A Nassiriya i nostri eroi spararono su civili e ambulanza

Nel minilocale (non mono,mini) in cui Guerrilla radio consuma le sue notti
grazie al cielo non vi sono televisioni.
Però di ciò di oltraggioso alla dignità umana
che passa dal tubo catodico a volte sono avvertito,
come in questi giorni che mi hanno avvisato esser proiettato un documentario sui nostri valorosi eroi di Nassirirya.

Per tutti quelli che non si fanno abbindolare da nuove versioni della storia
scritte con la penna fallace di un misto di patriottismo fascista,
ripostiamo un post dell’anno passato ricco di collegamenti utili
a ridare veridicità intorno  alla missione di occupazione dei nostri soldati in una guerra illegale e abominevole.

vik alias guerrilla radio

 

 

Proseguono le scottanti rivelazioni
sulla nostra “missione di pace” a Nassirya.

Qualcuno credo ancora alla favola dei militari italiani impegnati in una missione umanitaria in Iraq?

Quando si dice sparare sull’ambulanza…
e sono stati pure premiati i nostri serial killer in mimetica.

Uccidiamo civili indifesi e il giorno versiamo lacrime da coccodrillo
se i nostri assassini su licenzia del centrodestra
vengono a loro volta abbattuti dalla resistenza irachena.

Li eleviamo al rango di eroi.

Ma se i nostri soldati di occupazione sono eroi
allora come li definiamo quei figli di un Iraq distrutto che ogni giorno
devo scampare fra un attentato e i proiettili dei loro liberatori???



dal corriere della sera: 

La battaglia dei ponti nell’agosto 2004. La versione dei militari: abbiamo fermato un’autobomba. Almeno 5 le vittime

A Nassiriya sparammo su civili e ambulanza

Soldato sotto inchiesta: eseguii un ordine. L’esercito lo premiò per l’operazione

ROMA — «Sparai contro il mezzo perché

così mi fu ordinato dal maresciallo Stival. Se mi fossi accorto che si trattava di un’ambulanza mai e poi mai avrei sparato e avrei chiesto spiegazioni al superiore». È il 25 gennaio scorso. Davanti ai magistrati della procura militare il caporalmaggiore Raffaele Allocca ammette che a Nassiriya, durante la battaglia dei Ponti della notte tra il 5 e il 6 agosto del 2004, i soldati italiani fecero fuoco contro i civili. Conferma la versione sempre negata dalle Forze Armate e dall’allora ministro degli Esteri Franco Frattini che in Parlamento dichiarò: «Non è vero che si trattava di un mezzo di soccorso, era un’autobomba».

L’ENCOMIO — Il sottufficiale, in Iraq con il reggimento Lagunari «Serenissima» di Venezia, è accusato dalla procura di «uso aggravato delle armi contro ambulanze e contro il personale addetto». Ma l’Esercito lo ha di fatto già assolto e premiato. Il 28 agosto 2004 il generale Corrado Dalzini gli ha consegnato un encomio per aver «contribuito in maniera determinante al successo dell’operazione». I suoi avvocati Mario De Caprio e Barbara Da Ronch hanno consegnato il documento al pubblico ministero. La versione dei militari è stata ribadita più volte: «Si trattava di un’autobomba. Abbiamo lanciato segnali luminosi e cercato di fermarla ma non ci siamo riusciti e abbiamo sparato. Se non l’avessimo bloccata, ci sarebbe stata una strage». Le vittime furono almeno quattro persone. Tra loro una donna incinta e un signore anziano. Non furono gli unici civili uccisi dai soldati italiani durante quella battaglia. È lo stesso Allocca ad ammetterlo. «Ricordo che dopo l’episodio dell’autovettura colpita ed esplosa — ha fatto mettere a verbale — un autobus passeggeri effettuò la stessa manovra venendo verso di noi e non fermandosi alle nostre intimazioni. I commilitoni del dispositivo spararono davanti al mezzo che si fermò davanti ai nostri carri. Un carro si avvicinò e fece scendere dall’autobus due persone, un signore con un bambino. Successivamente il maresciallo Stival seppe che a bordo del mezzo era morto il conducente. Anche io sentii questa comunicazione».

IL RAPIMENTO — Il 22 agosto 2004, dieci giorni dopo averlo sequestrato nella zona a sud di Nassiriya, i miliziani dell’Esercito del Mahdi rilasciarono il giornalista statunitense Micah Garen. E pubblicamente affermarono: «È un messaggio di pace. Lo abbiamo liberato anche perché ha fatto chiarezza sull’operato dei militari italiani». Era stato proprio Garen, dopo la battaglia dei Ponti, ad accusare i soldati impegnati nella missione «Antica Babilonia» di aver fatto esplodere non un’autobomba, ma un’ambulanza. E aveva filmato il mezzo. Qualche settimana fa la Procura militare ha ottenuto una proroga delle indagini. I magistrati devono infatti accertare non soltanto il rispetto delle regole d’ingaggio visto che i soldati italiani sono in Iraq in missione di pace, ma soprattutto ricostruire la catena di comando. Come hanno sottolineato i difensori del caporalmaggiore e ha ribadito lui stesso durante l’interrogatorio, l’ordine di sparare arrivò dai superiori. E dunque è presumibile che dovranno essere convocati non soltanto il maresciallo Stival, ma anche il capitano Guaschino. «Fu lui — ha spiegato Allocca — a farci assumere la posizione sul terreno. Ci fu assegnata la parte sinistra del ponte, dovevamo osservarlo e avvisare se qualcuno provava ad attraversarlo».

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