Il macigno della Shoah scaricato sulle nostre spalle da Israele

Un Paese che si sente fuori dal diritto

(testo di Elettra Stamboulis – disegni Sergio Staino)

 

 

La dichiarazione di Olmert, che “Nessuno ha il diritto morale di fare la predica a Israele sul suo diritto all’autodifesa” esprime in maniera chiara e significativa quali danni può provocare, non solo nella vita individuale di ciascuno, ma anche nella politica, la mancata elaborazione del senso di colpa e la sindrome della vittima.

Il terribile, e sostanzialmente inspiegabile, destino di sei milioni di ebrei innocenti durante la Seconda Guerra Mondiale, nella sostanziale indifferenza del mondo intero, pesa sempre come un macigno nella politica israeliana e nella possibilità di dialogo e relazione con questo Paese. Non si possono muovere critiche al governo israeliano, non lo si può condannare quando usa l’esercito contro un popolo chiuso in una gabbia e ridotto allo stremo da un embargo che punisce tutta la popolazione per punire alcuni terroristi. Non si può condannare il governo israeliano, perché farlo significa non, come sarebbe ragionevole, mettere in discussione le scelte politiche di un governo, ma mettere in discussione “l’esistenza di Israele” (cosa che ormai non fa neppure l’ANP, e tanto meno gli Europei, che hanno creato Israele anche per lavarsi la coscienza). Criticare le azioni del governo israeliano (che non significa “il popolo israeliano”, una differenza che spesso si perde nella politica e nell’informazione) significa mettere in discussione “il suo diritto all’autodifesa”. Cosa che nessun diritto mette in discussione in nessun paese, o quasi…
Anche sul concetto di autodifesa c’è sempre un drammatico equivoco: anche in un reato privato, se l’autodifesa della presunta vittima eccede nella forza rispetto all’attacco essa da vittima passa a responsabile o corresponsabile. Così se si lanciano razzi Qassam da Gaza si risponde con i bombardamenti: l’azione e la reazione hanno misure e risultati diversi, anche nei numeri. E sì, è vero, ogni vita è unica ed ha un peso inestimabile: però nella valutazione degli operati delle singole entità (non posso dire stati, perché la Palestina è tuttora un essere che non ha la conformazione di uno Stato) i numeri e gli effetti dovrebbero avere un peso.
Se Israele ha diritto all’autodifesa, all’esistenza e al futuro, ci si chiede perché non debbano avere lo stesso diritto i palestinesi. La reazione da comprensivi maestri dei Paesi occidentali nei confronti del governo israeliano hanno portato il popolo palestinese ad una situazione tragica ed ingiusta. L’incapacità di elaborare, e quindi superare nella comprensione, il senso di colpa derivante dalla Shoah dei nostri governi, se non si risolverà porterà ad un ennesimo disastro, che non farà altro che rimpinguare la vasta cisterna inutile del senso di colpa dei coccodrilli.

Ravenna, 2 marzo 2008

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