Quel mostro che alleviamo dalla culla

Sempre più all’ordine del giorno episodi di bullismo o più efferata violenza da parte di poco più che mocciosi.
 
Quei bambini, piccoli bulli o stupratori in erba,
sono la proiezione minuta
di un mondo adulto che tramanda con naturalezza solo la sua parte più brutale.
 
Quei bambini siamo noi.
E basta girare nel traffico all’ora di punta
per constatare quali episodi d’inconsulta violenza verbale può generare una non-repentina ripartenza dinnanzi ad un semaforo verde.
 
O la reiterata maleducazione di cellulari che trillano in cinema e musei, se non a teatro.
O ancora, l’insulto gratuito che arreca la presenza di un povero mendicante extracomunitario.
 
Rileggete le parole del padre del ragazzo catanese accusato per l’omicidio Raciti
e capirete da quale humus cresce e si sviluppa un così chiaro e manifesto disinteresse per la vita umana.
 
Più in generale,
da quei bimbi in Sicilia, in Campania o in Calabria che vedono il papà chinare il capo dinnanzi al boss di turno,
non ci si può aspettare altro che l’ambizione della mafia come opportunità di ricchezza e rispetto.
 
A Torino o Milano,
quel padre che si vanterà di aver fottuto il datore di lavoro o il suo collega,
darà l’insegnamento al figlio che è così figo e di vitale importanza fare carriera
calpestando i diritti e l’altrui dignità umana.
 
Se la televisione degli adulti persiste
nel presentare la donna sottoforma di puttana,
non vedo perchè stupirsi qualora un bambino non esiti a mettere le mani sul collo di una compagna di scuola
se quest’ultima non è solerte a sfilarsi le mutande da sola.
 
Se l’ambiente familiare è così omofobico,
da applaudire in standing ovation alle uscite naziste del ruini o del bagnasco di turno,
eventi drammatici come il suicidio del ragazzo gay di torino saranno sempre più frequenti.
 
Quei “cattivi ragazzi” sono solo figli dei nostri bisogni violenti.
 
Sociologi, pedagoghi  e psicologi dell’infanzia
non ricercate l’insorgenza del mostro altrove
se non nel tepore delle vostre case.
 
 
Vik alias guerrillaradio
il blog di vittorio arrigoni

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