Iraq, l’alleato italiano: bugie e inganni
di red
«Tacere agli americani i nostri tentativi fu una condizione irrinunciabile per garantire l’incolumità degli ostaggi e nostra, che trovò d’accordo anche il sottosegretario Gianni Letta. A Baghdad, quando si trattò di riportare in Italia le due Simone, Nicola Calipari, si raccomandò di non parlarne neppure al generale Mario Marioli, italiano, vicecomandante delle forze alleate in Iraq». E poi ancora: «Nel caso delle due Simone i mediatori ci chiesero di curare e salvare le vite di 4 presutni terroristi ricercati dagli americani. Li nascondemmo e li curammo insieme ai loro bambini malati di leucemia».
Così Maurizio Scelli, ex commissario straordinario della Croce Rossa Italiana e poi illustre “trombato”di Forza Italia alle ultime elezioni del 2001, in un’intervista a La Stampa racconta nei minimi dettagli i retroscena del rapimento e della liberazione delle due Simone. Gli americani tenuti all’oscuro, lo “scambio umanitario” con i rapitori, le bugie delle dichiarazioni ufficiali, immediatamente fanno fioccare commenti e reazioni. Le opposizioni chiedono che Berlusconi riferisca immediatamente in Parlamento e puntano il dito contro le «bugie ufficiali».
Dopo un iniziale silenzio arriva la risposta di Palazzo Chigi: «Le autorità italiane non hanno mai condizionato l’attività della Croce Rossa durante le trattative per la liberazione di Simona Pari e Simona Torretta, le due operatrici umanitarie rapite in Iraq nel settembre 2004». E riguardo alle ripetute raccomandazioni di tenere all’oscuro gli Stati Uniti? «La collaborazione è sempre stata piena e reciproca, cooperando proficuamente per la stabilizzazione dell’area e per la sicurezza delle forze della Coalizione così come del popolo e del legittimo governo di quel Paese», dice la nota del governo.
A questo punto anche Scelli prova, in qualche modo a ritrattare, o meglio ad aggiustare il tiro e prendersi il merito della liberazione delle due Simone: «Palazzo Chigi – dice Scelli in un’intervista al Tg2 – smentisce il fatto di aver partecipato direttamente a questa trattativa, a questa operazione, ed è la verità. Questa è un’operazione che abbiamo sempre rivendicato come nostra. Riguardo, poi, al segreto da tenere nei confronti degli americani e della vicenda dell’uccisione di Nicola Calipari, Scelli afferma che «del sequestro della Sgrena non sappiamo nulla, posso solo dire che Nicola Calipari a me ha dato la certezza di essere un uomo di grande professionalità, di grande responsabilità in grado di assumere ogni qualsiasi decisione».
Ma le dichiarazioni non convincono le opposizioni. Tra i primi a commentare le parole di Scelli il coordinatore dei Verdi Paolo Cento: «Se la ricostruzione sulla liberazione dei nostri ostaggi rilasciata da Scelli corrisponde a verità – afferma Cento – si svela finalmente e si abbatte quel muro di ipocrisia con cui il governo ha affrontato quei terribili, drammatici momenti». «È del tutto evidente – spiega Cento – la contraddizione politica insostenibile di un Paese come l’Italia che, da una parte, partecipa alla guerra in Iraq, e dall’altra parte, cura i terroristi per liberare gli ostaggi. Chiediamo un ritiro immediato delle truppe italiane in Iraq».
«Dopo le dichiarazioni di Maurizio Scelli la magistratura e il Parlamento dovrebbero riaprire il capitolo della morte di Nicola Calipari, chiuso troppo frettolosamente per ragioni di Stato e di rapporti tra Berlusconi e Bush: potremmo trovarci di fronte a un omicidio volontario da parte delle forze Usa». Dichiara invece Giovanni Russo Spena, vicepresidente dei deputati di Prc. «Queste dichiarazioni -spiega Russo Spena- confermano che c’è stata, giustamente, una trattativa, di cui il Parlamento avrebbe dovuto essere informato, magari in maniera riservata cioè attraverso la commissione sui servizi segreti. E poi dimostrano che c’è stata una forte ostilità delle forze statunitensi verso le trattative gestite dai servizi italiani e che questo ha portato alla morte di Calipari, ritenuto responsabile delle operazioni per la liberazione dei nostri ostaggi».
Sulla stessa linea anche le dichiarazioni di Renzo Lusetti, vicepresidente dei deputati della Margherita: «Il ministro degli Esteri venga immediatamente in Parlamento per rispondere sulle dichiarazioni rese oggi dal delegato della Cri Maurizio Scelli a proposito dei sequestri degli italiani in Iraq». «Molti dei fatti raccontati da Scelli – osserva Lusetti – svelano particolari inediti su cui è bene che si faccia immediata chiarezza da parte del governo, anche in relazione ai rapporti con gli Stati Uniti».
In serata il Copaco – il Comitato Parlamentare di controllo sui
servizi di sicurezza – decide di convocare i rappresentanti del governo del Sismi e lo stesso Scelli per chiarimenti in merito alle dichiarazioni rilasciate da quest’ultimo alla stampa. «Dopo le dichiarazioni dell’ ex
commissario della Croce Rossa Maurizio Scelli – dice il presidente del Copaco Enzo Bianco – il Comitato da me presieduto ha intenzione di convocare nei prossimi giorni rappresentanti del governo, del Sismi e lo
stesso Scelli».