ad essere colpiti dalle conseguenze di queste nuove regole, saranno quei palestinesi sui cui documenti di identità è riportato un indirizzo della Striscia di Gaza – persone nate a Gaza con figli nati in Cisgiordania, ad esempio, oppure palestinesi nati in Cisgiordania o all’estero che per vari motivi hanno perso il loro status di residenza. Ed è anche molto probabile che questa nuova ordinanza andrà anche a colpire i coniugi stranieri dei palestinesi.

Fino ad oggi poteva accadere, di tanto i tanto, che i tribunali civili israeliani impedissero l’espulsione dalla Cisgiordania di persone appartenenti a queste tre categorie. La nuova ordinanza, però, le metterà da ora in poi sotto l’esclusiva giurisdizione dei tribunali militari israeliani, definendo chi entra illegalmente in Cisgiordania come un “infiltrato”, cioè  “una persona presente in una certa zona senza essere legittimamente in possesso di un permesso”. Questa disposizione porta, sostanzialmente, alle sue estreme conseguenze la definizione di “infiltrato” del 1969; questo termine, infatti, originariamente veniva utilizzato soltanto per quelle persone illegalmente residenti in Israele e che vi erano arrivate dopo aver attraversato quei paesi allora classificati come stati nemici: Giordania, Egitto, Libano e Siria.

Il modo stesso in cui quest’ordinanza è stata scritta è allo stesso tempo generico e ambiguo; si sostiene, ad esempio, che il termine “infiltrato” sarà applicato anche ai palestinesi residenti a Gerusalemme, a cittadini dei paesi con i quali Israele ha rapporti amichevoli (come, ad esempio, gli Stati Uniti) e ai cittadini israeliani, siano essi arabi o ebrei. E tutto questo dipenderà solo ed esclusivamente dal giudizio e dalle decisioni dei comandanti delle Forze di Difesa Israeliane.

Il Centro Hamoked per la Difesa dell’Individuo è stata la prima associazione israeliana per i diritti umani ad allarmarsi per le conseguenze di questa ordinanza, firmata sei mesi fa da Gadi Shamni, a quell’epoca comandante delle forze IDF in Giudea e Samaria.

Due settimane fa Dalia Kerstein, direttrice del Centro Hamoked, ha inviato ad Avi Mizrahi, GOC del Comando Centrale, una richiesta per ritardare l’entrata in vigore dell’ordinanza, richiesta giustificata dai “drammatici cambiamenti che l’entrata in vigore di queste nuove regole comporterebbero, in termini di diritti umani, per un enorme numero di persone “.

Secondo le nuove disposizioni, “una persona si presume essere un infiltrato se si trova in una certa zona senza un documento o un permesso che ne attestino la regolare presenza in quell’area”. Tale documentazione, si dice, deve essere “rilasciata dal comandante delle forze IDF in Giudea e Samaria o da qualcuno che faccia le sue veci “.

Le istruzioni, però, non chiariscono se le autorizzazioni di cui si parla sono quelle attualmente in vigore o se ci si riferisce a nuove autorizzazioni che i comandanti militari potranno rilasciare in futuro. La disposizione non è chiara neppure riguardo alla situazione delle persone in possesso di permessi di soggiorno in West Bank, negando così l’esistenza stessa dell’Autorità Palestinese e gli accordi firmati da Israele con l’OLP.

L’ordinanza stabilisce che se un comandante scopre un infiltrato recentemente entrato in una determinata zona, “può ordinarne l’espulsione entro 72 ore a decorrere dal momento in cui viene emesso l’ordine di espulsione, a condizione che il deportato venga rimpatriato nel paese o nella zona da cui si era infiltrato “.

Il decreto autorizza anche procedimenti penali contro presunti infiltrati che possono portare a condanne con pene fino ad un massimo di sette anni di reclusione. Saranno anche processate quelle persone in grado di dimostrare di essere entrate in Cisgiordania legalmente, ma senza un permesso per rimanervi, e rischieranno pene fino a tre anni. (Secondo l’attuale legge israeliana, la pena per persone illegalmente residenti è mediamente di un anno).

Le nuove disposizioni autorizzano anche il comandante delle Forze di Difesa israeliane di esigere che l’infiltrato paghi per il costo della sua detenzione, della sua custodia e della sua espulsione, fino a un totale di NIS 7500.

Il timore che i palestinesi con gli indirizzi di Gaza sui documenti di identità saranno i primi ad essere perseguiti da questa ordinanza, si basa sull’analisi di tutte quelle misure che Israele ha preso negli ultimi anni per limitare il loro diritto a vivere, lavorare, studiare o anche solo di visitare la West Bankl. Misure che, lo ricordiamo, violano gli accordi di Oslo.

Secondo una decisione del comandante in carica in West Bank e non sostenuta dalla legislazione militare, i palestinesi con indirizzi di Gaza sui documenti, dal 2007 devono richiedere un permesso di soggiorno per la  Cisgiordania. E dal 2000 sono stati definiti come residenti illegali esattamente come se fossero cittadini di uno stato straniero. Molti di loro sono stati deportati a Gaza, compresi quelli nati in Cisgiordania.

Attualmente i palestinesi hanno bisogno di permessi speciali per entrare nelle aree in prossimità del muro di separazione, anche se le loro case si trovano proprio lì e i palestinesi siano stati a lungo esclusi dalla valle del Giordano senza alcuna speciale autorizzazione. Fino al 2009 gli abitanti di Gerusalemme Est avevano bisogno di un permesso per entrare nell’area A, territorio sotto il pieno controllo della PA.

Un’altra categoria che sarà particolarmente danneggiata da queste nuove norme sarà quella dei Palestinesi emigrati in Cisgiordania grazie alle disposizioni per il ricongiungimento familiare, la concessione delle quali è stata poi interrotta da Israele per diversi anni.

Nel 2007, tra una moltitudine di petizioni del Centro Hamoked e come gesto di buona volontà nei confronti del presidente palestinese Mahmoud Abbas, decine di migliaia di palestinesi hanno ricevuto permessi di soggiorno. La PA distribuiva i permessi, ma era Israele ad avere il controllo esclusivo su chi poteva o non poteve riceverli. Migliaia di palestinesi, tuttavia, sono rimasti classificati come “residenti illegali”, molti dei quali non sono cittadini di altri paesi.

Questa nuova disposizione è solo l’ultimo di molti passi compiuti dal governo israeliano negli ultimi anni per generare permessi che limitino la libertà di movimento e residenza che in passato era stata garantita dai documenti d’identità palestinesi. I nuovi regolamenti sono stati concepiti per fare piazza pulita, autorizzando vere e proprie azioni criminali e l’espulsione di massa delle persone dalle loro case.

Il portavoce dell’Ufficio dell’IDF ha replicato: “Le rettifiche all’ordinanza sulla prevenzione all’infiltrazione, firmata dal Comando Centrale GOC, sono state emesse nell’ambito di una serie di manifesti, disposizioni ed incontri, pensati sia in ebraico che in arabo, in Giudea e Samaria, e saranno pubblicate negli uffici dell’amministrazione civile e degli avvocati difensori dei tribunali militari in Giudea e Samaria. L’IDF è pronta ad attuare l’ordinanza, che non è destinata ad essere applicata agli israeliani, ma solo a persone presenti illegalmente in Giudea e Samaria “.

traduzione di GuerrillaNenna

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IO STO CON EMERGENCY: Caro Franco Frattini ti scrivo…

Più rilassante di dieci sedute di yoga.

Indirizzato a chi ha i nervi a fior di pelle per il comportamento del governo italiano sulla vicenda Emergency: su Facebook diventate fan di Franco Frattini eppoi cancellatevi subito.
Non prima di aver detto la vostra come ho appena fatto io:

Il mio testo:

Poco onorevole ministro, le consiglio di cambiar espressione nella foto del suo profilo, specie dopo aver letto i commenti di questa bacheca. Ma come ha potuto credere per un attimo che gli operatori di Emergency avessero in mente di far fuori il governatore afgano Gulab Mangal? E’ incompetenza o incontinenza? Aspettavamo solo di veder Karzai doppiato da Gasparri venire a dirci che sotto la barba di Gino Strada si cela Bin Laden..
Essendo coinvolto l’ISAF nel rapimento dei 3 operatori, essendo l’Italia in Afghanistan facente parte dell’ISAF, essendo pure un ospedale italiano, è chiaro che lei ministro Frattini DOVEVA sapere. Se sapeva è sta mentendo è doveroso richiedere le sue dimissioni. Se non sapeva è ancora peggio.  Si slacci il rolex dal polso e si tiri su le maniche per portare a casa i dottori italiani, e se non è chiedere troppo non ci prenda più in giro lei e il suo governo, che spende 2 milioni al giorno di tasse dei cittadini per tenere 3000 militari a proteggere un governo che arresta medici d’ ospedale.

Con disistima,
uno degli italiani che lei dovrebbe tutelare e rappresentare,
Vittorio Arrigoni da Gaza city,
Palestina

IO STO CON EMERGENCY: Caro Franco Frattini ti scrivo… Leggi l'articolo »

VIDEO: a Bloody Land Day in Gaza

Ogni giorno accompagnamo alcune centinaia di civili palestinesi al confine sulle loro legittime terre, quelle che Israele ha dichiarato essere “buffer zone”.

Circa il 20% dei terreni coltivabili, i più fertili della Striscia di Gaza, sono stati di fatto confiscati dall’esercito israeliano che difende il suo furto sparando a uomini e bambini disarmati.

Quando i palestinesi decidono di deporre le loro armi e abbracciare la lotta non violenta, ecco un esempio della risposta d’Israele:

Accadeva in occasione del “Land Day”, il giorno della terra.

Restiamo Umani,

Vittorio Arrigoni da Gaza city. 

VIDEO: a Bloody Land Day in Gaza Leggi l'articolo »

Matteo Dell’Aira, Marco Garatti e Pagani subito liberi!!!!!!!

Aggiornamento:

Dopo la “notizia” della confessione dei tre operatori di Emergency, aspettiamo che Karzai doppiato da Gasparri venga a dirci che sotto la barba di Gino Strada si cela Bin Laden….
Restiamo Umani

Vik da Gaza city

Leggi la riflessione di Giulietto Chiesa sulla sporca coscienza del ministro Frattini.

FIRMA L’APPELLO A SOSTEGNO DI EMERGENCY

I 3 operatori italiani di Emergency: l’infermiere Matteo Dell’Aira (coordinatore medico), il chirurgo d’urgenza Marco Garatti, veterano dell’Afghanistan e il tecnico della logistica Pagani, si trovano ancora sotto sequestro da parte dei servizi di sicurezza di Karzai, burattino afgano in mano ai trafficanti d’oppio e all’esercito USA.

Avevo incrociato Marco Garatti anni fa a Milano durante un incontro promosso da Emergency alla vigilia dello scoppio della guerra all’Iraq. L’ipotesi che Marco e gli altri operatori possano essere coinvolti nell’organizzazione di attentati suicidi farebbe ridere, se non che in Afghanistan c’e’ solo da piangere. A dirla alla Gino Strada, e’ un po’ come arrestare don Ciotti perché sospettato di voler assassinare il Papa.

LIBERI SUBITO!

Aggiornamenti e approfondimenti su PeaceReporter.net.

Solidarietà cieca e fondata senza se e senza ma agli amici di  Emergency e Gino Strada.

Vittorio Arrigoni dal porto di Gaza.

Matteo Dell’Aira, Marco Garatti e Pagani subito liberi!!!!!!! Leggi l'articolo »

GAZA. Seguimos siendo humanos. (Vittorio Arrigoni)

Sono lieto di annunciare un ulteriore fiocco azzurro comparso appeso sulla porta dei diritti umani.

Gaza Restiamo Umani ha da oggi un suo fratellino omologo in spagnolo:

GAZA. Seguimos siendo humanos.

Sinopsis
Entre el 27 de diciembre de 2008 y el 18 de enero de 2009, pocos días antes de las elecciones generales en el Estado de Israel, la Franja de Gaza y su millón y medio de habitantes fueron bombardeados por tierra, mar y aire en lo que se dio en llamar «Operación Plomo Fundido». Unos 1.400 palestinos, civiles en su mayoría, resultaron muertos y varios miles heridos. En Israel 4 civiles perdieron la vida.
Los medios decidieron que contarían una guerra; algunos, en cambio, prefirieron contar la verdad. Unos pocos lo hicieron desde dentro del infierno, como Vittorio Arrigoni, el autor de este libro. Junto a un puñado de activistas internacionales llegados para romper el bloqueo que aún sofoca la Franja, Arrigoni se encontraba en Gaza cuando comenzó el ataque israelí. Bajo las bombas, a bordo de las ambulancias palestinas que recogían heridos, cadáveres y trozos de carne irreconocibles por el fósforo blanco empleado por el ejército más moral del mundo, Arrigoni fue alumbrando las crónicas de la masacre y enviándolas al periódico italiano Il Manifesto. El presente volumen recoge en castellano esos textos crudos y estremecidos, testimonios de la degradación humana durante aquellas tres semanas de cacería tolerada por la comunidad internacional.

«Si la verdad es la primera víctima de toda guerra, para Israel es una prioridad absoluta asesinarla. Antes, durante y después de cada conflicto.
Nuestra tarea como activistas, y más en general como seres humanos que buscan la libertad y la justicia, es ofrecerla como un banquete, lo más indigesto posible, a la opinión pública mundial».

Vittorio Arrigoni

El autor
Vittorio Arrigoni, activista por los derechos humanos, viene trabajando desde hace más de diez años como voluntario en distintas partes del mundo. Desde Europa del Este a África, hasta llegar a Palestina y Gaza, donde vive todavía.

Colaborador del periódico italiano Il Manifesto, ha relatado los días de la ofensiva israelí Plomo Fundido sobre la Franja de Gaza no sólo como cronista, sino también como protagonista, demostrando su compromiso subido en las ambulancias palestinas. Su blog Guerrilla Radio () se convirtió en el más visitado en Italia durante el mes de enero de 2009. El lema «Restiamo umani» («Seguimos siendo humanos»), con el que firma sus artículos, pudo verse en las pancartas de las manifestaciones en Asís y Roma en solidaridad con el pueblo palestino durante la ofensiva.

(i miei proventi come autore andranno al Free Gaza Movement)

Un debito di riconoscenza e di profonda amicizia ai traduttori e i curatori del libro, il collettivo “Asociación Soukala”, Valentina Bidone, Pablo F. Lewicki e Ana Vispe Montilla con la piccola Haidee. E Matteo, Francesca, Paula e diversi altri.

Un abbraccio a tutti voi dalla Striscia dei martiri di Gaza,

Restiamo Umani

Vittorio arrigoni

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Padre Manuel Musallam e i cristiani di Gaza

Padre Abuna Manuel ha trascorso 14 anni a Gaza, insieme ai suoi parrocchiani e ai fratelli musulmani. Fratelli con cui ha condiviso gioie e dolori, feste e lutti.

” Grazia a voi e pace da parte di Dio Padre nostro
e dal Signore Gesù Cristo,
che ha dato se stesso per i nostri peccati
al fine di strapparci da questo mondo malvagio,
secondo la volontà di Dio e Padre nostro,
al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen. “. 

(Lettera ai Galati 1: 3-5)

 

La Santa Pasqua sta per essere festeggiata dai cristiani di tutto il mondo, raggiungendoli con un messaggio di speranza e di gioia, ma purtroppo si sta dimenticando di quei cristiani che vivono in Terra Santa.

Noi, cristiani di Palestina, siamo sotto occupazione da moltissimi anni.

Soffriamo amaramente per la distanza che ci separa dai Luoghi Santi.

Ci è stato negato il nostro diritto di culto a Gerusalemme.

Molte generazioni di cristiani non sono mai state in grado di raggiungere Gerusalemme per visitarne i luoghi santi.

L’occupazione ci ha bloccato mettendoci continuamente di fronte ad ostacoli illegittimi. Quest’anno dobbiamo affrontare il muro di separazione israeliano dell’apartheid, i checkpoint e i blocchi stradali sorvegliati dai soldati israeliani che negano qualunque spostamento e l’accesso a Gerusalemme.

Tutti questi ostacoli non soffocano solo il popolo palestinese, ma impediscono, asfissiandola, anche qualunque possibilità di pace in Israele e in Palestina.

Quest’anno tutte le Chiese celebrano insieme la grande solennità della Pasqua. Ma ai cristiani non sarà permesso di raggiungere Gerusalemme. Il detto: “una terra senza popolo per un popolo senza terra” rispecchia in modo shockante e pericoloso la nostra attuale situazione. Il che non significa che Gerusalemme è una città senza un suo popolo, ma piuttosto che la si vuole evacuare in modo da poterla concedere ad un altro popolo. Intenzione già espressa senza alcun dubbio dallo stesso David Ben Gurion che nel 1937 dichiarò: “dobbiamo espellere gli arabi e prendere il loro posto.”
Ogni pietra usata per costruire il Muro dell’Apartheid, ogni colpo d’ascia usato per scavare sotto la Moschea di Al-Aqsa e ogni casa distrutta da Israele, non faranno altro che aumentare l’intensità della resistenza e del rancore. Laddove qualunque atto di cooperazione con i palestinesi darebbe a Israele la speranza per un futuro, dominato dalla serenità e dalla pace.

Quest’anno Gerusalemme si è trovata ad affrontare pesantissimi attacchi sionisti, scatenati nel tentativo di trasformarla in una città completamente ed esclusivamente giudaica, di modificarne le caratteristiche essenziali, espellere il suo popolo, distruggere le sue case, confiscare la sua terra e costruire numerosi insediamenti.

Piangiamo Gerusalemme e sentiamo molto la mancanza delle sue splendide cerimonie. Anche quest’anno migliaia di turisti piangeranno con noi. Non potranno percorrere la “Via Crucis” insieme ai palestinesi. Non ci sarà folclore nazionale palestinese da scoprire o oggetti dell’artigianato religioso arabo da portare con sé come doni, non ci saranno preghiere locali né inni e musica per condividere la calda fede dei credenti in Palestina.

Resteranno shockati entrando nel Santo Sepolcro e trovandovi all’interno la polizia israeliana. Incroceranno volti di tutti i colori ma mai il colore della pelle palestinese. E non potranno riconoscere nelle persone la fisionomia del volto di Gesù che è nato, vissuto e morto qui come un palestinese.

Mentre nel mondo la Pasqua, che simboleggia la “liberazione dal peccato e dalla schiavitù”, si sta avvicinando, la nostra speranza di liberazione si perde lungo l’orizzonte. La schiavitù e l’umiliazione dell’occupazione continuano ad opprimere i cristiani palestinesi in Terra Santa.

Non prevediamo alcun orizzonte politico, né la fine dell’occupazione, né la speranza per il ritorno dei profughi palestinesi o un progetto per la costruzione del nostro stato con Gerusalemme come capitale, né il diritto di autodeterminazione o la liberazione di migliaia di prigionieri, non ci aspettiamo libertà di movimento né la fine dell’assedio di Gaza o la distruzione del Muro dell’Apartheid attorno a Gerusalemme.

Siamo allarmati per le continue minacce di una nuova guerra.

Siamo affilitti per l’umiliazione quotidiana, la fame, la sete, la disoccupazione e la mancanza di uno sviluppo sostenibile nel nostro paese.

Siamo sconcertati di fronte all’immenso silenzio del mondo. La comunità internazionale non è in grado di mettere in atto quelle stesse risoluzioni legali ingiustamente e illegalmente manipolate per creare lo Stato di Israele.

Tutti gli eventi verificatisi prima, durante e dopo la guerra evocano il terrore nelle nostre anime. La vita è davvero cambiata, ma in peggio e portandoci sempre più verso il baratro.

Abbiamo costruito e rafforzato Gerusalemme per 5.000 anni e non abbiamo mai smesso di farlo, se non durante l’occupazione, che ha praticamente distrutto tutto ciò che avevamo realizzato. Nel tentativo di ricercare proprio qui le proprie radici e la propria eredità, ma senza riuscirci, i responsabili dell’occupazione ne hanno costruite di nuove, deliberatamente annettendosi alcuni dei nostri luoghi sacri.

Gerusalemme è la città di Dio, della pace e della preghiera, ma è stata trasformata nella città dell’uomo, della guerra e dell’odio.

Invece di diventare la chiave per aprire le porte del cielo, si è trasformata in una chiave di accesso a guerra e sangue.

Invece di essere la miglior candidata per cercare perdono, amnistia e riconciliazione, è stata trasformata in un tribunale per la diaspora, l’odio e l’ostilità.

Gerusalemme, il luogo più sacro della terra, è diventato il centro del peccato e del crimine, dove l’uomo uccide l’altro uomo, lo insulta e calpesta la sua dignità e il suo diritto di vivere. E dove l’uomo non ha più dignità e rispetto per il suo diritto alla vita, il riscatto che abbiamo ricevuto da Gesù Cristo viene di nuovo afferrato dall’”ora del male” e dal “potere delle tenebre” (Lc 22, 53). E ancora una volta l’ingiustizia avrà soppresso la verità (Romani 1:18) e la vittoria sarà stata divorata dalla morte. (1 Corinzi 15:54)

Tuttavia, la nostra fede ci spinge ad andare oltre la morte per vivere nello splendore della pace, in attesa della gloriosa resurrezione della nostra nazione, quando la nostra morte e umiliazione si trasformeranno nella vittoria sull’occupazione.

Stiamo aspettando il momento in cui ” una nazione non leverà più la spada contro un’altra, e non impareranno più la guerra” (Isaia 2,4) & ” la pace di Cristo, alla quale siete stati chiamati per essere un sol corpo, regni nei vostri cuori.. “(Colossesi 3:15) cristiani, musulmani ed ebrei.

Gerusalemme è nostra. Non è una terra da mettere in discussione. E non stiamo chiedendo di condividere l’eredità e il patrimonio di Gerusalemme con Israele o con chiunque altro.

Non accettiamo che i leader israeliani dichiarino che Gerusalemme è la capitale di Israele e che il  processo di costruzione di insediamenti è paragonabile a quello di Tel Aviv. Non accettiamo il documento distribuito questa settimana dagli israeliani in cui si cita la Torah per dimostrare che la terra fu assegnata a loro con l’ordine di evacuarla dalla sua gente per renderla puramente e unicamente uno stato ebraico.

La religione ebraica ha rappresentato una parte del percorso che ha condotto, infine, alla religione cristiana e tutte le profezie si riferivano a Gesù Cristo. ” Ora le promesse furono fatte ad Abramo e alla sua progenie. Non dice: “E alla progenie”, come se si trattasse di molte; ma come parlando di una sola, dice: “E alla tua progenie”, che è Cristo.”. (Galati 3:16) “E se siete di Cristo, siete dunque progenie d’Abramo; eredi, secondo la promessa”. (Galati 3:29)

I responsabili dell’occupazione sono dei peccatori e dei terroristi e quando arrivano addirittura ad utilizzare i testi della Torah per giustificare l’uccisione di altri uomini e l’espulsione o privazione della propria terra, allora quello che compiono è un vero e proprio crimine contro l’umanità.

Tutti i colpevoli dovrebbero essere giudicati dalla Corte Penale Internazionale, prima ancora di essere giudicati dal tribunale di Dio.

Coloro che sostengono questa “giustificazione biblica” all’occupazione e che non sono capaci di condannarla, danno ad Israele il tempo ed il pretesto per intensificare ulteriormente i suoi crimini contro il popolo palestinese. Di conseguenza, diventano complici di un “peccato contro le nazioni”, che deve essere giudicato in questo mondo.

Il nostro appello al mondo durante questa Pasqua è una chiamata profetica. Siamo davvero preoccupati per tutti quei palestinesi che vanno a messa in questi luoghi santi per far rivivere e per glorificare Cristo e la sua parola a testimonianza della sua morte e risurrezione. Ma siamo ancora più preoccupati che questi luoghi santi vengano trasformati in monumenti storici o addirittura distrutti. Agli occhi dei leader israeliani, questi luoghi sono considerati “siti pagani” e chiunque li distrugga, si avvicina a Dio. Molto tempo fa, il leader sionista ebraico Theodor Herzl disse: “Se un giorno riusciremo a riappropriarci di Gerusalemme e io sarò ancora in grado di fare qualcosa quando accadrà, la mia prima azione sarà quella di ripulirla a fondo. Rimuoverò tutto ciò che non è santo e darò alle fiamme tutti i monumenti vecchi di secoli. “

Israele ci ha devastato e torturato con le sue molte guerre. Vi chiediamo di non ignorare le ferite del popolo palestinese innocente e di non essere indifferenti all’olocausto palestinese a cui assistete con i vostri stessi occhi, che potete toccare con le vostre mani e dei cui responsabili, di coloro che hanno perpetrato questo crimine contro i nostri figli, conoscete l’identità. Siate con noi alla ricerca della giustizia, che è la madre della pace e sua generatrice.

Proteggeteci e aiutateci a salvaguardare i nostri luoghi santi.

” Domandate pace per Gerusalemme: sia pace a coloro che ti amano,

sia pace sulle tue mura, sicurezza nei tuoi baluardi.

Per i miei fratelli e i miei amici io dirò: «Su di te sia pace!».

Per la casa del Signore nostro Dio, chiederò per te il bene.”   (Salmo 122: 4 -8)

Gesù è risorto e il mio popolo risorgerà.

Buona Pasqua.

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The Palestinian Dabkeh Intifida! (دبكة)

La dapka, danza tradizionale palestinese, assume connotati sciamanici se ballata dinnanzi alle torri dei cecchini del muro di Erez che ci isola dal mondo e dal resto della Palestina.

Pestare i piedi affinchè la terra tremi e ricordi ai sionisti invasori la sua primordiale natura e appartenenza.

Rivendicare l’identità oppressa da chi tramite pulizia etnica fa cannibalismo di storia, di cultura, di usi e costumi, arrivando a spacciare per proprie usanze che sono esclusivamente palestinesi, come la keffia al collo e la gastronomia.

Con gli amici di Local Initiative di Biet Hanoun, alla vigilia della Giornata della Terra:

Vik da Gaza city

ps.
Un abbraccio agli amici della Dapke Intifada Forces del Cairo.

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Alberto Arce

Una grande vittoria per i diritti umani:

L’ ISM e Alberto Arce con il suo To shoot an elephant hanno vinto il primo premio del A MATTER OF ACT di Amnesty International.

Un premio che ogni anno viene assegnato al più programma più meritevole in difesa dei diritti umani.

Un importante riconoscimento politico al nostro operato a Gaza durante il massacro, grazie al quale (inshallah) avremo una tutela in più schierandoci dinnanzi ai cecchini israeliani per difendere vite.

Una ulteriore cassa di risonanza che ci permette di riportare alla luce il dramma dell’assedio.

Gaza, il buco del culo del mondo, a volte permette l’incrocio di anime dalla straordianaria umanità, palestinesi e internazionali con cuori che ardono della stessa fiamma di giustizia e libertà. Come il mio hermano Alberto.

Restiamo Umani

Vik da Gaza city.

Alberto Arce Leggi l'articolo »

a Bloody Land Day in Gaza

Gaza – Infopal. Le forze d’occupazione israeliane di stanza ai confini della Striscia di Gaza hanno aperto il fuoco su un corteo popolare pacifico tenutosi in occasione della “Giornata della Terra”, che da trentaquattro anni si celebra ogni 30 marzo in Palestina.

Il nostro corrispondente riferisce che “gli occupanti israeliani hanno sparato contro i manifestanti pacifici che si trovavano nella zona di confine, ferendone alcuni”.

Alcuni testimoni hanno raccontato che le truppe israeliane hanno aperto il fuoco direttamente contro i manifestanti a est di Khan Younis e nel campo profughi di Al-Maghazi, nel sud di Gaza.

In un collegamento telefonico con Vittorio Arrigoni, attivista dell’International Solidarity Movement, attualmente a Gaza, abbiamo appreso che i feriti sono tre – colpiti chi alla testa chi alle gambe dalle forze di occupazione, mentre marciavano in corteo a qualche centinaio di metri dai confini.

Ogni settimana, ci ha spiegato Arrigoni, il Comitato popolare contro la “Zona cuscinetto” (in pratica, aree a Rafah e Khan Younis, a sud della Striscia di Gaza, a Beit Hanoun e Beit Lahiya, nel nord, proibite ai palestinesi perché ritenute di “sicurezza” da Israele) organizza pacifiche manifestazione contro l’occupazione delle terre. Si tratta, tra l’altro, di terreni agricoli particolarmente fertili.

“Mi trovavo con un gruppo di manifestanti a est di Khan Younis – ci ha spiegato Vittorio – quando i soldati israeliani hanno preso a spararci contro. Ora stiamo andando all’ospedale Europeo di Rafah per accertarci delle condizioni in cui si trovano i feriti. In questi giorni, è in corso un’escalation israeliana contro la Striscia di Gaza: evidentemente vogliono distogliere l’attenzione mondiale dall’ebraicizzazione e dalla pulizia etnica in corso a Gerusalemme. Qui nella Striscia sono aumentati gli attacchi israeliani contro i cittadini e i contadini, e gli scontri contro i resistenti che giustamente si difendono”.

Mahmud Az-Zaq, coordinatore del Comitato popolare contro le zone cuscinetto ha riferito che sei cortei pacifici sono stati intrapresi contemporaneamente in tutti i quartieri di Gaza, con direzione Israele.

“Siamo a 200 metri dal confine, con gruppi di giovani a capo dei cortei, e sventoliamo bandiere palestinesi”, ha detto.

Walid al-Awad, membro dell’Ufficio politico del Partito del Popolo della Palestina, ha affermato che centinaia di palestinesi hanno partecipato alla marcia per confermare come il popolo palestinese sia sempre unito contro l’occupazione israeliana.

da INFOPAL.IT

Foto by Eva Bartlett

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