Gustavo Selva,
fascista in naftalina,
sempre più mito,
emblematico di una classe politica da mandare letteralmente affanculo.
Ve lo ricorderete,
Selva, il senatore di An,
quello che per arrivare in tempo negli studi televisivi della 7,
in una Roma paralizzata dall’arrivo di Bush,
aveva pensato bene di fingere un malore e si era fatto accompagnare alla tv direttamente in un ambulanza a sirene spiegate.
Si era pure lamentato per il ritardo di quest’ultima,
intimidendo e minacciando l’equipaggio medico-infermieristico.
“Ero in servizio come parlamentare”
aveva orgogliosamente rivendicato la bravata,
salvo poi annunciare le dimissioni da senatore pressato dal suo stesso partito.
Ieri le dimissioni Gustavo Selva le ha revocate,
così spiegando: “Me lo hanno chiesto i cittadini”.
Ora noi all’ottuagenario senatore consigliamo di frequentare altri cittadini oltre quelli che girano con il fez in testa, tengono il busto di mussolini in salotto e “faccetta nera” come suoneria del cellulare,
i nostalgici dell’olio di ricino e dei campi di sterminio per intenderci.
Se incontrasse di tanto in tanto la maggioranza degli italiani,
il Selva saprebbe che se questi cittadini stanno male,
e hanno bisogno di un’ambulanza,
non sarebbero lieti di constatare che un Gustavo di turno la sta utilizzando come taxi,
per giunta insultando l’infermiera, magari somala.
Ps.
Proporrei a Beppe Grillo la figura di Gustavo Selva come mascotte del vaffanculo day,
ma mi rendo conto che i candidati sono tanti.
Per questo ho aperto un sondaggio qui a fianco.
Guerrilla radio (le banane)
il blog di vittorio arrigoni