Alì Rashid minacciato di espulsione

Alì Rashid minacciato di espulsione. “Difendo la causa di un popolo martoriato da una colonizzazione selvaggia”

di Stefano Corradino
Ali Rashid, Primo segretario dell’Ambasciata Palestinese in Italia sarebbe un sostenitore del terrorismo. Questa è l’accusa che il vicepresidente del gruppo di Forza Italia alla Camera on. Isabella Bertolini rivolge al diplomatico in una interrogazione parlamentare al ministro degli Esteri chiedendone l’espulsione dall’Italia. “La richiesta di espulsione di un uomo di pace? Un’intimidazione palese che non può essere tollerata in un paese civile – affermano in un appello numerosi deputati e senatori del centrosinistra – che ci auguriamo sia respinta al mittente”.

Cominciamo dall’inizio. Ti si accusa di aver leso gravemente la deontologia professionale dei due giornalisti Nirenstein e Panella in una trasmissione radiofonica. Come rispondi a queste accuse?
Il compito di un giornalista è quello di rappresentare tutte le parti in causa, attenendosi a precisi codici deontologici. Perché è un mestiere che richiede una preparazione e professionalità non da poco. Il caso dei giornalisti in questione, per quanto riguarda specificamente la questione palestinese, mi sembra alquanto diverso, anzi, ne sono certo, dal momento che essi non hanno presentato la complessità che il conflitto israelo-palestinese presenta riducendolo soltanto come parte della grande guerra contro il terrorismo. Per motivi che possono essere legittimi ma mi sfuggono, ma che certo non sembra appartenere al rigore che questa professione richiede. Il rigore richiederebbe di vedere le ragioni di tutti e non di una sola parte, altrimenti si corre il rischio di trasformarsi in  “portavoce camuffati” contraddicendo il senso profondo della professione di giornalisti.

Una parlamentare di Forza Italia ha chiesto in un’interpellanza un provvedimento di espulsione per te addirittura mettendo in relazione le tue dichiarazioni al clima reso pericoloso dal revanscismo fondamentalista islamico che ha portato alla morte di Theo Van Gogh. Perchè questo atteggiamento?
L’on Bertolini se avesse sentito la trasmissione non avrebbe firmato quella interpellanza. E’ stato un gesto a dir poco “frettoloso”.

“Arafat più che la costruzione di uno Stato per i palestinesi ha avuto sempre come obiettivo la distruzione di Israele”. Sono le affermazioni di Fiamma Nirenstein. Qual è la tua opinione sulla figura di Arafat e sul suo ruolo legato al processo di pace nel Medioriente? Arafat, a tuo avviso, poteva agire diversamente?
Arafat ha guidato per molti anni la lotta del popolo palestinese in condizioni molto difficili. A lui ed alla tenace lotta del popolo palestinese va il merito di affermare: primo l’esistenza del popolo palestinese, semplicemente e reiteratamente negata da Israele ed osteggiata da una parte importante dei governi arabi; e secondo, il merito di sottoporre alla comunità internazionale la necessità di dare una soluzione politica alla questione palestinese in accordo con le risoluzioni delle Nazione Unite. Come si fa ad ignorare lo sforzo che il presidente Arafat ha compiuto in esilio per riportare il conflitto sul terreno della politica e non della retorica vuota ed inconcludente? Uno sforzo che ha prodotto fatti politici concreti come il programma dei 10 punti del 1974, che già stabiliva l’obiettivo del popolo palestinese di creare uno Stato sui territori liberati dalla occupazione israeliana del 1967. La stessa cosa non si può dire della politica dei vari governi israeliani, ad eccezione di quello del primo ministro Rabin che ha riconosciuto questo diritto. Certo, la stessa cosa non si può dire di Sharon che si è impegnato con il suo partito ad impedire la creazione di tale Stato e fa di tutto per rendere impossibile la vita dei palestinesi e costringerli a lasciare quello che resta della loro terra oppressa dalla colonizzazione selvaggia ancora in atto.

Sono in molti però a voler far coincidere la lotta palestinese con il terrorismo…
Rispondere al terrorismo con la guerra è diventato il modo più semplice per annientare fisicamente e politicamente chi non condivide la politica di Sharon e del presidente americano Bush ed i loro alleati. Non solo i palestinesi sono accusati di essere terroristi, ma chiunque non accetta questa linea. In tutta questa drammatica situazione la vittima principale, oltre naturalmente ai morti uccisi nella guerra permanente, è la cultura del diritto e della legalità, massima espressione dell’occidente democratico e della sua storia.

Stati Uniti e Israele vengono considerati da molti come le democrazie più avanzate nel mondo. Cosa ne pensi?
La questione relativa alla “democrazia” è aperta e densa di riflessioni, ricerche e dibattiti. Io non ritengo affatto che Usa e Israele siano la più grande democrazia del mondo. Anzi ci sono lacune da un punto di vista della democrazia sempre più gravi. In particolare da parte israeliana…

Cosa pensi succederà adesso nel Medioriente e come vedi il futuro per il popolo palestinese? E da diplomatico, come pensi dovrebbero agire i governi  per contribuire ad un vero processo di pace?
Il futuro del medio oriente dipende in larga parte da quello che intendono fare l’amministrazione americana e il governo israeliano. Per conto nostro siamo impegnati in un transizioni di potere che hanno bisogno di una legittimazione democratica attraverso il voto. Questo fatto cambia le priorità, nel senso che chiama tutta la comunità internazionale ad esercitare il suo ruolo. Israele deve consentire, con il suo ritiro dai territori occupati, lo svolgimento libero e trasparente di queste elezioni, primo passo verso riforme democratiche profonde delle istituzioni palestinesi non più rinviabili. Solo partendo da qui si può riprendere il cammino del processo di pace da dove è stato interrotto, e mettere in pratica il piano della road map. America ed Israele non hanno più il pretesto rappresentato dalla presenza di Arafat che loro consideravano ostacolo alla pace. Se il vero ostacolo era lui, cosa assolutamente non vera, non ci sono più motivi per perdere tempo… 

l’arci solidale

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