Parte stasera da Filadelfia una settimana di concerti
Le grandi star americane in piazza per sostenere Kerry Il rock in viaggio contro Bush
Springsteen guida la carovana dal nostro inviato ALBERTO FLORES D’ARCAIS
MIAMI – Undici Stati, trentatrè città, più di venti grandi artisti del rock, decine di concerti. Il “Vote For Change Tour” parte stasera da Filadelfia e altre cinque città della Pennsylvania e per una settimana porterà in giro per gli States alcune delle più grosse rockstar accomunati da un unico scopo: quello di far perdere le elezioni a George W. Bush.
Un’idea nata quasi per gioco prima dell’estate, buttata lì in qualche chiacchiera al bar o dietro un palcoscenico e che ha subito entusiasmato gente del calibro di Bruce Springsteen, Pearl Jam, Dixie Chicks, R. E. M e tanti altri. A tessere le fila due organizzazioni, “America Coming Together” e “MoveOn. org” che stanno mobilitando i giovani perché vadano in massa alle urne (o votino per posta) il 2 novembre nella speranza che la nuova generazione dia una spallata decisiva al presidente repubblicano.
Più che “per Kerry” i “rocking rebels”, come li ha definiti il quindicinale Rolling Stone, sono “contro Bush”. A quello che è uno dei principali leit-motiv di questa campagna elettorale, una sorta di “turatevi il naso” all’americana, i giovani sono ancora più sensibili e visto che ai giovani è più facile parlare con la musica che con gli slogan politici non ci è voluto molto a musicisti convinti della necessità di cambiare l’inquilino alla Casa Bianca e abituati a “dialogare” con decine di migliaia di ragazzi quale fosse la cosa migliore da fare: mettersi insieme e girare l’America.
Il risultato è la più grande serie di concerti rock a fine elettorale che ci siano mai stati in America e nel mondo intero. Perché se è vero che l’impegno dei rockers su questioni umanitarie, ecologiche e sociali data da lungo tempo per trovare delle analogie con il “Vote For Change” bisogna risalire agli anni Sessanta (per quanto riguarda l’America) o al periodo della Thatcher per i gruppi inglesi. Bisogna tornare a quella “convention” democratica del 1968, in piena guerra del Vietnam, quando a Chicago vennero organizzati diversi concerti per sostenere una candidatura “pacifista”. Si sa come andò a finire quella volta, con la convention e la città sconvolte dalle manifestazioni e dalla violenza della polizia e con quello che diventò un grande inno rock immortalato da Crosby, Stills, Nash e Young nella celebre “Chicago”.
Questa volta l’organizzazione ha pensato in grande: battere per una settimana tutti i “battleground states”, gli Stati in bilico dove anche poche decine di migliaia di voti (il pubblico di un concerto) possono far girare le fortune dalla parte di una candidato “registrando” e convincendo il più alto numero di giovani “potenziali” elettori. Il fine è ben dichiarato, chi compra i biglietti appoggia di fatto il partito democratico, anche se lo scopo è quello di raccogliere fondi “per educare gli elettori, mobilitarli, fare del porta a porta e aiutarli ad andare alle urne” e se nessuno dei protagonisti manifesta un amore spassionato per John Kerry.
Gli artisti hanno risposto altrettanto in grande, basta guardare l’elenco di chi ha aderito all’iniziativa: Pearl Jam, Bruce Springsteen, R. E. M., Dave Matthews Band, Jurassic 5, Dixie Chicks, Death Cab for Cutie, James Taylor, Ben Harper, My Morning Jacket, Jackson Browne, Bonnie Raitt, John Fogerty, Keb’ Mo’, Bright Eyes, John Mellencamp, Kenny ?Babyfacè Edmonds, John Prine, Tracy Chapman.
Il piatto forte della “prima” di stasera è quello in programma al Wachovia Center di Filadelfia, la città dei “padri fondatori” e della Costituzione americana che secondo gli organizzatori e i cantanti George W, Bush ha “tradito”. Sul palco accanto a “The Boss” suoneranno la fedelissima E Street Band e i R. E. M ed è prevista anche la presenza dell’amato ex Creedence Clearwater Revival, John Fogerty. Un concerto che segue di 24 ore il primo dibattito presidenziale di Miami, considerato la cartina di tornasole per capire se Kerry – indietro in tutti i sondaggi – avrà la forza per rimontare. Alla vigilia anche un uomo poco incline ai discorsi pubblici come Bruce Springsteen ha voluto dare un consiglio al candidato democratico, accusato da una buona fetta del suo stesso partito di aver fatto una campagna elettorale finora troppo “morbida”: “la corsa alla Casa Bianca è come il campionato del mondo dei pesi massimi: nessuno ti dà il titolo, bisogna
prenderselo”.
Anche per il “Boss” che in passato ha evitato prese di posizione politiche troppo nette è arrivato il momento di agire: “Sulla guerra in Iraq penso che siamo stati fuorviati. Penso che siano i nostri governanti stati fondamentalmente disonesti e abbiano spaventato e manipolato il popolo americano per mandarlo in guerra. Io credo che la dottrina di Bush sull’intervento preventivo sia stata una politica estera pericolosa e non credo che abbia reso gli Stati Uniti più sicuri”. Gran finale a Washington, l’11 ottobre, tutti insieme.
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