giulietto chiesa: da nassirya, vittoria americana

vittoria americana

di giulietto chiesa


Nassirya – Gli sciiti avevano voglia di votare e hanno votato. L’occasione di conquistare una collocazione dominante nella futura politica irachena non se la sono lasciata scappare. Washington gliel’ha offerta, costasse quel che costasse, anche per togliere dal fuoco le proprie castagne, ormai roventi e bruciacchiate. E il Grande Ajatollah Al Sistani ha fatto la sua parte in questo primo tempo di una partita che si annuncia lunga e complicata…

Costasse quel che costasse significa che – come ha scritto efficacemente Thomas Friedman sul New York Times- alla luce di questo esito, potrebbe ora dilatarsi una nuova fase della guerra civile. Chi vivrà. Specie da queste parti, vedrà .

A Nassirya ho potuto vedere e toccare con mano che la gente è andata a votare in massa. Poi vedremo le percentuali finali, sulle quali molti giochi potranno essere fatti. Ma quello che ho visto dice che l’ordine di scuderia è stato rigorosamente rispettato. Non meno del 70-75% degli elettori della città sono effettivamente andati a votare. E l’impressione che ne ho ricavata è stata che la cosa più importante non era, per loro, quella di chi avrebbe vinto tra le 111 liste stampate su schede enormi, lenzuolesche, ma piuttosto quella di far risultare valido il voto, oltre il 50% degli aventi diritto.

Tutti fraternamente d’accordo: dalle diverse componenti sciite, ai capi tribali, ai comunisti, che praticamente sono nati in questa regione e ora riescono allo scoperto dopo avere mantenuto in clandestinità piccoli embrioni organizzativi, tutti decisi a farsi contare, nella speranza di contare in futuro. I dettagli sulla tecnica elettorale, sulla sua democraticità, sono inessenziali e nessuno potrà mai dimostrare che queste elezioni sono state free and fair (libere e corrette), oppure l’esatto contrario, perchè gli osservatori internazionali non c’erano. Non ce n’erano dell’Osce, né dell’Unione Europea, che aveva escluso di mandare i suoi per “l’inesistenza delle condizioni minime di sicurezza”, né delle nazioni Unite, che hanno tirato le stesse conclusioni.

Quindi, tecnicamente, usando i criteri europei e internazionali, queste elezioni erano invalide prima ancora di tenersi, sebbene l’Unione Europea abbia davvero sorprendentemente stanziato la bellezza di 30,5 milioni di euro per formare il personale che le doveva gestire. Anche per questo avevo deciso di venire a vedere di persona, usando la cortesia del governo britannico e quella della baronessa Emma Nicholson, anche lei deputata europea: perchè ero convinto (e lo rimango) che questa partita ha un’importanza cruciale anche per l’Europa. Meglio vedere che sentir raccontare.

L’Italia ha svolto un ruolo essenziale in questo esito. Non ci fosse stata l’imponente presenza militare italiana sul terreno, con oltre mille uomini a pattugliare tutto il territorio della regione, praticamente palmo a palmo, difficilmente gli elettori di Nassirya sarebbero usciti di casa con tanto slancio. A questo va aggiunta la sorveglianza dall’alto del “drone” senza pilota di cui ho visto le gesta dall’interno della sala operativa della Brigata Garibaldi. Su strade rese deserte dal divieto assoluto di movimento motorizzato, l’occhio del nuovo gioiello, che gli americani hanno sperimentato, guidandolo da Tampa, Florida, contro i taliban, è stato l’arma cruciale per bloccare ogni eventuale azione di sorpresa della guerriglia.

E gli oltre diecimila tra soldati e poliziotti iracheni che hanno presidiato letteralmente ogni incrocio cittadino non sarebbero stati nè dislocabili, nè utili, senza essere stati armati, addestrati, coordinati, guidati dal contingente italiano, comandato dal generale Borrini.

L’ordine era di tenere gli stranieri lontani dai seggi e di affidare agl’iracheni il controllo immediato delle operazioni di voto. Sui tetti decine di armati, divise nuove fiammanti, automobili della polizia (una sessantina solo negli ultimi giorni) nuove di zecca. Armi in quantità, luccicanti e bene oliate. Tutto è bene quel che finisce bene. Quando non ci sono morti e feriti – e qui non ci sono stati – è un successo comunque per l’umanità, anche nellla lontana provincia di Nassirya. Altrove il bilancio è stato comunque terribile: oltre 40 morti, quasi duecento feriti, decine di attentati, un aereo britannico caduto a nord di Baghdad. Esultare è fuori luogo.

Ma a Nassirya neanche un attentato in tutta la giornata, salvo due soldati iracheni feriti in un incidente d’auto. E un turnover elettorale più che rispettabile.

Così, tirando le somme, provvisoriamente, si può dire, in prima battuta, che Washington ha vinto e che gli sciiti hanno vinto. E si può dire che hanno vinto, al nord, anche i curdi. Così si può dire, con altrettanta precisione, che i sunniti hanno perduto. Due componenti di un paese hanno vinto contro la terza. E’ uno schema un pò crudo ma che descrive bene la situazione. Avrà ora, Al Sistani, quello che chiede, cioè le chiavi di Baghdad che gli sciiti non hanno mai avuto? Avranno i curdi ciò che chiedono, a loro volta? E , se non lo avranno, cercheranno un’autonomia forte che i turchi, a loro volta, non hanno alcuna intenzione di accettare? E cosa dare ai sunniti, che non accennano a cessare la loro pressione? Le conseguenze di più lunga durata, quelle che contano, sono ancora tutte da misurare.

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