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Ucciso un iracheno che viveva in Italia
Si tratta di Ayad Anwer Wali, iracheno residente a Castelfranco Veneto dal 1980. Morto anche un turco. «Erano due spie», dice il commando terrorista nel video recapitato all’agenzia AFP
Sono stati stati uccisi a colpi di kalashnikov l’italiano di origine irachena Ayad Anwar Wali, 44 anni e il turco Yalmaz Dabja, di 33 anni. Il video della loro eliminazione, datato 2 ottobre e recapitato all’agenzia di stampa AFP, dura poco più di un minuto e mostra i due ostaggi inginocchiati e con gli occhi bendati davanti a cinque uomini armati e incappucciati che si autodefiniscono combattenti di Allah.
I terroristi, dopo aver proceduto alla lettura di un comunicato in cui i due vengono definiti spie al soldo dei servizi segreti «turchi, iraniani, israEliani», li uccidono con alcuni colpi di fucile mitragliatore sparati sulla nuca.
LA «CONFESSIONE»
Prima di morire, Wali, definito dai rapitori «un italiano di origine turcomanna irachena», confessa «di essere rientrato in Iraq dopo la guerra» e di aver stabilito contatti con i servizi segreti «israeliani che volevano acquistare uranio e mercurio rosso», con quelli turchi, «che mi hanno chiesto di uccidere Jalal Talabani» (il leader dell’Unione patriottica del Kudistan, ndr) e con quelli «iraniani».
Anche l’ostaggio turco procede alla confessione estorta sotto l’occhio della telecamera: gli «007 turchi mi hanno offerto dieci milioni di dollari» mentre quelli israeliani, dice, «30 milioni di dollari» per avere mercurio rosso.
VIVE A CASTEL FRANCO VENETO
Ajad Anwar Wali, del quale aveva parlato il ministro degli Esteri Frattini dopo la liberazione delle due Simone, era stato rapito il 31 agosto.
Nato in Iraq, viveva e lavorava a Castelfranco Veneto dal 1980, dove aveva aperto uno studio per la sua attività, ma non aveva la cittadinanza italiana. Tempo fa aveva avviato, a Baghdad, un ufficio per la promozione di prodotti italiani nel mondo arabo.
Nel gennaio 2004 il fratello Emad lo aveva raggiunto da Treviso per portargli cataloghi e listini delle ditte con cui lavorano, ed era subito ripartito per il Veneto. I due fratelli si erano sentiti per telefono fino a quel drammatico 31 agosto, giorno del sequestro. Da allora nessuno aveva avuto alcuna notizia dell’italo-iracheno. Tuttavia, non passava giorno che la sorella di Ajad, che risiede a Baghdad, non si recasse alla centrale di polizia per cercare di avere notizie del fratello.
LA DISPERAZIONE DELLA FAMIGLIA
Il fratello di Ayad Anwar Wali, che lavorava con lui nel settore dell’arredamento, ha ricevuto dalla Farnesina la conferma dell’uccisione. «E’ stato ucciso perchè era italiano, ma il governo non ha mai mosso un dito» ha commentato tra le lacrime Emad Wali