Gaza, come evadere dalla più grande prigione del mondo alla conquista della vita (aggiornamento)

Il professore israeliano Zaif Tsahur, preside dell’accademia “Safir” nel Negev, nel suo articolo pubblicato due giorni fa da importanti quotidiani di Tel Aviv,  ha così scritto:

“Chi ha visto le carovane di camion carichi di cibo, partite da Israele, ritornare dal passaggio di Karni, senza far scendere il carico, sa che a Gaza c’è la fame. Non c’è bisogno delle ‘valorose’ unità di osservazione dell’esercito israeliano per sapere che né 10 gallerie illegali alla frontiera con l’Egitto né 100 possono fornire cibo a un milione e mezzo di affamati”. 

 
Il docente si è rivolto ai ministri del governo di Olmert dicendo: “Non sorprendetevi se la prossima invasione, enorme, si abbatterà come una valanga partendo dalla Striscia e distruggerà il muro che chiude Gaza, e non sarà diretta verso l’Egitto, ma verso Israele”.
E ha sottolineato che, ciò accadrà il giorno che finirà l’acqua delle scorte sotterranee della Striscia.

Tsahur ha aggiunto che i soldati non potranno sparare “perché tutte le scorte di armi di Israele non avranno effetto davanti a masse umane che si muoveranno con la tenacia di chi non possiede alternative. Migliaia di donne incinte, migliaia di bambini e uomini assetati si dirigeranno verso i rubinetti delle nostre acque”.

E ha ricordato ai capi d’Israele che “l’invasione palestinese verso l’Egitto è avvenuta a causa della fame. La prossima, verso Israele, sarà per la sete”.

(fonte: infopal)
25/01/2008

 

rafah+blog
“Se Gaza è la più grande prigione del mondo,
questa è la più grande evasione della storia”
 
Ha commentato così l’inviata di Al Jazeera,
dinnanzi alla breccia aperta sul muro di confine fra Rafah e l’Egitto,
fatto saltare da miliziani di Hamas.
 
Ogni tanto le bombe sono davvero umanitarie.
 
Decine di migliaia di palestinesi si sono riversati sul territorio egiziano in cerca di cibo, medicinali, carburante.
 
Scene di giubilo che ricordano i festeggiamenti tedeschi per il crollo del muro di Berlino.
Sui visi dei bimbi e delle donne sono spuntati sorrisi come se vivessero un sogno che d’improvviso diviene  realtà: LIBERTA’.
 
Ma sino a quando?
Mubarak, il presidente egiziano ieri ha lasciato fare a differenza di martedì,
quando aveva  brutalmente represso una manifestazione di donne palestinesi che a mani alzate cercavano di forzare il blocco al confine.
 
Israele e gli Stati Uniti hanno minacciato una crisi diplomatica,
e il presidente egiziano per timore di rappresaglie già questo pomeriggio ha bloccato quella breccia che per i palestinesi significava speranza, VITA.
 
L’ora d’aria pare già finita.
 
Per divieto del governo israeliano,
e in accordo col sempre più sionista Abu Mazen,
è sfumata l’ipotesi avanzata da hamas di concedere il controllo del confini ad una triade di polizie composta da egiziani, ANP e appunto poliziotti del partito islamico.
 
1 milione e mezzo di palestinesi così dovrebbero ritornare nella loro prigione a cielo aperto?
Che condanna stanno subendo?
 
Gli ebrei non trovarono modo di evadere da quel ghetto in cui i nazisti li rinchiusero a Varsavia, godendo nel vederli morire uno ad uno.
I nuovi ebrei,
che oggi sono i palestinesi, nei giorni dell’ anniversario della shoah,
una via di fuga se la sono procurata,
e siamo sicuri che nuove evasioni sono in  programma.
 
E’ notizia di qualche ora fa che un’altra breccia è stata aperta su quel dannato muro che imprigiona i cittadini di Gaza.
Palestinesi che vogliono soltanto procurarsi cibo e medicine, non è un esodo.
Tutti infatti procuratosi quel che occorre per sopravvivere ritornano nelle loro case aldilà del confine.
PER RESISTERE.
PER CONTINUARE A ESISTERE
 
NOI RESISTIAMO CON LORO

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