«Mi amo talmente tanto che se mi lascio muoio,
perché sono uno che scrive come parla,
mangia come beve, pensa come cammina
e dorme come canta.»
A.B.
Così come ebbi a comunicare
dinnanzi alla telecamera
di una rete televisiva di Mantova
nel contempo di un deambulare ipnotico collettivo
dinnanzi a Bergonzoni,
è alquanto limitativo parlare di satira
e licenziare ogni sua forma espressiva
con uno semplicistico fare calambour.
Qui
si tratta di
una levata di cappello
disciolti dal ridere
dinnanzi a chi per pura menomania del cervello,
reso capace di giri a velocità solare
sa far della parola,
del suo abile uso
del suo fine intagliamento senza alcune primo fine ( sono solo tutti terzi, quarti quinti scopi),
una sfaccettatura di collage di vizi, di visioni, divisi dai ricordi.
un carmele bene meno sensato,
più grottesco, ho esagerato?
Andatelo a scoprire a teatro,
poi qua sottoscrivetene.
.
la sua tournee
“Cosa mi aspetto da chi vedrà per la prima volta “Predisporsi al micidiale”?
Che quando introdurrò temi come la reazione dei chiodi claustrofobici, i rapporti tra agonia e agonismo, compasso e compassione, o come la rapidità delle colle o anche la solitudine dei lobi negli spettatori esploda l’idea dell’altro e dell’oltre, dato che ho voluto scrivere di un argomento che è proprio l’inaudito immediato, attraverso il mai detto e il mai pensato estemporaneo esternato a ciò che, e scusami se dico a ciò che, nessuno si possa riconoscere in quello che c’è di rassicurante, vicino e affettuosamente condiviso da loro.
Quali sono le priorità che ho in “Predisporsi al micidiale”?
Nello spettacolo la mia mente è aperta davanti al pubblico: mi squarto e ne faccio un’autopsia comica e ho la necessità di essere creativo non giornalistico o parodistico, soprattutto in quest’epoca dove sembra che tutto debba essere denuncia o spiegazione ma nell’arte, al contrario, le parole devono servire all’impossibile, alla complicazione della mente, devono permettere solo di andare altrove, di avere il piacere della “sparitualità”, per seguire tutte le cose che spariscono e che sono anche spirituali…
Ho un momento particolarmente amato nel nuovo lavoro che mi ha aperto nuovi spazi, nuovi orizzonti tra la amigdala e l’ippotalamo?
Bella domanda! Mi coglie un po’ alla sprovvista…
Un momento particolarmente amato è forse quando analizzo la nascita del concetto della manutenzione dell’odio, dell’oceano in pillole e della ghigliottina che vuol far di testa sua; il tutto nato dall’estremo possibilismo infinito delle combinazioni immaginifiche (e so di aver detto roba grossa).
Ho mai pensato di cantare un’opera o di raccontare un avventura lirica?
Fino allo spettacolo precedente no mai, in questo spettacolo invece sì e l’opera è: “Pioggia dorata su concerto all’aperto di Rackmaninhof una sera fresca fresca, a proposito passami lo scialle è in macchina allora vallo a prendere io non sono mica il tuo cameriere ah no? allora me ne vado, il conto per favore!”
Sottotitolo: “Vuole la ricevuta?”.
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